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progetto storia tempi e problemi 2 , Appunti di Storia Moderna

dal 600 al 900 progetto storia tempi e problemi

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 25/01/2018

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mariaaa-38 🇮🇹

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PROGETIOSTORIAIl - TEMPI E PROBLEMI
CAP .1-
Modelli di Stato territoriale: Francia e
Inghilterra Nel corso del Seicento svanisce
definitivamente la possibili di concepire l'Europa
come uno spazio inquadrato in istituzioni ampie e
generali, sia politiche che religiose. Durante il
secolo precedente la Riforma aveva rotto l'unità
religiosa dell'Europa; allo stesso tempo il sogno
imperiale asburgico di legare le varie regioni del
continente attraverso la realizzazione di un centro
forte nell'area tedesca, si rivela ormai irrealizzabile.
Svanito il sogno imperiale prevale una nuova
percezione dello spazio, più limitata ma anche più
stabile e politicamente meglio definita. L'impero si
rapportava con uno spazio culturale, quello della
Cristianità. Il nuovo Stato invece si consolida in un
territorio fisico. Nella dimensione imperiale lo
spazio si connotava per la sua ricchezza, per la
marcata molteplicità di identità e localismi, per la
pluralità di poteri e per la flessibilità dei confini; ora
invece lo Stato si qualifica per ilcontrollo esercitato
su un ambito territoriale segnato da confini definiti
e dalla forte valenza politica. Questi processi
presentano caratteristiche e intensità varie,
intrecciandosi con la costituzione e l'elaborazione
teorica di diverse forme di sovranità. L'idea di
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attraversa la filosofia politica dell'epoca,
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PROGETIOSTORIAIl - TEMPI E PROBLEMI CAP. 1 -

Modelli di Stato territoriale: Francia e Inghilterra Nel corso del Seicento svanisce definitivamente la possibilità di concepire l'Europa come uno spazio inquadrato in istituzioni ampie e generali, sia politiche che religiose. Durante il secolo precedente la Riforma aveva rotto l'unità religiosa dell'Europa; allo stesso tempo il sogno imperiale asburgico di legare le varie regioni del continente attraverso la realizzazione di un centro forte nell'area tedesca, si rivela ormai irrealizzabile. Svanito il sogno imperiale prevale una nuova percezione dello spazio, più limitata ma anche più stabile e politicamente meglio definita. L'impero si rapportava con uno spazio culturale, quello della Cristianità. Il nuovo Stato invece si consolida in un territorio fisico. Nella dimensione imperiale lo spazio si connotava per la sua ricchezza, per la marcata molteplicità di identità e localismi, per la pluralità di poteri e per la flessibilità dei confini; ora invece lo Stato si qualifica per il controllo esercitato su un ambito territoriale segnato da confini definiti e dalla forte valenza politica. Questi processi presentano caratteristiche e intensità varie, intrecciandosi con la costituzione e l'elaborazione teorica di diverse forme di sovranità. L'idea di contratto attraversa la filosofia politica dell'epoca,

ed era inteso come una cessione di una quota delle libertà individuali originarie e preesistenti ad ogni legge umana, al fine di garantire una convivenza sociale pacifica. All'interno di questa concezione emergono due opzioni: da un lato si ritiene che il sovrano, una volta ricevuta questa delega, possa considerarsi sciolto da ogni vincolo di legge; dall'altro lato si sostiene che egli resti comunque responsabile davanti ai suoi sudditi. La questione è se questa delega al sovrano sia totale ed irrevocabile, come vogliono i sostenitori della monarchia assoluta; o specifica e revocabile, come suggerisce il modello parlamentare. Per meglio inquadrare la questione occorre analizzare due grandi potenze: Francia e Inghilterra.

ftj Con la pacificazione seguita all'Editto di Nantes, che garantiva ai protestanti francesi libertà di culto e metteva fine alle guerre di religione, la Francia si era già avviata sulla strada della ricostruzione delle sue istituzioni e del rafforzamento del ruolo monarchico rispetto agli altri poteri. Luigi XIV(Re sole) modifica i rapporti di forza a favore della Corona, inaugurando una profonda trasformazione nell'esercizio del potere, della nobiltà e delle autonomie locali. La Chiesa cattolica in questo momento è ancora potentissima: essa riconosce il suo centro di potere all'esterno della Francia, a

costituzionale del monarca: un primo elemento immediatamente visibile è quello di una fortissima simbolizzazione del ruolo del re. Quando Luigi assume ii potere si mette in moto una macchina dell'effimero, incomparabilmente più costosa e potente di quelle nobiliari, con le sue feste, i suoi splendidi fuochi d'artìflcìo, il culto dei giardini, gli edifici sontuosi, la corte. Da subito il sovrano sostiene la produzione letteraria, teatrale, musicale e pittorica; spesso chiama a corte scienziati ed intellettuali europei, incentiva ricerche nel campo dell'astronomia e della matematica. Il disegno assolutistico di Luigi XIV trova profonda coerenza e validità in due settori: politica mercantilistica e politica di potenza. Obbiettivo

primario della politica mercantillstica è la ricchezza

dello Stato in termini di oro e di popolazione; l'artefice del mercantilismo sarà jean-Baptiste Colbert (il colbertismo individua i principali settori di investimento nella produzione e nel commercio). In campo marittimo egli organizza e

potenziata la flotta francese militare e commerciale, promuovendo la professionalizzazione dei quadri della marina con personale competente di alto livello; Colbert

sostiene il commercio di lungo corso ed i progetti

di colonizzazione transoceanica. In tutto questo

Luigi vuol'essere il sovrano di uno Stato che in qualche modo si assicuri una posizione dominante; al via per realizzare il suo disegno territoriale, sarà l'ampliamento di un territorio percepito come incompleto, e che va adeguato alla potenza dello Stato.

~ Nell'Europa centro-occidentale il secondo Seicento vede crescere il protagonismo bellico e diplomatico di una nuova potenza: l'Inghilterra. Essa fuoriesce dai decenni confusi con una situazione politica che appare subito diversa da quella Francese. Dopo la rivoluzione di Oliver Cromwell, che proclama la repubblica, la monarchia inglese viene restaurata. Il nuovo sovrano Carlo Il nonostante il limite dei suoi poteri, riporta la corona sul capo di uno Stuart. Il Parlamento recupera le sue funzioni tradizionali (come quelle finanziarie) e diventa il luogo di elaborazione di nuove misure di salvaguardia contro l'arbitrio del sovrano. In particolare con il Test Act, che impone ai detentori di cariche pubbliche di giurare di non essere cattolici, c'è una drastica limitazione delle possibilità di manovre fllopapali del re. In questo clima socialmente e politicamente variegato si colloca il tentativo del sovrano Giacomo Il, succeduto a Carlo Il, di , attaccare il Parlamento e di riaprire la auestione

presenta distinto dalla Corona, responsabile di fronte al sovrano che lo nomina, ma soprattutto di fronte al Parlamento che gli vota la fiducia. L'Inghilterra si dà un ruolo di garante dell'equilibrio continentale, che lascia lo spazio per l'espansione sui mari. t in quest'ultima direzione che le risorse private e pubbliche del paese di vanno incanalando. Il mercantilismo inglese si presenta assai più efficace di quello degli altri Stati: esso si fonda su scelte politiche, sulla formazione di compagnie commerciali potenti ed efficaci (come quelle delle Indie orientali e occidentali), ed infine sulla diffusione su scala mondiale di basi commerciali che costituiscono alche presenze politiche e militari. CAP. 2 - Il gioco delle potenze Nel corso dei Seicento emerge una nuova concezione dello spazio che come si è visto caratterizza gli Stati territoriali europei. AI tempo stesso il territorio diventa un principio di organizzazione dei rapporti fra gli Stati. Il concetto chiave in questo ambito diventa quello di frontiera: esse distinguono nettamente l'interno dall'esterno, una dinastia sovrana dall'altra, individuano gli amici e creano nemici, costituiscono la pace e la guerra al tempo stesso. Alloro interno gli Stati europei assumono una configurazione giuridica e territoriale tendenzialmente certa; viceversa, sul

piano dei rapporti fra gli Stati, non esiste un diritto a cui le potenze europee possano richiamarsi. Emergono tuttavia regole di fatto attorno alle quali nel Settecento si organizza il "concerto" delle potenze: In primo luogo, per legittimare le proprie posizioni gli Stati territoriali utilizzano come risorsa il principio dinastico: un matrimonio fra due case regnanti può avere sia il vantaggio di trasformare due potenze nemiche in amiche e dunque di portare la pace, sia può prospettare pericolose rivolte territoriali che potrebbero scatenare una guerra. In secondo luogo, quella settecentesca è una guerra diversa dai conflitti che fino alla guerra dei Trent'anni avevano sconvolto l'Europa: una delle regole implicite che il nuovo secolo impone alle potenze europee è di combattere guerre limitate, ovvero senza l'obbiettivo primario di annientare il nemico. Questo tipo di

guerra viene combattuta da eserciti meglio organizzati, più moderni e più disciplinati di quelli precedenti, facendo così calare i costi sociali dei conflitti bellici. Infine, la guerra non è più l'unica risorsa per mettere fine a controversie e sciogliere tensioni fra gli Stati. Altrettanto importante diventa la diplomazia che ruota attorno al principio dell'equilibrio. Esso nel '700 viene percepito in modo simile al sistema solare di Newton: alla base

seconda invece possiede la più potente marina militare e la più importante flotta mercantile del mondo. L'Austria è uscita dalla guerra dei Trent'anni drasticamente ridimensionata: il suo principio dinastico appare tuttavia rafforzato perché l'elezione dell'imperatore scatena sempre meno contraddizioni e suscita incertezze. Questo principio dinastico va a caccia di un territorio a cui riferirsi: la sola possibilità di espansione è verso Oriente. In una condizione tendenzialmente opposta si trova la Polonia, che dispone di un vasto

territorio ma è debole dotto il profilo dinastico.

L'Europa baltica è contesa da altre potenze, vecchie e nuove; fra le prime c'è la Svezia. Qui fin dal ' regnava un clima di forte instabilità politìca dovuta sia al difficile rapporto fra monarchia e ceti nobiliari, che alla conflittualità secolare con la Danimarca. Nella Prima guerra del Nord gli svedesi, alleati con i russi, avevano avuto la meglio sulle truppe polacche, ma le loro rapide e brillanti vittorie avevano spinto la Russia a chiudere il conflitto con la Polonia e ad allearsi con la Danimarca in funzione antisvedese. Nonostante le successive sconfitte sui campi di battaglia, e nonostante l'improvvisa morte del re, la Svezia era uscita dal conflitto rafforzata nel suo ruolo di potenza egemone nell'area baltica. Ma al paese

mancavano i mezzi politici e finanziari per seguire una politica di potenza. Gli anni a cavallo fra '600 e

'700 avrebbero rivelato debolezze svedesi nel

nuovo contesto europeo. In quegli stessi anni appaiono altre due potenze presenti nell'area baltica: Prussia e Russia. La storia della Prussia inizia ai primi del XV secolo, quando la regione era diventata dipendente della Polonia. Negli anni poi si era cominciato a strutturare un esercito straordinariamente efficiente che avrebbe dato prova di sé nei conflitti a venire. La Russia degli zar si presentava all'inizio dell'età moderna come un paese estraneo al panorama europeo e alle sue forme istituzionali. Non vi era alcuna traccia si sistema fiscale o burocrazia, e il potere era in gran

parte nelle mani dei boiardi. A partire dal '500, con

lo zar Ivan IV (II terribile) si era avviato il tentativo di accentramento del potere. Questo clima avrebbe continuato a caratterizzare la vita politica e sociale della Russia anche dopo Ivan, con i primi Romanov. Ma le cose stavano per prendere una direzione

nuova con l'avvento di Pietro il Grande. Le ragioni

del suo successo stanno nella sua capacità di coniugare la lotta ai boiardi. La fondazione della nuova capitale, San Pietroburgo, completamente inventata dalla volontà di potenza di Pietro e disegnata da ingegneri e architetti occidentali,

nuovi schieramenti e a nuovi equilibri. La posta in gioco oltreoceano vede affrontarsi la Francia e l'Inghilterra. Sul continente invece l'Austria trova nella Russia un'alleata contro la Prussia, la quale stipula un accordo con l'lnghllterra, nemica della Francia, che sottoscrive a sua volta un trattato difensivo con l'Austria. Questa alleanza franco asburgica rappresenta un vero e proprio rovesciamento degli assetti fino ad ora presenti nell'Europa. Oltreoceano, invece, la superiorità dell'Inghilterra diventa subito schiacciante. Il conflitto russo-otto mano riprende nel 1768. La zarina Caterina Il, fiduciosa della superiorità dei suoi eserciti, tenta sia di conferire alla nuova guerra un carattere regionale per evitare l'intervento di altre potenze; sia di legittimarla con l'appoggio di intellettuali illuministi come Voltaire,

giustificando l'aggressione rntlttare con la civiltà dei

Lumi che i suoi eserciti si preparerebbero a portare nei territori turchi, barbari e incivili. CAP. 3 -

Illuminismo e riforme È nel 700 che gruppi di

intellettuali distribuiti in vari luoghi dell'Europa ma accomunati da idee e progetti si iniziano ad interrogare su quelle che sono le varie caratteristiche dei costumi sociali, sui vari ordinamenti pubblici e sulle varie forme di governo. Nasce così l'Illuminismo: questo

fenomeno, composto da personaggi e tendenze variegate, in tutte le grandi lingue europee ha denominazioni fondate sul lemma francese

/umière, Lumi appunto, che si riferisce alla volontà

di proiettare la luce della ragione su tutti gli ambiti della vita associata, compresi quelli

tradizionalmente dominati dal buio dei pregiudizi e

delle consuetudini. L'uomo dell'illuminismo, pur percependo la sua condizione di finitezza, è un

phi/osophe, un attivista, frequenta salotti, caffè,

accademie, biblioteche, apprende, e con i suoi scritti cerca di proporre delle riforme, soluzioni alla situazione corrente. AI fine di realizzare la "pubblica

felicità" i phi/osophes elaborano proposte ed

animano dibattiti e polemiche che rimbalzano da un lato all'altro dell'Europa. Questa massa enorme di materiali di ogni forma e qualità si può ricondurre essenzialmente a tre nuclei tematici: Oi

costumi sociali, egli ordinamenti pubblici, ee le

concrete misure di intervento spettanti ai governi.

0- La "pubblica felicità" può risultare in primo

luogo dalla trasformazione dei costumi sociali dei modi, cioè dei modi in cui i diversi componenti della società interagiscono. Tutto parte da un rifiuto degli atteggiamenti ipocriti diffusi nella società che diventano sterili e sono parte di degrado materiale e morale. Da questo rifiuto

più prudenza, bensì coraggio nell'attaccare le intromissionl della Chiesa nella sfera temporale, e nel mettere sotto controllo Il "mostro feudale". Si intraprendono progetti e misure di promozione del commercio e della produzione agricola e manifatturiera, modelli di riorganizzazione del

sistema fiscale per una tassazione proporzionale alle ricchezze possedute, disegni di macchine statali in grado di trasmettere in maniera lineare le volontà del sovrano al corpo sociale.

Ili Nei numerosi apparati statali presenti all'opera nel suo territorio, l'ITALIAsettecentesca permette di vedere all'opera un gruppo numeroso di riformatori, di vario profilo e diversa efficacia. Particolarmente incisiva è l'attività riformatrice nel Granducato di Toscana, passato con la guerra di Successione polacca alla dinastia dei Lorena, strettamente imparentata con gli Asburgo d'Austria. In altre realtà politiche della penisola gli interventi si concentrano sul rafforzamento della macchina istituzionale pubblica tramite la limitazione della partecipazione ecclesiastica. La repubblica di Venezia, ancora piena dalla mitologia dei suoi passati splendori commerciali, della sua stabilità politica e fioritura culturale, è caratterizzata da un lato da una grande apertura e

sensibilità verso i temi dell'Europa dei Lumi, dall'altro dalla frammentarietà e scarsa incisività delle sue misure riformistiche. Nella repubblica di Genova il riformismo risente delle difficoltà dello Stato cittadino a esercitare il controllo politico e territoriale su spazi provinciali attraversati da malesseri e tensioni.

~ In SPAGNAi Borbone riescono a ridimensionare in parte il potere della nobiltà, estromettendola dalle principali cariche pubbliche, e a impiantare nel paese una burocrazia e un esercito più professionali. Finalmente si inizia a sviluppare uno Stato più centralizzato e amministrativamente più efficiente che si libera dal carattere "composito", caratteristico della Spagna asburgica.

~Anche nell'immagine del riformismo asburgico (AUSTRIA)si intrecciano ombre e luci. Le riforme di Maria Teresa e di suo figlio Giuseppe" incontrano interlocutori e ambienti sociali differenziati: l'insieme dei territori asburgici è ormai spostato verso Oriente, ma esso si estende anche verso Occidente. " progetto di Giuseppe" è quello di secolarizzazione della società più radicale nell'Europa delle riforme. Egli sopprime conventi e ordini religiosi contemplativi, concentra nelle sue mani il controllo del clero locale e ne cura la

Il: di origine tedesca, ma salita al trono in seguito a una tipica vicenda russa (la congiura di palazzo che porta all'uccisione di Pietro III, suo marito), Caterina Il reinterpreta la linea politica inaugurata da Pietro alla luce delle esperienze riformatrici europee e del pensiero dei philosophes, di cui è grande lettrice e con cui tiene rapporti diretti ed epistolari. La zarina confisca le proprietà della chiesa ortodossa, sopprime quasi la metà dei conventi e subordina il clero all'autonomia politica, attua una riforma amministrativa che suddivide il paese in 50 governatorati e liberalizza le attività manifatturiere e commerciali. Tuttavia fra le volontà e i risultati si apre presto un barato incolmabile: le riforme si arenano su un carattere strutturale della società russa, quello della sua immensa campagna feudale e servile. La più grande rivolta guidata da Pugacév avrà luogo sotto il governo illuminato di Caterina Il: il suo leader, presentandosi come la reincarnazione dello zar Pietro III, predica riforme che colgono l'essenza del problema russo e che né Pietro il Grande né la zarina osano tentare: l'abolizione della servitù e la divisione delle terre fra i contadini. La rivolta viene soffocata nel sangue e segna la fine dello slancio riformatore russo.

~ L'INGHILTERRA,paese modello dell'Europa dei lumi, sembra realizzare l'incivilimento senza

l'ausilio delle riforme, senza cioè programmi elaborati da principi e riformatori che promuovano un progresso che la società non è in grado di realizzare da sola. L'elemento di grande novità della monarchia parlamentare inglese uscita dalla Gloriosa rivoluzione è la costituzione di istituti formali e informali di autogoverno della società che non imitano le vecchie logiche di ceto. Con l'ascesa al trono di Giorgio I Hannover, un re straniero che non parla neanche l'inglese, il governo tende ad emanciparsi dal sovrano che lo nomina, e

finisce per manipolare il Parlamento e sottrarsi al suo controllo. I due principali partiti politici sono i Whigs e i Tories. I primi contano esponenti del mondo commerciale e affaristico, in materia religiosa hanno idee tolleranti che non arrivano però a tollerare i cattolici; i loro awersari, i Tories, appartengono per lo più al ceto dei possedenti agrari, sono di fede anglicana e sostengono l'assoluta centralità del sovrano nella vita politica del paese.

;;:La situazione FRANCESEsi presenta ambigua: pur essendo la culla dell'illuminismo, essa non riesce a farsi protagonista di un'organica stagione di riforme. Da un lato non vede emergere forme di autogoverno di élite sociall innovatrici che rendano