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Contesti sociali: dall'individuo alla società - Introduzione alla sociologia, Appunti di Sociologia

libro progetto sociologia, all'interno vi sono anche alcuni approfondimenti

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 08/06/2020

federica-ciancio-1
federica-ciancio-1 🇮🇹

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Temi affrontati I capitolo:
1) Cos’è l’immaginazione sociologica e perché vale la pena acquisirla
2) Cosa sono i contesti sociali e perché sono importanti
3) Quali sono le origini della sociologia e in cosa differisce la sociologia dalle
altre scienze sociali?
Immaginazione sociologica
Charles Wright Mills ha scritto: ‘l’immaginazione sociologica ci permette di
afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società.’
Comprendere il mondo che ci circonda, e iniziare a pensare in profondità come
migliorarlo, significa riconoscere con quanta forza le nostre esistenze
individuali siano influenzate dai luoghi e dai tempi in cui siamo nati, da chi
nasciamo e dalla serie di esperienze fatte durante l’infanzia, l’adolescenza e
l’età adulta.
L’immaginazione sociologica ci aiuta a porre domande non scontate sui mondi
sociali che abitiamo e a cercare risposte.
L’immaginazione sociologica, mette in discussione e pone domande ‘difficili’,
riguardo aspetti che nella società vengono considerati normali o naturali.
-Matrimonio come vincolo tra uomo e donna
-Donna che svolge le mansioni di casa in una coppia etero-sessuale
-Fino agli anni 70 stigmatizzazione del divorzio riguardo alla figura della
donna
-Ruolo sociale degli omosessuali nel corso degli anni precedenti.
Considerando solo alcune caratteristiche ‘corrette’ nel contesto sociale,
potremmo incorrere nella nascita degli stereotipi.
Stereotipo: credenze solitamente false, o quanto meno esagerate, relative ai
membri di un gruppo, ma che sono tuttavia alla base delle supposizioni sui
singoli individui che ne fanno parte.
-Tutti gli italiani sono mafiosi
-Tutti gli omosessuali si comportano con atteggiamenti femminili e poco
virili esagerando la propria sessualità
-Tutte le donne non sanno guidare
-Tutti gli uomini non fanno le faccende domestiche
-Le donne non fanno politica
-Tutti i genovesi sono tirchi
-Tutti i napoletani sono disonesti
E così via…
Discriminazione attiva.
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Scarica Contesti sociali: dall'individuo alla società - Introduzione alla sociologia e più Appunti in PDF di Sociologia solo su Docsity!

Temi affrontati I capitolo:

  1. Cos’è l’immaginazione sociologica e perché vale la pena acquisirla
  2. Cosa sono i contesti sociali e perché sono importanti
  3. Quali sono le origini della sociologia e in cosa differisce la sociologia dalle altre scienze sociali? Immaginazione sociologica Charles Wright Mills ha scritto: ‘l’immaginazione sociologica ci permette di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società.’ Comprendere il mondo che ci circonda, e iniziare a pensare in profondità come migliorarlo, significa riconoscere con quanta forza le nostre esistenze individuali siano influenzate dai luoghi e dai tempi in cui siamo nati, da chi nasciamo e dalla serie di esperienze fatte durante l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. L’immaginazione sociologica ci aiuta a porre domande non scontate sui mondi sociali che abitiamo e a cercare risposte. L’immaginazione sociologica, mette in discussione e pone domande ‘difficili’, riguardo aspetti che nella società vengono considerati normali o naturali.
  • Matrimonio come vincolo tra uomo e donna
  • Donna che svolge le mansioni di casa in una coppia etero-sessuale
  • Fino agli anni 70 stigmatizzazione del divorzio riguardo alla figura della donna
  • Ruolo sociale degli omosessuali nel corso degli anni precedenti. Considerando solo alcune caratteristiche ‘corrette’ nel contesto sociale, potremmo incorrere nella nascita degli stereotipi. Stereotipo: credenze solitamente false, o quanto meno esagerate, relative ai membri di un gruppo, ma che sono tuttavia alla base delle supposizioni sui singoli individui che ne fanno parte.
  • Tutti gli italiani sono mafiosi
  • Tutti gli omosessuali si comportano con atteggiamenti femminili e poco virili esagerando la propria sessualità
  • Tutte le donne non sanno guidare
  • Tutti gli uomini non fanno le faccende domestiche
  • Le donne non fanno politica
  • Tutti i genovesi sono tirchi
  • Tutti i napoletani sono disonesti E così via… Discriminazione attiva.

Comportamenti, pratica o politica, che danneggi, escluda o svantaggi le persone sulla base della loro appartenenza a un qualche gruppo o categoria sociale.

  • Annuncio lavorativo rivolto solo ad una persona con determinate caratteristiche: non assumere ad esempio un mussulmano nonostante sia qualificato, solo per la propria religione di appartenenza.
  • Affitto concesso solo a persone provenienti da determinate zone d’Italia: dal nord Italia non concedere affitti universitari a studenti provenienti dal sud. E così via… L’immaginazione sociologica ci permette dunque di sfidare tali stereotipi; s’interroga sulle cause della nascita di essi, su chi ne tragga vantaggio e sul perché siano dannosi e per chi. Offre inoltre gli strumenti per comprendere e pensare in modo critico alle nostre vite, ai tempi in cui viviamo, e ai motivi per cui siamo ciò che siamo. Partiamo dal presupposto che tutti possediamo un ‘immaginazione sociologica; essa viene attivata ogni volta che cerchiamo di dare un senso ai mondi sociali che ci circondano. People watching: osserviamo un gruppo di persone, possiamo individuare probabilmente la loro età, l’appartenenza etnica e persino la loro religione. Attraverso questo esercizio, iniziamo a mettere in moto la nostra immaginazione sociologica. la semplice osservazione di gruppi sociali che ci circondano e la formulazione di generalizzazioni non rappresentano di per sé un esempio di buon uso dell’immaginazione sociologica; avere una buona capacità di essa, implica riuscire a fare molto di più rispetto a banali generalizzazioni. Contrassegno di una buona immaginazione sociologica: capacità di porre domande non scontate, di fare domande ‘difficili’, anziché accettare immediatamente risposte preconfezionate (ovvero stereotipi). Come viene stimolata la nostra immaginazione sociologica?
  • Quando ci rendiamo conto della falsità di un certo tipo di opinione comune, o di una qualche supposizione ampiamente condivisa; motivo per cui iniziamo a porci domande su quanto osserviamo attorno a noi. Esempi di domande che possono essere poste. Perché nonostante in America non ci sia più la discriminazione raziale della razza africana (nera), raramente incontriamo un cospicuo numero di bianchi e neri pregare insieme? oppure perché in Italia i lavori domestici sono di consuetudine svolti dalla figura femminile? Aforismi e citazioni: ogni aforismo, ha senso in alcuni contesti e non in altri.
  • Vi era arrivata con un punteggio attitudinale SAT molto alto, e con tre crediti formativi ottenuti in corsi di advanced placement, frequentati durante le superiori.
  • Al college ha deciso di specializzarsi in scienze sociali, dopo aver seguito da matricola un seminario con un docente che faceva ricerche sulle culture giovanili urbane
  • Al terzo anno ha avuto l’occasione di frequentare un semestre in Europa, e nei semestri trascorsi all’università ha avuto modo d’incontrare frequentemente i suoi insegnanti dopo le lezioni per discutere del proprio lavoro.
  • Gran parte del corpo docente e dei compagni avevano alte aspettative su studenti come lei.
  • Dedicava venti ore di studio alla settimana alla preparazione della sociologia, aveva significativi impegni di lettura e scrittura.
  • A due anni dalla fine degli studi Maria, svolgeva un lavoro per cui guadagnava poco più di 38.000$ all’anno. Robert:
  • Ha frequentato una scuola superiore composta prevalentemente da studenti non bianchi
  • Si è iscritto ad un’università statale con accesso libero
  • Ha incontrato raramente i suoi docenti a fine delle lezioni
  • È entrato all’università con un punteggio non brillante
  • Gli insegnanti non avevano aspettative in studenti come lui
  • Nelle esercitazioni se la cavava, ma non le trovava né stimolanti né interessanti.
  • Era interessato a socializzare con gli amici e al riuscire a pagarsi quel tanto che bastava per pagarsi gli studi.
  • Quando è stata testata la sua prestazione negli stessi compiti svolti da Maria, non è emerso alcun miglioramento dopo quattro anni di studio.
  • Due anni dopo la laurea, era disoccupato, aveva un debito finanziario ancora consistente, contratto per potersi permettere le tasse universitarie, viveva ancora nella casa dei suoi genitori. Come possiamo spiegare perché questi due studenti hanno avuto all’università esperienze così diverse e hanno imboccato percorsi postuniversitari così differenti? Una visione sociologica delle esperienze degli studenti universitari solleva una serie di domande su come mutino gli individui, le istituzioni e le società. Domande sociologiche poste a riguardo:
  • Maria, Robert e i loro pari, dedicano meno tempo agli studi di quanto ne dedicavano gli studenti della generazione precedente? Se è effettivamente così, perché?
  • Per quale motivo alcune università si concentrano più di altre sull’apprendimento accademico?
  • Perché alcune università diventano celebri come luoghi di divertimento invece che di studio?
  • Come è cambiata la natura della vita universitaria negli ultimi decenni?
  • Per gli studenti durante gli anni universitari, ci sono maggiori o minori possibilità di far parte di organizzazioni, oppure di interagire collettivamente rispetto ad altri periodi della vita?
  • Questi cambiamenti nell’istruzione superiore coinvolgono solo alcuni singoli paesi oppure sono in corso mutamenti che oltrepassano i confini nazionali per cambiare il significato e l’esperienza dell’università in generale? Come influiscono dunque le esperienze di vita fatte dagli studenti prima d’intraprendere il percorso universitario? In che modo la famiglia di provenienza ha il potere d’influenzare le scelte future? In che modo vi potrebbe ostacolare o agevolare il fatto di essere i primi ad intraprendere un percorso universitario nella vostra famiglia? Probabilmente potremmo presupporre che Maria venisse da una famiglia con alte aspettative nei confronti della figlia in quanto la prima a frequentare l’università? Oppure Robert è possibile abbia imparato a dare più importanza agli amici che agli studi forse perché i genitori, da lui, si aspettavano meno che dai i suoi fratelli? In che misura dunque l’organizzazione sociale della vita universitaria, influisce sulle esperienze degli studenti? Forse l’impegno prestato da Maria allo studio era influenzato dal contesto universitario in cui era immersa? forse le non brillanti prestazioni accademiche di Robert, avevano a che fare, più che con la sua pigrizia, con l’assenza di ambienti universitari capaci di offrirgli sostegno? L’esperienza universitaria avvantaggia tutti in egual misura? Oppure il fatto di appartenere ad un determinato rango sociale d’élite, ci consente di poterci garantire un istruzione migliore? Pensiamo ancora a Maria e Robert, i loro percorsi si limitano a riflettere i vantaggi e gli svantaggi che hanno avuto nel momento dell’approdo all’università? Oppure questi ultimi si sono modificati anche radicalmente dal momento in cui hanno deciso come impiegare il loro tempo all’università? E in che modo anche i percorsi intrapresi dagli studenti sono influenzati dalle opportunità lavorative future presenti all’interno del proprio paese? Come hanno influenzato tutti questi cambiamenti le esperienze universitarie degli studenti? Li hanno resi più motivati o meno? Più o meno ottimisti sul loro futuro? Il mondo del lavoro è cambiato: come possono questi cambiamenti aiutarci a spiegare la capacità di Maria di ottenere un’occupazione ben retribuita e la disoccupazione di Robert dopo il college? Le domande della sociologia riguardano, il modo in cui viviamo nel suo complesso. Contesti sociali, dagli individui alla società

