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PROGRAMMA DI GRECO ULTIMO ANNO, Appunti di Greco

Il file contiene tramite riassunti, schemi e tabelle tutto il programma del secondo quadrimestre: la commedia (antica e nuova con confronti), la storiografia, l'oratoria, e le varie forme letterarie dell'ellenismo - con una contestualizzazione storica di questo periodo. Sono riportati i vari autori con anche l'analisi di alcuni testi più importanti per comprenderne la poetica: Aristofane, Menandro, Demostene, Isocrate, Teocrito, Callimaco, Apollonio, Polibio, Luciano di Samosata

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 05/01/2021

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LA COMMEDIA
Se la tragedia è considerata espressione della cultura ateniese di età classica, la
commedia invece si sviluppa in un periodo più lungo e ha avuto un processo di
evoluzione più lungo rispetto alle tematiche, ai personaggi e alle strutture. (= non
possiamo pensare che la commedia nasca con Menandro la commedia nuova
vede in lui il principale esponente, ma già da prima, con Aristofane per esempio, si
parlava di commedia)
I filosofi alessandrini hanno infatti distinto 3 fasi della commedia:
- FASE ANTICA = 486, anno in cui vengono istituiti gli agoni comici dionisiaci
388 a.C ARISTOFANE TEMA PRINCIPALE = politica, uso
frequente della comicità grassa
- FASE DI MEZZO = 388 323 a.C
- FASE NUOVA = 323 in poi (dall’Ellenismo) MENANDRO TEMA
PRINCIPALE = immagine psicologica dei personaggi, situazioni tratte dalla
vita quotidiana. Uso di umorismo raffinato non più battute e oscenità (si
evince in Teocrito)
LA COMMEDIA ANTICA
È la rappresentazione di una vicenda fantastica/mitologica e a volte realistica,
che si basa sul contrasto tra due personaggi, o due gruppi o un personaggio e
un gruppo. Essa è articolata in scene digressive che permettono di ottenere il
massimo della comicità svolgimento non lineare!
Essa rispecchia, distorcendoli comicamente, fatti, dibattiti politici e culturali,
tensioni sociali e civili della polis, facendo spesso ricorso all’attacco personale
contro personaggi in vista.
Dunque anche la commedia, come la tragedia, è lo specchio della polis
ateniese, ma in questo caso restituisce un’immagine deformata e grottesca della
realtà sociale, politica e culturale
Per garantire comicità alla commedia, gli autori antichi, come si evince nelle
commedie di Aristofane, si affidavano alla parodia e all’oscenità:
- PARODIA = si intende l’imitazione di un modello alto (come l’epica o la
tragedia) deformato dall’uso di elementi di basso realismo, spesso collocati
verso la fine = come l’effetto a sorpresa
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LA COMMEDIA

Se la tragedia è considerata espressione della cultura ateniese di età classica, la commedia invece si sviluppa in un periodo più lungo e ha avuto un processo di evoluzione più lungo rispetto alle tematiche, ai personaggi e alle strutture. (= non possiamo pensare che la commedia nasca con Menandro → la commedia nuova vede in lui il principale esponente, ma già da prima, con Aristofane per esempio, si parlava di commedia) I filosofi alessandrini hanno infatti distinto 3 fasi della commedia:

  • FASE ANTICA = 486, anno in cui vengono istituiti gli agoni comici dionisiaci
    • 388 a.C → ARISTOFANE → TEMA PRINCIPALE = politica, uso frequente della comicità grassa
  • FASE DI MEZZO = 388 – 323 a.C
  • FASE NUOVA = 323 – in poi (dall’Ellenismo) → MENANDRO →TEMA PRINCIPALE = immagine psicologica dei personaggi, situazioni tratte dalla vita quotidiana. Uso di umorismo raffinato non più battute e oscenità (si evince in Teocrito) ▪ LA COMMEDIA ANTICA È la rappresentazione di una vicenda fantastica/mitologica e a volte realistica, che si basa sul contrasto tra due personaggi, o due gruppi o un personaggio e un gruppo. Essa è articolata in scene digressive che permettono di ottenere il massimo della comicità → svolgimento non lineare! Essa rispecchia, distorcendoli comicamente, fatti, dibattiti politici e culturali, tensioni sociali e civili della polis, facendo spesso ricorso all’attacco personale contro personaggi in vista. Dunque anche la commedia, come la tragedia, è lo specchio della polis ateniese, ma in questo caso restituisce un’immagine deformata e grottesca della realtà sociale, politica e culturale Per garantire comicità alla commedia, gli autori antichi, come si evince nelle commedie di Aristofane, si affidavano alla parodia e all’oscenità:
  • PARODIA = si intende l’imitazione di un modello alto (come l’epica o la tragedia) deformato dall’uso di elementi di basso realismo, spesso collocati verso la fine = come l’effetto a sorpresa
  • OSCENITA’ = è l’elemento di sicura presa sul pubblico più grossolano e ricorre a riferimenti alla realtà corporea (cibo e sesso), alle allusioni e ai doppi sensi, e fa anche uso di un linguaggio maggiormente volgare (= turpiloquio) Per quanto riguarda il pubblico della commedia, esso si identifica con l’intera comunità cittadina ateniese (in più a volte vi era la presenza di stranieri in occasioni delle Grandi Dionisie). → ma il rapporto con il pubblico cambia rispetto alla tragedia:
  • esso infatti è più diretto = il corifeo rompe infatti l’illusione scenica e si rivolge agli spettatori direttamente
  • è mediato dal riso
  • è di tipo educativo (come la tragedia) ma ricorrendo a diversi strumenti = ricorre infatti al biasimo e alla lode dei protagonisti della vita cittadina → anche il commediografo infatti era considerato educatore del popolo: egli banalmente esprimeva il proprio orientamento politico anche attraverso feroci attacchi contro specifici personaggi e difendeva la propria opinione o anche la propria attività teatrale rivolgendosi agli spettatori tramite il corifeo nella parabasi Per quanto riguarda invece la struttura della commedia, si riconoscono degli elementi comuni anche alla tragedia, ma anche degli elementi tipici delle opere comiche, come l’agone e la parabasi:
  • PROLOGO che introduce nel paradosso la commedia = come se fosse un primo episodio
  • PARODO = canto di ingresso del coro
  • AGONE = disputa verbale tra due contendenti spesso alla presenza di un personaggio buffonesco. Esso ha uno schema epirrematico (dunque alterna sezioni dialogate e cantate)
  • PARABASI = recitata e cantata dal coro ha anch’essa uno schema epirrematico. In questa sezione il corifeo discute diversi argomenti indipendenti dalla trama, relativi alla prassi teatrale del commediografo: autodifesa, attacchi ai rivali…
  • EPISODI = il protagonista si sbaraglia dei suoi rivali; gli episodi sono intervallati da intermezzi lirici
  • ESODO = coro e personaggi abbandonano la scena e si avviano a festeggiare il protagonista vittorioso → solitamente l’azione si conclude con un KOMOS: processione chiassosa e lieta

Non abbiamo molte informazioni sulla vita e sulle opere di Aristofane, e quelle che abbiamo derivano da riferimenti interni alle commedie e da biografie antiche. Abbiamo però alcune date importanti da ricordare:

  • 441 a.C nasce nel demo di Cidateneo (demo attico)
  • 426 a.C fa rappresentare “I Babilonesi” e per quest’opera viene processato dal democratione Cleone, con l’accusa di aver screditato Atene davanti anche a spettatori stranieri
  • 388 a.C viene rappresentata la sua ultima commedia: il Pluto. Muore poco dopo questa data Per quanto riguarda la sua produzione letteraria, di Aristofane ci rimangono 11 commedie superstiti che possono essere categorizzate in 4 gruppi:
  • commedie sulla pace = queste commedie riflettono l’esperienza traumatica della guerra del Peloponneso: in quegli anni le invasioni spartane stavano devastando le campagne dell’Attica e costringendo i contadini a cercare rifugio entro le mura. In queste commedie si auspica il raggiungimento della pace, anche in termini utopistici e si evince che i contadini, classe più danneggiata, sono la classe che maggiormente è pronta ad impegnarsi in questo senso. Trova espressione un convinto antimilitarismo
  • commedie anti demagogiche = non solo ostilità alla guerra, ma anche ai demagoghi: quei politici che trascinavano le folle con la loro retorica. Aristofane critica le degenerazioni della democrazia, dunque imperialismo (contro l’imperialismo ateniese si scaglia anche Isocrate), corruzione del popolo ed eccessivo ricorso a processi e oracoli
  • commedie di critica culturale → tra cui le più famose: Le Nuvole e Le Rane. In particolare nelle Nuvole difende i valori tradizionali e polemizza contro la sofistica (lo farà anche Isocrate); mentre nelle Rane egli riflette sul rapporto letteratura – politica e stigmatizza la decadenza della tragedia
  • commedie dell’utopia → tra cui la Lisistrata (NUVOLE = socrate presentato come un sofista, nuvole raffigurate dal coro sono le presunte divinità che venera socrate → viene ritratto un Socrate compatibile con le accuse che ne causarono la morte) (RANE = vi è un confronto nell’Ade politico e letterario tra Eschilo e Euripide, alla fine del quale egli riafferma i valori tradizionali. Vince, secondo il giudice Dionisio, Eschilo in quanto fu capace di dare ad Atene dei consigli) (LISISTRATA = per mettere fine alla guerra le donne delle poleis greche decidono, su proposta di Lisistrata, di astenersi dai rapporti coniugali e di occupare l’acropoli. Dopo aver più volte dimostrato la loro superiorità sui propri mariti, raccoltisi ai piedi dell’Acropoli, le donne ottengono che gli uomini trattino la pace. E’ un’opera anti

bellicistica, deformata in un’utopistica soluzione femminile, in cui Aristofane volge una critica ai democratici) Le caratteristiche principali delle commedie di Aristofane, dunque sono:

  • eroe tragico che si confronta con un ambiente ostile ma alla fine riesce a modellarlo secondo i suoi desideri
  • deformazione della realtà contemporanea → vi sono infatti mondi e realtà diverse dalle quali trae ironia = sia deformazione della realtà sia dei personaggi
  • onomasti kwmwdein = viene usato il nome vero dei personaggi → no nomi fittizi come in età ellenista
  • critica politica e letteraria
  • utopia = caratterizza le sue commedie (diverso dal mondo distopico di altre letterature, quello di Aristofane è un mondo utopico)
  • ricchezza linguistica = presenti neologismi coniati sulla falsa riga di Omero per affermare la sua conoscenza, inoltre sono presente parole molto vivaci e colorite + utilizzo di parodia e metafora ▪ LA NUOVA COMMEDIA La commedia nuova è l’ultima fase nello sviluppo del teatro comico e fiorisce a partire dal 320 a.C. circa; l’unico autore di cui possiamo farci un’idea precisa grazie alla documentazione in nostro possesso è Menandro. Dalle commedie menandree si intuiscono grandi mutamenti rispetto alla commedia antica, sul piano strutturale e tematico, nelle forme e nella funzione della comicità, nella tipologia di personaggi COMMEDIA ANTICA NUOVA COMMEDIA Differenze strutturali (^) - Agone e parabasi
  • parti corali presenti
  • prologo che introduceva nel paradossale la commedia
  • Assenza di agone e parabasi
  • assenza delle parti corali sostituite nei manoscritti dall’indicazione chorou
  • prologo informativo, allo

studiosi: alcuni ne esaltano la funzione, altri ne sottolineano la sostanziale estraneità alla vicenda rappresentata. Le commedie di Menandro rispecchiano i cambiamenti in atto nella società greca nell’ultimo quarantennio del IV secolo a.C.: al mondo delle poleis , con le loro tradizioni di gestione politica democratica o aristocratica a partecipazione diretta, si sostituisce dapprima l’impero di Alessandro Magno, poi i regni ellenistici. La commedia perde il suo legame privilegiato ed esclusivo con Atene, scompaiono i riferimenti ad personam, subentra il cosmopolitismo, per cui i valori di riferimento riguardano tutti gli uomini e i principi etici delle commedie menandree hanno portata universale. La perdita di centralità della dimensione politica nella vita dei Greci fa sì che lo sfondo dell’azione drammatica nelle commedie menandree non sia più costituito dalla polis , ma dalla sfera privata della famiglia, dall’universo degli affetti domestici, ampliato dai legami fondati sull’amicizia e sulla solidarietà. Venuto meno il rapporto tra teatro comico e pubblico ateniese, scompare anche l’esasperato individualismo dell’eroe comico, nei cui avversari era spesso possibile riconoscere i tratti di personalità pubbliche di spicco. L’ORATORIA Nell’oratoria del V – IV secolo si assiste alla fioritura dell’oratoria nei suoi tre ambiti d’uso, favorita dall’importanza politico-culturale di Atene. In base all’occasione, ai destinatari e agli scopi perseguiti, nell’oratoria attica distinguiamo tre generi: giudiziario, deliberativo, epidittico. In tutti e tre i generi il codice utilizzato è il dialetto attico. GIUDIZIARIO → in tribunale =convincere i giudici della colpevolezza o dell’innocenza dell’imputato DELIBERATIVO → in assemblee con poteri decisionali = orientare il parere di chi deve prendere una decisione EPIDITTICO → in momenti significativi della vita politica e religiosa = sottolineare l’importanza della circostanza e intrattenere piacevolmente l’uditorio DEMOSTENE CARATTERISTICHE DI MENANDRO:

  • COSMOPOLITISMO
  • SFERA PRIVATA E FAMILIARE
  • NON PIU RIFERIMENTI AD PERSONAM E INDIVIDUALISMO TUTTO QUESTO DA COLLEGARE AI CAMBIAMENTI SOCIO POLITICI → ASPETTI VISIBILI IN TEOCRITO

La vita di Demostene è movimentata e ricca di avvenimenti, in conseguenza dell’impegno politico dell’oratore. Ecco gli eventi e i discorsi più importanti:

  • 384 a.C nasce ad Atene
  • 330 a.C processo per la corona civica
  • 322 a.C suicidio Per quanto riguarda la produzione letteraria, Demostene si configura come uno dei principali oratori dell’Atene del IV secolo. Egli scrisse sia orazioni giudiziarie (come quelle Sulla Corona), sia deliberative ma anche epidittiche/celebrative. In particolare però gli si riconosce un’importanza sul piano delle orazioni politiche deliberative : Demostene ha infatti sempre additato in Filippo di Macedonia il nemico mortale dei Greci. Tra le orazioni deliberative che testimoniano questa sua posizione in momenti di forte tensione politica le seguenti sono particolarmente significative: PRIMA FILIPPICA = Demostene ammonisce gli Ateniesi a troncare ogni indugio e a fermare l’espansione di Filippo, allestendo un esercito e una flotta; spiega anche come coprire le spese OLINTIACHE = le tre orazioni vorrebbero indurre gli Ateniesi a recare aiuto a Olinto, nella penisola calcidica, assediata da Filippo (in particolare abbiamo studiato la terza olintiaca in confronto a “Sulla pace “di Isocrate) Oltre che in dibattiti politici, Demostene viene coinvolto in vari processi; il tribunale costituisce un prolungamento della lotta politica. I processi sono testimoniati da due particolari orazioni politiche giudiziarie contro Eschine: SULLA CORROTTA AMBASCERIA = Demostene accusa Eschine, appartenente al partito dei moderati favorevoli a un’intesa con Filippo, di essersi lasciato corrompere dal Macedone in occasione dell’ambasceria del 346. Gli attacchi all’avversario si alternano con dichiarazioni programmatiche SULLA CORONA = Demostene difende Ctesifonte, accusato da Eschine di aver proposto l’assegnazione della corona civica a Demostene quando questi era ancora in carica come magistrato. Demostene giustifica il proprio operato politico, riafferma gli ideali cui ha ispirato la sua azione e sferra attacchi personali contro l’avversario. (Eschine in realtà non solo lo accusava di non aver finito il percorso come magistrato, ma anche di essere contro la Macedonia e di comportare dunque la decadenza dei Greci). E’ proprio dalle sue orazioni che riusciamo a cogliere i punti qualificanti del suo programma politico: orazione contenuti

IL PANEGIRICO = (380 a.C.) → è un discorso epidittico destinato alla lettura, che imita i discorsi pronunciati in occasione delle feste panelleniche. Il tema di fondo è la necessità di ristabilire la concordia tra gli stati greci e di difendersi dalla Persia. La parte principale è occupata da un Elogio di Atene, che riprende i contenuti fondamentali dell’epitaffio di Pericle, e della grecità: essere greci significa condividere una cultura e il desiderio di vivere secondo libertà. Nel discorso vengono inserite numerose considerazioni didattiche, dal valore formativo degli exempla storici alla necessità di riproporre concetti già noti in modo sempre più efficace Per quanto riguarda la paideia di Isocrate, egli sviluppa un nuovo modello educativo (ripreso da Quintiliano nel mondo latino):la paideia insegnata da Isocrate ruota attorno all’eloquenza e al perfetto dominio della forma, nell’espressione orale e scritta, senza però trascurare la formazione etica e politica: la partecipazione all’amministrazione della polis costituisce l’obiettivo della sua pedagogia (per questo apprezzato da Cicerone → l’oratoria di Isocrate era volta al bene comune). Isocrate rifiuta sia la tradizionale educazione ginnico-musicale sia quella di tipo sofistico-filosofico (geometria, astronomia, dialettica ecc.). Il suo allievo, seguendo l’esempio del maestro e degli altri allievi (INSEGNAMENTO TRA PARI), dovrà essere in grado di:

  • affrontare i problemi formandosene un’opinione adeguata;
  • basare sul rispetto i rapporti interpersonali;
  • dominare le passioni, senza lasciarsi logorare né dall’insuccesso né dal successo. Per quanto riguarda i discorsi di interesse politico Isocrate, ricorrendo spesso ai moduli dell’ oratoria deliberativa in opere che in realtà sono destinate alla diffusione in forma scritta, esprime la propria valutazione sulla politica interna di Atene, sui rapporti tra le poleis greche, sull’ascesa della Macedonia e sul ruolo di Filippo II.I discorsi più rilevanti appartenenti a questo gruppo sono l’Areopagitico, il Filippo e il Panatenaico. PANATENAICO = 392 a.C → Il proemio è dedicato alla confutazione dei detrattori e all’apologia del proprio metodo didattico. Nella sezione centrale Isocrate tesse l’elogio di Atene e ne ricorda i meriti verso i Greci, esaltando in particolare la sua costituzione; le lodi di Atene possono forse essere interpretate tentativo di difendersi dall’accusa di parteggiare per Filippo. L’ultima parte ha andamento dialogico, essendo occupata dalla discussione tra Isocrate e un suo vecchio amico filospartano: l’oratore dimostra così di saper tenere testa ai filosofi anche nel genere letterario del dialogo.

Anche in altri discorsi Isocrate prende spunto dalla storia contemporanea per avanzare proposte alla classe dirigente: SULLA PACE → propone la pace con gli alleati della seconda lega navale delio – attica e sostiene la necessità di riformare il sistema politico ateniese (questo passo viene messo a confronto con uno di Demostene da Dionigi Di Alicarnasso) L’ELLENISMO Le caratteristiche principali sono le seguenti:

  • Periodo compreso fra il 323 e il 31 a.C. (→ J.G. Droysen, è lo storico che diede il nome a questo periodo nel XIX sec., riconoscendo in esso una presenza pervasiva della cultura e della lingua greca)
  • Società multirazziale e cosmopolita : gli uomini si spostano sul territorio da uno stato all’altro = si sentono “cittadini del mondo”.
  • Classe dominante greca, infatti lingua comune (koiné diàlektos) è il greco
  • Significativo fenomeno di urbanizzazione su tutto il territorio (Alessandria d’Egitto, Antiochia di Siria, Pergamo ecc. conoscono un ingente fenomeno di urbanizzazione: molti si spostano dalla campagna alla città in cerca di fortuna.)
  • Mutamento del rapporto cittadino/stato: “suddito ” anziché polìtes cioè cittadino. Fine della libertà politica e d’espressione (si evince anche dal passaggio dalla commedia antica a quella nuova = nella nuova commedia non si attacca un soggetto particolare)
  • Diffusione di un forte individualismo e perdita del “senso dello stato e del bene comune”.
  • Forte commistione culturale: il mondo orientale si ellenizza e quello greco viene influenzato dai popoli asiatici; tale fenomeno viene detto SINCRETISMO.
  • Il poeta o il letterato non è più il sapiente che deve interpretare la realtà per conto della propria città (come invece era il poeta epico di epoca arcaica o il tragico di epoca classica) ma si configura come l’artista dedito unicamente alla propria opera
  • La poesia è d’occasione , come quella arcaica e classica, ma cambia la committenza: è il monarca a commissionare l’opera → I sovrani ellenistici sono mecenati alle cui corti si radunano poeti ed intellettuali (non manca mai l’elemento encomiastico → Teocrito), con precise finalità politiche: controllo della cultura a sostegno della classe dirigente greca (basti pensare a Teocrito → la sua non è una poesia impegnata o educativa ma d’intrattenimento)

carmi eolici carmi composti sul modello della poesia simposiale di Alceo ➢ dattili eolici/asclepiadei maggiori ➢ eolico GLI IDILLI BUCOLICI → Teocrito è l’inventore di un nuovo genere letterario, l’idillio bucolico. Idillio vuol dire “piccolo componimento” ed è nome assegnato a tutti i carmi teocritei. L’aggettivo bucolico significa “relativo al mondo dei bovari o dei pastori” e richiama gli elementi specifici di questo genere letterario: l’ambientazione agreste e alcuni aspetti della vita dei pastori (in particolare le gare di canto, i cosiddetti agoni bucolici). Il metro scelto da Teocrito è l’esametro: il verso dell’epica viene usato per trattare personaggi e situazioni tratti dal mondo contemporaneo e reale. La lingua è il dialetto dorico di Siracusa. LE TALISIE = Il VII idillio è forse il più importante, perché Teocrito vi narra la propria consacrazione a inventore della poesia bucolica, riprendendo i moduli narrativi della scena di investitura poetica posta da Esiodo all’inizio della Teogonia. Simichida (Teocrito stesso) si reca con due amici a festeggiare le Talisie, festa celebrata a Cos in onore di Demetra, in casa di due ricchi possidenti. Per strada incontrano il capraio Licida (figura dai tratti divini), la cui eccellenza nel canto è riconosciuta; dopo aver gareggiato con Simichida, Licida gli dona il suo bastone, “dono ospitale delle Muse”. Nonostante il realismo che caratterizza la scena (l’esattezza dei riferimenti topografici, gli abiti dei personaggi, il cattivo odore del capraio), è evidente che le Talisie veicolano un significato simbolico: ➢ il capraio Licida rappresenta una figura divina collegata con la poesia; ➢ il bastone, “dono ospitale delle Muse”, simboleggia l’investitura poetica; ➢ il verbo usato per indicare il tipo di canto in cui Simichida e Licida devono confrontarsi ( boukoliasdòmestha ) indica la poesia bucolica. Sulle labbra di Licida Teocrito mette anche una chiara dichiarazione di poetica: il capraio odia chi compone lunghi poemi epici e chi imita Omero senza riuscirci GLI IDILLI I E IV = permettono di illustrare situazioni e caratteri significativi del genere bucolico.

Tirsi o il canto (I) → un capraio prega il pecoraio Tirsi di cantare, offrendogli in premio un vaso intagliato accuratamente descritto ( èkfrasis ); Tirsi canta la morte di Dafni, eroe del mondo bucolico, al cui compianto partecipano animali, pastori e varie divinità. Il mito è alluso, non narrato l’agone bucolico (V ) → è la versione letteraria esametrica di un agone bucolico, una gara di canto fra pastori (Comata e Lacone) nella forma del canto amebeo, che prevede un’alternanza di interventi tra gli sfidanti. Gli interventi si corrispondono strutturalmente e tematicamente; vince chi riesce a tener testa alle proposte dell’avversario senza entrare in contraddizione con se stesso I MIMI URBANI → Del corpus teocriteo fanno parte 3 mimi. Il modello cui Teocrito si ispira è Sofrone di Siracusa (V sec. a.C.), il primo ad aver conferito veste letteraria a una forma di improvvisazione drammatica popolare, tesa a rappresentare con vivacità e immediatezza scene di vita quotidiana. I mimi di Teocrito sono in esametri e sono ambientati in contesti cittadini. IDILLIO XV = Le Siracusane o Le donne alla festa di Adone → è un dialogo tra due siracusane, Gorgò e Prassinoa, che si svolge ad Alessandria e si articola in tre scene: la prima in casa, la seconda per strada, la terza al palazzo dei Tolemei (valore encomiastico), dove è in corso una festa in onore di Adone. In una lingua ricca di colloquialismi e tratti popolari le donne parlano della loro vita familiare e ammirano il fasto di Alessandria. = L’incontro tra Gorgò e Prassinoa nelle Siracusane mostra il realismo e l’umorismo di cui Teocrito è capace e fa vivere al lettore un autentico spaccato di vita domestica e cittadina, con la vivacità e l’immediatezza della commedia. CALLIMACO (300-246 a.C) La vita ▪ autore ellenistico ▪ esponente della Biblioteca di Alessandria → filologo ▪ nasce in Africa Settentrionale a Cirene – ne rende spesso onore nelle sue opere (così come Teocrito citava la sua torre d’origine o quella in cui era cresciuto) = dunque Alessandria e Cirene sono i luoghi più importanti (mentre in Teocrito ricordiamo molti più luoghi) POETICA DI TEOCRITO: 1 – ORIGINALITA’ di contenuti e di forma (usa dell’esametro per temi non eroici) 2 – BREVITA’ e CURA estrema per la forma 3 – REALISMO 4 – POIKILIA = VARIETA’ DI GENERI (=tentare strade nuove ma nell’ambito della tradizione)

2. INNO AD APOLLO

= anche qui l’occasione religiosa dà la possibilità di parlare di eziologia (ricerca delle cause prime e origini di costumi e tradizioni) ma anche di questioni letterarie → dunque è presente la metaletteratura

3. INNO AD ARTEMIDE = presenti temi tratti dalla vita quotidiana (ricorda i mimi urbani di Teocrito e il realismo della commedia nuova), ma anche temi legati all’infanzia (=viene raccontata la dea Artemide bambina, mentre in Teocrito la descrizione di Eracle bambino), tipico atteggiamento della poesia ellenista ed è infine presente un catalogo di ninfe e luoghi → il desiderio di catalogazione è tipico dell’età ellenistica: per mettere ordine nella tradizione letteraria 4. INNO A DELO = è presente sia il mito (in quanto a Delo c’è il culto di Apollo ed è proprio di questo culto che Callimaco ricerca l’origine eziologica) ma anche l’elemento encomiastico in quanto pronuncia un encomio di Tolomeo Filadelfo 5. PER I LAVACRI DI PALLADE = esso è un inno mimetico (cioè come descrizioni di un rituale che si immagina in atto), ma spiega anche l’origine della cecità di Tiresia (eziologia) 6. INNO A DEMESTRA = inno mimetico, ma è un’occasione religiosa e l’elemento encomiastico perché questa occasione era stata creata proprio da Tolomeo Filadelfo TEMATICHE Mito (gli episodi meno noti ma non inventati, come in Teocrito – tipico dell’ellenismo) + eziologia + quotidianità (commedia) + gnome

GENERE = li unisce: mistione dei generi (poikilia formale) Negli inni vi è l’insieme della poesia bucolica con quella eziologica, con il mito e la gnome (=la massima). Callimaco unisce:

  • inno cletico = inteso come prooimion: introduzione alla recitazione epica degli inni omerici (dunque invocazione, elencazione delle sfere funzionali del dio, rievocazione di alcuni episodi che lo riguardano e richiesta di aiuto durante la recitazione)
  • inno simposiale = invocazione agli dei durante il simposio prima del banchetto → come si evince nella cornice dell’inno a Zeus
  • elegia = narrazione dettagliata di un singolo episodio CARATTERISTICHE - esametro (come negli inni omerici) o distico elegiaco , presente nel V inno e utilizza un nuovo metro x il desiderio di sperimentare
  • dialetto greco con patina dorica (diverso da Omero: utilizzava un dialetto in cui univa lo ionico + eolico)
  • eziologia, realismo, questioni erudite e quotidiane: quindi inserimento di tematiche insolite = infatti 3 inni sono mimetici ▪ l’opera più importanti sono gli “ AITIA ” → il cui titolo viene da aition (= causa, origine) che diventa centrale in quest’opera. L’architettura dell’opera è attentamente strutturata (-> organizzazione ripresa da Catullo). o Emerge in quest’opera l’amore per l’eziologia, dunque la ricerca delle cause = tipica dell’ellenismo, in quanto la produzione ellenistica era erudita o Opera organizzata in 4 libri di distici elegiaci = ELEGIA EZIOLOGICA (= connubio tra erudizione e poesia): da un mito infatti si spiega l’origine di qualcosa (usanza/cerimonia/nome di località etc… )

