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PLAUTO E TERENZIO
Tecniche, stile e linguaggio
Il teatro comico e tragico si sviluppa a Roma dalla seconda
metà del III sec. a.C. La fioritura di questo genere è
sicuramente legata al contatto tra la civiltà latina e quella
greca.
La produzione comica latina era ispirata alle commedie
greche e perciò mantenne l’ambientazione greca (in modo
da rappresentare situazioni equivoche con una maggiore
libertà) e i nomi dei personaggi greci.
Questa rappresentazione si chiama “fabula palliata” e i
suoi esponenti maggiori sono: Plauto, Terenzio e Nevio che
introdusse la contaminatio. La palliata consisteva in
un’alternanza di scene dialogate, deverbia , e scene
recitate accompagnate dalla musica, i cantica.
La commedia latina:
Plauto e Terenzio
TERENZIO
Publio Terenzio nacque a Castagne nel 185 a.C. e morì nel 159
a.C: queste informazioni sono contenute all’interno di
un’opera di Svetonio, il De poetis. Probabilmente di origine
libica, fu portato a Roma come schiavo, ma grazie alla sua
intelligenza fu educato liberalmente. Frequentò maestri greci e
fece in seguito parte del circolo degli Scipioni, dove gli
aristocratici romani vedevano nella cultura greca il passo
necessario per un rinnovamento concettuale. Il legame con
questo circolo procurarono a Terenzio inimicizie personali che lo
accusavano di essere un prestanome al servizio degli Scipioni, di
utilizzare in modo eccessivo la contaminatio e di mancare di
orignalità. Dal 166 al 160 a.C. compose sei commedie palliate, ed
alcune di esse non fecero successo poiché Terenzio accentuava i
caratteri meditativi e seriosi, a scapito della comicità. L’opera:
Andria (La ragazza di Andro166), Heautontimerumenos (punitore
di se stesso, 163 in cui compare il concetto di humanitas),
Eunuchus (L’eunuco, 161), Phormio (Formione, 161), Adelphoe (I
due fratelli, 160), Hecyra (La suocera,160).
PLAUTO
Utilizza la tecnica della contaminatio con la quale attinge da due o più modelli con lo
scopo di creare un intreccio più complesso
La lingua è caratterizzata da arcaismi (latino arcaico), neologismi (combinazione di
radici), grecismi, figure retoriche (metafora soprattutto) e basata sul sermo familiaris il
linguaggio della quotidianità.
Rappresenta il rovescio della vita normale, perché nella finzione si può trasgredire.
Tende a personificare cose inanimate
Offre innovazioni come il metateatro (un personaggio rivela al pubblico i retroscena
della commedia
Tende ad allungare i dialoghi con lunghi insulti e battute spiritose
A differenza di Terenzio, Plauto dà molto spazio alla musica e al canto (circa i due terzi
del numero complessivo dei versi prevedevano il suono del flauto), mentre nelle
commedie di Menandro sono molto scarse le parti composte in metri lunghi o in metri
lirici.
Nella metrica è un maestro: egli usa, seguendo la lingua latina, i già noti senari
giambici e versi quadrati in varietà di forme, sottomesse a sottili regole. La mescolanza
dei metri si precisa nelle due forme del "deverbium" (parti recitate senza
accompagnamento) e, come detto, del "canticum" (recitativo accompagnato), alternate
con estrema libertà.
PROLOGVS Hoc agite sultis, spectatores, nunciam, quae quidem mihi atque vobis res vertat bene gregique huic et dominis atque conductoribus. face nunciam tu, praeco, omnem auritum poplum. age nunc reside, cave modo ne gratiis. nunc quid processerim huc et quid mihi voluerim dicam: ut sciretis nomen huius fabulae; nam quod ad argumentum attinet, sane brevest. nunc quod me dixi velle vobis dicere, dicam: huic nomen graece Onagost fabulae; Demophilus scripsit, Maccus vortit barbare; Asinariam volt esse, si per vos licet. inest lepos ludusque in hac comoedia, ridicula res est. date benigne operam mihi, ut vos, ut alias, pariter nunc Mars adiuvet. PROLOGO Orsù, spettatori, fate questo se volete; che questo spettacolo porti bene a me e a voi e a questa compagnia e ai capocomici e agli impresari. Orsù tu, o araldo, rendi il pubblico tutt’orecchi. E ora siediti: fa’ attenzione solo che non sia per nulla. Ora dirò perché io sia venuto qui e che intenzione abbia: affinché conosciate il titolo di questa commedia. Infatti, per quanto riguarda l’argomento, è certamente breve. Ora dirò ciò che ho detto di voler dire a voi: Questa commedia ha nome Onagos in greco; l’ha scritta Demofilo, Macco l’ha tradotta in lingua barbara (in latino); vorrebbe che (il titolo) fosse Asinaria, se lo permettete. C’è grazia e gioco in questa commedia, è uno spettacolo che fa ridere. Concedetemi
benevolmente la vostra attenzione,
affinché Marte vi protegga come
ugualmente in altre circostanze.
AMPHITRUO
GIOVE, INVAGHITOSI DI ALCMENA, LE SI
PRESENTA SOTTO LE SPOGLIE DEL MARITO
ANFITRIONE, IMPEGNATO INTANTO IN
GUERRA, E TRASCORRE CON LEI UNA LUNGA
NOTTE D’AMORE. MERCURIO ACCOMPAGNA
GIOVE E STA DI GUARDIA, ASSUMENDO LE
SEMBIANZE DI SOSIA, SERVO DI ANFITRIONE.
MENTRE GIOVE GIACE CON ALCMENA,
RITORNA PERÒ ANFITRIONE, CHE SI FA
ANNUNCIARE DA SOSIA IL QUALE, A SUA
VOLTA, ARRIVATO ALLA REGGIA, S'INCONTRA
CON MERCURIO SUO ALTER-EGO. DA QUESTA
SITUAZIONE NASCONO UNA SERIE DI
INEVITABILI EQUIVOCI. "
Terenzio
Presenta maggior fedeltà hai modelli greci, ma anch’essi adopera la contaminatio( tecnica che non
consiste per il nostro autore, “come pure è parso a molti, in un'ibrida mescolanza di più commedie,
ma nell'inserimento di scene ricavate da altri drammi, all'interno di una commedia greca usata
come modello”.)
Mantiene un’ambientazione esclusivamente greca
Sostituisce ai “cantica” dialoghi e versi lunghi
Per quanto riguarda la lingua, introdusse la medietas ovvero l’equilibrio linguistico volontario,
utilizzando un linguaggio prossimo alla quotidianità (ricavato dalla lingua parlata dagli aristocratici
romani) depurato da elementi volgari
Inoltre, al centro della vicenda comica, troviamo amori ostacolati che, alla fine si realizzano
felicemente. I personaggi sono quelli della commedia "nea", giovani innamorati, ragazze oneste
ecc;troviamo anche i soliti stereotipi: equivoci, inganni ed altri ancora.
Costruisce i suoi intrecci con coerenza maggiore e con più credibilità, caratteristiche queste
mancanti nell’altro(Plauto), che puntava sull’efficacia comica della singola scena.
Tende a complicare gli intrecci menandrei, inserendo nella commedia, accanto alla coppia
principale, una seconda coppia. Gli "adulescentes" spesso sono quindi due e sono due i "senes".
Per costruire testi più reali, oltre a sopprimere le parti di metateatro, soppresse le parti destinate al
canto, inserendo più scene recitate.
Il suo stile è privo di vis comica (capacità di far ridere) e di pathos (rappresentare passioni
intense)
Importante è il concetto di humanitas: in esso si fondono le idee greche di philanthropia
(compassione verso chi sta peggio) e di paideia (educazione) con il mos maiorum romano;
l’humanitas è l’attenzione per l’uomo in quanto uomo e si evolve, da idea di compassione per i
limiti umani in Menandro, in fiducia nelle possibilità dell’uomo e ansia di valorizzarle.
Andria
Una tormentata storia d'amore è l'elemento che
determina il contrasto tra Simione e il figlio Pànfilo
e muove l'intera vicenda: il padre, venuto a sapere
che il figlio ama, ricambiato, una ragazza dell'isola
di Andro, Glicerio, sorella di una cortigiana, si
oppone alle nozze e si accorda con l'amico e vicino
Cremète per far sposare al giovane una figlia di
questi, Filùmena. La situazione viene risolta grazie
all'intervento di Davo, servo di Pànfilo, e la
scoperta che Glicerio in realtà è una figlia proprio
di Cremète rapita in tenera età. La vicenda si
conclude con un doppio matrimonio: Pànfilo sposa
la sua amata Glicerio e il suo amico Carino sposa
Filùmena.
REALIZZATO DA: GESSICA DE BARTOLO; BENEDETTA BENVENUTI; ERIKA PACILLO; SERAFINO CUCONATI;