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Programmazione e controllo, Panieri di Programmazione Avanzata

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Tipologia: Panieri

2021/2022

Caricato il 14/11/2024

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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
1. Il magazzinaggio dei prodotti finiti rientra tra la logistica in uscita.
2. Non rientrano tra le attività di supporto i servizi.
3. Le funzioni aziendali sono parte integrante del processo di trasformazione delle risorse in output.
4. Le barriere all'entrata e quindi i potenziali entranti influenzano le funzioni strategiche.
5. La funzione "Amministrazione" è funzione integrativa.
6. Non influenza le funzioni strategiche l’articolazione delle attività operative.
7. La strategia è l’insieme di modalità attraverso cui conseguire l'efficacia e l'efficienza organizzative.
8. La funzione "Ricerca e Sviluppo" è funzione caratteristica.
9. Le attività che generano valore sono attività primarie e attività di supporto.
10. La funzione "Sistemi Informativi" è funzione integrativa.
11. La copertura del rischio di tasso è oggetto di funzione finanza.
12. La definizione del prezzo di vendita è oggetto di funzione commerciale.
13. Il bilancio di esercizio è uno degli output di funzione amministrazione.
14. Il procurement mix attiene a funzione approvvigionamenti.
15. Il sistema informativo si pone l'obiettivo di fornire le informazioni utili al processo decisionale.
16. La distribuzione è una leva di marketing che riguarda entrambi prodotti e servizi.
17. La funzione "organizzazione e gestione risorse umane" è importante perché l'impresa è passata da
produttrice di beni a produttrice di conoscenza.
18. L'impiego redditizio della liquidità eccedente è oggetto di funzione finanza.
19. Non rientra nell'ambito del marketing mix il punto vendita.
20. Il posizionamento riguarda la percezione del prodotto/servizio nella mente del cliente.
21. Una famiglia può essere considerata come azienda.
22. L'evoluzione dei sistemi di pianificazione e controllo è fortemente influenzata dall’evoluzione dei
sistemi informativi.
23. Dopo la fase di "plan" è possibile riscontrare la fase di “do”.
24. In economia di azienda, la pianificazione e il controllo sono un processo manageriale articolati in fasi.
25. Tutte le aziende in parte sono imprese.
26. Il processo di pianificazione e controllo è caratterizzato da una logica circolare.
27. L’azienda è uno strumento per fare impresa.
28. Nel ciclo gestionale, la comunicazione viene subito dopo l’organizzazione.
29. Il bilancio di previsione è denominato budget.
30. Un complesso di beni organizzati identifica l’azienda.
31. Per outcome si intende la ricaduta in termini sociali dell’attività aziendale.
32. L'ampiezza della performance si riferisce al contenuto del concetto di performance.
33. Le proxi sono utilizzate per misurare risultati intermedi.
34. Il Resources approach definisce le performance in termini di capacità di una data organizzazione di
assicurarsi risorse scarse e di valore.
35. La performance deve essere intesa come un contributo.
36. La gestione della performance non racchiude soltanto gli aspetti tecnici del sistema di performance.
37. L'efficienza tecnica è da intendere come produttività.
38. La profondità della performance può essere misurata a livello di varie dimensioni a seconda
dell’oggetto di analisi.
39. L'approccio basato sugli individui costituenti l'organizzazione non si basa su relazioni tra
l'organizzazione ed il proprio ambiente di riferimento.
40. Il process approach definisce le performance in termini di comportamenti dei membri di cui si
compone l'organizzazione.
41. Il know-how manageriale è strumento per valorizzare sia il know-how tecnico che quello gestionale.
42. Il soggetto che realizza la performance è diverso a seconda del contributo che bisogna valutare.
43. In base alla forma giuridica si distinguono aziende individuali e aziende collettive.
44. La performance è il contributo al soddisfacimento dei bisogni per cui l'organizzazione è stata
costituita.
45. Le operazioni di massa sono escluse dalle aziende di know-how.
46. Il processo di trasformazione fisica è tipico delle aziende industriali.
47. I lavoratori sono stakeholder tipici di tutte le aziende.
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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

  1. Il magazzinaggio dei prodotti finiti rientra tra la logistica in uscita.
  2. Non rientrano tra le attività di supporto i servizi.
  3. Le funzioni aziendali sono parte integrante del processo di trasformazione delle risorse in output.
  4. Le barriere all'entrata e quindi i potenziali entranti influenzano le funzioni strategiche.
  5. La funzione "Amministrazione" è funzione integrativa.
  6. Non influenza le funzioni strategiche l’articolazione delle attività operative.
  7. La strategia è l’insieme di modalità attraverso cui conseguire l'efficacia e l'efficienza organizzative.
  8. La funzione "Ricerca e Sviluppo" è funzione caratteristica.
  9. Le attività che generano valore sono attività primarie e attività di supporto.
  10. La funzione "Sistemi Informativi" è funzione integrativa.
  11. La copertura del rischio di tasso è oggetto di funzione finanza.
  12. La definizione del prezzo di vendita è oggetto di funzione commerciale.
  13. Il bilancio di esercizio è uno degli output di funzione amministrazione.
  14. Il procurement mix attiene a funzione approvvigionamenti.
  15. Il sistema informativo si pone l'obiettivo di fornire le informazioni utili al processo decisionale.
  16. La distribuzione è una leva di marketing che riguarda entrambi prodotti e servizi.
  17. La funzione "organizzazione e gestione risorse umane" è importante perché l'impresa è passata da produttrice di beni a produttrice di conoscenza.
  18. L'impiego redditizio della liquidità eccedente è oggetto di funzione finanza.
  19. Non rientra nell'ambito del marketing mix il punto vendita.
  20. Il posizionamento riguarda la percezione del prodotto/servizio nella mente del cliente.
  21. Una famiglia può essere considerata come azienda.
  22. L'evoluzione dei sistemi di pianificazione e controllo è fortemente influenzata dall’evoluzione dei sistemi informativi.
  23. Dopo la fase di "plan" è possibile riscontrare la fase di “do ”.
  24. In economia di azienda, la pianificazione e il controllo sono un processo manageriale articolati in fasi.
  25. Tutte le aziende in parte sono imprese.
  26. Il processo di pianificazione e controllo è caratterizzato da una logica circolare.
  27. L’azienda è uno strumento per fare impresa.
  28. Nel ciclo gestionale, la comunicazione viene subito dopo l’organizzazione.
  29. Il bilancio di previsione è denominato budget.
  30. Un complesso di beni organizzati identifica l’azienda.
  31. Per outcome si intende la ricaduta in termini sociali dell’attività aziendale.
  32. L'ampiezza della performance si riferisce al contenuto del concetto di performance.
  33. Le proxi sono utilizzate per misurare risultati intermedi.
  34. Il Resources approach definisce le performance in termini di capacità di una data organizzazione di assicurarsi risorse scarse e di valore.
  35. La performance deve essere intesa come un contributo.
  36. La gestione della performance non racchiude soltanto gli aspetti tecnici del sistema di performance.
  37. L'efficienza tecnica è da intendere come produttività.
  38. La profondità della performance può essere misurata a livello di varie dimensioni a seconda dell’oggetto di analisi.
  39. L'approccio basato sugli individui costituenti l'organizzazione non si basa su relazioni tra l'organizzazione ed il proprio ambiente di riferimento.
