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Primo modulo di programmazione e controllo università cattolica del sacro cuore professori Maria foti e Matteo invernizzi
Tipologia: Sintesi del corso
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I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti a supporto dell’attività di direzione d’impresa. Coloro che hanno la responsabilità di guidare un’azienda (il management aziendale) possono infatti trovare nei sistemi di programmazione e controllo un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia della propria azione. Esistono due approcci di direzione che è possibile seguire:
puntare l’attenzione al problema aziendale in quel momento più urgente col fine di risolverlo in tempi brevi.
pianificazione, programmazione e controllo. Per quanto riguarda la pianificazione e la programmazione vengono definiti gli obiettivi da conseguire nel tempo (breve, medio, lungo periodo) in funzione delle caratteristiche d’ambiente ed impresa e loro costante revisione nel tempo. Mentre, per quanto riguarda il controllo, si tratta di guidare l’impresa verso gli obiettivi predefiniti o rivisitati. Con l’approccio razionale/anticipatorio è possibile:
Si caratterizza per una serie di tipologie di informazioni. La prima macro tipologia include informazioni necessarie a misurare la performance effettivamente raggiunta dall’azienda nel suo complesso e dalle unità organizzative elementari:
Il costo di un bene o di un servizio è costituito dal valore delle risorse, le differenti specie consumate per lo svolgimento dell’attività che rendono disponibile quel bene o quel servizio. Quindi possiamo dire che il concetto di costo si caratterizza per due elementi.
In particolare, nel caso in cui l'azienda operi all'80% della propria capacità produttiva, il costo della manodopera può trovare quattro differenti ipotesi di classificazione, come illustrato:
L’attività di controllo direzionale è definita come il processo mediante il quale i dirigenti si assicura che le risorse siano ottenute ed usate efficacemente ed efficiente per il raggiungimento degli obiettivi dell’organizzazione. Sono strumentali allo svolgimento di un’efficace attività di controllo e le seguenti classificazioni di costo sono:
Si definiscono costi controllabili i costi influenzabili dalle azioni dalle decisioni di chi ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione aziendale. Il concetto di controllabilità di un costo richiede quindi l’individuazione di un’unità organizzativa che possa governare l’uso della risorsa.. COSTI NON CONTROLLABILI Si definiscono non controllabili i costi non influenzabili dalle azioni e dalle decisioni di chi ne ha la responsabilità all’interno dell’organizzazione.
**MARGINE DI CONTRIBUZIONE** Attraverso la classificazione dei costi in relazione alla differenza variabilità, è possibile determinare una grandezza fondamentale nell’ambito dei processi di programmazione e controllo. In questo contesto teniamo conto del fatto che i costi variabili sono da considerare costi di prodotto e vanno quindi considerati ai fini della valutazione delle rimanenze mentre i costi fissi sono invece classificati come costi di periodo. A. **Il margine di contribuzione unitario** corrisponde alla differenza fra il coefficiente angolare delle due rette espresse dall’angolo alfa, la diversa angolazione delle due rette dipende dalla misura in cui per la singola unità di prodotto l’azienda è in grado di spuntare un prezzo di vendita superiore a livello dei costi variabili da sostenere. B. **Il margine di contribuzione totale** corrisponde alla sommatoria dei margini unitari accumulati fino al livello di attività raggiunto.L’ANALISI DIFFERENZIALE- INTRODUZIONE L’attività di controllo direzionale ed operativo vengono definiti come A. Il processo mediante il quale i dirigenti si assicurano che le risorse siano ottenute utilizzate efficiente per il raggiungimento degli obiettivi di organizzazione ( controllo direzionale ) B. Il processo che assicura che che compiti precisi siano portati a termine in maniera efficace ed efficiente ( controllo operativo ) Bisogna tenere conto che il margine di contribuzione è una grandezza economica, cioè il contributo al processo decisionale si esaurisce in una valutazione di convenienza di carattere economico finanziario. L’approccio metodologico per valutare la convenienza economica di varie alternative gestionali è l’analisi differenziale. Il metodo dell’analisi differenziale segue dei punti:
Conviene tale decisione quando: il MARGINE DI CONTRIBUZIONE EMERGENTE (generato dalla produzione aggiuntiva di "B" ottenuta con la capacità produttiva resa disponibile) è superiore al MARGINE DI CONTRIBUZIONE CESSANTE (relativo alla linea di prodotto eliminata "A") MDC emergente = Ricavi emergenti - CV emergenti - eventuali CFS emergenti > MDC cessante = Ricavi cessanti - CV cessanti - CFS eliminabili Proseguendo con l’esempio si supponga che le capacità produttiva resa disponibile dalla eventuale eliminazione di B possa essere utilizzata per incrementare la produzione di A con i seguenti valori incrementali:
Va sottolineato che i vincoli possono riguardare fattori produttivi (ore, MOD, materie prime, ore macchina) ma anche altre grandezze come ad esempio il fatturato. In quest'ultimo caso il fattore scarso unitario è il prezzo di vendita. Esistono vincoli di natura commerciale e di natura tecnica! Esempio: sono disponibili nel reparto K 2000 ore macchina e abbiamo le seguenti informazioni: Per risolvere questo problema è necessario innanzitutto: A. verificare che tutti i prodotti abbiano MdC l° positivo B. verificare che realmente esista un vincolo Nel nostro esempio entrambe le condizioni sono soddisfatte (le ore necessarie per produrre le quantità vendibili sono 2.600). È quindi necessario individuare il prodotto che massimizza il rendimento del fattore scarso. Applicando l'algoritmo ai tre prodotti otteniamo quanto riportato in tabella. Per definire il programma di produzione il fattore scarso va, infine, destinato progressivamente partendo dal prodotto più conveniente fino al suo esaurimento.
**ANALISI COSTI-VOLUMI-RISULTATI (BREAK-EVEN ANALYSIS)** Il margine di contribuzione è da ritenersi una grandezza di importanza fondamentale per decisioni relative ai volumi di produzione/vendita in quanto fornisce utili indicazioni riguardo a come raggiungere il punto di pareggio aziendale o definiti livelli di profitto. Questo modello interpretativo consente, col fine di raggiungere dei risultati economici, di mettere in relazione: **A. Struttura dei costi variabili o fissi B. Volumi di attività** Assumendo, infatti, come ipotesi di lavoro la completa classificazione dei costi aziendali in fissi e variabili, appare evidente che, in un'azienda mono-prodotto il punto di pareggio verrà raggiunto allorché il margine di contribuzione totale uguagli i costi fissi, dato che: **_- RE = RT - CVT - CF - RE = MdC tot - CF_** E quindi agevolmente determinabile il volume di produzione/vendita tale per cui si ha: **MdC tot = CF** Esso è infatti esprimibile come segue: **_- MdCun x QBEP = CF - QBEP = CF/MdCun_** È possibile calcolare il fatturato di pareggio: Ed è possibile calcolare il fatturato necessario per ottenere un predefinito risultato economico: Le formule inverse sono: **ANALISI WHAT IF** Nel primo grafico abbiamo una variazione in aumento del costo variabile unitario per cui la quantità di pareggio aumenta. Nel caso di variazione in diminuzione la dinamica è opposta **PUNTO DI PAREGGIO NELL’AZIENDA MULTIPRODOTTO** La determinazione del punto di pareggio per un'azienda multiprodotto prevede una sequenza di operazioni: 1. Calcolo del punto di pareggio parziale ( **_copertura dei costi fissi specifici_** ) 2. Determinazione del fatturato di pareggio globale ( **_copertura dei costi fissi comuni_** ) 3. Suddivisione del fatturato di pareggio tra i prodotti e calcolo delle quantità complessive Nel caso del calcolo del punto di pareggio parziale (copertura dei costi fissi specifici) per ogni linea di prodotto occorre calcolare la quantità di produzione/vendita che consente di coprire i relativi costi fissi specifici **Q = CFS/MDCun** Nel caso del calcolo del punto di pareggio globale (copertura dei costi fissi comuni) occorre individuare il fatturato aziendale che consente di coprire i costi fissi comuni **Fa = COSTI FISSI COMUNI / (MdC totale /Fatt. previsto totale** ) Per quanto riguarda la suddivisione del fatturato di pareggio tra i prodotti A. ipotesi per la suddivisione: costanza del mix di fatturato. B. si procede al calcolo della quota percentuale di ogni prodotto sul fatturato totale inizialmente ipotizzato C. si ripartisce il fatturato di pareggio aziendale sui differenti prodotti utilizzando le medesime percentuali Calcolo delle quantità di pareggio complessive: - determinazione del fatturato di pareggio attribuito a ciascuna linea di prodotto - somma delle quantità così ottenute con le quantità di pareggio parziale calcolate nel primo passaggio. #### LEVA OPERATIVA Struttura dei costi = incidenza dei costi fissi (CF) sui costi totali, rappresenta l’indice di rigidità. A seconda della scelta della struttura (più o meno rigida), cambia il rischio operativo dell’impresa. Margine di contribuzione (MC) è l’indicatore utile per valutare la convenienza della struttura dei costi. Esprime la variazione percentuale del risultato economico dovuta ad una variazione percentuale unitaria del fatturato: **G.L.O= MDC I tot./ MDC II tot**. Il grado di leva operativa quindi misura la sensibilità del risultato operativo al variare dei volumi di attività. Se ricavi variano di X%, utile varia di X% × GLO. La leva operativa è applicabile solo a variazioni di fatturato derivanti da una variazione dei VOLUMI di vendita. Nel caso in cui si abbia una variazione di fatturato generata da variazioni del PREZZO di vendita, il reddito operativo aumenta o diminuisce di un importo pari, in valore assoluto, all'aumento/ diminuzione del fatturato **MARGINE DI SICUREZZA** Esprime la variazione percentuale del fatturato sopportabile senza incorrere in una perdita. In altre parole Indica di quanto possono ridursi le vendite prima che l’impresa vada in perdita. Al crescere della rigidità: 1. aumenta il punto di equilibrio, 2. si riduce il margine di sicurezza. **M.S.= MDC II tot. / MDC I tot. M.S.= Fatturato previsto - fatturato di equilibrio/ fatturato previsto**. **_Esempio delle tre imprese (Omicron, Sigma, Omega)_** - Omicron: molti costi fissi, struttura rigida, MC unitario alto (24). - Omega: pochi costi fissi, struttura flessibile, MC unitario basso (15). - Sigma: via di mezzo, ibrida. Tutte hanno stesso fatturato e utile a 10 unità vendute, ma con composizione dei costi diversa. Omicron: - Accumula molto MC per ogni unità, ma ha CF elevati (140) - Ha bisogno di più vendite per coprire i costi (punto di equilibrio più alto). - Rischio maggiore in caso di calo delle vendite. Omega: - CF bassi (50), curva dei costi più ripida ma più bassa. - Punto di equilibrio più vicino, quindi maggiore sicurezza se i volumi scendono. - Rischio inferiore. Sigma: situazione intermedia. _Analisi della riduzione delle vendite (da 10 a 5 unità = -50%)_ - Omega: utile si riduce del 75% ma resta positivo. - Sigma: utile si azzera. - Omicron: va in perdita (-20), cioè peggiora del 120%. Le differenze derivano dall’incidenza del MC perso (legato alle unità non vendute). _Esempio calcolato (a 10 unità)_ : - (^) Omicron: GLO = 2,4 -50% ricavi -120% risultato operativo. - (^) Sigma: GLO = 1,5 -50% ricavi -75% risultato operativo. - (^) Omega: GLO = 2,0 -50% ricavi -100% risultato operativo. Se i volumi aumentano (es. +20%), l’effetto è amplificato positivamente. Omicron, pur più rischiosa, è quella che beneficia di più in fase di crescita. 2. valutare i risultati raggiunti dalle unità organizzative che operano ai vari livelli dell'organizzazione (centri di responsabilità economica); 3. orientare il processo decisionale verso criteri di convenienza economica (si pensi, ad esempio, ad una decisione riguardante l'esternalizzazione di una fase del processo di produzione); 4. influenzare, attraverso la definizione di obiettivi e la rilevazione dei risultati (di natura economica) assegnati alle differenti unità organizzative, i comportamenti e le motivazioni dei gruppi e degli individui che costituiscono l'organizzazione aziendale. **FINALITÀ DELLA CONTABILITÀ ANALITICA** Come come ogni altro strumento del controllo direzionale, la contabilità analitica agevola lo svolgimento dell’attività direzionale in termini di: - Controllo economico - Controllo esecutivo - Supporto il processo decisionale - Motivazione e morale **CONTABILITÀ GENERALE E ANALITICA: DIFFERENZE METODOLOGIA DI ANALISI DELLA CONTABILITÀ ANALITICA** La **_contabilità generale_** si occupa della rilevazione di tutte le variazioni nella posizione monetaria (debitoria o creditoria) dell'azienda nei confronti di terzi nel momento in cui si verifica una variazione di moneta o di credito/debito: in altri termini si rilevano, tra l'altro, gli acquisti di risorse, di qualsiasi tipo esse siano, e le cessioni di beni e servizi a terzi. Con opportune integrazioni, apportate al momento della redazione del bilancio, si passa da una logica "di cassa" ad una logica "di competenza". ### GE. CO.AN. ### SCOPO Misurazione del reddito e del ### capitale ### Rielaborazione di dati di ### costo e di ricavo a supporto ### del processo decisionale e ### dell'attività di controllo ### MOMENTO DI ### RILEVAZIONE ### Modificazione della posizione ### debitoria o creditoria ### dell'azienda nei confronti di ### terzi ### Utilizzazione del fattore ### produttivo ### AMPIEZZA Tutti i costi e i ricavi Costi relativi alla gestione ### caratteristica ### TIPOLOGIA Costi e ricavi per natura Costi e ricavi per ### destinazione ### DESTINATARI Informativa esterna, bilancio ### civilistico e fiscale ### Informativa interna, ### informazioni per il ### management ### PROFONDITÀ DI ANALISI Informazioni sintetiche Informazioni al massimo ### livello di analisi, riaggregate ### in funzione del fabbisogno ### informativo ### ORIZZONTE TEMPORALE Tipicamente dati storici Dati sia consuntivi sia ### previsionali La **_contabilità analitica_** si occupa della rilevazione e della rielaborazione delle informazioni di costo (e di ricavo) nel momento in cui avviene l'utilizzazione del fattore produttivo cioè nel momento in cui si verifica il consumo delle risorse. Ad evidenza questa differenza di impostazione impone la definizione di procedure di collegamento e di riconciliazione tra i dati forniti dai due sistemi di misurazione. La corretta progettazione di un sistema di misurazione dei costi non può prescindere dalle seguenti scelte fondamentali e relative a A. **Tipologia delle informazioni di costo** che il sistema medesimo deve essere in grado di rilevare, elaborare e rendere disponibili agli organi preposti al governo d'impresa o di parti di essa. In particolare, tali scelte si riferiscono a: - le principali classificazioni di costo necessarie a progettare e ad utilizzare - correttamente il sistema di contabilità analitica - la configurazione di costo cui dovrà essere orientata la progettazione del sistema in esame; - gli elementi di costo verso cui dovrà essere focalizzato il sistema di contabilità analitica; - la tipologia di dati processati dal sistema. B. **Metodologia di rilevazione dei costi** : ovvero i percorsi prescelti per calare le classi di costo selezionati su oggetti di calcolo prescelti C. **Oggetti di calcolo** : attorno a quali entità è necessario polarizzare le informazioni. L'oggetto di calcolo dei sistemi di contabilità analitica si è quasi esclusivamente identificato con il prodotto/servizio. Gli oggetti di calcolo che si sono lentamente "affiancati" al prodotto/servizio aderendo alle caratteristiche del fabbisogno informativo connesso all'attività di direzione sono: - l'area strategica d'affari, intese come combinazione prodotto/mercato/tecnologia in cui l'azienda è impegnata; - il numero e la rilevanza delle aree strategiche d'affari varia in relazione alle dimensioni ed alla complessità dell'azienda: - i centri di responsabilità economica ovvero unità organizzative le cui prestazioni che si prestano ad essere valutate grazie ad un sistema di grandezze di tipo economico-finanziario - le aree geografiche; - fasce di clientela omogenee in termini di preferenze e di orientamenti o, nel caso in cui si tratti di aziende di grosse dimensioni, i singoli clienti; - le fasi del processo di produzione; - le attività o i processi aziendali. ~~~~~~~ verranno progressivamente imputati tutti i costi aziendali indipendentemente dal fatto che essi siano diretti o indiretti; Un costo invece è diretto (o direct costing) in quanto all'unità di prodotto/servizio vengono imputati soli i costi diretti; il costo dell'unità di prodotto viene pertanto calcolato imputando ad essa esclusivamente le componenti di costo diretto, mentre non si effettua l'imputazione di quote di costi indiretti; **METODOLOGIA DI CALCOLO DEL COSTO DIRETTO** La metodologia del direct costing (o calcolo a costi diretti/variabili) mira a costruire un’informazione di costo basata solo sugli elementi direttamente imputabili al prodotto (cioè i costi variabili). L’idea di fondo è che, per supportare le decisioni di breve periodo, sia più utile disporre di informazioni oggettive e certe, anche se incomplete, piuttosto che ricorrere al full costing, che imputa ai prodotti anche i costi indiretti attraverso criteri spesso arbitrari e soggettivi. Elemento centrale del direct costing è il margine di contribuzione, cioè la differenza tra ricavo e costi variabili. - **Margine di contribuzione unitario** : prezzo di vendita – costo variabile unitario. - **Margine di contribuzione totale di prodotto** : margine unitario × quantità vendute. - **Margine di contribuzione aziendale** : somma dei margini di tutti i prodotti. Il margine serve a valutare quanto ciascun prodotto contribuisce alla copertura dei costi fissi e alla formazione del risultato netto. **_DIRECT COSTING SEMPLICE_** Si imputano ai prodotti solo i costi variabili. I costi fissi sono trattati come costi di periodo e considerati solo a livello complessivo aziendale. Permette di calcolare il margine di contribuzione unitario e totale per prodotto, ma il risultato netto è calcolato solo a livello di impresa, non di singolo prodotto. È adatto ad aziende poco