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Psicologia dell'agoismo, Slide di Psicologia dello Sport

Appunti psicologia dell'agonismo. Si tratta delle slide ordinate e scritte in un testo fluido

Tipologia: Slide

2024/2025

In vendita dal 17/04/2025

Arianna.Montaldi
Arianna.Montaldi 🇮🇹

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Origine dell’attività fisica
In età preistorica l’attività fisica era strettamente legata alla sopravvivenza motivo per il
quale gli uomini dovevano essere scattanti, efficienti, pronti e atletici.
Ad oggi, invece, lo sport ha assunto una valenza culturale e sociale.
Inoltre, i valori espressi dallo sport sono universali e riconosciuti in tutto il mondo. Lo
sport, infatti, interviene su molti obiettivi largamente condivisi:
garantisce una vita sana
promuove il benessere di tutti
garantisce istruzione di qualità e uguaglianza di genere
promuove la crescita economica e il lavoro dignitoso
riduce le disuguaglianze tra i paesi
rende le città resilienti, sicure e sostenibili
promuove le società pacifiche.
Si deve considerare, quindi, come un’opportunità unica per i Paesi e le organizzazioni
sportive di tutto il mondo per contribuire allo sviluppo umano.
Per quanto riguarda la definizione di “sport”:
Wikipedia: lo sport è una qualsiasi forma di attività che mira a utilizzare,
mantenere o migliorare le capacità e le abilità psicofisiche, fornendo
divertimento ai partecipanti e, in alcuni casi, intrattenimento agli spettatori; viene
svolto come competizione sportiva, altre volte per puro diletto o per mantenere la
forma fisica.
Treccani: lo sport è un’attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme
psichiche, è quella serie di esercizi e manifestazioni, soprattutto agonistiche,
in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da
appositi enti, sia per spirito competitivo, sia, fin dalle origini, per divertimento,
senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività
lavorativa
La scienza dello sport, invece, si concentra sulla comprensione di come il corpo umano
risponde all'attività fisica, con l'obiettivo di ottenere prestazioni ottimali.
Include:
la fisiologia dell'esercizio
la psicologia dello sport
l'allenamento fisico
la corretta alimentazione.
La psicologia dello sport (che rientra nelle discipline scientifiche) tiene conto non solo dei
meccanismi emozionali e motivazionali relativi alla pratica dello sport, ma anche dei
processi cognitivi e psico fisiologici sottostanti il gesto atletico o l'esercizio motorio.
La psicologia dello sport non è una disciplina nata di recente, ma affonda le sue origini nei
tempi dei primi giochi olimpici di Atene. Infatti, in numerosi manoscritti greci emerge
l’importanza attribuita allo stato d’animo e alla condizione mentale dell’atleta, ai fini del
successo sportivo in una competizione. Quindi, tenendo conto di ciò, qualsiasi
performance sportiva non può prescindere da una serie di processi mentali e
cognitivi, oltre che da una buona condizione e preparazione fisica.
Tra gli obiettivi primari della psicologia dello sport c’è quello di promuovere lo sviluppo di
conoscenze e competenze che consentono di sviluppare:
la volontà di compiere sforzi a livello personale
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Origine dell’attività fisica In età preistorica l’ attività fisica era strettamente legata alla sopravvivenza motivo per il quale gli uomini dovevano essere scattanti, efficienti, pronti e atletici. Ad oggi , invece, lo sport ha assunto una valenza culturale e sociale. Inoltre, i valori espressi dallo sport sono universali e riconosciuti in tutto il mondo. Lo sport, infatti, interviene su molti obiettivi largamente condivisi: ● garantisce una vita sana ● promuove il benessere di tutti ● garantisce istruzione di qualità e uguaglianza di genere ● promuove la crescita economica e il lavoro dignitosoriduce le disuguaglianze tra i paesi ● rende le città resilienti, sicure e sostenibilipromuove le società pacifiche. Si deve considerare, quindi, come un’opportunità unica per i Paesi e le organizzazioni sportive di tutto il mondo per contribuire allo sviluppo umano. Per quanto riguarda la definizione di “ sport ”: ● Wikipedia : lo sport è una qualsiasi forma di attività che mira a utilizzare, mantenere o migliorare le capacità e le abilità psicofisiche , fornendo divertimento ai partecipanti e, in alcuni casi, intrattenimento agli spettatori; viene svolto come competizione sportiva, altre volte per puro diletto o per mantenere la forma fisica. ● Treccani : lo sport è un’attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche, è quella serie di esercizi e manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo, sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività lavorativa La scienza dello sport , invece, si concentra sulla comprensione di come il corpo umano risponde all'attività fisica , con l'obiettivo di ottenere prestazioni ottimali. Include: ● la fisiologia dell'esercizio ● la psicologia dello sport ● l' allenamento fisico ● la corretta alimentazione. La psicologia dello sport (che rientra nelle discipline scientifiche) tiene conto non solo dei meccanismi emozionali e motivazionali relativi alla pratica dello sport, ma anche dei processi cognitivi e psico fisiologici sottostanti il gesto atletico o l'esercizio motorio. La psicologia dello sport non è una disciplina nata di recente, ma affonda le sue origini nei tempi dei primi giochi olimpici di Atene. Infatti, in numerosi manoscritti greci emerge l’importanza attribuita allo stato d’animo e alla condizione mentale dell’atleta, ai fini del successo sportivo in una competizione. Quindi, tenendo conto di ciò, qualsiasi performance sportiva non può prescindere da una serie di processi mentali e cognitivi , oltre che da una buona condizione e preparazione fisica. Tra gli obiettivi primari della psicologia dello sport c’è quello di promuovere lo sviluppo di conoscenze e competenze che consentono di sviluppare: ● la volontà di compiere sforzi a livello personale

● importanti capacità sociali (es. il lavoro di gruppo, la solidarietà, la tolleranza) Parlando di ciò è opportuno introdurre la figura del mental coach cioè un professionista che aiuta gli atleti o, in generale, il team a migliorare le loro performance attraverso il rafforzamento delle capacità mentali e psicologiche. I suoi obiettivi principali sono: potenziare le risorse interne della persona per affrontare sfide, migliorare la gestione delle emozioni , ottimizzare la motivazione e la concentrazione e superare eventuali blocchi psicologici. Le principali attività di un mental coach includono:

1. miglioramento della concentrazione : aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e a mantenere un elevato livello di attenzione, anche sotto pressione. 2. gestione delle emozioni : insegna a riconoscere, regolare e gestire emozioni come ansia, stress, frustrazione, e paura, che possono interferire con le prestazioni. 3. potenziare la motivazione : lavorare sulla motivazione intrinseca, per mantenere la spinta a lavorare verso obiettivi a lungo termine, e sulla resilienza per affrontare le difficoltà. 4. gestione dei blocchi mentali : aiuta le persone a superare i momenti di "crisi" o i blocchi psicologici che limitano le performance 5. sviluppo dell'autoefficacia : migliora la fiducia in sé stessi e nelle proprie capacità per affrontare sfide in modo efficace e con una mentalità positiva. 6. tecniche di rilassamento e visualizzazione : il mental coach utilizza spesso tecniche di rilassamento, meditazione, e visualizzazione per migliorare la performance e la gestione dello stress. E’ bene, però, specificare che il mental coach non è un terapeuta , quindi non si occupa di trattare disturbi psicologici, ma piuttosto si concentra sul miglioramento delle performance attraverso il potenziamento delle capacità psicologiche.

Il cervello plastico Il cervello è in continua evoluzione, dal periodo della gestazione fino alla morte. La sua plasticità gli consente di adattarsi ai cambiamenti e agli stimoli ambientali. Come affermava Santiago Ramón y Cajal , ogni essere umano è lo scultore del proprio cervello. La plasticità cerebrale consiste in un continuo rimodellamento dei neuroni , le cellule responsabili dell’elaborazione delle informazioni e della conservazione di ricordi ed esperienze. Questa straordinaria capacità consente di acquisire abilità complesse , come suonare il pianoforte, e competenze più comuni, come la lettura. Il cervello, infatti, può modificare la propria struttura e il proprio funzionamento nel corso della vita in risposta agli stimoli ambientali, grazie alla capacità dei neuroni di rigenerarsi e di creare nuove connessioni sinaptiche. Grazie alla plasticità cerebrale, il cervello può recuperare da lesioni o disturbi , riducendo gli effetti di alterazioni strutturali provocate da alcune patologie. L’aspetto più studiato della plasticità è quello legato alla memoria e all’apprendimento. Ogni nuova esperienza attiva specifiche reti neurali, generando cambiamenti strutturali che modellano il cervello e ne potenziano le capacità cognitive.

La funzione del corpo nella prima infanzia Nella prima infanzia, il corpo rappresenta la principale connessione con il mondo esterno per i bambini, e lo sviluppo sensoriale e motorio costituisce un prerequisito essenziale per la loro crescita. Lo sviluppo motorio consiste nella graduale acquisizione del controllo sui muscoli grandi e piccoli. Le abilità motorie grossolane ( Gross Motor Skills ) comprendono azioni come sedersi, strisciare, camminare, correre e lanciare , mentre le

poterne più fare a meno , rendendo lo sport una componente essenziale per l’equilibrio fisico e mentale. Inoltre, lo sport è importante perché porta: ● supporto sociale : può aiutare a ridurre lo stress, in quanto sapere di poter contare su un aiuto nei momenti di bisogno pratico ed emotivo è essenziale per il bambino. Promuove inoltre il senso di appartenenza. ● resilienza : implica la flessibilità mentale, la capacità di adattarsi al cambiamento e di reagire agli eventi stressanti. ● autostima : una buona autostima per un bambino è fondamentale per la salute mentale e per uno sviluppo sano. ● stile di vita sano : un’alimentazione sana, lo sport e una regolarità nel sonno proteggono la salute mentale dell’individuo. ● gestione dello stress : il genitore deve insegnare il bambino a conoscere ciò che può stressarlo, e a reagire prima che la situazione diventi per lui troppo pesante da gestire.

Sport e depressione L'attività fisica è un valido supporto nel trattamento della depressione, contribuendo a migliorare l'umore e a ridurre i sintomi. Infatti, esercizi regolari (anche leggeri) possono ridurre i sintomi della depressione. Chiaramente è importante combinare sport con altre forme di trattamento (psicoterapia, farmaci). Infatti, nell’ambito della psicoterapia l'integrazione dello sport e del movimento può essere usata in diversi modi, come ad esempio: ● promuovere l'autodisciplina e la consapevolezza corporea : può tradursi in un miglioramento dell'autoefficacia e della percezione di sé. ● ridurre l'ansia e lo stress : l'attività fisica stimola la produzione di endorfine, i cosiddetti "ormoni della felicità", che possono abbattere i livelli di ansia e migliorare l'umore. ● favorire la gestione delle emozioni : sport e attività fisiche possono essere utilizzati per affrontare emozioni difficili, come rabbia, frustrazione o tristezza, fornendo un canale attraverso cui esprimere e gestire queste sensazioni in modo sano. ● creare legami sociali e supporto : riduce il senso di solitudine che spesso accompagna diverse condizioni psicologiche. Inoltre, c’è un forte collegamento tra autostima e sport. Infatti: il raggiungimento di obiettivi fisici, anche piccoli, aumenta la percezione positiva di sé e la fiducia in sé (maggiore senso di autostima.), aiuta a sentirsi più forti, in salute e capaci di affrontare le sfide.

Effetto Rosenthal L’ Effetto Rosenthal , noto anche come profezia che si autoavvera , è un f enomeno psicologico per cui le persone tendono a conformarsi all’immagine che gli altri hanno

di loro, sia essa positiva che negativa. Questo significa che le aspettative altrui possono influenzare il comportamento di un individuo, portandolo a sviluppare le caratteristiche previste dagli altri. Il ricercatore Robert Rosenthal condusse un esperimento in una scuola elementare californiana. Il suo team sottopose gli alunni a un test di intelligenza, ma, senza rispettare i risultati, selezionò casualmente un gruppo di bambini e informò gli insegnanti che si trattava di studenti particolarmente dotati. Un anno dopo, Rosenthal tornò nella scuola e scoprì che i bambini selezionati, pur essendo stati scelti a caso, avevano migliorato significativamente il loro rendimento scolastico, diventando tra i migliori della classe. Questo accadde perché gli insegnanti, convinti delle loro capacità, li avevano trattati in modo più positivo e stimolante, favorendone la crescita e l’apprendimento. Lo stesso effetto, però, può agire negativamente: se un insegnante crede che un bambino sia meno dotato, tenderà (anche inconsapevolmente) a trattarlo in modo meno stimolante. Il bambino interiorizzerà questa percezione e il suo rendimento sarà inferiore, confermando così le aspettative negative. L’ effetto Rosenthal si verifica anche in ambito sportivo.

esempio= immaginate un allenatore che osserva due nuovi giocatori, Chris e John: Chris gli ricorda un atleta di successo. John gli ricorda un ragazzo poco talentuoso del liceo. Senza rendersene conto, l’allenatore sviluppa aspettative diverse per i due giocatori: Quando Chris gioca, l’allenatore lo sprona, gli fornisce consigli e gli concede più tempo in campo. Se commette un errore, lo aiuta a migliorare. Quando John gioca, l’allenatore gli presta meno attenzione, gli dà meno feedback e, se sbaglia, si mostra infastidito. Di conseguenza: Chris si sente apprezzato, si impegna di più e migliora rapidamente. John percepisce la mancanza di fiducia nei suoi confronti, si demotiva e partecipa con meno entusiasmo. Alla fine, l’allenatore conferma le sue convinzioni iniziali: Chris sembra un talento naturale, mentre John appare poco motivato. Tuttavia, il divario tra i due non era dovuto solo alle capacità iniziali, ma anche al modo in cui erano stati trattati.

In conclusione si può affermare che l’Effetto Rosenthal dimostra che le nostre aspettative possono influenzare in modo significativo il comportamento altrui. Se ci aspettiamo determinati atteggiamenti da una persona, è probabile che, attraverso il nostro comportamento, contribuiamo a renderli realtà.

Sport e Impulsività: qual è il legame? L’impulsività si riferisce alla difficoltà di rimandare una risposta a uno stimolo, sia esterno che interno. Nei bambini impulsivi, questo tratto si manifesta in vari modi: ● agiscono senza considerare le conseguenze delle loro azioni, a volte causando danni a se stessi o agli altri. ● non riescono a rispettare il proprio turno nelle attività quotidiane o nei giochi ● rispondono senza riflettere, agendo in modo automatico senza riuscire a bloccare l’impulso.

Disturbi del Comportamento e ADHD Nei bambini con ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) o DOP (Disturbo Oppositivo Provocatorio), l’impulsività è spesso associata a difficoltà nel controllo motorio, che può essere legato a problemi di coordinazione motoria. Alcuni esperti suggeriscono che questi problemi derivino da difficoltà nella programmazione motoria, che coinvolge le regioni frontali e prefrontali del cervello, con un possibile impatto anche sui gangli della base e il cervelletto. In sintesi, l’autocontrollo è una competenza chiave nello sviluppo dei bambini, che ha effetti a lungo termine sulla loro salute, competenza sociale e successo scolastico. Investire in tecniche che ne promuovano la crescita porta vantaggi innumerevoli, sia nel presente che nel futuro. Ci sono diversi studi nei quali si evidenzia come la partecipazione a attività sportive durante la prima infanzia portino a benefici significativi nello sviluppo dei bambini. In particolare, i bambini che praticano sport in modo continuativo fino ai 10 anni mostrano un maggiore autocontrollo e una migliore capacità di concentrazione, qualità che si riflettono soprattutto nell’ambito scolastico. Tuttavia, i vantaggi non si limitano al rendimento scolastico: lo sport favorisce anche lo sviluppo emotivo e sociale, aiutando i bambini a gestire meglio le relazioni con i coetanei, a rispettare le regole e a prendersi piccole responsabilità. Nei suddetti studi si sottolinea, inoltre, l'importanza di promuovere l’attività fisica fin dall’infanzia per contrastare la sedentarietà e il rischio di abbandono scolastico. Si suggerisce alle scuole di puntare in particolare sui bambini più a rischio di inattività, offrendo più occasioni strutturate per fare sport. Anche le comunità possono svolgere un ruolo chiave, creando spazi e iniziative per favorire il benessere fisico, sociale ed educativo dei bambini. Per questo, è fondamentale che le politiche pubbliche garantiscano a tutte le famiglie pari accesso alle attività sportive, senza lasciare indietro nessuno.

Il ruolo delle scuole nell'attività fisica In Italia, fino a pochi anni fa, le ore di ginnastica nelle scuole elementari erano facoltative, a differenza di altri paesi europei. Questo comportava che, tra i 6 e gli 11 anni, un periodo cruciale per lo sviluppo fisico, l'attività fisica fosse dipendente dalla disponibilità delle insegnanti e dalla presenza di palestre. Tuttavia, dal 2022, è stato introdotto l’obbligo di educazione fisica anche nelle scuole elementari, con insegnanti formati e specializzati in ambito motorio e pedagogico. Tuttavia ci sono diverse criticità legate a: ● mancanza di strutture : solo il 40,8% delle scuole italiane ha una palestra, con una situazione particolarmente critica in alcune regioni, come la Calabria (20,5%). ● problemi logistici : la decrescita demografica ha ridotto il numero di classi quinte nelle scuole elementari, obbligando gli insegnanti di educazione fisica a spostarsi tra più plessi e comuni, creando difficoltà nell’organizzazione del lavoro.

Pacco 2 slide

Psicologia dello sport La psicologia dello sport si può considerare come una disciplina scientifica che tiene conto non solo dei meccanismi emozionali e motivazionali relativi alla pratica dello sport, ma anche dei processi cognitivi e psicofisiologici sottostanti il gesto atletico o l'esercizio motorio.

Inizialmente , la psicologia dello sport aveva l’obiettivo di identificare l’ esistenza di relazioni significative fra personalità e sport attraverso l’utilizzo di strumenti diagnostici provenienti dalla psicologia clinica. In seguito , si è posta come obiettivo quello di individuare le capacità o abilità che possono aiutare l’atleta nell’affrontare al meglio la propria performance. Da ciò si può dedurre che lo scopo della psicologia dello sport è implementare una serie di capacità (es. l’attenzione, la concentrazione, la motivazione, la gestione dello stress…) per migliorare e implementare le capacità cognitive. Inoltre, il legame tra mente e corpo ha permesso alla psicologia dello sport di allargare il suo ambito di studio considerando anche le persone con disabilità fisica, intellettiva e relazionale (es. Paralimpiadi). Il collegamento tra sport e psicologia si riflette nello studio dei/delle/del: ● processi cognitivi coinvolti nel controllo motorio e nella prestazione sportiva , allo scopo di comprendere le modalità di apprendimento delle abilità motorie e/o sportive o come descrivere le prestazioni eccellenti (es. studi sui processi cognitivi implicati nell’organizzazione del movimento, processi di elaborazione di informazioni o controllo dei movimenti) ● abilità psicologiche implicate nei diversi tipi di disciplina : come identificarle e svilupparle negli atleti (es. immaginazione mentale, goal setting, autoefficacia, attenzione, processi di autoregolazione e abilità interpersonali) ● processi motivazionali che favoriscono il coinvolgimento sportivo e il mantenimento nel tempo dell’interesse e della motivazione alla riuscita e i processi psicologici coinvolti nella costruzione delle aspettative relative a prestazioni successiveruolo dell’allenatore e dell’organizzazione dell’allenamento nel favorire l’apprendimento e la correzione dell’errore; ● programmi sportivi per l’infanzia e la loro applicazione nel guidare i bambini a effettuare esperienze per loro gratificanti e psicologicamente positive ● benessere e salute : si studia come favorire l’adesione di soggetti sedentari a programmi di attività fisica, come mantenere nel tempo questo impegno e il ruolo dell’attività fisica nella rieducazione di soggetti cardiopatici o colpiti da infortuni o malattie; ● abilità interpersonali e le dinamiche di gruppo, gli stili di leadership e i modelli decisionali , e più in generale, i processi di comunicazione fra i membri di un gruppoprocessi di autoregolazione, i livelli di attivazione e i sistemi per affrontare lo stress agonistico

I processi motivazionali nello sport La comprensione dei processi motivazionali è senza dubbio uno dei temi che ha da sempre suscitato l’interesse degli studiosi di psicologia dello sport. Le domande su cui ci si tende ad interrogare sono, nello specifico, le seguenti: ● Perché alcuni atleti sono molto motivati e altri non lo sono? Cosa deve fare un allenatore per motivare gli atleti a impegnarsi al massimo delle loro abilità? Perché un ragazzo che è un talento si impegna meno degli altri? Perché dopo una sconfitta c’è chi si impegna al massimo mentre altri si abbattono o perdono fiducia in se stessi?

La teoria dell’autodeterminazione Si basa sulla premessa che le persone per loro natura siano attive e automotivate, curiose e interessate, vitali e tese ad avere successo, poiché il successo stesso è premiante e soddisfacente. Il modello prevede anche che le persone possano mostrarsi passive e non interessate e ipotizza che queste differenze derivino dall’interazione delle persone con il proprio ambiente sociale , che può così essere di supporto o di ostacolo allo sviluppo individuale. Rientra nell’ambiente sociale anche la modalità d'azione del genitore che può essere:

1. supportivo : nell’ambito sportivo è quello che aiuta il figlio a modulare le emozioni, a stemperare le delusioni e non permette che il rapporto, gli atteggiamenti e la considerazione che ha del figlio cambino in base alla vittoria o alla sconfitta, che lascia provare il proprio figlio, che è lì presente ma che fornisce aiuto SOLO SE richiesto, che lo lascia assumersi le responsabilità e pagare le conseguenze dei comportamenti scorretti che può aver assunto. Questa tipologia di genitore allena all’emozione considerando quelle negative come opportunità d’insegnamento, aiutando i figli a dare un nome alle emozioni e insegnando loro ad affrontarle efficacemente. Quando interagiscono sono meno rifiutanti, usano più incoraggiamenti e lodi, e sono molto accudenti. Ne deriva che i figli sono in grado di auto-fornirsi sostegno psicologico quando sono tristi, di regolare i loro stati affettivi negativi e di focalizzare la propria attenzione, mostrano meno problemi di natura comportamentale. 2. non supportivo : non ha fiducia nelle capacità dei propri figli, non li incoraggia nei momenti di difficoltà, esulta quando vincono e non supporta quando perdono. Si tratta di genitori che rifiutano l’emozione tendendo a negare, ignorare o cambiare le emozioni negative. Questa tipologia di atteggiamento porta ad una regolazione emotiva più povera da parte dei bambini. Il modello riconosce che l’essere umano è mosso da 3 bisogni primari , la cui comprensione è necessaria per capire l’influenza delle forze sociali e ambientali sullo sviluppo orientato alla crescita e il benessere dell’individuo: **1. bisogno di competenza

  1. bisogno di autonomia
  2. bisogno di stabilire relazioni significative** «sentirsi connessi con gli altri, prendersi cura ed essere presi in cura, sviluppare il senso di appartenenza per altre persone e verso la propria comunità» Questa teoria afferma, inoltre, che ci sono bisogni di base universali e si focalizza su come possono venire soddisfatti oppure disattesi. Il punto centrale risiede nella distinzione tra: ● motivazione autonoma: riguarda la motivazione intrinseca e le forme di motivazione estrinseca che le persone hanno interiorizzato e che per loro hanno valore. Il prevalere di questo tipo di motivazione favorisce il benessere personale, sostiene lo sviluppo e l’effettuazione di prestazioni efficaci e stimola la perseveranza nel tempo. ● motivazione controllata: si riferisce a quei comportamenti che sono percepiti come dipendenti da influenze esterne (es. ricevere premi e punizioni) e da quelle regole che sono solo parzialmente interiorizzate e sono guidate dal desiderio di evitare il senso di colpa e la vergogna opp. dal desiderio di approvazione e di raggiungere obiettivi di risultato. Oltre ai 3 bisogni primari e alla distinzione tra motivazione autonoma/controllata esistono anche 4 fattori principali dell’autodeterminazione:

1. Autonomia e autodeterminazione: le attività intrinsecamente motivate sono fondate sull’ autonomia e sull’ autodeterminazione. Quando le persone ricevono supporto, si impegnano spontaneamente in attività per loro interessanti e appaganti , soddisfacendo almeno due bisogni fondamentali: competenza e autonomia. Nel contesto sportivo, è importante che l'attività non sia percepita come un obbligo, ma come un mezzo per raggiungere obiettivi personali , il cui conseguimento porta a piacere e divertimento. 2. Percezione di competenza e piacere: la motivazione intrinseca è sostenuta dalla percezione di competenza e dall’affermarsi di uno stato d’animo spontaneo di interesse e piacere , che nasce dalle situazioni di sfida. Nel contesto sportivo, è essenziale che le attività siano proposte a un livello ottimale di difficoltà , adeguato alle capacità degli atleti. Inoltre, gli atleti che si attribuiscono la responsabilità delle proprie prestazioni sono più motivati a manifestare le loro abilità, utilizzare le informazioni ambientali e cercare feedback che supportino il loro senso di controllo interno. 3. Promozione della competenza: un obiettivo chiave dei comportamenti motivati è il miglioramento della competenza. White sottolineava il ruolo del gioco come forma di esplorazione dell’ambiente nei bambini e, in misura minore, negli adulti. 4. relazione tra competenza e autodeterminazione: quando le persone ricevono supporto e incoraggiamento nello sviluppare la propria motivazione, tendono a dedicarsi ad attività di loro interesse con l'obiettivo di padroneggiare aspetti del loro mondo. La teoria dell’autodeterminazione, inoltre, evidenzia per la prima volta che l’impatto motivazionale dei feedback , dei premi materiali o simbolici e di altro tipo di comunicazione fra gli individui dipende dal significato attribuito a questi messaggi (es. alcune ricerche hanno mostrato che studenti coinvolti in interessanti attività di costruzioni di figure che ricevevano un premio in denaro mostravano un calo della motivazione intrinseca rispetto agli studenti che non l’avevano ricevuto, questo perché la causalità della motivazione passa da interna ad esterna ). Il rinforzo , inoltre, viene percepito come una forma di controllo esterno alla persona e questo è il motivo per il quale si è aperto un dibattito sull’utilità dell’uso di rinforzi per migliorare le prestazioni. I rinforzi relativi alle prestazioni efficaci sembrano svolgere una duplice funzione: 1. hanno una forte componente di controllo 2. forniscono informazioni relative alle competenze possedute da chi ha fornito la prestazione. Quindi, i rinforzi esterni che incoraggiano l’atleta ad attribuire le sue prestazioni a cause esterne possono ridurre la sua motivazione intrinseca, che viene sviluppata da quegli interventi esterni che stimolano l’affermarsi di una percezione di controllo interno. In poche parole, l’allenatore, non dovrebbe servirsi di rinforzi che dall’atleta potrebbero essere percepiti come più importanti della sua stessa partecipazione sportiva. Diviene a questo punto centrale introdurre il concetto di internalizzazione. L’internalizzazione è il processo attraverso cui le persone tendono a fare proprie le regole e i comportamenti ritenuti importanti dalle figure per loro significative. Maggiore è il grado di internalizzazione , maggiore sarà la percezione di autonomia della persona. La regolazione esterna rappresenta la forma più bassa di motivazione estrinseca , in cui l’individuo agisce esclusivamente per ricevere premi o evitare punizioni, come avviene nel

Secondo la teoria dell'autodeterminazione , la crescita e il benessere di una persona dipendono dalla soddisfazione di tre bisogni psicologici fondamentali:

1. competenza (sentirsi capaci ed efficaci nelle proprie attività) 2. autonomia (avere controllo sulle proprie scelte e azioni) 3. relazioni sociali (sentirsi accettati e supportati dagli altri) Se questi bisogni vengono ostacolati, si possono sviluppare comportamenti difensivi e auto-protettivi , aumentando il rischio di disturbi emotivi e di una riduzione generale del benessere personale. Questo può portare gli atleti a sviluppare una motivazione controllante , caratterizzata da comportamenti rigidi e dalla prevalenza della regolazione estrinseca (motivazione basata su premi e punizioni) o della regolazione introiettata (motivazione guidata dal senso di colpa o dall’obbligo). Un atleta può sentirsi insoddisfatto quando percepisce di non riuscire a raggiungere le prestazioni desiderate, nonostante il massimo impegno. Tuttavia, la percezione cambia a seconda della causa attribuita a questa difficoltà: se l’atleta ritiene di essere il solo responsabile del proprio insuccesso, può provare frustrazione o insicurezza; se, invece, percepisce di essere ostacolato da un allenatore che non lo supporta adeguatamente, può sperimentare sentimenti di oppressione, inadeguatezza, rifiuto o frustrazione. Anche gli atleti di alto livello hanno bisogno di un sostegno costruttivo da parte del loro allenatore o del commissario tecnico. Un ambiente che valorizza la crescita personale e la motivazione autentica è essenziale per il benessere e il successo a lungo termine, sia nello sport che nella vita. Oltretutto, gli atleti di livello assoluto riconoscono il ruolo centrale del loro allenatore , attribuendogli non solo le competenze nell’organizzazione e condurre allenamenti eccellenti ma ne sottolineano in ugual misura il ruolo motivazionale.

Nuovi modelli motivazionali

La teoria di Carol Dweck Carol Dweck ha studiato la motivazione alla riuscita osservando le reazioni dei bambini di fronte all’insuccesso. Ha riscontrato due tipologie di risposta: ● Approccio orientato alla padronanza: il bambino attribuisce il fallimento a un impegno insufficiente e cerca di migliorarsi. ● Approccio orientato alla prestazione: il bambino percepisce l’insuccesso come segnale di scarsa abilità , sviluppando emozioni negative e minore motivazione. Dweck ha così individuato due obiettivi:

1. Obiettivo di prestazione→ l’individuo cerca di dimostrare la propria competenza. Un insuccesso viene interpretato come una mancanza di abilità, con conseguenze negative sulla motivazione**.

  1. Obiettivo di padronanza→** L’individuo punta a sviluppare la propria competenza. Gli errori vengono considerati un’opportunità di apprendimento.

Orientamento al Compito e al Sé

L’Orientamento Motivazionale di Nicholls Nicholls ha proposto una distinzione tra due orientamenti motivazionali:

1. Orientamento al Sé o al risultato: il successo viene definito attraverso il confronto sociale. Gli studenti con questa mentalità credono che la riuscita dipenda dall’intelligenza e dalla capacità di superare gli altri.

2. Orientamento al Compito: il successo è visto come il frutto dell’ impegno, della cooperazione e della comprensione.

Applicazioni in Ambito Sportivo ● Atleti orientati al Sé o al Risultato: credono che il successo dipenda esclusivamente da talento e abilità ● Atleti orientati al Compito: attribuiscono la riuscita a fattori motivazionali e all’impegno personale. Questi atleti mostrano meno propensione a barare o a voler apparire migliori di ciò che sono.

Effetti nei Bambini ● I bambini più orientati al Sé si percepiscono più competitivi ma anche più stressati durante gli allenamenti. I bambini più orientati al Compito mostrano maggiore interesse e piacere nello sport.

Modello 3x2 e modello di motivazione alla riuscita 3x La dicotomia approccio-evitamento permette di capire se un individuo si concentra sul raggiungere un risultato positivo (es. migliorare la propria prestazione) o sul evitare un esito negativo (es. non fare peggio della volta precedente). La motivazione alla riuscita è strettamente legata al concetto di competenza , che può essere valutata secondo diversi standard: ● assoluto : confronto con una prestazione ideale. ● normativo : confronto con individui dello stesso livello o categoria. ● intrapersonale : confronto con la propria prestazione passata. Questa classificazione si riflette nel modello 2x2 dell’orientamento alla riuscita :

1. Obiettivo Compito-Approccio → associato a persistenza, motivazione intrinseca e strategie di apprendimento. 2. Obiettivo Compito-Evitamento → legato alla paura di fallire e a una visione rigida delle proprie capacità. Un’evoluzione di questo modello è il modello 3x2 , che introduce una distinzione più dettagliata tra gli standard di riferimento.

Attribuzione causale negli sport di squadra Negli sport di squadra si possono osservare diversi tipi di spiegazioni rispetto ai risultati delle partite ottenute. Tra queste troviamo: ● pregiudizio di squadra : le vittorie vengono attribuite alle qualità della squadra, mentre le sconfitte a fattori esterni ● pregiudizi egocentrici : i giocatori assumono maggiori responsabilità rispetto a quelle attribuite da valutatori esterni. ● pregiudizi anticonservativi : i giocatori si percepiscono più responsabili dei risultati positivi rispetto a quelli negativi. ● pregiudizi relativi al consenso interno : si sovrastima il consenso sulle attribuzioni rispetto a quello reale. In linea di massima il successo sportivo è stato associato a uno stile esplicativo ottimista , mentre uno stile esplicativo pessimista costituisce un parametro significativo nel predire le prestazioni negative. Inoltre, il modo in cui vengono spiegati i risultati influenza la capacità di reagire positivamente agli insuccessi e di fornire prestazioni vincenti in condizioni di elevato stress agonistico.

Caratteristiche dello stile esplicativo nei team sportivi Le squadre ottimiste : ● spiegano le sconfitte con cause instabili, specifiche ed esterne. ● attribuiscono i successi a cause stabili, globali e interne. Le squadre pessimiste : interpretano i risultati negativi con spiegazioni stabili, globali e interne.

Lo stile esplicativo: reazione circolare

Atleta ottimista o pessimistaatleta ottimista : interpreta gli insuccessi in termini di impegno insufficiente o di scelta strategica sbagliata, non come mancanza di abilità. ● atleta pessimista : attribuisce gli insuccessi a incompetenze personali, ovvero a fattori modificabili solo nel tempo.

La definizione degli obiettivi e gli attributi degli obiettivi in ambito sportivo L'area della scelta degli obiettivi (goal setting) ha origine nella psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Un obiettivo è qualcosa che si vuole consapevolmente raggiungere e possiede due caratteristiche principali:

1. Direzione o contenuto : riguarda la scelta di come dirigere la propria azione verso uno specifico obiettivo. 2. Qualità o intensità : evidenzia quanta energia e tempo devono essere impiegati per raggiungere il risultato desiderato. Parlando di obiettivi esiste un modello molto noto che è quello di Locke & Latham (2002) e che tratta anche il discorso delle variabili moderatrici. Secondo questo modello gli obiettivi influenzano il processo motivazionale agendo su direzione, persistenza e intensità dei comportamenti e le 5 variabili che moderano l'impatto degli obiettivi sulla prestazione sono: **1. abilità

  1. impegno
  2. feedback
  3. complessità del compito
  4. limiti situazionali** Nello specifico, Il successo nello sport dipende da abilità e motivazione. Le procedure di scelta degli obiettivi dovrebbero essere applicabili e confermate anche nello sport. Locke & Latham propongono 10 ipotesi su come il goal setting influisce sulla prestazione sportiva: 1. gli obiettivi specifici regolano meglio l'azione rispetto a quelli generici. 2. più l'obiettivo è elevato , migliore sarà la prestazione. 3. gli obiettivi specifici e difficili migliorano più la prestazione rispetto a quelli vaghi. 4. la combinazione di obiettivi a breve e lungo termine migliora la prestazione. 5. gli obiettivi influenzano la prestazione guidando l'azione, mobilizzando l'impegno, aumentando la persistenza e stimolando strategie adeguate. 6. gli obiettivi devono permettere di monitorare i progressi. 7. gli obiettivi difficili richiedono più impegno, ma producono prestazioni migliori. 8. l'impegno è favorito dall'accettazione dell'obiettivo e dal coinvolgimento dell'atleta nella sua scelta. 9. la definizione di un piano d'azione facilita il raggiungimento degli obiettivi complessi. 10. la competizione migliora la prestazione se richiede obiettivi più elevati e maggior impegno. Per quanto riguarda gli attributi degli obiettivi in ambito sportivi la ricerca in psicologia dello sport ha evidenziato che anche nello sport è essenziale pianificare obiettivi a breve e lungo termine. Spesso, gli obiettivi non vengono scelti dagli atleti , ma dagli allenatori, che non sempre coinvolgono gli sportivi nel processo decisionale. Gli atleti possono concentrarsi solo sugli obiettivi a breve termine, senza collegarli a quelli più ampi. Se l'allenatore non aiuta a costruire questi collegamenti, gli atleti potrebbero non trovare la motivazione necessaria. In generale, gli obiettivi a lungo termine: ● forniscono la direzione generale ● fungono da tappe intermedie per raggiungere l'obiettivo finale. ● aumentano la motivazione ● permettono di monitorare costantemente la prestazione sportiva.

● le ginnaste orientate alla prestazione hanno migliorato significativamente le loro performance nel tempo ● le ginnaste orientate al successo hanno mostrato un calo inatteso nelle loro prestazioni durante la stagione. In sintesi, le ginnaste orientate alla prestazione hanno valutato positivamente il goal setting rispetto agli altri due gruppi.

Pacco 3 slide

Definizione del costrutto di personalità La personalità è un’ organizzazione dinamica e complessa in cui sistemi psicologici, psicofisiologici e biologici interagiscono determinando: ● pattern di comportamentopattern di pensieropattern di emozioni che sono caratterizzanti ogni individuo. In generale, la personalità è determinata da:

1. fattori genetici (soprattutto in relazione al temperamento) 2. fattori disposizionali (si tratta delle disposizioni stabili cioè gli elementi costitutivi stabili della personalità che rimangono costanti nel corso della vita) 3. fattori socioculturali e ambientali (la personalità è modellata e risente di variabili intrinsecamente presenti nel contesto sociale di sviluppo e di azione come la cultura, la classe sociale, la famiglia e il gruppo dei pari) 4. fattori legati all’apprendimento (prospettiva comportamentista) 5. fattori esistenziali (cioè il significato, il senso e l’interpretazione che le persone attribuiscono alle cose che vivono, approccio umanistico-esistenziale). 6. meccanismi automatici (cioè meccanismi inconsci che regolano e modulano la messa in atto di specifici comportamenti sia in modo funzionale che disfunzionale, approccio psicoanalitico) 7. processi cognitivi (cioè: ● la percezione degli stimoli attentivi che sono implicati nell’orientamento del focus attentivo e nel filtraggio degli stimoli rilevanti ● la manipolazione e il rimaneggiamento delle informazioni ● la trasduzione delle info in output comportamentale ● la costruzione di rappresentazioni mentali della realtà e l’attribuzione di significato agli eventi)

Sport e personalità In psicologia dello sport la personalità ha sempre suscitato interesse. Nello specifico le ricerche si sono concentrate nell’indagare se gli atleti vincenti seriali (super elite), mostrano profili di personalità tra loro simili e su quali specifici fattori individuali e ambientali potevano predisporre a quei risultati. Fino alla fine degli anni 70 il modello prevalentemente utilizzato dagli psicologi per analizzare quanto detto è stato quello dei tratti di personalità. Col passare del tempo sono nati altri modelli: ● modello dei 5 fattori di personalità ● modello biopsicosociale ● modelli integrazionisti (es. teoria dell'ansia tratto-stato)

● modello di stile interpersonale e attentivo. Accanto a questi modelli si è andato ad affermare anche affermati il modello sociale cognitivo di Bandura , diventato dominante nell'ambito della psicologia cognitiva dello sport, e il concetto di tenacia mentale.

La prospettiva dei tratti nello studio della personalità e delle differenze Individuali Assunti di base: in ogni individuo è possibile rintracciare delle caratteristiche distintive che emergono nei diversi contesti d’azione. Si tratta di disposizioni interiori verso particolari comportamenti e che prendono il nome di tratti. I tratti hanno le seguenti caratteristiche:

  1. tendono a mantenersi relativamente stabili nel corso del tempo
  2. tendono ed essere indipendenti dal contesto d'azione Inoltre, il tratto è caratterizzato da: 1. coerenza : permette di rintracciare una regolarità nelle possibili configurazioni di comportamento che gli individui mettono in atto e che tendono a rimanere stabili (disposizioni; McCrae e Costa, 1999) 2. peculiarità : esistono caratteristiche specifiche e che identificano un individuo nella sua condotta quotidiana. 3. decontestualizzazione : si riferisce alla tendenza di un individuo a mettere in atto uno stesso comportamento indipendentemente dal contesto d’azione 4. organizzazione gerarchica : prevede 3 livelli=delle reazioni specifiche (1), delle reazioni abituali (2) e del tratto (3)

Modello di personalità a 16 fattori I tratti di personalità sono un insieme relativamente omogeneo di comportamenti che un individuo manifesta in un’ampia varietà di situazioni. Il Questionario dei 16 Fattori di Personalità (16PF), sviluppato da Raymond Cattell (1965) , è uno degli strumenti più utilizzati nella ricerca sulla personalità in ambito sportivo. Esso consente di analizzare i tratti di personalità attraverso 16 dimensioni specifiche. Uno studio condotto da Hardman (1973) ha confrontato i risultati ottenuti dalla somministrazione del 16PF a 42 diversi campioni di atleti appartenenti a 16 discipline sportive , senza evidenziare un profilo di personalità tipico degli atleti , ma mostrando invece una significativa variazione tra i praticanti dello stesso sport. Il Modello di Personalità a 16 Fattori identifica i seguenti tratti nell’immagine. Ogni fattore è posizionato su un continuum tra due estremi (es. espansivo – riservato , brillante – ottuso ). Cattell raggruppa i 16 fattori in tre macro-categorie :