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1874: NEDDA e la conversione al Verismo 5 Influenzato dalle letture dei naturalisti francesi e di Capuana, Verga pubblica su una rivista milanese una novella, un bozzetto, completamente diverso dai precedenti, perché ambientato nella natia Sicilia e teso a rivelare la povertà di vita della sua gente. Protagonista è un’umile raccoglitrice di olive, Bastianedda detta Nedda, una povera figliuola raggomitolata sull’ultimo gradino della scala umana. Nel racconto è presente una sintassi dialettale.
Caro Farina, eccoti non un racconto, ma l’abbozzo di un racconto. Esso almeno avrà il merito di esser brevissimo, e di esser storico – un documento umano, come dicono oggi; interessante forse per te, e per tutti coloro che studiano nel gran libro del cuore. Io te lo ripeterò così come l’ho raccolto pei viottoli dei campi, press’a poco colle medesime parole semplici e pittoresche della narrazione popolare, e tu veramente preferirai di trovarti faccia a faccia col fatto nudo e schietto, senza stare a cercarlo fra le linee del libro, attraverso la lente dello scrittore. Il semplice fatto umano farà pensare sempre; avrà sempre l’efficacia dell’essere stato, delle lagrime vere, delle febbri e delle sensazioni che sono passate per la carne; il misterioso processo per cui le passioni si annodano, si intrecciano, maturano, si svolgono nel loro cammino sotterraneo nei loro andirivieni che spesso sembrano contraddittori, costituirà per lungo tempo ancora la possente attrattiva di quel fenomeno psicologico che dicesi l’argomento di un racconto, e che l’analisi moderna si studia di seguire con scrupolo scientifico. Di questo che ti narro oggi, ti dirò soltanto il punto di partenza e quello d’arrivo, e per te basterà, - e un giorno forse basterà per tutti. Giovanni Verga prefazione a L’amante di Gramigna
Quando nel romanzo l’affinità e la coesione di ogni sua parte sarà così completa che il processo della creazione rimarrà un mistero, come lo svolgersi delle passioni umane, e l’armonia delle sue forme sarà così perfetta, la sincerità della sua realtà così evidente, il suo modo e la sua ragione di essere così necessarie, che la mano dell’artista rimarrà assolutamente invisibile, allora avrà l’impronta dell’avvenimento reale, l’opera d’arte sembrerà “essersi fatta da sé”, aver maturato ed esser sorta spontaneamente come un fatto naturale, senza serbare alcun punto di contatto col suo autore, alcuna macchia del peccato originale. Giovanni Verga prefazione a L’amante di Gramigna
1880 VITA DEI CAMPI 10
Rosso Malpelo La novella “ Rosso Malpelo ”compare per la prima volta sulla rivista “Il Fanfulla” e viene poi pubblicata, nel 1880, nella raccolta “ Vita dei campi ” La novella tratta la storia di un ragazzo che lavora in una cava di sabbia ed è vittima di pregiudizi per via dei suoi capelli rossi. Il ragazzo è maltrattato da tutti, l'unico a mostrargli affetto è il padre, Mastro Misciu, il quale muore nella miniera, lasciandolo solo con la madre e la sorella che lo trascurano e mostrano diffidenza nei suoi confronti. In seguito alla morte del suo unico amico Ranocchio, resosi conto di non contare più per nessuno, Malpelo accetta di esplorare un cunicolo pericoloso nella cava. Imboccato il cunicolo sparisce nel nulla, lasciando negli animi dei lavoratori della miniera la paura che egli possa tornare da un momento all'altro come un fantasma. La novella è una narrazione in prosa di una storia reale o immaginaria più breve del romanzo. Racconta un'unica vicenda semplice e in sé conclusa, colta nei suoi momenti essenziali, i cui personaggi si possono facilmente ritrovare nella vita quotidiana. Molto diffusa nel Medioevo e nel Rinascimento, in seguito entra in crisi per essere poi riscoperta alla metà dell'Ottocento.
Giovanni Verga prefazione ai Malavoglia (1881)
(^) Perché la riproduzione artistica di cotesti quadri sia esatta, bisogna seguire scrupolosamente le norme di questa analisi, esser sinceri per dimostrare la verità, giacché la forma è così inerente al soggetto, quanto ogni parte del soggetto stesso è necessaria alla spiegazione dell’argomento generale. Giovanni Verga prefazione ai Malavoglia (1881)
Verga e la “fiumana del progresso”
I Malavoglia T RAMA La famiglia dei Toscano, detti i Malavoglia, è considerata benestante perchè possiede la “casa del nespolo” e una barca da pesca, la “Provvidenza”, tuttavia tentano di arricchirsi con un commercio di lupini; proprio allora cominciano le sventure. La barca naufraga, muore il capo famiglia Bastianazzo e si perde il carico comprato a credito. Restano i genitori anziani, Maruzza, detta la “Longa” , e padron ‘Ntoni con i loro nipoti: ‘Ntoni, Luca, Alessi, Mena, e Lia. Luca muore a Lissa e la “casa del nespolo” è presa dagli usurai. ‘Ntoni si dà al contrabbando e finisce in galera, Lia diventa una prostituta in città, Mena rimane zitella perché senza dote, Maruzza muore di colera e padron ‘Ntoni si spegne di fatiche e dolore all’ospedale. Solo Alessi riuscirà a sposarsi, riscattare la “casa del nespolo” e ricostruire il focolare domestico. ‘Ntoni, uscito di prigione, non può tornare a casa, perch é ha tradito le leggi dell’onore e della famiglia, unica difesa contro le offese della vita.