➢ Polemica contro i contemporanei che sostenevano la tradizione (tipico dell’ellenismo è infatti la novità) ➢ i Telchini sono demoni maligni che Apollo, dio della poesia, ha sterminato: Callimaco chiama in segno simbolico “Telchini” i contemporanei perché spera facciano la sua stessa fine ➢ in uno scolio (= nota a margine di un papiro) si citano due dionisi che non sappiamo chi siano e alcuni poeti a cui Callimaco si riferiva: Asclepiade, Posidippo e del peripatetico Prassifane di Mitilene → in questo scolio non appare il nome di Apollonio Rodio ma un’altra tradizione dice che i due erano acerrimi nemici = forse lo scolio ha una lacuna da questo punto di vista, ma è solo un’ipotesi. A tal proposito, secondo alcuni, proprio negli Aitia c’è traccia delle controversie tra Callimaco e Apollonio Rodio nel nostos di Giasone – dove la versione del mito è diversa da quella presentata nelle Argonautiche di Apollonio → lo stesso nell’Eracle, dove è dipinto in modo più positivo rispetto a quello delle Argonautiche analisi ❖ papiro mutilo nella parte di sinistra = perché è stato ritrovato nei primi decenni del 900 e presenta delle lacune (non solo a sinistra ma anche a destra, ma a sinistra maggiormente perché manca la parte iniziale di parecchi versi) ❖ pantoqi vv 1 =probabilmente è l’integrazione del primo verso e significa “da ogni parte” ❖ epitruzousin vv 1 = verbo onomatopeico: suono fastidioso che significa borbottare → i Telchini borbottano contro il canto di Callimaco ❖ vv 2 = prima i Telchini attaccavano lui come descrive al primo verso, poi è Callimaco a farlo sostenendo che non conoscono musica e poesia ❖ dihnekes vv 3 = aggettivo formato da dia + enek (radice di fero) e significa estensione → secondo Aristotele estensione e struttura dell’esametro garantivano grandiosità all’opera = dunque questo è la prima accusa verso Callimaco e il primo distacco dai canoni aristotelici ❖ vv 5-6 epos elissw = un’altra delle accuse che viene poste a Callimaco è quella di scrivere come un bambino (che non sa articolare frasi più lunghe) testi ed opere troppo brevi + a quest’accusa si aggiunge quella per cui Callimaco non rende onore agli eroi (altri intenti) ❖ oligostixos dunque l’oligostikia vv 9 = probabilmente, nella risposta ai Telchini (definita razza spinosa, capace di divorarsi il fegato), egli cita Fileta di Kos (nella sezione mancante) come esempio di oligostikos → nel senso che compose pochi versi nel suo componimento: “Demetra” (che viene infatti implicitamente citata nella parola “qesmoforos al vv 11)

vv 9 e 11 = richiama autori della classicità che furono capaci di comporre pochi versi ma che hanno molta fama (oltre a Fileta di Kos anche Mimnermo viene citato) → citare questi due è per Callimaco un modo per difendersi T4: ELOGIO DELLA BREVITA’ ➢ Tratto dall’inno ad Apollo → Callimaco in questo modo si difende dalle accuse che gli vengono poste: in ogni occasione e in ogni contesto Callimaco inserisce la sua dichiarazione di poetica = autodifesa del poeta ➢ L’occasiono sono le feste Carnee in onore di Apollo ➢ metro = esametri dattilici ➢ presenti molte similitudini → fiume (forse l’Eufrate) è molto grande ma non puro - > così come nei componimenti degli autori a lui contemporaneo manca la cura e il labor limae // diversamente sostiene che dalla piccola sorgente sgorga acqua pura e incontaminata (che dunque rappresenta la sua brevitas e la sua poesia) MA NON E’ UNA CONDANNA NEI CONFRONTI DI OMERO, semplicemente sono cambiati i tempi analisifwonos vv? = alcuni sostengono che non sia identificabile con nessuno altri ritengono che sia identificabile in Apollonio Rodio in virtù della polemica che c’era tra i due T5: CONTRO GLI INVIDIOSI ➢ Tratto dall’epigramma 21 (scrisse numerosi epigrammi, sia erotici, sia funebri etc…) è un epigramma fittizio funerario per suo padre ➢ il defunto è la persona loquens (anche in epigrafia latina) → il defunto parla non di se stesso, ma del padre e del figlio ➢ IL TEMA E’ L’INVIDIA E IL BISOGNO DI ESSERE RICORDATI DI FAMA e RICORDARE LA SUA GRANDEZZA E LA SUA BRAVURA T12: IL PROLOGO DEL SOGNO ➢ è considerato il vero prologo perché quello dei Telchini è più una difesa letteraria e una polemica contro i contemporanei APOLLONIO RODIO la vita e la poetica ▪ nato ad Alessandria ▪ passa del tempo a Rodi → da qui il nome “Rodio” molto probabilmente