Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


riassunti di demologia, Sintesi del corso di Antropologia Culturale

riassunti di demologia, autore pitrè, folklore siciliano

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 06/09/2018

giusy-impalli
giusy-impalli 🇮🇹

4.5

(2)

6 documenti

1 / 18

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Demologia
Introduzione
Gli studiosi di antropologia e demologia hanno dovuto nel corso del tempo
assumere un atteggiamento difensivo per la promozione del loro sapere. è
così fin da quando Ludovico Muratori nel’ 700, nelle sue antiquitates italicae
medi aevi pose il problema della eredità culturale italiano volendo recuperare
i documenti di vita. Da qui un lungo percorso volto ad attestare una scienza
denominata inizialmente Folk-lore cioè sapere del popolo basato sullo studio
delle forme culturali popolari, tramandate oralmente e riguardanti la cultura.
Da qui il riconoscimento del valore sistematico della cultura popolare avverrà
solamente verso il 1878 più precisamente dopo una corrente di pensiero
legata all’evoluzione darwiniana. Si parla della scuola antropologica inglese
che poneva il problema della presenza nell’uomo delle idee elementari, con
la conseguenza di creare una comune base di partenza. Tra i massimi
esponenti di questa teoria si trova Edward Burnett Tylor che elaborerà il
concetto di sopravvivenza e con esso la definizione che tale patrimonio del
popolo abbia comunque un valore documentario. In altri termini con Tylor si
pone per la prima volta il problema della cultura quale insieme complesso
(costume,arte, credenze, morale ecc) e il suo essere come fatto sociale. Non
è difficile notare a questo punto una definizione di necessità investigativa.
una inversione di tendenza che troverà attenti i folkloristi. In particolare
Giuseppe Pitrè che, potè dare maggiore corpo alla sua analisi sull’indole del
popolo siciliano la forza ordinatrice della tradizione come un continum che
può agire solamente attraverso le generazioni. Un patrimonio trasferitosi
grazie all’oralità come sistema culturale condiviso, visibile negli usi, nelle
credenze ma anche collegata alla psicologia; di fatto un’analisi delle
componenti consapevoli e inconsapevoli che definiscono le inclinazioni che
concorrono a comporre il carattere individuale e sociale di un gruppo/
comunità.
Nel 1911 Giuseppe Pitrè porta al soglio universitario una nuva scienza : la
Demopsicologia con un bagaglio di studi scritti e documenti. Peraltro egli è un
uomo che si trova in primo piano: consigliere comunale della città di Palermo,
studioso di fama nazionale, aveva reso Palermo capitale del Mediterraneo c.
ma nonostante tutte queste benevolenze non riuscirà a vincere del tutto i
problemi che la comunità scientifica italiana provava verso la sua scienza non
giudicata adeguata ad inserirsi nell’agorà degli studi antropologici che rano
marcatamente di antropologia fisica.
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12

Anteprima parziale del testo

Scarica riassunti di demologia e più Sintesi del corso in PDF di Antropologia Culturale solo su Docsity!

Demologia

Introduzione

Gli studiosi di antropologia e demologia hanno dovuto nel corso del tempo assumere un atteggiamento difensivo per la promozione del loro sapere. è così fin da quando Ludovico Muratori nel’ 700, nelle sue antiquitates italicae medi aevi pose il problema della eredità culturale italiano volendo recuperare i documenti di vita. Da qui un lungo percorso volto ad attestare una scienza denominata inizialmente Folk-lore cioè sapere del popolo basato sullo studio delle forme culturali popolari, tramandate oralmente e riguardanti la cultura. Da qui il riconoscimento del valore sistematico della cultura popolare avverrà solamente verso il 1878 più precisamente dopo una corrente di pensiero legata all’evoluzione darwiniana. Si parla della scuola antropologica inglese che poneva il problema della presenza nell’uomo delle idee elementari , con la conseguenza di creare una comune base di partenza. Tra i massimi esponenti di questa teoria si trova Edward Burnett Tylor che elaborerà il concetto di sopravvivenza e con esso la definizione che tale patrimonio del popolo abbia comunque un valore documentario. In altri termini con Tylor si pone per la prima volta il problema della cultura quale insieme complesso (costume,arte, credenze, morale ecc) e il suo essere come fatto sociale. Non è difficile notare a questo punto una definizione di necessità investigativa. una inversione di tendenza che troverà attenti i folkloristi. In particolare Giuseppe Pitrè che, potè dare maggiore corpo alla sua analisi sull’indole del popolo siciliano la forza ordinatrice della tradizione come un continum che può agire solamente attraverso le generazioni. Un patrimonio trasferitosi grazie all’oralità come sistema culturale condiviso, visibile negli usi, nelle credenze ma anche collegata alla psicologia; di fatto un’analisi delle componenti consapevoli e inconsapevoli che definiscono le inclinazioni che concorrono a comporre il carattere individuale e sociale di un gruppo/ comunità. Nel 1911 Giuseppe Pitrè porta al soglio universitario una nuva scienza : la Demopsicologia con un bagaglio di studi scritti e documenti. Peraltro egli è un uomo che si trova in primo piano: consigliere comunale della città di Palermo, studioso di fama nazionale, aveva reso Palermo capitale del Mediterraneo c. ma nonostante tutte queste benevolenze non riuscirà a vincere del tutto i problemi che la comunità scientifica italiana provava verso la sua scienza non giudicata adeguata ad inserirsi nell’agorà degli studi antropologici che rano marcatamente di antropologia fisica.

Sulla sua scia, l’altro illustre demologo siciliano, Salvatore Salomone Marino sente il dovere di raccogliere e conservare l’immagine del popolo. Da qui la necessità di certificare le qualità morali del contadino siciliano ma anche quello di tutelare la cultura popolare siciliana. Pitrè e Salomone muoiono entrambi nel 1916. La loro opera troverà continuità nell’impegno di Giuseppe Cocchiera che darà un forte impulso teorico-metodologico alle ricerche nel settore della cultura antropologica e e della tradizione, ponendo le basi per quella scuola antropologica siciliana che, ha maturato fama internazionale e che oggi offre analisi e ricerche moderne e innovative.

Capitolo 1 – la demologia da interesse letterario a disciplina universitaria-

  1. Pitrè e il folklore siciliano

Giuseppe Cocchiera ebbe ad osservare che il folklore, si era definito, in tutta l’Europa come particolare campo di studi e perciò come disciplina speciale. La tradizione degli studi italiani si configura come studio delle tradizioni popolari. Ancora nei primi anni del novecento la cultura

tradizioni popolari>> che ebbe risonanza mondiale. L’Archivio rispondeva al bisogno di raccordare gli studiosi, consentendo loro di diffonder i loro studi e le loro raccolte. Inoltre l’Archivio costituì un’attività palestra dove furono dibattuti tutti i problemi del folklore. Giuseppe Pitrè verso la fine dell’ottocento incominciò ad occuparsi anche della cosiddetta cultura materiale. Collezionò oggetti e manufatti che confluirono nella prima mostra etnografica siciliana. Negli anni di docenza universitaria,Pitrè ebbe modo di tracciare una storia degli studi di folklore. Spetta dunque il merito di aver considerato la demopsicologia come disciplina autonoma. Essa viene a configurarsi come ricerca antropologica che impiega metodi d’indagine e tecniche di osservazione, analoghi a quelli adottati nello studio delle società lontane.

  1. gli studi della paremiologia

Pitrè aveva rivolto grande attenzione alla raccolta e allo studio dei proverbi. Aveva iniziato ad occuparsi di proverbi giovanissimo, leggendo la “raccolta di proverbi toscani” di Giuseppe Giusti. Nel 1880 Pitrè aveva pubblicato quattro volumi di proverbi siciliani. Inizialmente considerati dal demologo come un vero e proprio genere letterario. Dunque questi quattro volumi sono uno straordinario strumento di conoscenza della realtà siciliana. Proverbi, motti e scongiuri del popolo siciliano è il 23esimo volume della biblioteca delle tradizioni popolari siciliane. L’opera sembra far voce ai quattro volumi di “proverbi siciliani”. Il volume è per la prima metà composto da mille proverbi inediti. Per la pubblicazione dei proverbi Pitrè segue il criterio già adottato nei volumi precedenti: suddivisione tematica e disposizione per ordine alfabetico. I proverbi sono seguiti da qualche frase di commento o spiegazione, oppure sono illustrate con il ricorso ai canti, alle fiabe che ne possono illuminare il senso. Pitrè avviandosi dalla via principale di Palermo; il Cassaro, conduce il lettore attraverso i luoghi più significativi della città la cui storia è memorizzata dal popolo attraverso modi proverbiali e motti storici. Il volume contiene anche un “nuovo” nel senso di mai documentato, modi che conserva un ricordo di cose, di persone. Altra novità dell’opera è l’inserimento delle “voci di paragone” già in precedenza escluse che vengono a significare donde tragga il popolo i suoi confronti ed a quali tipi ravvicini il grande ed il piccolo e gli atti più comuni della vita

materiale e morale che più fortemente lo impressionano. E così per indicare una persona giù di morale si dice “abbuttatu come un cani”. Altra novità è la raccolta delle “formole” per chiedere l’elemosina delle imprecazioni e delle “minacce e spavalderie”. Delle formole Pitrè sottolinea il ripetersi di alcuni stilemi( caratteristica stilistica di un’opera di una scuola,di un autore. Il vasto campo della letteratura orale già ampiamente documentato nei precedenti volumi viene così completato con una letteratura che lo stesso pitrè non ha difficoltà a definire minore ma non per questo meno significativa ai fini di uno studio esaustivo della psiche del popolo.

  1. Il museo etnografico siciliano

Nel 1910 Pitrè potè finalmente inaugurare il suo museo, struttura molto desiderata dal demologo. Il demologo infatti durante gli anni in cui si era impegnato per illustrare la vita e la storia del popolo siciliano, pensò anche di poter rendere materialmente osservabile gli oggetti relativi alla cultura popolare isolana. Già nel 1881 aveva avuto modo di occuparsi di costumi e utensili da mandare a Milano per l’esposizione industriale italiana e, in quell’occasione aveva pubblicato anche un “catalogo” descrittivo con fotografie di costumi di Piana degli albanesi. Tornò ad occuparsi di cultura materiale nel 1891 quando fu incaricato dal comitato promotore della “esposizione nazionale italiana” di fare una mostra fotografica siciliana dove da solo l’allestì e l’illustro in un volumetto. La mostra ottenne un tale favore di pubblico e di critica, che un’altra simile ne volle il comitato per la “esposizione agricola” che riuscì più gradita e apprezzata della prima. Pitrè maturò il progetto di realizzare un suo museo e a tal fine, chiusa l’esposizione nazionale chiese al comitato la cessione degli oggetti acquistati da esso per dar principio ad un “museo etnografico siciliano”. Ottenuti i reperti, Pitrè penò non poco per procurarsi dal municipio della città una sede adeguata che gli venne assegnata solo nel 1909: quattro stanze dell’antico convento dell’assunta, in via Maqueda, nel centro storico di Palermo. A testimoniare il lungo e tribolato percorso sono due lettere di Pitrè indirizzate a Pasquale Villari; nella prima Pitrè ribadisce il suo desiderio di istituire un museo a titolo gratuito; nella seconda accoglie la richiesta di Villari di collaborare alla realizzazione della sezione siciliana nell’ambito dell’esposizione etnografica di Roma. Il tanto desiderato e vagheggiato museo alla fine diviene realtà. Nel discorso tenuto dal

al di là della chiusura etnocentrica entro i valori di una sua cultura. A partire dal secondo 800 si realizza un vivacissimo dibattito teorico- metodologico al quale partecipano i più noti studiosi del tempo, dialogando tra loro dalle pagine delle prestigiose riviste, dibattito che porterà le discipline antropologiche a differenziarsi l’una dall’altra, definendo attraverso gli oggetti di loro competenza, i metodi specifici di studio, le teorie di riferimento, il proprio statuto epistemologico. Pitrè contribuì non poco alla definizione di folklore dei campi d’indagine delle discipline e soprattutto alla delineazione di un metodo di ricerca all’altezza del compito che la demologia proponeva. Pitrè conosceva bene la posizione espressa da Tylor che, nella sua opera “ Primitive Culture” definì il folklore un agglomerato di sopravvivenze esistenti tra i volghi dei popoli civili e che ogni detto tradizionale deriva da un atto o da un fatto etnologico nel senso che si snoda da una primitiva tradizione oggettiva, quando questa rimane soltanto nel ricordo orale. Il demologo palermitano concordava con Tylor; pur tuttavia egli si distaccò da alcune valutazioni dell’antropologo inglese. Pitrè ammonì gli studiosi di essere cauti e circospetti nel ricercare le analogie nell’applicare il metodo comparativo ritenuto valido, ma non sicuramente unico e in tale modo egli non spogliò il folklore del suo significativo regionale e nazionale. Una delle prime lezioni di Pitrè la dedicò a chiarire le diverse classificazioni di folklore del suo significativo regionale e nazionale. È solo verso la fine del 800 che le classificazioni Muovendo delle motivate critiche alle precedenti suddivisioni giunse a proporre la sua visione della disciplina e delle sue articolazioni: dividere la materia del folklore in due gruppi uno per le tradizioni orali, uno per gli usi e costumi e le credenze. Al primo gruppo appartengono le novelle, le leggende, le favole, le saghe quindi i canti, i proverbi, gli indovinelli. Al secondo gruppo appartengono i giuochi,gli usi, i costumi, le credenze, i pregiudizi. Così il primo gruppo si schiera tutto sotto la letteratura popolare mentre il secondo gruppo sotto l’etnografia tradizionale. Chiariti gli ambiti di ricerca del folklore e le sue divisioni, Pitrè dedicò alcune lezioni alla storia del folklore. Pitrè non dimenticò di segnalare anche il prezioso apporto che le diverse società del folklore italiane ed europee, e le riviste avevano offerto all’attestarsi e al consolidarsi della nascente disciplina.

  1. (^) Pitrè e le ricerche storico-sociali

Giuseppe Pitrè aveva saputo abilmente coniugare le sue molteplici attività destinando anche molto tempo alla diffusione dei risultati cui perveniva mediante la partecipazione a conferenze pubbliche. Pitrè si preoccupava di condividere la sua scienza con un ampio e variegato pubblico, dialogando in ambienti elitari ma anche con le città e le sue istituzioni. Tenne numerosi discorsi, quando appena ventenne pronunciò un discorso per l’inaugurazione, a Palermo, della scuola serale di canto, alle numerose conferenze per la società di storia patria. Nelle conferenze il demologo si rivela un abile e affascinante comunicatore, insomma, risulta essere stato non solo quell’attento ricercatore e intelligente studioso, ma anche un impegnato uomo politico. Il 20 dicembre del 1915 Giuseppe Pitrè tenne alla società di storia patria quelle che doveva risultare la sua ultima conferenza e che fu pubblicata postuma. L’argomento rivela quella attenzione che Pitrè da storico della cultura e della società , riservava alle condizioni di vita delle classi popolari sia a lui che delle epoche passate. Pitrè per la sua conferenza fa riferimento ad un raro documento che attesta l’opera pietosa delle “figlie della carità” che operavano a Palermo nel ‘700: a apelrmo esisteva intorno il 1727 una casa religiosa di donne dedite alle cure e medicatura delle inferme. Queste donne dette figlie della carità si raccolsero in un istituto presso porta d’Ossuna, così le riassumeva <<essendovi nelle città tante miserabili donne che non volendo ricorrere ai pubblici spedali, ricorrono a questo utile e santo asilo ove trovano infermeria per qualsiasi donna ammalata, tengono anche una spezieria provveduta e fornita di varii medicamenti>> Pitrè, che aveva svolto la professione di medico anche tra i ceti più poveri, non può che apprezzare l’opera delle figlie della carità.

manoscritto intitolato Maliarde, streghe e stregoni nell’età di mezzo e moderna si tratta di un quaderno di 20 carte scritte sul recto ( parte anteriore di un foglio) e sul verso., in cui lo scrupolo di Salvatore Salomone “filologo” si precisa in vere e proprie minuzie, articolate in 28 paragrafi, che egli andava estrapolando dalle carte dei diaristi siciliani, da opere compulsate nelle biblioteche o ancora frutto di riflessioni proprie. Nel manoscritto confluiscono dati, nomi e di fatti che Salomone Marino sembra voler fermare sulla carta principalmente come suo promemoria, l’ Autore riporta tutto quanto riguarda la magia e la stregoneria. Ma nonostante l’evidente frammentarietà degli argomenti riportati, esso presenta una complessiva organicità, dal momento che offre una panoramica e uno sguardo d’insieme su vari temi che definiscono i fenomeni presi in esame: dalla differenza tra streghe e maliarde( donne che fanno stregonerie) ; dalle notizie storiche su streghe e stregoni famosi, all’identificazione dei motivi per cui si ricorre all’arte magica. Sempre a proposito dei processi di stregoneria, il demologo, ricorda la condanna di dieci donne ritenute magare (stregare). Inoltre l’ autore fornisce importanti notizie su cinque “fattucchiere” perché fabbricavano e vendevano acqua tofana, veleno potentissimo che provocò una strage infinita e inaudita. Non mancano, nel quaderno del demologo, notizie circa i vari e molteplici modi con cui, si difende dalla jettatura. Un misto di sincretismo tra paganesimo e cristianesimo in cui vivono pacificamente sacro e profano. È stato anche osservato che nel mondo popolare anche la malattia è considerata come l’effetto dell’offesa che le forze malefiche possono procurare. Di fronte al male improvviso , annota Salvatore >salomone Marino raramente ci si rivolge al medico. Si preferiscono i rimedi offerti da amici e congiunti, oppure si fa appello alle immagini dei santi,o si ricorre alle virtù medicamentose delle erbe,dei minerali e degli animali, e anche se la causa del maleficio è sconosciuta, ciò non rappresenta un limite perché la maliarda è abituata a superare gravi ostacoli. Le streghe e le maliarde elaborano le misteriose miscele per i loro malefici, usando una grande varietà di elementi. Si ricorre all’arte e alla potenza delle maliarde quasi sempre per fini maligni di vendetta, per giungere a turpi amori. Quello dei filtri amorosi, per far arrendere la persona desiderata ai propri desideri era come nota secondo Pitrè la più diffusa. Salvatore Salomone Marino pone in giusta evidenza il ruolo che la chiesa ha assunto sulla stregoneria. Giuseppe Pitrè attesta anche in Sicilia la credenza nelle “dominae nocturnae” che di notte si riunivano in

assemblee o vagavano per le case per dispensare benefici al contrario delle streghe sempre raffigurate come brutte o vecchie e vendicative. Che streghe e maliarde non siano la stessa cosa Salomone Marino lo afferma con chiarezza: il male causato dalle streghe è maggiore, niente sembra poter resistere alla sua potenza distruttiva. La strega strazia, fa seccare ciò che tocca, si ciba di carne umana. La maliarda a confronto è quasi una santarellina, si occupa di tutte le fatture e la fattura ha la forza di vincere la volontà della persona alla quale è fatta. La differenza è quindi posta in essere sulla base della qualità e quantità dei loro rispettivi poteri e sia le streghe sia le maliarde devono i loro poteri al diavolo in cui sono legate da un patto, è pur vero che la maliarda, in cambio dell’aiuto del demonio gli cede l’anima solamente alla morte, mentre la strega si lega al diavolo con un vincolo più forte , concedendogli anima e corpo non alla morte ma già in vita. Salomone Marino sembra voler precisare che la vera distanza tra la magia di tipo positivo e la stregoneria debba ricercarsi nelle pratiche rituali. Si può,in sintesi, dire come la posizione di Salomone Marino sull’argomento abbia come esito una certa tematica settecentesca volta a censurare un’ interpretazione univoca delle pratiche magiche e delle credenze sulle streghe quali seguaci del diavolo. La magia non cessa di far parlare di sé le cronache di oggi, anche nei paesi più avanzati. Se la magia continua a persistere in un complesso culturale che non li ha solo passivamente ereditati ma li ha inseriti nell’attuale contesto ed è probabile che la ragione vada ricercata nella crisi del sistema razionalistico che non è riuscito ad eliminare quel sentimento di frustrazione formatosi nelle società in seguito al fallimento dei valori del progresso tecnologico e del benessere.

2.3 costumi e usanze dei contadini e il cibo delle tradizioni

Costumi e usanze dei contadini di Sicilia è tra le opere più note del demologo di Borgetto riprende quando apparvero i primi schizzi di costumi popolari siciliani. Salomone Marino si propone come un fedele descrittore della vita della classe contadina, per rilevarne quegli aspetti, non solo economici o sociali, perché ciò non consente di cogliere, sostiene il demologo, i sentimenti precisi, le tradizioni, le abitudini, la vita insomma che realmente vive non possono sempre essere concordi, equi. Pertanto si propone di fotografare il contadino nostro, nella sua vita esteriore ed interiore, dal lato buono come dal non buono.

sessuali che aggancia i padri ai figli. La lunga e complessa tradizione popolare annovera le fave anche nelle pratiche di magia nera e nelle pratiche magico terapeutiche. Con le fave, i ceci e le lenticchie, pasto fondamentale delle mense contadine, conservano il simbolico significato della vita continua dopo la morte. Ricca è la tradizione siciliana pertinente ai cibi. Il riferimento può valere anche per i dolci, la cui varietà non trova eguali in tutta itali.

2.4 vita e opere

Borgetto inizia la sua carriera di studente sotto l’attenta guida di sua madre. Notizie curiose sulla sua infanzie e adolescenza si hnno grazie ad un diario scritto da lui stesso. Dal suo diario si aprrende che egli frequentò una scuola privata a Partinico, poi si trasferisce a Palermo dove frequenta il regio liceo Vittorio Emanuele dove coltiva la sua passione per lettere e dove pubblica il suo primo lavoro intitolato l’esilio di Dante. Particolarmente attivo ai vari movimenti di studio e di ricerca che si andavano attestando in territorio nazionale, diviene socio di numerose accademie, circoli e associazioni letterarie. Collabora all’ archivio storico del siciliano. Dal 1876 svolge delle lezioni e esercizi di semiotica fisica. Tornato a Borgetto ha l’incarico di curare i malati di vajolo e di disporre per l’isolamento degli infermi e per l’igiene del comune, l’anno seguente il consiglio comunale lo nomina medico condotto. La sua attività di studioso di folklore procede con grande vigore. Fonda e dirige insieme a Pitrè “ l’archivio per lo studio delle tradizioni popolari”. L’Archivio si propone di illustrare e mettere in evidenzia le svariate forme della letteratura orale, le tradizioni verranno pubblicate testualmente nella lingua o nel dialetto nel quale siano state raccolte. Inoltre l’ Archivio presenta due rubriche: la rivista bibliografica e il bullettino bibliografico per dare contezza di tutte le recenti pubblicazioni inerenti agli studi di tradizione popolari. Anche la sua professione di medico riceve ulteriori gratificazioni: riceve la nomina a membro della sotto-commissione sanitaria provinciale, durante l’epidemia di colera del 1885 a Palermo viene nominato medico addetto alla direzione sanitaria municipale, viene nominato nuovamente medico comunale di Borgetto ma vi rinunzia per non lasciare la clinica medica. Diviene professore straordinario di patologia speciale medica dimostrativa. Nel 1890 viene nominato membro della commissione ordinatrice per la cavalcata storica e le altre festività. Continua la sua adesione nelle accademie. Scrive per numerosi periodici “ la Sicilia”, la

“Gioventù” ecc. negli ultimi anni della sua vita Salomone Marino si rifugia nella letteratura, nelle poesie e nella storia. Il 17 marzo 1916 moriva Salomone Marino un mese prima di Giuseppe Pitrè

capitolo 3- Salomone Marino demologo-

3.1 La Demologia delle “piccole cosuccie”

Gli studiosi di Salvatore Salomone Marino, medico e demologo siciliano, illuminato e studioso amico di Pitrè si distinguono per una sensibilità critico – argomentativa nel maneggiare la materia folklore siciliana. Egli ben comprese la rilevanza della storia sociale, della cultura popolare e di quelli, che oggi, vengono definiti beni demoetnoantropologici immateriali. Infatti i due folkloristi antesignani dell’odierno processo di salvaguardia della cultura siciliana e del folklore. Sin dai suoi esordi, Salomone Marino compone brevi sonetti e lunghe prose, in occasione di eventi storico-politici. Gli accadimenti di tutto l’800 costituiscono un’ ampio fonte per il giovane Salomone marino che appena diciassettenne si dedica al componimento di alcuni sonetti “piccole cosuccie” scritte in occasione particolari quali la partenza dei giovani siciliani al seguito di Garibaldi. Tutti componimenti che testimoniano le idee e i sentimenti di un giovanissimo letterato alle prese con le sue sperimentazioni poetiche. Salomone Marino colleziona una cernita di rime siciliane, segnando una maturata predilezione per il narrato siciliano. Fenomeni catastrofici come epidemie, colera, alluvioni costituiscono eventi straordinari che ritornano spesso nelle storie popolari siciliane; sia Pitrè che Salomone Marino conoscono bene il tradursi di questa eccezionalità in poesia popolare. Il topos utilizzato è quello di Dio sdegnato a causa dei peccati degli uomini che manda sulla terra un flagello e mo’ di punizione come elemento di rottura di un sistema ontologico.

3.2 Agiografia e folklore

Soffermandosi nell’ambito delle notazioni demologico – folkloriche, egli pone una particolare attenzione alla materia religiosa popolare, cioè a dire a quei manoscritti che trattano di santi e guarigioni miracolose, facendo riferimento al culto di alcuni tra i patroni molto venerati dal

andò tutto il riconoscimento della città di Catania. Avviando l’esame spirituale testuale, un breve preambolo di due ottave apre il componimento. Esso ha la funzione di indicare il tempo in cui si svolgono i fatti e di introdurre i protagonisti delineandoli come due eroi. Il racconto prosegue che Gilberto racconta il sogno a Guglielmo. Nel sogno il necessario non viene raccontato. Nella prima parte del poemetto si svolge l’incontro la Guglielmo ed il vescovo Maurizio, durante il quale il soldato, svela l’impresa compiuta del dolce furto e all’organizzazione per il rientro in patria del corpo. Tornato a Messina accompagnato da altri due monaci, Gilberto recupera le reliquie lasciate in custodia al compagno e poi si dirigono alla volta di Taormina e di lì arriva a Catania. Nella seconda parte del poemetto la folla dei fedeli prende spazio, occupando così la scena col proprio fervore religioso. I devoti, il vescovo, il clero si riservano per le strade indossando ancora le vesti della notte. Da allora, la divisa del sacco serve a ricordare l’evento rappresentando l’antica veste liturgica greco- bizantina. A Catania, si verifica un diffondersi di miracoli infiniti ed innumerevoli. Nelle ultime ottave, segue la dedica alla santa. Le ultime sette strofe rappresentano un’ invocazione alla città di Catania. La città qui viene personificata e il poeta vi si rivolge direttamente. Altro santo che suscita l’interesse di Salvatore Marino è San Francesco Saverio cui è dedicato un testo a stampa; si tratta di una cronaca settecentesca che riporta la notizia di una guarigione miracolosa. Don Michele a seguito di un improvviso attacco epilettico, rimane apparentemente come morto. Uno dei fratelli anch’egli devoto di San Francesco Saverio, gli suggerisce di raccomandarsi al santo e gli pone in mano una reliquia: l’invocazione al santo sortisce gli effetti sperati. Ma l’iniziale guarigione lascia il passo ad un immediato peggioramento, dovuto allo scetticismo mostrato dal beneficiato, nei confronti della miracolosa guarigione. San Francesco, offeso dalla riconoscenza, decide di punirlo facendogli provocare un’altra crisi epilettica. Nella storia sembra che l’uomo si allontani dalla religione. Sarà un nuovo intervento del patrono a convincere l’uomo dell’esistenza di una sfera metafisica dotata di poteri. Sebbene l’uomo si creda già morto, il santo s’indirizza a lui come per rimproverarlo della sua poca fede, per ammonirlo e alla fine lo guarisce. Si dice se San Francesco fosse di temperamento incline a ottimismo e depressione. Altro esempio di studio di antropologia di Salomone Marino è San Nicolò di Bari. Il medico folklorista racconta del miracolo avvenuto a Messina quando una giovane, Concetta Gemelli è affatta da una

malattia all’esofago. I medici si affidano alla Provvidenza aspettando ormai quasi la morte certa. L’intervento fortuito di un sacrdote devotissimo di San Nicolò sembra prospettare la risoluzione della malattia. Dopo tre giorni di novena, la giovane riabbraccia il padre e ordina di far celebrare una messa di ringraziamento a Dio. Si tratta di uno dei santi più popolari di tutta la cristianità.

Capitolo quarto – un esempio di demologia religiosa

4.1 credenza religiosa e religiosità popolare

L’ambito dei sistemi di credenza religiosa e della religiosità popolare offre uno spaccato interessante, perché riflette il bisogno dell’uomo di avvalersi di una protezione come risposta alla caducità della sua