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Programma Integrale esame documentazione Digitale, Appunti di Reti informatiche

Programma Integrale dell'esame di Documentazione Digitale, suddiviso nei 7 moduli previsti dal professore. Contiene il riassunto delle slide ed annessi appunti. Più che sufficiente per la preparazione dell'esame.

Tipologia: Appunti

2021/2022

In vendita dal 13/06/2022

giada-alesiani
giada-alesiani 🇮🇹

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DOCUMENTAZIONE DIGITALE PER I BENI CULTURALI
Introduzione dei 7 moduli per lo studio:
1: Informazione digitale: concetti di base, formati, supporti, ipertesto e Web, database,
problematiche comunicative del web;
2. Documentazione: fondamenti teorici e introduzione alla modellazione Entità, Relazioni;
3. L'informazione culturale in ambiente digitale: rappresentazione (metadati, ontologie),
riproduzione, accesso e uso;
4. La catalogazione delle risorse bibliografiche: principi e applicazioni in Italia;
5. La descrizione degli archivi in ambiente digitale: specificità, standard, accesso;
6. Il catalogo dei beni culturali per ricerca, tutela e valorizzazione: storia, standard, competenze e
applicazioni in Italia.
7. I beni culturali partecipati in rete: Wikipedia, Commons, Wikidata
OBIETTIVO: L’insegnamento introduce alle problematiche legate alla rappresentazione e
comunicazione in ambiente digitale delle entità riconosciute dalla normativa come beni culturali
(libri, archivi, beni mobili e immobili, materiali e immateriali). L’obiettivo è una preparazione
teorica per comprendere e partecipare consapevolmente a progetti che richiedano la
documentazione in forma digitale e in rete di risorse e servizi nell'ambito dei beni culturali. Dovete
poter unire criticamente le competenze culturali con la capacità di affrontare le principali sfide
della rappresentazione informativa in rete dei contenuti e dei contesti.
Testi: obbligatorie solo le slide, il resto solo da approfondire per domanda a piacere
IMP COLLEGARE ARGOMENTI
MODULO 1: INFORMAZIONE DIGITALE.
Cultura di rete e società della conoscenza: “La cultura di rete non è ancora consolidata, le sue
potenzialità tecniche sono ancora allo stadio iniziale, la sua crescita non è ancora terminata. Si è
ancora in tempo per riflettere collettivamente e tentare di dare forma al corso degli eventi. Ma se
ci si rende conto in tempo della posta in gioco, i nuovi mezzi di creazione e comunicazione
potrebbero rinnovare profondamente le modalità del legame sociale, nel senso di una maggiore
solidarietà”. (Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva,1994)
La cultura di rete è ancora in stato di cambiamento: sono ancora molte le domande e le
questioni. Quello che è chiaro è il maggiore collegamento tra le persone, che hanno anche
la possibilità di maggiore partecipazione agli eventi in nome dell’inclusività. Internet non ha
dunque solo risvolti negativi, molti sono positivi e si stanno scoprendo in itinere.
Beni culturali, turismo, ICT e Università. «uno degli obiettivi formativi di una facoltà che si occupa
di Beni Culturali in Italia dovrebbe essere quello di impedire che si ripeta, per un cittadino italiano,
quella sgradevole esperienza che molti di voi forse hanno già provato: il vedere ad esempio -
dapprima con grande ammirazione - su Internet le immagini di una video mostra sui manoscritti
della Biblioteca Vaticana "allestita" presso la Library of Congress a Washington; e poi dover
riflettere e constatare che se tutto il lavoro necessario a questa lodevole iniziativa è stato trovato
negli Stati Uniti, il nostro deficit di occupazione non vedrà mai, neanche con l’istituzione di queste
nuove facoltà, una soluzione» (Stefano Lariccia, 1995)
Il dato che emerge è quello di un deficit di occupazione specializzata in Italia.
Bisogna introdurre maggiore formazione digitale per gli operatori dei beni culturali.
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DOCUMENTAZIONE DIGITALE PER I BENI CULTURALI

Introduzione dei 7 moduli per lo studio: 1: Informazione digitale: concetti di base, formati, supporti, ipertesto e Web, database, problematiche comunicative del web;

  1. Documentazione: fondamenti teorici e introduzione alla modellazione Entità, Relazioni;
  2. L'informazione culturale in ambiente digitale: rappresentazione (metadati, ontologie), riproduzione, accesso e uso;
  3. La catalogazione delle risorse bibliografiche: principi e applicazioni in Italia;
  4. La descrizione degli archivi in ambiente digitale: specificità, standard, accesso;
  5. Il catalogo dei beni culturali per ricerca, tutela e valorizzazione: storia, standard, competenze e applicazioni in Italia.
  6. I beni culturali partecipati in rete: Wikipedia, Commons, Wikidata OBIETTIVO: L’insegnamento introduce alle problematiche legate alla rappresentazione e comunicazione in ambiente digitale delle entità riconosciute dalla normativa come beni culturali (libri, archivi, beni mobili e immobili, materiali e immateriali). L’obiettivo è una preparazione teorica per comprendere e partecipare consapevolmente a progetti che richiedano la documentazione in forma digitale e in rete di risorse e servizi nell'ambito dei beni culturali. Dovete poter unire criticamente le competenze culturali con la capacità di affrontare le principali sfide della rappresentazione informativa in rete dei contenuti e dei contesti. Testi: obbligatorie solo le slide, il resto solo da approfondire per domanda a piacere IMP COLLEGARE ARGOMENTI

MODULO 1: INFORMAZIONE DIGITALE.

Cultura di rete e società della conoscenza: “La cultura di rete non è ancora consolidata, le sue potenzialità tecniche sono ancora allo stadio iniziale, la sua crescita non è ancora terminata. Si è ancora in tempo per riflettere collettivamente e tentare di dare forma al corso degli eventi. Ma se ci si rende conto in tempo della posta in gioco, i nuovi mezzi di creazione e comunicazione potrebbero rinnovare profondamente le modalità del legame sociale, nel senso di una maggiore solidarietà”. (Pierre Lévy, L’intelligenza collettiva,1994)  La cultura di rete è ancora in stato di cambiamento: sono ancora molte le domande e le questioni. Quello che è chiaro è il maggiore collegamento tra le persone, che hanno anche la possibilità di maggiore partecipazione agli eventi in nome dell’inclusività. Internet non ha dunque solo risvolti negativi, molti sono positivi e si stanno scoprendo in itinere. Beni culturali, turismo, ICT e Università. «uno degli obiettivi formativi di una facoltà che si occupa di Beni Culturali in Italia dovrebbe essere quello di impedire che si ripeta, per un cittadino italiano, quella sgradevole esperienza che molti di voi forse hanno già provato: il vedere ad esempio - dapprima con grande ammirazione - su Internet le immagini di una video mostra sui manoscritti della Biblioteca Vaticana "allestita" presso la Library of Congress a Washington; e poi dover riflettere e constatare che se tutto il lavoro necessario a questa lodevole iniziativa è stato trovato negli Stati Uniti, il nostro deficit di occupazione non vedrà mai, neanche con l’istituzione di queste nuove facoltà, una soluzione» (Stefano Lariccia, 1995)  Il dato che emerge è quello di un deficit di occupazione specializzata in Italia.  Bisogna introdurre maggiore formazione digitale per gli operatori dei beni culturali.

La sfida per gli operatori dei beni culturali, umana e professionale, è entrare a pieno titolo e con autonomia operativa nella comunità che produce informazione culturale e turistica (ICT). Questo richiede alcune competenze tecniche di base, mirate alle finalità di tutela e valorizzazione dei beni culturali. L’adeguata formazione è importante in quanto un progetto informatico culturale o turistico produce risultati solo se c‘è impegno organizzativo, professionale e finanziario, e i prodotti devono essere coerenti con l'economia dei territori. Prodotti da gestire, almeno nel medio periodo, per garantire un sufficiente ritorno degli investimenti (ROI: return of investment, equilibrio tra costi e benefici). Quindi, considerare l'informatica solo come strumento di cui servirsi per ottimizzare le risposte a specifici obiettivi –affrontandoli caso per caso - rischia di generare prodotti effimeri, inefficaci e poco vantaggiosi; Servono invece percorsi virtuosi che affinino le domande, generando sperimentazione, innovazione e prodotti ad alto valore.  L’Informatica è importante, non deve essere intesa solo come strumento finalizzato al raggiungimento di specifici obiettivi e mera traduzione di ciò che già esiste in analogico, ma come investimento e studi veri e propri per una maggiore valorizzazione (es. mostre virtuali), potendo anche arrivare a mettere in dubbio le sfide esistenti in un rapporto dinamico, virtuoso ed in divenire. Beni culturali digitali. Lo stesso discorso riguarda anche la preservazione dei beni culturali digitali e immateriali, in quanto occorrono nuovi mezzi e nuove dinamiche. I beni culturali digitali sono Eredità culturale delle comunità del presente;  Non si tratta solo di documentare le risorse digitali “dalla nascita”, come la digital art, che rientrerà prima o poi nell'obbligo di tutela dei beni culturali (già se ne discute a livello europeo): Si tratta di prenderci cura, conservare e comunicare le collezioni digitali, per supportare le attività legate al patrimonio culturale, per cui sono state investite risorse. Un esempio di soluzione possono essere i NFT: not frangible tockets (identificativi non soggetti a perdita): metadati, Copia dei dati… Inoltre, dobbiamo pensare anche al patrimonio immateriale, demoetnoantropologico e audiovisivo, che si qualifica e promuove soprattutto attraverso la sua rappresentazione (oggi solo digitale). Il problema è stabilire chi comunicherà e conserverà, che cosa e come. INFORMAZIONE. COS’È? Un possibile percorso di sviluppo dell’idea di “informazione” è la transizione del business. L’evoluzione economico-industriale della società occidentale può essere interpretata secondo tre fasi:

  1. Dapprima l’attenzione è stata rivolta alla produzione di beni materiali, nella società pre- industriale: gestione della materia. Però, producendo beni materiali, ci si è anche resi conto dell’importanza di produrre in modo efficiente: il che portò allo sviluppo di una seconda fase:
  2. Società industriale, basata sulla gestione dell’energia. Impiegando energia per il funzionamento dei macchinari, ci si è resi conto dell’importanza di controllare e conoscere adeguatamente la produzione:
  3. Società post-industriale, basata sulla gestione dell’informazione.
  • Decodifica: operazione di recupero/lettura dell’informazione dal supporto (lettura del libro). I singoli atomi di informazione (simboli), combinati secondo una configurazione ordinata basata su una codifica/decodifica comprensibile, costituiscono un messaggio e dunque un’informazione. Ovviamente, Più ampio è l’insieme di simboli usato, maggiore è l’informazione che ha ogni combinazione di simboli (es. ideogramma, diverso da lettera “a” semplice). Nel caso del digitale, si riduce il numero dei simboli al minimo indispensabile (solo due simboli: acceso/spento, + o -, 0/1) ma si ottiene il massimo risultato sia nell’economicità dei simboli che nei messaggi possibili, semplificando la comprensibilità. Il digitale è basato sulla codifica binaria, che rappresenta l’alfabeto più semplice possibile per la codifica di dati ed istruzioni: vi sono solo due simboli (0,1) per esprimere qualsiasi informazione. I computer si basano su questa codifica, espressa in BIT (da “binary digit”, numero binario, da cui digitale), combinati in successioni formate di 2 alla n possibilità (2 il numero di simboli alla base, n numero di ripetizioni di tali simboli). (es. 2 alla terza: 8 successioni composte di 3 bit: 000, 001, 010, 100, 100, 101, 110, 111). Ad una successione composta da 8 bit (2 alla ottava bit= 256 successioni) si dà il nome di byte, da cui i multipli (es. kilobyte – 1024 successioni, megabyte, terabyte ecc.) Nella Digitalizzazione, Anche la realtà tangibile è rappresentata tramite formule matematiche.  Differenza tra analogico e digitale: il digitale deve essere letto tramite macchinari adatti, che sappiano decodificare i metadati. La digitalizzazione è dunque una traduzione dell’analogico in un’informazione trasmessa in bit (che può essere modificata). Es. una foto analogica è supportata da un’unità di misura fisica (pezzo di carta). Una foto in digitale è supportata da una memoria non fisica.  Digitalizzazione: passaggio di supporto da uno analogico a uno digitale (fisico->non fisico).  Attraverso codifiche standardizzate si associano alle successioni di bit valori numerici, caratteri alfanumerici, stati del sistema, immagini, valori fisici, comandi, etc., per cui si parla di informazione digitale (basata su digits, numeri) e di convergenza al digitale. CONVERGENZA AL DIGITALE : il fenomeno è quello di campionare in digitale tutti i messaggi possibili (testi, numeri, suono, video, azioni meccaniche, onde radio, etc.) - Ovviamente, a seconda del tipo di messaggio, si dovranno adottare logiche/tecniche di codifica differenti. – Perché si è proceduto così? Perché, attraverso la sequenza di 0 ed 1, si sono potute campionare tutte le diverse combinazioni e dentro lo stesso supporto è stato possibile anche registrare tante informazioni diverse, cosa che risulterebbe impossibile a livello analogico (es. nel libro non possono memorizzare suoni). L’obiettivo che si è perseguito è quello della maggiore trasmissione dell’informazione possibile. Campionare : Nella teoria dei segnali il campionamento è una tecnica che consiste nel convertire un segnale continuo nel tempo in un segnale discreto (ossia formalizzato), valutandone l'ampiezza a intervalli di tempo regolari. Invece, In statistica, il campionamento è un metodo per selezionare un campione rappresentativo di un determinato insieme di dati, in modo da ottenere risultati generalizzabili. La conversione dell’informazione da analogica a digitale obbliga a campionare, nel tempo o nello spazio, i dati necessari alla rappresentazione numerica (digitale) tramite codifica binaria.  Trasformazione di un segnale continuo nel tempo (suono, luce) in un segnale discreto, fissato, salvato. Per farlo bisogna però decidere prima quali e quanti punti scegliere e

campionare. (Es. formato di una foto sul telefono: 8 megabyte, tot colori, ecc. Queste scelte, da fare prima, implicano che Più pixel campiono, più ho informazioni sull’oggetto campionato. IMPORTANTE: LA REALTA’ DIGITALE SI BASA SULLE NOSTRE SCELTE DI CAMPIONATURA: siamo noi che decidiamo le caratteristiche del mondo virtuale (decidendo di far dare più o meno informazioni ai dati). DIFFERENZA TRA ANALOGICO E DIGITALE. ANALOGICO: si intende un segnale che è la rappresentazione o trasformazione di una grandezza fisica tramite una sua analoga. Esempi:  secondi (tempo) ↔ angolo della lancetta dell'orologio  segnale acustico → segnale elettrico (microfono)  segnale elettrico → segnale acustico (altoparlante)  temperatura ↔ altezza in mm del termometro a mercurio In elettronica, per analogico si intende il modo di rappresentare il segnale elettrico all'interno di una data apparecchiatura (che lavora sotto potenziale elettrico); il segnale è detto analogico quando i valori utili che lo rappresentano sono continui (infiniti). DIGITALE: dati registrati o trasmessi come una serie di pulsazioni discrete e discontinue, rappresentate dal codice binario basato su 0 ed 1, chiamate bit. Nelle nozioni digitalizzate, ogni carattere alfanumerico è rappresentato da una specifica serie di 8 bit, chiamata byte. In elettronica e in informatica, di sistema o dispositivo che si serve di cifre numeriche per rappresentare dati e grandezze o per riprodurre impulsi fisici.  Oggetto digitale : documento creato attraverso un'elaborazione elettronica, di qualsiasi contenuto espresso originariamente come testo, immagine o filmato analogico. Il termine digitale indica che tale rappresentazione è di tipo numerico, ovvero che la grandezza fisica su cui si basa assume valori numerici discreti. Un documento digitale contiene informazione codificata con un linguaggio convenzionale in bit, memorizzata in modo permanente su un determinato tipo di supporto fisico (disco rigido o compact disc).  File: (collection of computer data which is stored under one filename): In informatica, indica un contenitore di informazioni/dati in formato digitale, tipicamente presenti su un supporto digitale di memorizzazione opportunamente formattato in un determinato file system avente un titolo. Le informazioni scritte/codificate al suo interno sono leggibili solo tramite uno specifico software in grado di effettuare l'operazione.  Discorso sui diversi formati delle risorse digitali, necessari per leggere e comprenderle. FORMATI DELLE RISORSE DIGITALI. I formati dei dati in digitale sono la modalità con cui i dati vengono rappresentati elettronicamente in modo che i programmi possano elaborarli. Infatti, Per leggere o elaborare un file, il software deve sapere come i dati sono stati codificati: prima di tutto, ovviamente, con la logica binaria, poi è il formato che specifica la codifica adottata, ovvero la corrispondenza fra la rappresentazione binaria e i dati rappresentati. Formati: rapporto tra struttura fisica (supporti su cui sono registrate le informazioni, che cambiano a seconda della conformazione hardware e software) e struttura logica del dato (elementi unitari minimi, es.0,1). IL FORMATO E’ DUNQUE UN MEZZO DI CODIFICA DEI DATI, IL LINGUAGGIO CHE CONSENTE LORO DI PARLARE ED ESPRIMERE LE INFORMAZIONI.

3, 4. – AUDIO E VIDEO : formati che hanno bisogno di un’apparecchiatura audio/video per essere visualizzati/ascoltati, e possono essere sia digital born che riversati da analogico. La compressione è una funzione fondamentale. Essi differiscono dagli altri in quanto interviene anche la dimensione tempo, che determina anche l’intervallo di campionamento (in quanto comunque è una sorta di “replica” del suono/video reale, che viene appunto campionato). Mpeg: Moving Picture Experts Group, la cui funzione è la standardizzazione di tecniche di codifica di flussi dati audio e o video, volte alla compressione degli stessi.

5. - APPLICATION : files di tutti i tipi precedenti ma codificati con programmi proprietari, per la cui codifica è necessario un software specifico (tutto ciò non sovramenzionato). Pdf: Portable Document Format, formato di file basato su un linguaggio di descrizione di pagina sviluppato da Adobe negli anni 1990 per rappresentare documenti di testo e immagini in modo indipendente dall'hardware e dal software utilizzati per generarli o per visualizzarli. DIRITTI D’USO. I formati dei file possono essere raggruppati anche in un altro modo di classificazione, basato sui diritti d’uso, suddiviso in tre macrofamiglie:

  1. PROPRIETARI, posseduti in esclusiva da un soggetto che ne mantiene segreto il funzionamento -> documentazione e modalità non Pubbliche, ma legate al produttore.
  2. APERTI, ossia resi pubblici e documentati -> modalità di fruibilità pubbliche e ben spiegate in rete.
  3. LIBERI, si lascia libertà di utilizzare, studiare, modificare e redistribuire i formati, a patto di non sfruttarli commercialmente (GNU-GPL) -> non soltanto pubblici e documentati, ma è lasciata aperta anche la possibilità di modifica a patto di non sfruttarli commercialmente.  Questi metodi influenzano molto la fruibilità di un formato Digitale.  Collegamento con le LICENZE. SUPPORTI PER LE RISORSE DIGITALI. Il supporto è importantissimo, tantochè non esiste informazione senza supporto per l’informazione. Alcuni supporti sono indirizzati ad essere mezzi di trasmissione, altri di memorizzazione. Quattro sono le famiglie di tipi di supporti di memorizzazione, con i relativi rischi (tra cui, molto spesso, l’obsolescenza):
  • DISCHI RIGIDI (HARD DISK). Essi sono composti da un supporto magnetico fisso e, mentre sul mercato sono disponibili come memoria esterna, di per sé non sono supporti removibili. La loro Tecnologia di scrittura è magnetica in quanto essi consistono in una pila di dischi che girano sul loro asse in comune e sulle quali porzioni vengono registrate magneticamente le informazioni (ossia gli zero e gli uno). Nel presentare il contenuto della cartella, il supporto risale a informazioni contenute su diverse porzioni. Su ogni superficie sono presenti due testine: una di lettura ed una di scrittura, che leggono o modificano i dati presenti su quella superficie seguendo la logica di Deframmentazione (si riuniscono le porzioni vuote e i contenuti in un’unica area, il che permette alle testine di andare sicure sulla porzione da leggere). Problema: non si cancella davvero l’informazione, la si rende soltanto non più visibile.

Rischi: essendo un’attrezzatura meccanica, si può disassare l’asse su cui girano i dischi (rendendoli illeggibili); si può ossidare la parte metallica (il che comporta il mal funzionamento dei dischi), I dischi possono essere materialmente danneggiati…

  • SUPPORTI MAGNETICI MOBILI. si basano sulla carica magnetica di particelle metalliche, letta da una testina. Sono supporti sequenziali, non hanno alcuna struttura al loro interno che rechi informazione rispetto ai file contenuti. Il nastro, girando sempre nella stessa direzione, non permette di cercare una singola informazione senza leggerlo interamente. Essi sono inseriti in strutture protettive o aperti, sono anelli chiusi oppure nastri con un inizio ed una fine (es. vecchie cassette). Tuttora sono utilizzati in diversi contesti (es. sale di registrazione musicale). Rischi: ossidazione delle particelle magnetiche (a causa di aria, acqua); smagnetizzazione per la vicinanza di altre forme magnetiche; perdita del lubrificante presente nel nastro (che inizia dunque a scorrere male nella bobina e danneggiarsi); degradazione della sostanza collante; deformazioni meccaniche dovute a trazione eccessiva, al calore ecc. Tutte queste eventuali modificazioni, nel digitale, non possono esistere. Il campionamento deve essere perfetto, non deformato, altrimenti si rischia la perdita vera e propria dell’informazione.
  • SUPPORTI OTTICI MOBILI (es. cd, dvd), ottici in quanto devono essere letti tramite la luce. Sono composti prevalentemente da buchi da leggere dalle testine, che leggono appunto pit (buco) e land (superficie piena). Inizialmente dovevano sostituire i dischi di vinile per la registrazione audio analogica per evitare l’attrito della testina del giradischi e il disco di vinile (il disco si graffia e si perde la qualità). Essendo ottici, e dunque tramite testina che spara luce laser, essa non tocca fisicamente il dvd, non rovinandolo. I tre tipi essenziali sono ROM (Read Only Memory, l’informazione scritta e non altro che letta), WORM (Write Once Read Many, scrivi una volta, poi puoi soltanto leggere), RW (Read Write, scrivi e leggi. Es. era possibile riscrivere i cd, “cancellando” le informazioni dal disco per registrarvene altre). I supporti, se ben tenuti, hanno capacità d’uso infinita in quanto il loro materiale non è deperibile. I dischi sono composti di diversi strati (che per i dischi double-face sono raddoppiati): Rischi: graffi e lesioni sulla base trasparente; lesioni da vernici acide che attraversano la base trasparente (es. anche perché sarebbe meglio non scrivervi sopra con pennarelli), ossidazione del disco metallico, polvere (che modifica chimicamente il policarbonato e crea microfratture); stabilità della forma, che deve essere perfettamente in piano.

MODULO 2: RAPPRESENTAZIONE E DOCUMENTAZIONE

RAPPRESENTAZIONE :

 L’attività e l’operazione di rappresentare con figure, segni e simboli sensibili, o con processi vari, anche non materiali, oggetti o aspetti della realtà, fatti e valori astratti, e quanto viene così rappresentato. […]  FILOSOFIA: il processo mediante il quale un contenuto di percezioni, immaginazioni, giudizi e concetti, si presenta alla coscienza, e il Contenuto stesso.  PSICOLOGIA: ciò che la mente presenta a sé stessa in sostituzione di qualcosa (oggetto, persona o evento) percepito in precedenza, e che costituisce il risultato di un processo percettivo e cognitivo caratterizzato da una relazione più o meno diretta o elaborata con lo stimolo percepito. DOCUMENTAZIONE :  «il complesso delle attività, e delle operazioni intellettuali e tecniche, occorrenti per raccogliere, classificare e mettere a disposizione degli studiosi il materiale bibliografico, informativo, documentario, ecc., utile a far progredire e perfezionare il lavoro intellettuale».  Documentazione Automatica: «l’insieme delle tecniche che consentono di fare ricorso all’elaborazione elettronica e in genere all’informatica per La raccolta, classificazione e registrazione di informazioni in una banca di dati e per il loro rapido reperimento mediante l’esplorazione di opportuni indici e cataloghi di parole chiave». La Documentazione può essere dunque intesa come una specifica forma di rappresentazione, in quanto di per sé operazione di selezione: dipende da scelte, obiettivi, disponibilità di risorse… COMUNICAZIONE :  L’origine del termine “communicare” è latina: unisce la preposizione cum (con) e il sostantivo munus, che significa sia compito/dovere che dono. In latino lo si utilizzava per indicare l’atto di partecipazione, di concessione ad altri di usare qualcosa di proprio (invitare a pranzo, condividere un messaggio, una gioia…). Questa polisemia di munus che si riferisce allo scambio di beni, nel tempo, si è ristretto semanticamente allo scambio di conoscenza, di senso attraverso i segni. Dunque l’idea di “proteggo affinché io possa donare” sottintende uno scambio di qualcosa di significativo attraverso i sensi, le immagini, i suoni.  «il rendere partecipe qualcuno di un contenuto mentale o spirituale, di uno stato d’animo, in un rapporto spesso privilegiato e interattivo». -> La documentazione deve essere fruibile ad altri utenti per una conoscenza più partecipata e condivisa, che si allontana dal senso di proprietà.  NON SI TRATTA DI GENTILE CONCESSIONE DI UN’INFORMAZIONE MA DI “REGALO CONDIVISO”. SEMIOTICA :  “Scienza generale dei segni, della loro produzione, trasmissione e interpretazione, o dei modi in cui si comunica e si significa qualcosa, o si produce un oggetto comunque simbolico”.

 Nella tradizione linguistica, il segno è “parola/testo”.  Il segno, come l’informazione ha bisogno di un supporto, ha bisogno di avere un senso per qualcuno che sappia cogliero e interpretarlo affinchè abbia significato. I segni non sono atomi isolati: hanno senso solamente se in contesto relazionale tra loro. Dunque bisogna occuparsi delle loro relazioni, reali, di causa-effetto ma anche di relazioni ideali, definite dal pensiero e riconosciute/attivate con un accordo sociale. Dal concetto di accordo sociale deriva anche il “simbolo”. Simbolo (da greco symbolon, ove indicava oggetti usati per riconoscere relazioni positive tra persone, famiglie, città, come i doni o l’anello spezzato): “qualsiasi cosa, che sia segno, gesto, oggetto, animale, persona, la cui percezione susciti un’idea diversa dal suo immediato aspetto sensibile”. (es. cane=fedeltà). Nel caso della documentazione, che per definizione deve essere più chiara possibile verso i destinatari, non dobbiamo ricorrere a simboli troppo specifici, altrimenti si rischia di non arrivare a tutti e di far venir meno l’obiettivo principale della fruibilità del materiale (occorre dunque evitare lo snobismo, ravvisato spesso in archivi e musei, resi troppo specialistici e quindi poco comunicativi). SCIENZA DELL’INFORMAZIONE / INFORMATICA:  Resto del mondo: information science, scienza dell’informazione: studia i metodi e le tecniche per la concezione, strutturazione ed elaborazione di raccolte/collezioni di informazioni, al fine di gestirle e renderle disponibili, specie in ambito digitale. Quindi, si unisce la competenza su forme e contenuti con quella delle loor tecniche di elaborazione.  In italiano, “informatica” fa molto più riferimento alle tecniche ed alle metodologie più che agli altri ambiti toccati; vi è infatti una storica demarcazione tra gli aspetti ingegneristici (sistemi di gestione delle informazioni) e quelli umanistici (scienze documentarie).  L’informatica in senso proprio è la disciplina che si occupa dello studio degli algoritmi (“sistema fissato di regole e procedure di calcolo” che portano alla soluzione di un problema con un numero finito di operazioni”). Non è dunque lo studio dei computer, o di come scrivere programmi per computer, o degli usi di computer e software. L’informatica cresce spesso in rapporti di scambio con altre discipline (es. tecnologia elettronica, che rende disponibili le macchine capaci di mettere in pratica in modo ottimale i metodi e le soluzioni/algoritmi elaborate dall’informatica). L’informatica individua problemi, ipotizza soluzioni e mette a punto i metodi per fissare, trattare, eaborare e trasmettere dati e informazioni, facendone unità di conoscenza, in modo indipendente dalle macchine (es. soluzione del qr code, studiata indipentemente dal modello e dalla marca del telefono degli utilizzatori). PRIME CONCLUSIONI:

  • Un progetto di documentazione digitale culturale produce risultati onerosi in termini di impegno organizzativo, professionale e finanziario, da considerare prodotti a valore aggiunto nell’economia dei beni culturali e come tali da gestire, almeno nel medio periodo, per garantire un sufficiente ritorno degli investimenti (ROI). Es. introduzione di sistemi magnetici per incrementare la sicurezza rispetto a particolari oggetti, utilizzo dei metal detector.

 Es. lo schema E-R può dire che l’entità museo ha gli attributi “nome” e “indirizzo”, ma non dice quali effettivamente siano i valori di tali attributi. Essi verranno inseriti in un momento posteriore, alla fine della progettazione ossia in fase di popolamento della base di dati.  Il modello non contiene informazioni sulle singole entità, ma sulla struttura e la forma dei dati (es. come faccio a distinguere un museo dagli altri? Dai suoi specifici attributi). ENTITA’ = classe, categoria di oggetti (fatti, cose, persone, idee, dati…) che hanno proprietà comuni ed esistenza autonoma ai fini dell’applicazione di interesse. Un’istanza di un’entità è un oggetto della classe rappresentata (io studente sono un’istanza della classe corso universitario). Nella descrizione bibliografica, sono entità separate l’autore, l’opera e l’esemplare del libro. Un’entità talvolta può essere specializzata in una o più sotto-entità (es. polittico-parte del polittico), che ereditano gli attributi dell’entità madre e ne possono aggiungere degli altri (es. entità persona può avere la sotto-entità studente). Le entità da sole non direbbero molto -> serve identificarne i legami. RELAZIONI = (o associazioni) rappresentano un legame tra due o più entità. È possibile legare un’entità con sé stessa (attraverso un’associazione ad anello) o legare le stesse entità con più associazioni. Per ogni entità partecipante ad una relazione viene specificata una cardinalità di relazione (coppia di numeri naturali che specifica il numero minimo e massimo di istanze di relazione a cui un’istanza di entità può partecipare). Es. 0, N oppure 1, N ecc. SCHEMA E-R : rappresentazione della realtà che evidenzia le entità, le relazioni tra entità e gli attributi di entrambi. I diagrammi E-R sono importanti in quanto usati anche nella documentazione digitale per i beni culturali. Esso è costituito da due componenti:

  • Documentazione: spiegazione in linguaggio naturale dei concetti presenti nel diagramma;
  • Regole: aggiunta dei vincoli sui dati non sono rappresentatibli con il modello E-R (es. Ordinamento dei nomi in un elenco alfabetico).  Una entità ha un nome univoco nello schema concettuale e viene rappresentata nel diagramma E-R con un rettangolo con il nome dell’entità all’interno.  Una relazione viene rappresentata tramite un rombo con il nome all’interno e da linee che connettono la relazione con le entità componenti. Es. relazione 1,N: a un autore (1) corrispondono N opere (N).  Un attributo non ha esistenza autonoma ma è associato ad una entità o ad una relazione. L’attributo si presenta graficamente con una ellisse con il nome all’interno, collegata all’entità, relazione o attributo composto di appartenenza). Somiglianza con la grammatica: l’attributo stesso: non ha esistenza autonoma, ma è necessariamente associato ad una entità o una relazione. Questi attributi possono essere:  Obbligatori o opzionali;  Semplici (es. data di nascita, unico valore) o multivalore (es. diverse email per uno stesso soggetto, rappresentate con doppia ellisse);  Composto (più attributi correlati, es. indirizzo: nome della via, numero civico, città) o calcolato (il valore non è reso noto direttamente ma lo si ottiene calcolandolo dagli altri attributi dati, rappresentato con ellisse tratteggiata).

DOCUMENTAZIONE E REGOLE.

  1. Il diagramma E-R deve essere accompagnato da una documentazione che lo descriva in tutte le sue componenti, perché il significato dei concetti presenti spesso richiede una spiegazione che va oltre il nome del concetto e perché talvolta, per mantenere la leggibilità del diagramma, alcuni elementi (spesso attributi) vengono omessi.
  2. Esistono vincoli della realtà modellata che non possono essere espressi con il modello E-R (es. non è codificabile la regola che afferma che hanno diritto all’ingresso gratuito al museo i soci ICOM, oppure magari il diagramma dice quali sono gli attributi calcolati ma non specifica come farlo).
  3. Ogni diagramma deve contenere:  Per ogni ENTITA’: il nome, una descrizione, la lista degli attributi, la chiave, il tipo ed eventuali specializzazioni;  Per ogni RELAZIONE: il nome, una descrizione, le entità partecipanti e le relative cardinalità, gli eventuali attributi e il tipo. Scrivere le relazioni in base agli obiettivi (es. autore e pubblicazione: possono essere entrambi entità o entità/attributo, dipende d all’importanza e del focus dato a ogni elemento);  Per ogni ATTRIBUTO: il nome, una descrizione, il tipo (semplice, multivalore, composto, calcolato) e il fatto che sia obbligatorio o opzionale);  Una specifica delle regole.
  4. È poi necessaria la verifica di qualità degli schemi basata sulle seguenti proprietà:  Correttezza: uno schema è corretto quando utilizza nel modo giusto i costrutti messi a disposizione del modello;  Completezza: uno schema è completo quando rappresenta tutti i requisiti sui dati e quando tutte le transazioni e le regole aziendali possono essere eseguite a partire dallo schema;  Minimalità: uno schema è minimale quando non è possibile eliminare alcun concetto dallo schema senza per questo rinunciare alla sua completezza. Dunque, uno schema non minimale contiene concetti superflui oppure ridondanti. UML: LINGUAGGIO DI MODELLAZIONE UNIFICATO (“unified modeling language”): metà- linguaggio di modellazione e di specifica generalista. L’ultima versione è la 2.5, rilasciata nel 2013. Il linguaggio – che compone elementi grafici (con significato formalmente definito), elementi testuali formali ed elementi di testo libero – nasce con l’obiettivo di facilitare il supporto software alla costruzione di modelli e l’integrazione di questo supporto con gli ambienti integrati di

obiettivi che egli può avere). Dunque l’architettura non coinvolge solo la struttura, ma anche le funzioni, la catalogazione, la presentazione dei contenuti e dei dati ecc. Rispetto ai beni culturali, occorre discutere di alcune questioni:

  1. La rappresentazione/descrizione è sempre stata parte del trattamento degli oggetti culturali. Storia della descrizione e rappresentazione dei beni culturali, sin da molto prima del digitale.  Gli esseri umani, nel momento in cui hanno iniziato a darsi una struttura organizzata e hanno iniziato a compiere transazioni, hanno sentito l’esigenza di registrare gli atti compiuti. -> nascita del documento e dell’archivio. Ma non rimase solo scrittura tutto ciò che aveva valore pratico (catasti, guide, cataloghi): si è iniziato a scrivere anche rispetto a mondi fantastici. Si è continuato a scrivere riguardo documenti, opere, oggetti culturali. L’idea della sintesi andava a sostituire le cose stesse, apportando valore aggiunto (es. catalogo del museo, oltre all’opera che cerco ci sono anche altre opere -> valore aggiunto. Esso nasce alla fine dell’Ottocento a causa di scavi, monumenti e gallerie, poi si espase a fotografie, beni naturalistici ed antropologici anche immateriali ecc).  È sempre esistita la rappresentazione di oggetti portatori di valore per comunicarli/tramandarli, o più semplicemente per ritrovarli, scambiarli, petenderli. Le tecnologie del presente hanno ampliato le possibilità comunicative e la ricchezza descrittiva, rendendo inoltre possibile l’integrazione tra linguaggi e tipologie di oggetti trattati. (-> portali, record di autorità, interoperabilità…).
  2. Alcuni oggetti culturali contengono già la scrittura, quindi sono già portatori di significati decodificabili (es. se pubblico la copertina di un libro, quanto deve essere approfondita la scheda, se già la copertina mi parla dell’oggetto in sé?), Ma i significati contenuti in un oggetto, qualunque essi siano, devono essere rappresentati per poterlo identificare, elaborare, selezionare.  VA SEPARATA LA SELEZIONE DALLA FRUIZIONE. Non basta leggere l’oggetto in sé, occorrono linkages Con altri fattori. Non solo il contenuto porta significato, servono molti altri elementi (paradosso dell’archivio: serve più conoscere il contesto che il contenuto dei singoli documenti). Valore aggiunto della visione generale è parte integrante della documentazione.
  3. “se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo” -> che possibilità abbiamo di percepire o comunicare appieno il significato degli oggetti nell’ambiente culturale? -> questione dei linguaggi e di semantica. Il nostro utente che lingua capisce? Che scelte si possono fare per rendere davvero comprensibile ciò che diciamo? Si è sempre descritto, catalogato, si conosce anche il contenuto -> ma che lingua si usa? Semantica da adottare per rendere realmente efficace la documentazione? Ogni specialista ritiene che le parole che usa sono le migliori possibili, proiettando in sostanza sé stesso e le proprie opinioni e percezioni sull’ignoto utente, che magari non è in grado di capirle.  Serve l’interfaccia utente per capire se la progettazione è effettuata in modo comprensibile, data l’importanza della fruizione dei beni culturali. ARCHITETTURE DI RISORSE DIGITALI : Le rappresentazioni digitali possono essere:  Incluse nell’oggetto digitale (metadati) -> database

 Più frequentemente esse sono esterne (metadati), cioè sono altre risorse/oggetti informativi, indipendenti ma collegate, che fungono da frontespizio (o copertina) o da guida.  Infine possono essere solo Rinvii (link) ad un oggetto in rete non gestito direttamente, la cui stabilità e le cui caratteristiche possiamo “schedare” ma non controllare nel tempo (es. wikipedia, piena di link ad altre pagine di Wikipedia. -> molto meno strutturato, diverso dagli altri due). DATABASE : strutturazione rigida di informazioni in forma di dati: si decidono delle regole (necessarie per la ricerca di qualcosa ed evitare le informazioni superflue). Si dà dunque agli oggetti informativi una struttura rigida: vincoli sulla loro forma (testo, numeri, date ecc.), sulle loro relazioni (attributi di entità, gerarchie, relazioni tra attributi ed entità ecc.), sulla loro obbligatorietà o meno, sulla protezione rispetto all’accesso ecc. La scelta della tecnica del database è ormai quella più ovvia e sicura, tecnicamente, sul lungo termine (in quanto impacchettamento dei dati in una determinata cella digitale). Però, dal punto di vista della progettazione della struttura dei dati, è la più delicata perché:  Le regole e le architetture logiche stabilite sono difficili da cambiare, quindi vanno progettate con molta attenzione;  La rigidità delle regole potrebbe rendere difficile lo scambio di dati, e non sempre esistono degli standard. METADATI STRUTTURALI: è una tecnica molto “leggera”, nel senso che le entità informative possono avere qualunque forma (testo, testo con marcatori, testo+multimedia, applicazioni, una somma di questi…) e le loro relazioni sono documentate in file separati, di solito in formato text/XML.  Le informazioni sono divise dalle relazioni che vi intercorrono. Per riuscire a tener conto ed a sfogliare i file separati, si predispongono degli indici. I visualizzatori (browser plug-in) e gli elaboratori dei dati leggono i file di metadati e si comportano di conseguenza, permettendoci di “navigare” le strutture. Possono consentire diverse logiche di Architettura degli oggetti e sono più facilmente aggiornabili rispetto ai database. Infatti, a seconda delle entità che abbiamo possiamo scegliere diverse architetture (es. Aggiungere elementi descrittivi, aggiungere relazioni ecc.) IPERTESTO. un ipertesto è un documento (o un insieme di documenti) composto da più unità informative (dette nodi) connesse tra loro tramite collegamenti (detti hyper-link o link) appositamente predisposti:

  • Sia a priori da chi produce il documento stesso (che li seleziona tra tutti quelli logicamente possibili e “suggerisce” un percorso);
  • Sia a posteriori da chi (spesso l’utente finale) invece legge l’ipertesto, decidendo autonomamente di percorrere i link seguendo ogni volta un particolare tragitto o percorso (detto “path”) fra i molti che sono stati resi possibili dai creatori o, in certi casi, creandone anche di nuovi (magari anche spostando l’attenzione su altri siti, solitamente considerati “concorrenti”). STORIA. Come molti altri fenomeni, gli ipertesti esistevano già molto tempo prima che qualcuno ne definisce il concetto e desse loro un nome. I rinvii, gli Indici, le note e le citazioni bibliografiche presenti nei testi enciclopedici, giuridici e scientifici erano già sostanzialmente ipertestuali anche

Surface Web (4%): tutto ciò che è indirizzato da GOOGLE e facilmente consultabile; Deep Web (90%): non indicizzato, ricerca più complessa in quanto composto di database (visti come scatole chiuse e trovabili solo se si hanno i giusti parametri di ricerca, che Google non ha). Indicizzare il deep web significherebbe poter riuscire a trovare tutto. Dark web (6%): oscurato, difficile da scoprire e criptato in quanto include armi e droga. CATALOGO : collezione di informazioni. Tipicamente, nel Web, esso assume la forma di una banca dati, nascondendo le rappresentazioni dietro alla mediazione forzata di una query (deep web) ed alle scelte grafiche per rendere i risultati usabili e gradevoli. Dunque, ogni scheda equivale a qualcosa che si vuole catalogare. Il catalogo digitale può assumere anche la forma di un set di dati, disponibile apertamente ma solo indirettamente, e solo per le macchine (open data). BIBLIOTECA DIGITALE: Spazio in cui mettere insieme collezione, servizi e persone a supporto dell’intero ciclo di vita della creazione, uso, preservazione dei dati, informazione e conoscenza. Le biblioteche digitali sono delle conversazioni: l’aprire una biblioteca agli utenti permette di “conversare” con loro sugli oggetti e tramite i commenti. Se assumiamo che una Digital Library (biblioteca Digitale) è fatta di servizio+utenti+risorse, dovremmo includere anche gli OPAC, le bibliografie sul Web, i cataloghi BBCC, i sistemi archivistici, paradossalmente tutti i siti web; una distinzione necessaria da fare, dunque, è se la Digital Library:  È composta di sole rappresentazioni/schede (come OPAC o una bibliografia, che rinvia a risorse esterne, analogiche o digitali che siano);  Include anche gli oggetti digitali stessi (riproduzioni o no) autoconsistenti, oltre alle loro rappresentazioni. Una delle conseguenze di questa semplicistica classificazione delle Digital Library riguarda i diritti che abbiamo di concedere l’uso degli oggetti e delle loro rappresentazioni, il loro valore per noi. Creare e condividere cataloghi in rete non è lo stesso; ovvero condividere riproduzioni o versioni originali di oggetti digitali, oppure offrire schede che rinviano ad oggetti del tutto esterni, per noi e per gli utenti, perché queste risorse saranno incontrollate. In questo ultimo caso, infatti, le modalità (anche tecniche) di fruizione degli oggetti dipendono da soggetti terzi. DIGITALIZZAZIONE : operazione permessa dalla grande versatilità e potenza delle tecnologie digitali che ci consente facilmente di produrre versioni digitali di oggetti della realtà. Non è però pensabile di riprodurre tutto ciò che esiste e neanche solo i beni culturali, specie in un Paese come l’Italia. Intanto, per la quantità, poi per lo sforzo, che richiederebbe creare copie che siano:

  • Trovabili ed identificabili in rete;
  • Dotate di descrizioni/metadati comprensibili che ne restituiscano i contesti (culturale, geografico, cronologico, relativo all’origine…);
  • Agilmente visibili, elaborabili e riproducibili con strumenti domestici. Inoltre, la riproduzione a scopo di valorizzazione deve essere coordinata con la funzione essenziale della tutela, e dunque:
  • Garantendo che gli oggetti fisici riprodotti continuino ad essere accessibili, descritti e tutelati, ovvero siano beni comuni;
  • Evitando l’effetto delle “hidden collections”, per il quale esisterebbe solo ciò che è digitale;
  • Garantendo che gli oggetti digitali non sostituiscano in toto gli oggetti reali, creando su questi ultimi disinteresse da parte dei responsabili. IL WEB DA ARCIPELAGO A GALASSIA. Il web delle origini è cambiato: non è più una rete fatta di isole/siti separati ed indipendenti, al massimo linkati; ogni oggetto di informazione testuale o multimediale agisce in modo indipendente (non controllabile), dinamico, è usabile e ri-usabile, condiviso, visibile potenzialmente ovunque.  L’infosfera è una galassia di oggetti digitali. Questo fenomeno mette in crisi l’idea originaria del sito auto-sufficiente e l’originale idea di uso/fruizione univoca; si attiva infatti un ciclo di vita della conoscenza aperto, senza punti di arrivo; non ci sono più utenti finali ma comunità complesse e dinamiche che creano, interagiscono, arricchiscono e modificano contenuti. Il web è tuttora un immenso catalogo di informazioni multimediali, con strumenti molto potenti per navigare, cercare, usare e riusare le risorse (anche se vi convive una quantità ancora maggiore di dati non direttamente accessibili, ossia il deep web). La differenza tra un dato e un’informazione in rete consiste soprattutto su chi e cosa possono farne qualcosa: i primi sono soprattutto per i software, mentre le seconde per gli esseri umani.  La sfida attuale è affiancare dei dati alle informazioni, creando uno strato di Web of Data, che strutture le informazioni in modo da renderle comprensibili anche ai software, facilitandone il ritrovamento.  WEB OF DATA, o SEMANTIC WEB, o WEB 3.0. WEB 3.0 : si basa su un’architettura a livelli e la comunità scientifica sta investendo molte energie per implementarla. La sfida è fornire un linguaggio e degli strumenti per esprimere dati e regole per far ragionare le macchine sui dati. I pilastri sono:
  • XML (con namespace e XMLS-xmlschema) consente di dare alle risorse informative una struttura esplicita e decodificabile.
  • RDF, uno schema XML, si usa per esprimere il significato, asserendo cioè che alcuni particolari entità hanno delle proprietà (es. essere “autore-di”, “nato-il” …) collegate in modo significativo con altre entità. Dunque, un indirizzo univoco che va spiegato alle macchine attraverso dati ontologici.
  • ONTOLOGY VOCABULARY (vocabolario ontologico), inteso come contenitore che definisce in modo formale le relazioni significanti tra termini (insomma, le proprietà semantiche. Es.: