

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
varie materie con appunti approfonditi
Tipologia: Appunti
1 / 2
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!


Letteratura latina
Scheda di lettura del testo: “ In che cosa l’uomo si distingue dagli animali” TRATTO DA: “De Catilinae coniuratione, 1” AUTORE: Gaio Sallustio Crispo
Forma dell’espressione:
Forma del contenuto: ▲ Livello tematico simbolico: ■ il tema principale del brano è la contrapposizione tra la psiche e il corpo: la prima che porta alla somiglianza tra l’uomo e Dio, la seconda tra l’uomo e gli animali. Questi due elementi vengono analizzati anche in riferimento alle imprese militari: la domanda è se si abbia maggior successo utilizzato l’ingegno, quindi una facoltà della psiche, oppure la forza del corpo. Ma per ottenere un buon risultato sono necessarie entrambe. ■ Un altro tema molto importante è quello della gloria, intesa come approvazione da parte degli altri. Collegabile è anche il tema della memoria e del ricordo, che dovrebbero essere più duraturi possibile. ■ Un’altra contrapposizione è quella tra i beni materiali, che hanno una bellezza provvisoria, ed invece la virtù, la quale è eterna. ■ (^) Sallustio afferma in conclusione che l’uomo, per essere tale, dovrebbe innalzarsi al livello di Dio e che quindi è meglio tendere alla gloria attraverso le forze dello spirito.
IL CONTESTO L’autore:
Sallustio nacque da una famiglia provinciale plebea, abbastanza agiata, che gli permise così di completare la sua formazione a Roma e di entrare in contatto con la scuola neopitagorica di Nigidio Figulo. Politicamente si affiancò ben presto a Cesare, e per questo suo impegno ottenne la carica di "questor", nel 54. Questi anni furono molto turbolenti per la politica romana: vi fu l'uccisione di Clodio, un demagogo del popolo, ad opera di Milone. Sallustio si schierò decisamente contro quest'ultimo e anche contro Cicerone, suo difensore. In seguito nel 50, fu espulso dal Senato per immoralità (aveva infatti - presumibilmente - una relazione con Fausta, figlia di Silla e moglie in seconde nozze con Milone): ma in realtà, il provvedimento celava rancori personali e politici. Grazie alla fedeltà mostrata a Cesare, tuttavia, nel 48, potè rientrare in Senato, riconquistando così cariche e onori. Alla fine del 47 seguì Cesare in Africa, e portò a compimento un'operazione militare, conquistando l'isola di Cercina. A seguito di questo successo, Cesare gli affidò il compito di governatore della Nuova Africa. In quei mesi di governo, accumulò notevoli ricchezze, che gli permisero - dopo la morte di Cesare ed il suo ritiro a vita privata, nei celebri "Horti Sallustiani" - di vivere il resto della sua esistenza in ricchezza, dedicandosi esclusivamente alla composizione delle sue due monografie, Bellum Catilinae e Bellum Igurthinum, e della sua ultima ma incomplata opera: le Historiae.
Contesto culturale:
Sallustio vive durante il periodo convulso che va dalla caduta della repubblica fino all’ascesa di Cesare al potere dopo le sanguinose guerre civili.
Dopo la morte del dittatore Silla (78 a.C.), la situazione si aggrava ulteriormente. Segno della crisi dei tempi è il tentato colpo di stato attuato da Catilina che viene sventato nel 63 a. C. da Cicerone, portavoce degli interessi del senato. Intanto, i successi militari in oriente di Pompeo, generale già distintosi nel 73 a.C. nella repressione della rivolta iberica capeggiata da Sertorio (leader democratico scampato alle liste di proscrizione sillane) e le trame strategico politiche di Cesare a Roma, portano nel 60 a.C. al primo triumvirato tra gli uomini più in vista dell’epoca: Pompeo, generale carismatico, amato dai suoi soldati, Crasso, l’uomo più ricco di Roma e il democratico Cesare, della nobile gens Iulia, che si apre così la strada verso la conquista del potere.
Grazie a questo patto, Cesare potè negli anni successivi dedicarsi alla conquista della Gallia (58-50), dove si procurò prestigio presso l’opinione pubblica romana e soprattutto presso il suo esercito. Tale prestigio però non andava bene al senato, che non vedeva di buon occhio il potere che Cesare stava pian piano conquistando: così il senato concesse a Pompeo poteri straordinari e nel 49 volle che egli intimasse a Cesare di sciogliere i suoi eserciti. Per tutta risposta Cesare con l’esercito varcò il Rubicone, che costituiva il confine dell’Italia entro il quale era vietato guidare le milizie. La guerra civile era così dichiarata.
La guerra tra Cesare e Pompeo durò dal 49 al 45 e si concluse con la morte di Pompeo, nel 48 in Egitto e la vittoria di Cesare, ormai signore di Roma. Cesare conservò formalmente le istituzioni repubblicane, ma in realtà le sostituì con un regime sostanzialmente monarchico: il suo potere si fondava essenzialmente sull’appoggio degli eserciti, dei veterani e della plebe di Roma; nel suo significato storico, esso si giustifica come costruttiva adeguazione dello stato alle complesse esigenze dell’impero mediterraneo, che la repubblica oligarchica senatoriale non era più in grado di soddisfare.
L’opera di Cesare è interrotta nel 44 a.C. da una congiura di senatori, guidati da Bruto e Cassio, che uccidendo il tiranno mirano a restaurare la libertà repubblicana: si tratta peraltro di una libertà riservata alla sola classe dirigente, che non ha alcun valore per il popolo, come dimostrano le violente reazioni romane contro i tirannicidi.