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La Percezione del Mondo: Analisi e Ricostruzione di Scene Visive, Sintesi del corso di Psicologia Generale

PSICOLOGIA GENERALE,micheal passer,nigel holt, andy bremmer,ed sutherland ,micheal vliek,ronald smith

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 20/11/2018

Iolgjduk-19
Iolgjduk-19 🇮🇹

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La percezione del mondo: l’analisi e la ricostruzione di scene visive
Il nervo ottico, dalla retina, invia impulsi al centralino del cervello situato nel talamo,
successivamente viene mandato verso la corteccia visiva primaria del lobo occipitale nella parte
posteriore del cervello. Vi sono “mappature retinotopiche” ovvero corrispondenze fra regione della
retina e gruppi di neuroni ed essendo molte, anche se non tutte sono l’esatto duplicato dell’altra, si
ha la possibilità di usare un’altra nel momento in cui la prima mappatura sia sbagliata o
danneggiata. Alcuni dei neuroni possono essere “rivelatori di caratteristiche” i quali si attivano in
modo distinto in risposta agli stimoli visivi che possiedono specifiche caratteristiche. Hubel e
Wiesel approfondiscono dicendo che un neurone poteva attivarsi se lo stimolo proveniva da un
orientamento orizzontale, o verticale, o ecc.; altri neuroni possono attivarsi in base alle
caratteristiche di colore, profondità o movimento. Questo stimolo successivamente passa nella
corteccia primaria, la quale analizza e produce la percezione; dopo di che viene inoltrata
l’informazione nella corteccia visiva associativa, nella quale le caratteristiche della singola scena
visiva vengono combinate e interpretate alla luce dei nostri ricordi e conoscenze.
Il riconoscimento visivo degli oggetti
Seguono 2 approcci: il modello computazionale di David Marr e la teoria del riconoscimento per
componenti di Biderman (successiva al primo modello citato).
Un modello computazionale di percezione visiva
Marr considerò la visione come un processo diviso in 3 stadi:
1. L’osservatore ha una visione bidimensionale di un “abbozzo primario”, basilare, dove le luci
e le ombre forniscono informazioni sui contorni.
2. L’osservatore elabora nuove informazioni che forniscono le distanze relative dal suo punto
di vista fino all’oggetto, riguardo “l’abbozzo 2½D”.
3. L’osservatore interiorizza il modello visivo dell’oggetto osservato, il punto di vista è
irrilevante e tutte le informazioni vengono combinate costruendo un “modello 3D”.
Il riconoscimento per componenti
RBC= Recognition By Components è lo sviluppo del modello precedente. Biderman propone che
gli oggetti siano composti da 36 forme basilari, definiti “geoni”. Scomponendo e analizzando
l’oggetto in geoni, si possono rivelare i bordi, elemento essenziale per questa teoria; identifica 5
proprietà fondamentali e invarianti dei bordi che, in combinazioni diverse, permettono di
identificare i diversi geoni: curvatura, parallelismo, coterminazione, simmetria e colinearità (i punti
sui bordi sono su una curva, sono in parallelo, finiscono nello stesso punto e sono in linea retta).
Grazie a queste proprietà è sufficiente vedere una parte dell’oggetto, magari perché è oscurato, per
poterlo identificare comunque.
La percezione: la creazione dell’esperienza
La percezione è un processo attivo e creativo, che organizza i dati sensori grezzi e attribuisce loro
un significato e per crearla il nostro cervello esegue 2 tipi di funzione di elaborazione.
Nell’elaborazione “basso-alto” (bottom-up) il sistema visivo opera dai dati sensoriali verso i
processi cognitivi più complessi; quando per esempio si leggono delle lettere su una pagina, i
rilevatori di caratteristiche analizzano gli elementi di ogni lettera di ciascuna parola e poi li
ricombinano nella percezione di lettere e parole. Nell’elaborazione “alto-basso” (top-down) le
informazioni dei sensi vengono interpretate alla luce di conoscenze idee, concetti e aspettative
esistenti; dunque avviene quando si interpretano le parole e frasi costruite dall’elaborazione
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La percezione del mondo: l’analisi e la ricostruzione di scene visive

Il nervo ottico, dalla retina, invia impulsi al centralino del cervello situato nel talamo, successivamente viene mandato verso la corteccia visiva primaria del lobo occipitale nella parte posteriore del cervello. Vi sono “mappature retinotopiche” ovvero corrispondenze fra regione della retina e gruppi di neuroni ed essendo molte, anche se non tutte sono l’esatto duplicato dell’altra, si ha la possibilità di usare un’altra nel momento in cui la prima mappatura sia sbagliata o danneggiata. Alcuni dei neuroni possono essere “rivelatori di caratteristiche” i quali si attivano in modo distinto in risposta agli stimoli visivi che possiedono specifiche caratteristiche. Hubel e Wiesel approfondiscono dicendo che un neurone poteva attivarsi se lo stimolo proveniva da un orientamento orizzontale, o verticale, o ecc.; altri neuroni possono attivarsi in base alle caratteristiche di colore, profondità o movimento. Questo stimolo successivamente passa nella corteccia primaria, la quale analizza e produce la percezione; dopo di che viene inoltrata l’informazione nella corteccia visiva associativa, nella quale le caratteristiche della singola scena visiva vengono combinate e interpretate alla luce dei nostri ricordi e conoscenze.

Il riconoscimento visivo degli oggetti

Seguono 2 approcci: il modello computazionale di David Marr e la teoria del riconoscimento per componenti di Biderman (successiva al primo modello citato).

Un modello computazionale di percezione visiva

Marr considerò la visione come un processo diviso in 3 stadi:

  1. L’osservatore ha una visione bidimensionale di un “abbozzo primario”, basilare, dove le luci e le ombre forniscono informazioni sui contorni.
  2. (^) L’osservatore elabora nuove informazioni che forniscono le distanze relative dal suo punto di vista fino all’oggetto, riguardo “l’abbozzo 2½D”.
  3. L’osservatore interiorizza il modello visivo dell’oggetto osservato, il punto di vista è irrilevante e tutte le informazioni vengono combinate costruendo un “modello 3D”.

Il riconoscimento per componenti

RBC= Recognition By Components è lo sviluppo del modello precedente. Biderman propone che gli oggetti siano composti da 36 forme basilari, definiti “geoni”. Scomponendo e analizzando l’oggetto in geoni, si possono rivelare i bordi, elemento essenziale per questa teoria; identifica 5 proprietà fondamentali e invarianti dei bordi che, in combinazioni diverse, permettono di identificare i diversi geoni: curvatura, parallelismo, coterminazione, simmetria e colinearità (i punti sui bordi sono su una curva, sono in parallelo, finiscono nello stesso punto e sono in linea retta). Grazie a queste proprietà è sufficiente vedere una parte dell’oggetto, magari perché è oscurato, per poterlo identificare comunque.

La percezione: la creazione dell’esperienza

La percezione è un processo attivo e creativo, che organizza i dati sensori grezzi e attribuisce loro un significato e per crearla il nostro cervello esegue 2 tipi di funzione di elaborazione. Nell’elaborazione “basso-alto” (bottom-up) il sistema visivo opera dai dati sensoriali verso i processi cognitivi più complessi; quando per esempio si leggono delle lettere su una pagina, i rilevatori di caratteristiche analizzano gli elementi di ogni lettera di ciascuna parola e poi li ricombinano nella percezione di lettere e parole. Nell’elaborazione “alto-basso” (top-down) le informazioni dei sensi vengono interpretate alla luce di conoscenze idee, concetti e aspettative esistenti; dunque avviene quando si interpretano le parole e frasi costruite dall’elaborazione

precedente ma ciascuna frase può avere significati diversi da persona a persona, dato che il suo contenuto può riferirsi ad esperienze personali diversi e dunque la percezione è diversa, di conseguenza le motivazioni, aspettative, esperienze e apprendimento culturale di ciascuna persona influisce questa elaborazione dall’alto-basso.

I principi della Gestalt sull’organizzazione percettiva

Gestalt, dal tedesco, vuol dire modello, insieme, forma. I suoi teorici seguono l’elaborazione alto- basso, dando importando alle relazioni “figura-sfondo” ovvero la tendenza a organizzare gli stimoli in una figura centrale (generalmente si trova davanti o sopra quello che percepiamo come sfondo, ha una forma ben distinta e colpisce più dello sfondo le nostre percezioni e la nostra memoria) e in uno sfondo. Dato che riconoscere quale sia lo sfondo e quale la figura non è semplice, gli stimoli sono divisi in base a 4 “leggi di percezione organizzata della Gestalt”:

  1. Legge della somiglianza: gli elementi di una configurazione percepiti come simili, verranno percepiti insieme;
  2. Legge della vicinanza: gli elementi vicini verranno probabilmente percepiti come parti di una stessa configurazione;
  3. Legge della chiusura: tendenza a chiudere le estremità aperte di una figura, o a riempire le parti mancanti di una figura incompleta cosicché la loro identificazione della forma è più completa di quello che effettivamente esiste;
  4. Legge della continuità: collegamento tra i singoli elementi in modo da formare una linea continua o un modello che abbia un senso.

La percezione comporta la verifica dell’ipotesi

La rappresentazione percettiva è l’immagine mentale che contiene le caratteristiche fondamentali e distintive di una persona, di un oggetto, di un evento o un altro fenomeno percettivo. Dunque si da un’interpretazione al quanto migliore allo stimolo seguendo le proprie conoscenze ed esperienze. Gregory sottolinea che ognuno fa delle ipotesi sul significato dell’informazione sensoriaa elaborando così la propria percezione.

La percezione della profondità, della distanza e del movimento

La capacità di adattarsi a un mondo spaziale richiede di distinguere accuratamente le distanze e i movimenti degli oggetti nell’ambiente.

La percezione di profondità e distanza si suddivide in indicazioni di profondità mooculari e quelle monoculari.

Le indicazioni monoculari di profondità

Valutando le distanze, si percepisce anche la profondità.

E’ importante considerare “le luci e le ombre”, come i pittori che per dare un effetto tridimensionale li utilizzano.

La “prospettiva lineare” si riferisce alla percezione che le linee parallele convergono o di allontanano, quando l’osservatore stesso si allontana, come se si guardano le rotaie ferroviarie e più si è distanti più sembrano convergere.

“L’interposizione” nella quale gli oggetti più vicini all’osservatore possono togliere parte della visuale degli oggetti più distanti.

Secondo la “teoria tricromatica” di Young-Hemholtz la retina ha 3 tipi di recettori di colore, dunque i singoli coni sono massimamente sensibili alle lunghezze d’onda che corrispondo a blu, verde o rosso; se vengono attivati allo stesso modo si percepisce il bianco puro.

“L’immagine residua del colore” permette di osservare un’immagine di un colore diverso dopo che lo stimolo di un colore è stato osservato fissamente e poi ritirato.

La teoria dei processi opponenti

Hering con questa teoria proponeva che ciascuno dei 3 tipi di coni rispondesse a 2 diverse lunghezze d’onda: uno al blu o al giallo, uno al rosso o al verde, uno al bianco o al nero.

La teoria della doppia analisi nella trasduzione del colore

Il processo di traduzione del colore può essere spiegato attraverso la combinazione della teoria tricromatica con quella dei processi opposti (pag 207-208).

Il daltonismo

Le persone con una visione normale del colore sono dette “tricromatiche”. E’ detta “dicromatica” colei che non vede solo uno dei 2 sistemi (blu-giallo o rosso-verde). E’ detta “monocromatica” colei che è sensibile solo al sistema bianco e nero e non vede nessuno dei colori.

Le illusioni: false ipotesi percettive

Le illusioni sono percezioni affascinanti ma inesatte ma allo stesso tempo ci forniscono informazioni su come lavorano i processi percettivi in condizioni normali. Le illusioni sono condizionate dal contesto, dall’ambiente circostante nel quale si verifica lo stimolo.

La creazione di un’illusione mortale

Pag 211-

I processi di riconoscimento specifici: i volti

Lo stimolo non verbale che diffonde informazioni strutturali, emotive e sociali è il volto.

Pascalis e de Haan sottolineano l’importanza di esso coi bambini, perché è un mezzo di comunicazione tra mamma e figlio ancor prima che quest’ultimo sappia usare il linguaggio; sono inoltre in grado di distinguere le differenze fra i volti di diverse specie, a differenza degli umani più grandi che si concretizzano solo sul volto umano. Kanwisher afferma che c’è un’area del cervello (FFA, Fusion Face Area) che è più sensibile ai volti e si attiva attraverso stimoli specifici di esso. E questa specificità è data dallo sviluppo di circuiti particolari, come sottolinea Gauthier, dato che è lo stimolo che tutti abbiamo dalla nascita, perciò man mano che si diventa grandi si diventa esperti e si hanno conoscenze approfondite.

Una sindrome che fa perdere la capacità di riconoscere i volti familiari o il proprio è la “prosopagnosia acquisita o congenita (o dello sviluppo), dovuta da una lesiona al cervello o appunto acquisita congenitamente.

Vi sono diverse aree neurali che sono collegate per permettere di elaborare e riconoscere i volti in tutte le sue sfaccettature:

  1. Nella parte posteriore (OFA e FFA) vi è l’elaborazione delle “caratteristiche percettive e strutturali”: identità, genere ed etnia;
  1. Nel solco temporale superiore (STS) vi è l’elaborazione delle “caratteristiche emotive (aspetti dinamici)”: espressioni e stato d’animo;
  2. Nella parte frontale della corteccia (OFC, corteccia orbito frontale) vi è l’elaborazione delle “caratteristiche sociali”, legate alla “ricompensa (reward, cioè ciò che procurare piacere e gradimento)”, e legate al nucleo delle emozioni (AMG) che permette di comprendere se avere fiducia o meno osservando il volto di una persona.

L’importanza delle caratteristiche

Con la “teoria delle caratteristiche” si può codificare l’identità di una persona e, quando la si rivede, si attiva “l’unità di riconoscimento facciale” che fa render conto di aver già visto e quindi riconosciuto quel viso. Molto importanti sono le sopracciglia per identificare un volto. Ma, se vengono prese le differenti caratteristiche da sole, gli occhi sono la parte più importante per identificare il genere; tra cui si aggiungono la forma e la lunghezza del naso, la posizione delle sopracciglia e gli occhi.

L’emozione

Le donne sono più abili a identificare le espressioni del volto. Durante il ciclo mestruale, le donne cambiano preferenze per i volti maschili preferendo quelli più mascolini; e il comportamento maschile viene influenzato in base ai momenti diversi del ciclo della donna, la quale è attratta di conseguenza in modo diverso.

L’attrattività

L’attrattività è soggettiva e, secondo Langlois, è indipendente dalla culturale. La giovinezza del volto è l’elemento più importante per rimanere attratti, o i volti più femminili; importante è anche la buona salute; gli occhi più grandi e gli zigomi più alti rispetto alle dimensioni e forme del viso; i volti con caratteristiche medie son più attraenti rispetto quelli con caratteristiche più pronunciate.

La percezione multimodale

Pag 217

La sinestesia

Letteralmente è la “mescolanza dei sensi”: percepire i suoni come colori, un gusto come una sensazione tattile.

Eagelmann afferma che almeno l’1% di noi abbia percezioni sinestetiche perché, per esempio, i giorni della settimana abbiano un colore o la musica una texture fisica.

Lo sfondamento delle connessioni neurali che avviene nell’infanzia è diverso da coloro che sono affetti da sinestesia, così che le regioni cerebrali mantengono alcune connessioni che sono assenti nel resto delle persone.

Inoltre, vi potrebbe essere un deficit nei processi inibitori neurali del cervello che, di norma, impediscono all’input di una modalità sensoriale di dilagare in altre zone sensore, stimolandole.

L’esperienza, i periodi critici e lo sviluppo percettivo

Oltre alla presenza dei geni che influenzano lo sviluppo biologico, anche le esperienze hanno lo stesso ruolo. Infatti i pigmei Ba Mbuti che trascorrono la loro vita in un modo verde, fra alberi e senza spazi aperti, se vengono portati in una vasta pianura (come l’esempio riportato da Turnbull) e vedono in lontananza una mandria di bufali, li ritengono insetti giganti semplicemente perché non