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Relazione sulla boxe, Guide, Progetti e Ricerche di Educazione fisica

Tema per educazione civica su uno sport a noi caro

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2020/2021

Caricato il 12/04/2021

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marco-cavalli-1 🇮🇹

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RELAZIONE GINNASTICA: <<ANALISI DEL PUGILATO II>>
''Non sono poche le cose che si possono imparare dal pugilato. e se un po' della corettezza di
questo sport fosse introdotta nel mondo, credo che vivremmo tutti meglio.'' (Jack London)
La disciplina sportiva che ho scelto di prende in considerazione per questa seconda relazione è il
pugilato conosciuto anche sotto il nome di boxe.
La decisione è risultata facile dal mio punto di vista; la boxe mi ha sempre affascinato fin da quando
ero piccolo piccolo,e negli anni mi è sempre piaciuto continuare a mantenermi informato sulle
vicissitudini riguardanti questa disciplina.
Gli aspetti della boxe su cui ho deciso di soffermarmi di più in questa relazione sono:
l'analisi delle capacità motorie e cognitive che intervengono in questo sport, l' alimentazione e le
integrazioni più efficaci per un pugile, i vari tipi di allenamenti e di mentalità e anche le varie
strategie dopanti(sulle quali ci tengo a precisare fin da subito il mio giudizio negativo e il fatto che
le ho inserite solo a fini conoscitivi).
Quindi per il momento lasciamo da parte le varie regole,tattiche e tecniche e anche la stessa storia
dietro a questa disciplina e concentriamoci sull'analizzare il ''background''di un pugile.
II pugilato è classificabile come uno sport open-skill ovvero una disciplina in cui l’atleta affronta
situazioni variabili e imprevedibili, che richiedono abilità di tipo cognitivo e motorio.
Le principali capacità motorie che intervengo nella boxe sono forza, velocità e resistenza (che
fanno parte delle capacità condizionali e il loro sviluppo è condizionato dalle qualità locomotorie e
muscolari del nostro apparato nonché dai processi di produzione dell'energia).
La Forza è la capacita' del muscolo di vincere una resistenza o di opporsi con un impegno
tensivo della muscolatura. Esistono 3 forme di forza tutte interconnesse nella boxe.
La FORZA MASSIMALE è indispensabile e la sua mancanza e' un fattore limitante nell'esecuzione
tecnica poiche' impedisce
un fluido ed efficiente decorso del movimento, aumenta l'insorgere dell'affaticamento e non consente
un'adeguata precisione.
La FORZA VELOCE e' quella piu' importante, la rapidita' di esecuzione per un pugile e' essenziale
La FORZA RESISTENTE e' di sicura utilita' permettendo all'atleta di effettuare il gesto tecnico
costantemente alla stessa
Altre capacità non di minor importanza sono equilibrio, ritmo, reazione, combinazione e
orientamento (che sono capacità coordinative e che dipendono dall’efficienza del sistema
nervoso).
Oltre alle capacita motorie nel pugilato hanno una grande importanza le capacità cognitive; esse
permettono al pugile di compiere azioni efficaci, sulla base del contesto di un particolare momento
e sulla base delle informazioni memorizzate attraverso lo studio dell’avversario e delle esperienze
passate.
Le principali capacità cognitive sono:
la percezione sensoriale (cogliere rapidamente ciò che accade sul ring)
l'elaborazione delle informazioni raccolte attraverso la percezione
la memoria rielaborazione di un’altra situazione analoga, epr ottenere un certo vantaggio)
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RELAZIONE GINNASTICA: <>

''Non sono poche le cose che si possono imparare dal pugilato. e se un po' della corettezza di questo sport fosse introdotta nel mondo, credo che vivremmo tutti meglio.'' (Jack London) La disciplina sportiva che ho scelto di prende in considerazione per questa seconda relazione è il pugilato conosciuto anche sotto il nome di boxe. La decisione è risultata facile dal mio punto di vista; la boxe mi ha sempre affascinato fin da quando ero piccolo piccolo,e negli anni mi è sempre piaciuto continuare a mantenermi informato sulle vicissitudini riguardanti questa disciplina. Gli aspetti della boxe su cui ho deciso di soffermarmi di più in questa relazione sono: l'analisi delle capacità motorie e cognitive che intervengono in questo sport, l' alimentazione e le integrazioni più efficaci per un pugile, i vari tipi di allenamenti e di mentalità e anche le varie strategie dopanti(sulle quali ci tengo a precisare fin da subito il mio giudizio negativo e il fatto che le ho inserite solo a fini conoscitivi). Quindi per il momento lasciamo da parte le varie regole,tattiche e tecniche e anche la stessa storia dietro a questa disciplina e concentriamoci sull'analizzare il ''background''di un pugile. II pugilato è classificabile come uno sport open-skill ovvero una disciplina in cui l’atleta affronta situazioni variabili e imprevedibili, che richiedono abilità di tipo cognitivo e motorio. Le principali capacità motorie che intervengo nella boxe sono forza, velocità e resistenza (che fanno parte delle capacità condizionali e il loro sviluppo è condizionato dalle qualità locomotorie e muscolari del nostro apparato nonché dai processi di produzione dell'energia). La Forza è la capacita' del muscolo di vincere una resistenza o di opporsi con un impegno tensivo della muscolatura. Esistono 3 forme di forza tutte interconnesse nella boxe. La FORZA MASSIMALE è indispensabile e la sua mancanza e' un fattore limitante nell'esecuzione tecnica poiche' impedisce un fluido ed efficiente decorso del movimento, aumenta l'insorgere dell'affaticamento e non consente un'adeguata precisione. La FORZA VELOCE e' quella piu' importante, la rapidita' di esecuzione per un pugile e' essenziale La FORZA RESISTENTE e' di sicura utilita' permettendo all'atleta di effettuare il gesto tecnico costantemente alla stessa Altre capacità non di minor importanza sono equilibrio, ritmo, reazione, combinazione e orientamento (che sono capacità coordinative e che dipendono dall’efficienza del sistema nervoso). Oltre alle capacita motorie nel pugilato hanno una grande importanza le capacità cognitive ; esse permettono al pugile di compiere azioni efficaci, sulla base del contesto di un particolare momento e sulla base delle informazioni memorizzate attraverso lo studio dell’avversario e delle esperienze passate. Le principali capacità cognitive sono: la percezione sensoriale (cogliere rapidamente ciò che accade sul ring) l' elaborazione delle informazioni raccolte attraverso la percezione la memoria rielaborazione di un’altra situazione analoga, epr ottenere un certo vantaggio)

la capacità di risposta (colpire il punto scoperto, schivare, fingere un particolare attacco, attendere un gesto ciclico dell'avversario) L’insieme dei processi di acquisizione delle stesse capacità motorie e cognitive prende il nome di apprendimento motorio. Il processo di apprendimento viene misurato attraverso l’analisi della prestazione ed è caratterizzato da tre stadi progressivi: lo sviluppo della coordinazione grezza ( l'apprendimento di un nuovo movimento con un'esecuzione poco fluida) lo sviluppo della coordinazione fine (quando si è acquisita una buona fluidità esecutiva nella ripetizione di un gesto, merito di un miglioramento nell’elaborazione delle informazioni) sviluppo dell’adattamento alla variabilità (quando si è in grado di ripetere con estrema sicurezza un gesto e l’esecuzione rimane coordinata ed efficace anche se avvengono cambiamenti o situazioni impreviste). Nello sport in generale,il successo non è soltanto il frutto delle doti innate di cui l’atleta dispone. Per il pugilato vale la stessa regola: un allenamento efficace, correttamente strutturato nel tempo e ben calibrato in termini di volume e intensità, è ciò che concretizza il potenziale di un pugile. La preparazione del pugile deve quindi essere organizzata secondo criteri logici, dettati principalmente dall’approssimarsi dei periodi competitivi. La regolazione dei contenuti specifici e generali dell’allenamento avviene tenendo conto principalmente del lasso di tempo che separa il pugile dall’obiettivo finale ovvero la gara. Ciò consente di organizzare un modello di allenamento sul quale operare ulteriori variazioni in base alle caratteristiche proprie dell’atleta. La letteratura sportiva è ricca di modelli da seguire: il metodo classico di Matveev quello ad alta intensità di Tschiene o quello a blocchi di Verchoshanskij Ciò che li accomuna tutti è l’individuazione di un ordine sistemico delle diverse esercitazioni o mezzi di allenamento ( periodizzazione ). Inizialmente, è bene intraprendere una fase di lavoro generalizzato , dedicata principalmente al condizionamento generale, all’allenamento della mobilità articolare e all’insegnamento della tecnica di esecuzione di alcuni esercizi propedeutici all’allenamento della forza (ad es. stacco da terra, distensioni panca piana e squat). Per i principianti, si tratta di una tappa obbligata, ma può essere utile anche ai pugili con esperienza che arrivano da un periodo di stop.

questo non è consigliato mangiarli. Inoltre, dato che durante gli allenamenti di pugilato si è sottoposti a una notevole sudorazione, l’atleta deve bere 2 litri di acqua durante il solo allenamento e altri 2 durante il resto della giornata. È un dato di fatto che oggi giù dal ring si combatta un altro match , e non certo tra pugili. Quello del doping è un tema difficile, complesso, scomodo, che investe sport, etica e soprattutto salute. Si è iniziato a parlarne a partire dagli anni ‘80 ma solo con l’istituzione della WADA si è cominciato a scoperchiare il calderone, trovandoci purtroppo tutto il marcio possibile. Il problema oggi viene ad assumere contorni ben delineati e preoccupanti. Fino a che punto la boxe è invischiata? Fino al punto in cui gli stessi enti organizzativi sono disposti a passare sopra al problema per non fermare la giostra. Pene e squalifiche assolutamente ridicole sono comminate più per facciata che altro, quando non addirittura assenti: “ Assunzione involontaria, quantità modesta, non influisce sulla prestazione ”. Queste, generalmente, le giustificazioni addotte dai vari enti per non fermare lo spettacolo. The show must go on , si direbbe. Specie quando il tornaconto assume i contorni di assegni a più zeri. Come affrontare una questione tanto spinosa? Come contrastare il sempre più frequente uso di sostanze dopanti? Sdoganare il doping a livello sportivo visto che “ ne fanno tutti uso ” non sembra la migliore delle soluzione possibile, per due banali motivi: perché a rimetterci in termini di salute sono i pugili , le cui prestazioni in termini di resistenza e forza non possono essere assimilabili a quelle di un cavallo, spinte in qualche modo oltre l’umana concezione; da un punto di vista sportivo semplicemente perché l’idea di assistere a competizioni in cui la componente farmaceutica rischia di essere una variabile predominante non solo toglie valore all’impresa sportiva, ma la altera, in virtù di fattori esterni difficilmente controllabili. In altre parole l’idea che vinca chi si dopa meglio è di per sé oscena e demoralizzante. Come se ne esce? Difficile dirlo. È evidente a chiunque che intorno al doping giri un lucroso traffico, che va di pari passo con l’ambizione di molti atleti. Ambizione economica e ambizione sportiva. Arricchirsi, ma anche superare sé stessi in qualche modo, per superare gli altri: basta un singolo individuo dopato per scatenare una reazione a catena che spinge il pugile ambizioso a tentare di combattere ad armi pari con il rivale fraudolento. Per quanto risulti difficile anche solo prospettare una soluzione – impossibile azzerare il tutto, impossibile vietare la farmacologia in ambito sportivo , basti pensare alle necessità di ricorrervi in caso di traumi – è palese come il doping sia vissuto dai pugili come una vergogna , sebbene necessaria per competere in un ambito ormai corrotto, e come un qualcosa da nascondere. Questo semplicemente perché è ingannare, sé stessi e chi segue lo sport per passione. È barare. Lo sa bene anche quel tale di nome Evan Fields che, contattato telefonicamente da alcuni giornalisti, rispose così una volta sollevata la cornetta: “ Hello, Evander Holyfield speaking ”. Ultimo aspetto che volevo analizzare è quello delle implicazioni morali che intervengono nel pugile perchè questa non è una disciplina come le altre ma uno straordinario canale di riscatto sociale. Uno sport che nella sua evoluzione moderna e contemporanea nasce di fatto dal basso e afferma le sue radici migliori nella moderna classe operaia e negli strati più popolari. La paura non solo dei pugni, ma anche di scoprirsi “inadatti”, di rendersi conto di non possedere volontà di riscatto necessaria per poter anche soltanto avvicinarsi a un certo tipo di disciplina.

Per questo motivo la boxe non è per tutti ma devi possedere una fiamma dentro,un qualcosa che nonostante tutti i pugni che prenderai,nonostante tutte le volte che ti diranno che non ce la puoi fare,che non sei adatto.. ti faccia continuare ad andare dritto per la tua strada, perchè tu e tu solo la conosci e hai la forza dentro per fregartene dei giudizi altrui che ti vogliono solo tene a terra. Per questo motivo il pugilato rimane come avvolto da un’aura di impermeabilità, come un qualcosa di tremendamente allettante, ma che allo stesso tempo incute timore. Qualcosa di talmente pericoloso da essere “bello”, con la sua eleganza, il suo ritmo, la sua storia, la sua estetica. Le imprese epiche dei pugili rivivono attraverso gli atteggiamenti rispettosi e dolcemente solenni di chi li ricorda, sul ring come fuori dal ring.

Per concludere ci tengo a precisare che il motivo per cui mi piace tanto la boxe al di là della

tecnica, dell’istinto primordiale, del senso di rivalsa è per il suo grande valore di rispetto

dell’avversario e per quello di perseveranza che contraddistingue tutti i “grandi” come rocky

balboa quando dice questa :

'' forte non è colui che non va al tappeto, ma è colui che una volta andato al tappeto ha la forza di rialzarsi''

Un lavoro di FRANCESCO FOSCHI