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Le funzioni della mente
la Memoria: processi e modelli La memoria ha a che fare con
- la CODIFICA, l’immagazzinamento e il recupero → nei primi 12 mesi di vita un bambino distinguerà il suono fonetico di sillabe Più fonemi apprenderà il bambino, più imparerà con facilità altre lingue
- il cervello, specialmente l’ippocampo e i lobi parietali e frontali La funzione evolutiva della MEMORIA La memoria ha la funzione di permettere agli organismi di trarre vantaggio dall’esperienza passata.
- Nel corso dell’evoluzione si sono selezionati, però, diversi modi per realizzare tale obiettivo e lo studio della memoria umana ha permesso di frazionare la nostra capacità di ritenere nuove informazioni portando all’individuazione di diversi sistemi di memoria. La memoria è la capacità di conservare nel tempo le informazioni apprese e di recuperarle quando servono in modo pertinente.
- Ogni nuova esperienza comporta dei cambiamenti nei circuiti nervosi, rafforzandone alcuni e indebolendone altri, così da creare nuovi circuiti nervosi.
- Anche ricordare qualcosa è un processo attivo e dinamico che modifica il ricordo stesso, dipendente dalla storia di ciascun individuo.
- La memoria è un sistema in continuo divenire, non un’informazione morta.
La memoria però ha anche dei LIMITI
La memoria è limitata: ● in termini quantitativi: circa il numero d’informazioni che possiamo immagazzinare ● in termini di durata: molti apprendimenti decadono dopo un certo periodo di tempo → Quindi è strettamente connessa con l’OBLIO. Il fatto di dimenticare costituisce un grande vantaggio e una fortuna, in quanto elimina dalla mente molte informazioni superflue e irrilevanti e, in tal modo, lascia spazio per nuovi apprendimenti. Shereshevskij studiato dal neurofisiologo Alexander Lurija (1902-1977) non riusciva a dimenticare nulla comportando un disadattamento all’ambiente , e un’incapacità a definire ciò che è importante da ciò che è insignificante. IPERMNESIA e i MNEMONISTI Il caso più famoso di mnemonista è forse quello di un uomo chiamato Shereshevskij, che è stato riportato dallo psicologo russo Alexander Luria.
- Luria (1968) descrisse che un giorno S. si presentò al suo laboratorio, chiedendo che la sua memoria fosse testata. Luria eseguì il test, scoprendo che la memoria di quell’uomo sembrava virtualmente priva di limiti. S. poteva riprodurre serie estremamente lunghe di parole, indipendentemente dal tempo passato dalla presentazione di esse.
- Luria studiò S. per un periodo di 30 anni, trovando che persino quando la ritenzione di S. veniva testata dopo 15 o 16 anni dopo una sessione di apprendimento delle
parole, S. era ancora in grado di richiamarle. S. usa negli anni seguenti la sua memoria prodigiosa in termini professionali, in particolari spettacoli, stupendo il pubblico per la sua abilità di ricordare qualunque cosa a richiesta. Capitolo 1: la codifica dell’informazione
La memoria ha a che fare con questi 3 momenti:
- Codifica : imprimere nella mente, immettere nella memoria → encoding
- Immagazzinamento : tenere a mente, mantenere in memoria → storage retention
- Recupero dell’informazione: *richiamo o riconoscimento di un ricordo → retrieval La codifica, l’immagazzinamento e il recupero sono spesso considerati come stadi sequenziali , presumendo che l’informazione sia prima acquisita dall’esterno, mantenuta per un certo tempo, e in seguito recuperata. Tuttavia questi processi, interagendo tra loro, sono interdipendenti.
- Ad esempio, codificare l’informazione del brano della slide precedente poteva risultare difficile.
- Tuttavia, una particolare etichetta verbale può facilitare la codifica, e quindi l’immagazzinamento e il recupero, dei passaggi del brano. La maggior parte delle persone comprende molto meglio quel brano quando ne conosce il titolo, cioè Panni da lavare. Provate adesso a rievocare i passaggi descritti nel brano. Si può passare da un contenuto di coscienza ad uno attentivo alla volta soprattutto se queste info occupano lo stesso canale(altrimenti potremmo gestirne anche più di una, es. parlo con te ma guido nel contempo)→ altrimenti si potrebbe parlare di INTERFERENZA(guarda nell’altro file)
George Mandler, Organisation and Memory
Ha verificato la prestazione di 4 gruppi a cui aveva dato consegne differenti riguardo una lista di parole da ricordare.
- leggi (incidentale);
- leggi e ripeti (intenzionale);
- leggi e raggruppa in categorie (incidentale)
- raggruppa in categorie e ripeti (intenzionale)
Alcune cose già viste nell’altro file…
Memoria contesto-dipendente
Abbiamo più successo nel recuperare dei contenuti di memoria se ci troviamo nello stesso ambiente nel quale li abbiamo immagazzinati
Memoria stato-dipendente
Abbiamo più successo nel recuperare dei contenuti di memoria se ci troviamo nello stesso stato d’animo (umore) nel quale li abbiamo immagazzinati. E’ più facile ricordare eventi personali o parole congruenti ALLO:
- stato d’animo con cui li abbiamo memorizzati
- stato d’animo nel quale li recuperiamo
La Memoria di FATTI ED EVENTI- Bartlett
La memoria di fatti ed eventi richiede un’azione ricostruttiva che comporta delle trasformazioni dei fatti e degli eventi (Bartlett, 1932).
- Il ruolo delle inferenze plausibili→ nella ricostruzione gli eventi vengono ricondotti alle strutture concettuali degli individui.
- Il ruolo della memoria ricostruttiva nella testimonianza Frederic Bartlett vs. Hermann Ebbinghaus Bartlett non si concentrò sul numero di parole corrette ricordato, ma sulla natura delle modifiche apportate nei richiami. Gli individui che richiamano questo tipo di materiale effettuavano inferenze e altri cambiamenti che portavano a una storia più concisa e coerente (convenzionalizzazione). La memoria umana non è una riproduzione, ma un processo ricostruttivo. Per spiegare i suoi dati sulla memoria, Bartlett ha sviluppato il concetto di SCHEMA ( schemata ).
- Gran parte della conoscenza umana è costituita da strutture mentali inconsce che catturano gli aspetti generici del mondo.
- Gli schemi operano su nuove informazioni in arrivo per colmare le lacune e razionalizzare la rappresentazione della memoria risultante
L’ attendibilità di ricostruzione di una informazione e le false credenze
Il recupero è un processo ricostruttivo o costruttivo? Un’implicazione importante del lavoro di Bartlett e di studi successivi è che il recupero mnestico non è solo ricostruttivo, e quindi basato su strategie (ad es., ricerca di indizi, inferenze) per il recupero in memoria delle tracce originarie delle nostre esperienze allo scopo di ricostruirle.
- Viceversa, nelle situazioni di vita quotidiana la memoria è anche costruttiva, in quanto l’esperienza antecedente influenza il processo del richiamo e che cosa viene di fatto richiamato. → Si ricordi lo studio di Bransford e Johnson (1972) citato sui panni da lavare.
Elizabeth Loftus (1944) ha contribuito a mettere in luce i problemi potenziali, riconducibili
alle convinzioni errate, implicati nelle condanne di persone accusate di crimini basate solo o principalmente sulle testimonianze oculari.
- Loftus & Palmer (1974) Reconstruction of automobile destruction: riportano 2 esperimenti in cui ai partecipanti sono stati mostrati dei filmati di incidenti automobilistici. In seguito, questi dovevano rispondere a delle domande sugli eventi che si erano verificati nei filmati. Alla domanda “a che velocità andavano le macchine che si sono schiantate l’una contro l’altra?” ha ottenuto le stime più elevate di velocità rispetto a quelle domande dove venivano usati i verbi come urtate, toccate o colpite al posto di schiantate. In un retest, una settimana più tardi, quei soggetti che avevano ricevuto il verbo schiantate sono stati più propensi a rispondere "sì" alla domanda "Hai visto vetri rotti?" Anche se il vetro rotto non era presente nel film. L'esito di queste indagini dimostrò che i soggetti che hanno assistito ad un evento ed hanno poi ricevuto dettagli falsi sviluppano ricordi distorti. Questi risultati confermano l’idea che il modo di porre domande a seguito di un evento può influenzare la ricostruzione di quell’evento. Capitolo 2:
Il modello tradizionale della memoria di Atkinson e Shiffrin
Gli psicologi cognitivi hanno ottenuto una grande quantità di dati importanti sulla memoria attraverso lo studio di soggetti ipermnesici, amnesici e normali.
