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libro progetto sociologia, all'interno vi sono anche alcuni approfondimenti
Tipologia: Appunti
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Temi affrontati I capitolo:
Comportamenti, pratica o politica, che danneggi, escluda o svantaggi le persone sulla base della loro appartenenza a un qualche gruppo o categoria sociale.
significativamente inferiori rispetto alle valutazioni effettuate la settimana precedente. Sorprendentemente questo calo si verificava a prescindere dal fatto che i bambini avessero sentito parlare o fossero stati testimoni del delitto. La ricerca di questo sociologo mette in evidenza come l’uso della violenza in un quartiere abbia il potere indiretto di influenzare i bambini, sia a scuola che a casa. Questo studio ci invita a riflettere sulle conseguenze che la violenza di quartiere produce su bambini innocenti. Terzo aspetto importante: identità e gruppi Le nostre identità, le concezioni che noi stessi e altri hanno di chi siamo e dei gruppi e delle categorie di cui siamo membri, definiscono un altro importante tipo di contesto sociale in cui le vite degli individui si dispiegano. Noi nasciamo con certi tratti fisici; colore della pelle, sesso, caratteristiche fisiche, ecc.. La nostra famiglia e il contesto sociale in cui siamo inseriti invece ci inculcano delle realtà culturali, prima di poter essere abbastanza grandi per comprenderne il significato ed effettuare una scelta quali: religioni, identità nazionale o etnica. Mano a mano che cresciamo possiamo prendere queste identità e modificarle; sono fattori importanti che predicono in quali direzione andranno le nostre vite. Alcune identità acquisite son neutre, altre positive, altre negative, alcune pericolose. Ad esempio prendiamo in considerazione lo status dell’essere uomo all’interno della società: avere un’entità maschile storicamente ha conferito importanti benefici. In modo analogo e ancora oggi, i membri dei gruppi etnicamente dominanti hanno opportunità e raccolgono più ricompense dei membri degli altri gruppi. Quarto aspetto importante: organizzazioni e istituzioni Il contesto familiare, il quartiere in cui cresciamo e le identità e i gruppi di cui facciamo parte; si riversano nei contesti esterni, nelle occupazioni che intratteniamo e nelle organizzazioni di cui diventiamo membri.
I sociologi hanno evidenziato inoltre che persino gli aspetti basilari, come la nostra identità etnica, possono cambiare a seconda del tipo di istituzione a cui siamo connessi. Per esempio trascorrere del tempo in una prigione, può di fatto stimolare un cambiamento nella propria identificazione razziale: alcuni sociologi hanno rilevato che per i carcerati bianchi di sesso maschile esistevano maggiori probabilità di identificarsi come ‘afroamericani’. Non solo: anche i ricercatori che hanno intervistato questi uomini avevano maggiori probabilità di definirli afroamericani dopo aver appreso che essi avevano trascorso del tempo in prigione. Questo è un esempio significativo di quanto il nostro senso di sé sia profondamente connesso alle istituzioni di cui siamo parte. Quinto aspetto importante: contesti sociali ed economici Charles Wright Mills ha sostenuto che l’immaginazione sociologica mette in relazione le biografie individuali e la storia. Cosa voleva dire di preciso? Nella vostra vita agiscono contesti sociali, economici che cambiano nel tempo, contesti appunto storici. La parte del mondo in cui viviamo e il periodo in cui nasciamo, influenza le opportunità a nostra disposizione, limitando i nostri scopi e le nostre aspirazioni o consentendoci di seguirne molteplici. Ad esempio un afroamericano del sud negli anni 40 ha dovuto affrontare un contesto sociale completamente differente da quello attuale. un bambino che cresceva a Detroit (centro industriale del tempo) negli anni 40, aveva una serie di opportunità economiche differenti rispetto al bambino che cresce nel contesto attuale della medesima città. Tutti i contesti locali sono influenzati dai contesti Globali: siamo inseriti in un contesto in cui gli avvenimenti dall’altro lato del mondo sono in grado di influenzare significativamente anche le nostre vite. La sociologia come studio dei contesti sociali Ora possiamo definire in maniera più completa e chiara cosa rappresenta lo studio della sociologia: studio dei diversi contesti attraverso cui le vite degli individui prendono forma e il mondo sociale viene creato. L’interazione sociale si riferisce al modo in cui le persone agiscono insieme, modificando o alterando il proprio comportamento in risposta alla presenza degli altri. L’interazione sociale è governata da un insieme di norme: le regole fondamentali della società che ci aiutano a sapere che cosa è appropriato e che cosa non è appropriato fare in una data situazione. La violazione delle norme di un comportamento sarà per noi causa di ogni genere di problema. Quando interagiamo con gli altri, facciamo uso di queste norme e regole, per cercare di presentare una versione positiva di noi stessi.
regole specifiche o aspettative, sono in parte determinanti dalla nostra posizione sociale. Il ruolo ricoperto in una determinata interazione presenterà: azioni differenti influenzate dalle regole e dai comportamenti da attuare in tali posizioni.
La nascita della sociologia:
Marx e Engels, Manifesto del Partito Comunista (1848):
- Nella storia esistono tre diversi modi di produzione : 1. Società antiche fondate sulla schiavitù. 2. Feudalesimo , contraddistinto da società largamente agricole con un numero ridotto di proprietari terrieri. 3. Il capitalismo , la cui economia si fonda sul libero mercato. - Ciascuno di questi modi di prodizione è composto da due parti: 1. Le forze di produzione , la capacità produttiva e tecnologica di una società in un dato momento (strumenti utilizzate per produrre beni) -> Struttura 2. I rapporti sociali di prodizione: le relazioni e le disuguaglianze tra diversi gruppi di persone all’interno di un sistema economico (il modo in cui le persone si organizzano per svolgere le attività per produrre quei beni). -> Sovrastruttura Marx, Il capitale (1867). - Al centro delle società capitaliste esiste un conflitto cruciale tra i membri delle due classi: la borghesia , dotata delle risorse (economiche) da Marx definisce capitale , e tutti gli altri (la classe operaia o proletariato , i commercianti, artigiani etc. - Le società capitaliste moderne, secondo Marx, si sarebbero gradualmente polarizzate, finendo per essere composte da una ampia borghesia molto limitata e da una classe operaia sempre più ampia. - Il capitalismo si sarebbe potuto affermare solo a seguito dell’eliminazione dei privilegi ereditari dei proprietari terrieri e delle norme che consentivano ad essi di esercitare il proprio controllo sulle vite dei braccianti agricoli. - Cosi come i capitalisti hanno rovesciato il feudalesimo per creare un nuovo e dinamico sistema economico, alla fine anche il proletariato avrebbe dato vita a una rivoluzione in grado di rovesciare il capitalismo e di creare una società socialista, in cui le forze di produzione della società sarebbero state possedute da tutti (e non dai singoli imprenditori) in virtù dell’abolizione della proprietà privata. - Teoria della lotta di classe: I capitalisti, cercando di mantenere o di incrementare i propri profitti, nel corso del tempo riducono i salari dei lavoratori al punto da indurre questi ultimi alla rivolta. (Le classi che il sistema economico tratta in maniera ineguale sono destinate ad entrare in conflitto tra loro). Il mondo in cui viviamo oggi, specialmente dopo il 1989 e il crollo del comunismo in Unione Sovietica, appare molto diverso da quello immaginato da Marx. Il capitalismo è cambiato in modi che Marx e Engels non avevano previsto.
Le società capitaliste hanno sviluppato ampi programmi sociali finanziati e gestiti dal governo statale, come nel caso dei programmi per la sicurezza sociale dei sussidi d’occupazione, della assicurazioni sanitarie gratuite, o dei sistemi scolastici, tutti provvedimenti tesi a ridurre la povertà e la disuguaglianza in contesti caratterizzati da fiorenti economie capitaliste. Questi sistemi economici si sono evoluti in maniera molto più versatile e diversificata di quanto Marx avesse previsto: la qualità dei lavoratori dal XIX in poi invece di peggiorare, è migliorata. Eppure il modello di società e di cambiamento proposto da Marx appare ancora oggi particolarmente rilevante. Per prima cosa insieme ad Engels fu il primo a teorizzare il concetto di globalizzazione, prevedendolo la diffusione di un ‘economia globale’ già a fine del XIX secolo: un’idea rivoluzionaria che si è dimostrata straordinariamente valida alla luce degli sviluppi successivi.
- gli strumenti analitici della sua teoria sociale consentono di comprendere il ruolo dello scambio economico **nell’affermazione della globalizzazione.
Conclusione: I tassi di suicidio di una società riflettono il grado di integrazione sociale degli individui che vi abitano. In italia si stimano tra i 3500 e 4000 suicidi l’anno. Dati: autorità giudiziaria. -> Spesso le fonti discrepano. Sottostima: vergogna dei familiari nel riportare o convenienza (polizze assicurative), difficoltà nel classificare (anziani soli o ricoverati, morti a seguito di sequele di tentatici di suicidio, morti in incidenti d’auto, morti in incidenti domestici et.) La tendenza al suicidio aumenta in percentuale all’aumentare dell’età ed è spesso legata a malattie psichiche. DURKHEIM: LE REGOLE DEL METODO SOCIOLOGICO FATTI SOCIALI Come misuriamo l’influenza di una persona? Ad esempio usiamo chi è stato più citato, escludiamo o includiamo citazioni, o se sono inseriti in alcune riviste o anche libri, ci sono le riviste riconosciute altre no, non c’è una misura ideale univoca o migliore delle altre necessariamente per valutare l influenza, anche perché l’influenza di un pensiero di un’idea è una cosa che si può vedere in diversi punti di tempo e in diversi modi, e quindi quanto è stato più influente l idea di un libro o di un altro è difficile dirlo. Per alcuni studiosi che studiano la sociologia delle religioni sicuramente il suicidio è stato un libro straordinariamente influente, invece per chi studia il metodo sociologico il secondo libro di Durkheim è più influente. Durkheim è stato uno dei fondatori della sociologia; la prima cattedra all’università di Bordeaux di sociologia e quindi che ha coniato la disciplina in quanto tale a livello universitario; influenzato dal positivismo del periodo, era il periodo che veniva creato il metodo scientifico, c erano molti sviluppi con l industrializzazione, c erano molti sviluppi nella tecnica, nelle scienze e anche nella medicina e Durkheim comincia a pensare alla sociologia→ c’erano tanti problemi legati all’industrializzazione e ai movimenti verso la città, tante persone ammassate insieme, problemi di natura strutturale e anche igienica, mancavano le infrastrutture della società, ed essendo tante persone immigrate nella città che avevano costruito o si erano installate in parte della città nei modi più precari e in grandi aggregazioni con culture diverse e risorse poche si creavano dei conflitti. In questo contesto intervenne Durkheim pensando al ruolo di sociologo come il medico che cura la società che analizza quali sono i disturbi della società e cura il disordine sociale, cura tutte le circostanze in cui le persone si trovano a
soffrire della diminuzione della coesione sociale, perché tutte le loro abitudini, quelle che oggi chiameremo le reti sociali, la loro rappresentazione di sé, la loro identità che era stata costruita nell’infanzia in un certo contesto viene sradicata, e il contesto urbano è molto diverso e quindi crea delle occasioni di disagio per molte persone e anche molte sacche in cui la coesione sociale deve essere reinventata perché molti sono portatori di pratiche/norme/aspettative differenti. Nel suo celebre libro intitolato ‘’le regole del metodo sociologico’’Durkheim perorò con forza la causa della sociologia e ne sottolineò la necessità, paragonandola alla biologia e alla fisica. Egli sosteneva che l’oggetto di studio della sociologia, proprio come nel caso della biologia e della fisica, fosse costituito da forze concrete e oggettive, che esistono indipendentemente dalla nostra capacità di controllo. Così come la gravità è una forza che esiste indipendentemente da noi e dalle nostre azioni , allo stesso modo le forze sociali esistono e agiscono nel mondo in maniera oggettiva. Così come non siamo in grado di sconfiggere la ‘gravità’ non siamo in grado di sconfiggere i fatti sociali. Fatti sociali: regolarità e regole della vita quotidiana che sono proprie di ogni comunità umana. Forze sociali: sono ‘sociali’ in quanto prodotto dell’agire umano che persistono nel tempo, sono ‘fatti’ o ‘forze’ nel senso che noi nasciamo in un mondo in cui esistono numerose regole e costumi, e siamo obbligasti a rispettare tali regole per adattarci alla nostra comunità e interagire con gli altri. Nella visione di Durkheim le persone sono influenzate dal contesto, tutto il loro agire è influenzato dalla condizione in cui si trovano, il loro modo di agire è condizionato dai fatti sociali. Come funzionano le forze sociali? Il comportamento umano non è naturale, ma è frutto dell’apprendimento. In altre parole, noi impariamo, vivendo in società ad agire in modo appropriato nei diversi contesti sociali. Per Durkheim uno dei processi fondamentali in questo senso, è il processo di socializzazione: grazie a tale processo impariamo a comportarci in società, tra le forze sociali più importanti che influenzano il nostro comportamento troviamo le norme. Le norme sono dei muri che delimitano le nostre azioni: vorremmo fare qualcosa, ma una norma contraria, secondo cui non è opportuno apparire in un determinato modo, potrebbe dissuaderci dal farlo. Il mancato rispetto di una norma, genererà ‘fastidio’ negli altri individui i quali saranno portati a sanzionare i vostri comportamenti. Ad esempio nel suo libro riguardo la vita religiosa, riguardo ai riti tribali per la pioggia che lui studiava come forma di religiosità, questa è una venerazione di una forza esterna alla capacità di influenza degli individui che è anche un modo di rafforzare secondo Durkheim il senso di comunità: quindi a prescindere che si veneri uno o più dei o una bandiera (nel concetto di nazione), il sacro in senso di venerazione, la forma è legata alla conformazione della società ma non agli individui singoli, all’espressione individuali dei singoli.
un certo numero di persone che si uccida in un determinato luogo e in un dato momento è in realtà fortemente influenzata da fattori sociali. L’analisi Durkheimiana dell’influenza delle forze sociali sul suicidio non ci aiuta a spiegare il suicidio commesso da un amico o da un familiare, e men che meno di accettarlo; mette in evidenza in maniera sorprendente una grande verità, che ogni individuo è parte di un mondo sociale più ampio, e la probabilità di suicidarsi non è totalmente casuale né legata alla scelta individuale. Quindi le società che sono più coese: ad esempio le società cattoliche rispetto a quelle luterane perché esiste un maggiore scambio, pregano tutti insieme ecc e anche in tempi di guerra piuttosto che in tempo di pace (questi sono tutti indicatori di coesione sociale); anche riguardo l’anomia: più le società sono anomiche e non hanno un insieme di valori condiviso e forte in cui gli individui si riconoscono più è alto il tasso di suicidi, anche al netto delle caratteristiche individuali; l‘ anomia per Durkheim è quella sensazione di smarrimento di non riconoscersi nei valori/pratiche di una società: un esempio di anomia è il non riconoscersi nei valori/credenze/aspettative, è quindi un elemento di disgregazione sociale come l‘incapacità di alcuni gruppi di giovani di inserirsi nel mondo del lavoro e quindi di non essere né nel mercato del lavoro né più studenti → questa è una condizione che può generare anomia, può generare il senso di non appartenenza ad una società, il non riconoscimento nei suoi valori. E quindi questa sensazione di non appartenere alla comunità, non riconoscersi nei suoi valori o di mancanza di integrazione può aumentare il rischio di suicidio, e quindi Durkheim diceva che anche una cosa così diffusa nel tempo e nello spazio come il suicidio e anche così intima, persino quella possiamo spiegarla in parte con il fatto che le società sono organizzate in modo diverso oppure stanno transitando in fasi come la guerra o essere caratterizzate da una industrializzazione rapida che quindi causa l’anomia (per esempio perché ci sono tante persone che arrivano di culture diverse messe nello stesso spazio i cui valori/pratiche confliggevano l’uno con l’altro e cercavano di trovare una composizione nel vivere sociale, nelle pratiche condivise e anche una legittimazione); e quindi lui aveva questo campo di osservazione. Anche la sua analisi da un punto di vista metodologico non è rigorosa per gli standard attuali, non sarebbe lo stato dell’arte se fosse un’indagine fatta oggi, certo che fatta allora era scientifica per il livello di conoscenze di allora, esattamente come lombroso per l’epoca aveva fatto delle cose dal punto di vista di indagini sociali che erano straordinarie: i risultati che ha trovato non potevano corrispondere a quello che lui si aspettava, ha commesso degli errori, ma erano errori teorici e metodologici perché le sue premesse erano false non perché il metodo fosse falso, il metodo era buono è solo stato applicato male perché era relativo alle conoscenze di allora. Riprendendo il concetto di suicidio Nonostante sia atto intimo, è un’evidenza empirica del fatto che esistono fatti sociali, esistono delle strutture sociali (nella sociologia moderna più che di fatti sociali li chiameremo forze o influenze sociali): il fatto di essere in un certo contesto con certe norme con certe aspettative ci condiziona e ci fa agire con più o meno probabilità in un senso o in un altro, quindi persino il suicidio è
condizionato dal contesto e quindi dall’esperienza della società, dalla posizione dentro la società nel tempo e nello spazio che un individuo ha. Quindi lui analizza il contesto rispetto al numero di suicidi: tra paesi tra regioni nel tempo, ad es in situazioni di guerra o meno, i paesi del nord che hanno meno sole, un certo tipo di religione o vivono o meno da soli (la solitudine può essere legata all’anomia: il senso di non appartenenza, lo smarrimento il non riconoscimento nelle regole) o matrimoni (il tasso di suicidio è minore nelle persone sposate). La sua conclusione è che persino una cosa così intima e privata è influenzata dalla posizione sociale di un individuo, è influenzato dal contesto in cui uno si muove, quindi dalle sue caratteristiche generali (titolo di studio, non solo il tipo della confessione religiosa ma anche il grado di religiosità diremmo oggi: se una persona è profondamente religiosa sarà meno incline a privarsi della vita di una persona molto meno religiosa che quindi non ha il precetto morale etico di fare una cosa che è contro le sue aspettative d’agire). All’epoca era uno studio innovativo, e dimostra che c’è un’associazione statistica tra il grado di interazione sociale e la probabilità che gli individui commettano suicidio; da questo deduciamo che anche i comportamenti individuali così privati sono condizionati dal loro contesto. Esempio: in Italia si stimano tra 3000-4000 suicidi all’anno. In realtà è una sottostima perché ci sono delle pressioni per non riportarli come suicidio e anche perché ad es quando si commette suicidio attraverso un incidente d’auto non si può avere la certezza ci sia stato suicidio, o anche riguardo gli incidenti domestici che capitano soprattutto nei paesi dove c’è ancora la dote legata al matrimonio per cui in caso di divorzio la dote deve essere restituita quindi sono più frequenti i “suicidi” per ustioni o per avvelenamento; sappiamo anche che il suicidio è legato all’età, quindi se volessimo standardizzare la volontà di suicidarsi, cosa che non ha fatto Durkheim all’epoca, dovremmo anche guardare al profilo demografico di una popolazione e quindi noi ci aspettiamo che tendenzialmente i suicidi aumentino in Italia soprattutto in questo periodo e nelle decadi a venire perché la composizione della popolazione tende ad invecchiare. Adesso in questo grande esperimento sociale che è questo periodo di isolamento che c’è tra l’altro stato in tempi diversi con gradi diversi con durate diverse in diversi paesi, tra qualche anno potremmo anche relazionare il numero di suicidi rispetto alle morti per malattia a come aumentano in questo periodo di crescente isolamento soprattutto per le persone che vivono sole, e quindi diminuirebbe anche per Durkheim la coesione sociale, il senso di appartenenza alla comunità se le interazione sono inibite. In questo momento di isolamento aumentano le malattie psichiche, aumenta anche il tasso di violenza domestica e quindi anche aumenta il tasso di suicidi, e quindi sono relazioni che sono mediate da una serie di fattori che devono essere neutralizzati se vogliamo studiare statisticamente la probabilità di suicidio, quindi in uno studio moderno non come quello che ha fatto Durkheim avremmo bisogno di controllare molti più fattori. Una riflessione del suicidio era: se volessimo studiare veramente i suicidi e se sia opportuno concentrarci sui suicidi avvenuti come ha fatto Durkheim, in realtà dovremmo lavorare sui tentativi di suicidio perché sono un indicatore