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Progettare al nido, programmare al nido, Appunti di Sociologia Dell'organizzazione

INTRODUZIONE Le strutture per la prima infanzia sono molto diffuse in Italia, e hanno acquisito un ruolo educativo molto importante. La legge del 6 dicembre 1971 n.1044, oltre a ribadire la funzione di temporanea custodia dei bambini, ha previsto per la prima volta l’utilizzo in queste strutture di personale qualificato in grado di garantire l’assistenza psicopedagogica del bambino. Nel 900 si sviluppano strutture molto diverse tra di loro, infatti accanto ai nidi d’infanzia nascono altre strutt

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 15/11/2022

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PROGETTARE AL NIDO 1 CAPITOLO
1.1 INTRODUZIONE Le strutture per la prima infanzia sono molto diffuse in Italia, e hanno acquisito un ruolo
educativo molto importante. La legge del 6 dicembre 1971 n.1044, oltre a ribadire la funzione di
temporanea custodia dei bambini, ha previsto per la prima volta l’utilizzo in queste strutture di personale
qualificato in grado di garantire l’assistenza psicopedagogica del bambino. Nel 900 si sviluppano strutture
molto diverse tra di loro, infatti accanto ai nidi d’infanzia nascono altre strutture come il micronido, il nido
aziendale. Tali servizi si distinguono tra di loro per il numero di iscritti accolti e per il carattere di verticalità
che caratterizza in modo specifico il centro infanzia e il nido integrato. Con il passare del tempo però si
inizia a pensare ad un servizio educativo vero e proprio in grado di progettare percorsi di sviluppo per i
bambini ma anche per le famiglie.
1.2 PROGRAMMARE AL NIDO Con il passare del tempo il dibattito pedagogico sulla programmazione al nido
e sulla sua funzione si è arricchito notevolmente. In contrapposizione a una corrente di pensiero che critica
un mondo che deruba l’infanzia dal suo diritto di essere soggetto esistenziale, si schiera Frabboni che
sostiene la necessità di pensare ad una modalità di lavoro che permette ai bambini di leggere i propri
linguaggi e quindi il proprio mondo esistenziale, sociale e culturale. In questo senso, il bambino non deve
seguire lo stile di vita imposto dalla cultura dominante, ma diventare attore protagonista della propria
storia e non essere considerato adulto prima del tempo. Secondo F il nido è il luogo in cui il bambino può
diventare protagonista della sua vita, in quanto lo riconosce “soggetto di conoscenza e creatività fin dalla
nascita”. L’autore considera dei diritti inalienabili e sono: l’autonomia esistenziale, la libera costruzione dei
propri comportamenti, la codificazione di propri linguaggi, la conoscenza diretta della realtà e la creatività
intellettuale. F fa riferimento a 4 ambiti di esperienza del bambino: sociale e della comunicazione; storico e
dell’ambiente; dell’esplorazione e della logica; ludico e della corporeità. L’idea dell’autore è quella di un
nido aperto alla collaborazione con il territorio, tra le sezioni e tra gli educatori. Sostanzialmente egli fa
riferimento a un nido sperimentale che attraverso la programmazione riesce a rendere il bambino reale e
storico. Nell’idea dell’autore la programmazione dovrebbe essere propria sia del piano istituzionale sia di
quello pedagogico. Solo in questo modo infatti darebbe possibile parlare di curricolo, e quindi di obiettivi
delineati prima a livello centrale per poi adattarli alle varie realtà locali proprio attraverso la
programmazione. Anche Mantovani insiste sull’importanza della programmazione al nido, in quanto la lega
allo sviluppo del bambino. La parola chiave è la programmazione dinamica, in quanto azione educativa
fondata su teorie e conoscenze, continuamente adattate alla realtà da un educatore che non si pone solo
come esecutore, ma soprattutto come ricercatore. Anche Catarsi e Fortunati hanno sostenuto la
programmazione al nido. Gli autori fanno riferimento ad una programmazione evolutiva e ricorsiva che
possa svilupparsi attraverso continue verifiche. Questo tipo di programmazione inserisce la componente
causale, ad esempio gli spunti che danno i bambini quotidianamente. Progettare il nido come sistema
ecologico implica:
- Progettare gli ambienti e gli spazi, facendo attenzione a non considerare gli spazi separatamente ma
optare per una progettualità complessiva che consideri gli ambienti in relazione tra di loro, e pensando a
come verranno utilizzati gli spazi.
- Individuare numero e tipologia dei gruppi dei bambini, in base al numero di iscritti e in base all’età.
Rimane però l’idea di non creare gruppi chiusi di bambini in modo che possano socializzare anche con
bambini di altre età.
- Stabilire e programmare le esperienze in funzione delle possibili modalità di incontro e della confluenza
fra spazi, bambini e adulti nel corso della giornata. L’educatore deve porsi come mediatore di tutte le
esperienze possibili al nido, assumendo in base alla situazione il giusto comportamento.
1.3 APPROCCI ALLA PROGRAMMAZIONE I termini programmazione e progettazione sembrano confondersi
l’uno con l’altro e talora vengono utilizzati intendendo con progettazione il percorso di riflessione generale
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