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Schizofrenia e altri disturbi psicotici: un'analisi approfondita - Prof. Aglietti, Appunti di Psichiatria

psichiatria e salute mentale, diasturbi correlati

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 21/09/2018

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SCHIZOFRENIA E ALTRI DISTURBI PSICOTICI
La schizofrenia fa parte delle psicosi, cioè quei disturbi psichiatrici il cui punto fondamentale è la mancata
aderenza alla realtà condivisa dal gruppo sociale d’appartenenza. Nella nosografia attuale è inserita nella
catergoria di “schizofrenia a altri disturbi psicotici”; ed è la parte più cospicua di questa, con l'altro gruppo
che comprende il disturbo schizoaffettivo, quello schizofreniforme, quello delirante, quello psicotico breve,
quello psicotico condiviso, quello psicotico dovuto ad una condizione medica generale, quello psicotico
indotto da sostanze e quello psicotico non altrimenti specificato. La schizofrenia è eterogenea, come
sostenuto da studi neurobiologici, neuropsicolocologici e psicofisiologici che dimostrano differenze tra i vari
sottotipi della stessa schizofrenia, più precisamente, tra il sottotipo paranoide e gli altri sottotipi. Tuttavia, il
fatto che lo stesso caso si può diagnosticare come apartenete ad un certo sottotipo in un momento e poi
come appartenente ad un altro sottotipo, fa pensare che in realtà si tratti della stessa malattia che attraversa
varie fasi processualmente. Infatti si parla di “processo schizofrenico”. Kraepelin definì come dementia
praecox un 1°termine per descrivere la schizofrenia, Bruler coniò il termine “schizofrenia” dai termini greci
“schizein” ( separare) e “phren” (mente). Egli ritenne che il deterioramento dei pz con schizofrenia non sia
una vera e prorpia demenza, ma una dissociazione (scissione) tra le funzioni psichiche del pz tale da
condurre alla digregazione della sua unità personologica. Bruler suddivise la schizpfrenia in 4 tipi:
paranoide, ebefrenica, catatonica, simplex.
Nel ICD-10 -la è caratterizzata da alterazioni del pensiero e della percezione e da affettività inappropiata o
appiattita. La coscienza è lucida e le capacità intellettive sono generalmente conservate, sebbene nel tempo
possono svilupparsi alcuni deficit cognitivi. I criteri generali per la sk paranoide, ebefrenica, catatonica e
indifferenziata sono: almeno uno dei seguenti sintomi presenti per la maggior parte del tempo ( o per qualche
tempo nella maggior parte dei giorni) durante un episodio di malattia psicotica della durata almeno di un
mese:
eco del pensiero
deliri di controllo
voci di natura allucinatoria
altri deliri persistenti o dalla presenza di almeno 2 dei seguenti sintomi presenti per la maggior parte
del tempo in un episodio di malattia psicotica della duratat di almneno 1 mese:
allucinazioni se persistenti per almeno 1 mese o con deliri o idee prevalenti
neologismi, interruzioni, o interpolazioni del pensiero con sonseguente eloquio incoerente
comportamento catatonico
sintomi negativi
Il DSM-IV fa porre diagnosi di sk sulla base del rispetto di alcuni criteri.
Il criterio A elenca dei sintomi detti “caratteristici” necessitando la compresenza di 2 o più dei
seguenti sintomi: deliri ,allucinazioni, eloquio disorganizzato , comportamento disorganizzato o
catatonico, sintomi negativi (appiattimento dell'affettività, alogia, abulia)
Il criterio B esige la presenza di un peggioramento significativo post-esordio e duratura disfunzione
sociale, lavorativa o della cura di sé
Il criterio C esige segni continuativi del disturbo per almeno 6 mesi, che includono almeno un mese
in cui è soddisfatto il criterio A (sintomi podromici o residui).
Il criterio D e E esigono l'esclusione di disturbo dell'umore e di quello schizoaffettivo , il I e un
disturbo dovuto a una condizione medica o all'uso di sostanze il II.
Il criterio F esige che in corso di diagnosi in anamnesi di disturbo pervasivo dello sviluppo o di un
disturbo autistico vi siano deliri o allucianzioni rilevanti per almeno un mese.
il 1° periodo conclamato si manifesta nell'adolescenza o nella 1° giovinezza (24-25 anni). L'esordio tardivo
dopo i 40 è cartterizzato da sintomatologia di tipo paranoide, e sopr nei pz di sesso femminile con tratti
schizoidi o paranoidi nella personalità premorbosa. la sk esordisce prima (cc 4 o 5 anni) nei pz di sesso
maschile. Le donne hanno prognosi a lungo termine migliore rispetto agli uomini. prevalenza maggiore in
fasce socio-economiche più disagiate. la religione può influenzare il tipo di delirio, ma non ci sono dati
affidabili. Le popolazioni emigranti, in un dato paese hanno tassi superiori a quelli del paese di origine e
rispetto alla media della pop del paese ospite. Stagionalità- c’è un incidenza più elevata nei nati in mesi
invernali o inizio primavera.
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SCHIZOFRENIA E ALTRI DISTURBI PSICOTICI

La schizofrenia fa parte delle psicosi, cioè quei disturbi psichiatrici il cui punto fondamentale è la mancata aderenza alla realtà condivisa dal gruppo sociale d’appartenenza. Nella nosografia attuale è inserita nella catergoria di “schizofrenia a altri disturbi psicotici”; ed è la parte più cospicua di questa, con l'altro gruppo che comprende il disturbo schizoaffettivo, quello schizofreniforme, quello delirante, quello psicotico breve, quello psicotico condiviso, quello psicotico dovuto ad una condizione medica generale, quello psicotico indotto da sostanze e quello psicotico non altrimenti specificato. La schizofrenia è eterogenea, come sostenuto da studi neurobiologici, neuropsicolocologici e psicofisiologici che dimostrano differenze tra i vari sottotipi della stessa schizofrenia, più precisamente, tra il sottotipo paranoide e gli altri sottotipi. Tuttavia, il fatto che lo stesso caso si può diagnosticare come apartenete ad un certo sottotipo in un momento e poi come appartenente ad un altro sottotipo, fa pensare che in realtà si tratti della stessa malattia che attraversa varie fasi processualmente. Infatti si parla di “processo schizofrenico”. Kraepelin definì come dementia praecox un 1°termine per descrivere la schizofrenia, Bruler coniò il termine “schizofrenia” dai termini greci “schizein” ( separare) e “phren” (mente). Egli ritenne che il deterioramento dei pz con schizofrenia non sia una vera e prorpia demenza, ma una dissociazione (scissione) tra le funzioni psichiche del pz tale da condurre alla digregazione della sua unità personologica. Bruler suddivise la schizpfrenia in 4 tipi: paranoide, ebefrenica, catatonica, simplex.

Nel ICD-10 -la è caratterizzata da alterazioni del pensiero e della percezione e da affettività inappropiata o appiattita. La coscienza è lucida e le capacità intellettive sono generalmente conservate, sebbene nel tempo possono svilupparsi alcuni deficit cognitivi. I criteri generali per la sk paranoide, ebefrenica, catatonica e indifferenziata sono: almeno uno dei seguenti sintomi presenti per la maggior parte del tempo ( o per qualche tempo nella maggior parte dei giorni) durante un episodio di malattia psicotica della durata almeno di un mese: ✳ eco del pensiero ✳ deliri di controllo ✳ voci di natura allucinatoria ✳ altri deliri persistenti o dalla presenza di almeno 2 dei seguenti sintomi presenti per la maggior parte del tempo in un episodio di malattia psicotica della duratat di almneno 1 mese:

  • allucinazioni se persistenti per almeno 1 mese o con deliri o idee prevalenti ✳ neologismi, interruzioni, o interpolazioni del pensiero con sonseguente eloquio incoerente ✳ comportamento catatonico ✳ sintomi negativi

Il DSM-IV fa porre diagnosi di sk sulla base del rispetto di alcuni criteri.

  • Il criterio A elenca dei sintomi detti “caratteristici” necessitando la compresenza di 2 o più dei seguenti sintomi: deliri ,allucinazioni, eloquio disorganizzato , comportamento disorganizzato o catatonico, sintomi negativi (appiattimento dell'affettività, alogia, abulia)
  • Il criterio B esige la presenza di un peggioramento significativo post-esordio e duratura disfunzione sociale, lavorativa o della cura di sé
  • Il criterio C esige segni continuativi del disturbo per almeno 6 mesi, che includono almeno un mese in cui è soddisfatto il criterio A (sintomi podromici o residui).
  • Il criterio D e E esigono l'esclusione di disturbo dell'umore e di quello schizoaffettivo , il I e un disturbo dovuto a una condizione medica o all'uso di sostanze il II.
  • Il criterio F esige che in corso di diagnosi in anamnesi di disturbo pervasivo dello sviluppo o di un disturbo autistico vi siano deliri o allucianzioni rilevanti per almeno un mese.

il 1° periodo conclamato si manifesta nell'adolescenza o nella 1° giovinezza (24-25 anni). L'esordio tardivo dopo i 40 è cartterizzato da sintomatologia di tipo paranoide, e sopr nei pz di sesso femminile con tratti schizoidi o paranoidi nella personalità premorbosa. la sk esordisce prima (cc 4 o 5 anni) nei pz di sesso maschile. Le donne hanno prognosi a lungo termine migliore rispetto agli uomini. prevalenza maggiore in fasce socio-economiche più disagiate. la religione può influenzare il tipo di delirio, ma non ci sono dati affidabili. Le popolazioni emigranti, in un dato paese hanno tassi superiori a quelli del paese di origine e rispetto alla media della pop del paese ospite. Stagionalità - c’è un incidenza più elevata nei nati in mesi invernali o inizio primavera.

La causa rimane sconosciuta. si ritiene l'eziopatogenesi come multifattoriale cioè un insieme eterogeneo e non per forza uguale per tutti, di elementi favorenti, scatenanti e partecipanti che determinano l'espressione della malattia. Quest'ultima dipende tanto dal soggetto quanto dal suo rapporto con ambiente, famiglia, lavoro, dalla sue esperienze. Uno dei modelli molto usati è il “modello Vulnerabilità-stress” di Lieberman: (modello epigenetico- evolutivo) per cui un individuo a causa dell'interazione tra fattori biologici, psicosociali e ambientali può avere una speciale vulnerabilità “diatesi” che se è attivata da un stressor può formare sintomi psicotici. Gli stressor possono essere vari La consaguineità - l'incidenza nell'ambito di detrminate famiglie è maggiore di quella nella popolazione generale. Stidi condotti sui soggetti adottati – il rischio corrisponde a quello dei genitori biologici, non dei genitori adottivi.

Tra le “cause di natura organica” sono state ipotizzate le infezioni perinatali del SNC, anche sulla base di epidemie virali e stagionalità delle nascite, ma nessun vrus è stato mai dimostrato come causa. L'ipotesi dopaminergica afferma che i sintomi della sk derivano da un'eccessiva attività dopaminergica (iperattibità) a livello limbico (sintomi positivi) e da una riduzione dell'atività dopaminergica frontale (sintomi negativi). I Fattori psico-socio-ambientali - c’è una evoluzione psicotica anche in assenza di fattori genetici. Studi condotti sulle famiglie sk che, evidenziano che le famiglie con un elevata espressione delle emozioni (EE) hanno tassi di recidiva superiori a quelli le cui famiglie hanno minore EE. L'ereditarietà ha un ruolo predisponente, anche se difficilmente identificabile a livello dei singoli casi. Le ricerche sulle interazioni fra i fattori individuali e psicosociali della sk hanno suggerito alterazioni precoci del rapporto madre-figlio, disturbi della comunicazione o dell'interazione intrafamiliare ed è dtato posto in rilievo il significato dell'aggressività-sociale nei confronti dei suoi membri più deboli.

SINTOMATOLOGIA Nessun singolo sintomo può essere condiiderato patognomico della sk. Gli aspetti psicopatologici fondamentali della sk sono: ✳ autismo ✳ turbe della coscienza dell'io ✳ disturbi percettivi ✳ disturbi del pensiero

  1. della forma: dissociazione, pensiero arcaico
  2. del contenuto: percezione delirante, intuizione delirante ✳ disturbi del linguaggio: verbigerazione, neologismi, ecolalia, palilalia, mutacismo ✳ disturbi dell'affettività ✳ disturbi dell'istintualità e della volontà

I sintomi sk ci possono essere suddivisi in: ✳ sintomi positivi (allucinazione, deliri) ✳ sintomi negativi (povertà di eloquio, appiattimento affettivo, apatia avolizione, anedonia, ritiro sociale) ✳ sintomi di tipo disorganizzato ( disturbi formali del pensiero, comportamenti bizzarri, incongruità affettiva).

Le allucinazioni possono essere saltuarie e poco strutturate o, nelle forme più gravi, continue, ossessionanti. Quasi sempre sono accompagnate da deliri e Possono riguardare tutti i sistemi sensoriali sebbene siano molto più frequenti quelle uditive, olfattive e cenestetiche.

Le forme cliniche “classiche” della schizofrenia- Il DSM-IV distingue 5 tipi di sk:

  1. Sk. Disorganizzata - (Ebefrenica) E la più frequente. Esordisce in età giovanili spesso sotto i 20 anni ed ha prognosi relativamente negativa. Presenta sintomi di tipo disorganizzato che sono stabili. I sintomi positivi si presentano nelle fasi di riacutizzazione. I “negativi” nei periodi intercritici. I deliri sono frammentari, le allucinazioni povere di particolari, disorganizzate e mutevoli nel tempo e nel contenuto. Il decorso è cronico con periodiche pousses di riacutizzazione che lasciano ogni volta dopo la remissione, delle sequele che peggiorano il quadro clinico di base.

collaterali EPS, non provocano iperprolattinemia (eccetto il risperidone), quindi sono più efficaci per i sintomi negativi e hanno minor incidenza di discinesia tardiva. La clozapina è il più atipico del gruppo in quanto ha pochi effetti collaterali. Il risperidone è il meno atipico in quanto causa significativi effetti collaterali; ha un potente effetto di blocco D2 ma uno ancora più potente anti 5-HT 2a/c. I farmaci “atpici” hanno in comune di essere potenti bloccanti D2. Queste molecole causano sedazione, aumento di peso superiore a quello indotto dagli antagonisti. Gli AP Atipici sono meglio tollerati dei tipici. e sono i farmaci di 1° scelta fatta eccezione per la clozapina che è usata solo nei soggetti resistenti. Mantenimento- La sk è una patologia cronica. Di solito è necessario un trattamento a lungo termine con AP pe rridurre l rischio di recidiva;, dato che spesso il pz dovrà assumere farmaci per il resto della vita, vanno preferiti AP atipici, ove possibile, e dosaggi minimi efficaci. Il trattamento dell forme “resistenti”- in casi in cui almeno 3 antipsicotici differenti a dosaggio adeguato, per un periodo adeguato, non ha indotto un miglioramento signifcativo nel pz., la clozapina è il farmaco specifico. Per gli effetti collaterali degli Ap si usano farmci antiparkinsoniani. essi vanno interrotti dopo 2- mesi di in assenza di EPS, (insoieme di dist dei movim muscolari invol) perchè si possono associare a una sindrome anticolinergica centrale, con disturbi di memoria, confusione. L'associazione con BDZ è utile per brevi periodi. L'associazione con antidepressivi va riservata al trattamento della sidrome negativa. -Terapia elettroconvulsiva E’ usata solo in piccola percentuale di pz con sk di tipo catatonico e/o resistenti ai farmaci o in quelli che dopo la farmacoterapia sviluppano una sindrome maligna con ipertermia.

-Psicterapie e terapie psicosociali l'efficacia dei farmaci aumenta se si associano interventi psicosociali sul pz e sul nucleo familiare. La teoria cognitivo-comportamentale- considera la sk un disordine sistematico in cui le modificazioni della struttura cerebrale sottendono anomalie cognitive individuali che a loro volta interagiscono con fattori ambientali sia all'esordio che durante il decorso. La terapia sistemico-relazionale- Trae origine dai modelli che spostano la sede della patologia dal pz alla famiglia, evidenziando i legami fra i singoli componenti, dinamiche dei loro rapporti, emotività delle loro relazioni. L'addestramento alle abilità sociali- vuole istruire il pz a destreggiarsi nell'ambiente sociale. Questo,sfruttando le tecniche del problem-solving e della simulazione dei ruoli rompe il circolo vizioso incapacità-chiusura sociale-altra frustazione -aumento del drficit. Lo psicodramma- per un elevato sviluppo della comunicazione interpersonale tra partecipanti.. Lo scopo è la realizzazione della psiche tramite il gioco dei ruoli, azione e catarsi. La psicoanalisi e le terapie ad orientamento psicodinamico Danno in genere scarsi. Un approccio psicodinamico alla pz sk può comunque essere molto utile per andare al di là della presunta “incomprensibilità” dei sintomi per interpretare in modo unitario le malttie sk e per ridurre la distanza tra il medico e il pz.