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Il Metodo Scientifico di Karl Popper: Falsificabilità, Congetture e Confutazioni, Sintesi del corso di Filosofia

POPPER - POPPER

Tipologia: Sintesi del corso

2012/2013
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POPPER (Vienna 1902-Londra 1994) studia filosofia matematica e fisica a Vienna. Con l’avvento del
nazismo si trasferisce in Nuova Zelanda. Dopo la guerra è a Londra (London school of economics ).
Logica della scoperta scientifica (1934-1959)
La società aperta e i suoi nemici (1944-45) (aspetto politico-sociale e non più solo filosofico)
EPISTEMOLOGIA: (1900) Branchia della filosofia che si interessa della scienza e al suo metodo. Sì rifà al
neopositivismo del Circolo di Vienna, che basava la validità della scienza nell’empirismo logico e
nell’induttivismo.
RAPPORTO CON NEOPOSITIVISMO:
(anni 1950) Neopositivista dissidente ma pur sempre neopositivista: un continuatore;
(anni 1960) Avversario e demolitore del neopositivismo
Posizione intermedia con elementi neopositivistici e anti-neopositivistici: un epistemologo di
passaggio verso l’epistemologia-post positivistica.
Condivide col neopositivismo:
Battaglia per l’unità della scienza
Convinzione dell’unicità del metodo scientifico: la filosofia indaga il metodo della scienza per
raggiungere la verità (che è relativa)
Ipotesi di un linguaggio osservativo neutrale
Idea scienza come migliore esempio di condotta intellettuale
Necessità di una distinzione netta tra scientifico e non scientifico
Fiducia nel progresso della scienza
Il suo campo di interesse è più ampio: tratta anche aspetti sociali
Critica radicale all’induzione e all’empirismo logico
RAPPORTO CON EINSTEIN
Influenza più grande di tutte è stata esercitata da Einstein (“La ricerca non ha fine”): la rivoluzione
epistemologica di Popper rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifico-fisica compiuta da
Einstein con la teoria della relatività. Il nucleo centrale del suo pensiero sono le idee di fallibilismo e
falsificabilità. Questo comporta una ripercussione sulla validità delle leggi scientifiche, non più considerate
fonte di una conoscenza stabile, ma in evoluzione, (la scienza per progredire può smentire se stessa). Le
teorie scientifiche non sono verità assolute, ma semplici ipotesi o congetture destinate a rimanere tali.
Popper:Einstein = Kant:Newton (lo spazio-tempo da assoluto diventa relativo).
LA RIABILITAZIONE DELLA FILOSOFIA
La filosofia per Popper non si rivolge soltanto all’epistemologia, cioè alla teoria della conoscenza
scientifica, ma alla teoria della conoscenza generale (anche se lo studio dell’accrescersi della conoscenza
scientifica è il modo più proficuo di studiare l’accrescersi della conoscenza). Ne ribadisce la ineliminabilità
e necessità poiché:
Tutti gli uomini sono filosofi perché si confrontano con la vita e con la morte.
Se esistono teorie scientifiche o politiche perché esistono problemi politici o scientifici, esistono
anche teorie filosofiche perché esistono problemi filosofici.
Rifiuta la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica e riconosce in essa la disciplina dei grandi
problemi poiché ha sempre a che fare con la conoscenza della realtà
non con vuote parole. (rivalutazioni presocratici e problema cosmologico).
LE DOTTRINE EPISTEMOLOGICHE
IL PROBLEMA DELLA DEMARCAZIONE E IL PRINCIPIO DI FALSIFICABILITA:
Ricerca criterio di demarcazione tra scienza e non scienza. Il verificazionismo neopositivista(metodo
induttivo) è un’utopia poiché per verificare una legge o una teoria sarebbe necessario verificarne tutti casi,
e ciò non è possibile: da una somma di casi particolari non potrà mai scaturire un legge universale. Si deve
ricorrere quindi al criterio di fasificabilità (metodo ipotetico-deduttivo) (Einstein): una teoria è scientifica
nella misura in cui può venire smentita in linea di principio dall’esperienza, ovvero quando esibisce nella
forma delle asserzioni base delle possibili esperienze falsificanti (se esiste un falsificatore
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Scarica Il Metodo Scientifico di Karl Popper: Falsificabilità, Congetture e Confutazioni e più Sintesi del corso in PDF di Filosofia solo su Docsity!

POPPER (Vienna 1902-Londra 1994) studia filosofia matematica e fisica a Vienna. Con l’avvento del

nazismo si trasferisce in Nuova Zelanda. Dopo la guerra è a Londra (London school of economics ).

• Logica della scoperta scientifica (1934-1959)

• La società aperta e i suoi nemici (1944-45) (aspetto politico-sociale e non più solo filosofico)

EPISTEMOLOGIA : (1900) Branchia della filosofia che si interessa della scienza e al suo metodo. Sì rifà al neopositivismo del Circolo di Vienna , che basava la validità della scienza nell’empirismo logico e nell’induttivismo.

RAPPORTO CON NEOPOSITIVISMO:

• (anni 1950) Neopositivista dissidente ma pur sempre neopositivista: un continuatore;

• (anni 1960) Avversario e demolitore del neopositivismo

• Posizione intermedia con elementi neopositivistici e anti-neopositivistici: un epistemologo di

passaggio verso l’epistemologia-post positivistica.

Condivide col neopositivismo:

• Battaglia per l’unità della scienza

• Convinzione dell’unicità del metodo scientifico: la filosofia indaga il metodo della scienza per

raggiungere la verità (che è relativa)

• Ipotesi di un linguaggio osservativo neutrale

• Idea scienza come migliore esempio di condotta intellettuale

• Necessità di una distinzione netta tra scientifico e non scientifico

• Fiducia nel progresso della scienza

• ≠ Il suo campo di interesse è più ampio: tratta anche aspetti sociali

• ≠ Critica radicale all’induzione e all’empirismo logico

RAPPORTO CON EINSTEIN

Influenza più grande di tutte è stata esercitata da Einstein (“La ricerca non ha fine”): la rivoluzione epistemologica di Popper rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifico-fisica compiuta da Einstein con la teoria della relatività. Il nucleo centrale del suo pensiero sono le idee di fallibilismo e falsificabilità. Questo comporta una ripercussione sulla validità delle leggi scientifiche, non più considerate fonte di una conoscenza stabile, ma in evoluzione, (la scienza per progredire può smentire se stessa). Le teorie scientifiche non sono verità assolute, ma semplici ipotesi o congetture destinate a rimanere tali. Popper:Einstein = Kant:Newton (lo spazio-tempo da assoluto diventa relativo).

LA RIABILITAZIONE DELLA FILOSOFIA

La filosofia per Popper non si rivolge soltanto all’epistemologia, cioè alla teoria della conoscenza scientifica , ma alla teoria della conoscenza generale (anche se lo studio dell’accrescersi della conoscenza scientifica è il modo più proficuo di studiare l’accrescersi della conoscenza). Ne ribadisce la ineliminabilità e necessità poiché:

• Tutti gli uomini sono filosofi perché si confrontano con la vita e con la morte.

• Se esistono teorie scientifiche o politiche perché esistono problemi politici o scientifici, esistono

anche teorie filosofiche perché esistono problemi filosofici. Rifiuta la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica e riconosce in essa la disciplina dei grandi problemi poiché ha sempre a che fare con la conoscenza della realtà non con vuote parole. (rivalutazioni presocratici e problema cosmologico). LE DOTTRINE EPISTEMOLOGICHE

I L PROBLEMA DELLA DEMARCAZIONE E IL PRINCIPIO DI FALSIFICABILITA’ :

Ricerca criterio di demarcazione tra scienza e non scienza. Il verificazionismo neopositivista(metodo induttivo) è un’utopia poiché per verificare una legge o una teoria sarebbe necessario verificarne tutti casi, e ciò non è possibile: da una somma di casi particolari non potrà mai scaturire un legge universale. Si deve ricorrere quindi al criterio di fasificabilità (metodo ipotetico-deduttivo) (Einstein): una teoria è scientifica nella misura in cui può venire smentita in linea di principio dall’esperienza, ovvero quando esibisce nella forma delle asserzioni base delle possibili esperienze falsificanti (se esiste un falsificatore

potenziale ).Finche non si trova un falsificatore siamo nell’universo del probabilismo. Una teoria che non può essere contraddetta da alcuna osservazione e che non vieti l’accadimento di alcunché non ha contenuto empirico e non dice nulla di scientificamente valido. Più numerosi sono i falsificatori potenziali, più ricco appare il suo contenuto empirico e scientifico.

LE ASSERZIONI BASE E LA SCIENZA COME EDIFICIO COSTRUITO SU PALAFITTE

La piattaforma del processo di falsificazione è costituita dalle asserzioni-base (enunciati elementari) aventi la forma di asserzioni singolari di esistenza, intersoggettivamente controllabili e sull’accettazione dei quali esiste un accordo di fondo tra gli osservatori scientifici. Il valore delle asserzioni base non dipende da proprietà intrinseche ma da una decisione dei ricercatori di un certo periodo storico che le ritengono valide e le utilizzano come mezzo di controllo delle teorie. Quindi, poiché si possono mettere sempre in discussione, la base empirica del sapere risulta priva di qualsiasi assolutezza ( scienza = costruzione precaria eretta su fragili palafitte ). Le asserzioni-base non fungono da base del sapere scientifico in senso cronologico né in senso logico ma in senso metodologico. Da questo punto di vista la funzione è duplice:

  • Le asserzioni-base logicamente possibili servono per stabilire il carattere empirico delle teorie.
  • Le asserzioni effettivamente accettate costituiscono il punto di partenza del concreto meccanismo di controllo di una teoria. Fungono quindi da chiave di volta dell’epistemologia popperiana: senza le asserzione base, che denotano eventi osservabili, non esisterebbe il carattere intersoggettivo della scienza.

L’ASIMETRIA TRA VERIFICABILITA’ E FALSIFICABILITA’ E LA TEORIA DELLA

CORROBORAZIONE.

La superiorità epistemologica della falsificabilità deriva dall’ asimmetria logica : miliardi e miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre basta un solo fatto negativo per confutarla. Quello che si può imparare dall’esperienza non è la verità di una teoria ma la falsità di un’ipotesi: la scienza non è il mondo delle verità certe e assolute ma l’universo delle ipotesi che non sono state ancora falsificate.

Un’ipotesi teorica viene corroborata quando ha superato il confronto con un esperienza potenzialmente falsificante. Una ipotesi corroborata tuttavia non è più vera di una non corroborata e può essere smentita in futuro: la corroborazione non è indice di verità ma uno strumento per stabilire la preferenza rispetto alla verità cioè funge da criterio di scelta tra ipotesi rivali.

OSSERVAZIONI

  • Anche se dal punto di vista logico la smentita di una teoria è un fatto definitivo, dal punto di vista metodologico della ricerca nessuna smentita può essere considerata certa e definitiva.
  • Definire una teoria confutata dall’esperienza non equivale a considerarla espulsa dalla scienza perché, per essere rifiutata, occorre che ce ne sia una migliore.
  • Per questo Popper passa da un iniziale modello monoteorico, basato sul confronto bipolare teoria- esperienza, a uno pluriteorico, incentrato sul confronto tra teorie rivali e l’esperienza. Per rendere più elastico il concetto di falsificazione ed evitare che una teoria sia abbandonata troppo presto riconosce l’opportunità del dogmatismo cioè la tendenza a mantenere le teorie senza verifiche scientifiche.

LA RIABILITAZIONE DELLA METAFISICA

Il principio di falsificabilità non sancisce il valore delle teorie scientifiche e il non valore di quelle non scientifiche, ma serve a demarcarle e a distinguerle le une dalle altre. La metafisica non essendo falsificabile non è una scienza, ma ciò non significa (neopositivisti) che sia senza senso (chiacchiere da dare alle fiamme): noi comprendiamo cosa i metafisici vogliono dire anche se non disponiamo di strumenti adatti a verificare le loro tesi. Inoltre bisogna considerare la serie delle interconnessioni storiche-psicologiche tra teorie metafisiche e teorie scientifiche, ovvero la funzione propulsiva della metafisica sulla scienza. La ricerca empirica è impossibile senza la fede o la conoscenza di idee metafisiche generali. Storicamente la metafisica rappresenta la fonte delle scienze empiriche: per quanto riguarda la cosmologia (da Talete ad Einstein) sono state le idee metafisiche ad indicare la strada, anzi a volte idee metafisiche (atomismo) sono diventate poi scientifiche.

Ispirandosi alle rivoluzioni scientifiche del nostro secolo Popper afferma che le teorie non si ricavano dai fatti ma con un procedimento che va dalle teorie al loro controllo tramite i fatti. Secondo questo modello, che si basa sull’ideale di un controllo deduttivo delle teorie, il punto di partenza non sono i fatti ma congetture o ipotesi da cui vengono deduttivamente ricavate delle conclusioni che vengono sottoposte all’esperienza. Connettendo il deduttivismo con l’empirismo Popper presenta la propria dottrina epistemologica come la sintesi di due teorie classiche della conoscenza: da un lato riprende l’orientamento logico-deduttivistico del razionalismo e dall’altra l’insegnamento di fondo dell’empirismo, secondo cui è solo l’esperienza che può aiutarci a decidere in merito alla validità di un’ipotesi. Il rigetto dell’induzione si accompagna ad un rifiuto dell’osservazionismo (lo scienziato osserva senza ipotesi precostituite): la nostra mente non è un recipiente vuoto da riempire ma un faro (tabula plena) che illumina, ossia un deposito di ipotesi alla luce delle quali percepiamo la realtà (quelle che l’ermeneutica chiama precomprensioni ). Nell’accostarci ai fatti, quindi, siamo già impregnati di teoria: l’osservazione non ci offre dati puri ma risulta carica di teoria, di aspettative. Non vi è organo di senso in cui non siano geneticamente incorporate teorie anticipative.

UN APPROFONDIMENTO POPPER E KANT

La teoria della mente come faro richiama la rivoluzione gnoseologica kantiana (il nostro intelletto non deriva i propri schemi mentali dalla natura ma li impone ad essa). La differenza è che mentre per il criticista gli schemi della mente sono necessariamente validi in quanto la natura non può contraddirli, per il falsificazionista essi sono semplici ipotesi che l’esperienza può smentire in ogni istante (psicologicamente valide ma non gnoseologicamente).

SCIENZA E VERITA’

IL FALLIBILISMO E L’ANTIFONDAZIONALISMO

La scienza non è επιστεμε ma δοξα e non ha a che fare con la verità ma con semplici congetture. Le teorie non vengono mai verificate ma corroborate, cioè temporaneamente non falsificate. Il fallibilismo determina il rifiuto del modello fondazionalista e giustificazionista del sapere (neopositivismo) (concezione scienza come insieme di verità certe, assolute e immutabili che la filosofia avrebbe il compito di scoprire e legittimare teoricamente). Popper afferma che:

  • il nostro sapere è strutturalmente problematico e incerto
  • la scienza possiede come tratto costitutivo la fallibilità e l’autocorregibilità
  • il problema di come giustificare la nostra conoscenza è privo di senso
  • all’uomo non compete il possesso della verità ma solo la ricerca mai conclusa di essa. Da ciò la connessione tra popperismo e socratismo: sostenendo che tutte le conoscenze umane sono incerte e che la ricerca non ha fine il fallibismo si presenta, in chiave epistemologica, come una ripresa odierna, in chiave epistemologica, del socratismo.

VEROSIMIGLIANZA E PROGRESSO SCIENTIFICO:IL PROBLEMA DELLA PREFERENZA TRA

LE TEORIE

Lo scopo della scienza non è la verità ma il raggiungimento di teorie sempre più verosimili. Una teoria è migliore di un’altra e realizza un certo progresso quando appare più vicina alla verità. Nell’ambito della scienza non esiste una legge necessaria di progresso ma esiste un criterio generale di progresso: non possiamo avere argomenti sufficientemente buoni per raggiungere la verità, ma possiamo avere argomenti ragionevolmente fondati per preferire una teoria all’altra, cioè per aver compiuto dei progressi verso la verità. Il problema della preferenza razionale tra teorie:

  • Preferenza teorie scientifiche-non scientifiche: sono preferibili le prime poiché sono sottoponibili al metodo falsificazionista del controllo empirico.
  • Preferenza tra teorie scientifiche diverse: è preferibile quella più corroborata.
  • (^) Tra due teorie corroborate allo stesso modo si sceglie quella che da una soluzione più soddisfacente ai problemi affrontati (scelta pratica).

Tuttavia, con Popper, il relativismo non sfocia in un esito scettico : si preferisce una teoria al’altra per il progresso verso la verità.

Le teorie rivali sono tra loro confrontabili se offrono soluzioni a problemi analoghi (≠ incommensurabilità post-positivistica delle teorie). Il passaggio da una teoria all’altra (storia scienza) è costituito da scelte razionalmente motivate e non da irrazionali mutamenti di prospettiva. Approda così, attraverso una selezione naturale delle ipotesi ad un’epistemologia di tipo evoluzionistico o darwiniana (progresso verso la verità).

REALISMO DELL’ULTIMO POPPER

  • Filosofia = ontologia:
    • Realistica (Popper): ontologia realistica può essere falsificata (scientifica).
    • Presocratica: il mondo esterno esiste indipendentemente dal soggetto
    • Idealistica (Hegel): essere è lo spirito = ontologia etica (Cartesio- Kant-Hegel)
    • Iperidealistica (Gentile): La visione fallibilistica della scienza comporta il rifiuto di due classiche posizioni filosofico- epistemologiche:
  • L’essenzialismo : le teorie scientifiche descrivono la natura essenziale della realtà. La scienza non può mai pervenire a una soluzione finale e definitiva dei fenomeni.
  • Lo strumentalismo: le teorie scientifiche sono solo utili strumenti di previsione. Le teorie scientifiche non sono esclusivamente strumenti di previsione e di calcolo ma enunciati descrittivi che ci informano sulla realtà e possono essere veri o falsi. Ripresa realismo nelle ultime opere : in un primo momento il filosofo sembra vicino a tesi di tipo convenzionalistico-costruttivistico, poi va elaborando una teoria realistico-obiettivistica basata sulla definizione della verità come corrispondenza tra proposizioni e fatti. (Popper ha un orientamento logico- deduttivo del razionalismo. Dagli empiristi riprende l’idea che l’idea rende valida un’ipotesi.) Il realismo critico: il realismo serve per criticare, cioè per falsificare. È l’unica ipotesi credibile poiché per adesso non vi alcun’altra alternativa migliore. Questo esito realistico si connette ai principi di fondo della filosofia popperiana e serve per evitare il relativismo implicito in quelle posizioni di pensiero che, non distinguendo tra teoria e fatti, risultano prive di un criterio atto a valutare la consistenza delle teorie stesse. L’ipotesi realistica appare l’unica in grado di rammentarci che le nostre idee possono essere errate. In antitesi alle degenerazioni dell’epistemologia postpositivistica l’ultimo Popper sostiene che le teorie scientifiche pur essendo un costrutto della nostra mente devono poter cozzare contro la realtà. Da ciò la possibilità di dichiararle vere o false. Il realismo non è dimostrabile né confutabile ma è l’unica ipotesi credibile, una congettura alla quale non è stata opposta fin’ora alcuna alternativa valida. Un aspetto dell’oggettivismo e del realismo dell’ultimo Popper è la teoria dei 3 mondi :
  • Il mondo 1: quello delle cose, cioè oggetti fisici e dei fatti naturali
  • Il mondo 2: quello delle esperienze soggettive (pensieri, sentimenti, stati di coscienza)
  • Il mondo 3: è costituito dai contenuti del nostro pensiero cioè dalle teorie (scientifiche, metafisiche, mitiche, religiose .. ) che sono oggettive (in quanto trascendono gli individui) e reali. Presenta analogie con mondo platonico delle idee ( platonismo dell’ultimo Popper ) (idee indipendenti dallo spazio e dal tempo) ma in realtà le teorie, pur essendo logicamente autonome, sono di fatto connesse alla storicità che è propria del mondo umano.

LE DOTTRINE POLITICHE

EPISTEMOLOGIA E FOLOSOFIA POLITICA

La Crisi mondiale degli ideali totalitari di destra e di sinistra ha evidenziato la sua importanza di filosofo della società aperta e di critico di ogni forma di assolutismo teorico e pratico. ( La miseria dello storicismo 1944 – La società aperta e i suoi nemici 1945). Il suo obbiettivo è difendere le ragioni della libertà e del pluralismo con argomentazione di natura epistemologica.

STORICISMO UTOPIA E VIOLENZA

Storicismo = schema polemico contro tutte quelle filosofia che hanno preteso di cogliere un senso globale oggettivo della storia, cioè una sorta di destino cui gli individui dovrebbero uniformarsi. Lo definisce una velenosa malattia intellettuale del nostro tempo “filosofia oracolare e totalitaria” che comprende dottrine

dai governati senza spargimenti di sangue. Se non si salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alle minoranze la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il governo è una tirannia.

  • Esistono solo 2 forme di governo: democrazia e tirannide.
  • Una costituzione democratica deve escludere solo un tipo di cambiamento dal sistema legale: quello che può mettere in pericolo il suo carattere democratico.
  • L’integrale protezione minoranze non deve estendersi a coloro che violano la legge e a coloro che incitano gli altri al rovesciamento violento della democrazia.
  • Sono necessarie istituzioni per salvaguardare la democrazia da eventuali tendenze antidemocratiche sia tra i governanti, sia tra i governati.
  • Se la democrazia è distrutta, tutti i diritti sono distrutti.
  • La democrazia permette l’attuazione di riforme ragionevoli senza ricorrere alla violenza. Ma è necessaria una costante prevenzione per reprimere le tendenze antidemocratiche latenti sempre presenti. La battaglia più importante è la battaglia per la democrazia.

IL RIFORMISMO GRADUALISTA

Critica l’atteggiamento radical-rivoluzionario, che nasce da un sogno utopistico di perfezione e armonia (estetismo) e che porta ad esiti violenti, poiché esso vuole sradicare il sistema preesistente. Esalta invece il metodo riformista: è lecito ricorrere alla violenza solo per abbattere la tirannide e instaurare la democrazia. Al metodo rivoluzionario (di meccanica utopistica ) oppone “la tecnologia sociale a spizzico” che prescrive interventi graduali e limitati, confrontando sempre i risultati ottenuti con quelli previsti per avvistare le possibile conseguenze non volute di ogni riforma, evitando dunque quelle di una complessità tale che sia impossibile districare le cause dagli effetti. Il metodo riformista gradualista è superiore a quello rivoluzionario perché:

  • Non promette paradisi
  • Non pone fini assoluti
  • Procede per via sperimentale
  • Riesce a dominare meglio i mutamenti sociali (evita l’avvento di una dittatura traditrice degli ideali della rivoluzione: Cromwell, Robespierre e Napoleone, Lenin e Stalin)
  • Conserva la libertà individuale
  • Il metodo rivoluzionario è costretto a sua volta a ricorrere ad una forma male organizzata di tecnologia a spizzico: il rivoluzionario passando dalla teoria alla pratica si deve improvvisare riformista (scadente) senza il carattere autocritico e ragionevole. E assurdo e irrealizzabile ipotizzare la creazione di un nuovo mondo migliore di quello in cui viviamo (non si crea un motore dal nulla, ma da un’idea preesistente che va migliorata): non si può dire se sia felice o, in quanto progettato, migliore. Riformare il mondo comporta un progetto che avrà bisogno di adattamenti: è più conveniente adattare quello esistente.