Scarica Psicologia dello Sport: Processi Cognitivi, Memoria e Funzioni Esecutive - Prof. Crippa e più Dispense in PDF di Psicologia dello Sport solo su Docsity!
Psicologia Generale e dello Sport
LEZIONE 1 : INTRODUZIONE (Guarda MindMap) LEZIONE 2/3 : STORIA DELLA PSICOLOGIA —>Definizione di Psicologia: Deriva dal Greco, unione tra “psyche” che significa Anima e “logos” che vuol dire Discorso. La psicologia è definita come la scienza del comportamento e dei processi mentali dell’uomo, nel suo rapporto con l’ambiente esterno mentre vi fa esperienza, agisce e lo rappresenta. La psicologia è scienza in quanto segue un metodo e protocollo scientifico: Rassegna—>Ricerca—>Ipotesi—>Protocollo Sperimentale—>Analisi—>Pubblicazione La ricerca sperimentale ha il compito di dimostrare un rapporto di Causa-Effetto tra più Variabili. Nella sperimentazione scientifica generalmente abbiamo due variabili una Indipendente e una Dipendente, quest’ultima muta al variare della prima. Successivamente la ricerca scientifica identifica un campione sperimentale che viene diviso in due gruppi, un gruppo Sperimentale e un gruppo di Controllo, il secondo gruppo sarà di verifica, non essendo stato sottoposto alle variabili dell’esperimento. Durante la sperimentazione 3 elementi sono fondamentali:
- (^) Strandardizzazione (parametri variabili conformi su tutti i soggetti di studio)
- (^) Attendibilità (applicabilità sperimentale in contesti e tempi differenti)
- (^) Validità (Profondità dello studio) —>Accenni storici della Psicologia: - IV sec. a.c. Ippocrate sosteneva che il cervello fosse l’organo più importante del corpo, capace di regolare tutte le espressioni umane, ma successivamente Aristotele spostò l’attenzione sul cuore come organo come sede dei processi superiori, introducendo anche il concetto di crescita attraverso tappe di sviluppo. - Tra V sec. d.c. e XV sec. d.c. lo studio sull’uomo cade in secondo piano, spazio alla teologia. - 1500 Cartesio (Renè Descartes), noto esponente della corrente dualista, sostenne che il corpo era diviso in 2 entità Res Cogitas (mente) e Res Extensa (corpo), dove la mente è una caratteristica umana ed è sede del pensiero. Queste due entità non sono separate ma in comunicazione tramite la Ghiandola Pineale. - 1700 si diffuse l’Empirismo grazie a figure come John Locke, si negò l’esistenza di idee innate presenti nell’uomo, ma si affermò che l’intelletto si formi solo attraverso l’esperienza. Sempre nel 700 ci fu uno sviluppo importante della biologia dimostrando un collegamento tra funzioni biologiche e funzioni psichiche, è in questo periodo che si introdussero i concetti di tempo di latenza, di reazione e soglia. - 1800 Bell&Magendie introdussero il concetto di specificità del sistema nervoso, successivamente introno a metà 800 Jackson ipotizzò una rappresentazione della fisionomia in relazione alla corteccia motoria, realizzando una. mappa topografica delle aree motorie e somato- sensoriali, divise in 52 aree celebrali specifiche. Anno di svolta fu il 1879, data importantissima che segna la nascita della psicologia come scienza e coincide con l’apertura del primo laboratorio di psicologia a Lipsia ad opera di Wundt. Nel suo laboratorio Wundt si dedicò soprattutto allo studio e alla ricerca dei processi neuronali, allo studio dei sensi, dei processi e delle associazioni mentali. Secondo Wundt l’oggetto di studio della psicologia era l’esperienza diretta o immediata. A partire da quella data storica, si svilupparono parallelamente due correnti di pensiero STRUTTURALISMO e FUNZIONALISMO. - 1900 Il neurochirurgo Penfield e il neurofisiologo Woolsey negli anni ’30 identificarono nell’uomo e nella scimmia una mappa topografica delle aree motorie e somato- sensitive, l’homunculus motorio e somato-sensitivo. L’homunculus è quindi una rappresentazione grafica della “locazione” celebrale delle diverse parti del corpo, ovvero a seguito di una stimolazione in una specifica parte del corpo, quella specifica zona celebrale si attiva. Il principio di rappresentazione grafica è il seguente: più un’area del corpo è innervata tanto più grande è la sua rappresentazione a livello celebrale. Maggiore è l’area del corpo rappresentata, maggiore è la sua importanza a livello percettivo e sensoriale.
STRUTTURALISMO :
Nato in Germania nel 1879, con Wundt, si pone come scopo quello di scomporre i complessi contenuti mentali in elementi semplici, in altre parole si studiava la struttura dei processi mentali, considerati come la somma di elementi semplici ed il metodo utilizzato dagli strutturalisti era quello introspettivo. Consisteva nel chiedere alle persone di auto-osservarsi e di descrivere in modo dettagliato ciò che stava avvenendo dentro di loro, ciò che percepivano e vedevano. Nell’uso di questo metodo era importante non commettere quello che gli strutturalisti chiamano “l’errore dello stimolo”, ovvero sostituire la descrizione delle proprie sensazioni e percezioni con l’associazione data dall’esperienza. I limiti però dello strutturalismo erano:
- Approccio troppo elementare.
- L’introspezione scientificamente non valida, inaccuratezza dei resoconti verbali.
