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R. Penna - Le prime comunità cristiane, Sintesi del corso di Scienza delle religioni

riassunto del libro R. Penna - Le prime comunità cristiane esame di Storia delle Religioni prof.ssa Cocchini

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 27/08/2019

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Le prime comunità cristiane
Chiese all’inizio del cristianesimo
La Chiesa non è esistita dall’eternità e non è identificabile con la serie di Giusti che sono vissuti a partire
da Abele (come invece riteneva Sant’Agostino). Si ritiene per inizio storico, quello che è documentabile.
Tali primi documenti sono le lettere scritte da Paolo di Tarso che riguardano l’esistenza di una serie di
Comunità alle quali sono rivolte. Queste lettere non raccontano nulla di Gesù, ma il mittente stesso. I
Vangeli scritti hanno avuto una preistoria orale, che si tramandava per salvaguardare la memoria. Paolo nelle
sue lettere non parla di Cristo, ma invita le Comunità a vedere in Lui il fondamento. È il primo esempio della
storia di lettere indirizzate a delle comunità, in quanto prima venivano indirizzate a dei privati. Quando Paolo
scrive a metà del I secolo, attesta l’esistenza di alcuni gruppi credenti in Gesù e sparsi in Anatolia, Grecia,
Roma. Di più, si capisce che esistono varie comunità dislocate in vari quartieri della stessa città.
Le testimonianze extra-cristiane ci danno il polso dell’opinione diffusa sul nuovo fenomeno politico-
religioso. Esse non vertono sulla figura di Gesù, ma sull’esistenza e le caratteristiche delle comunità
cristiane (Svetonio, Tacito, Plinio il Giovane).
L’unico autore che scrive direttamente di Gesù è Giuseppe Flavio.
Svetonio parla nella Vita di Claudio che egli cacciò da Roma i tumultuosi Giudei che erano istigati
da Chresto (variazione fonetica di Christo). Di nuovo, Svetonio ne parla a proposito del supplizio a
cui vennero condannati Da Nerone dopo l’incendio del 64.
Tacito anche ne parla negli Annali sempre per l’evento dell’incendio.
Plinio il Giovane ne parla all’inizio del II secolo perché, da Governatore della Bitinia, chiede a
Traiano come comportarsi con coloro che venivano denunciati come Cristiani.
La loro attenzione è comunque focalizzata sui cristiani come comunità problematica e della relativa
soluzione dei problemi di ordine pubblico. Interessante è la visione di Epitteto, che li ritiene solo dei
superstiziosi, il cui pensiero non è supportato dalle basi della filosofia.
Gli scrittori non cristiani, quindi ci danno 3 informazioni:
Affermazione dell’esistenza della figura di Cristo
Assenza del nome Gesù
Interesse loro è solo la moltitudine di gruppi cristiani sparsi in varie aree geografiche
L’etimologia greca Ekklesia vuol dire un gruppo radunato in base ad una chiamata proveniente da fuori.
Appare strano l’uso di questo termine, che fino ad allora non era utilizzato in termini di assemblea religiosa.
Anche gli stessi apostoli si identificano come Fratelli. Il primo ad utilizzare questo termine è Paolo nelle sue
lettere. Il termine Ekklesia era comunque stato utilizzato per tradurre l’ebraico Qahal, che identificava una
assemblea cultuale. Una ipotesi è quindi che Paolo abbia utilizzato questo termine per esprimere il suo
carattere pubblico, non paragonabile al privatismo di una associazione. Quando Paolo entra in scena come
cristiano ed apostolo, la chiesa di fatto esisteva già (ipotesi teologica che fosse nata il giorno di Pentecoste)
ed il movimento dei Galilei aveva già creato dei gruppi di discepoli che lui perseguitava. Il preciso termine
Ekklesia con l’apposito valore, appare nella prima lettera ai Tessalonicesi, dove si rivolge alla Chiesa dei
Tessalonicesi. Non si rivolge alla Chiesa di Tessalonica e non usa il toponimo, ma utilizza questa formula
grecizzante per distinguere questa chiesa da altre nello stesso luogo.
Quindi non si può parlare di una Chiesa unitaria alle origini, ma si deve usare il plurale. Il termine Ekklesia,
quindi, nell’accezione di Paolo, vuol dire una singola comunità e non la Chiesa universale. La semantica
localistica c’è anche quando si usa il plurale delle Chiese. A Roma ad esempio si radunavano varie comunità
in 3 case principalmente, che fungevano da luogo di ritrovo. Considerando che ogni casa poteva ospitare 40
persone, a Roma si stima ci fossero 200 cristiani al tempo di Paolo.
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Le prime comunità cristiane

Chiese all’inizio del cristianesimo

La Chiesa non è esistita dall’eternità e non è identificabile con la serie di Giusti che sono vissuti a partire da Abele (come invece riteneva Sant’Agostino). Si ritiene per inizio storico, quello che è documentabile. Tali primi documenti sono le lettere scritte da Paolo di Tarso che riguardano l’esistenza di una serie di Comunità alle quali sono rivolte. Queste lettere non raccontano nulla di Gesù , ma il mittente stesso. I Vangeli scritti hanno avuto una preistoria orale, che si tramandava per salvaguardare la memoria. Paolo nelle sue lettere non parla di Cristo, ma invita le Comunità a vedere in Lui il fondamento. È il primo esempio della storia di lettere indirizzate a delle comunità, in quanto prima venivano indirizzate a dei privati. Quando Paolo scrive a metà del I secolo, attesta l’esistenza di alcuni gruppi credenti in Gesù e sparsi in Anatolia, Grecia, Roma. Di più, si capisce che esistono varie comunità dislocate in vari quartieri della stessa città.

Le testimonianze extra-cristiane ci danno il polso dell’opinione diffusa sul nuovo fenomeno politico- religioso. Esse non vertono sulla figura di Gesù, ma sull’esistenza e le caratteristiche delle comunità cristiane (Svetonio, Tacito, Plinio il Giovane).

  • (^) L’unico autore che scrive direttamente di Gesù è Giuseppe Flavio.
  • Svetonio parla nella Vita di Claudio che egli cacciò da Roma i tumultuosi Giudei che erano istigati da Chresto (variazione fonetica di Christo ). Di nuovo, Svetonio ne parla a proposito del supplizio a cui vennero condannati Da Nerone dopo l’incendio del 64.
  • Tacito anche ne parla negli Annali sempre per l’evento dell’incendio.
  • (^) Plinio il Giovane ne parla all’inizio del II secolo perché, da Governatore della Bitinia, chiede a Traiano come comportarsi con coloro che venivano denunciati come Cristiani.

La loro attenzione è comunque focalizzata sui cristiani come comunità problematica e della relativa soluzione dei problemi di ordine pubblico. Interessante è la visione di Epitteto, che li ritiene solo dei superstiziosi, il cui pensiero non è supportato dalle basi della filosofia.

Gli scrittori non cristiani, quindi ci danno 3 informazioni:

  • Affermazione dell’ esistenza della figura di Cristo
  • Assenza del nome Gesù
  • Interesse loro è solo la moltitudine di gruppi cristiani sparsi in varie aree geografiche

L’etimologia greca Ekklesia vuol dire un gruppo radunato in base ad una chiamata proveniente da fuori. Appare strano l’uso di questo termine, che fino ad allora non era utilizzato in termini di assemblea religiosa. Anche gli stessi apostoli si identificano come Fratelli. Il primo ad utilizzare questo termine è Paolo nelle sue lettere. Il termine Ekklesia era comunque stato utilizzato per tradurre l’ebraico Qahal , che identificava una assemblea cultuale. Una ipotesi è quindi che Paolo abbia utilizzato questo termine per esprimere il suo carattere pubblico, non paragonabile al privatismo di una associazione. Quando Paolo entra in scena come cristiano ed apostolo, la chiesa di fatto esisteva già (ipotesi teologica che fosse nata il giorno di Pentecoste) ed il movimento dei Galilei aveva già creato dei gruppi di discepoli che lui perseguitava. Il preciso termine Ekklesia con l’apposito valore, appare nella prima lettera ai Tessalonicesi , dove si rivolge alla Chiesa dei Tessalonicesi. Non si rivolge alla Chiesa di Tessalonica e non usa il toponimo, ma utilizza questa formula grecizzante per distinguere questa chiesa da altre nello stesso luogo.

Quindi non si può parlare di una Chiesa unitaria alle origini, ma si deve usare il plurale. Il termine Ekklesia , quindi, nell’accezione di Paolo, vuol dire una singola comunità e non la Chiesa universale. La semantica localistica c’è anche quando si usa il plurale delle Chiese. A Roma ad esempio si radunavano varie comunità in 3 case principalmente, che fungevano da luogo di ritrovo. Considerando che ogni casa poteva ospitare 40 persone, a Roma si stima ci fossero 200 cristiani al tempo di Paolo.

I Cristiani dell’epoca dovevano comunque sapere che c’erano altre comunità ed avere un senso di legame con loro che forma una Chiesa super partes. Anche Paolo nella lettera ai Romani mana i saluti anche alle altre chiese. Ciò che li accomuna, che li fa sentire parte di qualcosa di più grande, può essere la sofferenza delle persecuzioni, come scrive Pietro nella sua lettera. Le prime comunità avevano delle similitudini con i raduni di associazioni di volontariato:

  • I membri erano cooptati per libera decisione e non per nascita/censo...
  • (^) Non ci sono limitazioni alla partecipazione
  • Non c’è un elenco di persone maggiormente ragguardevoli
  • Non si richiede il pagamento di alcuna tassa di partecipazione

Primi gruppi di Gesù in Israele Prima di Gesù, una grande novità fu introdotta da Giovanni Battista , che introdusse l’inedita proposta di una remissione dei peccati connessa con un semplice rito d’acqua , purché associato al pentimento. Questa idea sorpassa la necessità di un Tempio dove eseguire il sacrificio espiatorio. Una cosa simile era capitata un secolo e mezzo prima quando si era creata la comunità del Qumran sul Mar Morto, costituita da dei sacerdoti gerosolimitani in polemica con il sacerdozio di piega ellenistica che si era insediato a Qumran si era creata una setta che seguiva un regime di vita austero, con la condivisione dei beni e l’effettuazione di bagni di purificazione. Giovanni Battista probabilmente aveva fatto parte di questa comunità, perché si identificava come la Voce di uno che grida nel deserto. Attorno a Giovanni si erano formati dei discepoli che si sarebbero poi differenziati da quelli di Gesù.

Al tempo di Gesù esistevano quindi alcuni gruppi secondo Giuseppe Flavio:

  • Farisei paragonati agli stoici
  • (^) Esseni paragonati ai pitagorici (Qumran)
  • Sadducei paragonati agli epicurei
  • Sicari che erano dei guerriglieri
  • Zeloti anche ribelli a Roma
  • Scribi che erano costituiti da Farisei ed erano i Maestri della Legge
  • (^) Terapeuti che erano una comunità che viveva al di fuori di Israele e dove si usa per la prima volta il termine monasterion, ossia il luogo dove vivevano in povertà e preghiera.
  • Samaritani, che avevano delle differenze di culto (solo Pentateuco e non tutto vecchio testamento) ed erano perciò in conflitto con gli altri.

In questo contesto variegato, Gesù si pone come uno dei tanti innovatori. Anche quando va a farsi battezzare da Giovanni è uno tra la folla. Da Giovanni poi si distacca per 2 motivi:

  • Non predica nel deserto, ma tra la gente
  • Non porta l’annuncio di un giudizio divino, ma di un Dio misericordioso

La sua unica forza è l’ autorevolezza della sua parola; il suo messaggio è destinato in primis alle 12 tribù di Israele, infatti sceglie 12 apostoli. E’ poi normale conseguenza che dal suo popolo si sarebbe dipanato il messaggio al resto del mondo.

Nei racconti si vengono a creare 3 cerchi concentrici: la folla, i discepoli, i Dodici. La folla nei racconti di Luca è il deuteragonista e anche in Giuseppe Flavio assume grande importanza la folla di Giudei che attira. A differenza di altri sedicenti profeti del tempo che vennero catturati ed uccisi dai Romani, Gesù non aveva un programma politico, ma era conosciuto per essere l’amico degli emarginati (lebbrosi, mendicanti,

giudeo-cristiana. Ad ogni modo, il giudeo-cristianesimo è la matrice di tutte le forme di cristianesimo. Il giudaismo non riteneva divina la figura di Gesù, ma solo un uomo approvato da Dio.

  • Chiesa di Gerusalemme: è descritta negli Atti degli Apostoli, nei 15 anni dopo la morte di Gesù, quando alla comunità di Gerusalemme era riconosciuta una autorità preminente. Il nucleo originario era costituito da Galilei, c’erano diverse classi sociali, tra cui poveri, possidenti, sacerdoti. I luoghi di raduno erano il Tempio, frequentato sia per la preghiera comune che per l’insegnamento degli apostoli e le singole case private dove veniva spezzato il pane. All’inizio i seguaci di Gesù non si distinguevano dagli altri ebrei, introdussero alcune pratiche particolari come il battesimo, che era già praticato a scopo purificatorio, ma qui assume più significato perché è uno solo. Dal punto di vista degli altri Ebrei, questa era una setta messianica, in quanto proclamava l’avverarsi delle speranze messianiche in Gesù. - (^) Ellenisti: si viene a creare una divisione tra ellenisti ed ebrei, poiché gli ebrei erano tutti appartenenti al giudaismo, ma se i più erano di origine palestinese, ce ne erano altri che provenivano dalla diaspora occidentale. L’ampliamento del gruppo originale di discepoli avvenne molto presto e le persone che provenivano da fuori la Palestina portarono altre idee e competenze. Nacque quindi un gruppo di Sette a guida degli Ellenisti, contro i Dodici responsabili del gruppo degli Ebrei. Gli Ellenisti, rappresentati da Stefano, formularono una interpretazione critica sulla funzione salvifica del Tempio e della Legge. Stefano , prima di essere lapidato, fece un discorso sulla dissoluzione del Tempio e sulla modificazione dei comandamenti di Mosè. Gli Ellenisti pensavano che la morte e resurrezione di Gesù era stato un evento unico ed irripetibile e che aveva rimesso i peccati. E’ la prima volta che nella teologia protocristiana si attribuisce un valore salvifico alla morte di Gesù. La figura redentrice di Gesù tende progressivamente ad esautorare le altre istanze mediatrici della salvezza del giudaismo: il Tempio e la Legge. Proprio questo pensiero fa lapidare Stefano, a cui partecipa Saulo. A ciò consegue la fuga e dispersione del gruppo degli Ellenisti. A Gerusalemme, invece rimangono i giudeo-cristiani guidati da Giacomo “fratello del Signore”. E’ il primo scisma della Chiesa.

Ad un certo momento, infatti, entrano in scena i familiari del Signore, tra cui Giacomo suo fratello. Non si fa prima mai menzione di loro nelle Scritture. Giacomo esercita un primato analogo a quello di Pietro; non è presente nei Vangeli canonici, ma nel Vangelo degli Ebrei, dove viene scritto che Gesù gli appare. A Pietro, secondo gli Atti, è commissionata la missione fuori Gerusalemme, mentre all’interno è Giacomo ad esercitare la guida come un primus inter pares. Nel Vangelo di Tommaso viene descritto come il successore di Gesù nella guida dei seguaci e nelle Pseudo-Clementine si dice che i Dodici rendono conto a lui. Si viene, a costituire una sorta di califfato.

Concilio apostolico : esamina il quesito sulla circoncisione del Gentili convertiti (sottoposto dagli inviati di Antiochia) e la formulazione del decreto apostolico. Il quesito sulla circoncisione nacque perché alcuni provenienti dalla Giudea e recatisi ad Antiochia volevano circoncidere i Gentili al momento della conversione, mentre gli antiocheni non lo facevano. Paolo e Barnaba, responsabili della missione, si opposero e quindi se ne discusse a Gerusalemme. Da qui si arrivò alla conclusione di lasciare alla missione Paolina la facoltà di non circoncidere e alla missione Petrina ai Giudei di circoncidere. Vennero quindi riconosciute 2 missioni con caratteristiche e modalità diverse. Paolo e Barnaba promisero per suggellare l’accordo, di raccogliere fondi nelle proprie comunità per Gerusalemme. Ne uscirono però due interpretazioni: Paolo credette di aver avuto l’avallo per la sua tipologia di evangelizzazione che non metteva i convertiti sia Gentili che giudaici sotto l’obbligo della Legge giudaica. Secondo Giacomo, invece, al massimo erano i Gentili a non essere sottoposti alla Legge, ma i Giudei sì. Anche Pietro in un primo momento sposò le tesi di Paolo e fece così nelle sue missioni, ma poi quando vennero di delegati di Gerusalemme che gli rimproverarono di dividere la mensa con i non circoncisi, fece marcia indietro. Ne derivò quindi il cosiddetto decreto apostolico, che se concedeva la non circoncisione per i Gentili, imponeva loro comunque 4 regole di purità:

  • Astensione dagli idolotiti (carne offerta agli dei)
  • Astensione dal sangue
  • (^) Astensione dal soffocato
  • Astensione dalla porneia

Ne nascono quindi due comunità : una giudaica che continua con l’osservanza delle leggi e una gentile che ne è in parte esonerata. Se la pratica della Legge ha un valore ai fini del conseguimento della salvezza, allora l’opera di Gesù non si sostituisce alla legge, ma ne è complementare. Paolo comunque si creò l’inimicizia dei Giudei che lo ritenevano istigatore dell’abbandono della Legge.

  • Comunità in Galilea : gli Atti non raccontano della presenza di Chiese in quel territorio, ma ci dovevano essere comunque comunità cristiane per alcuni fatti evidenti: - In Galilea c’erano le famiglie dei primi discepoli di Gesù - In Galilea aveva esercitato il suo ministero - (^) Praecedet suos in Galilea - Da qui veniva Giacomo “fratello di Gesù”
  • Damasco : qui Paolo ebbe la sua Cristofania e quando vi si recò, secondo Luca, esisteva già un gruppo di discepoli. La comunità era di origine giudaica, ma non è chiaro chi l’avesse fondata
  • Roma : Luca negli Atti scrive che quando Paolo giunge a Roma, alcuni fratelli del luogo gli andarono incontro fino al Foro Appio. Quando Paolo scrive la lettera ai Romani, già c’era la comunità. La prima notizia dei Cristiani a Roma si ha da Tacito che racconta del supplizio inflitto da Nerone nel
  1. Anche Svetonio scrive che Claudio nel 49 impone un decreto restrittivo conto i cristiani. Ireneo , vescovo di Lione, nel II secolo parla della Chiesa di Roma fondata da Pietro e Paolo. Tale attribuzione ai due apostoli è solo di valore encomiastico , per motivi cronologici : Paolo scrive ai Romani quando già c’è la comunità , mentre Pietro probabilmente vi giunge dopo la morte di Paolo. L’evangelizzazione a Roma dovrebbe essere avvenuta intorno a metà degli anni 40 ad opera di ignoti. La prima comunità nasce nell’ ambiente giudaico , addirittura mettendo Cristo come complemento alla Legge giudaica, che doveva restare sempre applicata. I destinatari della Lettera ai Romani, dovevano essere quindi dei giudeo-cristiani. Non mancarono comunque cristiani provenienti direttamente dal paganesimo. Dovevano esserci più comunità ebraiche all’interno di Roma, come si evince dalle epigrafi sepolcrali della catacombe, da cui si capisce che dovevano esistere almeno una dozzina di comunità ebraiche, all’interno delle quali si potevano fare proseliti. Paolo nella lettera non fa menzione di un qualche edificio di culto dei cristiani. Questi si radunano nelle case di alcune persone benestanti, tra cui ne spiccano 3. Le comunità dovevano essere frammentate perché nella Lettera, Paolo esorta a formare un corpo solo. Elenca poi 7 ministeri che potevano essere esercitati:
  • Profezia
  • Diakonia
  • Insegnamento
  • (^) Esortazione
  • Condivisione
  • Presidenza
  • Opere di misericordia

Non si evince quindi una gerarchia ecclesiastica e non c’è nessun ruolo cerimoniale o rituale. I primi 2 sono astratti, mentre gli altri suppongono dei ruoli attivi di propulsione della Comunità.

Iniziarono gli attriti con la comunità gerosolimitana di Giacomo, sia sul ruolo salvifico di Gesù rispetto alla Legge ed al Tempio, sia sulla prassi di non far circoncidere i conversi pagani.

Incidente di Antiochia : dopo il concilio di Gerusalemme, era rimasta sospesa la disputa sul fatto se i cristiani di origine giudaica potevano mangiare o meno con i cristiani di origine pagana. Paolo era di questo avviso ed anche Pietro inizialmente, salvo poi cambiare quando vennero ad Antiochia alcune persone da Gerusalemme mandate da Giacomo. Si forma uno scontro tra Paolo che pensa che con Cristo non valga più la Legge e tra Giacomo che pensa che Cristo sia una aggiunta in più alla Legge. Non si sa dell’esito di questo confronto, ma probabilmente fu Paolo ad uscirne sconfitto perché la chiesa antiochena si sviluppò poi sotto una direzione giudeo-cristiana.

Le Chiese paoline

Oltre all’apocrifo scritto Gli Atti di Tommaso , che documenta la missione di Tommaso in Iran e che è scritto in siriaco, i canonici Atti degli Apostoli documentano la missione di Paolo di Tarso da Antiochia verso l’Occidente. Il primo viaggio missionario è comunque di Barnaba, di cui Paolo è solo un compagno; poi dopo la separazione dei due, abbiamo solo notizia della missione di Paolo. Paolo è colui di cui abbiamo maggior documentazione, infatti gli Atti scritti da Luca sono principalmente su Paolo e le sue lettere sono 7 su 13 sicuramente sue e le altre 6 deutero-paoline. Nella vita di Paolo ci sono state 2 svolte :

  • Cristofania della strada di Damasco che trasforma il fariseo Saulo nel dinamico evangelizzatore Paolo
  • Svolta di Antiochia dove capisce che si deve allontanare dall’impronta giudeo-cristiana che sta prendendo l’apostolato e quindi vuole conservare la novità dell’annuncio aprendolo su vasta scala. Inizia così la sua missio ad gentes. Importante è il connotato della “gente”: - Già lui descrive nella lettera ai Galati che ha ricevuto la visione come stimolo a portare Cristo tra le genti - Geremia nell’Antico Testamento è stato nominato profeta tra le Genti - (^) Isaia fu fatto da Dio Luce delle Genti

