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La nascita della lingua italiana durante il Rinascimento attraverso i testi di Pietro Bembo e Ludovico Ariosto. sulla differenza tra l'individualismo di Burckhardt e la considerazione dei testi contemporanei, il rapporto con l'antico e il nuovo, e la lingua come merce da vendere. Bembo e Ariosto sono presentati come autori chiave nella selezione e regolamentazione della lingua italiana, con particolare attenzione alla loro opera 'Prose della volgar lingua' e 'Orlando Furioso'.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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RINASCIMENTO LETTERARIO -> PROGRAMMA: 2 Testi Letterari (degli autori) 1)Pietro Bembo “le prose della volgar lingua” 2) Ludovico Ariosto “l’orlando furioso”; “le satire” 3) Baldassare Castiglione “Il cortigiano” 4) “La Gerusalemme liberata” / 2 Testi storico-Critici Caratteristiche fondamentali di questa epoca, secondo il manuale:
Bembo è espressione di una cultura non fiorentina, ma Venezia era la capitale italiana dell’editoria, vi era il numero maggiore di tipografie, di conseguenza pubblico per un pubblico più globale. È importante perché i libri sono una merce e devono essere venduti, quindi pressione, sollecitazione degli stampatori: trovate delle norme concordate generali in modo che i libri possano raggiungere tutti. Scrivendo poesie, Bembo si pone il problema della lingua, diamo fiducia al volgare e lavoriamo sopra, tutte le lingue partono dal basso. Bembo = lingua dei modelli. Bembo autore della seconda grammatica italiana, inizio del ‘500 (1525- prima edizione, in tutto saranno tre (poche) – il numero delle edizioni ci dice quanto un testo sia importante in un’epoca- ). Ideale di una lingua selezionata “Prose della volgar lingua” : prose vuol dire ragionamenti, dialogo. Bembo, infatti, ragiona su come e perché si raggiungano determinate forme. PROPOSTA DI UNA LINGUA SCRITTA Pubblicate in 3 libri, il primo è di fatto una storia della tradizione letteraria italiana, il secondo libro è un manuale di retorica e stilistica (ovvero come si deve scrivere bene, metrica ecc.), il terzo è una grammatica. riflette su cosa sia lo “scrivere” -> parlare pensatamente, diretto a tutti. Gli uomini sono diversi dagli animali perché parlano, nel momento in cui parlo la mia parola deve essere sottoposta ai criteri di selezione , che secondo Bembo non sono l’utilità e la funzionalità, ma bensì: -bellezza
dei nostri figli. Richiamo di quelle arti che Bembo ha potuto coltivare, ed Ariosto no, e quindi richiamo a questo destino differente dei due. La prima terzina quindi ci indica il destinatario, l’oggetto del discorso e i 3 temi principali: il ruolo del padre, le arti umanistiche e i figli. Seconda terzina: -dal momento che io vedo che tu incarni le arti migliori, in nome dell’amicizia nostra (il tema amicizia arriva dopo, intanto tu mi puoi capire in quanto padre), vorrei darti un incarico. Non credere però che la mia richiesta sia eccessiva, ovvero che tu diventi l’insegnante di mio figlio, non sono in condizione io di rivolgere a te una richiesta del genere, per te insegnare è un impaccio; citazione di Demetrio e Musurro (maestri importanti della stagione precedente del ‘400, in cui l’occidente recupera quel greco che era stato abbandonato), ti chiedo solo che tu pensi se c’è a Padova o Venezia (Ariosto scrive da Ferrara) qualche bravo maestro di greco, ma soprattutto che sia di costumi affidabili, dottrina abbia e bontà, soprattutto quella, perché se non c’è la bontà la dottrina non mi interessa, la dottrina da sola non serve a niente – la dottrina deve rendere un uomo migliore – opinione che mette in discussione la scuola del tempo, crea una gerarchia dei valori. Oggi in questa nostra società si innesta difficilmente la bontà nella dottrina, “male avventurata etate”, critica abbastanza forte, condanna della società. Le virtù che non abbiano vizi sono rare. (Mette in rima questo concetto). Adesso Ariosto apre una sorta di siparietto, dopo aver evocato un episodio biblico, “ride il volgo già a sentire che qualcuno vuol diventare poeta”. Gli umanisti hanno nell’opinione pubblica l’idea che sono tutti sodomiti e miscredenti, ne fa riferimento al verso 34-36 quando parla del *“peccadillo di Spagna”, è un aneddoto antispagnolo (la Spagna aveva messo le mani su parte dell’Italia e quindi era un nemico), questo aneddoto raccontava di uno spagnolo che si andava a confessare, e alla fine affermava “ah c’è un’altra piccola cosa” - cioè? - che non sono credente, non credo. Se Nicoletto (era un filosofo) o Fra Martin (Martin Lutero) fanno un cenno di eresia, viene accusato il saper troppo -> per Ariosto il troppo sapere può condurre all’eresia. L’eresia nel filosofo o nel teologo è quasi una sorta di rischio professionale, capisco loro, ma tu invece poeta perché devi lasciare la fede per distinguerti dagli altri? Tu non ti occupi di materie divine, i tuoi soggetti sono i boschi e i colli (la poesia bucolica), il cantar gesti eroici (la poesia epica), la poesia elegiaca (quella che serve a commuovere), la poesia che serve a ironizzare (quella dei cortigiani che serve per compiacere i signori, anche con false lodi). Quindi tu che tratti di questi soggetti, che bisogno hai di mettere in discussione la fede, di perdere l’orientamento, nella materia di cui ti occupi non c’è nulla che possa condurti a questo, tu non hai nessuna ragione per non credere, se non una tua presunzione, il tuo orgoglio di volerti distinguere da altri. Tu umanista non solo non credi, anche ti cambi il nome (riferimento ad un costume dell’epoca, di cambiare il proprio nome in forme latineggianti) -riferimento a noti umanisti- non è il nome classico a far di te un poeta, ma il tuo studio. Ci sono vari tipi di poesia, ci sono i poeti che possono essere pericolosi per la vita sociale e sono quelli che Platone non vuole al comando, e ci sono poeti che hanno creato le società. Sono stati loro i primi legislatori, che hanno fatto sì che anche i più forti si sottomettessero alla legge. Ai poeti dobbiamo ciò. -- RIFLESSIONE SUL RUOLOSOCIALE DELLA POESIA. DISTINZIONE DELLA VERA POESIA DA QUELLA FALSA, e vi ha anche una difesa della sua poesia -- C’è la ricostruzione della genesi della civiltà e l’indicazione dei miti che raccontano questa storia. Non è che io non veda gli errori, le contraddizioni delle altre discipline (quelle dei giuristi, dei soldati, medici ecc.), ma mi dispiace soprattutto dei problemi della mia corporazione (quella degli Umanisti), è quindi un auto-denuncia. *In quest’epoca ci furono molte dispute che sostenevano la superiorità di una disciplina rispetto a un’altra, ciò dipendeva anche dalla volontà del signore, attenzione da parte del potere, Ariosto sta affrontando questo discorso nell’ottica della disputa fra le arti; il lessico che utilizza Ariosto è adirato. Per lui l’onore della poesia è questione di vita o morte, è ciò che gli sta più a cuore, non si adira in merito alle altre arti, si adira in merito alla figura del poeta. Mi dispiace di più del parlare dei vizi, dei cattivi comportamenti dei poeti, che di altri. *Riferimento a diverse personalità in merito a ciò La poesia, così come la guarda Ariosto, è un qualcosa che riguarda tutta la società, la vita sociale, se sei
poeta devi farti carico di un modo di vivere che ti distingua all’interno della società. Si susseguono versi sulla degenerazione della poesia, per poi tornare al tema iniziale, indicami un maestro che sappia guidare mio figlio, e ti dico a che punto è la sua formazione grazie ai miei insegnamenti. “non vuol la mia sorte che io gli apra le porte del mondo greco” non gli posso esser compagno in questo, perché non sono stato meso in grado di poterlo fare, di studiare il greco -> riferimento al comportamento di suo padre VS il comportamento del padre di Bembo -> Bernardo Bembo e Nicolò Ariosto. Quel buon padre che Bernardo fu per Bembo, Ludovico Ariosto vuole essere per suo figlio Virgilio. Orlando di Ariosto, in cui si vede un Ariosto che scherza, Satire in cui si vede il suo occhio lucido e critico LEZIONE 30 NOVEMBRE
l’alfabetizzazione. Arriverà in seguito la stampa. Il RINASCIMENTO verrà profondamente marcato da quella che è l’EDITORIA. Seguiamo questa vicenda seguendo il caso di ARIOSTO, si rivolge ad uno stampatore locale, di nessun prestigioso, per stampare l’Orlando (invece di spedirlo magari a Venezia), lo pubblica con la sua presenza costante in tipografia (prima edizione 1516 \ seconda nel ‘21 \ terza nel ‘32 --- 1525 “Le Prose della Volgar lingua” --- Ariosto muore un anno dopo la terza edizione, nel ‘33, e stava lavorando anche al perfezionamento di una quarta edizione) -> l’ultima edizione trasforma totalmente il testo, non è più semplicemente un’opera narrativo ma adesso è anche un modello di scrittura, di conseguenza abbiamo i commenti all’interno del testo perché servono per comprendere, la retorica e la lingua di Ariosto. Opera di letteratura, trattato di lingua e un trattato di stilistica e metrica -> questo diviene l’Orlando -> e diviene il traino del successo di Bembo – risultato, abbiamo tantissime edizioni commentate dell’Orlando e pochissime non commentate. Quando scenderà in cambio -La Gerusalemme Liberata-, dal punto di vista della lingua, si accoderà all’Orlando Furioso, a quel punto le cose sono definite, la lingua della poesia è stata definita, anche quella della prosa (anche se i contenuti vengono censurati). I commentatori prima citati, sono insieme editori, in queste figure si concentrano quindi 2 funzioni -> gli poligrafi, termine che nel ‘800 ha assunto un’accezione negativa, hanno inventato le cosiddette -raccolte di rime- era uno strumento già noto però era destinato ai letterati formati, adesso raccolte di lettere. Poesie ecc.. E le leggevano tutti In cosa consiste la cura di un testo, nel caso di un classico magari la sua traduzione, o il suo adattamento. Importante curatore Ludovico Dolce, fu lui che decise “Divina Commedia” che si imporrà. Girolamo Ruscelli, personaggi a cui si rivolgevano gli autori per pubblicare le opere, perché erano gli unici capaci di pubblicare un testo con una veste linguistica adeguata, per un certo periodo sono stati gli “arbitri” della lingua e del costume letterario; "Professionisti della revisione”, importanti nel periodo in cui ancora la lingua non si è solidificata. Rapporto con la tradizione era vitale, il “vecchio” era ciò che dava autorevolezza, il passato confermava il presente. In quella società, in quella cultura, era difficile
Fino al ‘400 vi era una definizione molto netta di ruoli nella vita culturale, l’immagine era di competenza dell’artista, ma la parola relativa all’immagine era di competenza del letterato L’Arte ci è giunta attraverso la mediazione della parola dei letterati, nel ‘500 invece l’artista inizia a parlare dell’immagine, dal ‘500 in poi il lessico diviene anche di tipo tecnico, non più solo un lessico retorico per descrivere le immagini. Si arricchisce il lessico con le competenze degli artisti. Quindi accanto al modo letterario vi sarà il modo tecnico- documentario, l’artista quindi acquisisce un ruolo-> è una rivoluzione