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Pop e Radical Design, Sbobinature di Storia del Design

Lezione e appunti sul Pop e Radical Design con focus sul design italiano.

Tipologia: Sbobinature

2025/2026

Caricato il 29/05/2026

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idk-q6g 🇮🇹

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Pop Art: origine e sviluppo
La Pop Art nasce in Inghilterra negli anni ’50, nell’ambito dell’Independent Group.
In questa prima fase assume spesso forme ibride, anche tridimensionali: opere
colorate, quasi totemiche, costruite come assemblage e realizzate con materiali
industriali come l’alluminio pressofuso e saldato. L’interesse principale è già rivolto
alla cultura di massa, alla pubblicità e ai nuovi linguaggi visivi.
Successivamente il movimento viene esportato negli Stati Uniti, dove esplode
negli anni ’60 e si definisce in maniera più netta, diventando un fenomeno
centrale nella cultura contemporanea.
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Andy Warhol e
la serialità
Warhol lavora sul concetto di
riproduzione seriale: la
bellezza non è più nell’unicità,
ma nella moltiplicazione. In
questo senso è pertinente il
riferimento a Vico Magistretti,
secondo cui la ripetizione di
un oggetto comune (come le
bottiglie di Coca-Cola)
produce un effetto estetico superiore.
Warhol esalta la banalità e l’ubiquità degli oggetti industriali: la lattina di zuppa
Campbell (1962) diventa un’icona proprio perché è identica a milioni di altre.
L’operazione non è ironica in senso semplice, ma ambigua: da un lato celebra il
consumismo, dall’altro lo rende visibile e quindi criticabile.
Questa immagine è così potente da entrare anche nel design: Dino Gavina
realizza tra il 1970 e il 1973 uno sgabello ispirato alla lattina Campbell,
ingigantendola. Qui lo spiazzamento estetico nasce proprio dal cambio di scala:
un oggetto banale diventa scultura e arredo.
Warhol estende il discorso anche ai prodotti immateriali della cultura di massa,
come il cinema: le serie dedicate a Marilyn Monroe trasformano il volto dell’attrice
in un’immagine riproducibile, svuotata di individualità e resa pura icona.
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Scarica Pop e Radical Design e più Sbobinature in PDF di Storia del Design solo su Docsity!

Pop Art: origine e sviluppo

La Pop Art nasce in Inghilterra negli anni ’50, nell’ambito dell’Independent Group. In questa prima fase assume spesso forme ibride, anche tridimensionali: opere colorate, quasi totemiche, costruite come assemblage e realizzate con materiali industriali come l’alluminio pressofuso e saldato. L’interesse principale è già rivolto alla cultura di massa, alla pubblicità e ai nuovi linguaggi visivi.

Successivamente il movimento viene esportato negli Stati Uniti, dove esplode negli anni ’60 e si definisce in maniera più netta, diventando un fenomeno centrale nella cultura contemporanea.

Andy Warhol e

la serialità

Warhol lavora sul concetto di riproduzione seriale : la bellezza non è più nell’unicità, ma nella moltiplicazione. In questo senso è pertinente il riferimento a Vico Magistretti, secondo cui la ripetizione di un oggetto comune (come le bottiglie di Coca-Cola) produce un effetto estetico superiore.

Warhol esalta la banalità e l’ubiquità degli oggetti industriali: la lattina di zuppa Campbell (1962) diventa un’icona proprio perché è identica a milioni di altre. L’operazione non è ironica in senso semplice, ma ambigua: da un lato celebra il consumismo, dall’altro lo rende visibile e quindi criticabile.

Questa immagine è così potente da entrare anche nel design: Dino Gavina realizza tra il 1970 e il 1973 uno sgabello ispirato alla lattina Campbell, ingigantendola. Qui lo spiazzamento estetico nasce proprio dal cambio di scala: un oggetto banale diventa scultura e arredo.

Warhol estende il discorso anche ai prodotti immateriali della cultura di massa, come il cinema: le serie dedicate a Marilyn Monroe trasformano il volto dell’attrice in un’immagine riproducibile, svuotata di individualità e resa pura icona.

Il suo studio, la Factory, funziona come un vero laboratorio produttivo: uso della serigrafia, intervento manuale ridotto e ripetizione sistematica. Anche quando l’opera è fatta a mano, il modello è industriale.

Warhol vs Duchamp

Il confronto con Marcel Duchamp è fondamentale.

Duchamp seleziona un oggetto industriale (l’orinatoio) e lo trasforma in arte attraverso un gesto concettuale unico. Dopo Duchamp, l’arte diventa riflessione sull’oggetto.

Warhol invece lavora sulla moltiplicazione: non prende un oggetto, ma una serie di oggetti identici. Se Duchamp isola e nobilita, Warhol accumula e banalizza, mettendo al centro il sistema produttivo.

Warhol sviluppa anche una riflessione critica nei cicli

Death and Disaster : incidenti, suicidi, esecuzioni

capitali vengono riprodotti serialmente.

La Electric Chair è un esempio emblematico: l’immagine della morte viene ripetuta fino a perdere carica emotiva. Warhol denuncia implicitamente il modo in cui i media trasformano la tragedia in spettacolo consumabile.

Roy Lichtenstein e il fumetto

Lichtenstein utilizza il linguaggio del fumetto, in particolare i Ben-Day dots, una tecnica di stampa economica basata su puntini che suggeriscono il colore.

Nel fumetto, essendo piccolo, l’effetto è quasi invisibile; nelle sue tele di grande formato i puntini diventano evidenti e strutturali. In questo modo l’artista porta un linguaggio “basso” dentro l’arte, celebrandolo come prodotto industriale.

Joe Colombo – Additional System (1967)

Sistema modulare composto da elementi imbottiti rettangolari con angoli arrotondati.

● struttura interna in metallo (alluminio/acciaio) ● ● moduli agganciabili tra loro ● ● possibilità di configurazioni multiple

stesso effetto del Crystal Palace

Antidesign e oggetti radicali

Poltrona Blow (1967) – De Pas D'Urbino Lomazzi per Zanotta ● Poltrona gonfiabile in PVC trasparente. ● leggerissima ● economica ● facilmente trasportabile

Il successo commerciale deriva proprio da queste caratteristiche. È un oggetto che rifiuta la tradizione del mobile pesante e permanente.

Sacco (1968) – Gatti Paolini Teodoro

è una seduta strutturata e flessibile che si adatta a chi ne usufruisce. Dentro vi sono piccole sfere di polistirolo. Inizialmente dovevano essere sfere di vetro, meno comodo e leggero. Il clima è quello informale, si sposta con un dito praticamente.--> estetica della leggerezza. Tanti colori ↓ (seduta celebrata in termini probelematici da Woody Allen ne IL DORMIGLIONE del ‘73, qui il SACCO è presente fra i mobili del futuro in cui viene catapultato il protagon. E’ presente poi nei fumetti di PEANUTS (snoopy), che prende forma rispetto alle emozioni dei personaggi )

Poltrona Joe (1970) degli italiani Jonathan De Pas, Donato D'Urbino, Paolo Lomazzi

forma di guantone da baseball, riferimento a Joe DiMaggio È un oggetto dichiaratamente figurativo: il design diventa immagine.

Pratone – Ceretti Derossi Rosso per Gufram

Descritto spesso come divano.L’azienda emiliana è specializzata nella produzione di arredi in Poliuretano espanso, vernice impermeabile. ↓ Pratone è realizzato in un unico materiale, si tratta infatti di un unico pezzo in poliuretano espanso, schiumato a freddo e rivestito in vernice lavabile brevettata dalla Gufram stessa, denominata "Guflac". Il materiale ha una densità tale che permette agli steli di avere ottime proprietà meccaniche soprattutto per quanto riguarda la loro deformazione elastica; Gli steli infatti riprendono facilmente la forma iniziale dopo l'utilizzo.

Dalí e il design

Salvador Dalí – Mae West

L’installazione dedicata a Mae West ispira il Divano

Bocca prodotto da Gufram. Il sofà Bocca della ditta

Gufram dei fratelli Gugliermetto (che deriva da

Gugliermetto-fratelli-mobile)[1]^ è una seduta realizzata

dagli architetti dello Studio 65, nata per soddisfare la

richiesta di una cliente privata

● poliuretano espanso ● ● rivestimento elasticizzato ● ● forte componente psicologica e simbolica ●

Archizoom Associati – Safari

x Poltronova nel 1968.

Il divano Safari è una seduta multipla con il profilo dello schienale configurato

in una serie di onde, nel vuoto centrale, cui si accede mediante un varco, ci si raccoglie come in una sorta di rito tribale. Il mobile è composto da quattro pezzi di due diversi tipi [due moduli poltrona e due moduli divanetto].

Per la struttura viene utilizzata la tecnica sperimentale del fiberglass. La scelta dell’animalier leopard o aveva un richiamo colto nell’opera “Bedroom ensemble” [1963] di Claes Oldenburg, maestro della Pop Art inglese, e della

sua successiva “Leopard chair”,

Poltrona AEO – Paolo Deganello

possibilità di scegliere rivestimenti e colori

anticipa la personalizzazione di massa (tipo IKEA)

ANOTHER GREEN CACTUS

Drocco/Mello ‘

Alto come un essere umano, CACTUS, inizialmente concepito come uno eccentrico

appendiabiti, è diventato negli anni un emblema del design radicale italiano. Nato

dalla mente di Guido Drocco e Franco Mello nel 1972. Realizzato a mano in

morbido poliuretano , è formato da quattro bracci e 2165 bugne dipinte con la

vernice Guflac, la speciale finitura brevettata da Gufram.

Superonda – Poltronova

Disegnato nel 1967 dal gruppo radicale fiorentino Archizoom, è il primo divano

privo di scocca. È costituito da due onde, ricavate da un blocco di poliuretano segato in due parti da un taglio a “S”, che s’incastrano e si sovrappongono, modellando differenti configurazioni.

Enzo Mari

Enzo Mari

progetto Autoprogettazione (1974)

mobili costruibili dall’utente

L’idea è la democratizzazione del design: rendere accessibile il progetto, non solo il prodotto.

Inizialmente è un fallimento commerciale, perché viene interpretato come un trasferimento di lavoro al consumatore. Successivamente viene rivalutato (anni 2000) come anticipazione di temi attuali: autoproduzione, open design, sostenibilità

(fin troppo coinvolgente, spazza via gli altri pezzi. sono acidi, chic, eccitanti ai massimi livelli ↓ MIES metallo cromato, formalmente nitida pura, poi ve una lampada atmosferica poggia piedi. non è perfettamente comoda, è più un oggetto scenico. ↓ POLTRONA AEO per archizoom di DEGANELLO. tessuto e colore possono essere scelti dal consumatore(cerca). antiicpa le logiche ikea

ENZO MARI nasce dauna mostra realizzata da isomari nel 74. dice che la cosa migliore è proporre un sistema da organizzzare in base alle proprie esigenze personali. Democratizzazione del design ↓ inizialmente la proposta viene interpretata come l’affidare il compito di cotruire tipo direttamente al consumatore ↓ FLOP COMMERCIALE ma anticipa temi attuali dell’autoproduzione. nel 2010 si riconosce grande? progettuale in tale idea del 74)