complesse, con poche linee di prodotto e costi fissi comuni e indifferenziati. Vantaggi: - Calcoli semplici ed economici. - Informazioni oggettive, chiare e utili per le decisioni di breve periodo. - I costi fissi non vengono “spalmati” arbitrariamente sui prodotti, quindi rimangono più facilmente memorizzabili e gestibili. Limiti: - Non distingue quali prodotti assorbono più o meno costi fissi. - Non adatto per scelte di lungo periodo o per imprese complesse, perché trascura l’impatto dei costi fissi specifici. **_DIRECT COSTING EVOLUTO_** Mantiene la distinzione tra costi variabili e costi fissi, ma isola i costi fissi specifici legati a determinati prodotti, linee di prodotto o aree di responsabilità (es. ammortamenti di impianti specializzati, spese di R&S, campagne pubblicitarie dedicate). Permette quindi di calcolare: 1. **Margine di contribuzione di primo grado (ricavi – costi variabili).** 2. **Margine di contribuzione di secondo grado (detratti anche i costi fissi specifici)**. In questo modo ciascun prodotto deve prima coprire i propri costi fissi specifici e poi contribuire alla copertura dei costi fissi comuni aziendali. È adatto a imprese complesse, con molte aree di risultato e responsabilità, e una forte incidenza di costi fissi specifici. Vantaggi: - Fornisce un’informazione più realistica nei contesti in cui i costi fissi sono elevati e differenziati tra prodotti. - Permette di valutare meglio la redditività delle singole linee di prodotto o delle divisioni aziendali. - Evita che i prodotti ad alta intensità di capitale appaiano più redditizi di quanto siano realmente (perché nel semplice l’ammortamento degli impianti resta “nascosto” nei costi fissi generali). Limiti: - Più complesso da applicare rispetto al semplice. - Richiede di individuare correttamente quali costi fissi siano specifici e quali comuni.METODOLOGIA DI CALCOLO A COSTI PIENI L'obiettivo della metodologia di calcolo dei costi pieni (comunemente definita full costing) è la definizione di una configurazione di costo in cui siano imputati al prodotto tutti gli elementi di costo relativi ai fattori produttivi. Abbiamo i costi diretti che sono imputabili in maniera oggettiva al prodotto, e gli elementi di costo indiretti che comportano una maggiore incertezza di imputazione, sia che essi siano riferiti alla produzione che alla struttura commerciale e amministrativa dell'azienda. I costi indiretti sono infatti riconducibili al prodotto (o, in generale, agli oggetti di calcolo prescelti) solo utilizzando opportune basi di ripartizione. In sintesi la metodologia di calcolo a costi pieni può essere articolata nelle seguenti fasi: individuazione degli elementi di costo diretti e loro successiva imputazione diretta agli oggetti di calcolo finali prescelti (prodotti/servizi); individuazione degli elementi di costo indiretto da includere nel calcolo del costo pieno; se, ad esempio la configurazione di costo prescelta è il costo pieno industriale, saranno considerati solo i costi indiretti relativi all'area di produzione; se invece si intende ottenere una configurazione di costo pieno aziendale saranno inseriti anche i costi indiretti di struttura (commerciali, amministrativi, generali); definizione delle modalità di imputazione dei costi indiretti ; definizione delle logiche di localizzazione ed attribuzione dei costi , ossia dei criteri di aggregazione dei costi indiretti in livelli intermedi; identificazione delle relazioni esistenti tra gli aggregati intermedi di costo in precedenza identificati. identificazione delle relazioni esistenti tra gli aggregati intermedi di costo e gli oggetti finali di calcolo e conseguente definizione delle basi di imputazione maggiormente idonee ad esprimerle; calcolo del costo pieno di prodotto. CALCOLO DEI COSTI PIENI SU BASE UNICA La metodologia di calcolo su base unica consente di determinare in maniera molto immediata, e quindi semplificata, il costo pieno di prodotto senza individuare aggregati intermedi di costo. Tale metodologia di calcolo dei costi pieni (comunemente nota come full costing su base unica) si articola nelle seguenti fasi: