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riassunto Processi di interazione di Luca Toschi
Tipologia: Sintesi del corso
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L’analisi dell’azione sociale in termini di rete ha radici inaspettatamente profonde, nasce già negli anni ’20 e ’30 del Novecento con Moreno. Moreno afferma che i gruppi costituiscano l’atomo funzionale delle dinamiche sociali e che intersecandosi con loro formino strutture sociali sempre più complesse. E’ considerato uno dei fondatori della microsociologia, ritenendo la sociometria , lo psicodramma e la psicologia di gruppo le tre fasi di lavoro di analisi e di trasformazione del comportamento nei gruppi, uno studio matematico delle caratteristiche psicologiche delle genti che getta le basi del paradigma strutturale nelle scienze sociali. Tra le figure di primo piano della moderna SNA vi è stato Freeman , il quale ha fornito un resoconto storico dell’importanza del paradigma strutturale come fondamento teorico dell’analisi delle reti sociali: la “struttura” ha connotazioni che oscillano dal livello micro a quello macro, nelle scienze umane prende in esame i legami tra gli individui con lo scopo di rilevarne le interazioni. Anche White ebbe un ruolo importante, teorizzando l’epistemologia delle reti categoriali. Barabasi fu il primo a realizzare la mappatura completa del World Wide Web. Buchanan ha realizzato modelli matematici e geometrici che spiegano il funzionamento della nostra società secondo la stessa struttura nascosta condivisa da tutti i network, nonché affermare che tutti i sistemi si organizzano secondo Nexus , un modello reticolare (nesso tra comportamento umano e leggi della fisica, teoria dell’ atomo sociale ). Simmel già nei primi anni del Novecento poneva le relazioni tra individui come oggetto proprio della sociologia, sviluppando il concetto di cerchie sociali intersecanti e dii azione reciproca , che trova dominio nella microsociologia. Durante il XX secolo l’impianto concettuale della tradizione positivista, organicista e funzionalista radicati in molti contesi culturali si andò rinnovando, l’analisi di rete aveva posto al centro gli elementi dinamici e “processuali” dei rapporti stabiliti dagli individui. Negli anni ’70 la SNA venne accolta con maggiore favore anche in Europa, grazie anche al ricorso a sempre più sofisticati modelli statistici e matematici. Si cominciò a creare una disciplina specialistica intorno ai fondamenti del movimento sociometrico di Moreno. Donati con la sua teoria relazionale della società afferma che tanto più la complessità aumenta il deficit di autoriflessione e orientamento della società stessa, tanto più l’approccio relazionale in sociologia dovrà essere in grado di comprendere i rischi e le sfide aperte nelle società contemporanee.
Nel XXI secolo si è davanti a una società liquida nel cui interno si tessono legami e connessioni, che danno luoghi a spazi sociali e che assumono la configurazione di reti, spesso essendo la chiave di volta dell’identità degli uomini. Questo esprime il bisogno di categorie interpretative inedite che trovano sintesi nella sociologia relazionale e nell’analisi strutturale. I fattori che hanno fatto crescere negli ultimi vent’anni l’analisi della rete sono il superamento della debole congiunzione tra teoria e ricerca, e lo sviluppo di software sempre più raffinati e di facile utilizzo. Nel corso degli anni l’analisi di rete ha trovato applicazione in campi profondamente differenti da quelli previsti originariamente, ma alcune tematiche sono sempre ricorrenti soprattutto in sociologia e in psicologia sociale: Reti territoriali e di comunità Questo tipo di studi ha origine con la Scuola di Chicago , negli anni ’20 e ’30 negli USA, si basa sull’analisi dei processi di urbanizzazione che darà vita alla sociologia urbana: -‐ cosa fanno per noi le nuove comunità, reali e/o virtuali -‐ sotto quali aspetti modellano le nostre identità, individuali e sociali -‐ cosa succede quando si disgregano -‐ come si mobilitano in vista dell’azione collettiva e dei movimenti sociali -‐ come favoriscono e sostengono la creatività e l’innovazione sociale, ma anche il conformismo dei singoli gruppi -‐ in cosa differiscono dalle comunità di tipo tradizionale Reti di servizi socio-‐sanitari Assistenza a soggetti esposti a particolari situazioni di bisogno attuando relazioni che permettono interventi efficaci. Tuttavia scarsamente si fa ricorso a questo studio. Reti di organizzazioni specifiche Connesso ai progetti di gestione del cambiamento nelle strutture produttive e ammnistrative, nonché alla gestione manageriale delle risorse umane e dei processi lavorativi. Il lavoro “veramente” svolto (informale) però non riesce a raggiungere completamente la pienezza dell’organizzazione formale. Si parla di Organizational Network Analysis , che comprende il funzionamento dei flussi relazionali a livello inter-‐organizzativo e intra-‐organizzativo. Reti personali La Personal Network Analysis , o anche Egonetwork , approfondisce lo studio delle relazioni personali, in cui la struttura sociale entra direttamente in contatto con la sfera soggettiva e i comportamenti privati, sviluppando l’azione del singolo attore. Si collega allo studio dei social network virtuali. Reti criminali Acquisire conoscenza e individuare classi di equivalenza di relazioni esistenti. Studia sia le reti criminali territoriali che le reti criminali informatiche. Reti di comunicazione e social media Deriva dall’impatto della diffusione della comunicazione mobile/digitale e dei social netowrk, argomenti dibattuti nelle scienze umane e sociali ma anche da formati giornalistici. Rainie e Wellman parlano di un nuovo sistema sociale operativo che chiamano Networked Individualism. La dimensione “reticolare” della vita quotidiana impone una decostruzione etica delle forme tradizionali di associazione. Campbell parla di Network Privatism , sostenendo che ‘enfasi sulla dimensione privatistica della connettività potrebbe danneggiare il coinvolgimento generale del soggetto nella comunicazione.
Rituali relazionali e comunicazione Secondo Goffman l’interazione “faccia a faccia” si basa su una serie di rituali che regolano e rendono possibili gli incontri tra gli individui. Strategie comunicative e cultura negoziale Sviluppo di strategie e tattiche mirate al raggiungimento di un accordo accettabile per tutti gli interlocutori. La qualità della comunicazione è intimamente legata al tipo di rapporto socioculturale e alla qualità delle relazioni interpersonali. Etnometodologia Conferire un senso condiviso alle situazioni di interazione. Garfinkel formalizza questo approccio di ricerca tra gli anni ’50 e ’60, anche se in Europa rimane poco conosciuta. Presenta il concetto di indicalità , ovvero l’inevitabile legame tra le azioni e le espressioni linguistiche che usiamo quotidianamente e il contesto in cui vengono prodotte e utilizzate affinché possano essere comprensibili e significative per tutti gli attori coinvolti. L’ esperimento di rottura si basa sulla violazione volontaria delle convenzioni sociali che vigilano sulla pacifica riuscita degli scambi in ogni situazione della vita quotidiana, mostrando come si provi timore e imbarazzo davanti a azioni sociali impreviste (out of script). L’analisi della conversazione L’interazione tra parlanti si organizza in modi specifici, formalizzati. L’origine della conversation analysis risale a Sacks negli anni ’60, che esamina i fenomeni comunicativi nel fluire di una conversazione reale, con un approccio empirico/induttivo. Simmel sosteneva che la conversazione è l’elemento fondamentale della sociabilità. Mentre la ricerca quantitativa su un profilo globale è top-‐down, quella sulla conversazione è qualitativa, bottom-‐up, orientata a fornire un resoconto delle strutture organizzative locali dell’interazione. Mead afferma che il linguaggio è sempre considerato all’interno del contesto sociale.
l’IPM ha come tema centrale le esperienze, percezioni e azioni che avvengono quando due individui sono impregnata in un incontro significativo, la sua impostazione avvenne nel 1966 a Londra. E’ compresa in tre elementi: -‐ la piena consapevolezza della complessità dell’esperienza umana -‐ la dimostrazione che l’analisi quantitativa non ha bisogno di essere limitata agli aspetti insignificanti e artificialmente isolati dei fenomeni psicologici -‐ la presentazione di un metodo originale riferito alle teorie sull’interazione e l’interesperienza nelle diadi Prende in considerazione i processi di natura neurofisiologica e psicologica che presiedono la dinamica comunicativa interpersonale, più facilmente analizzabile nel rapporto diadico, ma può essere applicata ovunque. Si investiga la spirale di percezioni interpersonali che definiscono il modo in cui un atteggiamento individuale è sperimentato dall’interlocutore, fino al raggiungimento di una consapevolezza reciproca. I due assiomi teorici su cui si basa dicono che: -‐ il comportamento è una funzione dell’esperienza -‐ sia l’esperienza che il comportamento sono sempre in relazione a qualcuno o a qualcosa altro da sé.
Attraverso il mio comportamento io posso agire su tre aree dell’altro: -‐ sulla sua esperienza di me -‐ sulla sua esperienza di se stesso -‐ sul suo comportamento Non posso agire direttamente sull’altro come persona, ma posso agire sulla mia propria esperienza di lui. Questa visione deriva dalla spinta individualistica e cognitivista che arriva con l’insofferenza verso il dominio del totalitarismo, tra gli anni ’60 e ’70. La tecnica IPM utilizza 60 problemi che interessano la diade comunicativa e, per ciascuno di essi, bisogna rispondere a 12 domande. I problemi sono raggruppabili in 6 categorie: -‐ interdipendenza e autonomia -‐ affettuosa premura e appoggio -‐ discredito e delusione -‐ dispute: attacco/fuga -‐ contraddizione e confusione -‐ estremo diniego di autonomia La compilazione del questionario mostra la comprensione/incomprensione rispetto alla situazione comune. Scheff ha creato un modello da adoperare nello studio del consenso di gruppo, che individuava le situazioni di consenso (maggioranza è d’accordo e comprende che c’è accordo) , ignoranza pluralistica (maggioranza è d’accordo ma ritiene che ci sia disaccordo), non-‐norma consapevole (maggioranza è in disaccordo e comprende che c’è disaccordo) e falso consenso (maggioranza in disaccordo e ritiene che ci sia accordo). Questo approccio è difficile da utilizzare per la complessità delle situazioni sociali nella realtà.
La Teoria dei Rituali d’Interazione Una rivisitazione dell’approccio riguardo l’interazione faccia a faccia goffmaniano (di cui viene fatta una radicalizzazione microsociologica) proposta da Collins , dove si attua una lettura dei modelli sociali postmoderni guidata da un modello teorico come vero e proprio strumento di spiegazione. -‐ nelle situazioni sociali si sviluppano specifici rituali di interazione, dove gli individui si adeguano alle regole di comportamento definite dalla cornice (frame) e dal copione condiviso dai membri interagenti (equipe) -‐ il rituale produce oggetti che conferiscono senso all’interazione e alle aspettative reciproche -‐ l’interazione si sviluppa in direzione di un comune focus di attenzione generando un crescendo emozionale che si solidifica in significati culturali condivisi -‐ la successione delle interazioni rituali costituisce la fonte principale di ordine sociale. La teoria delle scelte individuali che nasce dalla rete delle relazioni sociali evince come il soggetto subisca notevoli forme di controllo riguardo le preferenze espressive. Nonostante Collins consideri centrale la situazione dell’incontro interpersonale, secondo alcuni non darebbe conto dell’organizzazione sociale e degli aspetti sistemici più generali. Di fatto la TRI deve essere ancora messa alla prova dai dati, causa le lacune negli strumenti empirici a disposizione dei sociologi.
La società contemporanea ha trasformato i confini spaziali e temporali dell’interazione, intersoggettività e comunicazione ma ha lasciato invariati gli interrogativi di fondo come quello della conoscenza e della costruzione di senso nella realtà quotidiana, portato in discussione negli anni ’60 e ’70. Berger e Luckmann ne parlano in “The Social Construction of Reality”. La realtà è una costituzione sociale che parte dal rapporto dialettico tra attività umana e istituzioni, che però l’uomo comune considera come un dato manifesto che gli preesiste e utilizza per le attività ordinarie di tutti i giorni sulla base di schemi comportamentali relativamente stabili. La struttura sociale è considerata come un elemento essenziale della realtà della vita quotidiana. Nasce però il problema della deistituzionalizzazione basta sul mutamento e la costruzione/legittimazione di nuove strutture relazionali, soprattutto nelle generazioni future a causa delle contraddizioni dell’era contemporanea: -‐ seguendo l’interpretazione del “mondo-‐già-‐dato” di Berger e Luckmann bisognerebbe limitare la portata macrostrutturale e avvicinarsi all’esperienza dell’interazionismo di Blumer; -‐ il sé non è solo una sostanza preesistente alla relazione, ma diventa tale solamente nella mediazione che un soggetto esercita per l’altro; -‐ l’approccio di rete che dovrebbe basarsi su condizioni situazionali oggettivamente rilevabili cade nella scelta individuale quando ci si trova a varie opzioni che la rete propone. Nella società contemporanea le persone cercano continuamente di legittimare versioni accettabili del sé, ma questo è stato complicato dalla diffusione delle nuove forme di comunicazione, con la loro dimensione immateriale di spazio comunicativo. L’interazione interpersonale si riproduce oggi in segmenti spazio-‐temporali lontani e indefiniti, in cui compaiono strutture sociali finora inimmaginabili, sintetizzate dalla formula prossimità a distanza. Il processo di disaggregazione della compresenza fisica costituisce la condizione ontologica della relazionalità postmoderna.
à Gli approcci psicologici di maggiore impatto sociologico considerano i nuovi media e le nuove forme di interazione come fattori di affiancamento, e non di sostituzione, ai modelli tradizionali. Tra i numerosi modelli descrittivi della comunicazione interpersonale se ne ricordano alcuni che si focalizzano sul concetto di “rete relazionale” e le sue trasformazioni digitali ( rete digitale ): Società delle reti di Castells Parla di un nuovo paradigma della tecnologia dell’informazione in cui l’interconnessione e la digitalizzazione sono fattoi destinati a diffondersi universalmente e a sviluppare una nuova forma i socialità in rete (partendo dal presupposto che la rete costituisce la società contemporanea). Con l’effetto della mass-‐self communication si indeboliscono i luoghi privati tradizionali a vantaggio di nuovi scenari prodotti dalla comunicazione mediata. Critica generale alle forme di disuguaglianza e di esclusione. Network Society di van Dijk Formula sette leggi del web : -‐ network articulation : le strutture di relazione si impongono sull’indipendenza delle unità che le compongono, nono bi-‐direzionali ma è possibile l’azione singola; -‐ network externality : le reti si espandono rapidamente creando la necessità di intermediari -‐ small worlds : le reti aumentano la connessione tra persone e organizzazioni -‐ limits to attention on the web : fenomeni di concentrazione/frammentazione di potere -‐ the power law : i nodi più popolari dei motori di ricerca diventeranno ancora più popolari (Googlearchy) -‐ new media as trend amplifiers : le reti hanno una portata “evolutiva” piuttosto che rivoluzionaria, non mutano le basi strutturali ma le intensificano e rafforzano. Analizza la Network Society con neutralità e distacco. Criticata l’etichetta di “nativi digitali”: ti servono comunque delle capacità che devi acquisire. Individualismo reticolare di Wellman Sostiene che la rete non può essere più separata dalla ita degli individui e che il divario tra realtà e virtualità va sempre più assottigliandosi, ristrutturando i processi di socializzazione. Il network individualism afferma che gli individui possono scegliere liberamente a quali reti digitali appartenere, senza che questo comprometta i rapporti creati nella vita reale; rappresentazione dinamica di ciò lo sono gli ego-‐centered networks in cui l’attore sociale costruisce intorno a sé una rete più o meno ampia di legami più o meno forti. Sostiene l’inevitabilità e irreversibilità della sovrapposizione tra realtà digitale e vita quotidiana Nella sociologia dei nuovi media il tema del rapporto tra identità e relazionalità comprende una lunga serie di fenomeni eterogenei che però sono accomunati dalla matrice dell’intersoggettività. Tra i temi trattati dalla letteratura specialistica ve ne sono alcuni che mettono in rilievo il rapporto tra individuazione, nuove forme di comunicazione e relazioni interpersonali: Classificazione ed evoluzione dei social media O’Reilly conia il termine Web 2.0 come “Web partecipativo” dove a sempre più utenti è consentito lo sviluppo di forme di aggregazione secondo modalità mai sperimentate prima. I blog, ovvero luoghi di narrazione dei vissuti personali, sono quelle piattaforme che riscuotono maggior successo.
Dunbar , studiando 38 specie di primati non umani, è arrivato alla conclusione che il valore identificativo delle dimensioni del gruppo è proporzionale al volume neocorticale medio della singola specie. La dimensione media dei gruppi umani estesi con forte propensione è 150 (il numero deve permettere la vicinanza e il contatto effettivo). Alcuni studiosi ritengono che non regole più restrittive per mantenere un gruppo stabile e coeso questo numero potrebbe anche aumentare. Questo dato è servito nello studio delle relazioni intrattenute nei social network, chiedendosi se queste producessero effettive conseguenze esperienziali nella concretezza della vita quotidiana. Le interazione online non si possono considerare relazioni sociali stabili, perché non stimolano risposte biologiche assimilabili a quelle reali. Uno studio del 2010 sugli utenti di Facebook ha dimostrato che non ci sono differenze tra interazione online e interazioni offline da un punto di vista numerico (i “veri” amici sono sempre 150). Marlow scoprì che mediamente il numero medio di “amici” presenti nelle reti personali degli utenti è 120 , che le reti delle femmine sono mediamente poco più ampie di quelle dei maschi e, soprattutto, il numero di persone con le quali gli utenti interagivano frequentemente era stabile e piuttosto contenuto. Rainie sostiene che la maggior parte delle persone che usano regolarmente i social network, cerca di offrire la più efficace e seduttiva presentazione della propria persona al più grande numero possibile di osservatori, ma in fin dei conti interagisce realmente con le stesse piccole cerchie sociali di sempre. Marsden scopre che gli utenti dei social tendono ad affrontare questioni importanti e relazioni intime con un piccolo numero di soggetti, costantemente in ribasso; ad aumentare è il numero dei contatti casuali, che le persone intrattengono più passivamente. Un innegabile beneficio apportato da Internet (e in genere della comunicazione telematica) alla teoria e alla ricerca nelle discipline socio-‐psicologiche è nell’aver fornito la chiave di lettura dell’interazione opposta a quella face-‐to-‐face tipica dei paradigmi tradizionali.
All’idea che la relazione interpersonale costituisca la base fondamentale dell’analisi sociologica segue, con il profondo cambiamento nelle dinamiche dell’interazione, una ristrutturazione del costrutto “di gruppo” Vi sono tre modelli teorici che rendono sufficientemente conto dello sviluppo storico dell’interazione virtuale: Reduced social cues Nato negli anni ’80, vuole garantire buoni risultati nei contesi organizzativi attraverso l’uso delle nuove tecnologie comunicative, che però non permettevano una interazione soddisfacente a causa della povertà di feedback, dovuta alla riduzione di segnali non verbali e paralinguisitici.
Social information processing Sviluppato da Walther nel 1992, considera qualunque mezzo di comunicazione causa di una riduzione dell’incertezza e di affinità nei confronti degli altri; di conseguenza, gli utenti di comunicazione mediata dal computer adattano le loro strategie comunicative alle possibilità offerte dal mezzo. Social identity model of de-‐individuation Proposto da Spears e Lea , per cui nel processo di interazione: quando gli attori agiscono come singoli individui acquisisce rilevanza la loro identità individuale; quando viene enfatizzata la loro identità sociale questi fanno attenzione alle norme del gruppo di riferimento. In una condizione di anonimato visivo avviene la de-‐individuazione: un incremento della salienza dell’identità sociale a discapito di quella personale. Gli ambiti di ricerca sull’interazione virtuale dovrebbero essere armonizzati alla ricerca sull’interazione nei contesti di compresenza. La rete svolge un ruolo importante anche nella prassi quotidiana delle relazioni pubbliche e private, oltre che nella produzione culturale e scientifica; definisce mondi vitali che sempre più difficilmente attribuiscono al singolo soggetto una posizi0ne dominante e una libertà incondizionata nei comportamenti. Vanno fatte delle considerazioni sul rapporto tra identità individuale e globalizzazione, tipico dell’ultima postmodernità. Sono stati prodotti effetti sul piano economico, politico, sulla nostra esistenza sociale in termini relazionali interpersonali e definizione delle appartenenze. Il tema della rappresentazione del sé tra realtà e virtualità è tipico degli studi sull’interazione e sulla comunicazione in Internet. Due sarebbero le motivazione che permetterebbero che il sé reale si esprimi più facilmente su internet rispetto alle relazioni faccia a faccia: -‐ la relativa anonimità -‐ l’assenza di barriere espressive ed emozionali Goffman e Jung teorizzano una dialettica tra sé pubblico e privato. Jung crede che l’individualità risieda nel sé inconscio, opposto all’ego conscio; Goffman crede cha l’opposizione sia tra il retroscena dell’azione sociale, e il copione della ribalta scenica. Entrambi sostengono l’idea che l’uomo sia dotato di libero arbitrio, e che sceglie se fare un uso consapevole della tecnologia o se lasciarsi travolgere da essa. Nella postmodernità l’azione individuale assume connotati contraddittori: è attratta da orizzonti narcisistici ma allo stesso tempo è obbligata a confrontarsi con processi sociali di globalizzazione spesso disorientanti. Il prodotto di questa dialettica è la tendenza all’autoesaltazione individuale, che trova esiti prevedibili nell’uso e abuso della virtualità. L’atmosfera del nuovo individualismo sarebbe cambiata in tre modi cruciali: -‐ a causa dell’indebolimento degli stili di vita tradizionali, si è allargato il ventaglio di scelte individuali -‐ l’individualismo è legato all’affermazione di mondi privatizzati, che spingono a escludere dalla propria vita emotiva gli altri e il mondo esterno -‐ la cultura ha avvicinato i ricchi e i poveri solo virtualmente, rendendo chiara la comprensione di come vivano le classi agiate
Il venire meno dei vincoli spaziali e temporali ha permesso di ridefinire e ibridare i bisogni tradizionali; i social network diventati allo stesso tempo: strumento di supporto alla rete sociale, strumento di analisi dell’identità sociale degli altri, strumento di espressione della propria identità sociale. Il Web 2.0 indica gli spazi di internet in cui l’utente ha assunto un protagonismo e una partecipazione che lo porta a contribuire attivamente allo sviluppo della rete, anche attraverso la generazione dei propri contenuti e di interi canali di distribuzione. La gestione dei contenuti si deve confrontare con le abilità relazionali degli utenti nel proporsi come attori di uno scenario interattivo in cui, se diminuisce la capacità tecnica necessaria, aumentano: -‐ l’investimento intellettuale personale -‐ il coinvolgimento emotivo -‐ la capacità di imparare relazionandosi con l’altro Prensky ha coniato i termini nativo , immigrato e tardivo digitale , creando polemiche sul fatto che in realtà gli “immigrati” hanno creato l’universo digitale, e che i nativi non hanno sufficienti nozioni di informatica. Prensky intravede una soluzione nel raggiungimento della saggezza digitale. Molti accusano che la presenza di così tanti dispositivi e sistemi di comunicazione rischia di favorire una naturalizzazione sterile degli ambienti tecnologizzati e un intreccio patologico tra reale e virtuale, identità personale, sociale e rappresentazioni sullo schermo. I nativi digitali hanno sperimentato dai primi anni di vita una cultura comunicativa e interattiva digitale che ha sovvertito molte caratteristiche tradizionali del linguaggio scritto e parlato. La comunicazione verbale sta integrando neologismi derivanti dagli adattamenti alle nuove piattaforme comunicative. Come nella vita reale, anche nel web vi è una correlazione diretta tra aumento della distanza sociale e astrazione della comunicazione, mentre ad una maggiore prossimità il linguaggio diventa più concreto (professionale/affettivo). Oltre sei milioni di italiani tra i 13 e i 24 sono utenti di Facebook; di questi, un terzo trascorre almeno un’ora al giorno in contatto con amici reali o virtuali. L’Italia è leader in Europa per il numero di smartphone tra i giovani: lo hanno l’80% tra i 19-‐24 anni; ma la tecnologia è sempre più presente anche nell’esperienza quotidiana degli infanti. La categoria di “nativo digitale” dovrebbe essere propria di ogni persona in grado di utilizzare correttamente gli strumenti informatici, disposta a dedicare del tempo all’interazione quotidiana con i nuovi media; i cambiamenti prodotti dalla tecnologia non possono essere circoscritti alla sola dimensione generazionale.
Il comportamento deviante e antisociale continuo ad essere un problema molo diffuso, circa il 20% della popolazione ne resta vittima. La sua risoluzione richiede competenze molto diversificate, che partono però da una comune definizione di comportamento antisociale: caratterizzato dal violare i diritti di sicurezza degli altri. Il concetto di devianza non implica quello di criminalità , un’azione non aderente ai codici e ai comportamenti sociali non produce automaticamente conseguenze criminose. Sarebbe meglio adottare il concetto di non conformità. Bisogna attuare un riconoscimento dei fattori e dei processi di rischio. Le variabili macrosociali hanno un impatto giornaliero sulle relazioni sociali (micro); questo rende le esperienze sociali negative spesso non il risultato di una scelta, ma delle realtà costruite socialmente e imposte all’individuo. Del termine antisocialità fa parte anche la connotazione narcisistica dell’azione: anteporre i propri interessi a quelli degli altri membri della comunità, superando i limiti imposti dalla società. Le persone il cui comportamento soddisfi i criteri per il disturbo antisociale di personalità, mostrano di norma anche tratti narcisistici; non può dirsi però che un soggetto con tendenze narcisistiche avrà maggiori probabilità di incorrere in problemi con la legge, e allo stesso tempo esistono criminali che neanche lontanamente posso essere definiti “narcisisti”. I modelli più innovativi di analisi e prevenzione della devianza e della criminalità sono di tipo promozionale , perseguono un modello di tipo processuale e interazionale. Si è giunti a una relativizzazione dei fattori produttivi di non conformità, in cui il vincolo strutturale e valoriale si interseca con il dato del vissuto personale e della percezione soggettiva in tema di sicurezza, qualità della vita e approvazione/riprovazione dell’atto antisociale. Secondo la teoria di rete e la teoria dell’interazionismo , il comportamento antisociale dipende dalle esperienze che il soggetto ha vissuto all’interno delle proprie cerchie sociali, riflessioni dalle quali deriva la teoria dell’azione deviante comunicativa di De Leo (azione deviante motivata e volontaria). Esistono due principali tipologie di orientamento dell’atto antisociale: -‐ effetti pragmatici-‐strumentali (ciò che la persona anticipa di ottenere da un punto di vista pratico) -‐ effetti espressivi-‐comunicazionali (il modo in cui la persona si pone davanti agli altri) L’azione deviante comporterà sempre effetti individuati in quattro categorie: -‐ effetti del sé (sul sistema agente e sulla sua organizzazione) -‐ effetti di relazione (possono riguardare la vittima o altri sistemi) -‐ effetti di controllo (orientati alle agenzie di controllo informali e formali, e alle norme trasgredite) -‐ effetti di cambiamento (definiscono la funzionalità della devianza rispetto al mantenimento di un equilibrio o alla ricerca di una perturbazione del sistema) à La devianza è prevalentemente il risultato di un articolato processo di costruzione sociale e interpersonale, la cui rappresentazione non è più sufficiente se posta nei soli termini della criminalizzazione e del controllo punitivo, ma necessita di un orizzonte aperto sulle produzioni culturali
b. Teoria delle opportunità differenziali di Cloward e Ohlin (aspetti procedurali e relazionali) La struttura illegittima delle opportunità è il concetto fulcro, un’analisi sul rapporto tra legittimità e illegittimità bel raggiungimento delle aspirazioni. La devianza è causata dalla situazione anomica (tensione tra mete e mezzi) all’interno delle classi inferiori; il successo della criminalità dipende dalla posizione sociale e dalla stabilità della struttura criminale. Sulla base della trasformazione del concetto di integrazione definito dall’interazionismo simbolico della Scuola di Chicago, vennero distinte tre tipologie di subcultura deviante: criminale (comunità fortemente integrata con l’obiettivo di raggiungere vantaggi con l’uso di violenza), conflittuale (manca struttura stabile, azioni violente e imprevedibili), astensionista (consumo di stupefacenti e attività illecite per ottenere denaro).
individui e deviante rispetto alle regole sociali generali. Un comportamento, se deviante, è semplicemente deviante (visione distante dalla relativizzazione della Scuola di Chicago). Quattro caratteristiche dei legami sociali che sarebbero incentivo alla conformità: attaccamento , coinvolgimento , impegno , convinzione ; l’indebolimento di queste caratteristiche comporterebbe l’aumento della possibilità di un atteggiamento deviante, tuttavia non è chiaro il livello di influenza reciproca tra gli elementi, e mancano indicazioni di verifica empirica. b. Teoria generale della criminalità di Gottfredson e Hirschi Nota anche come “teoria dall’autocontrollo”; si basa sulle propensioni latenti (inclinazione alla criminalità) e le condizioni nelle quali queste si trasformano in reati. La criminalità viene intesa come un atto di forza o frode intrapreso nel perseguimento di uno scopo individuale, caratterizzato da gratificazione immediata, semplice, eccitazione. Ai devianti non vengono attribuite motivazioni particolari, hanno semplicemente una scarsa capacità soggettiva di autocontrollarsi, che mostra una cattiva riuscita del processo educativo.
Goffman vede la deviazione come un elemento normale dell’interazione: la presenza di norme implica la loro trasgressione; il soggetto aderisce a un copione d’azione alla cui costruzione non ha partecipato, a rischio di essere trasgredito. La devianza e il controllo sociale sono le conseguenze dell’interazione quando le regole situazionali prescritte e condivise di un dato contesto vengono infrante; Goffman si rifiuta di applicare l’etichetta di “deviante” con significato totalizzante, estendendone un senso che comprenda le caratteristiche personali o gruppali (anche molto diverse tra loro). Nella raccolta di saggi Asylums , si ricorre all’uso metaforico e drammaturgico della condizione sociale del malato di mente e degli altri internati, per costruire una teoria interazionista radicale intorno ai meccanismi dell’esclusione e della marginalizzazione, i cui argomenti centrali sono: -‐ la negoziazione del concetto assolutizzante di patologia mentale: si neutralizza una classe di trasgressioni situazionali, punendole con l’imputazione di malattia; si riduce il soggetto alla su identità deviante, azzerandone l’identità relazionale. -‐ la ridefinizione del sé dell’internato: non si hanno alternative all’adattamento, il soggetto diventa “paziente” In Stigma Goffman parla del processo di stigmatizzazione come l’attribuzione a un individuo, attraverso il rapporto sociale, di una o più particolari caratteristiche, normalmente negative, cui consegue un atteggiamento di discredito ed una serie di comportamenti reattivi che possono andare dal riconoscimento della diversità alla derisione, fino ad arrivare all’esclusione e alla condanna (fino a diventare una persona “screditata”. Queste cose avvengono nei confronti dell’aspetto fisico del soggetto, del suo carattere e della sua moralità, dell’appartenenza etnica e religiosa. L’ordine sociale nasce da e nel soggetto al momento in cui egli, sul palcoscenico del mondo, entra in relazione con gli altri.
Giddens parla della trasformazione dei rapporti intimi avvenute nelle società moderne grazie soprattutto al contributo fondamentale delle donne, che hanno raggiunto la possibilità di una “relazione pura”, basata sulla parità, e una “sessualità duttile”, non più vincolata alla riproduzione e alla centralità del piacere maschile, né stabile e monogamica; l’intimità diventa una vera e propria esperienza di democrazia. Kauffman si sofferma sull’ambiguità dei rapporti d’amore nel mondo contemporaneo, sospesi tra il desiderio di unione e istinto d’autonomia. Dall’amore romantico si è scivolati nell’amore “pragmatico”, in cui il corpo è meno intimo dell’anima, tuttavia non è del tutto immune ad arcaismi che la modernità non ha del tutto neutralizzato (affermato anche da Gross). Questi significati affettivi continuano a giocare un ruolo centrale nell’intimità contemporanea, segno che la de-‐tradizionalizzazione implica il declino di una sola parte di certe abitudini relazionali. L’intimità oggi è un concetto piuttosto articolato, sospeso tra lo smarrimento dell’autorappresentazio-‐ ne telematica e l’esigenza di uno spazio creativo in cui ricostruire l’incontro con l’altro. E’ diventata extimità : nudità dell’anima che cerca un pubblico davanti al quale esibirsi (metodo privilegiato dalle nuove generazioni).
Nel passaggio falla visione moderna a quella postmoderna il genere ha mutato la propria definizione e i propri confini, passando da una condizione statistica a una costruzione sociale fluida e mutevole. Stella afferma che così come nella società complessa si manifestano continue spinte verso la differenziazione delle parti, vero la pluralizzazione, così, nell’identità individuale, si riscontra una tensione verso la moltiplicazione delle sue componenti interne. Se il genere rappresenta una costruzione storico-‐sociale, tale costruzione si concretizza anche attraverso le scelte linguistiche, che possono produrre diseguaglianza di genere e di orientamento sessuale. Connell alla fine degli anni ’80 sintetizza una teoria complessiva delle relazioni di genere basata sull’ ordine di genere , definito come ambito organizzato di pratiche umane e relazioni sociali che definisce le forme della maschilità e della femminilità. Arriva alla schematizzazione di un ordine di genere composto da tre dimensioni: -‐ lavoro : divisione sessuale delle attività -‐ potere : relazioni basate sull’autorità, sulla violenza o sull’ideologia nelle istituzioni sociali e nella vita domestica -‐ catessi: dinamica nei rapporti intimi, emozionali e affettivi In questo modello la maschilità e la femminilità vengono viste come entità conflittuali che si intrecciano sia nelle attività rituali che nelle imposizioni calate dall’alto della struttura sociale; Connell è però convinto che nelle società occidentali contemporanee l’ordine di genere sia ancora di tipo patriarcale. L’organizzazione di genere proposta da Connell può essere messa in crisi da tre fattori: crisi dell’istituzionalizzazione (gerarchie di genere diverse dal passato), crisi della sessualità (aumenta peso di quella femminile e di quelle non convenzionali), crisi della formazione di interessi (nuovi gruppi che si oppongono all’ordine tradizionale).
Secondo Phipps vi sono quattro grandi contraddizioni nella definizione socio-‐antropologica del corpo femminile: -‐ la violenza di genere -‐ il rapporto tra genere e mondo islamico -‐ il lavoro sessuale e l’industria del sesso -‐ la critica verso la naturalizzazione della maternità Alcune teorie contemporanee non specificamente femministe, che provano a spiegare il comportamento deviante sia delle donne che degli uomini ponendo il genere come componente fondamentale: Teoria del controllo del potere di Hagan Sostiene che le relazioni di potere nella famiglia riflettono quelle dei contesti sociali allargati, a questa riproduzione dipende fortemente dalla struttura di classe della famiglia stessa. La combinazione di esperienze di genere e di classe crea relazioni familiari strutturate, che aiutano a spiegare la distribuzione sociale della delinquenza. Nella famiglia patriarcale te sono gli elementi che porterebbero al comportamento deviante: il modo in cui è definita la devianza; la quantità e il tipo di controllo che i genitori esercitano sui figli; la predisposizione al rischio a seconda del genere (maggiore per i maschi, gli è permesso più facilmente). Secondo Hagan il progressivo ampliamento delle opportunità femminili nel mondo del lavoro porterà ad un riequilibrio dei comportamenti delinquenziali. Crimine come azione strutturata , Messerschmidt La struttura sociale determina le modalità in cui sesso, razza e classe vengono percepiti e costruiti, mentre gli attori sociali aderiscono a queste categorie attuando particolari ruoli nelle interazioni quotidiane. Tanto il controllo delle impressioni quanto le risposte comportamentali hanno un potenziale considerevole nella costruzione di un profilo in cui strutturare l’ordine e la stratificazione di genere nella società contemporanea.
Kinsey fu il primo a mettere in evidenza i parametri sociali della sessualità, utilizzando tecniche di raccolta e analisi dei dati di tipo statistico. Gagnon e Simon , negli anni ’70, furono i protagonisti di una svolta, sostenendo che la sessualità sia costruita intorno a copioni sociali, simbolici e interattivi, i sexual scripts. La sessualità dipende dagli strati e dalle subculture di una popolazione, seguendo uno schema-‐tipo in cui si incrociano: livello intrapsichico, interpersonale e culturale. Con l’affermazione della Queer Theory vi è il definitivo abbandono di un’idea di sessualità unitaria ed eteronormativa. La sessualità non è un semplice desiderio, ma un fatto regolato da condizioni economiche, religiose, politiche, familiari e relazionali. Riguardo al tema della sessualità possono essere isolati tre livelli di riflessione: