Institutio oratoria I,3 8-12
Tuttavia a tutti bisogna concedere un qualche riposo, non solo perché non c’è alcuna cosa
che possa sopportare una fatica continua, e anche quelle cose che sono prive di anima e
sensibilità, affinchè possano conservare la loro resistenza, si rilassano come per una quiete
alterna, ma perché lo studio si basa sul desiderio di imparare, che non può essere forzato. E
così (sott.essi), rinvigoriti e riposati, forniscono per imparare una maggior quantità di energie
e un animo piuttosto vigoroso, che si oppone fermamente alle costrizioni. Ne il gioco nei
ragazzi mi potrebbe offendere (è anche ciò è segno di vivacità), e neppure potrei sperare
che quello triste e sempre scoraggiato godrà di un mente zelante circa gli studi, dal
momento che resta inoperoso anche in questo impeto enormemente naturale per la loro età.
Tuttavia ci sia un limite agli svaghi, affinché, negate, non producano odio per gli studi, o
eccessive, (non producano) una consuetudine all’ozio (lett. dell’ozio). Ci sono anche giochi
non inutili ad acuire gli ingegni dei giovani, quando, postisi dei quesiti di ogni genere a
vicenda, gareggiano. Anche i comportamenti si rivelano piuttosto facilmente nel gioco,
purché nessuna età sembri tanto fragile che non apprenda immediatamente che cosa sia
giusto e (che cosa sia) sbagliato, in quel momento deve essere principalmente formata,
quando è incapace di fingere e facilmente cede ai maestri; infatti spezzeresti piuttosto
velocemente di quanto saneresti le cose che si rafforzarono in cattiveria.
Institutio oratoria, II, 2, 4-8
Ne in verità è sufficiente che (sott. il maestro) mostri la somma integrità morale, se non avrà
stretto a sé i costumi di coloro che si raccolgono presso di lui. Assuma dunque l’animo
davanti ai suoi discepoli e ritenga di succedersi al posto di quelli dai quali i figli gli siano
consegnati. Egli stesso non abbia vizi ne li tolleri. Ne la sua austerità non sia triste, non sia
assoluta, affinché non nasca odio la, rispetto di qua. La maggior parte dei discorsi sia per lui
riguardo l’onestà e il bene; infatti quanto più spesso avrà ammonito quanto più raramente li
castigherà, per niente irascibile, ne tuttavia dissimulatore di quelle cose che saranno da
correggere, semplice nell’insegnare, capace di sopportare la fatica, assiduo piuttosto che
eccessivo. Risponda volentieri a coloro che gli domandano, interpelli chi non gli fa domande.
Nel lodare le pronunce degli studenti non (sia) né maligno né generoso, poiché l’una cosa
genera la noia della fatica, l’altra genera sicurezza. Nell’emanare le cose che bisognerà
correggere non sia crudele e minimamente oltraggioso; infatti ciò, che alcuni castigano così
come se odiassero, mette in fuga molti dall’intenzione di studiare.