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Sistemi di Misurazione dei Costi: Direct Costing, Full Costing e Analisi Costi-Benefici - , Schemi e mappe concettuali di Programmazione e controllo

Una panoramica completa sui sistemi di misurazione dei costi in ambito aziendale, analizzando nel dettaglio le diverse tipologie di costo (fissi, variabili, semivariabili) e le metodologie di calcolo (direct costing e full costing). vengono inoltre esaminati i criteri di classificazione dei costi, l'importanza dell'analisi costi-benefici e l'applicazione pratica dei concetti teorici attraverso esempi concreti. Particolarmente utile per studenti universitari di economia aziendale e management che desiderano approfondire le proprie conoscenze in materia di controllo di gestione e analisi di bilancio.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2024/2025

Caricato il 23/05/2025

ilaria-darienzo
ilaria-darienzo 🇮🇹

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LEZIONE N1
I sistemi di pc sono processi che servono a dirigere meglio un’azienda. Garantendo l’efficacia e efficienza.
Cosa vuol dire gestire un’azienda?
Prendere una serie di decisioni e attuarle per poter raggiungere gli obiettivi sperati.
Nel prendere quest’insieme di decisioni si possono adottare due approcci:
Giorno per giorno o razionale e anticipatori.
Esempio:
Si ipotizza di ereditare un’azienda da un lontano zio e ci si ritrova ad essere ceo. Tale azienda si troverà un’un
punto iniziale A . Secondo un approccio giorno per giorno si privilegia il fare rispetto al programmare,
risolvendo i problemi a seconda di quando si verificano. Alternativamente si può adottare un approccio dove si
privilegia il pensare prima del fare. Quindi si dovrebbe prima stabilire dove la nostra azienda vuole arrivare in 4 o
5 anni. Una volta definito si deve programmare il percorso che ci permettere di raggiungere il nostro obiettivo.
Una volta fatto ciò l’azienda può partire ma è fondamentale avere degli strumenti che monitori che si sta
seguendo la traiettoria stabilita.
Perchè un’azienda investe soldi e tempo nei sistemi di pc?
Perchè se vengono disegnati bene e fatti funzionare bene offrono dei vantaggi in termini di
1. controllo economico:
1.1. Capacità di valutare i risultati prodotti sulle diverse aree di attività di un’azienda, cosi da mettere in
luce i prodotti delle diverse aree dell’azienda.
2. Controllo esecutivo
2.1. Si valuta la performance delle aree di responsabilità (manager e responsabili vari)
3. supporto al processo decisionale
4. effetto motivazionale
4.1. Crea un ambiente assegnato obiettivi chiari in modo tale che le persone sia sanno cosa fare. Se sanno
che i risultati tramite pc saranno oggettivi andrà a creare un clima motivante pretendendo che le
persone si impegnino a raggiungere gli obiettivi
Come si fa a produrre tali risultati?
Il modello di brunetti descrive un sistema aperto che è influenzato da fattori di input, variabili contingenti che
determinano come deve essere progettato il sistema e fattori di output che sono i risultati prodotti dal sistema
Struttura organizzativa: va ad assegnare risorse e responsabilità ai vari responsabili in azienda. Viene definita
quindi dalla responsabilità accounting.
Centro di responsabilità è un’unita con a capo un responsabile al quale vengono affidate risorse che vengono
manovrate autonomamente dal responsabile per raggiungere gli obiettivi rispetto ai quali verra poi valutato al
fine del periodo
Dimensione di processo.
Una volta che la mappa delle responsabilità è pronta e la strumentazione è pronta si deve mettere in piedi un
processo che faccia funzionare il sistema. Con la programmazione, parto dall’obiettivo di lungo termine e
definisco obiettivi di breve termine per raggiungere obiettivo finale.
I programmi operativi che vengono tradotti in termini di costi e ricavi prevedono quali saranno costi e ricavi
dalle varie unita dell’azienda. Formulato il budget si misurano i risultati raggiunti. La fase del reporting va a
raccogliere i report delle varie aree che vengono consegnati ai responsabili. Sistema di reporting consente di
attivare un meccanismo di feedback cosi da capire se si è performato bene o meno.
LEZIONE 2
I COSTI POSSONO ESSERE CLASSIFICATI OSSERVANDO LE RELAZIONI CHE ESISTONO CON:
Livello attività dell’impresa
Oggetto di calcolo
Esigenze del controllo direzionale
Il costo di un bene o di un servizio è costituito dal valore delle risorse “consumate” per lo
svolgimento delle attività che rendono disponibile quel bene o quel servizio.
Il concetto di costo si caratterizza per due elementi:
Il riferimento alle risorse consumate dall’azienda nello svolgimento della propria attività di
produzione di beni e/o di servizi;
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Scarica Sistemi di Misurazione dei Costi: Direct Costing, Full Costing e Analisi Costi-Benefici - e più Schemi e mappe concettuali in PDF di Programmazione e controllo solo su Docsity!

LEZIONE N I sistemi di pc sono processi che servono a dirigere meglio un’azienda. Garantendo l’efficacia e efficienza. Cosa vuol dire gestire un’azienda? Prendere una serie di decisioni e attuarle per poter raggiungere gli obiettivi sperati. Nel prendere quest’insieme di decisioni si possono adottare due approcci: Giorno per giorno o razionale e anticipatori. Esempio: Si ipotizza di ereditare un’azienda da un lontano zio e ci si ritrova ad essere ceo. Tale azienda si troverà un’un punto iniziale A. Secondo un approccio giorno per giorno si privilegia il fare rispetto al programmare, risolvendo i problemi a seconda di quando si verificano. Alternativamente si può adottare un approccio dove si privilegia il pensare prima del fare. Quindi si dovrebbe prima stabilire dove la nostra azienda vuole arrivare in 4 o 5 anni. Una volta definito si deve programmare il percorso che ci permettere di raggiungere il nostro obiettivo. Una volta fatto ciò l’azienda può partire ma è fondamentale avere degli strumenti che monitori che si sta seguendo la traiettoria stabilita. Perchè un’azienda investe soldi e tempo nei sistemi di pc? Perchè se vengono disegnati bene e fatti funzionare bene offrono dei vantaggi in termini di

  1. controllo economico: 1.1. Capacità di valutare i risultati prodotti sulle diverse aree di attività di un’azienda, cosi da mettere in luce i prodotti delle diverse aree dell’azienda.
  2. Controllo esecutivo 2.1. Si valuta la performance delle aree di responsabilità (manager e responsabili vari)
  3. supporto al processo decisionale
  4. effetto motivazionale 4.1. Crea un ambiente assegnato obiettivi chiari in modo tale che le persone sia sanno cosa fare. Se sanno che i risultati tramite pc saranno oggettivi andrà a creare un clima motivante pretendendo che le persone si impegnino a raggiungere gli obiettivi Come si fa a produrre tali risultati? Il modello di brunetti descrive un sistema aperto che è influenzato da fattori di input, variabili contingenti che determinano come deve essere progettato il sistema e fattori di output che sono i risultati prodotti dal sistema Struttura organizzativa: va ad assegnare risorse e responsabilità ai vari responsabili in azienda. Viene definita quindi dalla responsabilità accounting. Centro di responsabilità è un’unita con a capo un responsabile al quale vengono affidate risorse che vengono manovrate autonomamente dal responsabile per raggiungere gli obiettivi rispetto ai quali verra poi valutato al fine del periodo Dimensione di processo. Una volta che la mappa delle responsabilità è pronta e la strumentazione è pronta si deve mettere in piedi un processo che faccia funzionare il sistema. Con la programmazione, parto dall’obiettivo di lungo termine e definisco obiettivi di breve termine per raggiungere obiettivo finale. I programmi operativi che vengono tradotti in termini di costi e ricavi prevedono quali saranno costi e ricavi dalle varie unita dell’azienda. Formulato il budget si misurano i risultati raggiunti. La fase del reporting va a raccogliere i report delle varie aree che vengono consegnati ai responsabili. Sistema di reporting consente di attivare un meccanismo di feedback cosi da capire se si è performato bene o meno. LEZIONE 2 I COSTI POSSONO ESSERE CLASSIFICATI OSSERVANDO LE RELAZIONI CHE ESISTONO CON:
  • Livello attività dell’impresa
  • Oggetto di calcolo
  • Esigenze del controllo direzionale Il costo di un bene o di un servizio è costituito dal valore delle risorse “consumate” per lo svolgimento delle attività che rendono disponibile quel bene o quel servizio. Il concetto di costo si caratterizza per due elementi:
  • Il riferimento alle risorse consumate dall’azienda nello svolgimento della propria attività di produzione di beni e/o di servizi;

- Il valore monetario attribuibile a tali risorse fornisce un elemento essenziale per verificare il rispetto delle condizioni di efficienza ed efficacia della gestione. Classifichiamo i costi in base: - Il volume dell’attività d’impresa : COSTI VARIABILI SI DEFINISCONO VARIABILI I COSTI CHE VARIANO, NEL LORO AMMONTARE COMPLESSIVO, IN MISURA STRETTAMENTE PROPORZIONALE AL VARIARE DEL VOLUME DI ATTIVITÀ; Crescono in modo strettamente proporzionale al crescere del volume di attività (es. mano d’opera, elettricità...): a fronte di ogni incremento (o decremento) unitario dei livelli di attività i costi variabili crescono (o decrescono) di un ammontare costante (costo variabile unitario). Ciò accade perché intervengono le economie di scala, le economie di apprendimento (che impattano sul volume delle risorse) e lo sconto commerciale. Questi tre fattori impattano sul costo variabile unitario (CVun = standard fisico quantità di fattore produttivo necessaria per ottenere un’unità di prodotto, moltiplicato allo standard monetario valorizzazione monetaria dell’unità di riferimento del fattore produttivo). CVun = STDfisico * STDmonetario CVtot=CVun*Q L’andamento di questi costi è rappresentabile in forma grafica (sull’asse delle ascisse è indicato il livello di attività e sull’asse delle ordinate il costo variabile complessivo sostenuto) attraverso una retta che rappresenta il costo variabile totale ai diversi livelli di produzione con origine negli assi e la cui inclinazione rappresenta il costo variabile unitario. I costi variabili si definiscono come costi che, nel loro ammontare complessivo,. Tale rappresentazione, quindi, sottintende due ipotesi semplificatrici: 1. Il prezzo-costo del fattore produttivo considerato non mutui al variare del grado di utilizzo del fattore stesso; 2. Il consumo unitario del fattore produttivo preso in esame (standard fisico) resti costante a fronte di livelli di attività crescenti non esiste alcun “effetto esperienza”. COSTI FISSI SI DEFINISCONO FISSI I COSTI CHE NON VARIANO, NEL LORO AMMONTARE COMPLESSIVO, IN MISURA STRETTAMENTE PROPORZIONALE AL VARIARE DEL VOLUME DI ATTIVITÀ. La funzione del costo fisso, graficamente è rappresentabile come una retta parallela all’asse delle ascisse. Per diversi livelli di attività, quindi, la retta consente di evidenziare il costo totale sostenuto per il fattore produttivo. In questo contesto, l’ area di rilevanza , è un intorno limitato del volume di produzione in corrispondenza del quale, per piccole variazioni della quantità prodotta (Q), assumo che non esistono economie di scala, economie di apprendimento e sconti commerciali. Ovvero, in questo contesto, gli standard (STDfisico e STDmonetario) sono costanti e quindi il costo variabile unitario è costante e quindi vi è una relazione di proporzionalità diretta tra costo variabile complessivo e volume di attività. Costi variabili più comuni:

  • Consumo di materie prime e ausiliari, di semilavorati
  • Le lavorazioni esterne, cioè costi connessi al decentramento all’esterno di fasi del processo produttivo di un determinato prodotto.
  • Energia della forza motrice(questa voce viene inclusa nei costi variabili quando l’entità della spesa è rilevante)
  • Provvigioni pagate a rappresentati
  • Manodopera
  • Costi di trasporto Costi fissi più comuni:
  • Ammortamenti
  • Costi di riscaldamento, pulizia e vigilanza

Manodopera indiretta Stipendio dell’operaio che non lavora con il singolo prodotto ma lavoro sulla catena di montaggio quindi lavora sul macchinario. Noi assumiamo che il costo della manodopera vari al variare dei volumi di produzione. Margine di contribuzione : grandezza economica formata dalla differenza tra i ricavi e i costi variabili. È il margine che residua dopo che i ricavi hanno coperto i costi variabili per contribuire a coprire i costi fissi. —Quindi il margine variabile varia al variare dei volumi di attività. Il margine di contribuzione positivo è una condizione necessaria affinché l’attività di produzione e vendita abbia senso. Se mi rendo conto che su una linea di prodotto della mia azienda io non riesco a generare un margine positivo neanche al livello di margine di contribuzione allora vuol dire che il prezzo di vendita non riesce a coprire i costi variabili di un prodotto, allora tale attività non ha senso. Classificazione secondo l’oggetto di calcolo Per oggetto di calcolo si intende un'entità verso la quale si focalizza l’interessi del management. Nella misura in cui il fabbisogno informativo strumentale ad un'efficace attività di direzione si “polarizza” attorno ad uno di questi oggetti di calcolo appare evidente la necessità di disporre di informazioni di costo adesso direttamente attribuibili. Il criterio discriminante assunto da tale tipologia di classificazione è: la possibilità di attribuire oggettivamente senza l'ausilio di alcuna base di riproduzione determinate classi di costo agli oggetti di calcolo prescelti. La distinzione, quindi, dipende dalla misura in cui la relazione esiste tra costo ed oggetto di calcolo si riveli più o meno immediata. I costi specifici sono quei costi che presentano una relazione diretta ed immediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano essere direttamente attribuibili. Essi possono essere sia variabili che fissi. I costi comuni sono i costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi attribuibili solo attraverso l’impiego di opportune basi di ripartizione. Es: Il costo dell’affitto di un macchinario di stampo usato solo per stampare Geronimo, se soggetto di calcolo è solo la linea di prodotto allora è un costo specifico per quella linea e posso ricondurre tutto il costo dell’ammortamento di quel macchinario alla linea di Geronimo Es: Se ammortamento di un macchinario usato per due linee di prodotto A e B allora il costo dell’ammortamento è comune tra le linee e quindi per ricondurre il costo ad una linea rispetto che all’altra devo trovare un algoritmo per spartire il costo che è comune alla due linee tra le due linee. Più soggetto di calcolo è ridotto e più si tende a vedere molti costi comuni e pochi costi specifici. Mano mano che l’oggetto di calcolo diventa più ampio e ,maggiore diventa la percentuale di costi specifici. Se considero la divisione come oggetto di calcolo, i costi specifici diminuiscono. L’unica differenza : se studio la relazione tra il costo e la singola unità di prodotti allora distinguo i costi tra diretti e indiretti perché la singola unita di prodotto è talmente importante che merita una terminologia sua. Quando si parla di diretto e indiretto facciamo riferimento alla singola unita di prodotto mentre se è un prodotto più comune usiamo la distinzione tra specifici e comuni. Se un costo è diretto ovvero direttamente conducibile alla singola unita di prodotto sarà sicuramente anche specifico Ma non vale il viceversa. Se il costo è specifico non è detto che lo sia anche per la singola unita di prodotto ovvero che sia diretto. Es: Il cip elettorincio di un prodotto sono costi diretti. Es: Mentre i costi diretti sono costi variabili.

Ma non vale il viceversa perche: Un costo variabile non è necessariamente un costo diretto, come il costo delle energie elettriche che fanno funzionare i macchinari di un prodotto. Quindi i costi variabili possono anche essere indiretti. È possibile determinare due informazioni di costo relative all’oggetto di calcolo considerato:

  1. Si attribuiscono i costi comuni all'oggetto di calcolo tentando di ripartirli nel miglior modo possibile; a tal fine è necessario individuare un parametro in grado di riflettere questo tipo di relazione in diretta. Attraverso l'impiego di un'opportuna base di ripartizione è possibile attribuire i costi comuni agli oggetti di calcolo considerati; tale procedimento, entro certi limiti, è soggettivo in quanto la scelta della base di ripartizione esprime l’interpretazione che viene data alla relazione tra costi ed oggetti di calcolo (può essere agevole dimostrare che quest’interpretazione non è univoca);
  2. Si rinuncia ad attribuire agli oggetti di calcolo considerati classi di costo che risentono di margini di discrezionalità utilizzando un’informazione di costo di prodotto limitata ai soli costi specifici. I costi diretti sono costi relativi a fattori di produzione che presentano una relazione immediata e diretta con l’unità di prodotto/servizio che a questa possono essere oggettivamente attribuiti —-ho un costo diretto ogni volta che posso definire uno standard fisico I costi indiretti sono i costi relativi a fattori di produzione che manifestano una relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al processo di produzione dello stesso; l’attribuzione di questi costi all’unità di prodotto/servizio richiede l’individuazione di appropriati criteri di ripartizione. Tra questi costi si comprende un’ampia gamma di costi classificabili in quattro categorie: - Costi indiretti di produzione : ammortamenti, stipendi degli addetti alla supervisione, costi relativi alla manutenzione degli impianti... - Costi indiretti commerciali : costi di promozione e pubblicità, costi per il personale commerciale... - Costi indiretti amministrativi : stipendi del personale amministrativo, consulenze di carattere amministrativo...
  • (^) Costi generali : costi telefonici e postelegrafonici, costi collegati all’EDP... N.B. I C OSTI DIRETTI SONO TUTTI VARIABILI, ECCEZION FATTA PER I COSTI RELATIVI ALL’ELETTRICITÀ Classificazione secondo le esigenze di controllo direzionale L’attività di controllo direzionale è definibile come il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che le risorse siano ottenute ed usate efficacemente ed efficientemente per il raggiungimento degli obbiettivi dell’organizzazione. Si parla di costi standard quando in azienda sviluppo il progetto di budget; parlo di costi effettivi quando sviluppo la consuntivazione periodica (trimestrale, semestrale, annuale...) per capire quali differenze vi siano state rispetto ai costi standard ( i costi standard riguardano il futuro, i costi effettivi ciò che è accaduto). I costi standard sono le configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per raggiungere risultati definiti. Costi standard = STDfisico*STDmonetario Data la formula si può dire che vale la seguente uguaglianza: costo variabile = costo diretto = costo standard. La distinta base è lo strumento che elenca lo standard finisco, lo standard monetario, ovvero il costo standard per ogni materia prima necessaria ad ottenere un’unità di prodotto ( riferimento alle materie prime). La distinta cicli riporta le diverse fasi di lavorazione del prodotto e lo standard finisco/ monetario delle ore lavorate (riferimento alla mano d’opera). I costi standard sono uno strumento di programmazione e controllo di fondamentale importanza in

Margine di contribuzione: Il problema della determinazione dei costi di prodotto è stato affrontato dalla dottrina e dalla prassi aziendale seguendo due approcci differenti: il " direct costing"ed il "full costing*. LEZIONE 3 Analisi differenziale: ragionare solo in termini di differenze. Il criterio da usare dipende dalla natura della scelta. Una decisione d’impresa implica la scelta tra corsi d’azione alternativi futuri. Le attività di controllo direzionale ed operativo sono da intendersi rispettivamente come:

  1. «il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che le risorse siano ottenute ed utilizzate efficientemente per il raggiungimento degli obiettivi dell'organizzazione» (controllo direzionale);
  2. «il processo che assicura che compiti precisi siano portati a termine in maniera efficace ed efficiente» (controllo operativo) L'analisi differenziale fa perno sul concetto di "valore rilevante" Schema logico proposto da C.T. Horneren:
  3. individuare, per ogni corso di azione i valori rilevanti
    1. cioè i valori previsti futuri di specie economico-finanziaria che saranno diversi nelle differenti alternative occorre in questa fase, sviluppare, sulla base di informazioni disponibili, previsioni il più possibile attendibili circa i valori economico-finanziari che caratterizzeranno in futuro i diversi corsi d'azione; tali valori, sono definiti rilevanti (in quanto cambiano nelle diverse alternative) e costituiscono l'imprescindibile input del processo decisionale; da queste considerazioni si deduce che: a) i valori storici (es. costi già sostenuti) non sono di per sé rilevanti poiché le decisioni sono orientate al futuro e possono solamente costituire un'utile base di riferimento per la previsione dei valori futuri; b) un valore non è rilevante se non varia nelle differenti alternative;
  4. definiti, per ogni corso d'azione, i valori economico-finanziari rilevanti è possibile esprimere una sintetica valutazione della convenienza economica-relativa alle alternative individuate;
  5. il corso di azione prescelto viene successivamente realizzato e portato a compimento;
  6. i risultati ottenuti dovranno successivamente essere valutati al fine di verificare, attraverso un meccanismo di feedback, la "bontà" del processo decisionale così articolato ed arricchiranno la base di dati disponibili per elaborare nuove pre-visioni. DECISIONI DI BREVE PERIODO (operative) Decisioni operativo e di breve termine ha impatti limitati da qui a dodici mesi e sono decisioni che riguardano il modo più economico per sfruttare una capacita produttiva che è data. (Es: ore macchina a disposizione sono quelle e devo capire il modo più economicamente conveniente di sfruttare questo dato fisso.) DECISIONI DI LUNGO PERIODO (strategiche) Decisioni di lungo periodo e di natura strategiche hanno impatto di lungo termine e modificano la struttura dell’azienda, con un impatto di lungo periodo. Per prendere decisioni di breve periodo la logica base di ragionamento è l’analisi differenziale, ovvero considerare solo ricavi e costi differenti, ovvero la differenza tra i valori futuri che caratterizzato i differenti costi alternativi d’azione.
  • VALORE EMERGENTE VALORE CHE EMERGE PASSANDO DA UN’ALTERNATIVA DECISIONALE AD UN’ALTRA

• VALORE CESSANTE

VALORE CHE VIENE MENO PASSANDO DA UN’ALTERNATIVA DECISIONALE

AD UN’ALTRA

Se i ricavi cessanti sono maggiori rispetto ai costi cessanti allora sono convenienti. Esempio slide: i ricavi non variano quindi inutile considerarli. Mantengo il vecchio impianto. Elemento di costo emergente sono i 20000 euro di affitto macchinario. Il costo affitto macchinario vecchio non lo considero perchè l’ho già pagato. Variano i costi di produzione, il nuovo riduce il costo a 3.5 per 10000 quindi il nuovo c’è il costo mergente di 20000 ma riesco. Risparmiare 25ooo di costi variabili. C’è un risparmio di 5000 per la scelta 2. Quindi affittiamo quello nuovo anche se abbiamo pagato affitto di quello vecchio. Eliminare o continuare a produrre una linea di prodotto? Affinché sia conveniente una determinata linea, questa mi deve assicurare un MdC >0 (varia al variare dei volumi). Chiudendo una linea potrebbe riuscire anche a risparmiare su determinati costi fissi, che semplicemente cessano. A. Non conviene produrre/vendere un prodotto se il suo MDCu è negativo in quanto ogni unità aggiuntiva prodotta/venduta genera una perdita. B. Inoltre, se esistono CFS relativi alla linea di prodotto, non conviene produrre/vendere un prodotto se il suo Mdc I° totale è inferiore ai suoi CFS eliminabili C. L’informazione rilevante per questa decisione è il MdC cessante : se il MdC cessante (Ricavi cessanti-costi cessanti) è negativo, conviene l’eliminazione. Ovvero i ricavi che vengono meno sono inferiori dei costi allora è conveniente chiudere la linea. D. I costi cessanti(generalmente)sono costituiti dai costi variabili e dai costi fissi specifici eliminabili. Esempio slide 8. La linea B è in perdita, -90, ma l’Mdc è positivo e quindi contribuisce a coprire i costi comuni. La line sembra non redditizia, quindi conviene chiudere? Se chiude la linea. Quali margine cessante? I ricavi vanno a 0, i costi variabili vanno a 0 perché se non si produce non li sosteniamo. Quindi rinunciamo al MDC1 liv. Ipotizziamo che siano cessanti anche i costi fissi specifici, quindi rinunciano al margine cessante di 800, il quale era positivo e ci consentiva di coprire in parte i costi fissi comuni. Quindi MDC 2 liv scompare e quindi non ha senso chiudere la linea perche non facciamo altro che peggiorare la situazione e togliamo -800 e il nostro riusato aziendale è di 560 ovvero peggiorato di 800. Qual’è il margine cessante dalla chiusura della linea se i costi specifici non siano eliminabili.? 1800, tutto lMDC 1 liv. Se il margine è > 0 allora non ha senso chiudere invece se i costi a cui rinunciamo sono maggiori allora conviene chiudere tale linea. Conviene tale decisione quando: il MARGINE DI CONTRIBUZIONE EMERGENTE(generato dalla produzione aggiuntiva di “B” ottenuta con la capacità produttiva resa disponibile) è superiore al MARGINE DI CONTRIBUZIONE CESSANTE (relativo alla linea di prodotto eliminata “A”) Rinuncio a un margine sulla linea per aumentar il margine sull’altra. I. Se il margine che emerge è > di quello che cessa sara conveniente effettuare tale scelta. II. Si può anche decidere di ridurre parzialmente i volumi di quell’attività, per poter aumentare i volumi dell’altra o creazione di una nuova linea.

In termini generali, per gli esercizi:

  • I costi fissi comuni non sono mai differenziali non sono rilevanti ai fini dell’analisi di make or buy; I costi variabili di produzione sono, tendenzialmente, differenziali rilevanti ai fini dell’analisi (presenti nell’alternativa make e assenti nell’alternativa buy);
  • I costi variabili commerciali (provvigioni) tendenzialmente non sono differenziali: non sono rilevanti ai fini dell’analisi; ciò avviene perché i costi di commercializzazione del prodotto sono sempre a carico dell’azienda, anche se esternalizza la produzione dello stesso. Questo non vale se viene esternalizzata la funzione commerciale e, quindi, i costi commerciali diventano irrilevanti ( non differenziali); Il buy , acquistare dall’esterno, comporta un sacrificio sui costi variabili, ovvero costo variabile unitario del buy, ovvero costo acquisto dal fornitore esterno è > del costo di produzione interna variabile. A livello generare. Pero il buy consente un risparmio sui costi fissi, liberarmi di una certa capacita produttivo, come per esempio non affittare un certo capannone o ecc… quindi se il buy.
  • Mi conviene quando i volumi non sono troppo rilevanti e più i volumi aumentano e meno mi conviene il buy.
  • Il make è conveniente per volumi elevati. Possiamo individuare quel volume/prezzo di acquisto esterno o produzione interna per far si che il make costi quanto il buy. Nel caso in cui la capacità produttiva che noi abbiamo nel momento in cui stiamo producendo internamente si libera nel caso in cui passiamo al Buy, può essere usata per aumentare la capacita di produzione che genera un margine emergente va considerato nell’economia complessiva e quindi a vantaggio del BUY. standard fisico unitario le unità di fattore scarso (espresse in kg, litri, Euro, ore-macchina, ore di manodopera, ecc.) necessarie per ottenere una unità di prodotto. Decisioni in presenza di vincoli: Il vincolo può essere sia di natura tecnica , quindi riguardare le ore di mano d’opera, la materia prima o qualsivoglia fattore produttivo che genera un costo diretto, di natura commerciale , tale vincolo si sostanzia in un limite massimo di fatturato generabile in un determinato mercato. I vincoli tecnici sono molto più frequenti di quelli commerciali. Nel caso di un vincolo tecnico , dopo aver verificato che tutti i prodotti di riferimento abbiano un margine di contribuzione positivo, si deve procedere verificando l’esistenza del vincolo (nell’esempio excelle dobbiamo verificare se sostanzialmente ci serve una quantità di ore maggiore rispetto a quella di cui disponiamo). Se tale vincolo esiste, si può risolvere il problema attraverso una ridefinizione del programma di produzione che tenga conto del margine che ciascun prodotto genera nell’unità di “fattore scarso” a disposizione (nell’esempio, A o B quanto margine generano in un’ora?); ovvero calcolo il MDCsul fattore scarso, dato dal rapporto tra il MDCun e lo STDfisico. Nel caso di un vincolo di natura commerciale il fattore scarso è dato dal fatturato. Es: un vincolo su una grandezza come il fatturato. Il fattore produttivo scarso, ovvero non può superato un certo tot massimo di fatturato: un azienda che esporta in un paese con sistema vincolistico che vincola esportazioni massime che un paese può effettuare nel suo territorio. Come faccio quindi a calcolare i prodotti che è più conveniente spingere in quel paese? —— MdcU/prezzo di vendita Quello che per ogni euro di fatturato crea più margine. In questo caso, come nel precedente, il problema si risolve andando a calcolare il MDCsul fattore scarso andando a fare il rapporto tra MDCun e prezzo del bene di riferimento.

Per capire se l’ordine è conveniente o no, devo capire l’ordine di convenienza tra i vari ordini che sto considerando, ovvero devo capire se è più conveniente usare il mio fattore produttivo scarso per la produzione standard o accettare il nuovo ordine. La linea più conveniente è quella che genera più margine di contribuzione per ogni unita del fattore produttivo che io ho in quantità limita ovvero quella che meglio fa fruttare il mio fattore produttivo scarso.

BREAK-EVEN ANALYSIS

I suoi ricavi coprono perfettamente i costi. Il volume di attività che permette di andare in pareggio. È un modello che mi permette di capire il livello di risultato che l’azienda riesce a raggiungere. Analisi utile nell’avvio di una nuova attività. Consente di mettere in relazione la struttura dei costi rispetto ai volumi di attività e quindi prevedendo i risultati economici. -analisi costi, volumi e risultati Analisi utile ad esempio in fase di start up. Alla base di tale analisi è fondamentale distinguere i CV che dipendono dai volumi e CF che non vi dipendono. -›prerequisito. Costi variabili —dipendono dai volumi Costi fissi—non dipendono dai volumi Vedi grafico La Sensitivity Analysis (Analisi di Sensitività) consiste nell' effettuare simulazioni riguardanti una sola variabile di un modello mantenendo invariate tutte le altre. Il modello dell'analisi di break-even consente di formulare ipotesi sulle differenti variabili che determinano i costi ed i ricavi aziendali Si riprenda in esame la relazione fondamentale che esprime la formazione del risultato economico (per semplicità riferita all'azienda monoprodotto): RE = RT-CVT - CF È possibile simulare modifiche su una delle determinanti del reddito e valutare l'impatto del cambiamento ipotizzato sull'entità del risultato economico. Focalizzare l'attenzione di volta in volta su una singola variabile permette di "isolare" l'effetto ad essa relativo. In alternativa, fissato il valore di RE desiderato (nullo, nel caso si desideri ragionare su un ipotetico pareggio aziendale, oppure corrispondente al valore obiettivo prescelto), si può procedere a calcolare il valore obiettivo che una singola determinante deve assumere per raggiungere il reddito desiderato, sempre mantenendo invariate tutte le altre. Il risultato ottenuto fornirà al decisore aziendale utili spunti di riflessione circa l'entità e la fattibilità della manovra da realizzare. Le possibili variabili oggetto di studio sono:

  • O: volumi di produzione/vendita, già oggetto di trattazione nel paragrafo pre-cedente;
  • P: prezzo ricavo, espressivo di una possibile manovra sui prezzi di vendita;
  • CV.: costo variabile unitario, legato ad un intervento sull'efficienza del processo produttivo e/ o sui prezzi-costo dei fattori produttivi;
  • CF: costi fissi, correlati ad interventi sul dimensionamento della struttura aziendale, peraltro difficilmente operabili nel breve periodo.

➡Tale concetto ha denso applicato se la variazione deriva dai volumi e non dal prezzo perché in tale caso non cambiano i costi.

  1. La determinazione del punto di pareggio aziendale—MONOPRODOTTO Il margine di contribuzione è da ritenersi una grandezza di importanza fondamentale per decisioni relative ai volumi di produzione/vendita in quanto fornisce utili indicazioni riguardo a come raggiungere il punto di pareggio aziendale o definiti livelli di profitto. In un'azienda monoprodotto il punto di pareggio verrà raggiunto allorché il margine di contribuzione totale uguagli i costi fissi, dato che: RE = RT - CVT - CF La validità di tale modello presuppone il verificarsi delle seguenti ipotesi -coincidenza tra quantità prodotte e quantità vendute (variazione delle rimanenze di prodotti finiti nulla)
  • (^) comportamento lineare dei costi e dei ricavi entro l'intervallo di osservazione, quindi:
  • (^) costanza del prezzo-ricavo e dei prezzi-costo unitari
  • (^) proporzionalità dei costi variabili al volume di attività;
  • (^) costanza dei livelli di efficienza;
  • (^) costanza dei costi fissi. Se citate condizioni si suppongono verificate all'interno dell'"area di rilevanza, ovvero di un limitato intervallo di variazione dell'attività ed in un arco temporale breve; AZIENDA MULTIPRODOTTO Per ogni linea di prodotto si individuano CV, CF SPECIFICI E CF comuni tra le linee. Per trovare punto, si ragiona sui quantitativi di pareggio per ciascuna linea, che consente alla linea di essere in pareggio e avere 1'MdC di II liv. =0. La determinazione del punto di pareggio per un’azienda multiprodotto prevede una sequenza di operazioni: Calcolo del punto di pareggio parziale (copertura dei costi fissi specifici) Determinazione del fatturato di pareggio globale (copertura dei costi fissi comuni) Suddivisione del fatturato di pareggio tra i prodotti e calcolo delle quantità complessive Calcolo del punto di pareggio parziale (copertura dei costi fissi specifici) per ogni linea di prodotto occorre calcolare la quantità di produzione/vendita che consente di coprire i relativi costi fissi specifici Calcolo del punto di pareggio globale (copertura dei costi fissi comuni) occorre individuare il fatturato aziendale che consente di coprire i costi fissi comuni Suddivisione del fatturato di pareggio tra i prodotti ipotesi per la suddivisione: costanza del mix di fatturato. si procede al calcolo della quota percentuale di ogni prodotto sul fatturato totale inizialmente ipotizzato si ripartisce il fatturato di pareggio aziendale sui differenti prodotti utilizzando le medesime percentuali SISTEMI ANALITICA Parliamo della struttura dell’apparato tecnico contabile che fornisce info utili al processo decisionale. Si chiama contabilità direzionale. La contabilità dei costi\analitica è un sotto-sistema della contabilità direzionale CONTABILITA ANALITICA: Un sottosistema informativo grazie al quale vengono rilevati in modo sistematico i dati elementari di costo e di ricavo. Tali dati elementari vengono successivamente organizzati in relazione a prescelti oggetti di calcolo e permette di determinare risultati economici parziali e relativi a specifici oggetti di riferimento.

Il sistema di contabilità analitica è in grado di isolare i ricavi e\o i costi ad esso attribuibili evidenziando risultati economici parziali, ovvero riferiti a particolari combinazioni economiche d’impresa. Le finalità: come ogni altro strumento del controllo direzionale, agevola lo svolgimento dell’attività di direzione in termini di: •CONTROLLO ECONOMICO - comprende l’origine di definiti risultati economici globali individuandone le determinanti (risultati parziali) •CONTROLLO ESECUTIVO -valutare le performance dei manager •SUPPORTO AL PROCESSO DECISIONALE -produrre info di costo per assistere il sistema decisionale. Es: una decisone riguardante l’esternalizzazione di una fase del processo di produzione. •MOTIVAZIONE/MORALE - influenzare attraverso la definizione di obiettivi |risultati i comportamenti e le motivazioni dei gruppi |individui che costituiscono l’organizzazione aziendale. Contabilità analitica VS contabilità generale CONTABILITÀ GENERALE: è un sistema di rilevazione con l’obiettivo di misurare il reddito d’esercizio e il capitale investito. Si focalizza sopratutto sulle rilevazioni dei flussi economici finanziari che intervengono tra l’azienda e i terzi. Quando l’azienda si caratterizza per crescenti livelli di complessità strutturale diventa necessario analizzare e rielaborare le info della contabilità generale, ed è proprio ciò di cui si occupa la contabilità analitica: ovvero della raccolta\rielaborazione di informazioni di costo e ricavo da utilizzare a supporto dei processi decisionali. —Hanno finalità differenti, cosi come le logiche differenti. Gli elementi di differenziazione tra contabilità generale e analitica: SCOPO Generale : misurazione del reddito e del capitale Analitica: rielaborazione dei dati di costo e di ricavo a supporto del processo decisional e MOMENTO DI RILEVAZIONE : Generale : si rilevano nel momento in cui c’è un entrata o uscita di cassa. Analitica: I movimenti si registrano nel momento in cui i fattori produttivi vengano utilizzati(quindi il momento in cui si verifica il consumo delle risorse) AMPIEZZA Generale : traccia tutti i costi e i ricavi che derivano da scambi dell’azienda con l’esterno, di qualsiasi natura, che essi siano acquistati o ceduti. La conseguenza è la commissione tra info di costo relative a differenti gestioni aziendali e a differenti utilizzatori delle risorse. Analitica: costi e ricavi della sola gestione caratteristica , quindi secondo la loro destinazione: si fa riferimento all’utilizzatore del bene\servizio. ESEMPIO (valido per ampiezza e tipologia) : le provvigioni di vendita rappresentano un’unica classe di costo per il sistema di contabilità generale perchè si riferiscono ad una stessa tipologia di fattore produttivo. Se cambio prospettiva di analisi basandomi alla ricerca di un fabbisogno sul costo di prodotto è evidente che l’informazione di costo rilevante non è più la natura, quindi non più le provvigioni in senso ampio ma solo quelle provvigioni utilizzate per la vendita del singolo prodotto di cui si intende calcolare il costo. TIPOLOGIA Generale : aggrega i valori per natura/tipologia, trovare per esempio tutti i costi del personale insieme nel bilancio sotto una voce Analitica: traccia e aggrega i costi per destinazione, oggetto di calcolo. DESTINATARI Generale : audience esterna , aka mercati finanziari Analitica: destinatari sono i manager

processo di definizione presenta margini di discrezionalità piuttosto alti;

  • - Costi standard : esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di definiti risultati rispettando prescelti livelli di efficienza nell’impiego delle risorse stesse. Consente al sistema di misurazione dei costi di identificare una serie di obbiettivi parziali indispensabili per l’individuazione della direzione di marcia cui l’organizzazione aziendale orienta i propri comportamenti -consente al management di individuare una serie di “pietre miliari” strumentali al raggiungimento degli obbiettivi predefiniti;
  • - Costi previsti: tentano di esprimere l’evoluzione nel tempo dei consumi di risorse derivanti dai condizionamenti dell’ambiente esterno. Oggetti di calcolo : il sistema analitico deve essere sviluppato in relazione alle esigenze informative e strumentai per il governo d’impresa. Non è da escludere la scelta di molteplici oggetti di calcolo. Al crescere della complessità strutturale aziendale si suggerisce l’impiego di differenti oggetti di calcolo. Gli oggetti di calcolo che si sono affiancati al prodotto\servizio aderendo alle caratteristiche del fabbisogno informativo connesso all’attività direzionale sono: - Area strategica d’affari intese come combinazione prodott\mercato\tecnologia in cui l’azienda è impegnata. In imprese complesse l’aria strategica d’affari deve rappresentare il punto di riferimento per articolare le aree risulta - Centri di responsabilità economica: unita organizzative con prestazioni vengono valutate grazie ad un sistema di grandezze di tipo economico finanziario. - Aree geografiche - Fasce di clientela omogenee in termini di preferenze \orientamento oppure nel caso di aziende di grandi dimensioni, i singoli clienti. - Fasi processo di produzione - Attività o i processi aziendali Quale informazione di costo deve essere erogata dal sistema di misurazione dei costi? Quale deve costituire output prevalente del sistema? ➡Ricordiamo che non esiste il costo di un prescelto oggetto di calcolo ma molteplici e differenti tipologie di costo tutte riferibili allo stesso oggetto. Si tratta quindi di individuare a priori quale configurazione di costo risulta essere più aderente al fabbisogno informativo. Cos’è una metodologia di calcolo dei costi Una metodologia di calcolo dei costi è il modo (la via, il sentiero) attraverso il quale le diverse classi di costo, rilevate per natura dalla Co.Ge., vengono aggregate attorno ad un prescelto oggetto finale di calcolo (un prodotto, un canale distributivo, un’A.S.A., un’attività, un processo). Quali alternative?
  • Metodologia direct costing
  • Metodologia full costing Come strutturare metodologia full costing?
  • Su base unica
  • Su base multipla? Orientamento AI FATTORI PRODUTTIVI Orientamento FUNZIONALE Orientamento AI CENTRI DI COSTO LE POSSIBILI CONFIGURAZIONI DI COSTO Ci sono due configurazioni di costo "estreme" tra loro collegate da un continuum di soluzioni intermedie.
  1. i fattori impiegati nel processo di produzione di un bene o di erogazione di un servizio generano costi che presentano relazioni di causalità più o meno immediate con l'oggetto finale di calcolo (in questo caso l'unità di prodotto/servizio); tutti i costi, sia diretti che indiretti, sono considerati costi di prodotto e, conseguentemente, dovranno essere ad esso imputati.
  • Non esistono, di conseguenza, costi di periodo;
  • Tale configurazione è detta: un costo pieno (o full costing) in quanto all'unità di prodotto/servizio verranno progressivamente imputati tutti i costi aziendali indipendentemente dal fatto che essi siano diretti o indiretti,
  1. solo i costi relativi a fattori produttivi che presentano relazioni di causalità diretta ed immediata con l'oggetto finale di calcolo (nel caso di specie i soli costi diretti) sono considerati costi di prodotto e, di conseguenza, dovranno essere ad esso imputati;
  • i costi indiretti non debbono essere imputati all'oggetto finale di calcolo e vengono quindi considerati costi di periodo gravando, sul periodo in cui sono stati sostenuti;
  • la configurazione è detta costo diretto (o direct costing) in quanto all'unità di prodotto/ servizio vengono imputati soli i costi diretti;
  • il costo dell'unità di prodotto viene pertanto calcolato imputando ad essa esclusivamente le componenti di costo diretto, mentre non si effettua l'imputazione di quote di costi indiretti;
  • Il costo diretto complessivo è perciò determinato aggregando progressivamente i seguenti elementi di costo
    • i costi diretti di produzione: materie prime, manodopera (se considerata variabile), lavorazioni esterne, altri costi variabili di produzione;
    • i costi diretti commerciali: provvigioni, trasporti, sconti. Nella maggior parte dei casi dove non si verifica una presenta rilevante di costi variabili indiretti (es: energia elettrica) il costo variabile unitario coincide con il costo diretto unitario. In tale ipotesi la differenza tra le due configurazioni di costo è riconducibile all’opportunità di imputare costi indiretti ma variabili rispetto a volumi di attività raggiunti dall’azienda all’unita di prodotto. Le conseguenze della scelta di configurazione di costo: La scelta di configurazione incide sulla capacita del sistema di svolgere la propria funzione di supporto alle attività di direzione di impresa, rendendo disponibili le info necessarie a realizzare un efficace controllo economico per agevolare il processo decisionale. Come il perseguimento di queste finalità può essere influenzato dalla configurazione di costo? In primo luogo si dimostra come la disponibilità di info di costo pieno invece che di costo diretto (o variabile) interviene sulla capacita del sistema analitico di individuare le modalità di formazione di risultati economici sia in senso temporale (quando si sono formati) che in senso spaziale (da dove nascono i risultati). Quindi la configurazione di costo prescelta è in grado di modificare la distribuzione nel tempo dei risultati economici conseguiti\conseguibili: Volume produzione > volume di vendita (si genera un incremento nelle rimanenze ) il risultato economico è > valorizzando le rimanenze a costo pieno questo perchè valorizzando una configurazione a costo pieno si rinviano all’esercizio successivo oltre i costi variabili ma anche una parte di costi fissi. Volume di vendita = volume di produzione non si realizza alcuna variazione nelle rimanenze di prodotti finiti (magazzino costante ) il risultato economico è indifferente rispetto alla configurazione adottata. Volume di produzione < volume di vendita (decremento del magazzino) quantità vendute sono superiori alle quantità prodotte risulto economico superiore con una configurazione a costi diretti o variabili Nel caso in cui si fosse utilizzato il costi pieno vengono attribuiti all’esercizio anche parte dei costi fissi che rappresentano una sorta di "eredità" degli es precedenti. Quindi la scelta di configurazione di costo pieno rispetto alla configurazione di costo variabile pur non influenzando i risultati economici complessivi ne determina una differente distribuzione nel tempo: I risultati reddituali seguono l’andamento delle vendite nell’ipotesi di valorizzazione delle rimanenze a costo variabile, mentre seguono l’andamento della produzione utilizzando il costo pieno.
  • il costo pieno industriale: ottenuto sommando ai costi diretti di produzione (tipicamente materiali, manodopera, lavorazioni esterne ed altri costi diretti) quote dei costi indiretti di produzione (dato utile alla valorizzazione delle rimanenze);
  • il costo pieno aziendale: ottenuto sommando al costo pieno industriale i costi diretti commerciali ed una quota di costi indiretti commerciali, amministrativi e generali. Per es: tutti i costi produttivi amministrativi che sono 100, che base uso per ripartire? Tot ore macchine che è 100. Calcolo coefficiente, che mi dice la quota di costo da imputare per ogni base: 100\100=1. Ogni macchina si porta dietro 1 euro di cost indiretti, ovvero 1 euro di ora macchina. costi\base= coefficiente. Che poi moltiplico per il valore di ciascuna base. Funziona bene quando le categorie ( es: i costi indiretti) sono omogenei tra loro. Se però tra i 100 che ho 25 mi dipendono da ore MOD e 75 da ore macchina andrà a favorire una parte e danneggiare un’altra. Ore macchina come base è opportuno a quando i costi indiretti dipendono dal funzionamento
    ammortamento macchinari. Quando i costi indiretti dipendono da kg di materie prime: quanto materia prima è molto delicata quindi richiede di essere mantenuta ad una certa temperatura nelle celle frigo, e se i costi indiretti sono costi di energia elettrica che uso per mantenere le celle frigo allora i kg di materie prime possono essere la base per spartire i costi. Base quantitativa molto semplice : volumi di produzione, quando azienda è multi-prodotto o comunque i prodotti sono molto omogenei tra di loro. A seconda dei vantaggi e/o dei limiti possiamo scegliere in base a diversi criteri, tra cui: 1. Oggettività dell’informazione Se l’esigenza è quella di ottenere un’informazione di costo che prescinde da valutazioni di tipo soggettivo legate alla progettazione dell’architettura del sistema di misurazione dei costi, la scelta verte sul sistema di direct costing. Questo avviene perché il direct costing, considerando solo le informazioni di costo diretto legate all’oggetto finale di calcolo da una relazione diretta ed immediata (standard fisico), garantisce informazioni massimamente oggettive. Viceversa, il full costing, considerando tutti i costi (quindi anche quelli indiretti), porta ad un’informazione di costo soggettiva che, però, deve risultare quantomeno attendibile. 2. Completezza delle informazioni di costo – costo dell’informazione Solo il full costing permette di monitorare la totalità dei costi (sia diretti che indiretti). Tali informazioni, se pur completa, è molto costosa in quanto richiede tecnologie appropriate (applicativi di area amministrativa, gestionale...), di processi e di persone. Tali fattori possono essere sia interni che esterni (società di consulenza). Il direct costing, al contrario, è relativamente semplice da progettare e da mantenere, quindi risulta meno costoso. 3. Chiarezza dell’informazione La massima chiarezza delle informazioni di costo si ottiene con la scelta di tipo direct. Per quanto riguarda, invece, l’ambito di applicabilità la scelta è guidata da: 1. Struttura di costo In presenza di una struttura di costo con un’elevata incidenza di costi indiretti la scelta sarà quella di una configurazione di tipo full, perché, in caso contrario, si andrebbero a trascurare un’elevata percentuale di costi. 2. Fase del ciclo di vita Con “fase del ciclo di vita” si fa riferimento al prodotto, non all’azienda. Se il prodotto che ho lanciato è nella fase di introduzione e/o di sviluppo ( prodotto nuovo) la scelta ricade in una configurazione di tipo full; questo avviene perché un prodotto nuovo porta con sé molteplici costi (costi di ricerca e sviluppo, di marketing, di ammortamento). Viceversa, un prodotto maturo può essere gestito con una configurazione direct.

3. Sfruttamento della capacità produttiva Se l’azienda verte in una situazione di desaturazione della capacità produttiva (produce poco rispetto alle sue potenzialità) è raccomandabile l’utilizzo di una configurazione di costo di tipo direct perché, in questo caso, l’obbiettivo è accettare qualsiasi commessa che presenti un margine di primo livello positivo che consenta anche solo una parziale copertura dei costi fissi. In presenza di una saturazione della capacità produttiva è raccomandabile l’utilizzo di una configurazione di costo di tipo full; ciò avviene perché è necessario considerare la marginalità netta generata dal prodotto una volta coperti tutti i costi diretti. 4. Complessità strutturale Un’azienda con un’elevata complessità strutturale (es. elevato numero di divisioni/filiali...) avrà di conseguenza, un elevato numero di costi indiretti; quindi, in questa situazione, la scelta ottimale sarà quella di una configurazione di tipo full. 5. Processo decisionale Se è necessario prendere decisioni di tipo strategico bisogna considerare tutti i costi, quindi opto per una configurazione di tipo full. TASSONOMIA DELLE BASI DI IMPUTAZIONE: Base quantitative: Basi a valore : possono esser opportune nei contesti dove il costo del fattore produttivo è molto diverso tra gli oggetti di calcolo. Le linee di manodopera per produrre un prodotto mi richiede una manodopera con gradi di specializzazione differenti.

  • SU BASE MULTIPLA: si rinuncia a mettere insieme i costi indiretti per poi avere difficolta nel trovare un’unica base per rappresentare in modo efficiente come i costi indiretti assorbono i costi Si costruiscono tanti aggregati intermedi di costo. Per ogni aggregato intermedio di costo si trova una base diversa. Secondo quali criteri raggruppo i vari costi? Orientamento ai fattori produttivi cerco di creare classi di costi indiretti molto omogenee, quindi categorie di costi molto omogenee. Vantaggio: riduce gli aggregati. Metodologia di calcolo a costo pieno che prevede l’utilizzo delle singole tipologie di fattore produttivo come aggregato intermedio di costo. In questo contesto potremmo considerare, ad esempio, come aggregato produttivo gli ammortamenti, la mano d’opera indiretta (MOI), gli “utility” ( spese legate al funzionamento dell’edificio: riscaldamento, elettricità, acqua; le spese di manutenzione). La ratio di questa metodologia di calcolo deriva dal fatto che ogni tipo di fattore produttivo indirettamente legato agli oggetti finali di calcolo si caratterizza per proprie modalità di assorbimento da parte di questi ultimi; è pertanto opportuno imputare i costi relativi alle classi di fattori produttivi individuate attraverso l’impiego di basi di imputazione differenziate. Il vantaggio di tale approccio deriva dalla sua semplicità di progettazione e dal fatto che consente di ridurre l’arbitrarietà del processo di attribuzione dei costi indiretti. Gli svantaggi, invece, sono: o Dover prevedere tanti aggregati intermedi di costo quanti sono i fattori produttivi indiretti e, di conseguenza, gestire molteplici driver; Dover gestire gli aggregati disomogenei, ad esempio, nell’ambito degli ammortamenti, posso avere ammortamenti di beni strumentali dell’area industriale e ammortamenti di beni strumentali dell’area commerciale; La ridotta capacità di supportare il controllo esecutivo in azienda. Il calcolo del costo pieno su base multipla seguendo un orientamento ai fattori produttivi, quindi, risulta essere particolarmente efficace in contesti aziendali caratterizzati dalla presenza di un numero relativamente ridotto di classi di costi indiretti e di oggetti finali di calcolo. Orientamento funzionale