Paolo ritiene che Gesù sia l’iniziatore di una nuova stagione della storia con ricadute universalistiche, come Adamo progenitore dell’umanità. A Paolo interessa l’uomo come tale, ogni uomo , a prescindere dalle distinzioni; dice che non c’è più giudeo, né Greco. Al contrario, ha una preferenza per i Gentili , in quanto questi erano tipicamente tagliati fuori dalla elezione distintiva che si creava Israele. Cristo rappresenta il superamento della disuguaglianza tra Giudei e Gentili, equiparando i secondi con i primi ed includendoli. Se la legge mosaica non è più il criterio distintivo della rivelazione di dio, allora l’accesso a Dio (di Israele) non è più riservato ai soli Giudei, ma anche a tutti i Gentili. Paolo è il fautore dell’ inclusivismo. Paolo coltiva 2 sentimenti apparentemente inconciliabili verso Israele:

  • Riconosce la decisività di questo popolo in funzione storico-salvifica
  • (^) Si oppone ad un processo di superamento della separatezza con i Gentili che invece Israele nutre

A differenza della missione di cristo che si era esercitata nelle aree rurali, Paolo opera solo nelle grandi città. Non è vero che Paolo abbia ellenizzato il cristianesimo per 2 motivi:

  • Il passaggio da una cultura ad un’altra richiede un periodo di adattamento
  • Lo stesso giudaismo aveva conosciuto una versante ellenistico

Chiese della Galazia : Luca scrive che dopo la separazione da Barnaba a seguito del Concilio di Gerusalemme, Paolo e Timoteo attraversarono Frigia e Galazia perché lo Spirito Santo avevo loro impedito di proclamare la Parola nell’Asia. Né Luca né Paolo fanno menzione di una località specifica come teatro di attività, ma un suo soggiorno fu molto prolifico perché già nella Prima Lettera ai Galati si parla al plurale di più comunità. Si coglie che i primi cristiani della Galazia dovevano venire tutti dal paganesimo. La Lettera ha dei toni molto polemici , perché dopo il soggiorno di Paolo vennero altri evangelizzatori di stampo

giudeo-cristiano a correggere l’annuncio paolino con la richiesta dell’osservanza della Legge mosaica e i Galati ne furono sedotti. Paolo rimarca l’alternativa tra Cristo e la Legge, ritenuti due poli opposti.

Chiese della Grecia : Paolo giunge in Europa dopo che in sogno gli appare un Macedone che lo invita ad andare in Macedonia.

Chiesa di Filippi : tra la fondazione di questa Chiesa (50) e la scrittura della Lettera ai Filippesi passano 4 anni. Filippi è la prima città europea dove Paolo ha soggiornato ed annunciato il Vangelo. Anche il carceriere di Paolo ricevette il battesimo. Nella Lettera, Paolo fa riferimento ad un uomo (Epafrodito, che ha messo a repentaglio la sua vita per servire Paolo) e due donne che sono invitate ad andare d’accordo tra loro. E’ importante l’accenno che Paolo fa non solo ai cristiani della comunità che qualifica “ santi ” (ha un concetto di santità come un dono di Dio fatto al momento del battesimo), ma anche alla presenza tra di loro di episcopi e diaconi. La funzione degli Episcopi a Filippi non era di tipo magisteriale, ma di tipo amministrativo , essendo essi responsabili dell’andamento comunitario, comprese funzioni di assistenza. Il diacono è il servitore, aiutante dell’episcopo. Tra l’altro se fosse stato episcopo inteso in senso moderno, non avrebbe usato il plurale. La Lettera ai Filippesi insiste sul tema della concordia comunitaria , disprezzando quanto ne vorrebbero disturbare l’unità: sono i Giudei che snobbano il nuovo messaggio, insistendo sull’importanza di osservare le prescrizioni della Legge, come la circoncisione.

Chiesa di Tessalonica : gli Atti parlano del soggiorno di Paolo in Tessalonica che furono accolti da alcuni Giudei e da molti Greci, ma subirono l’ ostilità di tanti Giudei che lo costrinsero a lasciare la città. Dalla Lettera, la prima in assoluto di Paolo e quindi anche il primo atto cristiano, si trova per la prima volta la qualifica di un ministero ecclesiale, ossia i proistàmenoi (preposti). Questi sono le persone che si prendono attivamente cura degli altri. Non indica in questo caso una forma di potere, ma una disinteressata cura pastorale. Nella Lettera Paolo deve affrontare l’interrogativo sui cristiani defunti , che sono causa di tristezza (primi episodi di cristiani defunti). In tale occasione varia la divulgazione di parusia come presenza in parusia come attesa escatologica. I primi cristiani infatti attendevano come imminente la venuta di Gesù. Nella risposta di Paolo ci sono 3 momenti:

  • Lo schema morte-resurrezione di Gesù deve avere valore anche per i cristiani defunti
  • (^) I defunti non saranno svantaggiati al momento della parusia
  • Prende degli elementi dell’apocalittica giudaica

Prima risorgeranno i morti e poi i viventi li seguiranno, dando la precedenza a chi è stato più sfortunato. Tutte le persone saranno in comunione con Cristo e non in Cristo come aveva precedentemente scritto.

Chiesa di Corinto : Chiesa con maggiori informazioni , ma anche quella che dà più problematiche a Paolo, sia per dei dissidi interni , che per l’ infiltrazione di alcuni avversari di Paolo. Comunità fondata tra il 50 ed il 52.

  1. La composizione si sposta da una concezione pauperistica ad una più pluralista.
  2. Era una comunità molto composita e c’erano almeno 4 fazioni
  3. Paolo elenca una decina di vizi propri di quella comunità
  4. (^) Alcuni, sulla base di una educazione greca, negavano la resurrezione
  5. Non fa alcuna menzione di un responsabile della comunità
  6. C’è una sorta di anarchia ministeriale , che Paolo non vuole soffocare, ma disciplinare, in quanto nella chiesa ciascuno ha una sua parte da svolgere, che gli è propria: - Distingue gli Apostoli non come i Dodici, ma tutti coloro che sono missionari e fondano Chiese (tra cui anche delle donne) - I Profeti non sono quelli itineranti di stampo giudeo-cristiano, ma membri stabili che trasmettono rivelazioni dello Spirito santo

caso specifico, in cui chiede a Filemone solamente di accogliere il suo schiavo come un fratello carissimo. Paolo non gli chiede di liberarlo e non polemizza mai contro la società schiavistica. Nelle sue lettere scrive solo un principio per cui in Cristo non c’è più schiavo o libero, come a segnare il superamento della disparità tra le persone.

Paolo che ha fondato molte comunità, ha una visione d’insieme di tutte le Chiese e le vive secondo una prospettiva ecumenica. Nelle sue lettere si riferisce ad altre chiese, invia saluti di altre chiese, rimanda ad una tradizione comune. Infine, Paolo non ha un quartieri generale, ma scrive alle comunità da altre comunità.

Le Chiese post-paoline

Pseudoepigrafia : il Nuovo Testamento è composto per i 2/3 da scritti anonimi ed attribuiti a nomi illustri. La pseudoepigrafia consiste nell’attribuzione di uno scritto, composto da un autore sconosciuto, ad un personaggio noto ed autorevole. Interessa 6 lettere con il nome di Paolo, 2 con il nome di Pietro e 1 con il nome di Giuda. Si deve distinguere la falsificazione letteraria e la canonicità. Per falsificazione letteraria si intende l’accezione tecnico-letteraria senza connotazioni etiche. Le due cose infatti non devono interferire tra di loro, perché sono ambiti diversi. Se uno scritto viene ritenuto non autentico, non per questo viene espunto dal canone. Per verificarne l’autenticità si applicano 3 criteri:

  • Conformità ed omogeneità stilistica
  • Analogia tematica
  • Pertinenza con il quadro biografico dell’autore

Ad esempio il concetto della figura soteriologica di Cristo, viene affrontato in due modi completamente diversi tra la Lettera ai Galati e quella ai Colossesi, dove quest’ultima entra in contrasto netto con la prima.

Nell’antichità la pseudoepigrafia veniva utilizzata molto sia nel Vecchio Testamento (l’unico attendibile è il Siracide), che nel mondo Greco dove veniva addirittura lodata se era un allievo che scriveva con il nome del maestro. Per quanto riguarda le lettere paoline, è stato il contenuto a fungere da fattore guida per far rientrare delle lettere pseudoepigrafiche nei canoni. Tertulliano al proposito parla di 3 criteri essenziali:

  • (^) Uso tradizionale che viene fatto di uno scritto
  • Autorità apostolica
  • Ortodossia del pensiero

Maggiormente valorizzata è la conformità dello scritto alla tradizione. Proprio nella Lettera ai Tessalonicesi, Paolo mette in guardia la comunità per non credere ad una lettera fatta passare per sua (proprio questa lettera è da considerarsi pseudoepigrafica perché suppone già consolidata l’accettazione del ritardo della parusia ). Emblematico il caso del Vescovo di Antiochia che prima di prendere un Vangelo col nome di Pietro come apocrifo, dice intanto prima di leggerlo e decidere solo dopo averne verificato l’ortodossia del contenuto.

Perché tra il 60 ed il 100 nessuno scrittore della comunità cristiana emerge chiaramente con il suo nome, ma resta nascosto dietro i nomi altrui? In questo periodo non esisteva nessuna persona e nessuna istituzione che avesse l’autorità su tutta la Chiesa, neppure territorialmente; quindi chi voleva parlare a raggio ecumenico poteva farlo non a titolo personale, ma solo a nome di coloro che possedevano l’autorità per farlo.

Seconda Lettera ai Tessalonicesi : il fatto che c’è una forte presa di distanza nei confronti di un’altra lettera di Paolo, al punto di scrivere che era come se fosse stata scritta da lui ed il fatto che vuole correggere l’avvento della parusia da imminente a differito, ci fanno capire che la mano che la scrive è un’altra. Il fatto è che qualche decennio dopo Paolo, alcune chiese fecero l’esperienza delle persecuzioni che indussero ai cristiani a pensare alla propria condizione secondo i canoni dell’apocalittica giudaica. Dovevano quindi correggere il pensiero circolante sul fatto che la parusia non era imminente, ma dovevano essere certi della salvezza. L’atteggiamento di attesa, come una fuga in avanti, condizionava anche la vita quotidiana della comunità, inducendo alla trascuratezza dell’attività lavorativa. Paolo attacca proprio questo.

Lettera ai Colossesi : forse proprio perché Paolo non fu mai a Colosse che un discepolo anonimo si assunse l’onere di rivolgersi pastoralmente a quella comunità per trattare in termini parzialmente nuovi alcuni problemi. Per la prima volta si usa il termine ekklesia in gergo universale. La Chiesa di Colosse era esposta ad un rischio di sincretismo religioso, pericoloso per la salvaguardia della fede in Cristo, ed è questo che spinge alla scrittura della Lettera. Si parla infatti di una certa filosofia che serpeggia nella comunità ed alcuni residui di culti frigi. Un capitolo viene riservato ai doveri interni delle famiglie cristiane, per cui le mogli, i figli e gli schiavi devono essere sottomessi ai mariti padri e padroni come sono sottomessi a Gesù, ma i mariti devono essere degni delle proprietà di Cristo.

Lettera agli Efesini : riprende la tematica della Lettera ai Colossesi, ma è indirizzata a più di una Chiesa dell’area efesina, in quanto ha un tono più generalizzante. In questa comunità ci dovevano essere molti cristiani provenienti dall’area pagana, perché viene trattato il tema della convivenza tra giudeo-cristiani e cristiani di origine gentile. All’autore interessa trasmettere che non ci devono essere 2 chiese, ma che i gentili sono entrati nell’unica chiesa di Dio.

