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Questo testo racconta la storia di una professoressa di inglese, emiliana santangelo, afflitta dalla malattia di sclerosi multipla, che nonostante le difficoltà fisiche e mentali, riesce a insegnare con passione e dedizione, ispirando i suoi studenti e aiutandoli a superare i loro ostacoli. La professoressa non insegnava per obbligo, ma per il piacere di farlo e per il legame con i suoi allievi.
Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche
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Emiliana Santangelo, matricola 166806 Durante il mio percorso scolastico ho avuto l’opportunità di conoscere vari insegnanti. La maggior parte di loro molto preparati, ma nonostante ciò, non in grado di riuscire veramente ad insegnare la propria materia. Una delle professoresse che invece mi è rimasta più impressa, è la mia professoressa di inglese delle scuole superiori, la quale nonostante fosse ai primi stadi di una grave malattia nota come “sclerosi multipla” (che comporta principalmente molta fatica fisica e mentale), non ebbe mai intenzione di abbandonare il proprio lavoro, ma soprattutto di abbandonare i propri alunni. Nonostante il dolore e la fatica causatagli dalla malattia, lei non rinunciò mai a continuare il suo sogno, il suo scopo, ciò che amava fare. Lei non solo era molto preparata nella sua materia, ma era capace di INSEGNARE, a differenza di molti altri professori. Riusciva a far piacere la sua materia persino agli alunni più svogliati della classe! Molti dei miei compagni hanno affermato che sono riusciti ad imparare l’inglese esclusivamente grazie a lei. Un’altra particolarità di quest’ultima è che era sempre disposta ad aiutare i suoi allievi in tutte le maniere possibili. Quando i ragazzi prendevano delle insufficienze nelle prove scritte, cercava in tutti i modi di farli recuperare con delle prove orali, mettendogli anche qualche voto in più per evitare di scoraggiarli o demoralizzarli. Era una delle poche professoresse che nonostante tutto ci incuteva molto timore, poiché , sebbene fosse molto tenera e disponibile, non tollerava che un suo alunno non dovesse saper parlare inglese, e non perdeva mai la speranza neanche nei casi più disperati. A differenza di molti altri professori lei non insegnava perché era un suo dovere, ma insegnava per il puro piacere di farlo e soprattutto teneva molto ai suoi alunni e al suo metodo di insegnamento. Molto spesso ci chiedeva opinioni sul suo metodo, ed era sempre pronta a migliorarlo se necessario. In momenti difficili non si faceva problemi a confidarsi con noi, e anche noi con lei. Nonostante le sue difficoltà era sempre pronta ad ascoltarci e a cercare di aiutarci a risolvere i nostri dilemmi. Più che una professoressa, era come una madre, poiché con lei ci sentivamo una grande famiglia. Strano come una persona indebolita da una potente malattia riesca comunque ad essere più forte di una leonessa. Ebbene, ricorderò la mia professoressa come una persona calorosa e combattente, ma soprattutto come un’insegnante da cui prendere esempio.