significativamente inferiori rispetto alle valutazioni effettuate la settimana precedente. Sorprendentemente questo calo si verificava a prescindere dal fatto che i bambini avessero sentito parlare o fossero stati testimoni del delitto. La ricerca di questo sociologo mette in evidenza come l’uso della violenza in un quartiere abbia il potere indiretto di influenzare i bambini, sia a scuola che a casa. Questo studio ci invita a riflettere sulle conseguenze che la violenza di quartiere produce su bambini innocenti. Terzo aspetto importante: identità e gruppi Le nostre identità, le concezioni che noi stessi e altri hanno di chi siamo e dei gruppi e delle categorie di cui siamo membri, definiscono un altro importante tipo di contesto sociale in cui le vite degli individui si dispiegano. Noi nasciamo con certi tratti fisici; colore della pelle, sesso, caratteristiche fisiche, ecc.. La nostra famiglia e il contesto sociale in cui siamo inseriti invece ci inculcano delle realtà culturali, prima di poter essere abbastanza grandi per comprenderne il significato ed effettuare una scelta quali: religioni, identità nazionale o etnica. Mano a mano che cresciamo possiamo prendere queste identità e modificarle; sono fattori importanti che predicono in quali direzione andranno le nostre vite. Alcune identità acquisite son neutre, altre positive, altre negative, alcune pericolose. Ad esempio prendiamo in considerazione lo status dell’essere uomo all’interno della società: avere un’entità maschile storicamente ha conferito importanti benefici. In modo analogo e ancora oggi, i membri dei gruppi etnicamente dominanti hanno opportunità e raccolgono più ricompense dei membri degli altri gruppi. Quarto aspetto importante: organizzazioni e istituzioni Il contesto familiare, il quartiere in cui cresciamo e le identità e i gruppi di cui facciamo parte; si riversano nei contesti esterni, nelle occupazioni che intratteniamo e nelle organizzazioni di cui diventiamo membri.

  • Chiese/sinagoghe frequentate
  • Partito politico sostenuto
  • sindacati o associazioni di cui siamo parte
  • centri culturali frequentati: club sportivi, club del libro, associazioni studentesche ecc.. le ‘porte’ lungo la strada per noi si possono o non si possono aprire, a seconda dei gruppi in cui siamo inseriti, dai tipi di contatto che costruiamo. Lo stesso vale per le identità che formiamo per noi stessi, sia quelle pubbliche (aderire a gruppi ecc) sia quelle private come le identificazioni di sesso, genere, etniche e culturali.

I sociologi hanno evidenziato inoltre che persino gli aspetti basilari, come la nostra identità etnica, possono cambiare a seconda del tipo di istituzione a cui siamo connessi. Per esempio trascorrere del tempo in una prigione, può di fatto stimolare un cambiamento nella propria identificazione razziale: alcuni sociologi hanno rilevato che per i carcerati bianchi di sesso maschile esistevano maggiori probabilità di identificarsi come ‘afroamericani’. Non solo: anche i ricercatori che hanno intervistato questi uomini avevano maggiori probabilità di definirli afroamericani dopo aver appreso che essi avevano trascorso del tempo in prigione. Questo è un esempio significativo di quanto il nostro senso di sé sia profondamente connesso alle istituzioni di cui siamo parte. Quinto aspetto importante: contesti sociali ed economici Charles Wright Mills ha sostenuto che l’immaginazione sociologica mette in relazione le biografie individuali e la storia. Cosa voleva dire di preciso? Nella vostra vita agiscono contesti sociali, economici che cambiano nel tempo, contesti appunto storici. La parte del mondo in cui viviamo e il periodo in cui nasciamo, influenza le opportunità a nostra disposizione, limitando i nostri scopi e le nostre aspirazioni o consentendoci di seguirne molteplici. Ad esempio un afroamericano del sud negli anni 40 ha dovuto affrontare un contesto sociale completamente differente da quello attuale. un bambino che cresceva a Detroit (centro industriale del tempo) negli anni 40, aveva una serie di opportunità economiche differenti rispetto al bambino che cresce nel contesto attuale della medesima città. Tutti i contesti locali sono influenzati dai contesti Globali: siamo inseriti in un contesto in cui gli avvenimenti dall’altro lato del mondo sono in grado di influenzare significativamente anche le nostre vite. La sociologia come studio dei contesti sociali Ora possiamo definire in maniera più completa e chiara cosa rappresenta lo studio della sociologia: studio dei diversi contesti attraverso cui le vite degli individui prendono forma e il mondo sociale viene creato. L’interazione sociale si riferisce al modo in cui le persone agiscono insieme, modificando o alterando il proprio comportamento in risposta alla presenza degli altri. L’interazione sociale è governata da un insieme di norme: le regole fondamentali della società che ci aiutano a sapere che cosa è appropriato e che cosa non è appropriato fare in una data situazione. La violazione delle norme di un comportamento sarà per noi causa di ogni genere di problema. Quando interagiamo con gli altri, facciamo uso di queste norme e regole, per cercare di presentare una versione positiva di noi stessi.

regole specifiche o aspettative, sono in parte determinanti dalla nostra posizione sociale. Il ruolo ricoperto in una determinata interazione presenterà: azioni differenti influenzate dalle regole e dai comportamenti da attuare in tali posizioni.

  • Le istituzioni sociali: forniscono i modelli su cui si fonda la nostra esperienza quotidiana. Intendiamo: il matrimonio, la famiglia, l’educazione, i mercati, e le organizzazioni che le regolano (come il governo, il sistema legale, le forze armate, le scuole o la religione). La sociologia si occupa di come gli individui agiscano e siano influenzati dai contesti sociali. Dove nasciamo implica già dalla nascita probabilità/difficoltà/facilità diverse che accadano certe cose nella vita, a parità di capacità. I fattori che influenzano la vita di ogni bambino: - La famiglia di origine e il livello di istruzione, la ricchezza, il reddito dei genitori - Il quartiere e la comunità locale in cui il bambino crescerà o vivrà da adulto - L’istruzione che egli riceverà (inclusa anche la qualità delle scuole) - I tipi di organizzazione (chiese, club o gruppi) di cui farà parte o a cui avrà accesso, e le persone che incontrerà in quegli ambienti - Il tipo di occupazione che troverà - Il paese (ricco, povero o in rapido sviluppo) - Il periodo storico La sociologia si può quindi definire come lo studio dei diversi contesti attraverso cui le vite degli individui prendono forma e il mondo sociale viene creato – nelle sue due componenti cruciali:  L’interazione sociale: - Si riferisce ai modi in cui le persone agiscono insieme, modificando o alterando il proprio comportamento in risposta alla presenza altrui - È governata da un insieme di norme: le regole fondamentali della società che ci aiutano a sapere che cosa è o non è appropriato dare in una data situazione  La struttura sociale: - Si riferisce ai modi in cui queste norme e regole della vita quotidiana si strutturano in modelli durevoli che plasmano e regolano le interazioni sociali. - Ha due componenti cruciali: le gerarchie e le istituzioni.

La nascita della sociologia:

  1. quali sono le origini della sociologia e in cosa differisce dalle altre scienze sociali? In quale contesto la sociologia ha iniziato a svilupparsi? Come si ‘integra’ e come si relaziona alle altre scienze sociali e quali sono le controversie tra loro? In che senso la ricerca condotta dai sociologi è diversa da quella degli altri scienziati? LA TEORIA SOCIALE: La teoria è una serie di proposizioni che si propongono di spiegare problemi, azioni o comportamenti; sono concezioni sistematiche del rapporto tra individui e società. Sono cornici analitiche che servono a comprendere il mondo sociale. Esiste però una vasta gamma di teorie sociali di diverso tipo: alcune teorie sono molto ampie e cercano di spiegare le caratteristiche generali di tutta la società, mentre altre sono più circoscritte. I sociologi utilizzano la teoria per esaminare le relazioni tra le osservazioni (o i dati) che potrebbero sembrare non relazionati. Buone teorie hanno sia capacità esplicativa che predittiva. Le teorie non sono mai proposizioni finali sulla condotta umana. - Le teorie sociali sono il centro vitale dell’immaginazione sociologica: sono concezioni sistematiche del rapporto tra individui e società, cornici analitiche che servono a comprendere il mondo sociale. - La sociologia comprende molteplici tradizioni teoriche, spesso in competizione tra loro (diversificazione della teoria sociale). - Esistono tre temi comuni che tutte le principali teorie sociologiche hanno cercato in un modo o nell’altro di affrontare, tre questioni che rappresentano sfide centrali affrontate da ogni teoria (e teorico) sociale. Questi sono:  In che modo agisce all’interno di un contesto  Che cosa tiene unite le società (il collante sociale)  Cambiamento delle società La teoria sociale classica (fine XIX – inizio XX secolo) Periodo di enorme cambiamento caratterizzato da quattro importanti trasformazioni: 1. Passaggio da un’ economia agricola a una industriale
  2. La migrazione dalle aree rurali alle aree urbane della città

Marx e Engels, Manifesto del Partito Comunista (1848):

- Nella storia esistono tre diversi modi di produzione : 1. Società antiche fondate sulla schiavitù. 2. Feudalesimo , contraddistinto da società largamente agricole con un numero ridotto di proprietari terrieri. 3. Il capitalismo , la cui economia si fonda sul libero mercato. - Ciascuno di questi modi di prodizione è composto da due parti: 1. Le forze di produzione , la capacità produttiva e tecnologica di una società in un dato momento (strumenti utilizzate per produrre beni) -> Struttura 2. I rapporti sociali di prodizione: le relazioni e le disuguaglianze tra diversi gruppi di persone all’interno di un sistema economico (il modo in cui le persone si organizzano per svolgere le attività per produrre quei beni). -> SovrastrutturaMarx, Il capitale (1867). - Al centro delle società capitaliste esiste un conflitto cruciale tra i membri delle due classi: la borghesia , dotata delle risorse (economiche) da Marx definisce capitale , e tutti gli altri (la classe operaia o proletariato , i commercianti, artigiani etc. - Le società capitaliste moderne, secondo Marx, si sarebbero gradualmente polarizzate, finendo per essere composte da una ampia borghesia molto limitata e da una classe operaia sempre più ampia. - Il capitalismo si sarebbe potuto affermare solo a seguito dell’eliminazione dei privilegi ereditari dei proprietari terrieri e delle norme che consentivano ad essi di esercitare il proprio controllo sulle vite dei braccianti agricoli. - Cosi come i capitalisti hanno rovesciato il feudalesimo per creare un nuovo e dinamico sistema economico, alla fine anche il proletariato avrebbe dato vita a una rivoluzione in grado di rovesciare il capitalismo e di creare una società socialista, in cui le forze di produzione della società sarebbero state possedute da tutti (e non dai singoli imprenditori) in virtù dell’abolizione della proprietà privata. - Teoria della lotta di classe: I capitalisti, cercando di mantenere o di incrementare i propri profitti, nel corso del tempo riducono i salari dei lavoratori al punto da indurre questi ultimi alla rivolta. (Le classi che il sistema economico tratta in maniera ineguale sono destinate ad entrare in conflitto tra loro). Il mondo in cui viviamo oggi, specialmente dopo il 1989 e il crollo del comunismo in Unione Sovietica, appare molto diverso da quello immaginato da Marx. Il capitalismo è cambiato in modi che Marx e Engels non avevano previsto.

Le società capitaliste hanno sviluppato ampi programmi sociali finanziati e gestiti dal governo statale, come nel caso dei programmi per la sicurezza sociale dei sussidi d’occupazione, della assicurazioni sanitarie gratuite, o dei sistemi scolastici, tutti provvedimenti tesi a ridurre la povertà e la disuguaglianza in contesti caratterizzati da fiorenti economie capitaliste. Questi sistemi economici si sono evoluti in maniera molto più versatile e diversificata di quanto Marx avesse previsto: la qualità dei lavoratori dal XIX in poi invece di peggiorare, è migliorata. Eppure il modello di società e di cambiamento proposto da Marx appare ancora oggi particolarmente rilevante. Per prima cosa insieme ad Engels fu il primo a teorizzare il concetto di globalizzazione, prevedendolo la diffusione di un ‘economia globale’ già a fine del XIX secolo: un’idea rivoluzionaria che si è dimostrata straordinariamente valida alla luce degli sviluppi successivi.

- gli strumenti analitici della sua teoria sociale consentono di comprendere il ruolo dello scambio economico **nell’affermazione della globalizzazione.

  • Il fallimento del socialismo e del comunismo in luoghi come** Russia e Europa dell’Est: concordano perfettamente con le **sue previsioni.
  • Lenin e Mao tentarono di saltare la fase di sviluppo** cruciale, passando direttamente dal modo di produzione feudale al modo comunista: per porre rimedio a tale fallimento i leader di questi paesi finirono per reintrodurre il capitalismo. La crescita economica derivante da tale svolta capitalistica è stata impressionante, soprattutto in **Cina.
  • Marx riguardo le società attuali, non vedrebbe il fallimento** del comunismo come una sconfessione delle sue idee; piuttosto, egli direbbe che la vera rivoluzione socialista potrebbe ancora realizzarsi in paesi come la Russia e la Cina, ma soltanto dopo una lunga fase di crescita e sviluppo capitalistici.Émile Durkheim (1858-1917) Durkheim si considerò da sempre un sociologo. - Uno dei padri fondatori della sociologia, lavorò anche perché questa nuova disciplina fosse accettata nelle università.

Conclusione: I tassi di suicidio di una società riflettono il grado di integrazione sociale degli individui che vi abitano. In italia si stimano tra i 3500 e 4000 suicidi l’anno. Dati: autorità giudiziaria. -> Spesso le fonti discrepano. Sottostima: vergogna dei familiari nel riportare o convenienza (polizze assicurative), difficoltà nel classificare (anziani soli o ricoverati, morti a seguito di sequele di tentatici di suicidio, morti in incidenti d’auto, morti in incidenti domestici et.) La tendenza al suicidio aumenta in percentuale all’aumentare dell’età ed è spesso legata a malattie psichiche. DURKHEIM: LE REGOLE DEL METODO SOCIOLOGICO FATTI SOCIALI Come misuriamo l’influenza di una persona? Ad esempio usiamo chi è stato più citato, escludiamo o includiamo citazioni, o se sono inseriti in alcune riviste o anche libri, ci sono le riviste riconosciute altre no, non c’è una misura ideale univoca o migliore delle altre necessariamente per valutare l influenza, anche perché l’influenza di un pensiero di un’idea è una cosa che si può vedere in diversi punti di tempo e in diversi modi, e quindi quanto è stato più influente l idea di un libro o di un altro è difficile dirlo. Per alcuni studiosi che studiano la sociologia delle religioni sicuramente il suicidio è stato un libro straordinariamente influente, invece per chi studia il metodo sociologico il secondo libro di Durkheim è più influente. Durkheim è stato uno dei fondatori della sociologia; la prima cattedra all’università di Bordeaux di sociologia e quindi che ha coniato la disciplina in quanto tale a livello universitario; influenzato dal positivismo del periodo, era il periodo che veniva creato il metodo scientifico, c erano molti sviluppi con l industrializzazione, c erano molti sviluppi nella tecnica, nelle scienze e anche nella medicina e Durkheim comincia a pensare alla sociologia→ c’erano tanti problemi legati all’industrializzazione e ai movimenti verso la città, tante persone ammassate insieme, problemi di natura strutturale e anche igienica, mancavano le infrastrutture della società, ed essendo tante persone immigrate nella città che avevano costruito o si erano installate in parte della città nei modi più precari e in grandi aggregazioni con culture diverse e risorse poche si creavano dei conflitti. In questo contesto intervenne Durkheim pensando al ruolo di sociologo come il medico che cura la società che analizza quali sono i disturbi della società e cura il disordine sociale, cura tutte le circostanze in cui le persone si trovano a

soffrire della diminuzione della coesione sociale, perché tutte le loro abitudini, quelle che oggi chiameremo le reti sociali, la loro rappresentazione di sé, la loro identità che era stata costruita nell’infanzia in un certo contesto viene sradicata, e il contesto urbano è molto diverso e quindi crea delle occasioni di disagio per molte persone e anche molte sacche in cui la coesione sociale deve essere reinventata perché molti sono portatori di pratiche/norme/aspettative differenti. Nel suo celebre libro intitolato ‘’le regole del metodo sociologico’’Durkheim perorò con forza la causa della sociologia e ne sottolineò la necessità, paragonandola alla biologia e alla fisica. Egli sosteneva che l’oggetto di studio della sociologia, proprio come nel caso della biologia e della fisica, fosse costituito da forze concrete e oggettive, che esistono indipendentemente dalla nostra capacità di controllo. Così come la gravità è una forza che esiste indipendentemente da noi e dalle nostre azioni , allo stesso modo le forze sociali esistono e agiscono nel mondo in maniera oggettiva. Così come non siamo in grado di sconfiggere la ‘gravità’ non siamo in grado di sconfiggere i fatti sociali. Fatti sociali: regolarità e regole della vita quotidiana che sono proprie di ogni comunità umana. Forze sociali: sono ‘sociali’ in quanto prodotto dell’agire umano che persistono nel tempo, sono ‘fatti’ o ‘forze’ nel senso che noi nasciamo in un mondo in cui esistono numerose regole e costumi, e siamo obbligasti a rispettare tali regole per adattarci alla nostra comunità e interagire con gli altri. Nella visione di Durkheim le persone sono influenzate dal contesto, tutto il loro agire è influenzato dalla condizione in cui si trovano, il loro modo di agire è condizionato dai fatti sociali. Come funzionano le forze sociali? Il comportamento umano non è naturale, ma è frutto dell’apprendimento. In altre parole, noi impariamo, vivendo in società ad agire in modo appropriato nei diversi contesti sociali. Per Durkheim uno dei processi fondamentali in questo senso, è il processo di socializzazione: grazie a tale processo impariamo a comportarci in società, tra le forze sociali più importanti che influenzano il nostro comportamento troviamo le norme. Le norme sono dei muri che delimitano le nostre azioni: vorremmo fare qualcosa, ma una norma contraria, secondo cui non è opportuno apparire in un determinato modo, potrebbe dissuaderci dal farlo. Il mancato rispetto di una norma, genererà ‘fastidio’ negli altri individui i quali saranno portati a sanzionare i vostri comportamenti. Ad esempio nel suo libro riguardo la vita religiosa, riguardo ai riti tribali per la pioggia che lui studiava come forma di religiosità, questa è una venerazione di una forza esterna alla capacità di influenza degli individui che è anche un modo di rafforzare secondo Durkheim il senso di comunità: quindi a prescindere che si veneri uno o più dei o una bandiera (nel concetto di nazione), il sacro in senso di venerazione, la forma è legata alla conformazione della società ma non agli individui singoli, all’espressione individuali dei singoli.

un certo numero di persone che si uccida in un determinato luogo e in un dato momento è in realtà fortemente influenzata da fattori sociali. L’analisi Durkheimiana dell’influenza delle forze sociali sul suicidio non ci aiuta a spiegare il suicidio commesso da un amico o da un familiare, e men che meno di accettarlo; mette in evidenza in maniera sorprendente una grande verità, che ogni individuo è parte di un mondo sociale più ampio, e la probabilità di suicidarsi non è totalmente casuale né legata alla scelta individuale. Quindi le società che sono più coese: ad esempio le società cattoliche rispetto a quelle luterane perché esiste un maggiore scambio, pregano tutti insieme ecc e anche in tempi di guerra piuttosto che in tempo di pace (questi sono tutti indicatori di coesione sociale); anche riguardo l’anomia: più le società sono anomiche e non hanno un insieme di valori condiviso e forte in cui gli individui si riconoscono più è alto il tasso di suicidi, anche al netto delle caratteristiche individuali; l‘ anomia per Durkheim è quella sensazione di smarrimento di non riconoscersi nei valori/pratiche di una società: un esempio di anomia è il non riconoscersi nei valori/credenze/aspettative, è quindi un elemento di disgregazione sociale come l‘incapacità di alcuni gruppi di giovani di inserirsi nel mondo del lavoro e quindi di non essere né nel mercato del lavoro né più studenti → questa è una condizione che può generare anomia, può generare il senso di non appartenenza ad una società, il non riconoscimento nei suoi valori. E quindi questa sensazione di non appartenere alla comunità, non riconoscersi nei suoi valori o di mancanza di integrazione può aumentare il rischio di suicidio, e quindi Durkheim diceva che anche una cosa così diffusa nel tempo e nello spazio come il suicidio e anche così intima, persino quella possiamo spiegarla in parte con il fatto che le società sono organizzate in modo diverso oppure stanno transitando in fasi come la guerra o essere caratterizzate da una industrializzazione rapida che quindi causa l’anomia (per esempio perché ci sono tante persone che arrivano di culture diverse messe nello stesso spazio i cui valori/pratiche confliggevano l’uno con l’altro e cercavano di trovare una composizione nel vivere sociale, nelle pratiche condivise e anche una legittimazione); e quindi lui aveva questo campo di osservazione. Anche la sua analisi da un punto di vista metodologico non è rigorosa per gli standard attuali, non sarebbe lo stato dell’arte se fosse un’indagine fatta oggi, certo che fatta allora era scientifica per il livello di conoscenze di allora, esattamente come lombroso per l’epoca aveva fatto delle cose dal punto di vista di indagini sociali che erano straordinarie: i risultati che ha trovato non potevano corrispondere a quello che lui si aspettava, ha commesso degli errori, ma erano errori teorici e metodologici perché le sue premesse erano false non perché il metodo fosse falso, il metodo era buono è solo stato applicato male perché era relativo alle conoscenze di allora. Riprendendo il concetto di suicidio Nonostante sia atto intimo, è un’evidenza empirica del fatto che esistono fatti sociali, esistono delle strutture sociali (nella sociologia moderna più che di fatti sociali li chiameremo forze o influenze sociali): il fatto di essere in un certo contesto con certe norme con certe aspettative ci condiziona e ci fa agire con più o meno probabilità in un senso o in un altro, quindi persino il suicidio è

condizionato dal contesto e quindi dall’esperienza della società, dalla posizione dentro la società nel tempo e nello spazio che un individuo ha. Quindi lui analizza il contesto rispetto al numero di suicidi: tra paesi tra regioni nel tempo, ad es in situazioni di guerra o meno, i paesi del nord che hanno meno sole, un certo tipo di religione o vivono o meno da soli (la solitudine può essere legata all’anomia: il senso di non appartenenza, lo smarrimento il non riconoscimento nelle regole) o matrimoni (il tasso di suicidio è minore nelle persone sposate). La sua conclusione è che persino una cosa così intima e privata è influenzata dalla posizione sociale di un individuo, è influenzato dal contesto in cui uno si muove, quindi dalle sue caratteristiche generali (titolo di studio, non solo il tipo della confessione religiosa ma anche il grado di religiosità diremmo oggi: se una persona è profondamente religiosa sarà meno incline a privarsi della vita di una persona molto meno religiosa che quindi non ha il precetto morale etico di fare una cosa che è contro le sue aspettative d’agire). All’epoca era uno studio innovativo, e dimostra che c’è un’associazione statistica tra il grado di interazione sociale e la probabilità che gli individui commettano suicidio; da questo deduciamo che anche i comportamenti individuali così privati sono condizionati dal loro contesto. Esempio: in Italia si stimano tra 3000-4000 suicidi all’anno. In realtà è una sottostima perché ci sono delle pressioni per non riportarli come suicidio e anche perché ad es quando si commette suicidio attraverso un incidente d’auto non si può avere la certezza ci sia stato suicidio, o anche riguardo gli incidenti domestici che capitano soprattutto nei paesi dove c’è ancora la dote legata al matrimonio per cui in caso di divorzio la dote deve essere restituita quindi sono più frequenti i “suicidi” per ustioni o per avvelenamento; sappiamo anche che il suicidio è legato all’età, quindi se volessimo standardizzare la volontà di suicidarsi, cosa che non ha fatto Durkheim all’epoca, dovremmo anche guardare al profilo demografico di una popolazione e quindi noi ci aspettiamo che tendenzialmente i suicidi aumentino in Italia soprattutto in questo periodo e nelle decadi a venire perché la composizione della popolazione tende ad invecchiare. Adesso in questo grande esperimento sociale che è questo periodo di isolamento che c’è tra l’altro stato in tempi diversi con gradi diversi con durate diverse in diversi paesi, tra qualche anno potremmo anche relazionare il numero di suicidi rispetto alle morti per malattia a come aumentano in questo periodo di crescente isolamento soprattutto per le persone che vivono sole, e quindi diminuirebbe anche per Durkheim la coesione sociale, il senso di appartenenza alla comunità se le interazione sono inibite. In questo momento di isolamento aumentano le malattie psichiche, aumenta anche il tasso di violenza domestica e quindi anche aumenta il tasso di suicidi, e quindi sono relazioni che sono mediate da una serie di fattori che devono essere neutralizzati se vogliamo studiare statisticamente la probabilità di suicidio, quindi in uno studio moderno non come quello che ha fatto Durkheim avremmo bisogno di controllare molti più fattori. Una riflessione del suicidio era: se volessimo studiare veramente i suicidi e se sia opportuno concentrarci sui suicidi avvenuti come ha fatto Durkheim, in realtà dovremmo lavorare sui tentativi di suicidio perché sono un indicatore