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Quer pasticciaccio brutto riassunto, Appunti di Letteratura

Riassunto libro "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Gadda

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 20/04/2022

noemi-parigi
noemi-parigi 🇮🇹

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“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Gadda
Carlo Emilio Gadda inizia a ideare “Il pasticciaccio” nel 1945 prendendo spunto da
un caso di cronaca apparso sui giornali. Il romanzo parte proprio come risoluzione di
un crimine e quindi come giallo. Lo scriverà poi durante il suo soggiorno fiorentino.
Lo pubblicherà in 5 puntate nel 1946 sulla rivista “Letteratura”, fondata e diretta da
Alessandro Bonsanti. Il romanzo viene lasciato in sospeso finché su pressione degli
amici e del critico Gianfranco Contini lo riprende e lo conclude. Undici anni dopo lo
ritocca e ripubblica poiché l’editore Livio Garzanti gli propose la pubblicazione in
volume unico.
L’opera può essere articolata in due parti:
1. Scoperta dei delitti e indagine tra gli esponenti della borghesia romana
2. Indagini all’interno del proletariato delle zone periferiche della Capitale
La vicenda è ambientata nel 1927 e il protagonista del romanzo è il Dottor
Francesco Ingravallo detto Don Ciccio un uomo dall’aria sciatta commissario della
Squadra Mobile di Roma. Il racconto inizia con il pranzo a casa Balducci una
famiglia ricca di Roma che vive in un palazzo chiamato “palazzo dell’oro”. La
moglie Liliana è una donna spesso malinconica che a causa dell’impossibilità di
avere figli si circonda di serve e di “nipoti”. Il marito Remo invece è spesso via per
lavoro. Al pranzo è presente anche l’investigatore Ingravallo amico dei coniugi il
quale nota che la nipote presente al pranzo, Gina, è diversa da quella che aveva
conosciuto tempo prima. Liliana infatti adottava spesso delle ragazze e le spacciava
per sue nipoti. Durante il pranzo arriva Giuliano Valdarena un giovane di
bell’aspetto. Inizialmente Ingravallo pensa che esso sia un pretendente di Liliana ma
poi scoprirà che è suo cugino. Il 14 marzo 1927, Ingravallo è incaricato dal capo
della investigativa, dottor Fumi, di condurre l’indagine su una rapina ai danni di
Teresa Menegazzi, la quale abita davanti ai coniugi Balducci, al terzo piano del 219
di via Merulana: la Menegazzi, contessa veneziana vedova, è stata aggredita nel
proprio appartamento da un giovane, il viso coperto da una sciarpa verde, che l’ha
derubata delle gioie. Durante il sopralluogo nell’appartamento, Ingravallo trova un
biglietto del tram sfuggito all’aggressore nel corso della rapina. Il biglietto del tram
per i Castelli è bucato alla fermata del Torraccio. In seguito alle testimonianze degli
inquilini dello stabile, si scopre che il rapinatore è stato aiutato da un palo, un
ragazzino vestito da garzone i quali spesso vengono a consegnare prodotti di
gastronomia al commendator Filippo Angeloni il quale viene condotto al
commissariato.
Trascorsi pochi giorni dalla rapina alla Megazzi viene trovata morta Liliana. Il primo
sospettato è suo cugino Giuliano il quale aveva ritrovato il corpo poiché era andato a
salutarla prima di partire per Genova dove si dovrà sposare. Giuliano infatti lavora
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“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Gadda Carlo Emilio Gadda inizia a ideare “Il pasticciaccio” nel 1945 prendendo spunto da un caso di cronaca apparso sui giornali. Il romanzo parte proprio come risoluzione di un crimine e quindi come giallo. Lo scriverà poi durante il suo soggiorno fiorentino. Lo pubblicherà in 5 puntate nel 1946 sulla rivista “Letteratura”, fondata e diretta da Alessandro Bonsanti. Il romanzo viene lasciato in sospeso finché su pressione degli amici e del critico Gianfranco Contini lo riprende e lo conclude. Undici anni dopo lo ritocca e ripubblica poiché l’editore Livio Garzanti gli propose la pubblicazione in volume unico. L’opera può essere articolata in due parti :

  1. Scoperta dei delitti e indagine tra gli esponenti della borghesia romana
  2. Indagini all’interno del proletariato delle zone periferiche della Capitale La vicenda è ambientata nel 1927 e il protagonista del romanzo è il Dottor Francesco Ingravallo detto Don Ciccio un uomo dall’aria sciatta commissario della Squadra Mobile di Roma. Il racconto inizia con il pranzo a casa Balducci una famiglia ricca di Roma che vive in un palazzo chiamato “palazzo dell’oro”. La moglie Liliana è una donna spesso malinconica che a causa dell’impossibilità di avere figli si circonda di serve e di “nipoti”. Il marito Remo invece è spesso via per lavoro. Al pranzo è presente anche l’investigatore Ingravallo amico dei coniugi il quale nota che la nipote presente al pranzo, Gina , è diversa da quella che aveva conosciuto tempo prima. Liliana infatti adottava spesso delle ragazze e le spacciava per sue nipoti. Durante il pranzo arriva Giuliano Valdarena un giovane di bell’aspetto. Inizialmente Ingravallo pensa che esso sia un pretendente di Liliana ma poi scoprirà che è suo cugino. Il 14 marzo 1927 , Ingravallo è incaricato dal capo della investigativa, dottor Fumi , di condurre l’indagine su una rapina ai danni di Teresa Menegazzi , la quale abita davanti ai coniugi Balducci, al terzo piano del 219 di via Merulana: la Menegazzi, contessa veneziana vedova, è stata aggredita nel proprio appartamento da un giovane, il viso coperto da una sciarpa verde, che l’ha derubata delle gioie. Durante il sopralluogo nell’appartamento, Ingravallo trova un biglietto del tram sfuggito all’aggressore nel corso della rapina. Il biglietto del tram per i Castelli è bucato alla fermata del Torraccio. In seguito alle testimonianze degli inquilini dello stabile, si scopre che il rapinatore è stato aiutato da un palo, un ragazzino vestito da garzone i quali spesso vengono a consegnare prodotti di gastronomia al commendator Filippo Angeloni il quale viene condotto al commissariato. Trascorsi pochi giorni dalla rapina alla Megazzi viene trovata morta Liliana. Il primo sospettato è suo cugino Giuliano il quale aveva ritrovato il corpo poiché era andato a salutarla prima di partire per Genova dove si dovrà sposare. Giuliano infatti lavora

per la Standard Oil che conferma ad Ingravallo il trasferimento a Genova. Venerdì 18 marzo due giorni dopo il delitto, rientra a Roma il marito di Liliana assente per un viaggio d’affari. Il Balducci constata la mancanza di un cofanetto con denaro e gioie e di due libretti di risparmio. Il giorno seguente, sabato 19 marzo , in mattinata, sono messi a confronto Balducci e Giuliano. Durante il confronto sopraggiunge in commissariato don Lorenzo Corpi , padre spirituale di Liliana, che reca con sé il testamento della vittima: oltre al marito, Liliana dispone lasciti a favore di vari beneficiari, tra cui Gina, la domestica Assunta Crocchiapani e il cugino Giuliano Valdarena. A quest’ultimo in particolare, Liliana lascia quarantottomila lire, un anello con brillante, una catena d’oro da orologio con ciondolo in opale e altri gioielli di famiglia i quali vengono rinvenuti nell’appartamento del Valdarena, che in serata viene sottoposto a un ennesimo interrogatorio. Giuliano sostiene che i gioielli gli sono stati dati da Liliana stessa in cambio del figlio che lui avrà con la moglie. Questo è confermato anche dal gioielliere Ceccherelli a cui Liliana aveva commissionato la sostituzione dell’opale con un’altra pietra. Nel pomeriggio di martedì 22 marzo , i carabinieri di Marino comunicano di aver rinvenuto la sciarpa del rapinatore della Menegazzi: di proprietà di un certo Enea Retalli, detto Iginio, abitante al Toraccio. La sciarpa è stata portata a tingere ai Due Santi, nel laboratorio della Zamira Pacori , maga ed ex prostituta. A proposito del Torraccio, Fumi ricorda di aver scorto nell’elenco delle donne fermate qualche giorno prima per sospetta prostituzione, il nome di una giovane che abitava appunto in quella località. La giovane, Ines Conini , ancora in stato di fermo in commissariato, viene interrogata. Ines dichiara di avere lavorato nel laboratorio della Zamira e accenna a un’amica Camilla Mattonari , sua collega al laboratorio la quale era stata a Roma presso dei signori che le avevano fatto la dote e aveva l’aria di volersi vendicar di qualcuno. La descrizione di questa giovane rimanda a Virginia , la penultima “nipote” dei Balducci. Ines parla anche del proprio fidanzato, Diomede Lanciani , e del fratello di lui Ascanio ; racconta che Diomede, elettricista disoccupato, aveva aggiustato a Roma l’impianto elettrico di una contessa che parlava veneziano. La mattina di mercoledì 23 marzo , il brigadiere Pestalozzi si reca al laboratorio della Zamira, dove una giovane lavorante, Lavinia Mattonari , tenta inutilmente di nascondergli un anello con topazio che porta al dito. Lavinia confessa che l’anello è un prestito della cugina Camilla Mattonari. Pestalozzi si fa condurre da Lavinia a casa di Camilla, dove rinviene i gioielli della Menegazzi in un vaso da notte: i gioielli le sono stati affidati da Enea Retalli ottenendo in cambio il denaro necessario per fuggire. Intanto a Roma la polizia arresta Ascanio Lanciani e Ingravallo si reca dalla domestica Assunta accusandola di aver ucciso Liliana in quanto la sua assenza al funerale era sospetta. Assunta nega e il romanzo si chiude così senza dare una soluzione.