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Riassunti del libro compresi di tutti i capitoli tranne del seconda fino al 2.3 compreso
Tipologia: Sintesi del corso
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CAPITOLO 1: Il pretest nei sondaggi. All'inizio del 900 il radicamento nella cultura americana della filosofia individualista e la diffuzione di una concezione aggregativa dell'opinione pubblica ha indotto a legittimare il sondaggio come una strategia principe per rilevare l'opinione pubblica e come strumento di democrazia partecipativa. Sono pochi i ricercatori che sottopongono a pretest i loro strumenti a causa dei vincoli economici e temporali. Raymond Sletto criticava la mancanza di studi in cui il sondaggio fosse assunto come oggetto di indagine anziché come strumento. Molti denunciarono la necessità di adottare dei pretest nel corso degli anni. 1.1: Il dibattito sul pretest. Per molto tempo è stato condotto con un solo modo: gli intervistatori venivano invitati ad annotare tutte le differenze incontrate durante l'intervistai organizzava una discussione di gruppo per raccogliere le impressioni generali sul questionario e i relativi problemi. Alcuni ricercatori ritenevano opportuno chiamare solo gli intervistatori esperti, altri proponevano ion professionisti. Anche riguardo gli intervistati c'erano dibattiti: chi sosteneva che il campione del pretest dovesse essere rappresentativo della popolazione, chi invece sosteneva che avesse la massima eterogeneità. Le critiche rivolte al pretest tradizionale riguarda la sua forte dipendenza dal giudizio degli intervistatori e dal comportamento degli intervistati. Critiche che hanno portato ad una nuova visione con: apertura ai concetti e agli strumenti di lavoro della psicologia cognitiva e sviluppo della tecnologia informatica. 1.2: Obiettivi della fase di pretest. Il pretest serve a controllare il funzionamento dello strumento di rilevazione per togliere i difetti dalla qualità dei dati. Qualità dei dati è la capacità di un'informazione di rispecchiare lo stato di un oggetto sulla relativa proprietà. Il pretest deve tenere conto degli obiettivi ricercati sul campo e deve tener conto di come intervistatore e intervistato interagiscono tra di loro, delle negoziazioni di significato e tutti i casi. Obiettivi:
1.3: Una tipologia di tecniche del pretest. Le tecniche del pretest vengono classificate con criteri diversi.
Nel fare le domande gli intervistatori devono pesare l'importanza dell'evento, si ritiene che gli eventi rari e significativi sono ricordati con maggiore precisione. Passando alle caratteristiche delle domande che possono agevolare il ricordo ci sono due fattori: l'adeguatezza degli indizi di rievocazione e il tempo concesso per rispondere. In entrambi casi abbiamo pro e contro. 2.5: Elaborazione dei giudizi. Rievocare le informazioni non sempre fa dare una risposta giusta. Spesso si deve far ricorso alla fase di giudizio e processi di giudizio. 2.5.1: Giudizi in risposta a domande su frequenze comportamentali. Blair e Burton ipotizzavano l'esistenza di un unico processo di elaborazione di frequenze per queste domande: enumerazione dei singoli episodi. Altri affermavano che gli intervistati si limitassero a rievocare e contare le occorrenze ed i problemi di risposte inesatte fossero dovute all'incapacità di rievocazione di alcuni episodi. Tourangeau, Rips e Rasinski hanno individuato 4 strategie per elaborare le frequenze:
occasioni: la regolarità di assegnazione delle implicazioni, la coerenza interna delle considerazioni, il grado di sovrapposizione tra le considerazioni rievocate. La stabilità degli atteggiamenti sarebbe dunque garantita, oltre che dalla rievocazione di giudizi già formati, anche dalla possibilità di costruire i giudizi ricorrendo a informazioni accessibili. Se però gli atteggiamenti sono instabili questo dipende anche dal contesto. Questa sensibilità sarebbe limitate se le persone avessero una serie di posizioni che ritengono accettabili. 2.6: La scelta di un'alternativa di risposta. Il compito dell'intervistato è tradurre il giudizio in una risposta codificabile. Teoria della range-frequency: per comprendere i processi di risposta dei soggetti a batterie di domande. Secondo Parducci la scelta della posizione di una serie di oggetti cognitivi su una scala sarebbe il prodotto di un compromesso tra due principi: il range principle e il frequency. Il primo è la tendenza a individuare gli oggetti cognitivi della serie da collocare agli estremi della scala e a distribuire proporzionalmente tra essi gli oggetti restanti. Il secondo è la tendenza ad assegnare lo stesso numero di oggetti cognitivi a ciascuna delle posizioni disponibili. Modello dell'elaborazione cognitiva: se le risposte sono riportate su un cartellino, a ricevere maggiore elaborazione cognitiva sono le prime alternative dall'elenco; se la domanda è letta dall'intervistatore, le alternative ricevono maggiore attenzione se sono collocate alla fine dell'elenco. Quando l'intervistato ha la possibilità di leggere l'elenco la scelta ha maggiore probabilità di cadere tra le prime risposte. Questa teoria consentirebbe di prevedere l'insorgere e la direzione degli effetti dell'ordine delle risposte. CAPITOLO 3: L'intervista cognitiva. 3.1: Aspetti generali. Si tratta di un'intervista parzialmente standardizzata o no finalizzata a ricostruire i processi cognitivi che gli intervistati mettono in atto per rispondere alle domande dei questionari e individuare le difficoltà che incontrano. Si somministra il questionario e si raccolgono informazioni verbali utili a valutare la qualità delle risposte e determinare se le domande generano informazioni coerenti con le intenzioni del ricercatore. Si possono adottare due strategie:
Si suggerisce di scegliere gli intervistati con un campionamento per quote in modo da avere una diversificazione. Un altro aspetto da considerare è la capacità delle persone di rispondere alle domande dando informazioni utili. Il numero di interviste da fare dipende dalle risorse e tempo, criteri per il campionamento, presenza di percorsi, domande filtro. Nelle prime fasi del pretest potrebbero essere sufficienti 2-4 interviste cognitive. Secondo Willis è opportuno condurre più sessioni di interviste cognitive con max di 12- 15 persone e con obiettivi diversi. Un criterio per stabilire quante interviste fare è quello della saturazione: il ricercatore può chiudere il ciclo delle interviste quando raggiunge la convinzione che altre interviste non darebbero informazioni significative. Più che il numero di intervistati conta l'eterogeneità. Per il reclutamento si può ricorrere ad approcci diretti, passaparola, annunci. È importante chiarire il committente della ricerca, le aspettative, la durata. 3.4.2: Scelta degli intervistatori. -esperienza.
valutare la coerenza rispetto le aspettative del ricercatore ed esplorare le cause di infedeltà nelle risposte. Chi fa un pretest cognitivo ritiene che gli intervistati riescano ad articolare i processi cognitivi e possano farlo fedelmente. L'intervista cognitiva ha a che fare con le interviste in profondità. L'efficacia dell'intervista cognitiva poggia sulle capacità non formalizzabili dell'intervistatore rispetto al ricorso a delle strategie di conduzione. Si raggiungono i risultati quando l'intervistatore rimane per lo più flessibile.