- Variabilità non quantificabile del contenuto mentale FUNZIONALISMO : Nato nel 1890 negli Usa in risposta alla critiche strutturaliste, questa corrente di pensiero si sviluppò grazie ai forti contributi di Darwin, che considerava i processi mentali come funzionali alla sopravvivenza. Il funzionalismo era interessato a comprendere la funzione dei processi mentali e non tanto allo studio delle loro componenti, interessava capire a cosa servissero e quale fosse lo scopo delle funzioni mentali. (Visione olistica) PSICOLOGIA DELLA GESTALT (1912) : Nata in Germania ad inizio ‘900 dagli psicologi della Gestalt, i quali sostenevano che la realtà oggettiva ed esperienza soggettiva non dovessero per forza coincidere, ovvero ciò che percepiamo non è detto che coincida con l’elemento specifico della realtà. “il tutto è più della somma delle parti” (Visione olistica) Da qui deriva che uno stesso oggetto può essere percepito diversamente da più persone sulla base dei loro bisogni in quel momento, si ipotizzò quindi che i nostri bisogni influenzano la nostra percezione. I Gestaltisti si occuparono principalmente dello studio della percezione. Grandi esponenti furono Wertheimer, Kohler e Thorndike. COMPORTAMENTISMO (1913) : Nasce come reazione a tutte quelle correnti di pensiero che mettevano l’attenzione sui meccanismi interni della mente, difficili da osservare, ponendo enfasi invece sul comportamento umano osservabile e sul ruolo dell’ambiente nell’influenzare il comportamento dell’individuo. Il sunto dei comportamentisti può essere schematizzato in S->R , dove S sta per Stimolo, presente nell’ambiente, e R sta per Risposta, ovvero il comportamento scaturito da quel determinato stimolo. Secondo il comportamentismo infatti nulla è innato ma tutto è determinato dall’ambiente, grandi esponenti di questa corrente del furono Watson e Skinner. Successivamente nacque il NeoComportamentismo, con la figura di Tolman, che inserì nello schema S->R , la lettera O, che sta per Organismo (S ->O-> R) , prendendo quindi in considerazione l’individuo, i suoi processi interni, esperienze ed emozioni. COGNITIVISMO (1967) : La mente umana iniziò ad essere interpretata come un grande elaboratore di informazioni:
- Entrata : stimoli ed informazioni
- Elaborazione : processi mentali
- Uscita : risposta comportamentale Il termine cognitivo secondo Neisser (1967), esponente del cognitivismo, indica proprio “tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni, riduzioni, immagazzinamenti, recuperi e altri impieghi dell’input sensoriale”, riportando l’attenzione sui processi mentali interni. La mente umana come elaboratore di informazioni prese forma con il modello TOTE definito da Miller, Secondo questo modello ogni comportamento umano è contraddistinto da 4 fasi:
- T/test (Verifica azione di partenza)
- O/operate (Operazione/Processo cognitivo/modificazione)
- T/test (Verifica nuova azione)
- E/exit. (Verifica conclusione operazione)
Infortunio e riabilitazione, overtraining e bournout, disturbi alimentari, uso e abuso di sostanze, transizioni di carriera e tema dell’identità. LEZIONE 5 : SPORT SALUTE E BENESSERE DEFINIZIONI L’ Attività fisica è «Qualsiasi movimento che implica un dispendio energetico». L’ Esercizio fisico è “Un insieme di movimenti ripetitivi, strutturati, programmati e finalizzati al miglioramento della forma fisica e della salute nelle sue componenti aerobiche, anaerobiche, coordinative, muscolari, ecc”. Lo Sport è definito come “insieme di tutte quelle attività, individuali e collettive, che coinvolgono le capacità fisiche e mentali dell’individuo all’interno di un contesto competitivo e strutturato” La Salute è definita come «Uno stato di completo benessere fisico, sociale e mentale, e non soltanto l’assenza di malattia o di infermità, che quindi permette alle persone di condurre una vita produttiva sul piano individuale, sociale ed economico» Questa definizione sancisce il passaggio da una concezione di salute più di stampo biomedico a una più di matrice bio-psico-sociale. Il Benessere corporeo indica un sistema corporeo che sta bene e funziona. Il Benessere psicologico indica il funzionamento psicologico ottimale. CONCETTO DI SALUTE Fino agli anni ’50 il concetto di salute era definito come “assenza di malattia”, Nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ribalta completamente la definizione di salute descrivendolo come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non soltanto assenza di malattia o infermità”. Malattia e salute non sono poli opposti, ma la persona in ogni momento della vita si trova lungo un continuum salute-malattia. CONCETTO DI BENESSERE Il concetto di benessere è un concetto multidimensionale che racchiude una dimensione fisica, psicologica e sociale, non vi è accordo in una definizione unica di benessere ma in generale il benessere è : “uno stato prettamente individuale e soggettivo che origina dalle valutazioni che ognuno fa di sé, dei propri contesti di vita, delle soddisfazioni e risultati che ottiene, appare quindi legato a un’interpretazione soggettiva della persona." ATTIVITÀ FISICA BENESSERE FISICO E PSICOLOGICO L’inattività fisica è il quarto fattore di mortalità nel Mondo, dopo la pressione sanguinea, il consumo di tabacco e l’iperglicemia, rientrando quindi nei fattori di maggior rischio per le malattie non trasmissibili (patologie cardiovascolari, tumori, diabete); La ricerca inoltre ha dimostrato una influenza positiva dell’attività fisica sia sui disturbi psicologici quali ansia, depressione, stress, bassa autostima sia sugli effetti benefici in relazione alle funzioni cognitive (attenzione, memoria). OMS l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2010 ha definito delle raccomandazioni globali per la prevenzione delle malattie non trasmissibili che definissero frequenza, durata, intensità, tipologia di attività fisica, divise per fasce di età. Fascia di età dai 5-17 anni si consiglia almeno 60 minuti di attività fisica quotidiana di intensità moderata e almeno 3 volte alla settimana occorre includere attività che rinforzano i muscoli e sostengono la salute delle ossa. Fascia di età dai 18-64 anni si consiglia almeno 150 minuti di attività fisica di moderata intensità o 75 minuti di attività fisica ad alta intensità alla settimana, o una combinazione delle due, e l’attività aerobica deve essere svolta in sessioni di almeno 10 minuti Fascia di età dai oltre i 65 anni si consiglia almeno 150 minuti di attività fisica di moderata intensità o 75 minuti di attività fisica ad alta intensità alla settimana, o una combinazione delle due, prediligendo esercizi di equilibrio e di potenziamento muscolare divisi 3 volte alla settimana. (La SORVEGLIANZA PASSI è un portale pubblico che raccoglie con continuità i dati sulla salute, sugli stili di vita e sui comportamenti a rischio per l’insorgenza di malattie croniche non della popolazione italiana dai 18 ai 69 anni) x info extra
LEZIONE 6 : SPORT, DOPING E DCA Con il termine DOPING ci si riferisce all’assunzione di farmaci o sostanze non giustificate da particolari condizioni patologiche con lo scopo di migliorare la prestazione sportiva. Una sostanza per essere definita dopante deve soddisfare tre criteri: -Migliorare o avere le potenzialità di migliorare le prestazioni -Rappresentare un rischio reale o potenziale per la salute -Violare l’etica dello sport TEORIE DI RIFERIMENTO (sull’uso del dopping) Psicologi e ricercatori hanno cercato di spiegare questo fenomeno:
- Motivazione estrinseca dove l’obiettivo è vincere a tutti i costi e con tutti i mezzi a disposizione
- Teoria dei giochi , il cui esempio classico è il dilemma del prigioniero; il doping viene vista come l’azione migliore, se non l’unica strategia possibile per vincere. “perché tutti lo fanno”
- Health Belief Model (Becker e Mainman 1975) sostiene che la scelta di adottare certi comportamenti sia legata a quanto le persone valutano dannosi i comportamenti stessi.
- Teoria del Comportamento pianificato (Schifter e Ajzen, 1985), pone la sua attenzione sulle intenzioni; Secondo questa teoria la scelta di ricorrere al doping è data dalla valutazione dei vantaggi o svantaggi che ne comporta, secondo questo modello quindi sono le norme soggettive e il controllo percepito a definire la propensione a utilizzare certe sostanze
- La teoria Socialcognitiva di Bandura (1989) focalizza l’attenzione invece sulle caratteristiche individuali di personalità e di autoregolazione all’interno di uno specifico contesto sportivo, infatti recenti studi pongono l’accento sulla qualità del contesto sportivo e dei messaggi che veicola. I DISTURBI COMPORTAMENTO ALIMENTARE (DCA) Un fenomeno che spesso caratterizza il mondo dello sport è quello dei disturbi alimentari, il quale si presente con insorgenze sempre più precoci, addirittura attorno ai 8-9 anni. Bisogna sviluppare la capacità di individuare possibili segnali di rischio negli atleti e nel caso indirizzarli alla richiesta di aiuto o cura; Conoscere le caratteristiche di questi disturbi è molto importante per gli operatori nel mondo sportivo poiché l’intervento precoce in alcuni casi può risultare vitale. LE TIPOLOGIE DI DCA I DCA inizialmente si divisero in 6 tipologie secondo il manuale diagnostico dei disturbi mentali:
- Pica o Allotriofagia (ingestione continuata nel tempo di sostanze non nutritive)
- Ruminazione (eccessiva masticazione e rigurgito del cibo)
- Disturbo alimentare di evitamento o restrizione del cibo
- Anoressia nervosa
- Bulimia nervosa
- Disturbo di alimentazione incontrollata. A questi se ne aggiunsero altri due arrivando ad un totale di 8:
- Ortoressia (l’ossessione per i cibi sani)
- Vigoressia (preoccupazione verso il proprio tono muscolare, allenamento, dieta ipocalorica). Nel mondo dello sport i disturbi più presenti sono l’anoressia, la bulimia, la vigoressia. L’anoressia atletica a differenza dell’anoressia nervosa, ricerca il sottopeso per il miglioramento della prestazione più che a una distorta immagine di sé. EXERCISE ADDICTION Lo sport per alcune persone può portare a una forma di dipendenza, in questo caso si parla di exercise addiction quando vi è un intenso coinvolgimento nell’esercizio fisico che va a discapito di tutte le altre attività quotidiane, quale lavoro, relazioni sociali e sentimentali. VALORI AMBIGUI In riferimento al contesto sportivo, Emanuele Isidori, parla di valori ambigui, indicando la presenza di valori positivi per la crescita umana della persona (competizione, benessere, collaborazione, autonomia, etc) ma che possono diventare valori negativi se considerati in termini di prevaricazione dell’altro, vincere a tutti i costi o controllo eccessivo della corporeità.
PERCEZIONE DEGLI OGGETTI
Negli anni ’80, due neuroscienziati di fama mondiale, Ungerleider e Mishkin, definirono il primo modello neurale di elaborazione visiva, ipotizzando l’esistenza di due vie anatomo-funzionali ben distinte alla base della percezione degli oggetti:
- la via ventrale che dal lobo occipitale termina nella zona infero- parietale, detta anche la via del cosa, deputata al riconoscimento delle caratteristiche degli oggetti (forma, dimensione ecc.)
- la via dorsale che dal lobo occipitale termina nella zona parietale, detta la via del dove e del come, poiché è deputata al processamento delle informazioni legate alla posizione degli oggetti. Negli anni 2000 ulteriori ricerche scientifiche (Rizzolatti e Senigallia, 2006) dimostrano come la via del dove e del come sarebbe alla base del processamento delle informazioni visive finalizzate al controllo motorio e all’esecuzione di atti motori. PERCEZIONE DEGLI OGGETTI IN MOVIMENTO Le informazioni relative al movimento sono sempre processate dalla corteccia visiva, in particolare dalle cellule gangliar e nello specifico è il sistema magnocellulare ad essere deputato all’analisi del movimento, ma non è in grado di processare né movimenti troppo lenti né troppo veloci. PERCEZIONE DELLO SPAZIO A livello percettivo possiamo distinguere lo spazio vicino e lo spazio lontano e l’esistenza di specifici circuiti celebrali localizzati nella corteccia parietale. I recettori dello spazio vicino si caratterizzano per essere multipli, ovvero sono sensibili a più canali sensoriali contemporaneamente (es. visivo + tattile; tattile + visivo + uditivo), difatti si attivano solo quando lo stimolo visivo è nelle vicinanze del campo recettivo tattile. I recettori dello spazio lontano codificano invece lo stimolo visivo indipendentemente dalla sua posizione e dalle possibilità di azioni della persona LEGAME PERCEZIONE-AZIONE Il legame tra percezione e azione è spiegato a livello anatomico-funzionale dal passaggio di informazioni dalla corteccia parietale alla corteccia motoria secondaria, che trasforma le informazioni sensoriali in programmi motori, per poi passarle alla corteccia motoria primaria che permette l’esecuzione dei movimenti, inviando le informazioni direttamente ai muscoli implicati. IL DOLORE Il dolore può essere definito come una spiacevole esperienza sensoriale ed emozionale, è sempre soggettivo, si conosce attraverso esperienze nella prima parte della vita, ed è un meccanismo di difesa poiché la sua assenza può portarci ad incorrere in rischi. Percepiamo dolore grazie a numerosissimi recettori dolorifici presenti sia negli strati superficiali della cute che nei tessuti profondi, ma è profondamente influenzato da emozioni e pensieri. TEORIA DEL GATE CONTROL Secondo questa teoria nel midollo spinale si attivano specifici recettori nervosi collegati a determinate aree del cervello, che come un cancello, aprono le porte all’informazione “dolorifica” e ci fanno sentire dolore, altri recettori neurali invece chiudono il cancello, fermando le informazioni sul dolore. Questo cancello si può chiudere in due modi:
- Arrivano altri impulsi sensoriali che sovrastano le informazioni dolorifiche.
- Fattori di tipo psicologico ed emotivo che portano il cervello a chiudere il cancello producendo sensazioni di sollievo o alleviando il dolore stesso, evidenziando come la componente psicologica influenza i meccanismi di apertura e di chiusura della via del dolore. UN’ESPERIENZA SOGGETTIVA La percezione di dolore è soggettiva ed è influenza da diversi fattori:
- Attenzione: maggiore è l’attenzione è focalizzata sul dolore maggiore sarà la percezione del dolore stesso.
- Attribuzione di significato: la percezione di dolore può variare in funzione del significato attribuito all’esperienza stessa.
- Personalità: ricerche dimostrano che persone con alto nevroticismo tendono a sentire maggiormente il dolore mentre le persone con maggior senso di autoefficacia sembrano sopportare maggiormente il dolore. . Endorfine: alcuni autori sostengono che possano essere le endorfine a svolgere un ruolo nell’apertura e chiusura del cancello del dolore . Emozioni : Le nostre emozioni posso regolare il cancello “del dolore”
Tra le tecniche utilizzate nella gestione del dolore vi sono le tecniche di rilassamento, che rappresentano un valido strumento nell’ambito del mental training. Per rilassamento si intende un particolare stato psicofisico, caratterizzato da modificazioni specifiche dell'attività dell'organismo (la principale è la riduzione della tensione muscolare) Il rilassamento si caratterizza per una prevalenza della attività neuro vegetativa parasimpatica. IL TRAINING AUTOGENO DI SCHULZ (1930) Introdotto dal psichiatra tedesco J.H. Schultz, Il training autogeno è una tecnica di rilassamento che consiste nell’osservazione e nell’ascolto passivo del proprio corpo, con lo scopo di incrementare la consapevolezza di sé ed attivare processi distensivi e rigenerativi. Il training autogeno prevede 6 esercizi di complessità crescente questi esercizi sono: —> pesantezza, calore, cuore, respiro, plesso solare e fronte fresca Ognuno di questi esercizi è caratterizzato da una “frase stimolo” che deve essere ripetuta mentalmente che indirizza l’attenzione verso precise zone del corpo favorendone la distensione. 1)L’esercizio della pesantezza è il primo step del training autogeno e consiste nel rilassare le varie parti del corpo. 2)Il secondo esercizio, quello del calore, mira invece al rilassamento del sistema vascolare.
- Il terzo esercizio, quello del cuore, è finalizzato all’ascolto passivo del cuore e a regolare l’attività cardiaca.
- Il quarto è un esercizio di ascolto del respiro finalizzato a regolarne il ritmo.
- Il quinto esercizio è dedicato al Plesso solare, una struttura nervosa al di sotto del diaframma.
- il sesto esercizio è quello della fronte fresca, dove, sempre attraverso la frase stimolo, si induce uno stato di vasocostrizione che favorisce la sensazione di freschezza e distensione. (Questa tecnica è sconsigliata per chi soffre di depressione e patologie psicotiche e fatta con molta attenzione con le donne in gravidanza) LA PERCEZIONE SFORZO DA UN PUNTO DI VISTA PSICOLOGICO Lo sportivo (es. endurance) si trova costantemente a confrontarsi con la fatica, definibile come: “un deterioramento della performance dovuto sia a un incremento dello sforzo necessario per sprigionare una certa forza ed energia per proseguire l’azione motoria sia all’impossibilità di produrre tale forza con conseguente interruzione dell’azione stessa” (Enoka & Stuart, 1992). In questa definizione si riscontrano tre fenomeni legati alla fatica :
. L’affaticamento muscolare . L’incremento della percezione di sforzo . L’incapacità di produrre ulteriore forza ed energia nel punto di esaurimento Parlando di fatica quindi si parla di percezione di sforzo importante fattore capace di influenzare la performance, tale percezione è influenzata da diversi fattori fisico-organici ma anche psicologici. Samuele Marcora, ricercatore dell’Università di Bologna, ha elaborato il modello psico-biologico della fatica, il quale sostiene che un cervello stanco può avere un impatto sulla performance sportiva alla pari di un muscolo portato all’esaurimento energetico. Ha notato che quando un atleta arriva a percepire di essere al limite, il sistema muscolare in realtà ha ancora una riserva di energia che consentirebbe l’azione motoria per diversi minuti. Altri fattori che limitano la prestazione di endurance sono i fattori psicologici classificabili come: -FATICA MENTALE “La fatica mentale rappresenta uno stato psico-biologico causato da prolungati periodi di attività cognitiva, caratterizzato da una sensazione di stanchezza e mancanza di energia riducendo in modo significativo la capacità di un atleta di stare sullo sforzo” e risulta essere influenzata da: sonno, stress (da viaggio, emotivo, cognitivo) e aspetti contestuali (pressione e attese) -MOTIVAZIONE Un aspetto che influenza la percezione di sforzo, quindi la prestazione, è il livello di motivazione di un atleta, inteso in questo contesto come: “il massimo sforzo che un atleta decide di mettere per avere successo in un compito”. Non è tanto questione di qualità ma di quantità motivazionale. -AUTOEFFICACIA La convinzione di avere la preparazione e la capacità di poter eseguire un certo sforzo è un’altra variabile psicologica importante nella gestione della fatica. IMPLICAZIONI Appare evidente che la fatica e lo sforzo non siano qualcosa di unicamente fisico ma siano profondamente influenzate da fattori psicologici, che modulano la nostra percezione della fatica. Self talk, visualizzazione e goal setting sono tecniche utili per sviluppare la propria motivazione,
Il sistema specchio quindi spiegherebbe come mai comprendiamo il comportamento altrui, ad esempio tanto più un atleta è in grado di comprendere le intenzioni dell’avversario, tanto più anticipatoria sarà la sua risposta e la sua probabilità di successo. LA VISUALIZZAZIONE In riferimento al sistema specchio è stato introdotto il sistema della visualizzazione o allenamento ideomotorio che si basa proprio sull’immaginazione di un movimento, attivando gli stessi circuiti celebrali che entrano in gioco nella reale esecuzione del gesto. La visualizzazione è la creazione volontaria di un’esperienza mentale che riproduca l’esperienza reale, completa sia dal punto di vista sensoriale sia emozionale. (Si impara a visualizzare utilizzando tutti i sensi) Fa riferimento alla capacità dell’individuo di rappresentare mentalmente, attraverso l’uso dell’immaginazione, precise sequenze motorie e/o comportamentali finalizzate a un obbiettivo. L’allenamento Ideomotorio è funzionale in quanto la mente non distingue un’esperienza realmente vissuta da una immaginata poiché le immagini create nella mente vengono percepite come reali. Secondo la teoria psico-neuro-muscolare, durante il movimento immaginato, si verificano attivazioni nelle aree del cervello responsabili dei movimenti muscolari simili a quelli generati durante l’azione (effetto Carpenter). Durante la prestazione mentale, similmente a quella reale, viene registrata un’attività elettromiografica specifica, che coinvolge la muscolatura corrispondente al compito immaginato. La visualizzazione, per essere efficace, deve avere le seguenti caratteristiche:
- Vividezza : le immagini prodotte devono essere chiare e nitide, come se fossero reali
- Multisensorialità : deve coinvolgere tutti i sensi
- Caratteristiche emozionali : le immagini devono contenere aspetti emozionali e sensazionali
- Correttezza delle immagini tecniche : il gesto tecnico deve essere visualizzato correttamente
- Esito positivo : le scene visualizzate devono avere esito positivo,
- Prospettiva : si può visualizzare in prima persona o in terza, ma in prima persona è più efficace.
- Esperienza precedente sul compito : possedere una precedente esperienza motoria
- Sistematicità : Allenamento ideomotorio almeno 3 volte alla settimana per sessioni di 10 minuti.
