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Riassunto libro "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" di Gadda
Tipologia: Appunti
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“Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Gadda Carlo Emilio Gadda inizia a ideare “Il pasticciaccio” nel 1945 prendendo spunto da un caso di cronaca apparso sui giornali. Il romanzo parte proprio come risoluzione di un crimine e quindi come giallo. Lo scriverà poi durante il suo soggiorno fiorentino. Lo pubblicherà in 5 puntate nel 1946 sulla rivista “Letteratura”, fondata e diretta da Alessandro Bonsanti. Il romanzo viene lasciato in sospeso finché su pressione degli amici e del critico Gianfranco Contini lo riprende e lo conclude. Undici anni dopo lo ritocca e ripubblica poiché l’editore Livio Garzanti gli propose la pubblicazione in volume unico. L’opera può essere articolata in due parti :
per la Standard Oil che conferma ad Ingravallo il trasferimento a Genova. Venerdì 18 marzo due giorni dopo il delitto, rientra a Roma il marito di Liliana assente per un viaggio d’affari. Il Balducci constata la mancanza di un cofanetto con denaro e gioie e di due libretti di risparmio. Il giorno seguente, sabato 19 marzo , in mattinata, sono messi a confronto Balducci e Giuliano. Durante il confronto sopraggiunge in commissariato don Lorenzo Corpi , padre spirituale di Liliana, che reca con sé il testamento della vittima: oltre al marito, Liliana dispone lasciti a favore di vari beneficiari, tra cui Gina, la domestica Assunta Crocchiapani e il cugino Giuliano Valdarena. A quest’ultimo in particolare, Liliana lascia quarantottomila lire, un anello con brillante, una catena d’oro da orologio con ciondolo in opale e altri gioielli di famiglia i quali vengono rinvenuti nell’appartamento del Valdarena, che in serata viene sottoposto a un ennesimo interrogatorio. Giuliano sostiene che i gioielli gli sono stati dati da Liliana stessa in cambio del figlio che lui avrà con la moglie. Questo è confermato anche dal gioielliere Ceccherelli a cui Liliana aveva commissionato la sostituzione dell’opale con un’altra pietra. Nel pomeriggio di martedì 22 marzo , i carabinieri di Marino comunicano di aver rinvenuto la sciarpa del rapinatore della Menegazzi: di proprietà di un certo Enea Retalli, detto Iginio, abitante al Toraccio. La sciarpa è stata portata a tingere ai Due Santi, nel laboratorio della Zamira Pacori , maga ed ex prostituta. A proposito del Torraccio, Fumi ricorda di aver scorto nell’elenco delle donne fermate qualche giorno prima per sospetta prostituzione, il nome di una giovane che abitava appunto in quella località. La giovane, Ines Conini , ancora in stato di fermo in commissariato, viene interrogata. Ines dichiara di avere lavorato nel laboratorio della Zamira e accenna a un’amica Camilla Mattonari , sua collega al laboratorio la quale era stata a Roma presso dei signori che le avevano fatto la dote e aveva l’aria di volersi vendicar di qualcuno. La descrizione di questa giovane rimanda a Virginia , la penultima “nipote” dei Balducci. Ines parla anche del proprio fidanzato, Diomede Lanciani , e del fratello di lui Ascanio ; racconta che Diomede, elettricista disoccupato, aveva aggiustato a Roma l’impianto elettrico di una contessa che parlava veneziano. La mattina di mercoledì 23 marzo , il brigadiere Pestalozzi si reca al laboratorio della Zamira, dove una giovane lavorante, Lavinia Mattonari , tenta inutilmente di nascondergli un anello con topazio che porta al dito. Lavinia confessa che l’anello è un prestito della cugina Camilla Mattonari. Pestalozzi si fa condurre da Lavinia a casa di Camilla, dove rinviene i gioielli della Menegazzi in un vaso da notte: i gioielli le sono stati affidati da Enea Retalli ottenendo in cambio il denaro necessario per fuggire. Intanto a Roma la polizia arresta Ascanio Lanciani e Ingravallo si reca dalla domestica Assunta accusandola di aver ucciso Liliana in quanto la sua assenza al funerale era sospetta. Assunta nega e il romanzo si chiude così senza dare una soluzione.