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Tipologia: Esercizi
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Regia Anthony Silverston - Origine Sudafrica, 2013 Distribuzione Eagle Pictures - Durata 83’ - Dai 5 anni
Khumba è un cucciolo di zebra, ma è particolare: infatti ha le strisce solo nella parte anteriore del corpo. I suoi simili sono convinti che lui, con la stranezza del suo colore, sia proprio la causa della siccità che ha colpito il loro territorio e quindi restano chiusi in una limitata zona del deserto per preservare l’unica pozza d’acqua nel raggio di chilometri.
Ma, una volta diventato più grande, Khumba decide di varcare il confine dell’area protetta per avventurarsi alla ricerca di una fonte magica: sua mamma, infatti, prima di morire, gli ha raccontato una leggenda secondo la quale quella fonte donerebbe le strisce alle zebre che vi si immergono.
Inizia così il viaggio di Khumba: lo accompagnano Bradley, uno struzzo artista e strampalato, e Mama V, uno gnu accudente e protettivo.
Questo strano gruppetto, a cui si aggiungerà anche un branco di antilopi, si inoltra nella foresta sudafricana, affronta situazioni complicate e alcuni pericoli: ad esempio Phango, il leopardo predatore, mai però così predatore come gli umani che vogliono a tutti i costi catturare immagini fotografiche dei magnifici esemplari della giungla.
La tenacia e il coraggio di Khumba e dei suoi amici saranno di esempio per gli altri animali e per gli spettatori che capiranno come la vera “fonte magica” sia dentro di noi: è proprio quella diversità che ci rende unici e straordinari.
arcare i confini, soprattutto quelli imposti da altri, significa crescere: ed è quello che fa Khumba, insegnandolo anche agli spettatori più piccoli ai quali è dedicato questo lavoro di animazione della Triggerfish, casa di produzione sudafricana, già conosciuta per Zambezia. Si torna a viaggiare nella foresta, luogo simbolo delle avventure fiabesche, dove gli eroi sono costretti a mettersi alla prova, a superare pericoli e paure e dove, alla fine del percorso, ci si scopre più maturi e consapevoli. Khumba, nel suo percorso di formazione, non è da solo: sono sempre importanti gli aiutanti e i suoi rappresentano altre forme di diversità, o di eccentricità, oltre alla propria: Bradley è una buffa macchietta, Mama V è lo gnu che diventa per Khumba una figura materna. Poi, nel suo cammino, la zebra incontra il cane selvatico, l’aquila nera e solitaria e il branco di antilopi, loro sì tutte uguali, ma capaci di essere bravissime giocatrici di rugby e di estirpare staccionate. Tutti animali diversi, appunto; tutti con una peculiarità che può essere utile a ottenere il risultato finale desiderato. Ma anche i limiti o i difetti possono contribuire a creare un’armonia nel gruppo tanto variegato. In un primo momento il protagonista è vittima di pregiudizio e quindi viene emarginato dalla sua comunità, ma poi, grazie al proprio coraggio e alla propria intraprendenza, si renderà conto che “essere diversi” può costituire una ricchezza, un valore aggiunto sia per se stessi sia per quella stessa comunità da cui era stato allontanato. « Quante strisce ti servono per essere una vera zebra? »:
questa frase viene ripetuta più volte nel corso della narrazione e Khumba diventerà consapevole del fatto che non è importante il numero delle strisce che colorano il suo manto, ma che più dell’apparenza è importante l’interiorità. Consapevolezza del proprio valore, ma anche compassione per chi è stato sempre ritenuto un nemico: Phango. Diventare grandi significa anche mettersi nei panni dell’altro, conoscerlo meglio e cercare di capire le motivazioni che determinano i comportamenti: Phango è un felino nato cieco da un occhio (in fondo, anche lui, un “diverso” dalla nascita come Khumba), per questo è stato rifiutato dalla famiglia ed è sopravvissuto a un tentativo di annegamento. Phango ha
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quindi sviluppato diffidenza e aggressività, ma anche un olfatto prodigioso, perché è stato a sua volta vittima di emarginazione, di violenza e di abbandono. Certo, non si può mai giustificare l’aggressività, ma è uno dei personaggi cattivi che riesce a destare simpatia. In questo film, che per tanti aspetti ricorda il classico dei classici, il primo Il libro della giungla , gli esseri umani sono, forse, più temibili degli animali predatori: incuranti del rispetto nei confronti della Natura, della fauna e della flora, restano imprigionati nelle jeep e nei loro percorsi mentali che li portano a utilizzare i fucili o altre armi come, a volte, possono esserlo le macchine fotografiche:
come in tutte le fiabe, gli animali sono personificati ed è interessante il punto di vista delle “ bestie” a quattro zampe nei confronti degli “animali” a due zampe. Dal punto di vista tecnico ed estetico, il 3D amplifica l’avventura e coinvolge lo spettatore nelle vicende che si sviluppano sullo schermo e a questo si aggiunge una trascinante colonna sonora. Un viaggio che, come tutti i viaggi, si fa iniziatico e accompagna i protagonisti verso la maturità e la pienezza della vita cosicché, al termine del proprio, Khumba non sarà più da solo, ma troverà una nuova, strana e felice famiglia. Alessandra Montesanto
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