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Appunti sull’arte di Ravennate e accenno al romanico
Tipologia: Appunti
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L’arte paleocristiana si sviluppa parallelamente a quella imperiale romana , ma nasce in un contesto completamente diverso : quello del cristianesimo delle origini , una religione che, dopo la morte di Gesù, si diffonde lentamente e con difficoltà, spesso in condizioni di clandestinità. Per circa tre secoli, fino al 313 d.C. , i cristiani vissero sotto le continue persecuzioni e non poterono esprimere liberamente la propria fede. Di conseguenza, la loro arte fu nascosta , semplice e profondamente simbolica : le immagini prodotte non potevano essere riconosciute o comprese dai pagani , ma solo dai membri della comunità cristiana. Queste immagini avevano un significato allegorico e spirituale , comprensibile soltanto a chi condivideva la fede. Il simbolo per eccellenza fu il pesce , che rappresentava la moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma anche Cristo stesso : in greco, la parola ἰχθύς, dal greco pesce, è l’acrostico di Iesus Christos theou uios Soter (“ Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ”).
Il punto di svolta per il cristianesimo fu l’Editto di Milano del 313 d.C. , emanato da Costantino , che permise la libera professione della fede. Tuttavia, anche dopo la fine della clandestinità, l’arte cristiana mantenne un forte valore simbolico e spirituale. Successivamente, con il consiglio di Nicea nel 325 d.C., venne proclamato il cristianesimo religione ufficiale dello Stato, mentre nel 380 d.C., con l’editto di Tessalonica, venne vietato ogni altro culto eccetto il cristianesimo. Nonostante ciò, il paganesimo continuò a sopravvivere per secoli, soprattutto nelle campagne — da cui deriva il termine pagano, dal latino pagus (“villaggio”).
Una delle differenze più significative tra cristiani e altre civiltà antiche riguarda il modo di concepire la morte e la sepoltura. Mentre i Romani e gli Etruschi praticavano la cremazione , i cristiani credevano nella resurrezione dei corpi dopo il Giudizio Universale, come riportato nel Vangelo e nell’Apocalisse. Per questo motivo, i fedeli dovevano essere sepolti interamente : un corpo distrutto non avrebbe potuto risorgere.
Diversamente dagli Egizi, che riservavano la sepoltura ai soli ricchi, i cristiani seppellivano tutti, poveri e nobili. I ricchi cristiani cominciarono a donare i propri terreni per le sepolture , ma, per evitare sospetti, questi luoghi non potevano trovarsi troppo lontano dalle città. Così si iniziò a scavare nel sottosuolo, dando origine alle catacombe. Le catacombe erano grandi complessi di gallerie sotterranee scavate nel tufo o nella roccia calcarea , spesso su più livelli, dove venivano realizzati i loculi , nicchie orizzontali scavate nelle pareti per accogliere i corpi. Il termine latino coemeterium significa “dormitorio”: i defunti , infatti, “ dormivano” in attesa della resurrezione.
In origine, solo il cimitero di San Sebastiano era chiamato “catacomba” , ma successivamente il nome fu esteso a tutti i cimiteri sotterranei cristiani. Le catacombe non erano luoghi abitati : erano fredde, umide e buie. Le catacombe nascono infatti per essere un luogo di sepoltura e di preghiera e non un rifugio dalle persecuzioni, come spesso si credeva. La luce proveniva da torce che, però, consumavano ossigeno, rendendo l’ambiente poco salubre.
Le sepolture più semplici erano costituite da loculi chiusi da lastre di marmo o di mattoni , mentre le famiglie più ricche disponevano di arcosoli , tombe ad arco decorate con pitture. Le cappelle private , scavate nella roccia, erano foderate da mattoni per rendere le pareti più stabili e poi intonacate per poter essere dipinte. Alcune decorazioni erano molto raffinate, altre più semplici e ispirate all’arte romana o pompeiana. Con il tempo, le catacombe divennero luoghi di pellegrinaggio perché custodivano le ossa dei martiri. La più importante fu quella di San Pietro , dove, secoli dopo, Michelangelo costruì la cupola della Basilica che porta il suo nome.
veniva posto il sarcofago.
L’arte paleocristiana è dominata dal simbolismo : le immagini non vogliono rappresentare la realtà materiale, ma trasmettere un messaggio di fede. Tra i principali simboli troviamo: ● Il pesce (Ichthys): simbolo di Cristo e della salvezza.
● Il Buon Pastore : rappresentazione di Gesù che guida e protegge i fedeli come un pastore con il suo gregge.
Quando, dopo secoli di persecuzioni, i cristiani poterono costruire luoghi di culto pubblici, si trovarono davanti a un duplice problema: non avevano esperienza nella costruzione di grandi edifici e, inoltre, non volevano utilizzare la forma del tempio pagano , simbolo del politeismo.
La soluzione fu trovata nella basilica romana , un edificio civile usato per riunioni pubbliche e amministrative, come la Basilica Ulpia nel Foro di Traiano. Da questo modello nacque la basilica paleocristiana , adattata alle esigenze del culto cristiano.
I cristiani mantennero solo l’abside finale e posero l’ingresso sul lato corto. L’interno era diviso da file di colonne che delimitavano tre o cinque navate: la centrale , più alta e luminosa , terminava con un’abside orientata a est , simbolo della luce divina. Davanti all’abside si trovava l’altare , dove officiavano i presbiteri, mentre i fedeli occupavano le navate centrali e laterali. In alcune chiese era presente anche un transetto , una navata trasversale che conferiva alla pianta la forma della croce latina , simbolo del sacrificio di Cristo. Le prime basiliche cristiane vennero costruite per ospitare le reliquie dei santi e dei martiri , e per questo furono chiamate basiliche martiriali. La più importante di tutte è la Basilica di San Pietro , edificata sul luogo del martirio dell’apostolo , oggi una delle chiese più celebri e rappresentative della cristianità.
Ravenna
Oggi Ravenna non è una città rilevante dal punto di vista politico o economico, ma conserva un immenso valore artistico e storico. Essa rappresenta uno straordinario esempio di unità architettonica e stilistica : le sue costruzioni più celebri appartengono tutte a un medesimo periodo e condividono lo stesso linguaggio formale , frutto di un raffinato incontro tra la tradizione romana e l’arte paleocristiana.
In antichità, Ravenna passò dall’essere un piccolo villaggio a divenire, in modo improvviso, capitale dell’Impero romano d’Occidente in alternanza con Roma. La città diventa capitale per la prima volta nel 402 d.C. , quando il cristianesimo era ormai ufficialmente tollerato. Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, Ravenna continuò a mantenere un ruolo politico e culturale di primo piano: ● nel 488 d.C. , Teodorico , re degli Ostrogoti, ne fece la capitale del suo regno;
● successivamente, nel 553 d.C., Giustiniano , imperatore bizantino, dopo aver riconquistato l’Italia, la scelse come sede dell’Esarcato bizantino, governato proprio da Ravenna.
In un arco di tempo relativamente breve, dunque, Ravenna fu capitale di tre regni fondamentali: l’Impero romano d’Occidente , il Regno ostrogoto e l’Esarcato bizantino. Tuttavia, dopo la perdita del dominio bizantino sull’Italia, la città cadde in un lungo periodo di oblio politico. Nonostante ciò, Ravenna rimase un centro artistico di eccezionale importanza, caratterizzato da edifici di straordinaria raffinatezza costruttiva e da uno stile innovativo derivato dall’arte paleocristiana. Come accadde in seguito per città come San Pietroburgo, Versailles o Washington, Ravenna fu una capitale “creata dal nulla”, ma, a differenza di queste, conobbe una precoce decadenza politica.
Possiamo distinguere tre fasi principali durante le quali Ravenna fu capitale e centro artistico :
Il primo periodo, quello imperiale, è il momento in cui si afferma lo stile architettonico che diverrà simbolo della città.
Il Mausoleo di Galla Placidia
La cupola centrale è decorata con un cielo blu notte trapunto di stelle dorate , che ruotano attorno a una croce gemmata posta al centro: simbolo della resurrezione e della vittoria di Cristo sulla morte (“Christus Triumphans”). Nei quattro pennacchi si trovano i simboli dei quattro evangelisti, chiamati Tetramorfo : ● l’aquila di San Giovanni
● il leone di San Marco
● il bue di San Luca
● l’angelo di San Matteo
L’inetto è buon pastore
Significato artistico e simbolico
Il Mausoleo di Galla Placidia rappresenta il perfetto equilibrio tra sobrietà esterna e fasto interiore , tra eredità romana e nuovo linguaggio cristiano. L’utilizzo del mosaico come elemento decorativo principale trasforma lo spazio architettonico in una visione mistica di luce e colore , anticipando i modelli decorativi che caratterizzeranno tutti i successivi edifici di Ravenna. Dal Buon Pastore , simbolo tradizionale del cristianesimo primitivo, si passa qui a un modello iconografico più complesso e teologico , in cui Cristo non è più soltanto il redentore, ma il trionfatore sulla morte e il centro del cosmo.
Il periodo ostrogoto
Il periodo ostrogoto in Italia si estende dal 476 al 540 d.C. , quando gli Ostrogoti, giunti nella penisola, posero fine al dominio romano d’Occidente. Con l’arrivo del re Teodorico, Ravenna divenne la capitale del loro regno, mantenendo il suo ruolo di città centrale e all’avanguardia sia dal punto di vista artistico sia da quello economico e politico.
Teodorico , giunto a Ravenna, rimase profondamente affascinato dall’arte ravennate , dalle statue , dai mosaici e dalle costruzioni della città , che in quel periodo rappresentava uno dei centri più raffinati dell’arte tardoantica. Per questo decise di conservarne la struttura urbana e di mantenere Ravenna come capitale.
Poiché le popolazioni nomadi , come gli Ostrogoti, erano particolarmente esperte nell’ arte della gioielleria e dell’oreficeria , ma non nella costruzione o nell’architettura, essi scelsero di non modificare gli edifici preesistenti, lasciandoli intatti e continuando a costruire secondo lo stesso stile. Tuttavia, introdussero una piccola ma significativa variazione: lo stile artistico ravennate divenne più “ termometrico ”, cioè influenzato dai motivi decorativi ispirati ai gioielli , arte in cui gli Ostrogoti eccellevano.
Tra le costruzioni più rappresentative di questo periodo spicca il Mausoleo di Teodorico , edificato per accogliere le spoglie del sovrano. Fu costruito nei pressi di una necropoli , in una zona periferica della città, interamente in pietra d’Istria , un calcare bianco pregiato. Questa scelta segna una netta rottura con la tradizione costruttiva ravennate, basata sull’uso del laterizio , e si ispira invece ai modelli monumentali di Roma.
Il mausoleo è l’unico edificio di Ravenna costruito in pietra bianca e non in mattoni a vista, come, ad esempio, il Mausoleo di Galla Placidia. Teodorico, pur ammirando tale tecnica, decise di differenziarsi scegliendo un materiale più nobile e luminoso , che richiamasse il marmo dei fori imperiali. Anche la forma circolare dell’edificio è un chiaro riferimento alla tradizione classica e in particolare al Pantheon , simbolo del potere e della continuità con l’Impero Romano : attraverso queste scelte, Teodorico volle presentarsi come il legittimo erede e successore degli imperatori romani.
L’edificio si articola su due piani sovrapposti : ● il basamento inferiore , a pianta decagonale (cioè a dieci lati), è scandito da profonde arcate cieche , molto più potenti e robuste rispetto a quelle del Mausoleo di Galla Placidia, che creavano invece un effetto di chiaroscuro più leggero e vibrante. In questo caso, le arcate simboleggiano forza e stabilità.
● il piano superiore , anch’esso decagonale ma internamente circolare , è circondato da uno stretto deambulatorio e sormontato da un basso tamburo cilindrico.
