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Riassunto del libro "Relational model e Cultural model come incontro tra integrazione e inclusione" di Marianna Piccioli
Tipologia: Appunti
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L'educazione inclusiva è da tempo oggetto di innumerevoli riflessioni e approfondimenti. Alcuni autori individuano 5 prospettive chiave chiamandole “rotte per l'inclusione”:
sociale e non può essere relegato ai margini. Da un lato, l'approccio bio-medico resta fermo nella convinzione dell'innatismo genetico della disabilità, dall'altro la corrente politico-sociale segue il criterio ambientalistico per il quale la disabilità è generalmente prodotta da cause sociali. Le nuove idee comportano l'apertura delle scuole agli alunni con disabilità in linea con l'idea che l'individuo è se stesso nel gruppo sociale. La Legge 118/1971 recante “Nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili” pone le basi di quel sistema di welfare state che caratterizza il nostro sistema di sussistenza e di tutela dei diritti delle persone con disabilità. Introduce il concetto di invalido civile e per la prima volta la normativa affronta le problematiche della persona con disabilità in merito all'assistenza sanitaria ed economica, all'istruzione, alla qualificazione personale, all'integrazione scolastica e sociale. Il Documento Falcucci 1975 e la Legge 517/1977 sono ancora oggi due documenti fondamentali su cui si basa la fase dell'inserimento; è infatti dalla loro elaborazione e promulgazione che tutti i bambini, indipendentemente dalla loro condizione vengono inseriti nelle classi normali delle scuole statali ordinarie e vengono abolite le classi differenziali. Il primo punto del Documento introduce i principi fondamentali per la creazione di una scuola inclusiva, sostenendo che il superamento di qualsiasi forma di emarginazione passa attraverso un nuovo modo di concepire e attuare la scuola. Propone anche un progetto educativo che vada verso:
Questi approcci teorici si devono confrontare criticamente con i processi culturali, politici e sociali che stanno alla base della gerarchia dei corpi presente nella società occidentale. Le aspettative verso le capacità delle persone con disabilità sono cosi basse che molti si sorprendono nell'apprendere che possono fare cose ordinarie. Questa visione si spinge fino al “super crip”, una persona con disabilità molto attiva che, sfruttando il proprio talento, supera la propria disabilità.
più semplicemente adattati.
3. RELATIONAL MODEL E CULTURAL MODEL PER LO SVILUPPO DELLA SCUOLA ITALIANA
Questi due meccanismi da un lato forniscono modelli, schemi convenzionali di lettura del mondo e dei fenomeni, dall'altro vengono continuamente riaffermati e rinforzati attraverso abitudini linguistiche che finiscono per rendere prescrittiva la modellizzazione e la schematizzazione convenzionale. Per completare l'azione dela rappresentazione per l'autore sono necessari 2 processi: l' ancoraggio (consente di ricondurre un fatto mai sperimentato all'interno di categorie familiari) e l' oggettivizzazione (tende a rendere concreto qualcosa di astratto). Secondo S.Hall è il linguaggio che produce nella nostra mente il significato dei concetti e quindi la loro rappresentazione, il tutto all'interno del processo comunicativo che, ha necessità di un emittente e un ricevente. Siamo quindi giunti a determinare due elementi che stanno alla base del processo culturale: il linguaggio e il suo uso discorsivo. Pensando quindi alla disabilità possiamo concordare che le rappresentazioni vengono costruite, apprese, prodotte e consumate e diventano persone e pratiche culturali che stabiliranno i confini di un contesto simbolico attraverso cui spiegare il mondo. G.Gardou afferma che culture diverse generano quindi costrutti di significato differenti e propone 6 modelli culturali diversi che trattano la disabilità con altrettante modalità: