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Povertà dello stimolo, Sintesi del corso di Linguistica Generale

Riassunto dell'articolo e testo d'esame "Poverty of the stimulus" del professore Edoardo Lombardi Vallauri. L'articolo originario è in inglese, ma questo riassunto è in italiano.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

In vendita dal 28/01/2022

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POVERTÀ DELLO
STIMOLO
Edoardo Lombardi Vallauri
Il problema logico dell’acquisizione del linguaggio
Cecchetto e Rizzi: Gli esseri umani acquisiscono il linguaggio molto presto, senza istruzioni e in maniera
non intenzionale. La comprensione precisa di frammenti della conoscenza adulta del linguaggio rivela la
presenza di situazioni in cui c’è la povertà dello stimolo.
L’ipotesi di Chomsky è che ci sia una grammatica innata nel cervello che funge anche da dispositivo di
acquisizione del linguaggio “LAD” (Language Acquisition Device) e che permette ad un bambino di
imparare qualsiasi lingua nei primi 3/5 anni di vita.
Breve panoramica delle critiche non linguistiche
Philip Lieberman: Sembra non ci sia alcun problema nel Principio della dipendenza dalla struttura o nel
parametro della testa se pensiamo che la grammatica è condotta da moduli del cervello multi-funzionali, ma
ciò diventa sospetto se ipotizziamo che specifiche parti del cervello sono specificamente create per funzioni
grammaticali. L’acquisizione del linguaggio passa attraverso diverse fasi da più semplici a più complesse e
questo rende difficile pensare che ci sia una G.U nel cervello del bambino fin dall’inizio.
Gli innatisti, affermano al riguardo, che ci sia una grammatica universale dalla nascita che però si sviluppa
progressivamente. Ma questa affermazione manca di prove. Altri innatisti ritengono che la G.U possa
maturare dopo un po’. La motivazione di questa ipotesi è che il comportamento linguistico dei bambini non
segue la grammatica universale proposta ma la viola sistematicamente. Però, è più facile pensare che la
crescita di questa grammatica interna avvenga solo attraverso l’esposizione al linguaggio, essendo il prodotto
di abilità di problem solving e dell’ambiente. Se l’abilità linguistica presuppone una G.U e un LAD,
all’interno di un quadro evoluzionistico può solo essersi imposta attraverso la selezione in un umano dove la
mutazione ha avuto inizio. Ma non può essere stata trasmessa insegnandola a ciascun individuo che non è
discendente diretto dell’individuo in cui è avvenuta la mutazione. L’intera umanità deve discendere da un
uomo o una donna nel cui cervello la G.U si è sviluppata attraverso la mutazione.
Tuttavia, se accettiamo L’ipotesi della monogenesi (lingua discende da un’unica persona) non c’è alcun
bisogno per la G.U di spiegare gli universali linguistici. Se la G.U è una configurazione anatomica e
fisiologica del cervello umano nata dalla mutazione, perché non dovrebbe ammettere versioni differenti?
Una delle più gravi e diffuse aberrazioni del geneticismo sta nella credenza che se una stessa caratteristica è
adottata da tutti gli individui della comunità, allora essa è innata. Ma se esse fossero innate o genetiche
allora ci dovrebbe essere qualcuno che non le ha.
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POVERTÀ DELLO

STIMOLO

Edoardo Lombardi Vallauri

Il problema logico dell’acquisizione del linguaggio

Cecchetto e Rizzi: Gli esseri umani acquisiscono il linguaggio molto presto, senza istruzioni e in maniera non intenzionale. La comprensione precisa di frammenti della conoscenza adulta del linguaggio rivela la presenza di situazioni in cui c’è la povertà dello stimolo. L’ipotesi di Chomsky è che ci sia una grammatica innata nel cervello che funge anche da dispositivo di acquisizione del linguaggio “LAD” (Language Acquisition Device) e che permette ad un bambino di imparare qualsiasi lingua nei primi 3/5 anni di vita.

Breve panoramica delle critiche non linguistiche

Philip Lieberman: Sembra non ci sia alcun problema nel Principio della dipendenza dalla struttura o nel parametro della testa se pensiamo che la grammatica è condotta da moduli del cervello multi-funzionali, ma ciò diventa sospetto se ipotizziamo che specifiche parti del cervello sono specificamente create per funzioni grammaticali. L’acquisizione del linguaggio passa attraverso diverse fasi da più semplici a più complesse e questo rende difficile pensare che ci sia una G.U nel cervello del bambino fin dall’inizio. Gli innatisti, affermano al riguardo, che ci sia una grammatica universale dalla nascita che però si sviluppa progressivamente. Ma questa affermazione manca di prove. Altri innatisti ritengono che la G.U possa maturare dopo un po’. La motivazione di questa ipotesi è che il comportamento linguistico dei bambini non segue la grammatica universale proposta ma la viola sistematicamente. Però, è più facile pensare che la crescita di questa grammatica interna avvenga solo attraverso l’esposizione al linguaggio, essendo il prodotto di abilità di problem solving e dell’ambiente. Se l’abilità linguistica presuppone una G.U e un LAD, all’interno di un quadro evoluzionistico può solo essersi imposta attraverso la selezione in un umano dove la mutazione ha avuto inizio. Ma non può essere stata trasmessa insegnandola a ciascun individuo che non è discendente diretto dell’individuo in cui è avvenuta la mutazione. L’intera umanità deve discendere da un uomo o una donna nel cui cervello la G.U si è sviluppata attraverso la mutazione. Tuttavia, se accettiamo L’ipotesi della monogenesi (lingua discende da un’unica persona) non c’è alcun bisogno per la G.U di spiegare gli universali linguistici. Se la G.U è una configurazione anatomica e fisiologica del cervello umano nata dalla mutazione, perché non dovrebbe ammettere versioni differenti? Una delle più gravi e diffuse aberrazioni del geneticismo sta nella credenza che se una stessa caratteristica è adottata da tutti gli individui della comunità, allora essa è innata. Ma se esse fossero innate o genetiche allora ci dovrebbe essere qualcuno che non le ha.

Evidenze linguistiche contro la povertà dello stimolo

Problema di Platone di Chomsky:” Come possiamo avere una conoscenza così ricca e specifica o un sistema così intricato di credenze e comprensione, quando le evidenze disponibili sono così scarse? “ Ciò che Chomsky ritiene che il tempo e il materiale a disposizione del bambino durante l’acquisizione del linguaggio è insufficiente per spiegare la loro rapida padronanza di uno strumento così complesso. Ci sono due ragioni per cui il linguaggio dovrebbe essere non-insegnabile:

  1. Quantitativo→ Il numero di informazioni di cui è formato il linguaggio potrebbe essere troppo grande se comparato al tempo necessario per la sua acquisizione;
  2. Qualitativo-→ Il tipo di informazione di cui il linguaggio è composto non può né essere trovato nello stimolo né può essere deducibile da esso.

Numero di informazioni di cui è formata la lingua

Qui sorge spontanea la domanda: Cos’è innato? La sintassi? O la fonologia, morfologia, sintassi e semantica? Oltre alla sintassi la G.U include principi fissi che governano principi sonori e un sistema concettuale ricco e invariabile. Dal punto di vista della quantità di informazioni la fonologia sembra avere un importo piccolo quindi non è necessario che sia innata per essere acquisita. La morfologia è leggermente più ricca, lo stesso vale per la sintassi, se considerata escludendo la semantica. Ma la sintassi diventa certamente molto più ricca se la concepiamo come modo di apprendere quali significati possono essere espressi da ciascuna costruzione e quali costruzioni possono esprimere ciascun significato. Va considerato che impariamo la complessa organizzazione semantica della realtà durante tutta la vita, o almeno, a differenza della sintassi, la sua acquisizione non sarà completa dopo i famosi 3/5 anni di vita che permettono la maturazione della fonologia, quasi tutta la morfologia e gran parte della sintassi nel suo senso ristretto. Tutti noi abbiamo lingue differenti e quelle che esse hanno in comune è meno di quello che le differenzia. La G.U non può estendersi oltre ciò che le lingue hanno in comune. Ciò che è innato rappresenterebbe una quantità così piccola di informazioni che la sua influenza nel facilitare l’acquisizione del linguaggio sarebbe quasi nulla. Se la UG comprende pochissime regole essenziali che vengono declinate in modi diversi nelle diverse lingue, non è necessario postulare la sua innata preesistenza perché l’acquisizione presenterà più o meno le stesse difficoltà con o senza una grammatica innata. La tesi innatista deve dimostrare che i principi della grammatica universale esistono davvero e sono gli stessi in tutti i parlanti di tutte le lingue. Resta assolutamente vero che la quantità di cose che i bambini imparano sulla loro lingua è grande e che l'acquisizione del linguaggio è, probabilmente, la prestazione più inspiegabile della mente umana. Tuttavia, quella parte di esso che è specifica e acquisita è probabilmente superiore in quantità a ciò che è universale e innato. Per questo motivo è necessario immaginare un altro meccanismo di acquisizione, chiamato “Subset principle” (Principio del sottoinsieme), attraverso il quale i bambini possono impostare il parametro al valore più restrittivo consentito dai campioni linguistici che sperimentano. La grammatica universale si pone sempre come una spiegazione antieconomica per l'acquisizione del linguaggio, in quanto implica che ogni mente contiene molte informazioni che devono essere scartate. L'ipotesi è che il cervello abbia capacità illimitate se concepito come un hard disk dove sono semplicemente immagazzinati i dati, mentre che sia piuttosto debole se concepito come un processore che deve gestirli e, soprattutto, apprenderli.

La comprensione della sintassi è probabilmente meno importante della comprensione della realtà per capire gli enunciati. Slobin svolse degli studi sulla comprensione del linguaggio dei bambini e affermò: “ La stragrande maggioranza degli enunciati erano chiaramente interpretabili nel contesto, richiedeva solo la conoscenza dei significati delle parole e le relazioni tra attori, azioni e gli oggetti nel mondo ” Se consideriamo le frasi:

  1. Where did John say that we had to get off the bus?
  2. Where did John ask whether we had to get off the bus? È possibile notare che la prima frase è ambigua mentre la seconda no. Questo si verifica perché l’avverbio interrogativo “where” può appartenere sia alla frase principale che a quella subordinata. Gli innatisti ritengono che questa differenza non è comprensibile per deduzione, ma è necessario ci siano delle istruzioni innate. Ma questa teoria è accettabile solo utilizzando un punto di vista puramente sintattico, perché se prendiamo in considerazione la semantica e la realtà linguistica a cui gli enunciati si riferiscono, è possibile vedere che essi contengono le ragioni per cui i parlanti sanno che la frase 1 è ambigua e la frase 2 no. La differenza risiede nei significati dei verbi “say” e “ask”:
  3. A. Where did John speak, to say that we have to get off the bus?
  4. B. According to what John said, where do we have to get off the bus?
  5. A. Where did John speak, to ask whether we had to get off the bus?
  6. B. * According to what John asked, where did we have to get off the bus? La conoscenza delle parole, e in particolare quella della differenza tra una domanda e un’affermazione, permette ai parlanti di escludere il significato alternativo della frase 2, nonostante la “possibilità sintattica”. In aggiunta alla connessione tra realtà, significato e sintassi, è ragionevole pensare che è a lavoro anche l’analogia negativa, vale a dire, la capacità di dedurre che alcuni elementi non appartengono al linguaggio, semplicemente perché questi tipi di elementi non appaiono mai, anche se non ci sono avvertimenti espliciti del loro essere inaccettabili nello stimolo. Wexler e Culicover, informazione negativa: “Se l’apprendente sente una frase, egli può assumere che è nella sua lingua. Ma se egli non sente una frase, questo non implica che la frase è agrammaticale. Semplicemente egli non ha ancora sentito la frase” In questi argomenti, non è mai stato ipotizzato che la ripetuta, sistematica e infallibile assenza di una struttura, nonostante le migliaia di potenziali opportunità di occorrenza, potrebbe portare l’acquirente alla certezza che questo tipo di strutture non appartengono alla lingua. Un altro esempio che sottovaluta quanto possa essere importante la costante ripetizione di un pattern, è l’opzione che il fissaggio del parametro pro-drop non può avvenire senza un principio preesistente innato. In realtà i bambini si orientano nel loro linguaggio in base a ciò che ascoltano. La ragione stessa per cui i bambini che parlano inglese tendono a produrre frasi con il soggetto è per il fatto che migliaia di frasi che sentono ogni giorno contengono tutte un soggetto esplicito. Uno degli esempi più frequenti a supporto della grammatica innata è il principio della dipendenza dalla struttura, secondo cui la conoscenza si basa sulle relazioni strutturali all’interno degli enunciati, e non su una semplice sequenza di parole.
  1. *Is Sam is the cat that brown? La posizione innatista sottolinea il fatto che i bambini sentono molte frasi che rispettano la dipendenza dalla struttura, ma non sono mai esposti alla censura esplicita di frasi come quella sopra, che la violano. Quindi, loro non hanno informazioni dirette sulla proibizione di violare la dipendenza della struttura e di conseguenza questa conoscenza potrebbe solo essere innata. Ma questa è un’argomentazione debole.
  2. The man is tall
  3. Is the man tall?
  4. The man who is tall is in the room
  5. *Is the man who tall is in the room? Dalle prime due frasi il bambino potrebbe dedurre che la regola della formazione delle domande da una frase affermativa è: prendi il primo verbo e mettilo in prima posizione. Ma se consideriamo le frasi (3) e (4), i bambini non producono domande agrammaticali come quella in (4). Il bambino deve sapere che “who is tall” è qualcosa che ha unità e non può essere danneggiato. Ma perché dovremmo pensare che questa conoscenza sia innata? Non è vero che i discorsi ai quali il bambino è sposto sono pieni di esempi di dipendenza dalla struttura? La regola seguita dal bambino è: quando permesso dal verbo, spostandolo in posizione iniziale ha un effetto interrogativo sul suo contenuto (non il contenuto dell’altro verbo). Possiamo sicuramente far riferimento ad un principio e chiamarlo dipendenza dalla struttura, ma non c’è nessuna ragione di credere che sia innato, in quanto l’informazione richiesta per la sua acquisizione si trova nello stimolo. Inoltre Chomsky afferma che l’acquisizione delle regole della struttura dei suoni dipende da principi fissi che governano il sistema fonetico in tutte le lingue umane. A questo proposito egli fa l’esempio di due parole: strid e bnid. Chomsky afferma che un parlante inglese saprà che, sebbene non abbia mai sentito le due parole, strid possa essere una possibile parola inglese e bnid no. Al contrario un parlante arabo riconosce bnid come una possibile parola araba, ma non strid. Ma si deve osservare che ogni parlante ascolta molte volte al giorno tutte le possibili sequenze di suoni della loro lingua. Questo rende i parlanti capaci di riconoscerli e di sviluppare una consapevolezza che “loro li conoscono tutti”.

Informazioni innate scomode

Wexler e Manzini si chiedono: “Come fanno i bambini che imparano l’inglese a fissare il parametro sul valore più restrittivo, dato che tutti gli esempi che loro sentono sono anche compatibili con il valore più esteso?” L’assenza sistematica di un’opzione può essere interpretata dal bambino come un’evidenza della sua indisponibilità. Per negare questa risposta, Wexler e Manzini sono costretti ad accettare il così chiamato Subset Principle: porta i bambini a testare alcuni valori del parametro prima di altri. I bambini non fanno immediatamente ipotesi, ma prima controllano ed estendono la gamma di possibilità solo se trovano violazioni. Ma ciò non vuol dire che loro hanno tutte queste cose già pre-impostate nella mente, in realtà è sufficiente produrre tutte le strutture che sentono attraverso l’imitazione e non produrre le strutture che non sentono.

  • Vincolo 2Struttura della realtà e dell’interazione sociale: è più pratico un linguaggio verbale di uno manuale o prossemico, o altro. Questo sia per la varietà di distinzioni che permette di gestire, sia perché consente di comunicare in ambienti discontinui, e mantenendo sia gli occhi che le mani liberi per altri scopi. L’unica cosa che non si può fare parlando è mangiare. Sotto questo vincolo c’è il principio di economia, cioè le cose le posso fare anche con un altro codice solo che le faccio sprecando più energia.
  • Vincolo 3a) Struttura del canale articolatorio e dell’apparato uditivo: Consentono di tenere in piedi un numero non infinito di distinzioni, un numero “basso” di fonemi, e b) Cognizione della realtà come composta di molti enti: per produrre tante parole quanti sono gli elementi della nostra concettualizzazione del reale, i fonemi non bastano e occorre la doppia articolazione. (principio di economia). Dato quello che c’è a disposizione si fa meno sforzo creando la parola “albero” come combinazione di fonemi, perché se dico la parola albero tutti ci capiranno, se provassimo ad attribuire un diverso fonema all’albero, cioè a gestire un codice composto da migliaia e migliaia di fonemi faremmo degli sforzi assurdi per farci capire.
  • Vincolo 4Cognizione della realtà come fatta di enti, stati e processi: necessità che ogni lingua, se non proprio di nomi e verbi, si noti comunque di strumenti per la designazione e la predicazione. Noi abbiamo decisamente l’impressione che ci sono delle cose che hanno una loro permanenza e abbiamo sicuramente la percezione che ci sono dei cambiamenti nella realtà, questi cambiamenti quindi sono dei processi, oppure ci accorgiamo che ci sono degli stati in cui le cose si trovano. Quindi bisogna che il linguaggio sia in grado di dare un nome alle cose e di predicare. Conviene avere dei modi per dire, per esempio, quanti sono gli oggetti. Al tempo stesso conviene avere delle stringhe linguistiche per esprimere il tempo, il modo e la persona.
  • Vincolo 5Cognizione della realtà come composta di enti che interagiscono fra loro in relazioni e accadimenti: Sono necessari strumenti per esprimere le relazioni fra gli enti, quindi occorrono strumenti per esprimere le relazioni fra parole. La natura di questi strumenti è determinata dal vincolo 6. Le relazioni fra gli enti, tutte le lingue le devono esprimere. Non ci sono lingue che non hanno strumenti per esprimere le relazioni fra le parole.
  • Vincolo 6Svolgimento del segnale nel tempo e sua linearità: Le relazioni fra parole possono esprimersi solo nella linearità, quindi o morfologicamente (morfemi relazionali agglutinati, quelli lessicali…) oppure sintatticamente (morfemi relazionali liberi, e funzione grammaticale dell’ordine dei costituenti, o “configurazionalità”).
  • Vincolo 7Esistenza, nel tempo, del cambiamento, e quindi della distinzione fra ciò che essendosi già presentato è noto, e ciò che arriva per la prima volta e dunque è nuovo: necessità, in ogni lingua, di mezzi per esprimere dato e nuovo, tema e rema, presupposto e asserto. (Principio di economia). Noi siamo consapevoli che le cose non rimangono sempre come sono e cioè che qualcosa che prima non c’era, c’è ecc. Questo continuo avvicendarsi delle cose che passano dall’essere cose a cui non avevo mai pensato a essere cose a cui sto pensando a essere cose a cui ho già pensato, fa sì che sia utile avere degli strumenti per distinguerli.
  • Vincolo 8Limitatezza della memoria a breve termine e della potenza di elaborazione: serve un insieme di regole. Non conviene, ogni volta che si vuole tradurre un pensiero in un enunciato, doversi inventare lì per lì il modo. Conviene avere delle routines a cui appoggiarsi, per funzionare “in automatico”. L’esigenza della grammatica sorge già in ordine alla semplice funzione espressiva e solo interiore del linguaggio. La grammatica serve in quanto struttura automatizzata a cui affidarsi per non dover inventare ogni volta, come fa il pittore quando sceglie linee e colori per un quadro, i mezzi con cui esprimere il pensiero. Le ragioni dell’istituirsi della regolarità, quale che essa sia, sono dunque in primo luogo di natura pragmatica. Evidentemente essa serve a risparmiare carico mentale

durante la programmazione e durante la ricezione. Se il parlante dovesse continuamente, in ogni enunciato, decidere ex novo dove mettere ogni elemento della frase e come segnalarne le funzioni, consumerebbe molta più energia e forse dovrebbe parlare molto più lentamente di quanto non faccia affidandosi all’abitudine di rispettare le regole della sua lingua. Vanno considerati anche l’energia e il tempo che sarebbero necessari al ricevente per interpretare (principio di economia).

  • Vincolo 9Funzione comunicativa: Serve un sistema di regole. Non basta buttare lì davanti al nostro interlocutore un mucchio di parole-concetti di cui noi sentiamo quali sono le reciproche relazioni; bisogna farlo in modo convenzionalizzato , in modo che si permetta di riconoscere intersoggettivamente quali relazioni uno intende avere. Dunque, per comunicare, deve esserci accordo non solo sul senso degli items lessicali, ma anche sull’interpretazione da dare alle relazioni fra questi, quindi a un insieme di segnali grammaticali. Insomma, la presenza di regole della grammatica (morfologia e sintassi) è richiesta dalla funzione di condividere il linguaggio. Esso è un’attività intersoggettiva, che presuppone, per funzionare, l’accordo di più soggetti sulle modalità del suo funzionamento. Se questo accordo mancasse, il linguaggio non funzionerebbe più, esattamente come un sistema giuridico, sia esso l’insieme delle leggi dello stato o quello delle regole del baseball: bisogna che tutti siano d’accordo su come funziona. Questo pone la necessità che il linguaggio sia appunto un sistema, e non una serie di comportamenti spontanei, variabili del tutto liberamente a iniziativa del singolo e perciò imprevedibili e ingestibili dagli altri singoli. Dunque, una buona ragione per cui nel linguaggio più che in altre condotte umane è necessaria la presenza di regolarità, sia nella sua natura di strumento intersoggettivo e condiviso. Non occorre dunque postulare ragioni genetiche. La conformazione del cervello certamente permette di gestire regolarità e ricorsività, ma di per sé stessa non necessita il linguaggio a servirsene. Questa necessità è comunque posta con certezza dall’esterno (economia).