- Ma come vengono organizzati questi dati per capire come funziona la memoria?
- Le differenze principali tra queste interpretazioni alternative sono centrate sulla metafora usata per concettualizzare la memoria. Nancy Waugh e Donald Norman (1965) hanno proposto un modello della memoria basato sulla distinzione tra 2 strutture della memoria:
- la memoria primaria , che mantiene temporaneamente l’informazione per l’uso corrente, e
- la memoria secondaria , che mantiene l’informazione permanentemente, o almeno per un tempo molto lungo. *L’OBLIO(perdita di conoscenza) ha a che fare solo con i contenuti della memoria dichiarativa(=si chiama così perchè è esplicabile, ne sono consapevole) → comprende la memoria semantica(non ricordo una parola, un nome…)e la memoria episodica(non ricordo un episodio fatto) = memoria autobiografica
- Le memorie implicite/ procedurali non sono soggette all’oblio es. se imparo ad andare in bici, ci andrò per sempre → se acquisisci uno schema motorio in maniera errata, sarà difficile aggiustarlo; sono memorie molto resistenti che si trovano in aree profonde del cervello(si trovano nel cervelletto) Queste memorie sono ANOETICHE, non sappiamo spiegare in che modo le facciamo nel senso che, quando facciamo uso di questa memoria, siamo consapevoli soltanto di ciò che caratterizza la situazione immediata in cui ci troviamo.
➔ La Memoria a breve termine(MBT) sarà approfondito da BADDELEY ➔ La memoria a lungo termine(MLT) sarà approfondito da Tulving. Lui parlò di sistemi di memoria.
Modello di Atkinson e Shiffrin è un modello
multiprocesso, multimodale, procedurale perché in qs modello le componenti della memoria sono definite nel modo in cui la memoria viene processata secondo due criteri:
- capacità(la capacità di ciascun magazzino di accettare info)
- durata(quanto permane l’info in ciascun magazzino, prima che passi in un altro)
Il Modello di SPERLING: Il registro sensoriale
George Sperling nel 1960 dimostrò l’esistenza di un tempo di ritenzione molto al di sotto di quello considerato proprio della memoria a breve termine, ipotizzando un’ulteriore unità di memorizzazione nella quale l’informazione viene fissata in un registro sensoriale. Procedura del resoconto parziale: vengono presentate visivamente, per soli 50 millisecondi, 9 lettere disposte su 3 righe e 3 colonne. Un suono di diversa altezza indica quale riga deve essere nominata = stima del numero totale di lettere disponibili nel registro sensoriale Sviluppo dell’esperimento: Vengono presentate visivamente per 50 millisecondi 9 lettere, disposte su 3 righe e 3 colonne. Un suono di diversa altezza indica quale riga deve essere nominata. Sperling stimò il numero totale di lettere che erano disponibili nel registro sensoriale moltiplicando la media delle lettere ricordate dopo il segnale sonoro per tre (per questo la scala sull’ordinata in figura va da 0 a 9). Sull’ascissa il tempo in ss. I dati mostrano che il registro sensoriale è un sistema a capacità elevata ma di rapido decadimento.
Registri separati di memoria sensoriale
Critiche a questo modello:
- Reiterazione e apprendimento a lungo termine→ la reiterazione di item nella MBT non sempre facilita il passaggio nella MLT (tulving)
- Evidenze neuropsicologiche→ i deficit MBT non causano deterioramento delle capacità intellettive/apprendimento a lungo termine/MLT (basso)
Il taccuino visivo-spaziale (visuospatial sketchpad) si occupa dell’elaborazione e del
mantenimento dell’informazione visiva e spaziale, nonché delle immagini mentali ed è composto da:
- nascondiglio visivo (visual cache) che ha la funzione di conservare le informazioni concernenti la forma e i colori
- scrivano interno (inner scribe) che è implicato nella reiterazione attiva delle informazioni riguardanti lo spazio e i movimenti, soprattutto quelli del corpo
Il tampone episodico (episodic buffer) è un sottosistema schiavo, di più recente
introduzione; ha la funzione di collegare insieme informazioni provenienti da diverse parti in modo da comporre un episodio coerente , nonché di combinare singoli elementi per costruire strutture più articolate a partire dalle informazioni visive, come la memoria di una storia o della scena di un film. Capitolo 4:
Il Modello dei sistemi di memoria di Tulving
Endel Tulving(1972; 1985) ha proposto un frazionamento della MLT, distinguendo 3 differenti sistemi :
- memoria episodica
- memoria semantica
- memoria procedurale Suggerisce l’esistenza di sistemi di memoria separati deputati all’organizzazione e all’immagazzinamento dell’informazione relativa a eventi con una precisa collocazione nel tempo (ad es., “cosa avete mangiato a pranzo ieri?”, “chi è stata la prima persona che avete visto questa mattina?”), e di un sistema che viceversa memorizza l’informazione senza un riferimento temporale specifico (“chi erano i due psicologi che per primi proposero il modello della memoria dei tre magazzini?”, “cosa si intende per mnemonista?”).
La Memoria Episodica:
= conserva le informazioni relative ad eventi o episodi inseriti nel loro contesto temporale e spaziale, fatti dal soggetto , con ricchezza di dettagli ed archiviati in riferimento temporale agli altri eventi autobiografici già depositati. Ad esempio, la memoria episodica può conservare il ricordo di quella volta che andammo al ristorante ed il cameriere inciampò versando la carne al ragù sul vestito della signora seduta
al tavolo affianco al nostro; lei si arrabbiò molto, soprattutto quando il cameriere non si sbrigava a portarle lo smacchiatore
La Memoria Semantica:
= conserva le informazioni in maniera indipendente dal contesto in cui le abbiamo apprese e le archivia all’interno della preesistente struttura cognitiva , ponendole in relazione semantica alle altre informazioni presenti. Ad esempio, io so cos’è un ristorante, so che al ristorante ci si va per mangiare, so che la carne al ragù è un cibo, che è cucinato con la salsa di pomodoro, che il pomodoro è un vegetale, che anche la rosa è un vegetale, ma che questa, a differenza del pomodoro è un fiore e così via. […].
- Nelle prime fasi dell’esistenza, le conoscenze semantiche si formano a partire da ripetute esposizioni personali ad una particolare esperienza , da cui viene astratta una conoscenza generale.
- Ripetuti incontri con un cane ci permettono di sapere che il cane ha quattro zampe, abbaia, ecc. Una volta acquisite, le conoscenze semantiche si svincolano dalla situazione in cui sono state apprese. Ad esempio, possiamo conoscere il teorema di Pitagora senza necessariamente ricordare quando l’abbiamo imparato La demenza semantica: una paziente affetta da demenza semantica possedeva una conoscenza residua delle funzioni degli oggetti che dipendeva dall’uso che ne faceva personalmente: riferiva che la brocca era un oggetto che serviva a metterci dentro i fiori, così come l’utilizzava nella propria casa, ma aveva dimenticato la sua funzione, tipica, di contenitore di liquidi (Snowden, 2002).
La dipendenza della memoria episodica da quella semantica
Tulving ha dimostrato che la frequente origine esperienziale delle conoscenze semantiche non vuol dire tuttavia che esse derivano dalla memoria episodica. L’immagazzinamento delle informazioni nei due sistemi è organizzato in maniera seriale a partire dalla memoria semantica, per cui esse debbono prima essere elaborate dal sistema semantico e solo successivamente possono entrare in quello episodico. Un’informazione può entrare nel magazzino semantico senza essere passata per quello episodico. Vi sono esempi clinici di soggetti con grave amnesia episodica che, tuttavia, sono in grado di acquisire nuove conoscenze semantiche, mentre non sarebbe possibile il contrario. Non si può ricordare in maniera episodica, quindi, ciò che non ha preliminarmente acquisito un significato nel contesto delle nostre conoscenze precedenti. MEMORIA AUTOBIOGRAFICA = È spesso utilizzata in maniera intercambiabile con quella episodica, tuttavia la memoria autobiografica comprende anche una memoria semantica personale che include, invece, i fatti autobiografici, che non differiscono sostanzialmente dagli altri fatti relativi al mondo. Incidentalmente, va notato come la memoria semantica personale può essere danneggiata più gravemente di quella relativa a personaggi pubblici, nonostante ciò possa sembrare paradossale
LA MEMORIA IMPLICITA ED ESPLICITA
Memoria esplicita→ memoria di informazioni consapevolmente apprese. A questa si applica la nozione quotidiana di oblio. Memoria implicita→ rilevabile solo grazie a sofisticati paradigmi sperimentali o esaminando pazienti con lesioni cerebrali. Si mostra che un compito precedente (leggere delle parole), ha degli effetti (interferisca) su un compito successivo, non necessariamente di memoria, per esempio, completare parole o frasi.
- Noi non ci rendiamo affatto conto di questo tipo di interferenza dovuta all’attivazione anticipatoria (priming) di un’area di conoscenze. I DISTURBI della memoria implicita ed esplicita Recentemente si è riusciti, studiando pazienti con danni cerebrali, non solo a separare memoria implicita ed esplicita, ma anche a localizzare le aree del cervello deputate alle due funzioni.
- La memoria implicita interessa l’apprendimento motorio, come quando impariamo i movimenti di uno sport (che, infatti, sono impermeabili all’oblio e, quindi, difficili da correggere). È discutibile se si debbano estendere le nozioni quotidiane di memoria e oblio a questi processi che implicano forme di recupero, di interferenza e di cancellazione che sono automatiche e fuori dal controllo cosciente di una persona.
- Peraltro, pazienti con gravi forme di amnesia per informazioni esplicite riescono ad acquisire e conservare ricordi nella memoria implicita attraverso il priming e l’apprendimento motorio. Inoltre tali soggetti presentano dei gravi deficit nella memoria esplicita ma non in quella implicita
La memoria episodica e semantica
Memoria episodica = riguarda ciò che noi ricordiamo. → quello che noi intendiamo abitualmente per memoria ed oblio, coincide con la memoria episodica. Essa, evolutivamente, compare in seguito a quella semantica: gli uccelli e i mammiferi hanno conoscenze ricche ed articolate sul mondo esterno (memoria semantica), ma pressoché nulle sulle loro esperienze personali (memoria episodica). –La memoria di cui ci parlano i poeti e i letterati classici è sempre la memoria episodica, che infatti si colora di tinte affettive (ed evoca emozioni come nostalgia, tristezza, melanconia, felicità ecc.). Memoria semantica = riguarda ciò che noi sappiamo. Sono entrambe memorie a lungo termine. Mentre il ricordo implica sempre conoscenza, non vale la relazione inversa.
I due sistemi, semantico ed episodico, operano serialmente: l’informazione , per entrare
nella memoria episodica, deve passare per quella semantica. In effetti, è esperienza comune che una persona ignorante in un certo ambito non può organizzare in memoria alcune informazioni. I due sistemi interagiscono nel mantenere le informazioni, anche se il recupero può avvenire tramite uno solo dei due sistemi, come ha dimostrato sperimentalmente Tulving e come è emerso dagli studi con pazienti con lesioni cerebrali.
LA COSCIENZA ANOETICA , NOETICA E AUTONOETICA
➢ La memoria procedurale possiede una coscienza anoetica → è caratteristica anche delle piante, di animali molto semplici e, perché no, di macchine capaci di accrescere la propria conoscenza (ad esempio i computer). ➢ La memoria semantica, costituita da rappresentazioni consapevoli delle proprie conoscenze, è una memoria noetica → permette la consapevolezza introspettiva delle proprie conoscenze sul mondo. È posseduta anche da animali poco evoluti e dai bambini molto piccoli. ➢ La memoria episodica possiede una coscienza autonoetica → è l’unica che permette di risperimentare in maniera consapevole il proprio passato (Tulving, 2002), possedendo una caratteristica che la rende straordinaria: la CONSPAEVOLEZZA della propria identità e della propria esistenza in un tempo soggettivo, che si estende dal passato, attraverso il presente, al futuro. La coscienza autonoetica non soltanto ci permette di essere consapevoli dei contenuti delle nostre esperienze passate, ma ci consente anche di riviverle in riferimento a noi stessi, in una sorta di viaggio nel tempo, che assume la caratteristica soggettiva di “io ricordo”, “io so”.
La funzione cronestesica
La funzione tipicamente umana della cronestesia: La coscienza autonoetica permette anche di immaginarci nel futuro (Tulving 2002), capacità neurocognitiva, tipicamente umana, che permette la consapevolezza della dimensione temporale dell’esistenza e la possibilità di pensare il tempo soggettivo. La cronestesia è prerequisito sia della memoria episodica che della capacità di immaginare il futuro.
- K.C. era totalmente incapace di ricordare episodi del proprio passato, ma anche di immaginare il proprio futuro. Se gli veniva chiesto di descrivere il proprio stato mentale quando cercava di ricordare il passato, K.C. rispondeva: «Vuoto», la stessa risposta che forniva quando gli veniva chiesto di immaginare il proprio futuro. Tulving ritiene che la cronestesia sia una funzione mediata dai lobi frontali e che sia specifica della specie umana. L’emergenza di questa abilità ad un certo punto dell’evoluzione avrebbe avuto un grosso ruolo nel produrre lo sviluppo della cultura e della civilizzazione. Emerge tardi nell’evoluzione della specie, come una sorta di “abbellimento” (così come lo definisce l’autore, Tulving 2002) della memoria semantica, reso possibile dalla capacità di viaggiare nel tempo.
Cronestesia e memoria episodica in età evolutiva: la capacità di viaggiare nel tempo e,
di conseguenza, della memoria episodica così come definita da Tulving, si svilupperebbe soltanto intorno ai 4 anni.
Gopnik e Graf (1988) fecero apprendere a dei bambini di età compresa tra i 3 ed i 5 anni il
contenuto di un cassetto attraverso tre modalità differenti:
- Ad alcuni fu mostrato direttamente
- ad altri fu invece riferito verbalmente
- ad altri ancora furono dati dei suggerimenti in modo che lo indovinassero da soli. Mentre non ci furono differenze di età nella capacità di conoscere il contenuto del cassetto, solo i bambini di 5 anni furono capaci di riferire come lo avessero appreso , mentre quelli di 3 anni risposero a caso. Insomma sapevano “cosa” (conoscenza semantica), ma non ricordavano il contesto dell’apprendimento. L’incapacità dei bambini più piccoli a ricordare la
piuttosto una biblioteca di cui dobbiamo imparare le strategie di catalogazione e immagazzinamento se vogliamo poi recuperare quello che ci serve
Esempio: quante volte abbiamo avuto l’impressione di avere un nome sulla punta della
lingua? Il recupero è agevole solo se immagazziniamo con determinate strategie: ● strategie di codifica = vengono messe in atto in fase di elaborazione del materiale (reiterazione o raggruppamento) ● strategie di recupero = vengono attivate nel momento in cui serve un’informazione. La diversità di ricordo si spiega anche con l’esistenza di un doppio sistema di codifica , uno verbale e l’altro immaginativo
Meccanismo della doppia codifica di Paivio = mnemotecnica dei loci
Si tratta di un sistema adottato fin dall’antichità per ricordare meglio. Essa consiste nell’individuazione di un numero di luoghi lungo un percorso noto in quanto abituale. Si tratta di una tecnica che è tanto più utile, quanto più il materiale da ricordare è frammentario e non organizzato. Capitolo 5:
Oblio e Distorsione dei Ricordi
Problemi nella raccolta e nell’immagazzinamento di informazioni:
- selezione delle informazioni in entrata
- eliminazione delle informazioni non rilevanti o diventate tali. È l’operazione di eliminazione, volontaria o involontaria , di informazioni già memorizzate che, per solito, definiamo OBLIO→ l’oblio però finisce per coprire sia la selezione che l’eliminazione. Nella mente umana queste due operazioni si intrecciano, nel senso che la cesura dei filtri non sempre è netta: talvolta alcune informazioni filtrano ma sono labili e scompaiono a meno di non venir deliberatamente rinforzate. Le informazioni in entrata passano attraverso una serie di filtri (RS MBT MLT) di cui non siamo consapevoli.
- Automaticità di azione e mancanza di consapevolezza non sono affatto sorprendenti se riflettiamo sulla nostra incapacità di filtrare volontariamente i contenuti della nostra mente.
Esperimento di Wegener
Si basa sul dire a dei soggetti di non pensare a un orso bianco Risultato:
- non si riesce a non pensare a lungo a qualcosa se siamo istruiti in tal senso
- Effetto ironico: la memoria è gravata da processi di monitoraggio Secondo Wegner si può ipotizzare che ci sia una fase di monitoraggio , in cui viene realizzata una scansione dei contenuti mentali, e successivamente una fase di tipo operativo mediante la quale si eliminano contenuti di pensiero non voluti o non desiderati. Può così accadere, ad esempio nel caso di stereotipi a sfondo razzista, e quindi non voluti, che la strategia di bonifica fallisca ed essi ricompaiano più potenti.
- Per esempio, quando si è stanchi o pressati dal tempo diventa molto più difficile evitare pensieri che vorremmo sopprimere. La concentrazione su casi positivi ( cercare idee del tipo X ) è molto più facile rispetto a quella su casi negativi ( cercare idee del tipo non-X ). Quando non dobbiamo pensare a qualcosa siamo costretti ad attivare questo secondo tipo di processo, più oneroso da gestire mentalmente. Ne consegue, per esempio, che è più facile e spontaneo concentrarsi mentalmente su qualcosa (momenti felici del passato) che non su non-qualcosa (momenti non-tristi del passato). OBLIO COME:
- eliminazione
- cancellazione delle tracce
- causa del trascorrere del tempo Dato che la memoria a lungo termine (MLT) è una struttura organizzata, il trascorrere del tempo non è la causa diretta dell’oblio, come sembra alla psicologia ingenua, ma è connesso al fatto che non esistono lunghi intervalli di tempo in cui noi non memorizziamo qualcosa. Il nuovo materiale organizzato interferisce con il precedente e rende più difficile il recupero. Il passare del tempo si accompagna a processi di interferenza:
- retroattiva→ il materiale nuovo danneggia quello appreso in precedenza
- proattiva → il precedente apprendimento interferisce con il materiale da imparare Nel corso della vita quotidiana, l’interferenza proattiva e retroattiva, separabili sperimentalmente, agiscono in parallelo.
Esempio: provate a imparare a memoria una poesia. La parte più difficile da imparare e più
facile da dimenticare è quella centrale. Su questa parte agisce l'interferenza causata dalla prima parte (interferenza proattiva) e quella causata dall’ultima (interferenza retroattiva)
Le riproduzioni ripetute
- Oblio e testimonianza: Le ricerche odierne hanno mostrato che i fenomeni del ricordo sono quelli in cui si gioca forse più drammaticamente la distanza tra concezioni ingenue della memoria e conoscenze scientifiche.
- Wagenaar e Loftus sottolineano gli errori sistematici che si possono compiere nella identificazione di un criminale che dipendono da due ordini di fattori: ● non vengono presentate a un testimone di un processo tutte le alternative possibili a una data ricostruzione dei fatti; ● si pensa che la memoria funzioni secondo determinate modalità (per esempio, che un bambino sappia riconoscere un criminale a distanza di tempo).
- Cornoldi (1995) cita casi anche clamorosi di condanne fondate sul presupposto che un singolo testimone «non poteva aver dimenticato eventi traumatici». Si ritiene che i ricordi di eventi con forte carica emotiva non siano soggetti a distorsioni.
- Bartlett (1930) con il metodo delle riproduzioni ripetute spiega che una persona, per esempio un testimone, deve ripetere più volte lo stesso racconto, questo diventa progressivamente più semplice, coerente e plausibile.