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Powerpoint Olimpiadi antiche, Slide di Educazione fisica

Powerpoint con informazioni principali riguardo le Olimpiadi antiche, storia, organizzazionee figura dell'atleta.

Tipologia: Slide

2020/2021

In vendita dal 19/01/2022

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Olimpiadi nell'
anticaGrecia
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Olimpiadi nell'

antica Grecia

STORIA

Le Olimpiadi antiche furono istituite nel 776 a.C. a Olimpia, in Grecia.

Esse, come ci ricorda il poeta lirico Pindaro, vissuto in Grecia tra il

500 e il 400 a.C., sono le manifestazioni più importanti tra i cosiddetti

“giochi panellenici” (Giochi Olimpici, Istmici, Pitici,

Nemei): “ Come l'acqua è il più prezioso di tutti gli elementi, come

l'oro ha più valore di ogni altro bene, come il sole splende più

brillante di ogni altra stella, così splende Olimpia, mettendo in ombra

tutti gli altri giochi”.

Le Olimpiadi, per circa quattro secoli furono disputate solo in contesto greco; la partecipazione si allargò solo in seguito, quando cominciò a farsi sentire l’influenza macedone e i Macedoni stessi furono ammessi alle gare, acquistando così il diritto di essere Greci a tutti gli effetti. Il contesto si ampliò ancor più quando i Romani conquistarono la Grecia, ma in contemporanea iniziò anche il processo di decadenza dei Giochi. Eventi salienti furono il tentativo da parte di Silla di spostare le gare a Roma e l’episodio in cui Nerone ritardò addirittura le Olimpiadi di 2 anni per permettere la propria partecipazione: egli conseguì 6 vittorie, in chiave di atleta, ma anche di artista: corsa di carri, quadriga con puledri, concorso per araldi, tragedi, citaredi, tiro a dieci cavalli (67 d.C.). Al popolo conquistatore non piaceva l’agonismo greco: anche Roma ospitava delle gare, i ludi maximi, a cui partecipavano prevalentemente schiavi e persone appartenenti ai ceti più modesti, ma essi avevano come fine divertire gli spettatori e non la vittoria. Inoltre, i Romani criticavano l’atletismo per la sua collocazione esagerata nella scala dei valori sociali; gli atleti, infatti godevano di grande fama, vantaggi materiali e privilegi, come statue, il diritto di sedere vicino al re, esenzione dalle tasse, cariche.

ORGANIZZAZIONE

Le Olimpiadi venivano organizzate ogni quattro anni tra i mesi di Apollonio e Partenio, in estate,

in modo che il terzo giorno, quello centrale, desse con il secondo o terzo plenilunio dopo il

solstizio d’estate. Alcuni mesi prima, degli ambasciatori, annunciavano in tutta la Grecia l’inizio

delle feste, mentre un mese prima gli atleti dovevano trovarsi a Elide: a questo punto essi

potevano ancora rinunciare alla partecipazione. Da questo momento gli atleti venivano tenuti

sotto una stretta sorveglianza, anche per quanto concerne l’alimentazione: la loro dieta

prevedeva, infatti, un consumo di pane, fichi, formaggio e carne. In seguito giungevano ad

Olimpia anche i famigliari degli atleti e i loro allenatori, oltre alle rappresentanze ufficiali delle

πόλειϛ, che si accampavano in tende. Gli atleti godevano, invece, del privilegio di poter

alloggiare in un edificio costruito negli anni 330- 350 a.C., quasi quadrato (80 metri x 74),

costituito da una corte centrale circondata da un peristilio di quarantaquattro colonne doriche su

tutti e quattro i lati; il lato ovest era il più grande rispetto agli altri e ospitava le camere più vaste,

forse addirittura disposte su due piani; all’esterno dell’edificio correva un colonnato continuo di

centotrentotto colonne ioniche. A Olimpia convergevano poi anche oratori, letterati, musici e

politici.

LA FIGURA DELL'ATLETA

Senza dubbio, i protagonisti della manifestazione erano gli atleti. Essi appartenevano all’elite sociale: erano, infatti, tutti aristocratici, dal momento che necessitavano di molto tempo libero e dovevano pagarsi degli allenatori privati; tuttavia, ci furono casi in cui dei benefattori contribuirono al pagamento di maestri e istruttori per chi non fosse di estrazione sociale elevata. L’etica dell’atleta era fondata sulla fatica, sul coraggio e sulla resistenza; era, dunque, necessario che gli atleti avessero un complesso di qualità fisiche e morali. L’atleta mirava unicamente alla vittoria e al successo individuale; solo in questo modo era possibile che si eternasse la sua fama; egli, infatti, era considerato “baciato dalla buona sorte”: questo epiteto aveva anche valenza religiosa. Gli atleti, inoltre, erano considerati degli eroi e grazie a loro la comunità poteva festeggiare il trionfo della vita sulla morte. Essi, insomma, impersonavano il concetto greco del “bello e buono”, che metteva in diretta relazione la sfera etica e quella estetica della persona. Per partecipare alle gare, bisognava avere determinati prerequisiti, ossia essere di pura discendenza greca, di condizione libera e figli di Greci liberi, iscritti alle liste civiche e immuni da condanne penali; obbligatorio era poi un periodo preparatorio di un mese nel ginnasio di Elis.

Gli atleti gareggiavano in un primo tempo con un gonnellino succinto stretto da una cintura, in seguito nudi; i vincitori ricevevano in premio una corona di olivo selvaggio composta di rami del santuario di Zeus; non erano previsti vantaggi economici, ma numerosi premi onorifici, tra cui il privilegio di iscrivere il proprio nome nella lista dei vincitori, di erigere una propria statua, di sfilare su di un carro da parata attraverso la propria città nel momento del rientro in patria, di erigere il proprio ritratto in luoghi pubblici, in banchetti sacri e in ginnasi o palestre, di essere mantenuti a spese dello stato, di avere posti riservati a teatro. Il loro ricordo dei più famosi atleti è stato tramandato ai posteri anche grazie all’epinicio, un genere letterario nato nel VI secolo, dedicato esclusivamente ai vincitori sportivi. Numerose sono le raffigurazioni di atleti nell’arte antica; le due più celebri sono il Discobolo di Milone e il Diadumeno di Policleto.