- Motivazione : Mantenere la volontà e il senso per cui fare l’allenamento ideomotorio
- Attenzione ricettiva e rilassamento : la respirazione, il rilassamento sono prerequisiti importanti Quando la tecnica della visualizzazione viene inserita all’interno di un programma di allenamento strutturato, si parla di allenamento ideomotorio, la cui finalità è appunto migliorare la motivazione e la fiducia in sè stessi, altri effetti sono:
- Aumenta il senso di controllo e l’autoefficacia
- Riduzione dello stress emotivo
- Migliora la concentrazione
- Aiuta a migliorare il gesto tecnico e la preparazione tattica della gara
- Efficace nelle fasi di infortunio velocizzando i tempi di recupero del gesto tecnico
- Favorisce la gestione del dolore
- Aiuta nella gestione delle emozioni
- Agevola la preparazione LAYERING TECHNIQUE Questa tecnica favorisce la creazione di immagini mentali e di visualizzazioni attraverso una costruzione a strati (LAYER) Vediamo i vari step: Inizialmente all’atleta viene chiesto di individuare un’azione semplice da richiamare alla mente, successivamente viene invitato a prendersi del tempo e richiamare nella mente quell’azione e riviverla attraverso un’immaginazione in prima persona. Solitamente la vista costruisce il primo layer, quindi all’atleta viene chiesto di ripetere l’immaginazione della stessa situazione concentrandosi solo sulle cose che vede nell’ambiente. Quando si ha preso dimestichezza con questo layer visivo, si passa a quello successivo scelto in base alla semplicità di “accesso mentale” a un determinato senso, come quello tattile e così continua per i successivi layer sensoriali: udito, gusto, olfatto. Infine viene chiesto di inserire anche i layer relativi alle emozioni e sensazioni e di visualizzare tutto il gesto o la situazione con la ricchezza vari dei layer allenati. (Tecnica polisensoriale)
LEZIONE 13/14 : PROCESSI ATTENTIVI (L’ATTENZIONE), STILI ATTENTIVI E SPORT L’attenzione è un processo multi-componenziale per questo motivo è si utilizza il termi di processi attentivi, essi si classificano in :
- ENDOGENO (alto verso basso) è la capacità di rivolgere la propria attenzione intenzionalmente, cercando un determinato stimolo
- ESOGENO (basso verso alto) avviene quando un fenomeno esterno cattura la nostra attenzione, questo processo è automatico e agisce attraverso la coscienza
- SPAZIALE può coinvolgere tutti i sensi e si orienta verso tutte le stimolazioni attentive presenti nello spazio (sorta di radar)
- DIFFUSO attenzione rivolta verso uno spazio esteso
- FOCALIZZATA attenzione incentrata su un singolo elemento
- SELETTIVA attenzione rivolta solo su determinati stimoli ignorandone volontariamente altri
- DIVISA focalizzata su più soggetti contemporaneamente (multitasking) L’ATTENZIONE SELETTIVA può essere divisa in :
- Effetto Cocktail Party Capacità di selezionare tra diverse fonti di informazione, portando attenzione agli stimoli rilevanti e tralasciando gli altri, mantenendo però l’attenzione sull’ambiente permettendoci di cogliere stimoli per noi rilevanti. -Ascolto Dicotico Solo una delle due o più informazioni viene elaborata, l’altra trascurata
- Teoria del filtro precoce (Broadbent, 1958) Più stimoli sollecitano il nostro registro sensoriale il quale attua un opera di “filtraggio” in cui solo lo stimolo per noi rilevante viene percepito e quindi successivamente elaborato Tale teoria ha però 2 limiti Limite 1: questo modello non spiega come mai riusciamo, quando siamo impegnati in una conversazione, a prestare comunque attenzione al nostro nome se viene pronunciato da altri. Limite 2: non spiegherebbe come mai nell’ascolto dicotico alcune persone riescano a intercettare qualche informazione a cui non prestavano attenzione. TEORIA DEL FILTRO ATTENUATO DI TREISMAN (1960) Il filtro non blocca l’informazione non rilevante ma la attenua dando la possibilità solo a quelle salienti di essere ulteriormente processate; quindi tutti gli stimoli vengono processati a livello percettivo, ma solo alcuni vengono elaborati. Questa teoria spiegherebbe come mai alcuni stimoli vengono rilevati facilmente anche se insignificanti in un dato momento. TIPOLOGIE DI FOCUS ATTENTIVO Parlare di stile attentivo significa introdurre il concetto di FOCUS attentivo. Utilizzando la metafora del fascio di luce il focus attentivo è proprio quel fascio luminoso che, in funzione del contesto e del compito, può assumere dimensioni e direzioni differenti. —> DIMENSIONE: può essere Ampia o Ristretta —> DIREZIONE: può essere Lontana o Vicina (su di sé) La Dimensione attentiva può essere rivolta ad ampie porzioni del campo visivo (attenzione diffusa) oppure a zone ristrette (attenzione focalizzata), la Direzione invece sposta l’attenzione all’esterno, quindi all’ambiente, o all’interno, quindi verso di sé. Negli sport open skill (es. sport di squadra), prevale un focus attentivo ampio, invece negli sport closed skills, ovvero quelli con un ambiente piuttosto stabile e poche variabili (es. sport individuali), prevale un focus attentivo ristretto. Questa distinzione non è generale ed assoluta perché spesso negli sport determinate variabili posso modificare o spostare il nostro focus di attenzione. L’attenzione è ad esempio interna quando pianifichiamo una strategia di gara mentre è esterna quando ad esempio è rivolta ai miei compagni di squadra oppure a un bersaglio.
Questa strategia però è poco consigliata: implica tanto dispendio di energie mentali e poca certezza che le informazioni transitino nella MLT, venendo cosi memorizzate correttamente. La rielaborazione ripetitiva può essere conveniente se devo mantenere “attiva” un informazioni ad uso pressochè immediato, in quanto la MBT ha una capienza di informazioni limitata. Il numero di elementi che un adulto riesce a trattenere nella MBT è di “7(+/-)” unità di informazioni. Questa unità di misura per la MBT si chiama span e viene anche definita “il magico numero 7 di Miller”. Lo span non è da intendersi esclusivamente come “massimo 7 informazioni” (7 numeri, 7 parole) ma come sette gruppi/unità di informazioni. RICADUTE NEL MONDO DELLO SPORT Considerando le caratteristiche della MBT vediamo alcune applicazioni nel contesto sportivo:
- I meccanismi di reiterazione ripetitiva per quanto poco funzionali nell’esercizio mnemonico lo sono invece nella ripetizione di un gesto tecnico, infatti tale ripetizione ne favorisce il consolidamento e l’automatizzazione. A livello corticale avviene un rafforzamento del circuito neuronale interessato, attraverso un aumento della trasmissione sinaptica tra i neuroni.
- Durante una competizione sportiva, in cui l’emotività e la prestanza fisica sono fortemente sollecitate, è importante non inondare di informazioni i giocatori riempiendo cosi lo SPAN, meglio poche informazioni chiare e precise
- Lo stesso vale anche quando si spiega un esercizio, soprattutto se composto da più passaggi, bisogna rispettare le unità della MBT, prestando ancora più attenzione nei bambini che hanno uno span di memoria ancora più basso di un adulto (circa 3/4 Unità) MEMORIA A LUNGO TERMINE La Memoria a Lungo Termine (MLT) si caratterizza per poter mantenere le informazioni anche tutta la vita ed è un magazzino a capienza pressoché illimitata, inoltre le informazioni sono registrate e codificate in modo da poterle recuperare a seconda della necessità. La capacità con cui vengono richiamate le informazioni dalla MLT dipende da due elementi:
- Il CUE di recupero, cioè lo stimolo che permette di rievocare più facilmente le informazioni immagazzinate come una parola, un suono, un odore, un’immagine.
- Il livello di elaborazione indica la modalità e la qualità con cui è stata inizialmente elaborata un’informazione. Più profonda è l’elaborazione più elevata è la probabilità che lo ricordiamo. —> Nella MLT il materiale è organizzato secondo il significato dei diversi contenuti e per questo si possono distinguere diversi tipi di MLT, che vedremo qui sotto. Un'altra categorizzazione della MLT è tra memoria esplicita e memoria implicita MEMORIA IMPLICITA : L’insieme dei ricordi e delle conoscenze di cui non si ha consapevolezza e che non richiedono una rievocazione consapevole ma che possono influenzare il nostro comportamento. (Es. aver appreso un gesto tecnico da piccolo, che viene poi svolto in modo automatico) MEMORIA ESPLICITA : L’insieme dei ricordi intenzionali e consapevoli. (Es. quando si vuole ricordare dove è stata incontrata una persona si accede a questo tipo di memoria)
MEMORIA DICHIARATIVA :
Memoria per le informazioni fattuali (fatti, nomi, date, eventi) memoria relativa alle cose.
MEMORIA PROCEDURALE:
Memoria per le abilità e le abitudini. E’ una memoria di come fare le cose. MEMORIA SEMANTICA : Memoria per le conoscenze, i fatti generali, le regole della logica con cui comprendiamo i fatti.
MEMORIA EPISODICA :
Memoria legata a particolari momenti della propria vita.
LA MEMORIA DI LAVORO (MdL) Spesso si considera la MBT come un magazzino di storage momentaneo delle informazioni ma recentemente si è analizzata la MBT secondo un’ottica più dinamica e funzionale utilizzando il concetto di MEMORIA di LAVORO (MdL). La memoria di lavoro è un insieme di magazzini temporanei che mantengono attiva l’informazione elaborandola ed aggiornandola, qui le informazioni non sono “ferme e in attesa” ma sono attive e pronte per essere utilizzate. La sua funzione quindi è quella di mantenere disponibili certe informazioni per un intervallo di tempo affinché possano essere riutilizzate. La MdL entra in gioco ad esempio quando dobbiamo ricordare temporaneamente un’informazione per doverla riutilizzare in un tempo successivo ristretto, come calcolare una percentuale di sconto su un prezzo, dove è necessario ricordarsi un primo risultato per poi passare a quello successivo. Con il MODELLO DI BADDELEY (2003) comprendiamo il funzionamento della MdL come se fosse una fabbrica in cui abbiamo: L’esecutivo centrale ovvero la centrale di controllo della nostra memoria, la quale si specializza in 3 differenti aree: 1)Il Ciclo fonologico , ovvero il reparto specializzato nel mantenimento e nell’elaborazione delle informazioni relative al linguaggio, parole e numeri 2)Il Taccuino visuo-spaziale , il reparto specializzato nella manipolazione delle informazioni visive e spaziali 3)Il Buffer episodico , reparto che contiene informazioni riguardanti episodi ed eventi; raccoglie inoltre le informazioni che arrivano da altri canali sensoriali MEMORIA SPAZIALE Le abilità visuo-spaziali sono abilità intellettive legate alla performance, cioè collegate alle percezioni spaziali, alla capacità di integrare le informazioni che provengono dallo spazio, utilizzandole ed organizzandole per svolgere diversi compiti, interagendo così con l’ambiente. Di seguito sono riportati due esperimenti legati alla Memoria e all’Apprendimento Spaziale, Il labirinto ad acqua di Morris e Il labirinto radiale di Olton e Samuelson IL LABIRINTO AD ACQUA DI MORRIS L’esperimento prevede la presenza di una vasca di acqua a 25C°, una piattaforma e un roditore. Nella 1 fase di training la piattaforma emerge dall’acqua ed è quindi visibile, il roditore una volta immerso, inizia a muoversi accidentalmente nella vasca fino a quando non trova la piattaforma. Dopo ripetute prove, in cui si potrà variare la posizione di ingresso nella vasca, il topo inizierà a raggiungere sempre più velocemente la piattaforma. Nella 2 fase sperimentale la piattaforma viene coperta d’acqua ulteriormente oscurata con particolari liquidi. Il topo viene nuovamente inserito in acqua e andrà alla ricerca della piattaforma nella zona in cui l’aveva memorizzata. Se le capacità mnestiche sono buone, il topo si muoverà direttamente verso la zona della piattaforma, altrimenti girerà nella vasca fino ad incontrare la piattaforma casualmente. Morris ha dimostrato che un topo con lesione nell’ippocampo è in grado di esplorare la vasca ma non arriva direttamente nella zona della piattaforma coperta, permettendo di dire che l’ippocampo è coinvolto nell’apprendimento e nella memoria spaziale. La memoria spaziale è un tipo di MEMORIA PROCEDUALE o IMPLICITA, contenuta all’interno d’abilità apprese o di operazioni cognitive modificabili, ed è possibile verificarne l’apprendimento attraverso una particolare procedura. Nella memoria procedurale sono coinvolte sia conoscenze dichiarative (es. forma vasca) che conoscenze procedurali (la strada da percorrere per raggiungere la piattaforma). IL LABIRINTO RADIALE DI OLTON E SAMUELSON Un altro noto test per valutare l’apprendimento e la memoria spaziale è il labirinto radiale. Questo labirinto si compone di una piattaforma centrale e di 8 bracci al termine dei quali è presente un premio in cibo. Dopo una fase di training in cui il topo esplora il labirinto, segue la fase sperimentale in cui vengono registrati una serie di parametri connessi alla memoria spaziale, come l’entrata ripetuta nello stesso corridoio (deficit di memoria a breve termine) o le modalità di esplorazione dello spazio, se sequenziale o casuale. Questo esperimento viene utilizzato come test di valutazione delle abilità spaziali nei bambini, per individuare la presenza di possibili deficit di memoria spaziale, può esser svolto all’aria aperta e venire presentato come un gioco.
carne. Il suono del campanello suscitava nei cani una risposta non correlata, mentre con il cibo si otteneva una risposta incondizionata (cioè la salivazione).
- Seconda fase detta di condizionamento Pavlov presentò più volte il suono del campanello associato all’arrivo del cibo, mantenendo un intervallo di tempo costante tra i due stimoli, creando un’associazione tra i due Neutro+Incondizionato e provocando una reazione incondizionata (la salivazione)
- Terza fase detta Post-Condizionamento, in questa fase il ricercatore notò che dopo aver ripetuto più volte l’associazione di stimoli i cani iniziavano il processo di salivazione al solo sentire del campanello, senza bisogno di ricevere il cibo, generando cosi una nuova risposta condizionata (la salivazione), nata dal condizionamento. Il condizionamento classico quindi avviene quando si crea un’associazione tra uno stimolo neutro e una determinata risposta incondizionata, attivandola ogni qualvolta entra in gioco suddetto stimolo e trasformando tale risposta da incondizionata a condizionata. Si è notato però che tale comportamento appreso deve essere ripetuto/sollecitato nel tempo, infatti modificando o rimuovendo nuovamente le associazioni condizionate si verifica il fenomeno dell’estinzione del comportamento condizionato. L’apprendimento condizionato però può essere recuperato più velocemente rispetto a chi non ha mai eseguito tale associazione definendo il fenomeno di recupero spontaneo dell’apprendimento. Infine Pavlov notò che la salivazione dei cani non avveniva solo al sentire del primo campanello ma anche di altri campanelli, notando una Generalizzazione dello Stimolo per altri simili. Il fenomeno contrario alla generalizzazione è la discriminazione degli stimoli. CONDIZIONAMENTO OPERANTE E’ una forma di apprendimento in cui una risposta volontaria hai più probabilità o meno di essere messa in atto in futuro a seconda che le sue conseguenze siano positive o meno. Se un’azione ha conseguenze positive sarò più portato a riprodurla, viceversa se un’azione ha conseguenze negativa sarò meno disposto a riperterla. Il condizionamento operante inoltre a differenza di quello classico si mette in atto attraverso risposte volontarie, la persona opera volontariamente per riprodurre una determinata azione. ESPERIMENTO DI SKINNER Nel suo esperimento Skinner inserì un topo all’interno di un box, dove era presente un pulsate che una volta premuto rilasciava una porzione di cibo tramite distributore, con il passare del tempo l’animale iniziò ad apprendere che ogni volta che premeva il pulsante otteneva del cibo. Il cibo in questo esperimento viene identificato come Rinforzo, ovvero quello stimolo che aumenta la probabilità che un comportamento venga ripetuto nel tempo, il rinforzo a differenza della ricompensa che è solo positiva può essere anche negativo. Il Rinforzo positivo è uno stimolo aggiunto all’ambiente che aumenta la probabilità che la risposta ottenuta si ripeta in futuro, il Rinforzo negativo invece è uno stimolo spiacevole sottratto all’ambiente che aumenta la possibilità che la risposta si ripeta in futuro. LA PUNIZIONE E’ la via più rapida di intervento per la modifica di un comportamento e facendo leva sulla paura è un efficace deterrente del comportamento sbagliato, il soggetto punito però può sempre trovare un escamotage, a volte addirittura meno desiderabile del comportamento punito. La punizione, soprattutto se fisica, può veicolare l’idea che sia un comportamento socialmente accettabile e di conseguenza acquisirla nel proprio repertorio comportamentale, la punizione inoltre spesso riduce l’autostima di chi la punisce. La punizione, pur essendo una via rapida per modificare il comportamento, non è la più efficace. L’uso del rinforzo invece appare essere la tecnica più appropriata per modificare un comportamento, infatti se si ricorre alla punizione occorre rispettare precisi criteri di applicazione:
- Può rivelarsi utile nella modifica del comportamento solo quando è seguita da informazioni specifiche sulle ragioni per cui un’azione è stata punita e da specifici suggerimenti sul comportamento atteso e desiderabile.
- Il rimprovero va rivolto al comportamento erroneo e non alla persona
- Se si ricorre a un rimprovero o una punizione è opportuno non riferirle mai alla propria persona
- La punizione non va mai eseguita in seduta plenaria, il rimprovero deve essere sempre individuale e non collettivo
IL FEEDBACK
Per feedback s’intende la quantità di informazioni che da una persona giunge ad un’altra persona e che può influenzare gli scambi comunicativi e comportamentali successivi. Tali scambi però per essere funzionali devono seguire una struttura detta “Tecnica del Sandwich”:
- La parte superiore corrisponde a ciò che è stato eseguito correttamente, sottolineando un progresso o un aspetto positivo.
- La parte centrare si focalizza su cosa può essere migliorato, dando anche un senso di fiducia a chi riceve il feedback di poter crescere.
- La parte inferiore invece riguarda le strategie per fare quella cosa in modo migliore o diverso. Quindi un feedback correttivo non si deve focalizzare troppo sull’errore, poiché oltre a incidere negativamente sull’autostima dell’atleta, non si stanno fornendo delle strategie di miglioramento. Studi affermano anzi che focalizzarsi su ciò che si è sbagliato invece che su ciò che si può migliorare porterà il soggetto a ripetere più facilmente all’errore concentrandosi su di esso e non sul miglioramento. LEZIONE 22 : APPRENDIMENTO MOTORIO E APPRENDIMENTO LATENTE APPRENDIMENTO MOTORIO (forma di apprendimento implicito e non associativo) Richard Schmidt (1975) lo definì come l’insieme di tutti i processi connessi con l’esercizio che producono un cambiamento permanente nella prestazione. Paul Fitts (1964) individua 3 fasi attraverso cui si apprende un’abilità motoria: FASE COGNITIVA —> Il principiante capisce cosa fare, in che modo e con che scopo Si Prova l’esecuzione di certi movimenti e si forma una rappresentazione mentale del movimento che sta imparando; L’uso di immagini e spiegazioni visive è utile per aiutare l’atleta a creare tale rappresentazione, ricorrendo anche alla verbalizzazione subvocale mentre compie movimenti. In generale l’esecuzione del movimento è poco economica e spesso ricca di errori. FASE ASSOCIATIVA —> si associano i singoli movimenti in sequenze motorie più complesse In questa fase l’azione diventa più precisa e controllata. Se la sequenza motoria è eseguita correttamente significa che la rappresentazione mentale che si è creta nella fase precedente è corretta e può continuare ad essere allenata. Se l'azione motoria continua a non essere eseguita correttamente significa che l’atleta si è creato una rappresentazione mentale poco adeguata del gesto. Occorre ritornare alla fase precedente. FASE di AUTOMATIZZAZIONE —> Il gesto motorio è eseguito in modo fluido, veloce e preciso In questa fase si raggiunge l’obbiettivo preposto ma è necessaria molta pratica APPRENDIMENTO LATENTE (forma di apprendimento implicito e non associativo) È quella forma di apprendimento in cui il comportamento appreso non viene manifestato fino a che non viene fornito qualche incentivo per farlo (Tolman e Honzik, 1930). Tale apprendimento non avviene attraverso il rinforzo ma grazie all’esperienza e alla successiva creazione di mappe e rappresentazioni mentali, questi schemi verranno quindi richiamati nel momento in cui vi sarà un incentivo per farlo. APPRENDIMENTO PER OSSERVAZIONE (forma di apprendimento implicito e non associativo) Il più noto studioso nell’ambito dell’apprendimento per osservazione è Bandura, che condusse un noto esperimento chiamato Bobo Doll. Questa forma di apprendimento avviene attraverso l’osservazione del comportamento di una persona detta modello e affinché si possa verificare apprendimento tramite l’osservazione sono necessari 3 requisiti:
- il comportamento osservato deve aver un fine;
- lo scopo dell’azione deve essere compreso dall’osservatore;
- l’osservatore deve aver fatto un minimo di esperienza dell’atto motorio osservato. Nell’apprendimento per osservazione è coinvolto il sistema mirror, con i neuroni specchio, inoltre Questo apprendimento è diverso dall’imitazione di un comportamento. Infatti nell’imitazione l’azione osservata può essere anche non compresa, l’azione osservata viene subito riproposta in ugual modo cioè puramente imitata, ed è probabile che venga dimenticata. L’imitazione non determina apprendimento ma solo riproduzione momentanea. ABITUAZIONE (apprendimento implicito non associativo) E’ la riduzione di una risposta, comportamentale riflessa, in seguito alla ripetizione di uno stimolo non nocivo e ha lo scopo di eliminare comportamenti non necessari.
LA SCELTA DELLA DISCIPLINA SPORTIVA
Nella scelta della disciplina sportiva entrano in gioco di versi fattori che possono essere di natura personale, familiare o fattori esterni.I primi riguardano la percezione personale del bambino nello sport, i fattori famigliari invece dipendono dal contesto genitoriale e dal loro supporto, i fattori esterni invece dipendono dalla cerchia sociale del ragazzo e dall’influenza che ha su di lui. Nel caso di contesti agonistici Il maggiore rischio riguarda la possibilità che il bambino si identifichi in modo totale e unico con i suoi risultati sportivi influenzando la “normalità” dell’infanzia; Non bisogna infatti dimenticare che l’esperienza agonistica precoce è una delle più comuni cause di drop-out. GENITORI A BORDO CAMPO La qualità dei comportamenti da bordo campo dei genitori (sideline behavior) impatta sui giovani atleti, questi comportamenti possono andare dal supporto, ai feedback sulla performance, a istruzioni, fino ad arrivare ai commenti ambivalenti, negativi, controllanti e dispregiativi. Gli obiettivi di tali interventi operati dai genitori possono essere:
- Strumentali: legati al superamento di ostacoli e al completamento di compiti specifici (evitare insuccessi, evolvere come atleti, crescere come persone, godere dell’esperienza sportive);
- Identitari: mirati a dare una certa immagine di sé e dei figli (mantenere una immagine di buon genitore, gestire le percezioni esterne sul proprio figlio);
- Relazionali: per lo sviluppo e il mantenimento delle relazioni sia familiari, sia nella cerchia sociale. Comportamenti disfunzionali da parte dei genitori invece possono essere:
- Istinto protettivo: Docheff e Conn (2004) hanno rilevato nei genitori l’ambivalenza tra la consapevolezza circa i comportamenti corretti da tenere e la fatica nel metterli in atto per un "istinto di protezione verso i figli”.
- Ritorno di investimento: Riguarda l’aspettativa di un “ritorno” del proprio investimento con il successo del figlio, anche questo atteggiamento risulta essere una causa importante di drop-out.
- Riscatto: soprattutto per genitori a loro volta sportivi o che lo sono stati in passato, il figlio acquisisce le caratteristiche di “un prolungamento di sé”, questo atteggiamento può portare a rischio di abbandono sportivo precoce. APA (Adapted Physical Activity) Il termine “attività fisica adattata”, sintetizzato nell’acronimo APA, fu introdotto nel 1973, anno di fondazione della Federazione Internazionale Attività Fisica Adattata (IFAPA). Per APA si intendono l’insieme di quelle attività che hanno l’obiettivo di mettere in grado tutti gli individui, caratterizzati da condizioni fisiche svantaggiate (disabili, malati e anziani), di partecipare ad una regolare attività fisica durante l’arco di vita. Si parla quindi di gioco inclusivo, che permette l’accesso alle attività di gioco motorio a tutti secondo principi di equità, personalizzazione, accessibilità, sostenibilità e adattamento; le persone con disabilità sono più visibili e persone senza disabilità hanno l’opportunità di imparare a cambiare mediante l’esperienza con persone con disabilità. (Approfondimento: Progetto Polisportiva SuperHabily) LEZIONE 24 : RIEPILOGO UNITÀ 3 LEZIONE 25/26/27 : INTELLIGENZA, INTELLIGENZA CORPOREA E MISURAZIONE INTELLIGENZA L’intelligenza può essere definita come l’abilità o la capacità di risolvere con successo situazioni o problemi nuovi e che permette, di conseguenza, un miglior adattamento all’ambiente. Il concetto di Intelligenza nel tempo si è sviluppato:
- In un primo tempo gli psicologi ritenevano che l’intelligenza fosse un unico fattore generale, inizialmente chiamato “Fattore G” (Spearman, 1927).
- Successivamente Thurstone (1938) mise in discussione questa ipotesi identificando sei fattori che caratterizzavano l’intelligenza, da lui definiti attitudini intellettive primarie. -Negli anni Sessanta si fecero strada i concetti di intelligenza fluida e cristallizzata, la prima ad indicare la capacità di elaborazione delle informazioni, il ragionamento. L’intelligenza cristallizzata invece consiste nell’accumulo di informazioni, abilità, strategie apprese con l’esperienza e a cui si attinge nel momento di risolvere un problema. Questa forma di intelligenza riflette la conoscenza sul mondo, l’esperienza passata e la cultura di appartenenza.
- Nei primi anni 2000 Howard Gardner, ribaltò la prospettiva di intelligenza introducendo la domanda “come sei intelligente?”Sviluppando una la teoria delle intelligenze multiple.
- Successivamente Sternberg definì l’intelligenza pratica, come una forma di intelligenza legata al successo generale nella vita. Secondo lo studioso il successo professionale richiede un’intelligenza ben diversa da quella accademica. Tale comportamento si riflette quindi nella capacità di capire come risolvere un problema, di pianificare, monitorare e usare l’esperienza.
- Negli ultimi anni particolare attenzione è stata posto al concetto di intelligenza emotiva, una particolare forma di intelligenza che ha a che fare con le emozioni. Essa indica l’insieme delle capacità che consentono di comprendere, riconoscere, valutare, esprimere e regolare con accuratezza le proprie e altrui emozioni. LA TEORIA DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE DI GARDNER O.Gardner identifica 9 tipi di intelligenze indipendenti e presenti in gradi diversi nell’individuo:
- Intelligenza musicale : abilità nei compiti che coinvolgono la musica, ovviamente questa forma di intelligenza caratterizza i musicisti.
- Intelligenza corporeo-cinestesica : Capacità di utilizzo del corpo o alcune sue parti per risolvere problemi o costruire immagini o prodotti, tipica degli atleti, chirurghi, attori.
- Intelligenza logico-matematica : E’ caratterizzata dal pensiero scientifico e dal problem solving matematico, è quell’intelligenza che caratterizza molti scienziati e studiosi in campo scientifico.
- Intelligenza linguistica : caratterizza quelle persone con abilità nella produzione ed uso del linguaggio, caratterizza quindi gli scrittori, interpreti o traduttori.
- Intelligenza spaziale : Riguarda la gestione e la configurazione dello spazio. È l’intelligenza che caratterizza architetti, geometri, pittori. Questo tipo di intelligenza è anche particolarmente attiva nell’ambito sportivo, considerato lo sviluppo dell’azione motoria in uno spazio di gioco o di azione.
- Intelligenza interpersonale : insieme di abilità che riguardano la relazione con l’altro, quindi la sensibilità ed attenzione alle emozioni, pensieri ed intenzioni altrui. È tipica di coloro che si occupano delle professioni di aiuto, come psicologi, educatori, etc...
- Intelligenza intrapersonale : capacità di lettura di sé stessi, dei propri sentimenti ed emozioni. Caratterizza tutte quelle persone con spiccate capacità introspettive.
- Intelligenza naturalistica : abilità nell’identificare e classificare esemplari presenti in natura. Tipica di coloro che amano la natura e operano professionalmente o per hobby con essa.
- Intelligenza esistenziale : capacità di identificare e riflettere sulle questioni legate all’esistenza. Questa forma di intelligenza sarebbe tipica dei filosofi. INTELLIGENZA CORPOREO-CINESTETICA Gardner la definisce come la capacità di: “usare abilmente il proprio corpo in modi differenziati per fini espressivi e pratici” e di “padroneggiare l’utilizzo di oggetti che implicano movimenti motori fini delle dita e delle mani o del corpo intero in generale”. Precedentemente Bartlett (1958) sottolineò che una prestazione abile è caratterizzata da: . Sincronismo-> ogni sequenza si deve inserire correttamente nell’arco della prestazione . Punti di riposo e avvicendamento-> ogni sequenza deve concludersi per passare alla successiva . Senso della direzione-> Focus sull’obiettivo preposto . Punto di non ritorno-> avviata la fase di conclusione della sequenza, ulteriori stimoli in entrata non producono più effetto. Gardner integrò l’analisi di Bartlett, ricordando l’importanza di un repertorio di strategie per poter tradurre l’intenzione in azione; la conoscenza del dominio d’azione, per poter dare fluidità alla prestazione; la programmazione delle azioni a livello astratto, per poter scegliere e definire la loro sequenza e svolgerla in modo fluido. Le attività motorie hanno un effetto di retroazione che influenza la percezione del mondo da parte del soggetto, difatti gran parte dell’attività motoria volontaria discende dall’interazione tra sistemi percettivi e motori. Tuttavia, nel caso di azioni molto abili, automatizzate, veloci, che non consentono questo effetto di retroazione, si assiste ad una pre-programmazione che permette di svolgere le azioni come unità continue. IL SENSO DELLA CINESTESI E’ la capacità di osservare, imitare e riprodurre le attività corporee. John Martin ha parlato di «senso della cinestesi» come una sorta di sesto senso che permette automaticamente di apprendere direttamente le azioni e le abilità dinamiche di altre persone. Tale senso cinestetico implica una coordinazione temporale e una destrezza che richiama abilità di tipo logico (per la progettazione strategica), spaziale ed interpersonale.