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PPW botticelli con le relative opere. Sono presenti le immaggini+ la spiegazione annessa. (nascita di venere e primavera)
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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NASCITA DI VENERE
Firenze, Uffizi, 1482-1483, - (prima nella Villa di Castello dei Medici)
Malgrado i poeti classici fossero già conosciuti nel Medioevo è, tuttavia, il Rinascimento che attinge a piene mani dai miti greci e romani. Il dipinto più famoso di Botticelli rappresenta infatti un mito classico: la nascita di Venere dal mare. E’ lo stesso ricco committente(Lorenzo di Pierfrancesco dè Medici )a spiegare al pittore il significato della misteriosa nascita della dea e il messaggio divino di bellezza celato in questo evento. Soggetto: Nonostante il titolo parli della ‘nascita’, in realtà il dipinto racconta di Venere che, emersa dalla spuma del mare su una conchiglia, viene spinta sull’isola di Citèra(caratterizzata da un boschetto di agrumi) dalle divinità del vento Zèfiro ed Aura(Clori?) raffigurate come amanti in volo tra le rose. Qui è accolta da un’ Ora primaverile con veste bianca ricamata con fiordaliso(si tratta di Flora?) che sembra quasi ‘sospesa’ su un prato da cui spiccano alcune violette(simbolo d’amore). La ninfa offre a Venere un manto porporino affinché possa coprire la sua nudità(pudore umano).
la bellezza secondo Botticelli
« Una donna non con uman volto Da' Zefiri lascivi spinta a proda Gir sopra un nicchio; e par che 'l ciel ne goda Vera la schiuma e vero il mar diresti, E vero il nicchio e ver soffiar di venti: La dea negli occhi folgorar vedresti, E 'l ciel ridergli a torno e gli elementi L'Ore premer l'arena in bianche vesti, L'aura incresparle e'crin distesi e lenti: Non una, non diversa esser lor faccia, Come pare che a sorelle ben confaccia » (Poliziano , Le Stanze per la Giostra - opera in lingua volgare, 1484) Secondo gli studiosi il mito nasce da una delle Stanze del poeta neoplatonico Poliziano (della corte medicea) ispirata alle Metamorfosi di Ovidio , alla Geneaologia di Esiodo , al De rerum natura di Lucrezio e all’omerico Inno VI ad Afrodite****.
Con la “Nascita di Venere” Botticelli dipinge un'allegoria neoplatonica che vede nel concetto di amore e di bellezza spirituale la forza motrice della natura. La bellezza della dea si associa, quindi, al concetto di Humanitas , qui letta come << bellezza spirituale che rappresenta la purezza, la semplicità e la nobiltà dell'anima>>. Attraverso la dea della bellezza, Botticelli stabilisce il collegamento tra Dio e l’uomo e associa la sua nascita dalle acque pure al battesimo cristiano. Il nudo di Venere trae la sua fonte iconografica da un’antica scultura del genere Venus pudica giunta a noi in diversi esemplari e copie.
La bellezza della Venere di Botticelli è così delicata, aggraziata ed armoniosa da porre in secondo piano alcuni importanti aspetti:
Venus pudica – Atene, Museo Archeologico Nazionale
LA CACCIATA DAL PARADISO TERRESTRE MASACCIO, Cappella Brancacci, Firenze NASCITA DI VENERE )
La NATURA è la protagonista di uno dei dipinti più enigmatici della Storia dell’Arte sia per la controversa attribuzione d’identità dei personaggi quanto per il significato nascosto. L’opera è commissionata dalla famiglia dei Medici(forse dal Magnifico, per il matrimonio del cugino Lorenzo con Semiramide Appiani).
cm 314 X 203
LA PRIMAVERA 1482 ca - Sandro Botticelli
ANALISI DELL’OPERA
Secondo l’interpretazione di Warburg(massimo studioso del Quattrocento) il tema dell’opera è il Regno di Venere concepito come un <<regno-paradiso>> la cui immagine è di un boschetto di aranci. Quì Venere, con un gesto, invita Mercurio(figura della saggezza e della rivelazione) a <<voltarsi, a stare nel suo giardino>>
RAGGRUPPAMENTO IN TRIADI
Il riferimento più diretto per questa Venere sembra essere la Venus victrix (rilievo romano conservato al British Museum di Londra). La conferma nasce dall’attenta osservazione della posizione di entrambi i personaggi: il cenno di saluto, il panneggio della veste, l’architettura che definisce il contesto(di pietra l’una, vegetale l’altra). Secondo il Vasari, la Venere qui rappresenta l’immagine della bella stagione.
Il putto alato è raffigurato nell’atto di scoccare il dardo verso la fanciulla al centro del gruppo delle Grazie: la Castità. Nel dipinto, il dio dell’amore(figlio di Afrodite ed Hermes)stabilisce un legame tra Venere, le Grazie e Mercurio.
Confronto con la POSA del
ca 1440, h 159 Firenze, Bargello
La figura di Mercurio è forse la più misteriosa, anche in virtù del fatto che volge le spalle a tutti gli altri personaggi del dipinto. In realtà il legame esiste e si rintraccia nel ruolo protettivo che svolge nei riguardi del giardino: con il suo caducèo allontana i temporali e i venti che potrebbero turbare la quiete idillica. Lascia solo Zèfiro, vento primaverile , che gli serve per aumentare la velocità delle sue alucce. Si stabilisce così un legame anche tra queste due figure, così lontane, della composizione.
Caducèo (verga con due draghetti)
ELMETTO
Posizione del BRACCIO
CALZARI con le ALUCCE
Materiale rielaborato dai seguenti Testi:
LA STORIA DELL’ARTE raccontata da ERNST H. GOMBRICH, supplemento del quotidiano La Repubblica, n. 17, “Alessandro Botticelli”, Gruppo editoriale l’Espresso, (16° ed. ripubblicata in fascicoli- Ediz. originale: The Story of Art, 16° ed. pubblicata da Phaidon Press Limited), Roma, pp. 264-
ZERI, Federico(a cura), CENTO DIPINTI, BOTTICELLI – La Primavera, Rizzoli, Milano, 1998