Sopra di esso si erge la straordinaria cupola monolitica , scolpita in un unico gigantesco blocco di pietra: un vero capolavoro di ingegneria. La cupola presenta dodici anse (cioè maniglie in pietra) disposte lungo il bordo, ognuna delle quali reca inciso il nome di uno degli Apostoli. Queste anse avevano una funzione pratica e simbolica: servivano per far passare le corde con cui la cupola
L’opera più grandiosa del regno di Giustiniano fu la Chiesa di Santa Sofia (Hagia Sophia, cioè “Divina Sapienza”), costruita a Costantinopoli tra il 532 e il 537 dopo che una precedente chiesa era stata distrutta da un incendio. Giustiniano volle che la nuova costruzione fosse la più grande basilica della cristianità, simbolo visibile del potere di Dio e della gloria dell’Impero bizantino. A realizzarla furono Antemio di Tralle e Isidoro di Mileto , due architetti-scienziati che si ispirarono al modello del Pantheon romano , ma lo reinterpretarono in chiave cristiana e spirituale.
La chiesa presenta una pianta quasi quadrata , preceduta da un ampio nartece (atrio). L’interno è diviso in tre navate , di cui quella centrale è molto più ampia. L’elemento più straordinario è l’enorme cupola emisferica centrale , affiancata da due semicupole longitudinali che ne bilanciano il peso. La cupola si regge su quattro massicci pilastri collegati da grandi archi a tutto sesto , e si innalza sopra pennacchi triangolari , elementi architettonici che permettono di passare da una base quadrata a una circolare. Nel 558, a causa di problemi statici, la cupola crollò e venne ricostruita nel 563: la nuova versione, più alta, poggia su quaranta costoloni radiali e presenta una corona di quaranta finestre alla base , che fanno entrare una luce intensa e diffusa , creando l’illusione che la cupola galleggi nello spazio , priva di peso.
Il progetto di Santa Sofia non è soltanto architettonico, ma profondamente teologico e simbolico. Gli architetti si ispirarono al pensiero dello Pseudo-Dionigi Areopagita , autore del trattato mistico secondo cui “Omnia quae sunt, lumina sunt” — “ Tutto ciò che esiste è luce”. Secondo questa concezione, la presenza divina si manifesta attraverso la luce : ogni cosa creata è fatta di luce, anche il male, che contiene comunque una scintilla divina (“l’elemento malvagio non è irremovibile”). In questo senso, la Chiesa di Santa Sofia diventa una rappresentazione architettonica della luce divina. Le numerose finestre alla base della cupola permettono alla luce di filtrare e di riflettersi sugli ori dei mosaici , generando un effetto di vibrazione luminosa che dà all’interno una dimensione spirituale e trascendente.
Entrando, il visitatore perde i punti di riferimento spaziali : la luce avvolge tutto e lo sguardo non trova direzione, come se l’ambiente fosse sospeso tra cielo e terra.
Con la caduta di Costantinopoli nel 1453, Santa Sofia venne trasformata in moschea dagli Ottomani: furono aggiunti quattro minareti, le croci vennero sostituite da mezzelune, e i mosaici cristiani furono coperti. Nel XX secolo divenne museo , ma prima della pandemia di COVID-19 fu nuovamente riconvertita in moschea, tornando ad essere un luogo di culto islamico.
Durante la dominazione bizantina in Italia, Giustiniano fece costruire la Basilica di San Vitale a Ravenna , uno dei capolavori dell’arte bizantina occidentale. L’edificio fu realizzato mentre Ravenna era la capitale dell’Esarcato, e quindi simbolo della presenza politica e religiosa di Costantinopoli in Occidente.
La basilica presenta una pianta centrale ottagonale , ispirata a Santa Sofia ma adattata ai materiali e alle tradizioni locali, come l’uso dei mattoni a vista , tipico dell’architettura ravennate. La cupola di San Vitale , a differenza di quella di Santa Sofia che è estradossata (cioè visibile dall’esterno e libera), è coperta da un tiburio , una struttura poligonale che nasconde la cupola dall’esterno. L’interno è interamente decorato da mosaici , che coprono le pareti e le volte. Come nella tradizione bizantina, la luce e l’oro dominano la scena, creando uno spazio spirituale e atemporale.
I due mosaici più celebri di San Vitale si trovano nel presbiterio e raffigurano l’imperatore Giustiniano e l’imperatrice Teodora. Queste due opere non sono solo capolavori artistici, ma veri e propri manifesti del potere bizantino.
Come Giustiniano, anche lei è circondata da un’aureola e rappresentata in modo bidimensionale , su uno sfondo completamente dorato : tutto è astratto , simbolico e luminoso. Questa rappresentazione non vuole mostrare la realtà, ma trasmettere un messaggio spirituale : l’imperatrice , come l’imperatore, non appartiene più al mondo terreno, ma già al regno divino.
Ci sono due elementi principali che indicano che le figure di Giustiniano e Teodora si trovano già in Paradiso:
Le figure non hanno profondità : i piedi sono piatti, il suolo è verde e privo di prospettiva, e non ci sono ombre o chiaroscuri.
I bizantini non erano incapaci di rappresentare il volume, ma scelsero consapevolmente di eliminarlo per tornare a una visione spirituale e immateriale dell’arte.
Questa scelta estetica e teologica influenzerà l’arte europea per secoli, fino a quando, nel Trecento, Giotto riprenderà la tridimensionalità e la prospettiva , riportando l’uomo e lo spazio reale al centro della scena.
L’immagine del sovrano come figura divina creata da Giustiniano e Teodora esercitò un’enorme influenza sui monarchi europei dei secoli successivi, che usarono la propria immagine per legittimare il potere in modo simile. ● Luigi XIV di Francia adottò come simboli il sole e l’oro , presentandosi come Apollo , il dio del Sole. In questo modo volle rappresentarsi come centro dell’universo , fonte di luce e di vita per il suo popolo.
● Elisabetta I d’Inghilterra , salita al trono dopo una grave crisi politica, comprese che l’immagine pubblica di un sovrano era uno strumento essenziale di potere. Per questo motivo decise di non sposarsi , rifiutando l’idea di essere subordinata a un uomo, e trasformò se stessa nella “ Regina Vergine ”, una figura sacralizzata e mitica. Rinunciò alla propria femminilità terrena per essere vista come una dea , non una donna, ponendo la sua persona al servizio dello Stato e garantendo così la propria autorità assoluta.
In entrambi i casi, come per Giustiniano e Teodora, la luce, l’oro e l’immagine sacra diventano mezzi di legittimazione del potere, strumenti visivi che trasformano i sovrani in figure divine e intoccabili.
Nel periodo del basso medioevo si assiste a una profonda riscoperta artistica e culturale. Inoltre, uno dei tratti fondamentali di questo periodo è la fioritura di alcuni paesi europei tra cui Francia, Spagna e Inghilterra. Anche la situazione economica migliora sensibilmente: le carestie iniziano a cessare , la popolazione cresce e, di conseguenza, si riesce a coltivare maggiormente la terra , riconquistando i territori che erano stati invasi dai boschi. L’Europa, fino a quel momento quasi completamente ricoperta da foreste, comincia dunque ad aprirsi e a rinascere.
Tuttavia, i boschi rimangono ancora luoghi pericolosi: vi si nascondono briganti, predoni e animali selvaggi come i lupi, rendendo rischioso lo spostamento da un luogo all’altro. Attorno all’anno Mille, la popolazione inizia a coltivare i territori boschivi e a ricostruire i villaggi, favorendo così la rinascita delle città e la diffusione di una maggiore sicurezza generale.
L’Italia e la nascita dei Comuni
In Italia, in questo periodo, iniziano a nascere i Comuni, e si sviluppano due mete fondamentali di pellegrinaggio :
● Santiago di Compostela , che collega l’Europa in senso orizzontale
● Roma , collegata in senso verticale attraverso la Via Francigena.
● Venezia , grazie ai suoi scambi commerciali con l’Oriente, adotta materiali preziosi come oro e lapislazzuli e motivi decorativi di influenza araba.
● Anche Palermo mostra un forte carattere multiculturale , risultato dell’incontro tra culture bizantine, arabe e normanne.
Inoltre le chiese vengono costruite come “ fortezze contro il male”. In questo periodo, inoltre, cresce il ruolo della borghesia e circolano nuove idee e tecniche costruttive: gli artisti e le maestranze si spostano da una città all’altra, diffondendo il loro sapere e contribuendo alla varietà dello stile romanico nelle diverse regioni italiane.
Uno degli elementi più rappresentativi del romanico è la volta a crociera , ottenuta dall’incrocio di due volte a botte. Essa si basa sull’arco a tutto sesto , tipico di questo stile, e si suddivide in quattro spicchi chiamati vele. Poiché queste volte sono realizzate in pietra e quindi molto pesanti , servono sostegni più robusti rispetto alle semplici colonne: nasce così il pilastro polilobato , una struttura complessa — generalmente di forma quadrata con lobi laterali — capace di sostenere le spinte delle volte. I costoloni , inseriti negli angoli della volta, scendono fino ai pilastri e distribuiscono il peso in modo equilibrato. La loro forma , che dal pilastro si apre verso l’alto come i rami di un albero , dà alla costruzione un aspetto solido ma armonioso. Le volte di pietra, tuttavia, scaricano il loro peso lateralmente sui muri , che diventano quindi punti deboli della struttura. Per rinforzarli vengono introdotti i contrafforti , sostegni esterni che contrastano la spinta delle volte e impediscono il crollo delle pareti. Inizialmente elementi puramente strutturali, i contrafforti diventeranno, nel periodo gotico, anche decorativi (come nel Duomo di Milano o nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi). Un’altra differenza fondamentale tra romanico e gotico riguarda proprio la forma degli archi: ● l’arco romanico è a tutto sesto , cioè semicircolare, e trasmette un senso di equilibrio e stabilità ;
● l’arco gotico è acuto , a punta , e tende verso l’alto, suggerendo maggiore slancio e leggerezza.
Uno degli esempi più importanti e rappresentativi del romanico lombardo è la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
La basilica sorge sul luogo di una precedente chiesa paleocristiana costruita da Sant’Ambrogio stesso. Durante alcuni scavi furono rinvenute le tombe dei santi Gervasio e Protasio ; successivamente fu edificata una cripta dove venne sepolto anche Sant’Ambrogio, tra i due santi.
La pianta della basilica riprende quella delle chiese paleocristiane e presenta un elemento particolare: il quadriportico , un ampio cortile antistante la chiesa , grande quanto la navata centrale. Questo spazio fungeva da anticamera per i catecumeni , cioè coloro che si stavano preparando al battesimo e non potevano ancora entrare nel luogo sacro. Il cortile offriva così un luogo di raccoglimento e meditazione prima dell’ingresso in chiesa.
Il materiale principale usato per la costruzione è il mattone di terracotta , detto “ cotto lombardo” , abbinato alla pietra grigia impiegata per archi e strutture portanti. L’alternanza tra rosso e grigio crea un effetto di bicromia , che mette in risalto le parti strutturali rispetto a quelle di riempimento.
La facciata richiama l’arco di trionfo romano , con tre grandi arcate e cornici decorate con archetti pensili (detti così perché sospesi nel vuoto). Questa scelta stilistica , insieme all’uso del mattone e dei contrafforti, testimonia il perfetto equilibrio tra funzione strutturale e armonia estetica, tipico del romanico lombardo. In conclusione, l’arte romanica rappresenta un periodo di grande sperimentazione tecnica e simbolica: unisce la solidità della fede alla forza dell’architettura, fondendo la tradizione classica con le esigenze spirituali e politiche del Medioevo.
Nel 1661 , alla morte del primo ministro Mazzarino, Luigi XIV decise di non nominarne un altro, scelta che apparve come un gesto di grande autorità. Da quel momento iniziò il suo governo assolutista , durante il quale il re accentrò tutto il potere nelle proprie mani, decidendo personalmente su ogni questione politica.
La corte francese era tradizionalmente itinerante, poiché il re e la sua famiglia viaggiavano per evitare i numerosi colpi di stato. Durante l’infanzia, Luigi XIV fu costretto a spostarsi spesso con i genitori, sviluppando una profonda diffidenza verso la nobiltà.
Divenuto re, e con sua madre come consigliera, iniziò a costruire un’immagine regale ispirata alla mitologia classica, identificandosi con Apollo, il Dio Sole. Luigi XIV era infatti profondamente interessato alla propria immagine pubblica e utilizzò l’arte e la cultura come strumenti di potere ( instrumentum regni), proprio come aveva fatto l’imperatore Augusto.