Lettere pastorali : sono indirizzate a singoli pastori (Timoteo e Tito) e trattano di Efeso. C’è uno scarso interesse per i contesti dei destinatari, ma è come se gli scrittori si rivolgessero cumulativamente a tutte le Chiese cristiane. Si scrive che i destinatari sono sotto l’influsso nefasto dei falsi maestri, che ritengono che la resurrezione sia già avvenuta, vietano il matrimonio e impongono di astenersi da determinati cibi. Per contrastare tale tendenza, l’autore si spaccia per Paolo per prenderne l’autorità per combatterla. L’autore è preoccupato solo della vita interna alla comunità ed alla preservazione della pura fede, non fa slanci missionari.

Chiese della tradizione sinottica

La ricerca del XX secolo sui Vangeli fu contrassegnata dal metodo della “ storia delle forme ”. E’ caratterizzato da 2 elementi:

  • Convinzione che l’attuale materiale evangelico è costituito da una serie di diverse forme letterarie e provenienti da una antecedente tradizione orale
  • Individuazione dell’ ambiente vitale ( Sitz im Leben ), non tanto quello gesuano, quanto quello ecclesiale che ha condizionato l’origine dei vangeli sinottici

Ai 3 Vangeli sinottici si aggiunge la cd Fonte Q (anche essa sinottica) che raccoglie un insieme di detti di Gesù presenti sono in Matteo e Luca e non in Marco.

Emerge in primo piano l’importanza delle comunità che hanno influito sulla formazione e sulla trasmissione dei vari passi evangelici, in quanto hanno fatto una selezione della storia di Gesù. Ognuno dei singoli Vangeli presuppone già la dimensione comunitaria , già solo per il semplice fatto che non sono firmati e che quindi gli autori non volevano affermare loro stessi, ma la comunità di cui sono dei semplici portaparola. Si può cogliere quindi la comunità che si cela dietro ogni vangelo.

Comunità di Marco : il testo non lascia intendere dove si sia svolta la sua composizione. Una tradizione dice che sia stato redatto a Roma perché Marco avrebbe messo per iscritto la predicazione fatta da Pietro in quella città, cosa anche confermata dal frequente uso di latinismi. Anche il fatto che Marco traduce dei termini aramaici significa che il pubblico non doveva essere avvezzo al linguaggio giudaico e quindi fosse pagano. Il vocabolo Ekklesia non compare mai nel Vangelo di Marco e quindi quella comunità non aveva problemi nel costituire un gruppo coeso a sé stante. Nella comunità doveva essere comunque sensibile alla tematica del servizio disinteressato , in base ad alcune risposte date da Gesù. Rilevante è anche l’assenza in Marco delle vicende (presenti in Matteo e Luca) della nascita di Gesù, come se la comunità marciana fosse solo interessata al Gesù adulto. Da come viene poi trattata la salvezza , se ne desume che la comunità era convinta di un ritorno imminente di Gesù. Il lungo spazio dedicato alla Passione doveva stare a simboleggiare il duro periodo di persecuzioni a cui era sottoposta la comunità marciana.

Comunità della fonte Q : il materiale è costituito sui pronunciamenti orali di Gesù ed ha un parallelo reale con il Vangelo di Tommaso. Gli studiosi collocano l’origine di questo Vangelo tra la Galilea e la Siria. Il Gesù di questo Vangelo è percepito non come un uomo di azione, ma come un uomo della parola.

3.a. Alcuni aderirono alla sua impostazione che accentuava l’ umanità di Gesù

3.b.Altri si separarono gonfiando indebitamente la divinità di Gesù

  1. Ali inizi del II secolo vennero scritti l’epilogo di Giovanni e la terza lettera, con una maggiore funzione pastorale. Dei due gruppi, quello ortodosso viene assorbito nella Grande chiesa , mentre quello secessionista confluisce nel docetismo fino al movimento montanista.

In questi scritti c’è una concentrazione sul Discepolo prediletto più che su Pietro e c’è una atmosfera egualitaria tra i Dodici.

Le sette chiese dell’Apocalisse : si menzionano 7 città a cui corrispondono 7 Chiese locali nella provincia romana d’Asia. Il libro si presenta come una grande lettera, da leggersi in una assemblea unica. Particolare è il rivolgersi a delle Chiese che sono assenti dagli altri scritti neotestamentari e l’assenza invece delle chiese che sono presenti in tali testi. Probabilmente l’assenza di riferimento alle vecchie chiese è fatto appositamente per mantenere il numero 7 che è costante in tutto il libro. L’autore vuole ovviare con la propria autorevolezza ad una situazione di crisi comunitaria dovuta a fenomeni di devianza dottrinale. Il riferimento ad un “angelo” per ognuna di queste chiese deve essere il riferimento alla guida locale della comunità.

  1. Chiesa di Efeso : chiesa che svolge una funzione di matrice per tutta l’Asia ed è elogiata da Giovanni. Si prendono le distanze da alcuni pseudo-missionari itineranti che vengono qualificati col nome di falsi apostoli. Si accomuna a Paolo per il rimprovero sulla prostituzione, ma ne è distante sulla proibizione di cibarsi degli idolotiti. Rimprovera alla chiesa efesina di non aver più l’amore dei primi tempi.
  2. Chiesa di Smirne : sottolinea la povertà sociale di questa chiesa, ma anche la ricchezza di fede. Lamenta la presenza di coloro che si dichiarano Giudei e non lo sono.
  3. Chiesa di Pergamo : celebre per la sua biblioteca e per l’altare di Zeus. Definita come il posto dove Satana ha il trono. Minaccia contro alcune deviazioni teologiche l’intervento della spada di Cristo.
  4. Chiesa di Tiàtira : non è un grande centro, ma viene elogiato per la grande identità cristiana. Si scaglia contro una Veggente-Profeta che si proclama così senza esserlo.
  5. (^) Chiesa di Sardi : prima elogio e poi rimprovero, perché è una comunità che si sta annichilendo.
  6. Chiesa di Filadelfia : è l’unica che riceve solo apprezzamenti
  7. Chiesa di Laodicea : l’unica che è solo rimproverata: tiepidezza da vomitare e insopportabile presunzione
  • Insieme delle Chiese: Giovanni si rivolge anche a tutte le Chiese, denotando la universalità del suo messaggio e la sua propensione ad una visione ecumenica.

Alessandria d’Egitto

L’Egitto è tagliato fuori dai racconti degli Atti. La leggenda vuole che la Chiesa di Alessandria sia stata fondata da Marco, ma è una notizia inaffidabile. Sono gli esordi che mancano di documentazione. Si è verificato, come per Roma, che il Vangelo fu portato non da uno dei Dodici, ma da annunciatori anonimi , probabilmente di stampo giudeo-ellenista. Ciò per la presenza accertata del filosofo mistico ebreo Filone Alessandrino. Visto che nel II secolo il cristianesimo è già affermato, probabilmente l’annuncio avvenne nella seconda metà del I secolo. C’era una certa promiscuità religiosa con il culto di Iside. Anche l’imperatore Adriano parla di una certa volubilità degli egiziani. Il cristianesimo alessandrino si dimostrerà pieno di speculazioni ricercate e astruse.

Prime Chiese e liminalità

La liminalità il secondo dei 3 processi del cambiamento di uno status sociale: separazione-marginalità- aggregazione. Il limen /margine rappresenta una fase di transito e sospensione che relega l’individuo ai margini della società in attesa del suo ingresso in uno status nuovo. I primi cristiani si trovano di fronte ad

una nuova collocazione identitaria nella fase post-pasquale: pur volendo restare all’interno del giudaismo , furono esposti alle ostilità dell’ambiente giudaico di origine. A Gerusalemme i primi cristiani frequentavano ancora il tempio , mentre quelli presenti in altre parti del Mediterraneo ne erano impossibilitati. Luca però scrive che anche se frequentavano il Tempio seguendo Gesù che lì vi aveva insegnato, spezzavano poi il pane nelle case. La frequenza del Tempio sostiene la loro appartenenza alla religione dei padri, ma anche il fatto che in quel modo prendono possesso del Tempio come fece Gesù. Le case diventano comunque il fulcro degli incontri e rappresentano il luogo distintivo dove avviene la fractio panis. Anche Gesù aveva compiuto i suoi atti più significativi fuori dai luoghi sacri.

Fuori da Gerusalemme le sinagoghe sono il punto di raccolta degli ebrei e quindi il primo luogo in cui gli apostoli (Paolo) vanno a portare l’Evangelo. Sono però anche i primi luoghi dove ottengono il l’opposizione da parte dei Giudei locali e quindi gli apostoli si rivolgono anche ai Gentili. Fuori da Gerusalemme, la convivenza dei cristiani con i giudei locali ed i giudei di provenienza gentile fu più problematica.

Con la cultura greco-romana c’è una distanza dal politeismo e dal culto imperiale , ma c’è una vicinanza con i culti misterici dove c’è una comunione con il Dio celebrato. Si distinguono 3 atteggiamenti:

  • Si condanna l’idolatria di quanti, distorcendo la conoscenza di Dio, cadono poi in comportamenti biasimabili sul piano morale. Paolo e Pietro dicono che i Gentili sono peccatori.
  • (^) Si constata semplicemente la diversa identità altrui
  • Si assume un positivo atteggiamento di accoglienza : dalla condivisione degli idolotiti al riconoscimento dell’idea greca della paternità universale di Dio

L’ ellenizzazione del messaggio cristiano non è una sua deformazione dovuta all’influsso della cultura greca, ma un adattamento inevitabile. Nel mondo greco ogni luogo può diventare un luogo di culto/santuario e invece il tempio non è indispensabile, ha solo una valore architettonico. In questo si avvicinano ai cristiani. Per i Romani, invece, la casa è un luogo di culto ( lares familiares ). Sul versante giudaico, la casa aveva valore solo 1 volta l’anno per il banchetto pasquale.

Riti di iniziazione : l’iniziazione mediante il battesimo è riportata in molte fonti. Doveva presumibilmente effettuarsi mediante immersione perché il verbo greco baptizo significa immergere. Nell’ellenismo il bagno purificatore è un ingrediente delle affiliazioni religiose, ma non ha un valore di vera iniziazione. Nel giudaismo sono più frequenti i bagni di purificazione, ma si tratta di lavaggi ripetuti in occasioni varie. Diverso è invece il battesimo di Giovanni che introduce 3 caratteristiche:

  • È amministrato da un battezzatore (quindi non autogestito)
  • È fatto per la remissione dei peccati
  • (^) È unico , non ripetibile

A connotare le riunioni cristiane non ci sono categorie sacrali per lo svolgimento del culto. La funzione di cerimoniere spettava al padrone di casa. La presenza di anziani/presbiteri non ha nulla di sacrale. Non sono utilizzati verbi o espressioni sacrali.

Anche se il cristianesimo non derivava direttamente da una filosofia , ne condivideva caratteristiche strutturali che lo rendevano simile ad una filosofia.

Svolgimento delle riunioni : le chiese paoline praticavano atti comuni particolari. Ci sono 2 momenti che qualificano la riunione cristiana:

  • Il pasto
  • La parola

Questa è la successione in cui avvengono, come nella tradizione del simposio greco. Il banchetto si svolgeva in 4 momenti come nei banchetti greci: