



Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
POPPER - POPPER
Tipologia: Sintesi del corso
Offerta a tempo limitato
Caricato il 03/12/2013
4.5
(10)8 documenti
1 / 7
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!




In offerta
nazismo si trasferisce in Nuova Zelanda. Dopo la guerra è a Londra (London school of economics ).
EPISTEMOLOGIA : (1900) Branchia della filosofia che si interessa della scienza e al suo metodo. Sì rifà al neopositivismo del Circolo di Vienna , che basava la validità della scienza nell’empirismo logico e nell’induttivismo.
passaggio verso l’epistemologia-post positivistica.
Condivide col neopositivismo:
raggiungere la verità (che è relativa)
Influenza più grande di tutte è stata esercitata da Einstein (“La ricerca non ha fine”): la rivoluzione epistemologica di Popper rappresenta il riflesso filosofico della rivoluzione scientifico-fisica compiuta da Einstein con la teoria della relatività. Il nucleo centrale del suo pensiero sono le idee di fallibilismo e falsificabilità. Questo comporta una ripercussione sulla validità delle leggi scientifiche, non più considerate fonte di una conoscenza stabile, ma in evoluzione, (la scienza per progredire può smentire se stessa). Le teorie scientifiche non sono verità assolute, ma semplici ipotesi o congetture destinate a rimanere tali. Popper:Einstein = Kant:Newton (lo spazio-tempo da assoluto diventa relativo).
La filosofia per Popper non si rivolge soltanto all’epistemologia, cioè alla teoria della conoscenza scientifica , ma alla teoria della conoscenza generale (anche se lo studio dell’accrescersi della conoscenza scientifica è il modo più proficuo di studiare l’accrescersi della conoscenza). Ne ribadisce la ineliminabilità e necessità poiché:
anche teorie filosofiche perché esistono problemi filosofici. Rifiuta la riduzione della filosofia a semplice analisi linguistica e riconosce in essa la disciplina dei grandi problemi poiché ha sempre a che fare con la conoscenza della realtà non con vuote parole. (rivalutazioni presocratici e problema cosmologico). LE DOTTRINE EPISTEMOLOGICHE
Ricerca criterio di demarcazione tra scienza e non scienza. Il verificazionismo neopositivista(metodo induttivo) è un’utopia poiché per verificare una legge o una teoria sarebbe necessario verificarne tutti casi, e ciò non è possibile: da una somma di casi particolari non potrà mai scaturire un legge universale. Si deve ricorrere quindi al criterio di fasificabilità (metodo ipotetico-deduttivo) (Einstein): una teoria è scientifica nella misura in cui può venire smentita in linea di principio dall’esperienza, ovvero quando esibisce nella forma delle asserzioni base delle possibili esperienze falsificanti (se esiste un falsificatore
potenziale ).Finche non si trova un falsificatore siamo nell’universo del probabilismo. Una teoria che non può essere contraddetta da alcuna osservazione e che non vieti l’accadimento di alcunché non ha contenuto empirico e non dice nulla di scientificamente valido. Più numerosi sono i falsificatori potenziali, più ricco appare il suo contenuto empirico e scientifico.
La piattaforma del processo di falsificazione è costituita dalle asserzioni-base (enunciati elementari) aventi la forma di asserzioni singolari di esistenza, intersoggettivamente controllabili e sull’accettazione dei quali esiste un accordo di fondo tra gli osservatori scientifici. Il valore delle asserzioni base non dipende da proprietà intrinseche ma da una decisione dei ricercatori di un certo periodo storico che le ritengono valide e le utilizzano come mezzo di controllo delle teorie. Quindi, poiché si possono mettere sempre in discussione, la base empirica del sapere risulta priva di qualsiasi assolutezza ( scienza = costruzione precaria eretta su fragili palafitte ). Le asserzioni-base non fungono da base del sapere scientifico in senso cronologico né in senso logico ma in senso metodologico. Da questo punto di vista la funzione è duplice:
La superiorità epistemologica della falsificabilità deriva dall’ asimmetria logica : miliardi e miliardi di conferme non rendono certa una teoria, mentre basta un solo fatto negativo per confutarla. Quello che si può imparare dall’esperienza non è la verità di una teoria ma la falsità di un’ipotesi: la scienza non è il mondo delle verità certe e assolute ma l’universo delle ipotesi che non sono state ancora falsificate.
Un’ipotesi teorica viene corroborata quando ha superato il confronto con un esperienza potenzialmente falsificante. Una ipotesi corroborata tuttavia non è più vera di una non corroborata e può essere smentita in futuro: la corroborazione non è indice di verità ma uno strumento per stabilire la preferenza rispetto alla verità cioè funge da criterio di scelta tra ipotesi rivali.
Il principio di falsificabilità non sancisce il valore delle teorie scientifiche e il non valore di quelle non scientifiche, ma serve a demarcarle e a distinguerle le une dalle altre. La metafisica non essendo falsificabile non è una scienza, ma ciò non significa (neopositivisti) che sia senza senso (chiacchiere da dare alle fiamme): noi comprendiamo cosa i metafisici vogliono dire anche se non disponiamo di strumenti adatti a verificare le loro tesi. Inoltre bisogna considerare la serie delle interconnessioni storiche-psicologiche tra teorie metafisiche e teorie scientifiche, ovvero la funzione propulsiva della metafisica sulla scienza. La ricerca empirica è impossibile senza la fede o la conoscenza di idee metafisiche generali. Storicamente la metafisica rappresenta la fonte delle scienze empiriche: per quanto riguarda la cosmologia (da Talete ad Einstein) sono state le idee metafisiche ad indicare la strada, anzi a volte idee metafisiche (atomismo) sono diventate poi scientifiche.
Ispirandosi alle rivoluzioni scientifiche del nostro secolo Popper afferma che le teorie non si ricavano dai fatti ma con un procedimento che va dalle teorie al loro controllo tramite i fatti. Secondo questo modello, che si basa sull’ideale di un controllo deduttivo delle teorie, il punto di partenza non sono i fatti ma congetture o ipotesi da cui vengono deduttivamente ricavate delle conclusioni che vengono sottoposte all’esperienza. Connettendo il deduttivismo con l’empirismo Popper presenta la propria dottrina epistemologica come la sintesi di due teorie classiche della conoscenza: da un lato riprende l’orientamento logico-deduttivistico del razionalismo e dall’altra l’insegnamento di fondo dell’empirismo, secondo cui è solo l’esperienza che può aiutarci a decidere in merito alla validità di un’ipotesi. Il rigetto dell’induzione si accompagna ad un rifiuto dell’osservazionismo (lo scienziato osserva senza ipotesi precostituite): la nostra mente non è un recipiente vuoto da riempire ma un faro (tabula plena) che illumina, ossia un deposito di ipotesi alla luce delle quali percepiamo la realtà (quelle che l’ermeneutica chiama precomprensioni ). Nell’accostarci ai fatti, quindi, siamo già impregnati di teoria: l’osservazione non ci offre dati puri ma risulta carica di teoria, di aspettative. Non vi è organo di senso in cui non siano geneticamente incorporate teorie anticipative.
La teoria della mente come faro richiama la rivoluzione gnoseologica kantiana (il nostro intelletto non deriva i propri schemi mentali dalla natura ma li impone ad essa). La differenza è che mentre per il criticista gli schemi della mente sono necessariamente validi in quanto la natura non può contraddirli, per il falsificazionista essi sono semplici ipotesi che l’esperienza può smentire in ogni istante (psicologicamente valide ma non gnoseologicamente).
La scienza non è επιστεμε ma δοξα e non ha a che fare con la verità ma con semplici congetture. Le teorie non vengono mai verificate ma corroborate, cioè temporaneamente non falsificate. Il fallibilismo determina il rifiuto del modello fondazionalista e giustificazionista del sapere (neopositivismo) (concezione scienza come insieme di verità certe, assolute e immutabili che la filosofia avrebbe il compito di scoprire e legittimare teoricamente). Popper afferma che:
Lo scopo della scienza non è la verità ma il raggiungimento di teorie sempre più verosimili. Una teoria è migliore di un’altra e realizza un certo progresso quando appare più vicina alla verità. Nell’ambito della scienza non esiste una legge necessaria di progresso ma esiste un criterio generale di progresso: non possiamo avere argomenti sufficientemente buoni per raggiungere la verità, ma possiamo avere argomenti ragionevolmente fondati per preferire una teoria all’altra, cioè per aver compiuto dei progressi verso la verità. Il problema della preferenza razionale tra teorie:
Tuttavia, con Popper, il relativismo non sfocia in un esito scettico : si preferisce una teoria al’altra per il progresso verso la verità.
Le teorie rivali sono tra loro confrontabili se offrono soluzioni a problemi analoghi (≠ incommensurabilità post-positivistica delle teorie). Il passaggio da una teoria all’altra (storia scienza) è costituito da scelte razionalmente motivate e non da irrazionali mutamenti di prospettiva. Approda così, attraverso una selezione naturale delle ipotesi ad un’epistemologia di tipo evoluzionistico o darwiniana (progresso verso la verità).
La Crisi mondiale degli ideali totalitari di destra e di sinistra ha evidenziato la sua importanza di filosofo della società aperta e di critico di ogni forma di assolutismo teorico e pratico. ( La miseria dello storicismo 1944 – La società aperta e i suoi nemici 1945). Il suo obbiettivo è difendere le ragioni della libertà e del pluralismo con argomentazione di natura epistemologica.
Storicismo = schema polemico contro tutte quelle filosofia che hanno preteso di cogliere un senso globale oggettivo della storia, cioè una sorta di destino cui gli individui dovrebbero uniformarsi. Lo definisce una velenosa malattia intellettuale del nostro tempo “filosofia oracolare e totalitaria” che comprende dottrine
dai governati senza spargimenti di sangue. Se non si salvaguardano quelle istituzioni che assicurano alle minoranze la possibilità di lavorare per un cambiamento pacifico, il governo è una tirannia.
Critica l’atteggiamento radical-rivoluzionario, che nasce da un sogno utopistico di perfezione e armonia (estetismo) e che porta ad esiti violenti, poiché esso vuole sradicare il sistema preesistente. Esalta invece il metodo riformista: è lecito ricorrere alla violenza solo per abbattere la tirannide e instaurare la democrazia. Al metodo rivoluzionario (di meccanica utopistica ) oppone “la tecnologia sociale a spizzico” che prescrive interventi graduali e limitati, confrontando sempre i risultati ottenuti con quelli previsti per avvistare le possibile conseguenze non volute di ogni riforma, evitando dunque quelle di una complessità tale che sia impossibile districare le cause dagli effetti. Il metodo riformista gradualista è superiore a quello rivoluzionario perché: