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Tipologia: Appunti
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deve tradursi all’interno delle strutture della scuola materna, con le educatrici che svolgono il ruolo di madri accoglienti ed affettuose. Il successo di questo esperimento porta successivamente le sorelle Agazzi a teorizzarne gli aspetti più importanti, come è testimoniato negli scritti di Rosa Guida per le educatrici dell'infanzia (1929) e Note di critica didattica (1942), e quindi a sovrintendere a molte scuole materne sorte in tutta Italia. Le caratteristiche La continuità tra vita scolastica e vita familiare L’attività del bambino è il punto centrale della scuola materna. La nuova tipologia di docente che le sorelle Agazzi introducono è quella dell’educatrice, ovvero l’insegnante dedita ad attività in cui la globalità del compito educativo, in tutti i suoi aspetti formativi, prevale sul semplice aspetto didattico. L’educatrice deve possedere capacità di iniziativa, di promozione e di organizzazione unite a flessibilità e sensibilità. Inoltre, deve essere capace di coordinare il lavoro e la vita dei bambini, salvaguardando la continuità tra vita scolastica e familiare. L’educazione come apostolato Quella dell’educazione è una vera e propria missione per la quale non bastano l’amore per i bambini e la conoscenza della pedagogia. Se il bambino piace solamente dal punto di vista delle sue qualità esteriori, allora la persona non è portata alla didattica. Infatti, per insegnare bisogna conoscere il soggetto da educare e avere una preparazione culturale e spirituale da educatrice. Bisogna saper applicare tutte le verità scientifiche umanamente e con tatto materno. Non basta essere una diligente raccoglitrice di teorie ma bisogna saper portare avanti il clima familiare all’interno della scuola. Ambienti e materiali La scuola deve essere simile a una casa e le occupazioni, che a casa sono quelle domestiche, artigianali e agricole, a scuola devono essere riproposte a misura di bambino. La scuola materna, insomma, mantiene le caratteristiche del Kindergarten fröbeliano, ma si organizza per molti aspetti come una piccola dimora. Infatti è composta da:
pulizia e lo spostamento di materiali e di strumenti della scuola. Tutte queste azioni sono valorizzate come elementi educativi di prim'ordine. Dal giardinaggio… Il giardinaggio è un'attività fondamentale della vita pratica. Lavorando in apposite aiuole, con attrezzi adeguati alla sua età e alle sue capacità, il bambino sovrappone il proprio lavoro al lavoro spontaneo della natura, sviluppando capacità di osservazione e consapevolezza dei fenomeni atmosferici e i cicli stagionali. Il bambino apprende inoltre che come la natura ha i suoi tempi, così anche le persone li hanno e ha l’occasione di emulare la spontaneità della natura stessa. … al senso dell’armonia e della bellezza Le attività pratiche sono a tutti gli effetti attività di pre-lavoro caratterizzate da scopi riconoscibili. Le attività di vita pratica educano al fare, alla socialità e alla conoscenza della realtà, ma possiedono anche una dimensione estetica: il giardinaggio, la pulizia, la raccolta e la sistemazione degli attrezzi, i piccoli lavori a cadenza quotidiana servono anche a sviluppare il senso dell'armonia e della bellezza. L’educazione estetica Bellezza e armonia possono essere ritrovate in tutte le cose della vita quotidiana. Al bambino vengono forniti spazi e momenti per la sua produzione artistica personale ma ci sono anche altre attività per l’educazione all’estetica. Tra queste il disegno che, nascendo come attività spontanea, deve essere incoraggiato come espressione libera e come rappresentazione di fatti naturali, psicologici e sociali al seguito di un racconto dell’educatrice. Un importante ruolo lo ha anche la recitazione intesa come drammatizzazione di situazioni ed episodi tipici della vita infantile. All’estetica contribuisce anche il giardinaggio, poiché i bambini imparano a prendersi cura delle piante e possono osservare la bellezza della natura. L’educazione sensoriale Anche l’educazione sensoriale ha un ruolo molto importante e ha inizio dei colori. È una parte dell’educazione all’immagine che promuove anche la crescita intellettuale stimolando la curiosità, l’esplorazione e un atteggiamento analitico. Inoltre, l’educazione sensoriale favorisce l’apprendimento linguistico poiché osservando il colore, la materia e la forma i bambini costruiscono frasi ed esprimono i primi pensieri scoprendo differenze tra sostantivi, abituandosi all’utilizzo degli aggettivi e al riconoscimento del genere e del numero. L’educazione linguistica Come evidenziano opere quali La lingua parlata (1910), per le sorelle Agazzi l'educazione linguistica deve essere effettuata mediante una serie di esercizi verbali collettivi. Partendo dai nomi si approda alle parole e successivamente a frasi sempre più lunghe e foneticamente più complesse. Si parla in questo senso di grammatica senza grammatica, anche se l’educatrice si attiene a un percorso di insegnamento sistematico che fa uso di esercizi. Nella scuola moderna gli oggetti di corredo e di uso continuo sono conservati con cura e muniti di appositi contrassegni, ovvero note particolari che li distinguono, che servono al bambino per affacciarsi gradualmente all’uso dei simboli. Il contrassegno acquisisce lo scopo di distinguere la nostra proprietà da quella altrui ma è anche un valido esercizio di linguaggio poiché ciascun immagine o ciascun nome rimanda l’esistenza di una cosa specifica. I contrassegni sono un ottimo modo per iniziare ad affacciarsi alla pronuncia, e in generale sviluppano il rapporto tra linguaggio, pensiero e realtà, contribuendo allo sviluppo cognitivo e sociale del bambino. Il canto Anche il canto rientra nel piano formativo della scuola materna. L’apprendimento spontaneo del canto, preso dalle tradizioni popolari, è importante per il saper parlare ma richiede una disciplina di esecuzione volta a far acquisire abitudini di compostezza, di intonazione e di voce. PRAGMATISMO Il pragmatismo è una corrente filosofica che si è sviluppata negli Stati Uniti negli ultimi decenni dell’Ottocento grazie al contributo di Charles Sanders Peirce, William James e John Dewey. Il termine pragmatismo, coniato da Peirce nel 1872, deriva dal greco ta prágmata , “le azioni”, e qualifica una filosofia basata su principi empirici e
La dimensione sociale dell’educatore Il progresso della società Dewey constata che l’esperienza umana è esperienza sociale. Dunque, l’educazione è una ricostruzione e una riorganizzazione continua dell’esperienza personale e sociale, e quindi le comunità orientate al progresso (che si distinguono da quelle «tradizionali») devono sollecitare i giovani all’elaborazione di nuove e migliori forme di vita piuttosto che alla mera riproduzione di qualcosa di già esistente. Il ruolo dell’educazione, quindi, è quello di creare dei giovani pronti a prendere in mano il futuro. Il valore della cultura Al processo educativo, quindi, partecipano sia l’individuo che la società e gli strumenti per affrontare l’esperienza sono dati all’uomo dalla cultura. L’obiettivo dell’educazione è, come già accennato, quello di suscitare nel singolo la capacità di poter cambiare la società di cui fa parte. Nella scuola, dunque, andrà favorito un rapporto democratico e partecipativo tra docente e alunno. La continuità tra scuola e società Essendo l'educazione un processo sociale, la scuola deve riprodurre tutte le situazioni che servono per essere partecipi dei beni ereditati dalla specie umana e dalla tradizione culturale. La scuola è così un luogo di vita seppur sia racchiuda una vita sociale sicura e semplificata, che permette all'alunno di svilupparsi gradualmente partendo dall’esperienza maturata in famiglia. Una scuola attiva Il valore del lavoro Dewey riconosce che a causa della rivoluzione industriale la scuola, in relazione al mutamento sociale, va cambiata. Se nella società preindustriale il fanciullo viveva direttamente le relazioni sociali e poteva partecipare attivamente alla produzione dei beni, entrando così direttamente a contatto con la dimensione pratica del lavoro, con la rivoluzione industriale l’allievo si vede privato di numerose occasioni di esperienza e di formazione del carattere. Spetta dunque alla scuola il compito di organizzare e realizzare le esperienze adatte: e infatti, a tali mancanze si ovvia con l’introduzione del lavoro nella scuola, elemento che rende la scuola veramente attiva e che consente di vivere e non solo di prepararsi a vivere. Il lavoro, ovviamente, è a misura di bambino, ma è anche un’occasione concreta di fare esperienza di questo aspetto della vita. Tra studio e sperimentazione La storia tecnica ed economica permette all’allievo di conoscere il progresso umano, ovvero come il lavoro ha modificato la realtà quotidiana delle persone. Il percorso didattico può prendere le mosse dal modo in cui materie prime come il lino, il cotone, la lana sono state lavorate e adattate alle varie esigenze dell'umanità nel corso dei secoli. Ciò porta ad analizzare e ad approfondire l'evoluzione delle tecniche di lavorazione e le problematiche scientifiche ad esse collegate. Inoltre, Dewey ritiene utile che la scuola consenta ricostruzioni sperimentali dei processi lavorativi, così da far vivere all'alunno esperienze dirette e concrete. La funzione sociale della scuola In Democrazia ed educazione Dewey sottolinea il fatto che le istituzioni scolastiche siano necessarie poiché nella vita quotidiana mancano concrete occasioni di insegnare agli allievi le conoscenze basilari. La scuola è un ambiente speciale, un necessario ponte tra la famiglia e un più vasto contesto sociale, che consente al ragazzo di poter fare esperienze semplificate che lo preparino al meglio alla vita vera. I frutti dell’esperienza di Chicago Una concezione nuova della scuola L’esperienza condotta nella “scuola-laboratorio” di Chicago consente a Dewey di mettere in pratica le sue teorie pedagogiche. Nasce così una scuola che va dai quattro ai diciotto anni, intervallata però da anni-ponte che hanno lo scopo di favorire la continuità tra scuola dell’infanzia, scuola primaria e studi secondari. Da questa esperienza scaturisce una scuola nuova, concepita come luogo di esperienza, attività, progettazione attiva, partecipazione democratica e investimento nella funzione educativa del lavoro. Il piano di studi
La «mente assorbente» del bambino, espressione usata per indicare la naturale capacità dei più piccoli di assorbire gli stimoli e le informazioni provenienti dall'ambiente, deve svilupparsi in contesti adatti che le permettano di dare ordine a questi stimoli e dirigersi in una crescita libera. Il materiale sensoriale Al centro del metodo montessoriano è l'uso di materiali scientificamente studiati per la crescita sensoriale e cognitiva: questi materiali rendono l'alunno capace di apprendere con ordine, riducendo l'intervento dell'insegnante. Dall’educazione sensoriale alla quadriga trionfante Per Montessori la scuola deve essere proprio una casa dei bambini, un ambiente in cui la loro spontanea sperimentazione sia supportata da metodi e materiali didattici. Per Montessori già a partire dall’età di cinque anni il bambino, dopo aver affinato la sua sensibilità, può imparare a leggere e a scrivere. Ciò, assieme a disegno e calcolo, costituisce la quadriga trionfante della scuola dell’infanzia. La maestra direttrice Assistenza e disciplina Nella scuola montessoriana l’insegnante deve dirigere il lavoro dei bambini, controllando e assistendo. Anche la disciplina è legata strettamente al materiale strutturato, perché l'alunno che non rispetta le regole viene lasciato da solo a osservare i compagni mentre lavorano con ordine: il silenzio è lo “strumento” importante per indirizzare l'attenzione dei bambini verso la direttrice, che diventa la guida del bambino nelle sue attività spontanee. Un’insegnante sullo sfondo L’insegnante montessoriana non sarà mai una figura protagonista, bensì sarà un’educatrice che padroneggia il materiale scientifico e si assicura di rimanere sullo sfondo, assicurando ai bambini ordine e quiete. È suo il compito di rimuovere gli ostacoli. L’educazione alla pace Il bambino come “organo dell’adattamento”… In Educazione per il mondo nuovo (1946) Maria Montessori sostiene che è necessaria una nuova educazione per «aiutare l'umanità a formarsi una nuova coscienza e a realizzare un nuovo adattamento per il mondo in cui vive». Tale educazione non si potrà realizzare «se non si danno condizioni di libertà e indipendenza al bambino». …e artefice della nuova umanità L’educazione irenica può essere considerata il nocciolo dell’intera educazione montessoriana. Il bambino non si deve considerare, come oggi, nella sua apparente debolezza rispetto a noi, ma nel suo potere di costruire gli uomini. Ogni uomo è il prodotto della crescenza di un bambino come un albero, anche gigantesco, è il prodotto di un seme che lo conteneva potenzialmente. Oggi noi parliamo dell'immensa potenza che si trova nell'atomo: ebbene, immensa potenza è pure nel bambino. E il bambino dovrà essere considerato nella ricostruzione della società con fede e speranza, come oggi si guarda con spavento alla bomba atomica nella distruzione. Soltanto anche nel bambino, come nell'atomo, il potere che vi sta occulto deve essere scoperto e utilizzato. CLAPARÈDE È L’EDUCAZIONE FUNZIONALE Édouard Claparède contribuisce alla scuola dell’attivismo con la creazione dell'Istituto Jean-Jacques Rousseau, ed è anche uno dei padri europei del funzionalismo. Il funzionalismo Il funzionalismo interpreta le manifestazioni della mente come funzioni trasmesse ereditariamente nel processo di adattamento biologico all’ambiente. Difatti, i funzionalismi si concentrano sull’utilità delle diverse funzioni
psichiche. I processi mentali rappresentano le funzioni con cui l’organismo conosce e si adatta alle necessità ambientali. L’interazione tra psiche e ambiente Per Claparède lo studio psicologico delle fasi dello sviluppo infantile è la base dell’attività educativa. Bisogna partire dell’interazione tra psiche e l’ambiente per formulare un efficace insegnamento. Le leggi dello sviluppo Anche Claparède, come Dewey e Decroly, ritiene necessaria l’individuazione dei bisogni fondamentali per arrivare a promuovere un’educazione funzionale, ossia l’educazione come risposta ai bisogni dei soggetti coinvolti nel processo di apprendimento. Claparède delinea quindi delle leggi:
La teoria di Cousinet:
creative, per poi incanalarle in «centri di interesse» sui quali organizzare la stea dei testi e tutta una serie di nuove attività. NEILL E L’ESPERIENZA NON-DIRETTIVA DI SUMMERHILL Lo scozzese Alexander Neill, dopo aver studiato psicoanalisi e aver maturato un'esperienza come educatore nella Germania del primo dopoguerra, nel 1924 fonda la comunità educativa di Summerhill. Descritta in Summerhill. Un'esperienza educativa rivoluzionaria (1960), la comunità ospita ragazzi tra i cinque e i sedici anni , ed è organizzata nella forma tipica di una scuola nuova , con aule, convitto, officine, laboratori e ampi spazi aperti in campagna. La sua formazione psicoanalitica è importante in quanto la sua prospettiva di scuola si basa sui traumi che vari tipi di limitazione possono creare. Un approccio antiautiritario Nella comunità non direttiva l'obiettivo è formare persone capaci di affrontare il mondo in modo intellettuale, emozionale, artistico, in piena autonomia e indipendenza da ogni forma di autorità “genitoriale” , reale o simbolica. L'educazione deve adattarsi alle necessità psicologiche di ogni fanciullo, senza pretendere di moralizzarlo o di socializzarlo precocemente. Se il bambino non cresce nel rispetto della propria libertà, il suo sviluppo psichico risulterà bloccato o deviato. Deve quindi essere evitata qualunque forma di educazione, compresa quella religiosa, che possa alimentare o indurre sensi di colpa , il cui unico risultato, secondo Neill, sarebbe quello di produrre sottomissione all'autorità. Amore, approvazione e libera attività L’itinerario educativo proposto da Neill dovrà dunque essere fondato sull' amore , sull' approvazione , sulla libera attività. A Summerhill si pratica la coeducazione dei sessi e non esistono forme di costrizione per quanto concerne le attività di apprendimento. Classi organizzate in base all'età e agli interessi seguono a turno le lezioni dei vari insegnamenti: inglese, arte, chimica, matematica, geografia... tenute prevalentemente sotto forma di laboratorio. Non esistono obblighi di frequenza , ma la discontinuità fa generalmente perdere il contatto con la sequenza degli apprendimenti e finisce per provocare l'esclusione da parte del gruppo. I pasti avvengono in modo comunitario e la prima metà del pomeriggio è libera per tutti, mentre dalle cinque in poi si svolgono prevalentemente attività di officina e di laboratori di artigianato. La sera, a seconda delle età, si può andare al cinema, a teatro, a ballare, si possono organizzare spettacoli teatrali, si può partecipare a conferenze. Una sera a settimana viene dedicata all'assemblea della scuola. Quello proposto a Summerhill, quindi, è un modello di educazione non-direttiva. Una soluzione democratica ai problemi Il sistema di vita di Summerhill presenta naturalmente numerosi problemi: i più giovani ad esempio (i primi ospiti di Summerhill sono ragazzi difficili) non hanno alcun rispetto per la proprietà comune. Ogni problema, tuttavia, viene affrontato, discusso e risolto democraticamente , con regolare votazione nell'assemblea della scuola, aperta a tutti e con parità di diritti, senza la pretesa che la soluzione adottata sia definitiva. ATTIVISMO CATOLICO La «vigilanza» della Chiesa L'attivismo cattolico nasce con l’enciclica Divini illius magistri del 1929. In essa si afferma che, poiché nella natura umana permangono gli effetti del peccato originale, «è necessario che tutto l'insegnamento e tutto l'ordinamento della scuola [...] siano governati dallo spirito cristiano sotto la direzione e la vigilanza materna della Chiesa». Una rilettura dell’attivismo laico
Una volta superate le distinzioni della psicologia scientifica e della didattica positivistica, il L' pensiero gentiliano può ridurre l'attività scolastica a un «farsi» comune del maestro e dello scolaro, che corrisponde al «farsi» della stessa realtà spirituale. PIAGET E L’EPISTEMOLOGIA GENETICA Una concezione complementare a Freud La teoria piagetiana dell’epistemologia genetica vuole individuare l’origine e lo sviluppo dell’intelligenza e dei sistemi di conoscenza attraverso fasi proprie a ciascuna età, e vuole spiegare il passaggio da una fase all’altra. La psicologia genetica studia soprattutto le funzioni e le strutture cognitive legate all'intelligenza, mentre tende a non occuparsi dell'affettività. L’apprendimento come costruzione Per Piaget l’intelligenza è una capacità che permette di adattare il proprio comportamento alle modificazioni dell’ambiente. Il bambino possiede fin dalla nascita una serie di riflessi basilari e una “programmazione” della forma e della successione delle fasi di sviluppo. L'ambiente fornisce invece gli stimoli per l'elaborazione delle strutture mentali e del loro contenuto. Dunque l'apprendimento, in quanto adattamento, è costruzione. La concezione pedagogica Le ricerche di Piaget sembrano ridurre drasticamente l’opportunità di un intervento attivo nell’educazione. I limiti dell’educazione Piaget sostiene che i tempi e la successione delle fasi di sviluppo psicologico siano universali e immodificabili. L’intervento degli adulti non può né accelerare né cambiare questi aspetti. Per il bambino, gli insegnamenti verbali o l’osservazione dei comportamenti altrui sono significativi solo se la sua intelligenza ha compiuto il passo avanti necessario a dotarli di senso. L’educatore può predisporre le condizioni e rinforzare. L’insegnante ricercatore È importante assicurare il bambino è necessario benessere psicologico e l’insegnante deve essere in grado di rintracciare le condizioni migliori per l’apprendimento. VYGOTSKIJ E LA PSICOLOGIA IN RUSSIA Vygotskij è uno dei fondatori della scuola “storico-culturale”. Pur aderendo all'idea, sostenuta dal regime sovie- tico, che lo sviluppo umano dipende ampiamente dalla dimensione sociale, Vygotskij si nutre costantemente del confronto con il pensiero occidentale, cosa che gli procurerà non pochi problemi. L’importanza della socialità Per Vygotskij l’aspetto caratteristico dello sviluppo è la socialità infatti il bambino cresce nell’interazione con gli altri, in primo luogo con gli adulti. Il valore dell’educazione Il pedagogista russo individua un’area di sviluppo potenziale, ovvero l’insieme di potenzialità di apprendimento e di sviluppo cognitivo che i bambini non riescono ad attivare da soli, ma solo grazie al supporto dell’adulto o di un coetaneo più competente. Le funzioni cognitive ancora acerbe si distinguono dall’area di sviluppo attuale, ovvero le funzioni cognitive già maturate nel bambino. Vi è, quindi, un prodotto storico sociale poiché l’adulto, mediante l’educazione, fornisce il bambino la piattaforma su cui salire poi costruire il proprio personale edificio conoscitivo. In inglese la metafora dell’impalcatura viene tradotta con scaffolding. Uno sviluppo relazionale e precoce Tutte le relazioni sociali, quindi, hanno una forte valenza educativa, in quanto anche attraverso la comunicazione non intenzionalmente formativa l’adulto fornisce al bambino strumenti culturali utili. Inoltre, vi è la necessità che l’educazione sia precoce e interessi il fanciullo già da prescolare.
secondo il modello di un curricolo a spirale: un percorso di apprendimento caratterizzato dalla ripetizione degli stessi contenuti in forme via via più ricche. I sistemi di rappresentazione Lo sviluppo del bambino Bruner suddivide i sistemi di rappresentazione in attivo, iconico e simbolico: i bambini più piccoli rappresentano mentalmente la realtà attraverso le azioni, per poi giungere alle immagini e infine ai simboli. È compito della scuola, quindi, favorire tutti e tre questi tipi di rappresentazione. La programmazione dell’insegnamento Dall’ignoto al sapere Secondo Bruner, la scuola deve fornire allo studente gli strumenti che lo mettono in condizione di «imparare a imparare». Difatti, è proprio lo spiazzamento prodotto da una situazione imprevista che aiuta a cogliere gli aspetti generali della realtà. Un’educazione alle competenze Per Bruner la necessità di suscitare nell'individuo la predisposizione ad apprendere deriva dalla situazione particolare dell'istruzione in una società complessa, in cui la scuola non può assolutamente più fornire le conoscenze necessarie per la vita: al di là della loro mole, infatti, queste ultime vengono continuamente sorpassate dall'evoluzione culturale e tecnologica. L'insegnante deve possedere la competenza disciplinare, le basilari conoscenze psicologiche e la capacità di costruire e di gestire un corso di studi. La dimensione sociale dell’apprendimento Bruner vuole approfondire l’analisi del ruolo dei fattori sociali infatti si occupa delle interazioni comunicative precoci tra madre e bambino, del significato che un racconto o una fiaba assumono per la nostra visione del mondo e dell’influenza esercitata dai contesti sociali. Il condizionamento della cultura Bruner sottolinea che quanto siamo e diventiamo si produce sempre in un determinato contesto culturale, all'interno di un gruppo che condivide con noi un insieme di significati, sia esso la società, una comunità ristretta o una classe scolastica. L’incontro fra generazioni Secondo Bruner l'educazione è innanzitutto il “luogo” in cui due generazioni cercano insieme l'interpretazione da dare alla realtà sociale di cui entrambe fanno parte. La generazione precedente non può illudersi di poter semplicemente trasmettere la propria visione del mondo: deve piuttosto discuterla e reinterpretarla. L'educazione deve pertanto favorire questo spirito di «contrattazione e dibattito» costanti della cultura, affidandosi soprattutto all'arte, alla narrazione, alla scienza e al diritto, ossia a quelle discipline che non presentano un'utilità immediata, ma si configurano come tecniche privilegiate per «fare e rifare la cultura». ROGERS E LA PEDAGOGIA NON DIRETTIVA Professionalmente coinvolto nel recupero di giovani disadattati e nel lavoro terapeutico individualizzato, Rogers elabora il principio della «terapia centrata sul cliente». L'apprendimento significativo Il Sé e l’ambiente sociale Secondo Rogers ogni persona possiede una capacità di autoregolamentarsi e desidera realizzarsi pienamente nel rapporto con se stesso e con il mondo. Allo sviluppo dell’individuo può, però, contribuire sia positivamente che negativamente l’influsso dell’ambiente sociale: ogni bambino può essere messo nelle condizioni di riconoscere i propri desideri e le proprie motivazioni e di agire in base a essi, ma può anche essere spinto ad accettare come propria una serie di desideri e motivazioni altrui. Si va a creare così un falso Sé che ostacola l’autorealizzazione. Partecipazione, motivazione e autovalutazione Rogers distingue due tipi di apprendimento: