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La Linguistica: Sottocampi, Comunicazione e Segni, Sintesi del corso di Linguistica

La linguistica come scienza che studia le lingue nel mondo, i loro aspetti sincronici e diacronici, e la comunicazione attraverso segni. Esplora la divisione in linguistica generale e storica, la natura di segni naturali e simbolici, e la biplanarità, arbitrarietà, doppia articolazione e trasponibilità del mezzo. Il testo conclude con le proprietà esclusive del segno linguistico.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 16/02/2022

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LINGUISTICA GENERALE
INTRODUZIONE- set di slide 1
“La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in
due sottocampi principali: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come
funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei
rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura […].
Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico-naturali. […] Tutte le lingue storico-
naturali sono espressione di quello che viene chiamato il linguaggio verbale umano”. (Berruto Cerruti)
La linguistica si occupa delle lingue nel mondo, nei loro aspetti sincronici (come si presentano le lingue in
questo momento) e diacronici (come si sono evolute nel tempo).
Ricerca la radice delle lingue, la loro origine, mettendole a paragone fra loro (dimensione comparativa).
Studia le caratteristiche strutturali (es fonetica, …)
Vuole fornire i mezzi per decodificare il significato, il messaggio, anche tramite il tono, l’espressione, il
linguaggio del corpo e fattori culturali.
Questi atteggiamenti possono essere:
Connaturati: involontari, come quando si arrossisce
Inculturati: dettati dalla cultura di appartenenza, come la distanza sociale opportuna da mantenere
Le lingue storico naturali sono tutte le lingue parlate al mondo (non solo quelle scritte)
→ Naturali perché la scrittura è artificiale
E il dialetto?
Il dialetto è una variante di una lingua con differenze strutturali minime, in continuo cambiamento (perché
sono solo in forma orale), relegate in un’area geografica ridotta.
→ non c’è differenza dal punto di vista linguistico e strutturale fra lingua e dialetto
→ lingua e dialetto si distinguono per fattori sociolinguistici e storico-culturali, è per motivazioni storiche,
politiche ed economiche che quella parlata nel centro viene chiamata lingua e quella parlata nei paesini
dialetto.
A= francese
B= italiano
C= tedesco
Ab, ba, bc, cb= lingue di frontiera
A1, a2, b1, b2, c1, c2= dialetti
Nel caso delle lingue di frontiera, per
esempio ab, ha ereditato da A (francese) la
struttura, ovvero la morfologia e lo
scheletro grammaticale (es. la costruzione
della frase) e da B (italiano) le parti più superficiali (es. lessico).
Invece, A, A1 e A2 condividono la stessa struttura grammaticale, ma il lessico è sviluppato in modo
differente. Mentre la comunicazione fra A e A1 e fra A e A2 è semplice, non si può dire lo stesso della
comunicazione fra A1 e A2.
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LINGUISTICA GENERALE

INTRODUZIONE- set di slide 1 “La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali : la linguistica generale , che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica , che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura […]. Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico-naturali. […] Tutte le lingue storico- naturali sono espressione di quello che viene chiamato il linguaggio verbale umano ”. (Berruto Cerruti) La linguistica si occupa delle lingue nel mondo, nei loro aspetti sincronici (come si presentano le lingue in questo momento) e diacronici (come si sono evolute nel tempo). Ricerca la radice delle lingue, la loro origine, mettendole a paragone fra loro (dimensione comparativa). Studia le caratteristiche strutturali (es fonetica, …) Vuole fornire i mezzi per decodificare il significato, il messaggio, anche tramite il tono, l’espressione, il linguaggio del corpo e fattori culturali. Questi atteggiamenti possono essere:  Connaturati: involontari, come quando si arrossisce  Inculturati: dettati dalla cultura di appartenenza, come la distanza sociale opportuna da mantenere Le lingue storico naturali sono tutte le lingue parlate al mondo (non solo quelle scritte) → Naturali perché la scrittura è artificiale E il dialetto? Il dialetto è una variante di una lingua con differenze strutturali minime, in continuo cambiamento (perché sono solo in forma orale), relegate in un’area geografica ridotta. → non c’è differenza dal punto di vista linguistico e strutturale fra lingua e dialetto → lingua e dialetto si distinguono per fattori sociolinguistici e storico-culturali , è per motivazioni storiche, politiche ed economiche che quella parlata nel centro viene chiamata lingua e quella parlata nei paesini dialetto. A= francese B= italiano C= tedesco Ab, ba, bc, cb= lingue di frontiera A1, a2, b1, b2, c1, c2= dialetti Nel caso delle lingue di frontiera, per esempio ab, ha ereditato da A (francese) la struttura, ovvero la morfologia e lo scheletro grammaticale (es. la costruzione della frase) e da B (italiano) le parti più superficiali (es. lessico). Invece, A, A1 e A2 condividono la stessa struttura grammaticale, ma il lessico è sviluppato in modo differente. Mentre la comunicazione fra A e A1 e fra A e A2 è semplice, non si può dire lo stesso della comunicazione fra A1 e A2.

Cos’è la comunicazione? È una forma di interazione fra almeno due individui che può essere anche non verbale (es gestualità) La comunicazione (< lat. communicare - communis “mettere in comune”) è basata sul passaggio di informazioni, intenzionale o meno, da un emittente ad un ricevente Esistono tre categorie di comunicazione:

  1. comunicazione in senso stretto (emittente e ricevente intenzionali): sono presenti all’atto comunicativo, non necessariamente fisicamente, basta che la comunicazione sia intenzionale (es. lettera)
  2. passaggio di informazione (emittente non intenzionale, ricevente interpretante): non vuole raggiungere nessuno in particolare, ma viene interpretato correttamente (es. pubblicità→ c’è un messaggio ben preciso da comunicare, ma il ricevente non é una persona specifica)
  3. formulazione di inferenze (nessun emittente e interpretante al posto del ricevente): procedimento psicologico che fa leggere messaggi nel contesto (es. nuvole scure→ prendo l’ombrello) La comunicazione avviene dunque attraverso segni, ovvero cose che stanno per altre cose. I segni possono essere organizzati su una scala di valore in base alla loro motivazione che va da + naturale a
  • convenzionale :  Indici o sintomi : rapporto causa-effetto; naturali, non intenzionali nuvole scure→ sta per piovere  Segnali : motivati naturalmente e intenzionali Comunicazione animale (la danza delle api), l’abbassare lo sguardo  Icone : motivate analogicamente e intenzionali basate su similarità di forma riproduzioni, mappe, fotografie, quadri  Simboli : motivati culturalmente e intenzionali (Dan Sperber: il Simbolo ha significato?) Abito nero = lutto; la paletta rossa dell’agente del traffico = fermarsi  Segni (in inglese spesso symbols): non motivati e intenzionali il segno linguistico, i gesti della lingua dei segni Il codice è l’insieme di corrispondenze, fissate per convenzione, tra l’insieme manifestante (qc) e l’insieme manifestato (qc altro). → la lingua è un codice

 Gli ideofoni : Berruto: “sono espressioni imitative o interiezioni (zac, bum, …), ma non sono vere e proprie parole” sono simili a delle fotografie sonore → la teoria di Berruto è applicabile solamente alle lingue occidentali, infatti in Africa e nel Sud-Est Asiatico gli ideofoni vengono utilizzati come rafforzativi, quindi per rendere più intenso il significato espresso da un aggettivo o da un verbo qualificativo.  L’ iconismo nella morfologia : secondo il “principio di iconismo” la lingua riproduce con i suoi mezzi propri la realtà. es. formazione del plurale con aggiunta di materiale fonico kind→ kinder o child→children ma non è così in italiano dove c’è la sostituzione di desinenza bambino→ bambini

  1. DOPPIA ARTICOLAZIONE : è una proprietà del significante e dei segni linguistici (=parole) che prevede la sua articolazione su due livelli ovvero:  Morfemi : sono le unità minime di prima articolazione. Sono unità minime di significato che vengono utilizzate per formare altri segni. Sono esse stesse dei segni perché associano un significante ad un significato. gatto→ gatt+o gattino→ gatt+in+o sgattare→ s+gatt+are  Fonemi : sono le unità minime di seconda articolazione. I morfemi possono essere ulteriormente scomposti dal punto di vista del suono, queste unità più piccole non sono portatrici di significato autonomo, quindi i fonemi non sono segni. Gatto→ g+a+t:+o Gattino→ g+a+t:+i+n+o Sgattare→ s+g+a+t:+a+r+e In alcuni casi morfemi e fonemi possono coincidere (es. “o” in gatto), ma in ogni caso analizzano la stessa cosa da due punti di vista ben diversi. La doppia articolazione permette alla lingua di essere: → economica: con un numero limitato di fonemi si può creare un numero grandissimo di unità dotate di significato → combinatoria: combinando unità minori si creano i segni
  2. TRASPONIBILITÀ DEL MEZZO : il significante dei segni linguistici, ovvero il messaggio, può essere trasmesso attraverso il canale fonico-acustico (parlato) sia attraverso il canale visivo grafico (scrittura). Il canale fonico-acustico è il canale primario (fonicità):  Antropologicamente: tutte le lingue che hanno una forma scritta sono (o sono state) anche parlate, ma non tutte quelle parlate sono anche scritte.  Ontogeneticamente: ogni individuo impara prima a parlare e in un secondo tempo e tramite addestramento a scrivere (non tutti imparano a scrivere).  Filologicamente: la scrittura si è sviluppata storicamente molto dopo della lingua parlata. → 3500 aC scrittura cuneiforme sumera
  3. LINEARITÀ : il significante (messaggio) si realizza tramite una produzione di segni (parole) che si sviluppa in modo lineare nel tempo (parlato) e nello spazio (scritto). Non è possibile decodificare il segno se non dopo che tutti gli elementi che costituiscono il messaggio sono stati attualizzati.

Esistono invece dei segni che sono “globali”, ovvero vengono percepiti come un tutto simultaneamente (come, ad esempio, i cartelli stradali). La linearità implica anche la monodimensionalità del segno, ovvero il significante si sviluppa in un verso solo. es. Carlo chiama Maria ≠ Maria chiama Carlo

  1. DISCRETEZZA : la differenza fra le unità della lingua è assoluta e non relativa o quantitativa, c’è un confine ben definito fra un elemento e l’altro. Le parole sono distinte: → bollo e pollo sono diverse, hanno significati diversi pur avendo “ollo” in comune Nella lingua non possiamo intensificare il significante per intensificare il significato: → GAATTOOO non è “più gatto” di gatto
  2. ONNIPOTENZA SEMANTICA / POLI(PLURI)FUNZIONALITÀ : ogni messaggio, ogni contenuto veicolato attraverso qualsiasi altro codice può essere traducibile in una lingua umana→ con la lingua si può parlare di tutto (non sempre vero*) →plurifunzionalità (o pluripotenza): la lingua permette di adempiere a molte funzioni diverse, fra le quali:  Esprimere il pensiero (dare una forma esterna a contenuti mentali)  Trasmettere informazioni  Instaurare, mantenere, rompere attività e rapporti sociali  Manifestare emozioni e stati d’animo  Risolvere problemi  Creare mondi possibili (es. cambio letterario), mentire, sognare, … Non tutti i contenuti veicolabili attraverso il linguaggio verbale umano possono essere tradotti in un codice diverso (es. sfumature emotive non sempre esprimibili con la scrittura). *vale solo nelle comunità di parlanti addestrate ad utilizzare in maniera molto articolata e artificiosa la sia lingua (scuola, educazione formale), ma nelle lingue naturali non sempre si passa attraverso la verbalizzazione → es. sono una sarta ed insegno mostrando ciò che faccio, senza spiegare a parole SCUOLA STRUTTURALISTA DI PRAGA del 1926 In questo periodo si comincia a ragionare sulla lingua come strumento per la comunicazione, individuando le sue funzioni specifiche. Viene quindi sorpassata la visione diacronica della lingua che ricercava la mitica “lingua delle origini” ovvero la prima lingua parlata, ma con l’esposizione universale di Parigi del 1906, la quale ha portato oggetti dall’Asia e dall’Africa in esposizione in Europa, nasce la curiosità di scoprire queste società così diverse. Da qui i linguisti smisero di studiare solamente la struttura della lingua e si concentrarono sullo studio della sua funzione sociale. Il linguista Roman Jakobson, facente parte della scuola strutturalista di Praga (anche nota come “circolo linguistico di Praga”), si concentrò sullo studio della teoria della comunicazione linguistica individuando le sei funzioni comunicative che si associano alla dimensione dei processi comunicativi. Creò un modello di classificazione ancora oggi molto utilizzato. Le sei funzioni, o meglio classi di funzioni, individuate da Jakobson sono:  Emotiva (o espressiva): esprimere le sensazioni dell’emittente es. “Oggi sono proprio stanco…”  Conativa: incentrato sul ricevente e sul suscitare in lui un’azione es. “Mi passi il sale, per favore?”  Poetica: incentrata sul dare una forma bella e piacevole al messaggio, creare mondi e arte

 Dipendenze es. Il cane nero di Mauro  Le incassature es. Luca, che è furbo, non si fa vedere  La ricorsività→ conferisce complessità interna  Il tipo di legame espresso tramite congiunzioni  Discontinuità nella strutturazione del messaggio es. separazione del verbo separabile in neerlandese: due particelle unite dal punto di vista strutturale vengono divise.

  1. EQUIVOCITÀ : la lingua è un codice che pone corrispondenze plurivoche fra significanti e significati e viceversa. Quindi lo stesso significante, rappresentato con lo stesso segno, può avere diversi significati e, di conseguenza diversi referenti nel contesto dato in base all’intenzione del parlante. Quali sono le proprietà della lingua esclusive del segno linguistico?  Biplanarità  Arbitrarietà  Doppia articolazione  Trasponibilità di mezzo  Linearità  Discretezza  Onnipotenza semantica  Riflessività  Produttività  Ricorsività (di strutture gerarchiche)  Distanziamento e libertà da stimoli  Trasmissibilità culturale  Complessità sintattica  Equivocità