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Riassunto testo capitolo per capitolo
Tipologia: Dispense
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INTRODUZIONE (di Loredana Bondi) A Ferrara è stato avviato un nuovo modello di gestione dei servizi educativi: l’istituzione pubblica dei servizi educativi, scolastici e per le famiglie. Questo organismo cerca di tenere in piedi spazi di dialogo e in dialogo tra coloro che abitano e vivono il contesto socio educativo e mira a rispondere alle mutevoli condizioni della vita sociale, attraverso un percorso condiviso. Considerando il valore delle esperienze di apertura degli spazi educativi si afferma quanto sia importante accompagnare i bambini alla conquista di spazi razionali, relazionali ed emozionali in un clima rispettoso della pluralità che si muove dentro e fuori. Uno degli aspetti sostanziali di questo processo sta anche nella qualità della formazione da parte degli operatori e degli stessi pedagogisti. PRESENTAZIONE (di Piero Sacchetto) Spazi in dialogo Che rapporto c’è tra lo spazio di casa, quello articolato secondo intenzioni precise di un servizio educativo e lo spazio città? Farsi questa domanda permette di cogliere un senso meno parziale è più rotondo della progettualità dei servizi, della responsabilità pedagogica e dei modi di esercitarla. La differenziazione di un servizio dall’altro in qualche modo caratterizza funzioni e significati che quel servizio, in quel territorio, sceglie. Queste differenze meritano di essere considerate con attenzione. La PORTA APERTA verso l’esterno è quella che permette l’accesso ai bambini e ai loro genitori, è quella che permette di collegarsi dallo spazio casa allo spazio servizio.un collegamento sia fisico che simbolico: si esce da uno spazio protetto e circoscritto, noto al bambino, e si entra uno spazio più ampio, praticamente sconosciuto ed esplorare e conoscere. Da esplorare e conoscere anche da parte del genitore in un atteggiamento di fiducia. Ecco allora la ricerca da parte del bambino e del genitore di atmosfere che richiamino quelle della casa, In una articolazione dello spazio più ampio che cerca di riprodurre un possibile movimento tra dentro e fuori. La PORTA CHIUSA protegge dall’esterno e quindi anche dallo spazio città, che rimane uno spazio solo attraversato, in genere frettolosamente. Chiusa la porta è possibile per ciascun bambino, con i suoi tempi e i suoi modi, il gioco del dentro e fuori. Alla sera, dopo una giornata al nido, il bambino può una seconda volta attraversare il grande mondo dei grandi, Che sta tra la propria casa la propria scuola. Ma quel mondo dei grandi è ancora troppo grande e pericoloso. Quando viene allora il tuffo nella realtà, nello SPAZIO CITTÀ? Esso dovrebbe essere l’approdo naturale per gustare finalmente un senso di libertà, per appropriarsi degli spazi pubblici, Cioè di quel rarità di libertà e del senso civico; una città da riconoscere e far propria.questo sogno è destinato a ridimensionarsi sempre di più.il volto della città di oggi appare minaccioso, invita all’abbandono dello spazio pubblico, al ripiegamento su se stessi e a rientro a casa. Ma com’è questa città? Il sociologo Bauman ci fornisce un quadro esemplificativo: “i timori dei contemporanei riguardano innanzitutto il nemico che all’interno”. Questo tipo di paure porta a preoccuparsi meno della solidità della città che non della fortificazione del proprio ambito privato, a casa e annessi, all’interno della città. Non lo stare insieme, ma lo stare separati e l’evitarsi sono diventate le principali strategie per sopravvivere. Steven Flusty nel suo lavoro Building Paranoia , oltre ad analizzare un altro fenomeno caratteristico e diffuso nelle aree metropolitane, la creazione di spazi di interdizione progettati per intercettare e respingere, o lasciar filtrare i possibili utenti, sottolinea un fenomeno a questo connesso e cioè il rapido restringimento di spazi urbani per incontri informali. Quei pochi spazi pubblici di incontro rimasti prevedono, in genere, una finalizzazione specifica e precisi rituali di protezione dall'imprevisto e di controllo. Il paesaggio non è mai solamente una rappresentazione o una porzione di spazio concreto.Il paesaggio è allo stesso tempo prodotto e supporto di immaginario, reale e costruzione del reale, percezione e interpretazione della percezione. I servizi educativi in cui crediamo, che curiamo nei dettagli, per poter meglio curare i bambini che accogliamo, stanno dentro al paesaggio urbano, un paesaggio che respiriamo e le cui percezioni e significati attraversano spesso le nostre misure di protezione. Idee di spazio Sì è disponibile allo scambio di idee e a lasciarsi interrogare dalle prospettive diverse relativamente ad aspetti che ci stanno a cuore, quando siamo sufficientemente consapevoli e sicuri della nostra idea. Infatti, è a partire da questa che organizziamo le nostre letture dei fenomeni e scegliamo quindi alcuni comportamenti da ritenere più coerenti con la nostra cornice di riferimento. Viene così da pensare che questo accada anche quando costruiamo un progetto educativo e ne immaginiamo i risvolti operativi. Anche un’organizzazione in chiave pedagogica degli spazi di lavoro rimanda ad una cornice di riferimento che non è immediatamente pedagogica ma chiama piuttosto in causa i diversi modi di intendere lo spazio in generale. Tutto ciò per proporre un passo indietro che vorrebbe suggerire una riflessione relativa al nostro modo di percepire lo spazio come esseri umani, prima di farlo come soggetti che abita nel mondo caricati di una responsabilità educativa. Per questo si è portati a pensare che bisogna capire meglio il mondo in modo da poter aiutare le persone che incontriamo a capirlo. Occorre però prestare attenzione al rischio di sentirsi autorizzati a spiegare il mondo piuttosto che ad aiutare a capirlo. Chiediamoci quindi quale è l’idea di spazio che conta la nostra dimensione esistenziale e in quale luogo pensiamo di collocarci o essere collocati.la questione potrebbe trovare questa formulazione: chi sono io rispetto al contesto che mi ospita? In altre parole ancora, si tratta di provare interrogarci a proposito di uno spazio che non è più quello geometrico prevista dal punto di vista del razionalismo cartesiano ma mostra piuttosto la sua funzione di terreno in cui l’avventura umana si compie, di spazio esistenziale, per consentire quella profonda distinzione tra io e l’altro, tra il dentro e il fuori.
Risultano utili le riflessioni della studiosa Perla Serfaty-Garzon: ripercorre i punti chiave di un approccio allo spazio i suoi significati di tipo fenomenologico utile come sollecitazione problematizzar ante rispetto le nostre idee già acquisite. L’approccio fenomenologico risulta interessante perché se posto è affrontato in maniera specifica il tema dello spazio. È possibile individuare quattro aspetti chiave del ragionamento:
documentare all’interno di un gruppo di lavoro è un’operazione di costruzione sociale dei significati educativi che è strettamente legata alla definizione di un’identità pedagogica. L’esplicitare la propria identità educativa implica stabilire connessioni tra una realtà ideale di riferimento e il proprio lavoro quotidiano con i suoi limiti e le sue difficoltà. Significa, inoltre, condividere alcune categorie di lettura e interpretazione dell’azione educativa che permettono di dare coerenza e leggibilità all’azione formativa. Gli argomenti che caratterizzano la documentazione finale mettono a fuoco alcuni elementi di continuità nei contesti educativi del nido della scuola dell’infanzia:
1.3 Utilizzo dello spazio esterno L’esterno rappresenta una risorsa costante, perciò deve essere progettato e strutturato con la stessa cura con cui se cercare struttura all’interno. È opportuno, inoltre, tracciare legami tra interno ed esterno che creino continuità ma anche differenza, salvaguardando quegli elementi naturali già presenti in esso come stimoli specifici. Ho visto il grande successo riscontrato tre bambini che hanno frequentato laboratorio tattile e sonoro, si è pensato di portarlo all’esterno, facendo diventare la rimanente struttura di un gazebo un nuovo centro tattile: I tubi della struttura sono stati appesi fili con tappi di plastica colorata, conchiglie, legnetti e strisce colorate. Il tetto è stato costruito con un telo di plastica E al centro è stato eseguito un foro rettangolare chiuso con plastica colorato trasparente. Il bambino ha la possibilità di vedere la luce filtrata dei colori.nel progetto l’obiettivo del tetto era quello di fungere da riparo ad un gruppo di bambini che, in un giorno di pioggia, avrebbero potuto ascoltare il rumore dell’acqua che scendeva. CAPITOLO 2: ESPLORARE E SCOPRIRE 2.1 Materiali naturali Il laboratorio del corpo Dentro e fuori Il laboratorio del corpo, allestito in un bagno, è un luogo pensato per favorire nel bambino l’esperienza di conoscenza della realtà che lo circonda.il laboratorio pensato anche come luogo teso a favorire un tipo di relazione più intima tra bambini.il ruolo dell’adulto all’interno del laboratorio può assumere diverse caratteristiche e le modalità di approccio con i materiali vengono progettate, così come vengono allestite ambientazioni che caratterizzano ogni materiale proposto. Nel laboratorio anche senatori vengono spesso coinvolti.negli ultimi mesi dell’anno scolastico il laboratorio del corpo può trasferirsi nel giardino del nido, dando vita ad esperienze diversificate. Disposte sul prato, un grande telo viene cosparso interamente di materiali come farina e orzo. Si crea così un grande tappeto multicolore dove i bambini, senza scarpe e calze, possono venire a contatto con tutti i materiali. Ancora una volta si vuole privilegiare il contatto con gli elementi senza mediazioni, mettendo in primo piano sensazioni e percezioni. Vengono proposti giochi quali i travasi, l’immersione con il corpo, di complicità tra coetanei. Giochi con la farina Nel gioco con la farina i bambini la esplorano, la fanno volare, la spalma sul proprio corpo e su quello dei compagni. Viene poi aggiunto l’acqua e la farina non è più leggera ma pesante.viene così manipolata, impostata, trasformata.si possono aggiungere altri materiali e si possono osservare le trasformazioni che ne derivano. In tutte queste forme di esplorazione della materia viene tenuta presente anche la componente affettiva relazionale: come ciascun bambino si relazione con il gruppo in quali occasioni si evidenzia un approccio individuale. La possibilità di giocare un intero anno con questi materiali può permettere, anche quei bambini che manifestano iniziali resistenze, di lasciarsi andare progressivamente e rivivere l’esperienza in autonomia e padronanza della situazione.
periodicamente variati. L’educatrice deve prendersene cura, controllando periodicamente lo stato. Ogni oggetto deve stimolare uno o due dei sei sensi. OBIETTIVI:
bambini consente loro di raggiungere l’oggetto e di rilanciarlo con un evidente interesse per il tipo di movimento. Risulta presto evidente una migliore coordinazione occhio-mano-oggetto. L’esplorazione orale continua comunque ad essere presente anche se con manifestazioni diverse. L’aspetto però che sembra colpirli maggiormente è l’utilizzo degli oggetti. Un esercizio estremamente eccitante è il battere ripetutamente per terra o tra di loro gli oggetti. Il suono che ne deriva è sempre diverso e stimolante, come diventa fonte di soddisfazione l’accorgersi della propria abilità manuale. Questi progressi individuali non portano all’isolamento, ma al contrario il saper fare rendono il bambino più interessante e sempre più spesso imitato. Il ruolo dell’educatrice in quest’occasione deve essere sempre più quello di organizzare e facilitare, per consentire al bambino di interagire autonomamente con l’ambiente ed affinare le sue capacità. Nel secondo anno di vita i bambini sentano forte il bisogno di esplorare scoprire da soli il modo in cui soggetti si comportano nello spazio. Hanno perciò bisogno di un’ampia varietà di oggetti con i quali attuare questi esperimenti.nasce così il gioco euristico. 2.2.2 Gioco euristico Il gioco euristico rivolto a bambini di età compresa tra 11 e 18 mesi e ha i seguenti obiettivi:
Le fasi di sviluppo del gioco simbolico Per verificare le tappe di sviluppo che ogni bambino raggiunge nel gioco simbolico, ci si è avvalsi di due scale di valutazione: i livelli simbolici di Piaget e i livelli e criteri di Nicolich.
scelta delle figure reali è stata motivata anche dalla consapevolezza che a quest’età il bambino nella fase del pensiero concreto e sta per avviarsi a processo di astrazione. Con la collaborazione dei genitori se raccolto molto materiale di uso comune inoltre il criterio di realtà è stato rispettato anche nel reperimento degli abiti tipici di questi mestieri. Ci si è poi chiesti se mettere tutto il materiale a disposizione dei bambini o se invece alternarlo.si è deciso così di introdurre nuovi materiali un po’ alla volta. Un ulteriore dubbio riguardava la stretta vicinanza tra l’angolo del dottore e quello della parrucchiera e l’eventuale partenza che si poteva creare. La risposta questo più poteva però essere data solo dopo aver verificato come sarebbero stati utilizzati dei bambini. I primi approcci a questo tipo di gioco dovevano essere guidati dall’adulto il quale, giocando con i bambini e osservando nel comportamento, poteva decidere di proporre materiali e situazioni nuove nel rispetto delle reali capacità. L’adulto ha avuto anche il ruolo di mantenere sempre viva la comunicazione verbale.l’educatrice si è sempre adeguata al livello di rappresentazione simbolica raggiunto dal bambino. Sono emersi poi altri spunti di riflessione: ● Esigenza di fare uno schema di tempi, gruppi e spazi, riflettendo sull’età dei bambini ● Importanza riservarsi gli spazi sono adeguati ed eventualmente calibrarli ● Necessità di una condivisione del progetto spazi da parte di tutto il collettivo ● Mantenimento dei punti fermi nella organizzazione dello spazio che non cambino negli anni, perché raggiunti secondo precisi criteri Un progetto sul gioco simbolico: i vigili del fuoco La vicinanza del nido la caserma dei vigili del fuoco permette di richiamare spesso la memoria dei bambini la figura del pompiere. Il percorso è partito dalla lettura di un libro illustrato è permesso di far conoscere i bambini le azioni, le caratteristiche e gli oggetti di questa figura professionale. Il percorso è proseguito nell’angolo dei travestimenti: il gioco veniva introdotto dal piccolo rito dell’apertura di una stanza solitamente inaccessibile ai bambini. L’introduzione di riti aiuta i bambini ad entrare in un contesto ludico e facilita la consapevolezza che si sta facendo un gioco. In una fase iniziale si sono esplorati scoperti materiali e successivamente i bambini hanno iniziato il gioco del pompiere: alcuni hanno scelto di travestirsi con l’aiuto dell'adulto e si sono create varie e nuove situazioni di gioco. Durante il percorso lungo è stato arricchito da oggetti attrezzi costruiti dai bambini. Osservare i bambini per valutare la qualità del contesto L’osservazione è stata fatta in forma scritta durante l’attività nell’angolo dei travestimenti con gruppi di sei bambini di età compresa tra i 30 e 36 mesi. La durata media dell’attività è stata di circa 40 minuti. Inizialmente l’attenzione dei bambini era focalizzata sugli oggetti, con richieste di spiegazioni all’adulto. Successivamente l’uso degli oggetti era finalizzato ad un gioco consapevole. Durante il gioco la comunicazione verbale tra i bambini era relativamente scarsa e si trattava più di emissione dei suoni che richiamavano i rumori dei materiali evocati. Alcuni bambini brevi momenti riuscirono a stabilire una collaborazione. È emerso che Il pompiere e per i bambini è una figura un po’ astratto e di conseguenza difficile da riprodurre nel gioco di finzione. Questo perché tale figura non era parte del vissuto personale dei bambini. Percorsi simbolici esplicitati nel gioco del “far finta” Nel gioco del far finta gli oggetti materiali vengono espropriati delle loro caratteristiche per la super altre. I bambini danno vita ad un gioco di narrazione drammatizzazione dove ognuno assume un ruolo di scrittore, attore regista di una storia che si evolve e si esprime attraverso la soggettività delle emozioni e dei sentimenti, fino a raggiungimento della capacità di riuscire a comunicare, negoziare condividere diversi interventi. Una proposta di gioco senza la mediazione degli oggetti: il gioco di finzione coordinato dall’adulto L’insegnante propone conduce un gioco simbolico senza avere a disposizione alcun oggetto mediatore, tranne un divanetto che per l’occasione diventato un’auto. I bambini salgono sull’auto e l’insegnante propone loro un viaggio: Si va al mare.si prepara la borsa con il costume e l’asciugamano e si parte. Durante il viaggio il paesaggio offre spunti di conversazione, fuori ognuno vede ciò che vuole vedere. Arrivati al mare si fa il bagno, si gioca con acqua e sabbia e a fine giornata si fa la doccia e ci si veste per andare prima in pizzeria e poi in discoteca.i bambini mostrano entusiasmo per il gioco che proseguendo si arricchisce. Successivamente i bambini autonomamente si sono organizzati per continuare il gioco. In un primo momento hanno riprodotto la storia precedente e poi il divano e si è trasformato in una nave. In seguito, il divano è diventato un aereo, in cielo c’erano le situazioni più strane. Interessante è stato osservarli quando hanno deciso di intraprendere un viaggio in treno. Dalla narrazione al gioco simbolico Durante il corso dell’anno è stata letta a tutta la sezione la storia di una gazzella.verso la fine dell’anno è stato costruito un plastico di cartapesta raffigurante lo scenario in cui è ambientata la storia e sono stati aggiunti tutti gli animali protagonisti. Così è stata traumatizzata la storia raccontata con ambientazione personaggi, dando la possibilità ad ogni bambino di rielaborare ciò che fino a quel momento aveva solo ascoltato.
gli angoli togliendo o aggiungendo materiale, seguendo le proposte dei bambini. Perciò che riguarda la metodologia dell’osservazione, eseguita con metodo carta e penna, si ritiene che molte cose possono essere sfuggite, in quanto è mancata la dimensione del confronto in gruppo, che avrebbe arricchito la lettura delle osservazioni. Di conseguenza, si pensa di utilizzare la videocamera come strumento di documentazione, in quanto permette di analizzare con particolare attenzione le proposte ludiche offerta i bambini gli stili educativi e il modo in cui le insegnanti si pongono nella relazione con i bambini.