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Prime avanguardie artistiche, Sintesi del corso di Elementi di storia dell'arte ed espressioni grafiche

Riassunto sulle prime avanguardie artistiche: Espressionismo, Astrattismo, Cubismo, Dadaismo e Surrealismo.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 28/07/2019

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AVANGUARDIE ARTISTICHE
ESPRESSIONISMO FRANCESE
Risale ai primi anni del ‘900, quando un gruppo di giovani artisti crearono scalpore durante una
esposizione al Salon d’Autmone di Parigi. In questo salone furono esposte opere di grandi artisti e
le opere di questi giovani artisti. Alcuni artisti dissero: “Hanno esposto le belve assieme a
Donatello”. Da questa definizione nasce il movimento dei “Fauves”. Questa definizione piacque a
questi giovani artisti e denominarono il loro movimento Fauves. Fanno parte di questo movimento
artisti come Matisse, Derain. C’è una serie di rifiuti da parte di questi artisti: rifiuto del classico,
rifiuto del disegno prospettico. Sono utilizzati colori molto brillanti e puri. C’è voglia di distaccarsi
dalle caratteristiche dell’Impressionismo. Viene preso in considerazione il Puntinismo ma in forma
elaborata, non con la precisione del movimento. Il maggiore esponente è Henri Matisse.
HENRI MATISSE
Fu l’animatore dei Fauvs. Frequentò per buona parte della sua carriera artistica Gustave Moreau.
Matisse ama il modo di rappresentare con riferimento all’Oriente (uso di arabeschi) di Moreau,
l’uso di una linea curva. Questo lo porta ad allontanarsi completamente dall’Impressionismo.
LA TAVOLA IMBANDITA: dipinto che tende ad abbandonare la tridimensionalità. C’è
soltanto un elemento che ci fa pensare alla tridimensionalità, la sedia posta in un angolo;
tutto il resto pare piatto e ricorda il modo di rappresentare di Paul Gauguin. In primo piano
una tavola imbandita con tovaglia arabescata. La decorazione viene utilizzata sulle pareti
con una carta da parati uguale, per questo la tavola sembra appiccicata al muro. C’è la
presenza di un elemento che potrebbe essere un quadro o una finestra ed anche qui non c’è
tridimensionalità. Altri elementi tridimensionali sono le bottiglie, che sembra quasi vogliano
cadere, ed elementi di natura morta che sembrano avere spessore. La donna appare
anch’essa schiacciata. È una fase di passaggio dalla tridimensionalità alla bidimensionalità.
LA DANZA: realizzata insieme ad un’opera gemella, “La Musica”. Entrambe furono
commissionate da un imprenditore russo collezionista di arte. Le due opere sono di
dimensioni grandi (4 metri per quasi 3). Sono opere realizzate con uso di pochissimi colori,
richiamano il Primitivismo. Assenza di corpo totale, ci sono 5 elementi che danzano in un
girotondo. Non sono uniti tra di loro: le mani in primo piano sono distaccate, però sembrano
tendere l’una all’altra, concetto allegorico della vita (può andare avanti soltanto se si è tutti
uniti). I colori sono utilizzati in maniera piatta. Le forme sono stilizzate. Rappresenta il
movimento.
LA MUSICA: meno famosa della danza. Appare ancora più legata al Primitivismo rispetto
alla danza. Gli uomini sono abbozzati con pose sgraziate molto innaturali. Anche qui
vengono utilizzati gli stessi colori de “La Danza”. La gamma di pochi colori è scelta da
Matisse: scompare il chiaroscuro, le tonalità sono quasi collegate tra di loro così come la
vita dovrebbe essere tutta collegata. Le due opere vengono create come un dittico (opere
inseparabili). In entrambe ci sono 5 personaggi. I corpi sono tutti trattati con il colore rosso.
Il verde della terra e il blu del cielo spiccano. Viene rappresentato un piccolo concerto. Sono
presenti strumenti musicali molto piccoli, non proporzionati agli uomini. Rappresenta la
staticità. Matisse vuol dire che “la calma non può esistere senza movimento” e viceversa:
sono due caratteristiche legate l’una all’altra.
ANDRE DERAIN
IL PONTE DI CHARING CROSS: rappresenta un paesaggio in modo diverso dal solito.
Non è realistico. Riconosciamo la città di Londra dalle guglie. Siamo alla presenza di un
cielo giallo sfumato con macchie rosse. Il Tamigi è rappresentato con del giallo e dei leggeri
tocchi di azzurro. Gli alberi sono tutti rossi, in contrasto con la realtà. La strada è verde. Ci
sono elementi in movimento: carrozze o le primissime macchine. I disegni non sono
contornati, sono piuttosto macchie di colore. Si dice che questi artisti dipingessero alla Van
Gogh: posizionano il colore sulla tela per poi dargli la forma desiderata.
LA BRUCKE (pronuncia briuche)
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AVANGUARDIE ARTISTICHE

ESPRESSIONISMO FRANCESE

Risale ai primi anni del ‘900, quando un gruppo di giovani artisti crearono scalpore durante una esposizione al Salon d’Autmone di Parigi. In questo salone furono esposte opere di grandi artisti e le opere di questi giovani artisti. Alcuni artisti dissero: “Hanno esposto le belve assieme a Donatello”. Da questa definizione nasce il movimento dei “Fauves”. Questa definizione piacque a questi giovani artisti e denominarono il loro movimento Fauves. Fanno parte di questo movimento artisti come Matisse, Derain. C’è una serie di rifiuti da parte di questi artisti: rifiuto del classico, rifiuto del disegno prospettico. Sono utilizzati colori molto brillanti e puri. C’è voglia di distaccarsi dalle caratteristiche dell’Impressionismo. Viene preso in considerazione il Puntinismo ma in forma elaborata, non con la precisione del movimento. Il maggiore esponente è Henri Matisse. HENRI MATISSE Fu l’animatore dei Fauvs. Frequentò per buona parte della sua carriera artistica Gustave Moreau. Matisse ama il modo di rappresentare con riferimento all’Oriente (uso di arabeschi) di Moreau, l’uso di una linea curva. Questo lo porta ad allontanarsi completamente dall’Impressionismo.

  • LA TAVOLA IMBANDITA : dipinto che tende ad abbandonare la tridimensionalità. C’è soltanto un elemento che ci fa pensare alla tridimensionalità, la sedia posta in un angolo; tutto il resto pare piatto e ricorda il modo di rappresentare di Paul Gauguin. In primo piano una tavola imbandita con tovaglia arabescata. La decorazione viene utilizzata sulle pareti con una carta da parati uguale, per questo la tavola sembra appiccicata al muro. C’è la presenza di un elemento che potrebbe essere un quadro o una finestra ed anche qui non c’è tridimensionalità. Altri elementi tridimensionali sono le bottiglie, che sembra quasi vogliano cadere, ed elementi di natura morta che sembrano avere spessore. La donna appare anch’essa schiacciata. È una fase di passaggio dalla tridimensionalità alla bidimensionalità.
  • LA DANZA : realizzata insieme ad un’opera gemella, “La Musica”. Entrambe furono commissionate da un imprenditore russo collezionista di arte. Le due opere sono di dimensioni grandi (4 metri per quasi 3). Sono opere realizzate con uso di pochissimi colori, richiamano il Primitivismo. Assenza di corpo totale, ci sono 5 elementi che danzano in un girotondo. Non sono uniti tra di loro: le mani in primo piano sono distaccate, però sembrano tendere l’una all’altra, concetto allegorico della vita (può andare avanti soltanto se si è tutti uniti). I colori sono utilizzati in maniera piatta. Le forme sono stilizzate. Rappresenta il movimento.
  • LA MUSICA : meno famosa della danza. Appare ancora più legata al Primitivismo rispetto alla danza. Gli uomini sono abbozzati con pose sgraziate molto innaturali. Anche qui vengono utilizzati gli stessi colori de “La Danza”. La gamma di pochi colori è scelta da Matisse: scompare il chiaroscuro, le tonalità sono quasi collegate tra di loro così come la vita dovrebbe essere tutta collegata. Le due opere vengono create come un dittico (opere inseparabili). In entrambe ci sono 5 personaggi. I corpi sono tutti trattati con il colore rosso. Il verde della terra e il blu del cielo spiccano. Viene rappresentato un piccolo concerto. Sono presenti strumenti musicali molto piccoli, non proporzionati agli uomini. Rappresenta la staticità. Matisse vuol dire che “la calma non può esistere senza movimento” e viceversa: sono due caratteristiche legate l’una all’altra. ANDRE DERAIN
  • IL PONTE DI CHARING CROSS : rappresenta un paesaggio in modo diverso dal solito. Non è realistico. Riconosciamo la città di Londra dalle guglie. Siamo alla presenza di un cielo giallo sfumato con macchie rosse. Il Tamigi è rappresentato con del giallo e dei leggeri tocchi di azzurro. Gli alberi sono tutti rossi, in contrasto con la realtà. La strada è verde. Ci sono elementi in movimento: carrozze o le primissime macchine. I disegni non sono contornati, sono piuttosto macchie di colore. Si dice che questi artisti dipingessero alla Van Gogh: posizionano il colore sulla tela per poi dargli la forma desiderata. LA BRUCKE (pronuncia briuche)

Movimento artistico nato dopo i Fauves. Si sviluppa nei paesi del Nord Europa. Brucke vuol dire ponte (ponte costruito tra la vita e l’arte). Nasce a Dresda e viene fondato da una serie di artisti giovani che non hanno frequentato le accademie, sono quindi autodidatti. Si avvicinano al disegno con libertà assoluta, con uno slancio creativo molto forte. Si associano in maniera libera, non creano cioè nessun manifesto. Vogliono lasciare intendere che passano da un’arte tradizionale ad un nuovo modo di concepire l’arte. La loro arte lega strettamente la vita reale a ciò che viene rappresentato. È come se si volesse, attraverso l’arte, mettere in comunicazione la realtà interiore con il mondo esterno. Disgregazione ancora più forte delle forme. Forte il riferimento al Puntinismo. Qui però non ci sono contorni precisi, sembrano smembrarsi. ERNST LUDWIG KIRCHNER Fa parte della Brucke, ma nel periodo maturo di questa Avanguardia. Kirchner ha uno stile che può essere definito essenziale. Ha un modo di rappresentare le sue opere, trasmettere i suoi messaggi con una forte intensità espressiva. Prevale in lui la sua formazione, la sua appartenenza al luogo (è tedesco). Alcune forme ricordano le strutture gotiche tedesche.

  • NUDO A MEZZA FIGURA CON LE BRACCIA SOLLEVATE : viene ritratta una donna, Doris Grobe detta “Dodò”, la compagna dell’artista nel periodo in cui viveva a Dresda. Lo sfondo è abbozzato, ci sono dei fiori abbozzati come scarabocchiati. Viene realizzata nei boschi vicini a Dresda dove passava le sue estati. Il nudo è rappresentato in forma molto spontanea, immediata. È una posa naturale abbozzata per grandi linee, rimarcando parti del corpo come il gomito, il seno e i fianchi. Utilizza, come Van Gogh, dei riflessi azzurri per rappresentare la pelle. La vita è immersa nella natura, rappresentata in maniera immediata, impatto che scompare quando gli artisti si trasferiscono a Berlino. Qui vengono trascinati da ciò che accade nella città. Si ha quindi una metamorfosi forte: le linee diventano sempre più marcate, le opere rappresentano la vita urbana frenetica. Le opere di Kirchner realizzate a Berlino appaiono inquiete, forse perché passando dalla campagna alla città l’artista viene preso dall’irrequietezza. Continua ad utilizzare pochi colori (come Matisse). I colori non sono piatti, introduce delle forme chiaroscurali, utilizza linee spezzate.
  • POTSDAMER PLATZ : opera considerata importante per la rappresentazione del momento. Sembra che l’artista voglia rappresentare in maniera critica quello che accade nella città. In lontananza una serie di isolati in cui sono rappresentati edifici in maniera riconoscibile. Prevale la linea spezzata. Abbiamo una città con un riferimento al verde della campagna sulla strada, come se Kirchner volesse richiamare il verde della campagna. I personaggi sono quasi tutti presi dalla vita frenetica e gli sguardi sono spenti. In primo piano ci sono due donne delle quali non si coglie l’espressione dello sguardo. Gli occhi appaiono come buchi neri. Una donna rappresenta un cappello con una vedetta che circonda il volto, come una gabbia: l’idea della città è quella di una gabbia, si vive imprigionati nella frenesia e smaterializzazione (angoscia esistenziale) dell’essere umano. Linee molto marcate. L’uomo vive il ritmo frenetico della città (modernità), ma quest’ultima è vissuta come una prigione (porta l’uomo a cadere in una situazione di angoscia esistenziale molto forte, come se si stesse pensando a una catastrofe generale, che porterà l’uomo di città a cadere vorticosamente in una vita catastrofica). EGON SCHIELE (pronuncia Scile) Autore viennese, molto cupo. È un autore particolare. Vienna viene esaltata da artisti come Klimte e Schiele in questo periodo. Utilizza cromatismi cupi. Realizza i suoi personaggi caricando alcune espressioni e creando situazioni drammatiche. È un soggetto particolare, rappresenta in moltissime opere sé stesso. È egocentrico, si piace, si rappresenta spesso nudo, rappresenta nudi di momenti erotici. È privo di scrupoli, anche nelle sue rappresentazioni artistiche. Rappresenta la realtà così come lui la concepisce, in maniera dura. Veniva considerato un erotico pornografico e scartato, poi venne riconsiderato perché comunque riuscì a creare un suo stile molto drammatico.
  • LA MORTE E LA FANCIULLA : rappresenta un abbraccio tra un uomo e una donna. Il personaggio maschile (che è Schiele) rappresenta la morte. La donna sembra quasi già morta perché ha gli arti superiori che sono diventati scheletrici. L’uomo sembra quasi voler

movimento, di fluttuare all’interno della tela, vengono usati acquerello, matite, china, movimenti definiti musicali. PAUL KLEE Autore moderno svizzero. Si interessa in vari campi. Il colore viene utilizzato nella cromoterapia perché riesce a curare alcune sensazioni. Questi autori sapevano disegnare, ma preferivano riproporre opere con colori forti. Segue i suoi interessi. Rispetto ad altri riesce ad essere molto semplice, ha un segno grafico pulito, anche lui rimane nell’astratto ed anche lui scopre la potenzialità del colore, di dare importanza al colore e alle sue vibrazioni. Klee dice “il sole è di una forza oscura. La chiarezza colorata sulla terra è promettente”. In questo periodo storico nasce la “Bauhaus”, una corrente soprattutto architettonica. Si ha una sorta di ricerca di modalità rappresentative.

  • INSULA DULCAMARA : Klee rappresenta la natura che c’è in quel luogo. Le linee riportate dovrebbero rappresentare delle piante, dei fiori. Ci sono delle macchie che alludono al mare che circonda l’isola. Chiunque, trovandosi di fronte a quest’opera, non riuscirebbe però a comprendere davvero ciò che questo quadro vuole rappresentare. PETE MONDRIAN Artista dell’essenziale, del ritmo, colui che concepisce l’arte strettamente legata al ritmo.
  • MULINO AL SOLE : problema della natura rispetto all’espressione artistica astratta. È un disegnatore molto bravo ed inizialmente realizza delle opere realiste filtrate attraverso l’impressionismo. L’opera rappresenta un mulino. Il cielo è rappresentato con il giallo ed irraggia tutto con il suo colore. Ci sono porzioni celesti che fuoriescono tra il giallo. Viene rappresentato un mulino con una colorazione rossastra perché viene ravvivata dai raggi solari. Sembra quasi che l’autore sia stato folgorato dai raggi di sole (come quando si guarda il Sole). È una delle opere più realiste di Mondrian.
  • ALBERO ARGENTATO : Mondrian rappresenta una serie di alberi e comincia a dare a questi alberi un aspetto tendente all’astratto. È un albero riportato tutto con i toni dei colori argento e nero. È un albero stilizzato, reso molto geometrico. C’è un alternarsi di linee orizzontali oblique che vanno a definire gli spazi per definire i rami. DI questi alberi ne fa tanti: blu, rosa, argentato, mai alberi con i colori reali. Il modo di rappresentare gli alberi in maniera così stilizzata lo porta sempre più vicino all’arte astratta.
  • QUADRO 1 : alternarsi di linee orizzontali e verticali che crea riquadri di diverse dimensioni. Le linee sono nere a creare una griglia non uniforme e riempe alcuni degli spazi con i colori primari (blu, rosso e giallo, raramente anche il verde). I colori primari sono i più importanti e in più c’è l’uso di bianco e nero, considerati i colori non colori, colori che contengono in realtà tutti gli altri colori. Il colore è applicato in modo piatto, non c’è alcun cromatismo sfumato, come Gauguin. Aderisce al gruppo artistico “De Stijl”, basato sulla omonima rivista. Questo gruppo parla di arti nuove, arti oggettive e non soggettive, forme con una natura universale. In questo la geometria è utilissima. Il suo viene definito un linguaggio geometrico rigoroso. L’angolo retto viene esaltato da Pete Mondrian riempendo alcuni spazi con colori accesi. I colori primari rappresentano l’essenza. La sua arte lui vuole che non sia né estremamente decorativa né estremamente geometrica. A lui interessa mettere in evidenza il ritmo che si ripete, che viene cadenzato, che viene messo in risalto. Ad un certo punto della sua vita Mondrian lascia Parigi, si trasferisce prima a Londra poi a New York. La città americana sta diventando la capitale assoluta dell’arte in tutto il mondo, una metropoli che si appropria della cultura altrui. In questo paese Mondrian arriva a trasformare il suo modo di operare: conserva il ritmo, conserva la geometria.
  • BROADWAY BOOGIE-WOOGIE : è un ballo che spopola a New York in quel tempo. È un ballo veloce e ritmato. È evidente lo schema geometrico, l’utilizzo del quadrato, però il quadro diventa più colorato: sparisce il nero perché la città di New York è molto colorata, molto vivace e molto frenetica. Abbiamo una frammentazione maggiore ed un utilizzo differente del colore. Tutti i quadratini dovrebbero essere le posizioni che si assumono durante il ballo. Grazie a questi giochi di colore Mondrian ha successo in tutto il mondo ed

in tutti i settori artistici. Questa rappresentazione viene utilizzata per realizzare drappeggi per tende, divani, abiti, scarpe. KAZIMIR MALEVIC Artista russo. In Russia viene fuori in maniera prepotente. Fu colui che, negli anni ‘20 del ‘900, fece in modo che l’Astrattismo si diffondesse nella sua forma più pulita. Ha diversi interessi pittorici all’inizio della sua carriera e sperimenta un po’ tutto quello che le diverse avanguardie promuovono.

  • BAGNANTE : viene riprodotta una figura umana, una figura in movimento. Ricorda molto il Primitivismo. La figura è inserita in uno spazio non descritto. I colori ci lasciano intendere che si trovi in un paesaggio naturale, potrebbero esserci degli alberi e delle dune. La linea di contorno è molto forte e spessa, nera. La figura non è proporzionata: le mani e i piedi sono grandissimi, la spalla è curva quasi come se si trattasse di uno scimpanzé. Per certi versi può ricordare i personaggi de “La Danza” di Matisse. Malevic era attratto dalla pittura delle icone russe, lavori in legno dove vengono riprodotte le madonne e Gesù alla maniera ortodossa, immagini bidimensionali. Viene anche attratto dalla pittura figurativa popolare russa: donne vestite con abiti molto lunghi, scialli con fiori colorati. L’artista si avvicina all’arte primitiva attraverso Leger.
  • MATTINA DEL VILLAGGIO DOPO UNA TEMPESTA DI NEVE : si evidenzia l’influenza del Protocubismo (si cerca di sistemare tutto con figure solide, geometriche). Le case sono disegnate come le potrebbero dipingere dei bambini: parallelepipedo di base ed un primsa posto orizzontalmente. Le figure umane sono irrigidite e chiuse all’interno di figure geometriche: tronchi di cono che definiscono le donne, la testa è la punta del cono, il busto una porzione e la gonna un’altra porzione. La neve viene rappresentata in forma innaturale, assume delle forme geometriche. Siamo in un ambiente russo con delle contadine che camminano in questo paesaggio innevato. Malevic sta continuando quello che è stato già impostato da Mondrian con le forme geometriche (Mondrian forma bidimensionale, Malevic tridimensionale). Attraversa un periodo nel quale si concentra sul collage di etichette e di carte. Nel 1915 firmò, insieme ad un poeta russo Majakovskij, il manifesto del Suprematismo, che parla della supremazia della sensibilità nelle arti figurative, cioè del fatto che le arti figurative debbano preoccuparsi non di rappresentare il reale, ma di rappresentarlo filtrato dalla propria sensibilità.
  • QUADRATO NERO SU FONDO BIANCO : si arriva ad una schematizzazione assoluta, definita suprema, delle forme geometriche. Malevic vuole rinunciare ad inventare una forma. Di conseguenza crea queste opere: tele quadrate con fondo bianco ed un quadrato molto grande nero riportato al centro.
  • QUADRATO BIANCO SU FONDO BIANCO : quadrato bianco inclinato su fondo bianco. Sono due bianchi differenti. C’è l’uso della monocromia, l’esasperazione totale dell’Astrattismo attraverso la monocromia. Lui ritiene che questo sia il massimo che si possa raggiungere nell’Astrattismo. Questa esasperazione porta l’Astrattismo ad una via di non ritorno, cioè non è più possibile andare oltre: un quadrato bianco su fondo bianco è il culmine dell’Astrattismo. DESIGN NELL’ASTRATTISMO Fanno parte di “De Stijl” gli artisti che formeranno la scuola del Bauhaus. In questo momento rimangono legati alle geometrie ed iniziano a ragionare su cosa realizzare che non sia stato realizzato.
  • PROGETTO DI CASA PRIVATA : progetto realizzato da van Doesburg e van Eesteren. Consiste in una casa che viene smontata, un esploso architettonico. Ipoteticamente si è messa una bomba all’interno della casa e la si è fatta esplodere e gli elementi si distaccano fino a creare un ambiente aperto. Un contenitore normalmente chiuso quindi si apre, si dilata mettendo in evidenza tutte le sue parti.
  • MOBILE SU PIEDE : Insieme a questi artisti che creano il progetto di casa privata c’è chi si sofferma nel realizzare oggetti di design. Struttura realizzata in legno con tre parti di legno che creano una forma e improvvisamente dalla parte in legno fuoriesce un elemento in ferro

giornali, figure da pubblicità ed incollarle sulle tele, creando un misto tra elementi presi da uso quotidiano e la sua pittura. Picasso è un artista eclettico. Ad un certo punto viene rapito dalla classicità e ritorna al riferimento classico, alle dimensioni classiche, alle rappresentazioni delle figure umane in stile classico.

  • IL FLAUTO DI PAN : riferimento alla tradizione greca: ambiente mediterraneo (c’è il mare, muri bianchi), uomini rappresentati con degli slip. Non arriverà alla classicità assoluta perché, data la sua personalità, non copierà mai uno stile ma creerà uno stile personale. Utilizza il chiaroscuro sui corpi degli uomini, espressioni ferme tipiche dell’arte greca. Altre passioni di Picasso sono il disegno e l’incisione. Non si preoccupa del doversi guadagnare da vivere visto che ha una famiglia adagiata, da qui nasce la volontà di sperimentare. Allo scoppio della guerra realizza Guernica.
  • GUERNICA : in Spagna c’era la dittatura di Francisco Franco. Scoppia la guerra civile spagnola per liberarsi dalla dittatura. La piccola città di Guernica viene bombardata. Il popolo era inerte di fronte all’irruenza della guerra e gli orrori furono tanti. Picasso rappresenta il lato peggiore dell’uomo che viene fuori in guerra. Il quadro ha dimensioni notevoli. I quadri di Picasso appaiono con una semplicità formale spaventosa. L’opera però è preceduta da una quantità altrettanto spaventosa di schizzi. Il quadro è in bianco e nero con tonalità di grigio. Ogni singola parte dell’opera è stata studiata a sé. All’interno della tela prevale il senso di disperazione, l’incapacità di difesa dei personaggi rappresentati (vengono colti di sorpresa). Il toro è il simbolo della Spagna. La quarta dimensione è visibile in questa opera. C’è una madre che ha in braccio un bambino morto a sinistra, c’è un cavallo in corrispondenza di una lampada accesa, che sta ad indicare la speranza, la luce (infatti una persona tenta di avvicinarsi alla luce con una candela). A destra viene rappresentata la città: sono abbozzate delle tegole in corrispondenza dell’uomo che tenta di uscire dalla finestra, segni del fuoco verso l’alto (i triangoli). FUTURISMO Con Filippo Tommaso Marinetti viene pubblicato il “Manifesto del Futurismo”, nel quale si dichiara tutto ciò che si vuole fare. I futuristi elogiano la guerra, apprezzano infatti il fatto che la guerra distrugga il vecchio per lasciare spazio al nuovo. Un altro degli elementi forti del Futurismo è il movimento. È il periodo in cui nascono le città e loro sono attratti dal fervore delle città, cantierizzate per ricostruire nel post-guerra. Lo studio del movimento li porta a rappresentare opere particolari. La loro arte si presta bene alla grafica pubblicitaria. Il manifesto viene pubblicato sul giornale “Le Figaro”. Marinetti parla di rinnovamento totale delle arti, della vita sociale e politica. Inneggia alla civiltà industriale. Esalta la modernità. Il futurismo è una corrente che prende più lati della sfera umana. Proprio perché piace tanto nascono stilisti di moda futuristi con vere e proprie stilate con abiti futuristi. Abiti come panciotti e abiti da donna sono prodotti da Giacomo Balla. L’artista per eccellenza è Umberto Boccioni. Si occupa di scultura, di pittura. È sua la scultura rappresentata su uno dei centesimi italiani (“Forme uniche della continuità nello spazio”) e rappresenta un uomo che sta camminando velocemente, come se tutte le forme che vengono fuori sono determinate dalla successione delle figure dell’uomo che cammina, come le varie immagini statiche di una pellicola. Boccioni esalta il colore nelle sue opere. Aderisce subito al movimento futurista insieme ad altri artisti come Giacomo Balla e Carlo Carrà, un artista molto importante. Pubblicano un manifesto della pittura futuristica, poi un manifesto tecnico della pittura futurista. Nel manifesto tecnico definiscono delle regole a cui bisogna attenersi. Tra le opere di Boccioni ricordiamo:
  • MATERIA : viene rappresentato un soggetto: una donna. È la madre di Boccioni. Boccioni spesso rappresenta sua madre. L’opera è impostata con la figura centrale di questa donna che ha le mani intrecciate e poggiate sul grembo, sono messe in primo piano ed appaiono sproporzionate rispetto al resto del corpo. Tutto il resto serve per riempire la tela con immagini scomposte che non sono riconoscibili in molti casi che si rifanno alla scomposizione volumetrica che aveva anticipato Picasso con il suo autoritratto. Rispetto alle opere cubiste di Picasso, qui c’è una attenzione molto forte al colore e al movimento. Il

colore rappresenta l’energia forte che esplode intorno alla figura materna. Si riconosce la griglia di un balcone a cui la donna è appoggiata. Il resto è reso con un miscuglio tra figure non reali e figure reali. Boccioni vuole rapportare il movimento che c’è sia all’interno della casa che all’esterno, nella città.

  • LA CITTA’ CHE SALE : opera molto coinvolgente. Guardando lo schema si riconosce una vetrina, degli uomini stesi per terra con dei cavalli in corsa che appaiono imbizzarriti. L’autore esaspera alcune parti dei cavalli per farli sembrare alati. Alcuni uomini finiscono per terra nel tentativo di fermare i cavalli. Il movimento è fortissimo, come fortissimo è il cromatismo. La pennellata viene frantumata, frastagliata in modo fitto. Dietro c’è un cantiere, un edifico con una impalcatura attorno perché si sta lavorando per dar forma alla città stessa. L’uso di colori primari riesce a dare sensazioni molto forti grafiche ed emotive (sono colori puri). L’architettura futurista è rappresentata da Antonio Sant’Elia. La sua cultura è permeata dall’Art Nouveau (Liberty in Italia). Vuole creare una metropoli moderna. I suoi rimangono progetti. Lui pensa di poter creare più livelli all’interno di corpi uniti tra di loro, come se volesse creare una città. Da un punto di vista progettuale e grafico è un architetto definito utopista perché troppo moderno. Tutta la città è collegata attraverso ascensori che mettono in contatto i diversi ambienti. Effettua degli studi per centrali elettriche, stazioni di aerei, treni. Ancora oggi sono opere utopistiche. Nonostante non sia stato realizzato nulla, Sant’Elia ha comunque lasciato il segno per la precisione grafica e per le idee che ha avuto, rappresentata in film moderni (edifici che contengono tutto ciò di cui ha bisogno una città). Qualcuno lo definì fuori di testa per la sua modernità. DADAISMO Siamo nel secondo decennio del ‘900. A Zurigo viene fondato un locale chiamato “Cabaret Voltaire”. In concomitanza con questa creazione nasce il movimento “Dada” o “Dadaismo”. Sono dei giovani artisti e letterati (in questo periodo arte e letteratura vanno di pari passo). I futuristi con “Parole in libertà” scrivono poesie futuriste basate su parole inesistenti che vogliono riprodurre dei rumori, in musica c’è un tipo di composizione da parte di un autore in particolare, Ruffolo, consiste in rumori creati da dei coni che fanno vibrare. Tutte queste correnti non si limitano al settore artistico ma spaziano tutti gli altri settori. Il movimento Dada da origine a serate dove ci sono esecuzioni musicali, in contemporanea letture di poesie, mostre di quadri, realizzazione di opere all’aperto. Il modo di riunirsi in questi locali era definito culturale ad ampio specchio. Questo era già stato fatto dai futuristi con la moda ed era stato iniziato con l’Impressionismo nei caffè. L’atmosfera era molto creativa, una creatività che vuole essere in molti casi provocatoria. Questa corrente parte da una mancanza di interesse, ognuno può manifestare quello che vuole, anche ribellarsi nei confronti delle altre forme artistiche. Questi artisti devono esprimere quello che pensano come lo pensano. Il termine “Dada” non vuol dire niente, sembra quasi un insieme delle sillabe dei bambini. Le forme utilizzate sono normalmente forme astratte, ma non solo. Riprendono diversi elementi ed assemblano pezzi di legno colorati tra di loro. Apprezzano la capacità di accostare i colori e gli accordi plastici, cioè le forme di diverso tipo che vengono accostate le une alle altre. Hanno una leggera tendenza ironica, tant’è che proprio per mostrare la tendenza ironica e negare il passato Duchamp realizza la parodia della Gioconda.
  • L.H.O.O.Q. : riprende l’opera di Leonardo e le mette i baffi e la barba. L’acronimo sta per “lei ha caldo al sedere” se letto in francese. Molti dipinti vengono accostati ai tempi moderni e quindi vengono incollate su tele elementi che appartengono alla vita quotidiana di chi lavora. Il Dadaismo in Germania assunse un carattere politico. Venne fuori, in Germania, come movimento rivoluzionario e violento nel dopoguerra. Alcuni artisti si cominciarono ad opporre al potere militare. Cercano di fondere sempre di più l’arte e la vita. Assemblage (sculture realizzate attraverso l’incollaggio di oggetti di uso comune) e collage prendono piede. Questa realtà viene ad entrare nel mondo dell’arte. Il collage, già introdotto da Picasso e da Braque, trova un certo successo. Il supporto può variare: carte, cartoni, tavole di legno, elementi di uso comune. Il collage viene utilizzato moltissimo dai futuristi, dai dadaisti e dai surrealisti. La tecnica del fotomontaggio irrompe nel mondo dell’Arte. Vengono ritagliate delle

come se fossero appena accaduti. La memoria umana non è quantificabile rispetto al passaggio delle ore che è oggettivo. Pare che questo tipo di opere con elementi che vanno a sciogliersi sia nata in Dalì mentre mangiava un pezzo di formaggio che, per il caldo, si scioglieva tra le mani (era un formaggio molle, il Camembert). Da lì nacque l’idea dell’”ipermollezza” del tempo.

  • GIRAFFA IN FIAMME : Dalì aderisce al Surrealismo in età avanzata, ma rimane fedele per tutta la vita. Definisce la sua arte “paranoico-critica” ed è in grado di creare delle associazioni deliranti, che portano al delirio. In quest’opera Dalì affronta il tema di un fascino che lascia pensare alla morte, un fascino spettrale. Sono riportati due corpi femminili. La pelle, in alcuni punti, sembra venir meno e lascia trasparire lo scheletro. Sono presenti delle protuberanze falliche, riproposizione di falli riportati lungo tutta la spina dorsale, come se dovessero sorreggere i corpi morenti. La donna in primo piano ha una serie di cassetti che si aprono sul suo corpo. È un’opera irrazionale. In secondo piano c’è una giraffa che prende fuoco. Non c’è alcuna associazione tra la giraffa e le donne. Le donne sono ridotte in forma di manichini e per Dalì anche gli animali sono oggetto di trasformazione. Dalì è attratto dalla materia che va in putrefazione. Il corpo femminile pieno di cassetti piace molto a Dalì e lo ripropone nelle sculture.
  • VENERE DI MILO A CASSETTI : bronzo ricoperto in gesso. Dalì riporta pezzi di pelliccia sul ginocchio, sull’ombelico, sui capezzoli, sulla fronte. L’opera non ha un senso. La differenza tra le opere greche che rimangono immortali e il presente è indecifrabile, perché solo la psicanalisi può cercare di dare una spiegazione. Per l’uomo non c’è differenza tra la Venere di Milo reale e questa. La paranoia è una forma di psicosi. Dalì stesso dice così e dice che lo porta a realizzare qualcosa che sembra distaccato dalla realtà. Lui si pone in modo apolitico rispetto a quello che accade: non appoggia né la rivoluzione comunista né il Nazismo, anche se nei suoi quadri si trovano degli elementi cari al Nazismo. L’unica differenza fra lui e un pazzo è che lui non è un pazzo. La differenza fra lui e i surrealisti sta nel fatto che lui è davvero surrealista, mentre i surrealisti no. Dalì non si occupa soltanto di pittura ma crea degli oggetti surrealisti che sono stati poi riprodotti successivamente da ditte di mobili. Realizza delle labbra immense che diventano un divano molto rosso. Crea un telefono-aragosta. Dalì dipinge delle pazzie in modo perfetto. Sono tutte opere di fantasia. In “Tentazioni di Sant’Antonio” c’è un paesaggio angosciante, il santo nudo che richiama la fragilità dell’essere umano che si aggrappa alla fede per difendersi dalla furia che può travolgerlo (gli elefanti sono presenti in quest’opera). Viene colpito da una paralisi e muore poco dopo perché non riesce più a esprimere la sua arte. RENE’ MAGRITTE Artista belga. Dice che il linguaggio che si usa normalmente per descrivere la realtà può essere frainteso perché contiene un fondamento di verità ma è legato a delle convenzioni. Dicendo “pipa” oggi pensiamo all’oggetto pipa, ma lo facciamo perché è una convenzione. Ne “L’uso della parola” mostra proprio questo: distrugge la comprensione e scrive “ceci n’est pas une pipe” per indicare la pipa. Porta avanti l’anticonvenzionalità. Essendo belga veniva dalla tradizione fiamminga, legato alle rappresentazioni fantastiche.
  • L’IMPERO DELLE LUCI : rappresentazione di un paesaggio impossibile: cielo celeste, ma tutto appare immerso nel buio. La rappresentazione è ricca di dettagli, sembra quasi una fotografia. Guardando l’opera ci si chiede come fa tutto ad essere buio. Lui inserisce giorno e notte contemporaneamente. Nella parte alta viene riportato il cielo del giorno, azzurro, chiaro, con la luce e con nuvole bianche; nella parte bassa è rappresentata la notte, come indica il lampione illuminato e le finestre della casa che lasciano trasparire la luce dall’interno. Magritte agisce in questo modo perché vuole far porgere dei quesiti allo spettatore, vuole generare stupore. Questa rappresentazione deve sorprendere lo spettatore, tanto che Magritte definisce questa opera una poesia. In un’opera precedente di Van Gogh c’era già stata questa riproposizione di notte e di giorno insieme, ma non in modo così chiaro. Magritte utilizza una tecnica con una precisione maniacale: tutti i particolari

vengono riportati in modo perfetto, anche l’acqua con il riflesso. Realizza diverse opere con questo nome. In una di queste nella parte scura si vede un cavaliere lugubre che avanza, molti dicono un presagio della sua morte che avverrà a breve. L’atmosfera del dipinto del ‘67 è cupa, misteriosa. PAUL DELVAUX Utilizza la figura femminile nelle sue opere.

  • DONNA ALLO SPECCHIO : donna rappresentata di profilo a mezzo busto che si guarda in uno specchio posto di fronte a lei. Dallo specchio scende un nastro con una decorazione particolare che lascia pensare alla pelle del serpente. Siamo all’interno di una grotta, un ambiente molto scuro. Fuori si vede un ambiente arido, pietroso, sabbioso. Questa rappresentazione sembra una via di mezzo tra il sogno e la realtà. La donna ha uno sguardo indifferente e privo di sensualità. Lo specchio è il simbolo della lussuria, della vanità, ma in questo caso questo significato sembra non essere presente. JOAN MIRO’ Crea opere divertenti. È un artista spagnolo che realizza diverse opere, anche scultoree. Gioca col colore. Le sue immagini sono fantastiche.
  • PAESAGGIO CATALANO (IL CACCIATORE) : tutto è rappresentato in maniera giocosa. Guardando l’opera nessuno penserebbe ad un paesaggio. In basso a destra c’è scritto “Sard”, può essere solo un segno o indicare la sardina alla sua sinistra. C’è un occhio di ragno che tutto guarda, un triangolo che potrebbe rappresentare un occhio e che fuma con la pipa. C’è una scala, ci sono delle rondini, si intravede il mare con una boa e delle bandierine. È tutto simbolico ed immaginario. Una linea divide due zone di colore. Sull’orizzonte dovrebbe esserci un cacciatore. Sono presenti tre bandiere: Spagna, Francia e Catalogna. Il triangolo che fuma la pipa dovrebbe essere il cacciatore stilizzato. All’interno ci sono tanti animali strani. Sono presenti figure geometriche. Il colore è steso in maniera pura con due campiture. C’è un ritorno al disegno dei bambini piccoli: non c’è simmetria, non c’è un centro. Si invita lo spettatore ad immergersi nel colore.
  • IL BELL’UCCELLO RIVELA L’IGNOTO A UNA COPPIA DI INNAMORATI : le opere di Mirò sono sempre giocose. Quest’opera fa parte di una serie di opere chiamate “Costellazioni”. C’è poco colore nero all’interno dell’opera, ma è utilizzato come piccole macchie. Guardando l’opera sembra di trovare tanti piccoli occhi aperti sull’ignoto. All’interno dell’opera c’è una sorta di armonia della composizione che Mirò vuole far rimandare ad una composizione musicale. Le note sono nere e rappresentate su un foglio bianco e rimandano ad uno spartito musicale che può esprimere un suono.