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Relazione sulle prime 150 pag. del saggio di Ezio Raimondi
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Il saggio dal titolo Il romanzo senza idillio. Saggio sui Promessi Sposi , è stato pubblicato per la prima volta nel 1974 dalla casa editrice Einaudi a opera di Ezio Raimondi, uno dei più importanti critici letterari italiani del secondo Novecento. Nella vasta attività critica di Raimondi, formatosi nell’ambiente accademico di Bologna, sono rintracciabili le influenze dei massimi critici letterari del secolo scorso, da Curtius a Bachtin, da Auerbach a Gadamer: per tale motivo, infatti, nella sua ricerca sono riscontrabili sia gli apporti offerti dall’attenta ricerca filologica e documentaria, sia i contributi dei più moderni approcci interpretativi. Ezio Raimondi, nel corso dei suoi anni di attività, si è dedicato a numerosi autori della letteratura italiana: i suoi studi più letti e studiati sono stati quelli dedicati ai grandi maestri della nostra letteratura, da Dante a Machiavelli, da Tasso a Manzoni. Proprio a quest’ultimo e al suo celebre romanzo, I Promessi Sposi , il critico letterario dedica un ampio saggio di approfondimento. Qui si riassumeranno le riflessioni di Raimondi contenute nei primi quattro capitoli del saggio, che illustrano il contesto storico-culturale nel quale si inserisce il romanzo manzoniano e le difficoltà iniziali incontrate dallo scrittore. Il primo capitolo di tale saggio, intitolato Verso il realismo , approfondisce il tema del passaggio da una disposizione mentale governata dalla percezione dei rumori e degli odori, tipica degli uomini del Cinquecento, a una prospettiva intellettuale dedotta dalla vista e, dunque, del passaggio da una mentalità di tipo magico e animista a una mentalità scientifica. Tale mentalità si consolida nel corso del Seicento, il periodo storico in cui si afferma la «nuova scienza» e trova la sua espressione più alta, in ambito letterario, con l’affermazione del realismo. Il realismo viene inteso da Raimondi non come mera rappresentazione meccanica e descrittiva della realtà, bensì come una sorta di predisposizione mentale e di atteggiamento critico volto allo studio della realtà concreta, che va sondata e interpretata in ogni sua manifestazione. Tale cambiamento di prospettiva è rintracciabile nell’intera opera di Manzoni ma trova la sua espressione più alta proprio nel romanzo. Raimondi, in apertura del suo saggio, ripercorre le ricerche più importanti che ricostruiscono l’affermazione della «nuova scienza», a opera soprattutto di studiosi stranieri: sono autori di tali studi Lucien Febvre, Georges Matoré, Gaston Bachelard, Michel Foucault, McLuhan e Walter J. Ong. L’apporto offerto da tali contributi permette a Raimondi di sondare le basi storiche, scientifiche e sociologiche del realismo letterario. I temi affrontati dagli autori scelti da Raimondi, nonostante siano frutto di studi quanto mai eterogenei, possono essere sintetizzati nel modo seguente: l’udito e l’olfatto, sensi tipicamente istintivi e animaleschi, nel corso del Seicento lasciano il posto alla vista, che rivela invece una vera e propria funzione intellettuale; gli uomini del XVII secolo, inoltre, abbandonano l’immersione acritica nel mondo tipica del Cinquecento e sondano la realtà alla ricerca di fenomeni da studiare, con conseguente abbandono di una visione magica e animista del mondo; la prima forma di realismo artistico conseguente a tale cambiamento di prospettiva e che si
afferma nel primo Seicento, è ancora un realismo ingenuo che mira alla semplice riproduzione fotografica della realtà; il conflitto tra mentalità magica e mentalità scientifica permane anche nell’uomo moderno e contemporaneo; l’invenzione moderna della stampa, a opera di Gutenberg, amplifica e potenzia l’affermazione di un nuovo tipo di approccio sensoriale alla realtà nell’uomo occidentale. Raimondi passa poi in rassegna le opere e le idee di scienziati scrittori del calibro di Galileo, Torricelli e Castelli volti ad affermare anche in Italia un nuovo metodo scientifico e che portano a pieno compimento la rivoluzione scientifica seicentesca. Raimondi, dopo questo ampio excursus storico-scientifico, prima di introdurre lo studio del romanzo manzoniano, parte da una serie di precisazioni metodologiche: per lui, il contesto storico influenza le opere letterarie ma non vi è sempre perfetta coincidenza tra conquiste scientifiche e progressi culturali, da un lato e innovazioni del linguaggio letterario, dall’altro. Raimondi, in tal modo, supera e corregge una delle convinzioni tipiche dell’idealismo, quella cioè dello sviluppo sincronico tra cultura e letteratura. Alessandro Manzoni, per Raimondi, rappresenta il primo autore di letteratura nata dalle acquisizioni della nuova mentalità scientifica seicentesca, nonostante nel corso del Settecento letterario italiano si possano già avvertire alcuni rimandi alla «nuova scienza». La Pentecoste di Manzoni è, per Raimondi, l’esempio perfetto dell’ingresso della moderna ottica newtoniana nella letteratura: la descrizione della luce “rapida” che “piove di cosa in cosa,/ e i color vari suscita/ dovunque si riposa” viene considerata in maniera unanime come la prima immagine della letteratura italiana moderna. Ma è nel romanzo che tali acquisizioni scientifiche appaiono più influenti: gli occhi del narratore indagano la realtà in ogni sua manifestazione, come se fosse un fenomeno da studiare e da indagare in modo analitico. Le descrizioni attente e dettagliate di luoghi e personaggi, presentate da Manzoni in luoghi centrali della sua opera, risentono positivamente di tale centralità assegnata alla vista. La vista però, lungi dal descrivere solo fenomeni concreti, fisici e di dare al lettore precise coordinate spazio-temporali (celebre in tal senso la descrizione introduttiva del capitolo I); rende visibili e scrutabili anche i sentimenti dei protagonisti (come l’angoscia di Lucia all’interno del castello dell’Innominato; le preoccupazioni e i pensieri di Renzo nel capitolo XVII; il sogno di Lucia “pieno di fantasmi e di paure” nel capitolo VII). Le descrizioni presenti nel romanzo, dunque, risentono positivamente della struttura gnoseologica del Manzoni, nutrita di modelli illuministici e di analisi scientifiche. L’ottica newtoniana e il descrittivismo tipico delle opere di Galileo, influenzano inoltre la descrizione della luce emanata dalla lucerna nel capitolo XXI, in cui Lucia si risveglia da un sonno tormentato durante la prigionia nel castello dell’Innominato. Il realismo a cui approda Manzoni è, per Raimondi, un realismo galileiano, caratterizzato da uno stretto rapporto dialettico tra sguardo e pensiero, tra mera enumerazione degli oggetti osservati e analisi attenta dei fenomeni fisici e spirituali. Il secondo capitolo del saggio, dal titolo L’albero romantico , intende approfondire il rapporto tra Manzoni e il Romanticismo. Quello dell’autore milanese viene presentato con l’espressione di “romanticismo ironico e razionalistico”, a cui egli approda dopo un decennio vissuto tra Milano e Parigi
presentazione delle vicende narrate come semplice trascrizione, da parte del narratore, del racconto contenuto all’interno di un manoscritto del Seicento ( topos del manoscritto rinvenuto). Molteplici sono state le difficoltà incontrate da Manzoni nella stesura di quello che può essere considerato il primo romanzo della letteratura italiana e che Ezio Raimondi ripercorre puntualmente. Le principali difficoltà incontrate dallo scrittore milanese sono state: l’impossibilità di far affidamento a dei modelli già consolidati di narrativa italiana di ampio respiro che possano offrire supporto tecnico e linguistico; l’assenza di una lingua italiana media di larga comunicazione; la difficoltà nel proporre una letteratura nuova, narrativa e distante dalla tradizione letteraria italiana, altamente poetica e conservatrice. Tali ostacoli vengono superati da Manzoni, come osserva Raimondi, tramite il ricorso a una prosa antilirica che assume come modello Vico e la prosa scientifica e divulgativa italiana dei secoli precedenti; attraverso l’elaborazione di una lingua italiana sobria, concreta e lontana dal modello offerto dalla poesia; prendendo a modello gli illustri esempi di narrativa europea, da Scott a Goethe, da Defoe a Rousseau. Manzoni, secondo il giudizio di Ezio Raimondi, trova nuova linfa vitale nella rinnovata funzione della voce narrante: essa è la sola in grado di intervenire, attraverso la letteratura, nella società e nel mondo. Essa, avendo ritrovato il proprio ruolo nel contesto di un rinnovato realismo, riuscirà a superare contraddizioni e ostacoli. Raimondi ripercorre poi alcuni esempi di riscritture, anche radicali, di intere vicende del romanzo e confronta gli eventi e le figure del Fermo e Lucia con quelle che appaiono nell’edizione definitiva dei Promessi Sposi : la revisione manzoniana investe la lingua, lo stile e i personaggi del romanzo. Ezio Raimondi utilizza, nel suo saggio dedicato al capolavoro manzoniano, numerosissime fonti: l’intertestualità, cioè il confronto tra testi di autori diversi e il richiamo alle opere minori di Manzoni, offre al critico letterario utili strumenti volti alla ricostruzione del contesto storico-culturale del Romanticismo; del sistema dei generi letterari dell’Ottocento all’interno del quale Manzoni deve inserirsi; del processo di elaborazione, di riflessione e di scrittura/riscrittura del capolavoro manzoniano.