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Spiegazione del concetto di Positivismo (differenze con l'illuminismo), dove è nato e si e sviluppato, quando e perchè. Teorie dei tre principali positivisti: Comte; Spencer e Mill
Tipologia: Appunti
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È un movimento culturale che domina l’Europa a cavallo tra ‘800 e ‘900 (si ritiene che la prima guerra mondiale abbia incrinato la fiducia nel progresso scientifico propria del positivismo). Tale movimento vede, appunto, la scienza come unico vero sapere e pensa che lo sviluppo scientifico possa portare al progresso sociale. POSITIVO = il termine venne coniato da Saint – Simon che lo intende in due significati:
particolare ci troviamo in un periodo di pace (anche questo influenza la nascita di un movimento positivista). È anche il periodo della seconda rivoluzione industriale che è ancora più forte della prima nel cambiamento della vita delle persone (oltre che il modo di produzione). I caratteri principali del positivismo sono:
o Forte carica polemica e rivoluzionaria o Visione critica della ragione (es. Voltaire) POSITIVISMO // o^ Minore carica polemica, non c’è l’idea di voler cambiare la società o Visione della scienza acritica Per il positivismo la scienza è concepita come sapere assoluto e ciò collega il positivismo al ROMANTICISMO: Infinitizzazione del sapere scientifico
Idea che il processo sia necessario e che lo sviluppo sia per questo garantito Un atteggiamento giustificazionista che porta a spiegare tutto per mezzo della scienza
È un movimento con tante anime che vede la sua diffusione:
Colui che inventa il termine positivo fu appunto Saint – Simon , il quale sviluppa un tema importante: la distinzione della storia tra epoche organiche ed epoche critiche. Secondo Saint- Simon un’epoca organica ( es. Medioevo) è un ‘epoca in cui c’è un equilibrio tra i diversi ambiti della società ( es. un certo modello economico, un certo modello di Stato) e c’è armonia tra le varie sfere. Un’epoca critica è invece rivoluzionaria , dove questi valori in armonia iniziano a non essere più in equilibrio. Vi è dunque la messa in discussione di alcuni aspetti della società, è un’epoca più dinamica che porta al cambiamento sociale e al ritorno dell’epoca organica. Il mondo in cui lui vive è l’inizio di una nuova epoca organica e positiva, in cui il potere spirituale (precedentemente in mano a Chiese) dovrebbe essere ora in mano agli scienziati che vanno a sostituire i sacerdoti del mondo medievale. Il potere temporale invece, precedentemente in mano alle monarchie assolute, ora è in mano agli industriali.
SCIENZA = previsione = azione Il ruolo specifico della filosofia è diverso. Essa deve avere una funzione metodologica : deve andare ad unificare le scienze e cogliere quell’unità del tutto (in cui credono i positivisti). Essa è quindi elemento riflessivo che nota la struttura comune delle scienze. Nella filosofia di Comte essa individua la legge dei tre stadi e cogli il fatto che tutto passa per tre stadi. Importanti sono i fatti , ma Comte (essendo francese) ha come base il razionalismo cartesiano. Dunque, rispetto ad altri positivisti, l’attenzione alle teorie e alla razionalità è maggiore. Non le sgancia mai dai fatti però, altrimenti si cadrebbe nella metafisica. Arriva poi a classificare le scienze , in base a quale per prima è giunta nello stadio positivo:
Il suo sguardo si sofferma sulla sociologia , che tra le scienze è l’unica che non ha ancora raggiunto lo stadio positivo. Si propone di consolidarla. Comte ritiene che applicando un metodo anche alla sociologia in qualche modo si riuscirà a trovare un miglior modo della gestione dei rapporti sociali. Ritiene che lo studio scientifico della sociologia si possa dividere in due. LA STATICA SOCIALE: nota che ci sono delle caratteristiche comuni ad ogni società, le condizioni che garantiscono l’ordine sociale sono trasversali rispetto alla varie epoche (ad esempio: socievolezza dell’uomo, famiglia, divisione del lavoro), identificare la legge (gli elementi) che tiene insieme i vari aspetti della società mantenendo un ordine sociale. Lo scopo di tutte le scienze è quello di individuare leggi. LA DINAMICA SOCIALE : studia le leggi che permettono il progresso sociale, la legge fondamentale in questo caso è quella dei tre stadi. Ritorna su temi vecchi, sul piano sociale: allo stadio teologico corrisponde la supremazia del potere teocratico-militare, a quello metafisico la rivoluzione e la sovranità popolare, ora ci si trova in quello positivo e quindi la società industriale.
Il positivismo continua a credere che ci siano delle tappe obbligate, è qualcosa che dà scientificità all’analisi della società. C’è un progresso necessario, tutto passerà per questi tre stadi. Nell’illuminismo il passato veniva svalutato, in Comte invece viene visto come momento necessario per lo sviluppo storico. Tutta l’impostazione è storicista.
Lui della religione pensa che appartenga allo stadio teologico, dal punto di vista scientifico è superato, per lui parlare di Apollo e di Gesù Cristo è la stessa cosa, è ateo e ma benché non ammetta che nello stadio positivo non si possa credere in una divinità, riconosce una funzione di ordine religioso, propone una sorta di religione scientifica che abbia come santi i grandi inventori, scienziati, per lui l’atteggiamento religioso è positivo, critica la credenza in dio mentre riconosce un valore sociale alla religione. Forse è più agnostico che ateo in realtà. Si limita a dire come Kant che Dio non è conoscibile.
La filosofia cerca di farci capire come questa stessa struttura si divide in ogni realtà, cerca di collegare il più possibile le varie scienze. C’è una prospettiva ottimista , si va sempre verso il progresso anche se a volte il progresso non è lineare (legge del ritmo, ritmo vuol dire che a volte si torna indietro anche solo apparentemente). Evoluzione biologica : si è sempre più adatti, l’adattamento implica una variazione e specializzazione degli organi. Da un lato parla anche di selezione naturale però è più vicino alla teoria di Lamarck Nella psicologia , ad un certo punto dello sviluppo della vita, ci sono degli esseri che per meglio adattarsi all’ambiente, sviluppano la coscienza, a differenza di Comte quindi lui ammette la psicologia come scienza autonoma, l’introspezione a livello scientifico per lui è possibile. La coscienza non può essere unica c’è qualcos’altro che però è inconoscibile. La sociologia. Comte faceva della sociologia una sorta di modello prescrittivo, individuava le leggi dell’ordine pensando che quello fosse il modello da realizzare. Spencer ritiene che la sociologia sia solo descrittiva e non prescrittiva, si allontana dalla visione di Comte, i compiti di stabilire i fini e le mete dello sviluppo umano spetta all’etica. La sociologia di spencer è orientata verso la difesa dell’individuo, contrappone il modello di ordine sociale di Comte a questa teoria. Lo stato dunque non deve interferire. Bisogna lasciare che l’evoluzione vada avanti (forte fiducia nelle capacità umane). C’è un grande ottimismo, non ci deve essere un ingerenza dello stato, non bisogna affrettare il processo. Superamento dell’ egoismo. La sociologia non deve quindi farsi sociocrazia (contro Comte). Spencer ipotizza una evoluzione oltre il regime industriale, si arriverà ad un tipo di società che permetterà la libera cooperazione degli individui, va oltre l’individualismo di quel tempo. Riprende il modello di Lamarck. Più di andrà avanti, più la felicità consisterà nella capacità di adattarsi meglio alla vita sociale, l’uomo felice è l’uomo che si adatta meglio. È un a priori evolutivo che non è forzato da stato e società, diventa un carattere biologico.
JOHN STUART MILL
È un autore inglese amico di Jeremy Bentham fondatore dell’utilitarismo e quindi propone una sorta di etica pubblica, dicendo che lo scopo dello stato è garantire l’utilità per un maggior numero di persone. L’utilitarismo con il positivismo c’entra perché il suo obbiettivo è quello di cercare di quantificare i piaceri e cercare di fare un’etica scientifica, Bentham pensava ci fosse una scala con cui quantificare il piacere, secondo lui lo state aveva questo obbiettivo, comprendere qual era il piacere maggiore per lo stato e in quella prospettiva promuovere una certa politica. Quindi quantifichiamo i piaceri e promuoviamo quel modello. Mill ha in educazione particolare, il padre gli insegna molte cose, già da piccolo. Avrà una profonda crisi intellettuale e si darà alla lettura di autori romantici e rivedrà alcuni principi della sua educazione e dell’utilitarismo. Si avvicini a al positivismo e a Comte, da cui però si allontanerá. Si sposa con una femminista Harriet Taylor e avrà anche un ruolo politico, viene eletto nella camera dei comuni cercando di ampliare il diritto di voto. Muore nel 1873.
È diviso in 5 parti, la prima denominata come introduzione. Vengono presentati i temi fondamentali. Nella seconda parte si occupa nello specifico della libertà di pensiero, parola. Il terzo si concentra sulla libertà di “azione” e quindi sul tema dell’individualità. Parla della realizzazione del bene comune, il pluralismo come unica fonte del progresso sociale, la società tanto è più vitale quanto riesce a introdurre modelli di vita diversi. Nel quarto parla quanto la società possa influenzare la sfera privata dell’individuo, parla del rapporto quindi tra singolo e società. Metà del quarto libro e tutto il quinto libro sono dedicati a degli esempi.
Nell’introduzione ci parla dell’obbiettivo del libro, parlare di libertà, non quella metafisica, è interessato al concreto. Parla di libertà civile e sociale. Fa una carrellata storica arrivando fino alla rivoluzione francese, di cui ha un’opinione negativa. Arriva a sostenere quale sia il problema della libertà del suo tempo, la libertà civile non è tanto la difesa del singolo dalla maggioranza politica è più preoccupante il pensiero dominante della maggioranza sociale, è contro il conformismo. Presenta così il principio del danno. Il solo scopo per cui si può limitare la libertà civile è solo se questa libertà può recare un danno a qualcuno, deve essere qualcosa di quantificabile. È una prospettiva anti paternalistica, non sono io stato che dico
L’ultimo ritorna al famoso principio del danno, cercando di definirlo meglio rispondendo ad una serie di obbiezioni. La prima obbiezione sostiene che questa sia una visione semplicistica, come faccio a capire quando faccio un danno a me e uno agli altri, lui risponde dicendo che c’è una linea di distinzione tra il soggetto e il danno. La seconda obbiezione chiede se lo stato non debba intervenire. Lui dice che lo stato debba fare qualcosa finché gli individui sono piccoli, dei bambini, si occupa di loro fin quando non sono persone autonome. In questo capitolo inoltre mette in luce come un certo ruolo lo abbia la società.