  40. Il process approach definisce le performance in termini di comportamenti dei membri di cui si compone l'organizzazione.
  41. Il know-how manageriale è strumento per valorizzare sia il know-how tecnico che quello gestionale.
  42. Il soggetto che realizza la performance è diverso a seconda del contributo che bisogna valutare.
  43. In base alla forma giuridica si distinguono aziende individuali e aziende collettive.
  44. La performance è il contributo al soddisfacimento dei bisogni per cui l'organizzazione è stata costituita.
  45. Le operazioni di massa sono escluse dalle aziende di know-how.
  46. Il processo di trasformazione fisica è tipico delle aziende industriali.
  47. I lavoratori sono stakeholder tipici di tutte le aziende.
  1. L'Ente pubblico è sicuramente un’azienda.
  2. L'investimento per addetto è generalmente basso nelle aziende di know-how.
  3. Le aziende non possono essere distinte in classi se si fa riferimento a struttura organizzativa.
  4. Intendendo il controllo come sistema, il controllo direzionale viene dopo il controllo operativo.
  5. Nel ciclo gestionale la comunicazione è successiva a organizzazione.
  6. Le verifiche preventive consentono di fare fronte a tutti gli aspetti citati in precedenza.
  7. I limiti interni ed esterni condizionano la pianificazione.
  8. Le restrizioni comportamentali possono essere previste per far fronte a problemi motivazionali.
  9. Nel ciclo gestionale l'organizzazione si pone come successiva rispetto alla definizione degli obiettivi.
  10. Il processo di pianificazione e controllo è influenzato, in termini di complessità, dal numero di soggetti coinvolti.
  11. I controlli aziendali comprendono tutti gli strumenti e le attività che i manager impiegano per assicurare che i comportamenti e le decisioni delle persone che operano all'interno dell'organizzazione siano coerenti con le strategie e le finalità dell'azienda.
  12. Il controllo dei risultati ha una funzione di rilevazione se sono previsti indicatori di performance.
  13. Il controllo operativo si basa sul verificare l'efficacia e l'efficienza nell'esecuzione di compiti specifici.
  14. La fase organizzazione ha come compito principale quello di definire chi deve fare cosa.
  15. L'organizzazione può essere definita come l’insieme dei processi, delle risorse tecnologiche, umane e finanziarie coordinato per un raggiungimento di un obiettivo comune.
  16. Il centro di responsabilità normalmente è un’unità organizzativa.
  17. La struttura organizzativa è funzione degli obiettivi che si vuole raggiungere.
  18. La comunicazione interna è rivolta ai dipendenti e collaboratori.
  19. La principale funzione della comunicazione interna è rendere partecipe il personale delle strategie e degli obiettivi.
  20. Lo strumento principe di comunicazione nel processo di pianificazione e controllo è il budget.
  21. Un errore che spesso si registra nel processo di budgeting è la scarsa partecipazione del personale.
  22. Il piano si realizza nella fase dell’azione.
  23. Nel modello a 4 fasi (Plan, Do, Check, …) la quarta fase è act.
  24. La misurazione è una delle fasi del ciclo di pianificazione e controllo.
  25. Necessita di un suo sistema di misurazione ciascuna funzione aziendale.
  26. Il sistema di misurazione che ha come obiettivo la determinazione del reddito fiscale è la contabilità fiscale.
  27. Il sistema di misurazione che ha come obiettivo quello di rilevare l'atteggiamento del personale all'interno dell'azienda è il benessere organizzativo.
  28. Il monitoraggio è il controllo in itinere.
  29. La funzione principale della fase di controllo/monitoraggio è l’analisi degli scostamenti.
  30. Se è stato commesso un errore nella pianificazione si riprogramma.
  31. L’analisi degli scostamenti serve a migliorare la gestione capitalizzando l'esperienza.
  32. Il controllo effettuato in fase di programmazione si chiama ex ante.
  33. Il controllo effettuato in fase di monitoraggio si chiama in itinere.
  34. La formulazione della strategia complessiva di "portafoglio" attiene alla pianificazione strategica.
  35. Le decisioni strategiche di tipo corporate riguardano l’individuazione dei settori in cui operare.
  36. Un limite del processo di pianificazione strategica è un aumento dei costi.
  37. La matrice BCG è uno strumento che supporta le decisioni di “portafoglio ”.
  38. Le decisione strategiche di tipo business hanno per oggetto la realizzazione del vantaggio competitivo.
  39. Le forze che operano in un settore e nei confronti delle quali occorre conseguire il vantaggio competitivo sono quelle dettate dai fornitori, dai clienti, dai concorrenti, dai potenziali entrati e dai fornitori di prodotti sostitutivi.
  40. Il controllo del piano strategico si svolge prima dell'avvio della programmazione annuale.
  41. La verifica delle coerenze di sistema è una fase del processo di controllo del piano strategico.
  42. La determinazione dell'entità del fabbisogno finanziario complessivo è prevista nel processo di pianificazione strategica.
  43. La programmazione operativa è la fase finale del processo di pianificazione strategica.
  44. Il sistema di pianificazione, programmazione e controllo è un sistema operativo.
  45. L'analisi della situazione di partenza è una fase del processo di pianificazione.
  1. Il costo totale programmato dei materiali diretti di un CdR si determina come sommatoria dei costi standard dei materiali diretti moltiplicati per i corrispondenti volumi di produzione di budget.
  2. Il valore del budget come piano per comunicare ciò che accadrà, come strumento di motivazione e come standard con il quale confrontare i risultati consuntivi dipende, in gran parte da negoziazione.
  3. Il processo di negoziazione riguarda essenzialmente i ricavi e i costi discrezionali.
  4. Il budget approvato di un certo CdR rappresenta il documento che lo autorizza a porre in atto i piani in esso specificati.
  5. Il budget di cassa riporta le entrate e le uscite associate ai programmi di budget, ripartite mese per mese.
  6. Il "fattore di ritardo" viene utilizzato nel metodo indiretto.
  7. Il "fattore di ritardo" per trasformare i ricavi in incassi è la dilazione media concessa ai clienti.
  8. L'ammortamento è considerato nel budget di cassa? No.
  9. Conoscere i flussi di entrate ed uscite consente di prevedere i fabbisogni finanziari.
  10. Conoscere il fabbisogno finanziario consente di trovare le fonti necessarie per coprirlo.
  11. Il flusso di cassa della gestione corrente è la stima degli incassi meno gli esborsi derivanti dai costi operativi.
  12. I flussi di cassa legati al pagamento delle imposte vanno considerati nel budget di cassa? Si.
  13. Se le disponibilità diminuiscono da un mese all'altro il flusso di cassa è negativo.
  14. Gli oneri finanziari vengono calcolati moltiplicando il costo medio del capitale di prestito per la media tra saldo bancario iniziale e finale.
  15. Se una azienda vende servizi diversi a prezzi diversi, il prezzo medio ad unità venduta si calcola attraverso la media (ponderata per il mix di vendite) dei prezzi dei diversi servizi.
  16. Se i costi variabili sono funzione di diverse unità di misura di volume è necessario rielaborare i dati per esprimerli tutti in funzione della stessa unità di volume.
  17. Se un'azienda ha un margine di contribuzione unitario di 50 e costi fissi per un milione di euro, la quantità di break even è 20..
  18. Se il prezzo di vendita è di 25 ed i costi variabili sono di 10 e le quantità vendute sono pari a 1.000, il margine di contribuzione totale è 15..
  19. Se le vendite attese sono 50.000 e la quantità di break even è 25.000, il margine di sicurezza è pari a 50%.
  20. Se, a parità di altre variabili, i costi fissi aumentano, la quantità di break even aumenta.
  21. Se, a parità di altre variabili, il prezzo di vendita aumenta, la quantità di break even diminuisce.
  22. Se, a parità di altre variabili, il costo variabile unitario aumenta, la quantità di break even aumenta.
  23. Se, a parità di altre variabili, la quantità prevista di vendite aumenta, la quantità di break even resta invariata.
  24. Se le vendite attese aumentano del 10% e la quantità di break even aumenta del 5%, il margine di sicurezza aumenta.
  25. L'indice ROS ha la seguente formula: Reddito operativo / Vendite.
  26. Il Capital Turnover misura la rotazione del capitale investito.
  27. Se l'aumento (o la riduzione) del ROI è spiegata da una variazione sincrona sia del CT che del ROS, è probabile che l'effetto sia dovuto alla variazione delle vendite.
  28. Se l'aumento (o la riduzione) del ROI è spiegata da una variazione del ROS solo, è probabile che l'effetto sia dovuto alla variazione dei costi operativi.
  29. In assenza di indebitamento finanziario e di redditi dalla gestione straordinaria il ROE lordo è uguale al ROI.
  30. In assenza di redditi dalla gestione straordinaria, se esiste indebitamento finanziario e se il costo del debito è inferiore al ROI, il ROE lordo è maggiore del ROI.
  31. In assenza di redditi dalla gestione straordinaria, se esiste indebitamento finanziario e se il costo del debito è superiore al ROI, il ROE lordo è minore del ROI.
  32. La formula che descrive l'effetto leva finanziaria è (ROI – i) x DF/PN.
  33. A parità di altre condizioni l'effetto di un aumento del ROI sul ROE è positivo.
  34. L'eccessivo utilizzo della leva finanziaria rende l'azienda meno solida.
  35. Nel modello ABC i costi indiretti dei centri ausiliari e di servizio sono attribuiti alle attività.
  36. Nel modello ABC nel lungo periodo si supera la distinzione tra costi variabili e costi fissi.
  37. Con i sistemi di costing tradizionali si avvantaggiano i prodotti che hanno minori volumi di produzione.
  1. In un sistema ABC individuare un elevato numero di attività è una decisione che va ben ponderata in funzione dei benefici e dei costi ad essa connessi.
  2. I cost activity pool sono contenitori contabili nei quali vengono fatti confluire i costi complessivi di svolgimento delle attività.
  3. La scelta degli activity driver va fatta specificamente considerando il business e i processi della specifica azienda.
  4. Con il termine "capacità pratica" si intende la capacità massima ottenibile in condizioni di normale operatività dell'organizzazione.
  5. Una delle principali cause di insuccesso nell'implementazione di un sistema ABC è l’insufficiente attenzione alle variabili comportamentali e organizzative.
  6. Non è considerato uno dei fattori di successo dell'implementazione dell'ABC il sistema informativo.
  7. Per regola della rilevanza si intende la necessità di concentrare l'attenzione sulle aree a maggior contenuto di costi indiretti.
  8. Il concetto di complessità, nell'ABC, è più legato al numero di prodotti/servizi realizzati.
  9. Attività indirette il cui livello è proporzionale al numero di unità prodotte si definiscono attività che nascono a livello di unità.
  10. Attività indirette il cui livello è proporzionale al numero di lanci in produzione si definiscono attività che nascono a livello di lotto.
  11. Attività indirette il cui livello è legato ai codici prodotto gestiti si definiscono nessuna delle tre precedenti.
  12. Attività indirette il cui livello è correlato alla gestione dell'impianto produttivo e delle sue facilities si definiscono attività che nascono a livello di stabilimento.
  13. Attività indirette il cui livello è indipendente dai volumi, dai codici prodotto e dai lotti gestiti si definiscono attività che nascono a livello di codice prodotto.
  14. I cost driver meno costosi da utilizzare sono i cost driver di transazione.
  15. I cost driver più precisi da utilizzare sono i cost driver di durata.
  16. L'ipotesi che c'è dietro l'utilizzo dei driver di transazione è che la stessa quantità di risorse sia richiesta ogni volta che l'attività viene svolta.
  17. L'ipotesi che c'è dietro l'utilizzo dei driver di intensità è che nessuna delle tre risposte precedenti. Maggiore precisione?
  18. I libri contabili assumono rilevanza ai fini di metodi di rilevazione della contabilità generale.
  19. In contabilità generale, la registrazione dei fatti aziendali è per natura.
  20. Nella contabilità fiscale, i principi contabili possono essere diversi da quelli civilistici.
  21. Il bilancio di esercizio è costituito da stato patrimoniale, conto economico e nota integrativa.
  22. Il reddito fiscale è determinato dalla contabilità fiscale.
  23. L'utilizzo delle risorse è rilevante ai fini di contabilità generale.
  24. L'obiettivo della contabilità generale è produrre il bilancio di esercizio.
  25. La contabilità generale è obbligatoria per legge.
  26. Nelle aziende pubbliche si tiene conto della competenza finanziaria.
  27. Alla base del principio di redazione del bilancio c'è il principio di prudenza.
  28. L'ABC è un modello utile quando ci sono alti costi generali di produzione.
  29. La distinta base è uno strumento di contabilità industriale.
  30. La capacità inutilizzata viene considerata nell’ABC.
  31. La conoscenza del costo del prodotto/servizio può supportare la valutazione delle rimanenze.
  32. Il rateo, ai fini della conoscenza del costo di prodotto/servizio non è rilevante.
  33. Il lotto minimo di produzione attiene alle quantità.
  34. La contabilità industriale è rilevante ai fini di scelta make or buy.
  35. Il costo standard riguarda tutte le risorse tecniche che vengono utilizzate.
  36. In contabilità industriale, i costi hanno dinamiche differenti a seconda degli obiettivi.
  37. Il punto di pareggio è il punto in cui sono uguali costi totali e ricavi totali.
  38. Gli indicatori di economicità rientrano nell'ambito della contabilità analitica.
  39. L'area geografica dove si ottengono i migliori risultati è rilevata dalla contabilità analitica.
  40. Gli aspetti finanziari tengono conto della combinazione tra capitale, interesse e tempo.
  41. La realizzazione di un modello di controllo di gestionale prevede l’individuazione di centri di responsabilità.
  42. Il margine finanziario è determinato dalla contabilità finanziaria.
  1. La "scheda di valutazione bilanciata" è definita così perché mette in equilibrio le misure di performance finanziarie e quelle non finanziarie nonché le misure di risultato e misure che indirizzano le performance future.
  2. Le prospettive della Balanced scorecard sono 4.
  3. L'organizzazione identifica ciò che l'organizzazione deve fare per migliorare le sue abilità nello svolgimento di processi interni eccellenti che generino valore per gli azionisti e i clienti attraverso la prospettiva apprendimento e sviluppo.
  4. A differenza della BSC nell'OPA gli ambiti di misurazione sono aperti.
  5. L'OPA utilizza come strumento l’agenda del miglioramento.
  6. Gli investimenti in information technology nella PA trovano un limite nelle limitate capacità di gestione di progetti complessi.
  7. Il modello dell'OPA è frutto di una riflessione congiunta tra CSS e KPMG.
  8. Il concorso EPSA (European Public Sector Award) premia i progetti più innovativi nelle pubbliche amministrazioni europee.
  9. L'OPA usa come sistema di misurazione multidimensionale la Balanced Scorecard.
  10. L'OPA usa come approccio circolare di miglioramento continuo il ciclo di Deming.
  11. Nel modello dell'OPA le 6 aree di analisi rappresentano le principali determinanti della creazione del valore.
  12. Il processo di gestione dell'OPA prevede i coinvolgimento di tutti i potenziali attori esterni e interni.
  13. Il soggetto che coordina tutte le fasi del processo di misurazione si chiama responsabile del processo di misurazione.
  14. La formazione nel modello dell'OPA è basata sull'autoformazione e sulla formazione sul campo.
  15. Nell'OPA il controllo è inteso come strumento per promuovere la meritocrazia.
  16. I programmi europei 2014-2020, oltre a rappresentare una opportunità finanziaria, rappresentano una opportunità manageriale.
  17. Nel modello OPA il partenariato rappresenta una leva per l’innovazione.
  18. Non è un obiettivo del modello OPA la riduzione del personale.
  19. Non è un obiettivo del modello OPA l’abolizione di enti inutili.
  20. Il sistema di misurazione dell'OPA è condiviso.
  21. Nel modello dell'OPA le aree di analisi sono scomposte in sottodimensioni.
  22. L'area che analizza la cooperazione istituzionale è cooperazione e partnership.
  23. Il report che fornisce un'informativa sintetica per l'intera organizzazione si chiama report di sintesi dell’amministrazione.
  24. Il controllo è una fase del processo di pianificazione e controllo ma anche una funzione aziendale.
  25. Quando il sistema di controllo consente di prevedere e gestire le situazioni di rischio e indirizzare l'azienda verso il perseguimento delle proprie finalità viene definito proattivo.
  26. Se il focus del controllo è la correttezza formale e la coerenza dell'azione reale al modello, il controllo è burocratico.
  27. Se il focus del controllo è la coerenza delle azioni con le strategie aziendali, il controllo è manageriale.
  28. Il controllo svolto dai responsabili delle singole unità organizzative e/o funzioni nel corso della loro normale attività si chiama controllo operativo.
  29. Il controllo che ha come oggetto l'andamento della gestione nei suoi distinti elementi si chiama controllo di gestione.
  30. Quando siamo in presenza di un surplus di domanda sull'offerta l'orientamento del controllo è alla produzione.
  31. Quando siamo in presenza di un surplus di offerta sulla domanda l'orientamento del controllo è al mercato.
  32. Se per l'azienda è fondamentale gestire la leva operativa l'orientamento del controllo è alla produzione.
  33. I controlli finalizzati a prevenire o rilevare i comportamenti indesiderabili si definiscono controlli sulle azioni.
  34. Mettere a sistema i controlli aziendali significa renderli più efficienti.
  35. Se la rete dei controlli è troppo larga si rischia di rendere i controlli poco efficaci.
  1. Se la rete dei controlli è troppo stretta si rischia di introdurre troppa burocrazia.
  2. Se il focus del controllo è la coerenza delle azioni con le strategie aziendali, il controllo è manageriale.
  3. Se il pressing dei controlli è alto e la valutazione del rischio è alta ci si trova in un'area correttamente presidiata.
  4. Se il pressing dei controlli è basso e la valutazione del rischio è alta ci si trova in un'area a rischio.
  5. Se il pressing dei controlli è alto e la valutazione del rischio è bassa ci si trova in un'area sovrapresidiata.
  6. Se il pressing dei controlli è basso e la valutazione del rischio è bassa ci si trova in un'area correttamente presidiata.
  7. l posizionamento di una organizzativa nei quadranti della matrice consente di programmare i controlli.
  8. La leva principale per trovare l'equilibrio tra controlli e rischio è il pressing dei controlli.
  9. Nel modello di traslazione, il ruolo dei creatori di cultura è svolto da accademici.
  10. Nel modello di traslazione, il ruolo di coloro che creano la domanda è svolto da manager.
  11. Nel modello di traslazione, il ruolo di coloro che divulgano un modello di controllo è svolto da lobby dei fornitori.
  12. Nel modello di traslazione, il ruolo di coloro che accelerano il processo di divulgazione è svolto da famiglia professionale.
  13. Il ruolo di coloro che creano cultura è più di frequente quello di sistematizzare e formalizzare esperienze già fatte.
  14. Il Bilancio Sociale nella Pubblica Amministrazione è oggetto di linee guida e raccomandazioni ma non obbligatorio.
  15. Per famiglia professionale si intende il gruppo di persone che si creano una identità professionale sul tema dei controlli aziendali.
  16. Fondamentale per la diffusione della cultura dei controlli è la cooperazione di tutte e quattro le tipologie di attori.
  17. La categoria degli "inermi" appartiene alla tipologia di attori famiglia professionale.
  18. Nell'ambito delle famiglie professionali svolgono la funzione di apripista gli innovatori culturali.
  19. La classificazione delle tipologie di revisione non può essere fatta in base al settore di attività economica a cui appartiene l’impresa.
  20. L’attività di auditing è un’attività professionale.
  21. La codifica delle procedure di controllo e la relativa standardizzazione è un presupposto necessario di qualsiasi processo di revisione.
  22. Non è un paradigma che ha segnato l'evoluzione della funzione revisione aziendale da interna a meramente esterna.
  23. L'attività di revisione in genere è svolta a campione per problemi di costi, di efficacia e di efficienza.
  24. Gli standard di comportamento sono previsti sia dalla prassi che dalla norma.
  25. Nella qualifica professionale rileva l’indipendenza sia formale che sostanziale.
  26. È un esempio di revisione volontaria la revisione sociale.
  27. La revisione contabile può focalizzarsi su tutti gli elementi indicati.
  28. La reingegnerizzione dei processi rientra nell'ambito della revisione organizzativa.
  29. L'internal auditing è un'attività che può non essere una funzione aziendale.
  30. La metamorfosi dell'internal auditing nel tempo può essere spiegata come passaggio da ispettore- arbitro giudicante a consulente costruttivo.
  31. L'internal auditing è un'attività indipendente svolta solo da soggetti interni.
  32. L'internal auditing presidia l'attendibilità dei dati per il monitoraggio gestendo la matrice controllo/rischio.
  33. Le aree di competenza che devono essere sviluppate in ambito di internal auditing sono 3.
  34. L'internal auditing nella PA è poco sviluppato per prevalenza di orientamento alla norma e non alle esigenze.
  35. L'internal auditor deve possedere anche un orientamento al problem solving.
  36. Tra le funzioni di internal auditing la più importante è controllare l'attendibilità dei dati della fase misurazione.
  1. La conoscenza generale dell’intelligence è condivisa solo con le funzioni interessare.
  2. Non è sinonimo di “intelligence di impresa” operational intelligence.
  3. L’intelligence si distingue in pubblica, privata e non profit rispetto ai soggetti.
  4. L’intelligence offensiva ha la finalità di sfruttare le opportunità.
  5. Quasi sempre l’intelligence illegale è offensiva.
  6. L’intelligence nascosta viene effettuata spesso utilizzando società di consulenza specializzate.
  7. L’intelligence predittiva predice situazioni con un grado di approssimazione molto elevato.
  8. L’intelligence nasce nello Stato.
  9. Il livello di collaborazione tra intelligence di Stato e intelligence aziendale dipende dalla cultura di intelligence.
  10. Le università ed i grandi centri di formazione manageriale italiani sono, rispetto agli altri paesi, in materia di intelligence, in ritardo.
  11. In Italia l’intelligence aziendale non è pienamente riconosciuta come funzione aziendale.
  12. Non fa parte del modello Paese l’avanzamento della ricerca scientifica.
  13. La collaborazione tra intelligence di Stato ed aziendale, nei paesi esteri, è uno dei migliori strumenti di intelligence competitiva.
  14. La guerra di quarta generazione teorizzata da Lind ha come obiettivo i l dominio delle informazioni e della conoscenza.
  15. Le alleanze nel cyberspazio sono ad assetto molto variabile.
  16. La competizione tecnologica avvicina l’attività di intelligence di Stato e d’impresa.
  17. La Safety si occupa dei rischi all’interno del perimetro aziendale.
  18. La Security si occupa dei rischi provenienti dall’esterno dell’azienda.
  19. Il nuovo patrimonio da tutelare per le imprese è costituito da banche dati.
  20. La domanda di intelligence è cresciuta come conseguenza della globalizzazione.
  21. Nel cyberspazio le imprese tentano di conquistare asimmetrie informative.
  22. La Francia ha a cuore la sicurezza dei “Capitani Coraggiosi”.
  23. Le campagne di acquisizione dei grandi gruppi cinesi sono state aiutate dall’intelligence dei servizi di sicurezza nazionali.
  24. L’approccio dell’intelligence di Stato in Italia cambia dal 2007.
  25. In Giappone l’intelligence ha un approccio globale e locale.
  26. La diffusione selettiva della conoscenza è un approccio adottato in prevalenza in Giappone.
  27. Lo strumento principale dell’intelligence è il ciclo di intelligence.
  28. Il modello del ciclo di intelligence messo a punto da Savona-Jean prevede 6 fasi.
  29. Il modello del ciclo di intelligence messo a punto dal DIS prevede 3 fasi.
  30. La differenza principale tra intelligence di Stato e intelligence aziendale risiede negli strumenti di analisi.
  31. Per profondità del ciclo di intelligence si intende il grado di dettaglio dell’analisi.
  32. L’attività di intelligence di fatto viene svolta dai responsabili di funzione.
  33. Il ruolo principale di difesa dall’intelligence illegale compete all’intelligence di Stato.
  34. Gli strumenti del ciclo di intelligence vengono definiti nella fase di ricerca informativa.
  35. Non è una delle dimensioni del framework delle aree funzionali l’ampiezza dell’intelligence.
  36. Strumenti e focus dell’intelligence sono si ripetono tra le diverse aree.
  37. In molte grandi aziende nelle riunioni dei consigli di amministrazione e dei comitati esecutivi l’uso del telefonino è vietato per evitare intercettazioni.
  38. Il nuovo braccio operativo del marketing sono i big data.
  39. L’intelligence che viene effettuata sui mercati internazionali è competitiva e con fonti aperte.
  40. I “doing business in” sono report di intelligence.
  41. L’intelligence difensiva sui dati del personale è finalizzata a prevenire corruzione e frodi.
  42. La tutela del capitale intellettuale richiede attività di intelligence difensiva.
  43. La contraffazione in Italia vale circa 7 miliardi di euro.
  44. La Human intelligence è basata su base dati aziendali.
  45. L’area più delicata dal punto di vista dell’intelligence è ricerca e sviluppo.
  46. L’intelligence offensiva nell’area finanza è spesso illegale.
  47. Gli strumenti attraverso i quali i big data vengono interrogati sono motori di ricerca.
  48. Per utilizzare al meglio i big data la cosa più importante è la selezione e la sintesi delle informazioni.
  1. L’intelligence difensiva contro la diffamazione a mezzo rete è definita cybersecurity.
  2. L’attacco al sistema internet americano del 21 ottobre 2016 è partito da migliaia e migliaia di punti di rete.
  3. Per trasformare i dati in informazioni occorre bilanciare percezioni personali ed oggettività.
  4. L’acronimo DIKW può essere tradotto con dati, informazione, conoscenza, saggezza.
  5. Secondo Gerard Gigerenzer il maggior ostacolo alla gestione intelligente del rischio è la ricerca della certezza.
  6. Intelligence è gestione della conoscenza.
  7. In materia di intelligence, il fattore più importante continua ad essere persone e competenze.
  8. Il rischio più grande della fase di elaborazione è violentare i dati.
  9. L’azienda può essere definita come equilibrio di equilibri.
  10. Se un’azienda ha una leva finanziaria pari ad 1 non ha debiti.
  11. Per struttura finanziaria si intende la composizione di capitale di terzi ed il capitale proprio.
  12. Non è una componente dell’equilibrio strutturale l’accumulo di know how aziendale.
  13. Gli investimenti irrigidiscono la struttura.
  14. La leva operativa è data dal rapporto tra reddito e valore della produzione.
  15. Se il mercato cresce in termini monetari e l’azienda vuole difendere la quota di mercato si ha un effetto sulla leva finanziaria.
  16. Se il mercato cresce in termini quantitativi e l’azienda vuole espandere la quota di mercato si ha un effetto sulla leva operativa.
  17. Se il mercato cresce in termini monetari e l’azienda vuole mantenere la quota di mercato si ha un effetto su? Nessun effetto.
  18. Se il mercato cresce sia in termini monetari sia in termini quantitativi e l’azienda vuole mantenere la quota di mercato si ha un effetto su leva operativa e leva finanziaria.
  19. Il modello delle 7S è stato elaborato dalla società McKinsey.
  20. Non fa parte dell’equilibrio manageriale la struttura finanziaria.
  21. L’equilibrio più difficile da misurare è l’equilibrio manageriale.
  22. Per stile di direzione si intende il comportamento dei vertici aziendali nei confronti dei collaboratori.
  23. Lo stile di direzione è una caratteristica dei manager.
  24. Uno stile di direzione caratterizzato da un maggior valore del grado e della gerarchia rispetto al valore delle persone si definisce stile da caserma.
  25. Uno stile di direzione basato sulla leadership e sulla delega si definisce stile da direttore d’orchestra.
  26. Non fa parte della mentalità operativa la struttura organizzativa.
  27. Dal punto di vista strategico, la mentalità operativa è un elemento di rigidità.
  28. La mentalità operativa si sedimenta nel tempo.
  29. I sistemi gestionali devono essere in equilibrio com stile di direzione e mentalità operativa.
  30. L’equilibrio manageriale influenza pesantemente il sistema di programmazione e controllo.
  31. Il principale vincolo al cambiamento è la mentalità operativa.
  32. I sistemi possono essere paragonati a enzimi del cambiamento.
  33. Il concetto di equilibrio va inteso come una tendenza.
  34. La formazione che consente alla mentalità operativa di far propri i nuovi strumenti di gestione che vengono introdotti è la formazione tecnica (addestramento).
  35. La formazione che consente al manager di riconoscere le culture dominanti all’interno di una struttura e decidere quale stile di direzione adottare è la formazione manageriale.
  36. Se l’istanza per nuovi sistemi gestionali proviene dalla mentalità operativa possiamo definirla dal basso.
  37. L’elemento che mette in equilibrio un cambiamento dei sistemi e la mentalità operativa è lo stile di direzione.
  38. Considerata nel tempo, la ricerca dell’equilibrio manageriale può essere considerata come un insieme di cicli innovativi.
  39. Gli investimenti più significativi sono richiesti da prodotti nuovi a clienti nuovi.
  40. Il termine start-up identifica una nuova iniziativa imprenditoriale.
  41. L’approccio “KNOWLEDGE BASED THEORY” si basa su abilità per modificare, sviluppare e integrare le competenze chiave con le risorse e i beni complementari esterni.
  1. Il valore attuale di una rendita perpetua è pari a C1/r*.
  2. Se il VAN è positivo il progetto genera, per l’impresa, un valore superiore a quello del rendimento del capitale.
  3. I flussi di cassa generati dagli investimenti sono importanti principalmente perché sono la fonte primaria dello sviluppo dell’impresa.
  4. Si valutano gli investimenti sulla base dei flussi di cassa anziché dei flussi di reddito perché i flussi di cassa determinano il valore generato, al di là di come contabilmente esso viene ripartito sui vari esercizi.
  5. Il motivo principale per cui è necessario esprimere l’operazione di investimento in termini monetari è che l’investimento è un impiego di risorse finanziarie ed è giusto confrontarlo con flussi omogenei ad esso.
  6. Ad un investimento vanno associati i flussi incrementali di cassa.
  7. Nella determinazione dei flussi di cassa, l’impatto fiscale va sempre considerato.
  8. Se un progetto di investimento ha un VAN positivo se calcolato ad un tasso del 12% ed un VAN negativo calcolato ad un tasso del 250% esso va accettato perché un tasso di attualizzazione del 250%, rappresenta un costo opportunità del capitale irrealistico.
  9. In caso di un investimento di sostituzione, non deve essere considerato l’impatto degli oneri finanziari incrementali.
  10. Per valore residuo di investimento si intende il valore che, al termine del periodo di analisi dei flussi, è possibile ancora attribuire all’investimento realizzato.
  11. Per un’impresa che cede un bene di investimento, il valore da confrontare con prezzo di cessione è la sommatoria dei flussi di cassa attualizzati ricavabili ancora da quel cespite.
  12. La principale caratteristica degli indicatori contabili di valutazione degli investimenti è non considerare il valore del denaro nel tempo.
  13. Il periodo di recupero viene calcolato in tempo.
  14. Il principale vantaggio del periodo di recupero è essere semplice da applicare e facile da comprendere.
  15. Il principale limite del periodo di recupero è non considerare il valore del denaro nel tempo.
  16. Il Valore attuale Netto di un progetto di investimento è pari alla somma algebrica dei flussi di cassa, attualizzati al costo del capitale, generati dal progetto meno l’investimento iniziale.
  17. In base al VAN ad essi associato, uno dei progetti di investimento non deve essere realizzato se VAN = - 100.
  18. L’andamento del VAN è di norma decrescente al crescere del tasso di attualizzazione.
  19. Attualizzando il TIR, il VAN è 0.
  20. Il principale limite teorico del TIR è misurare la redditività lorda dell’investimento.
  21. È sempre possibile calcolare il TIR? NO.
  22. Possiamo definire il rischio associato ad un investimento come la variabilità dei suoi possibili risultati e la dispersione di essi intorno alla media.
  23. La media ponderata dei valori per la relativa probabilità di accadimenti si definisce valore atteso.
  24. La variabilità del valore atteso si definisce deviazione standard.
  25. Il rapporto tra deviazione standard e valore atteso si definisce coefficiente di variazione.
  26. Una di quelle elencate non è uno dei limiti del VAN dei progetti ad elevato rischio. Il rischio associato all’investimento potrebbe non essere misurabile.
  27. Il VAN presuppone un contesto certo di valutazione.
  28. Il VAN è particolarmente adatto per valutare progetti di investimento finanziari.
  29. Il VAN è particolarmente adatto per valutare progetti di investimento di sostituzione.
  30. Il più diffuso correttivo al VAN in presenza di rischio è utilizzare tassi d’attualizzazione diversi per investimenti con livelli di rischio differenti.
  31. La scelta del tasso da associare ad un determinato profilo di rischio di un progetto non può essere fatta con modalità casuale.
  32. L’analisi differenziale è una tecnica di supporto alle decisioni di breve periodo.
  33. Nell’analisi differenziale, i valori rilevanti sono quei valori previsti futuri che assumeranno entità diversa nelle diverse alternative di azione.
  34. Non è un ambito di applicazione dell’analisi differenziale tutte le risposte precedenti lo sono.
  35. L’analisi differenziale è basata su una logica economica.
  1. Nell’analisi differenziale, i costi fissi sono rilevanti se il fattore produttivo che origina il costo fisso può essere eliminato.
  2. Nella scelta di make or buy il costo di acquisto va confrontato con i costi eliminabili se si sceglie l’alternativa buy.
  3. La scelta se accettare un ordine ad un prezzo speciale va presa se a quel prezzo il margine di contribuzione unitario è comunque positivo.
  4. Si confronta la contribuzione cessante di un prodotto con quella emergente di un altro se la capacità liberata dal primo prodotto può essere utilizzata per produrre il secondo.
  5. In uno spettacolo teatrale la maggior parte dei costi sono variabili in funzione del numero di repliche.
  6. Se il valore massimo di margine associato ad una alternativa è 1.000 ed il valore minimo è 500, il valore atteso ammonta a 750.
  7. Conviene acquistare all’esterno un prodotto/servizio se i costi di produzione cessanti > costi di acquisizione.
  8. Le rivalutazioni di make or buy sono basate sull’ipotesi di costanza della capacità produttiva.
  9. L’analisi make or buy non considera tutte le risposte precedenti. Variabili qualitative, costi di transazione, cooperazione tra operatori economici.
  10. Nell’analisi make or buy i ricavi non sono mai rilevanti.
  11. Se, scegliendo l’ipotesi buy, la capacità produttiva interna può essere riutilizzata. Occorre considerare il margine di contribuzione emergente dall’incremento di altre produzioni.
  12. La formula della quantità di equilibrio tra make e buy è (CFS eliminabili)/(Prezzo acquisto + CV_u).
  13. Una delle seguenti non è una variabile qualitativa rilevante nelle scelte make or buy. Stagionalità della domanda.
  14. Se il tasso di difettosità del fornitore è superiore a quello interno tra i costi del buy vanno considerati anche gli scarti.
  15. A parità di costo di acquisto converrà acquistare da un fornitore qualificato.
  16. A parte la capacità produttiva delle linee, un altro elemento importante per la produzione può essere liberato se si sceglie l’ipotesi buy. Spazio.
  17. L’analisi di sensitività consente di valutare gli effetti sui risultati forniti da un modello indotti da modifiche nei valori delle variabili di ingresso.
  18. L’analisi inizia assegnando alle variabili tre valori.
  19. Per “decision reversal” si intende una conseguenza in termini decisionali.
  20. Il modo standard di svolgere un’analisi di sensitività è quello di far variare una variabile alla volta mantenendo le altre variabili costanti.
  21. Nell’applicazione dell’analisi di sensitività al modo del break eventi fanno variare tutte le risposte precedenti. Prezzi, costi variabili unitari, costi fissi.
  22. L’effetto di una variazione del prezzo di vendita sulla quantità di pareggio è inverso.
  23. L’incremento del prezzo di vendita ha come conseguenza un decremento della quantità di pareggio.
  24. Un incremento dei costi fissi determina tutte le risposte precedenti.
  25. Se il margine di contribuzione unitario aumenta la quantità di break even diminuisce.
  26. Se i costi fissi aumentano la quantità di break even aumenta.
  27. Per “colli di bottiglia” non si intende restrizioni legali.
  28. Le scelte di selezionare i prodotti a più ampio alto ritorni reddituale, in presenza di vincoli di capacità non possono essere basate sul margine di contribuzione unitario.
  29. L’indicatore da utilizzare per scelte di mix in presenza di fattori scarsi è (margine di contribuzione unitario)/(unità di fattore scarso).
  30. Nel caso in cui il margine di contribuzione per unità di fattore scarso sia diverso per i diversi prodotti, l’impresa dovrà produrre prioritariamente i prodotti con più elevato margine per unità di fattore scarso.
  31. La caratteristica di fattore scarso è presente in qualsiasi tipologia di azienda.
  32. Il fattore scarso più frequente nei processi produttivi Labour intensive è ore uomo.
  33. Il fattore scarso più frequente in aziende di commercio al dettaglio è la superficie disponibile di vendita.

PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO FUORI BD.

  1. La logistica è una funzione caratteristica.
  2. Capital turnover e ROS determinano l’effetto leva operativa.
  3. Se, nell’individuare in contabilità analitica i centri di responsabilità, si adotta il driver “della organizzazione a tendere” si utilizza la nuova struttura organizzativa.
  4. Nell’analisi della performance, per “outcome” si intende la ricaduta in termini sociali dell’attività aziendale.
  5. Un’azienda ha 12,5 milioni di ricavi, 9,0 milioni di costi variabili e costi fissi per 0,6 milioni. L’azienda ha superato il break even.
  6. La quantità erogata è una delle prospettive “tipo” della balance scorecard? No.
  7. Un’azienda è in equilibrio manageriale quando sono coordinati e in equilibrio tra loro stile di direzione, sistemi gestionali, mentalità operativa.
  8. L’attività continuativa e sistematica di ricerca, analisi ed elaborazione di informazioni sulla concorrenza e sul mercato che permette al manager di capire l’impatto che esse hanno ed avranno sul business aziendale, si definisce competitive intelligence.
  9. La componente del tasso di interesse determinata “interesse reale” compensa il finanziatore per la scelta di posticipare le proprie scelte di consumo.
  10. I controlli servono a presidiare i rischi.
  11. La matrice rischi-controlli riporta sugli assi valutazione del rischio e pressing dei controlli.
  12. Un’azienda ha 20 milioni di € di ricavi, 18 milioni di costi variabili, e costi fissi per 2 milioni. L’azienda sta producendo una quantità pari a quella di break even.
  13. Nella valutazione del rischio si utilizzano come criteri la probabilità e l’impatto.
  14. La funzione di verifica indipendente operante all’interno e al servizio di una organizzazione istituita con la finalità di esaminarne e valutarne le attività si definisce internal auditing.
  15. La qualità percepita è una delle prospettive “tipo” della balance scorecard? No.
  16. L’obiettivo dell’analisi del rischio è di prevedere tutte quelle situazioni di cambiamento che possono mettere raggiungimento dei fini aziendali.
  17. Tra questi indicatori, non considera il valore del denaro nel tempo il ROI.
  18. Per calcolare, nell’analisi del punto di pareggio, il fatturato di break even, è necessario dividere i costi fissi per il margine di contribuzione unitario.
  19. L’insieme dei nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative che animano la dinamica della convivenza nei contesti di lavoro, promuovendo, mantenendo e migliorando la qualità della vita ed il grado di benessere fisico, psicologico e lavorativo viene definito? Benessere organizzativo.
  20. In un sistema di activity based costing, attraverso i cosiddetti cost driver di intensità si attribuiscono i costi al prodotto ogni volta che una specifica risorsa svolge un’attività.
  21. Obiettivo del sistema informativo aziendale è fornire informazioni concomitanti e susseguenti.
  22. I “colli di bottiglia” rappresentano dei vincoli alla capacità produttiva disponibile.
  23. Quale norma segna il passaggio, nel mondo della PA, dalla misurazione della performance alla gestione della performance? D. Lgs. 150/.
  24. Nel modello della catena del valore non è considerata attività primaria lo sviluppo delle tecnologie.
  25. Nella matrice della Boston Consulting Group (BCG) una unità di business che ha una quota di mercato relativa alta ed un tasso di crescita alto viene definita star.
  26. La contabilità generale ha come obiettivo la determinazione del reddito.
  27. Misurare la ricaduta sociale è una finalità della contabilità fiscale.
  28. Quale provvedimento normativo ha introdotto il concetto di “gestione della performance” nella PA? D. Lgs. 150/.
  29. Il monitoraggio è lo strumento tipico di controllo nella fase in itinere.
  30. Il periodo di recupero viene calcolato in tempo.
  31. Le scelte relative all’approvvigionamento delle fonti finanziarie sono prese nel corso dell’elaborazione del budget finanziario.
  32. La strategia che identifica una nicchia di mercato nella quale di fatto non c’è concorrenza si chiama oceano blu.
  33. L’OPA come sistema di misurazione multidimensionale balance scorecard.
  34. L’approccio che definisce le performance in termini di comportamenti dei membri di cui si compone l’organizzazione si chiama approccio processuale.
  1. L’internal auditing è un’attività che non può essere una funzione aziendale.
  2. L’Open Performance Agenda (OPA) è uno strumento multidimensionale di misurazione della performance.
  3. La relazione tra costi variabili e volumi di attività può essere rappresentata graficamente da una retta crescente.
  4. Il rapporto tra reddito e valore definisce la leva operativa.
  5. In assenza di reddito prodotto dalla gestione straordinaria, se il ROE è superiore al ROI significa che il costo del debito è inferiore al ROI.
  6. Il budget delle spese di pubblicità e compreso nel budget dei costi commerciali.
  7. Cos’è il margine di contribuzione unitario? La differenza tra prezzo e costi variabili unitari.
  8. Se le disponibilità liquide aumentano da un mese all’altro significa sicuramente che il flusso di cassa del periodo è positivo.
  9. I costi di prodotto vengono rilevati in contabilità industriale.
  10. I limiti associati alla capacità produttiva effettivamente disponibile si definiscono
  1. Il vantaggio competitivo è il risultato di una strategia che permette all’impresa di assumere una posizione favorevole nei mercati in cui essa opera, la quale comporta una maggiore redditività rispetto ai concorrenti effettivi e potenziali.
  2. Il vantaggio di costo si esplica nella capacità dell’impresa di offrire prodotti simili o equivalenti a quelli offerti dai concorrenti ad un prezzo minore.
  3. Il vantaggio di differenziazione si verifica quando l’impresa riesce a dotare i propri prodotti di caratteristiche uniche che abbiano un particolare valore per i propri clienti al di là della semplice offerta di un prezzo basso.
  4. Il potere contrattuale dei clienti è elevato nel caso in cui vi è una concentrazione del mercato di acquisto.
  5. Il potere contrattuale dei clienti è elevato nel caso in cui sono disponibili prodotti sostitutivi.
  6. Il potere contrattuale dei clienti è elevato nel caso in cui i prodotti sono standardizzati.
  7. Il potere contrattuale dei clienti è elevato nel caso in cui vi è un elevato livello di informazione e non ci sono asimmetrie informative.
  8. Le attività legate al ricevimento, immagazzinamento e distribuzione dei fattori produttivi rientrano tra la logistica in entrata.
  9. La gestione del magazzino rientra tra la logistica in entrata.
  10. Il controllo delle scorte rientra tra la logistica in entrata.
  11. La programmazione dei vettori rientra tra la logistica in entrata.
  12. I resi a fornitori rientrano tra la logistica in entrata.
  13. La produzione è la fase di trasformazione delle materie prime nel prodotto finale.
  14. La manutenzione dei macchinari rientra tra la produzione.
  15. La raccolta di prodotti finiti rientra tra la logistica in uscita.
  16. Lo stoccaggio dei prodotti finiti rientra tra la logistica in uscita.
  17. L’elaborazione degli ordini rientra tra la logistica in uscita.
  18. La programmazione delle spedizioni rientra tra la logistica in uscita.
  19. Le attività legate allo studio dei comportamenti d’acquisto della clientela rientrano tra marketing e vendite.
  20. Le attività legate alla determinazione dell’offerta rientrano tra marketing e vendite.
  21. Le attività legate alla determinazione delle caratteristiche del prodotto rientrano tra marketing e vendite.
  22. Le attività legate alla scelta e alla gestione dei canali di vendita rientrano tra marketing e vendite.
  23. Le attività legate alla determinazione dei prezzi rientrano tra marketing e vendite.
  24. Le attività legate alla gestione della relazione con la clientela rientrano tra marketing e vendite.
  25. Le attività legate alla pubblicità e comunicazione rientrano tra marketing e vendite.
  26. Le attività legate alla vendita e al post-vendita rientrano tra servizi.
  27. Le attività legate al customer care rientrano tra servizi.
  28. L’approvvigionamento è la funzione di acquisto dei fattori produttivi utilizzati nella catena del valore.
  29. La gestione delle risorse umane è l’insieme delle attività che hanno a che fare con la ricerca, l’assunzione, lo sviluppo, l’addestramento del personale che opera all’interno dell’impresa.
  30. Il procurement mix è l’insieme delle attività e delle azioni tendenti a strutturare il sistema di approvvigionamenti al fine ottenere vantaggi tali da mettere la propria impresa in condizioni di maggiore competitività rispetto alle imprese concorrenti.
  31. L’attività di supporto consiste nel dare informazioni utili al top management per la definizione delle strategie aziendali.
  32. Le attività strategico-funzionali si concretizzano nella definizione delle strategie che guideranno l’impresa nell’immediato.
  33. Il marketing operativo ha come obiettivo l’organizzazione di un’attività di vendita e di informazione tesa a valorizzare, nei clienti, le qualità distintive del prodotto offerto, avvalendosi del marketing mix.
  34. Il marketing strategico ha come obiettivo la ricerca di fonti di acquisizione e di mantenimento di un vantaggio competitivo duraturo e difendibile.
  35. Il Personal Selling è l’insieme delle attività di supporto ed informazione per il potenziale cliente.
  36. Con il termine Positioning ci si riferisce al posizionamento della marca.
  37. La funzione "Logistica, acquisti e approvvigionamenti" è funzione caratteristica.
  1. La funzione "Produzione" è funzione caratteristica.
  2. La funzione "Commerciale e politiche di marketing" è funzione caratteristica.
  3. La funzione “Organizzazione e gestione delle risorse umane” è funzione integrativa.
  4. La funzione “Finanza” è funzione integrativa.
  5. La funzione “Amministrazione” è funzione integrativa.
  6. Le scelte strategiche sono quelle di lungo periodo, collegare direttamente al raggiungimento dell’obiettivo imprenditoriale e che richiedono un consistente impiego di fattori produttivi.
  7. Le scelte tattiche sono quelle che riguardano le modalità di impiego dei fattori produttivi.
  8. Le scelte operative sono quelle necessarie all’attuazione delle scelte strategiche e delle scelte tattiche.
  9. L’ambiente fisico-naturale comprende gli aspetti geografici e demografici che caratterizzano il contesto in cui l’azienda pubblica svolge la propria attività.
  10. L’ambiente politico-istituzionale riguarda il regime politico, l’ordinamento giuridico e la tipologia delle istituzioni che caratterizzano lo Stato o gli Stati in cui l’azienda pubblica opera.
  11. L’ambiente economico generale si riferisce alle modalità con cui è organizzata la vita economica all’interno dello Stato.
  12. L’ambiente sociale e culturale riguarda le variabili che compongono l’ambiente sociale e quello culturale che sono interrelate.
  13. La pianificazione aziendale può essere definita come il sistema attraverso il quale l’azienda definisce i suoi obiettivi, previa analisi della realizzabilità delle azioni atte a conseguirli.
  14. Gli obiettivi possono essere definiti come risultati futuri, quantificabili e misurabili, che si prevede di conseguire entro un determinato tempo.
  15. Per controllo di gestione di intende il sistema volto a guidare la gestione verso il conseguimento degli obiettivi stabiliti in sede di pianificazione, rilevando, attraverso la misurazione di appositi indicatori, lo scostamento tra obiettivi pianificati e risultati conseguiti al fine di mettere in atto azioni correttive, decidere e attuare le opportune azioni correttive.
  16. Il budget è un programma di gestione aziendale, tradotto normalmente in termini economico finanziari, che guida e responsabilizza i manager delle varie funzioni aziendali verso obiettivi di breve periodo.
  17. Il sistema di misurazione delle performance delle attività e dei processi aziendali è un sistema che richiede la definizione di un sistema di indicatori che permetta di rappresentare, in un quadro unitario e prospettico, la capacità dell’impresa di perseguire i propri obiettivi di breve, medio e lungo periodo.
  18. Dopo la fase di "do" è possibile riscontrare la fase di “check ”.
  19. Dopo la fase di "check" è possibile riscontrare la fase di “act ”.
  20. La performance è il contributo che una entità apporta attraverso la propria azione al raggiungimento delle finalità e degli obiettivi e, in un ultima istanza, alla soddisfazione dei bisogni per i quali l’organizzazione è stata costituita.
  21. L’art. 2555 c.c. definisce l’azienda come il complesso dei beni organizzato dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa.
  22. I fornitori sono stakeholder tipici di tutte le aziende.
  23. I volontari sono stakeholder tipici di aziende non profit.
  24. I donatori sono stakeholder tipici di aziende non profit.
  25. I beneficiari sono stakeholder tipici di aziende non profit.
  26. Gli azionisti sono stakeholder tipici di aziende private.
  27. I clienti sono stakeholder tipici di aziende private.
  28. In base allo scopo che perseguono si individuano imprese, aziende pubbliche, aziende non profit.
  29. In base al settore di attività si distinguono aziende del settore primario, aziende del settore secondario, aziende del settore terziario.
  30. In base alle dimensioni di distinguono grandi imprese, medie imprese, piccole imprese.
  31. In base al mercato si distinguono aziende che operano in un mercato concorrenziale e aziende che operano in un mercato non concorrenziale.
  32. In base alla localizzazione dei mercati di vendita si distinguono locali, aziende nazionali, aziende multinazionali.
  33. L'investimento per addetto è generalmente basso nelle aziende di servizi.