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Relazioni tra Stato e Chiesa: laicità e libertà religiosa, Sintesi del corso di Diritto Ecclesiastico

L'evoluzione storica e giuridica del rapporto tra stato e chiesa, con particolare attenzione alla separazione tra autorità religiosa e vita personale dei cittadini, al riconoscimento della libertà religiosa e alla nascita della chiesa territoriale di stato. Vengono inoltre affrontati i temi della neutralità dello stato, del diritto di libertà religiosa e della laicità dello stato in materia religiosa.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 16/06/2019

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giancarlo-5001 🇮🇹

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Nell'evoluzione dell'uomo, l'evento cristiano provoca l'avvio di due processi storici complementari: da un lato
universalizza il messaggio del Dio e ebraico estendendendolo a tutte le genti, dall'altro porta al superamento del
politeismo, tipico del paganesimo.
Il monoteismo cristiano è meno perfetto di quello ebraico: il dio ebraico è uno e unico e nulla può eguagliarlo
nella sua maestosità. Nel cristianesimo, invece, Dio si umanizza. La promessa mantenuta del Messia inviato agli
uomini si traduce nella incarnazione di Dio attraverso suo figlio e nella piena manifestazione dello spirito santo
quale terza componente della realtà trinitaria divina. Dunque, l'unità monoteistica resta salva,, ma Dio si avvicina
talmente tanto all'uomo che l'uomo perde il timore per la trascendenza e comincia a nutrire fiducia per la
paternità divina.
Il cammino morale del cristiano è cammino etico per eccellenza,egli :
deve agire e realizzarsi in conformità alle proprie doti naturali (etica dell'azione)
deve purificarsi nella propria interiorità per non cadere nella ipocrisia (etica dell'intenzione)
deve seguire un itinerario di sacrifici se vuole raggiungere la perfezione (etica della rinuncia).
Il monoteismo cristiano poi agisce nella storia unificando popoli e genti di ogni derivazione e latitudine, il suo
monoteismo scaccia gli dei e gli idoli pagani e porta disciplina e profondità nella mente e nell'azione degli
uomini. Questi ultimi si sentono partecipi e protagonisti di un comune destino, si riconoscono figli di un'opera
divina finalizzata alla salvezza ultraterrena per tutti e iniziano a vivere e ad agire nel rispetto di leggi
universalmente valide, capaci di unificare l'umanità.
Tuttavia, il messaggio cristiano, le istituzioni ecclesiastiche e il rapporto con lo Stato intridono di giuridicismo di
cui assimilano regole, abitudini e mentalità della romanità. Se Roma e l'Occidente sono debitori al cristianesimo
per la spiritualità di cui vengono animati, il cristianesimo è debitore a Roma della concezione dello Stato e della
organizzazione giuridica.
Ebraismo: l'ebraismo segue un altro destino. Il suo testo sacro diventa il testo di riferimento di buona parte
dell'umanità, ma, con l'aggiunta dei Vangeli, diventa antico testamento. Gli ebrei sono visti come credenti
dimidiati che non vogliono accettare il compimento dell'opera di Dio nella storia e rifiutano di inserirsi nel
progetto della redenzione. Il nuovo testamento, che diventa legge per l'Occidente, li condanna alla emarginazione
e ad una diaspora che può provocare la loro estinzione.
Islamismo: strettamente monoteistica anche la religione di Muhammad,che nelVII sec dall’esperienza delle
popolazioni che si contendono l’egemonia nel deserto arabico,trae l’ispirazione per una nuova visione unitaria
dell’uomo e della storia. L'Islam decreta la signoria di Allah sull'uomo e sulla sua vicenda terrena e propone la
sottomissione della creatura al suo creatore. Pur traendo dall'ebraismo e dal cristianesimo qualche elemento
importante, Maometto proclama la fine della rivelazione divina che si conclude con la dettatura del Corano, che
gli viene comunicato dall'angelo Gabriele e che contiene la parola definitiva di Dio nella storia.
CAPITOLO UNO: RELIGIONI, DIRITTO, STATO.
PARAGRAFO 1: LE RELIGIONI DEL LIBRO DEL MEDIO ORIENTE.
MONOTEISMO ESCLUSIVISTA, RADICAMENTO GEOPOLITICO.
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Scarica Relazioni tra Stato e Chiesa: laicità e libertà religiosa e più Sintesi del corso in PDF di Diritto Ecclesiastico solo su Docsity!

Nell'evoluzione dell'uomo, l'evento cristiano provoca l'avvio di due processi storici complementari: da un lato

universalizza il messaggio del Dio e ebraico estendendendolo a tutte le genti, dall'altro porta al superamento del

politeismo, tipico del paganesimo.

Il monoteismo cristiano è meno perfetto di quello ebraico: il dio ebraico è uno e unico e nulla può eguagliarlo

nella sua maestosità. Nel cristianesimo, invece, Dio si umanizza. La promessa mantenuta del Messia inviato agli

uomini si traduce nella incarnazione di Dio attraverso suo figlio e nella piena manifestazione dello spirito santo

quale terza componente della realtà trinitaria divina. Dunque, l'unità monoteistica resta salva,, ma Dio si avvicina

talmente tanto all'uomo che l'uomo perde il timore per la trascendenza e comincia a nutrire fiducia per la

paternità divina.

Il cammino morale del cristiano è cammino etico per eccellenza,egli :

deve agire e realizzarsi in conformità alle proprie doti naturali (etica dell'azione)

deve purificarsi nella propria interiorità per non cadere nella ipocrisia (etica dell'intenzione)

deve seguire un itinerario di sacrifici se vuole raggiungere la perfezione (etica della rinuncia).

Il monoteismo cristiano poi agisce nella storia unificando popoli e genti di ogni derivazione e latitudine, il suo

monoteismo scaccia gli dei e gli idoli pagani e porta disciplina e profondità nella mente e nell'azione degli

uomini. Questi ultimi si sentono partecipi e protagonisti di un comune destino, si riconoscono figli di un'opera

divina finalizzata alla salvezza ultraterrena per tutti e iniziano a vivere e ad agire nel rispetto di leggi

universalmente valide, capaci di unificare l'umanità.

Tuttavia, il messaggio cristiano, le istituzioni ecclesiastiche e il rapporto con lo Stato intridono di giuridicismo di

cui assimilano regole, abitudini e mentalità della romanità. Se Roma e l'Occidente sono debitori al cristianesimo

per la spiritualità di cui vengono animati, il cristianesimo è debitore a Roma della concezione dello Stato e della

organizzazione giuridica.

Ebraismo : l'ebraismo segue un altro destino. Il suo testo sacro diventa il testo di riferimento di buona parte

dell'umanità, ma, con l'aggiunta dei Vangeli, diventa antico testamento. Gli ebrei sono visti come credenti

dimidiati che non vogliono accettare il compimento dell'opera di Dio nella storia e rifiutano di inserirsi nel

progetto della redenzione. Il nuovo testamento, che diventa legge per l'Occidente, li condanna alla emarginazione

e ad una diaspora che può provocare la loro estinzione.

Islamismo : strettamente monoteistica anche la religione di Muhammad,che nelVII sec dall’esperienza delle

popolazioni che si contendono l’egemonia nel deserto arabico,trae l’ispirazione per una nuova visione unitaria

dell’uomo e della storia. L'Islam decreta la signoria di Allah sull'uomo e sulla sua vicenda terrena e propone la

sottomissione della creatura al suo creatore. Pur traendo dall'ebraismo e dal cristianesimo qualche elemento

importante, Maometto proclama la fine della rivelazione divina che si conclude con la dettatura del Corano, che

gli viene comunicato dall'angelo Gabriele e che contiene la parola definitiva di Dio nella storia.

CAPITOLO UNO: RELIGIONI, DIRITTO, STATO.

PARAGRAFO 1: LE RELIGIONI DEL LIBRO DEL MEDIO ORIENTE.

MONOTEISMO ESCLUSIVISTA, RADICAMENTO GEOPOLITICO.

Come nell'ebraismo, il rigido monoteismo si manifesta nella condanna di ogni idolatria pagana. La professione di

fede islamica (non vi è altro Dio che è allah, Maometto e l'inviato di Allah) recide ogni rapporto con le precedenti

religioni, idolatriche come quelle pagane, ho imperfette come quella ebraica e cristiana, e implica che l'unico

peccato irremissibile per l'Islam è quello di dare a Dio degli associati , negando che egli sia l’unico.

L'esclusivismo islamico ha altre basi di carattere teorico e storico,si manifesta nei confronti degli idolatri, ai quali

non è lasciata altra scelta se non quella di convertirsi o di essere annientati. Tra gli idolatri non sono compresi gli

ebrei che i cristiani, in quanto considerati come seguaci delle religioni del libro alle quali Maometto in qualche

misura si ricollega, riconoscendo le principali figure dell'antico e del nuovo testamento. Abramo è il primo

musulmano, perché proclamò la pura fede monoteistica e Ismaele e il capostipite dei popoli arabi. Altri profeti

sono stati inviati da Dio per far conoscere la sua volontà e tra questi un posto particolare spetta Gesù Cristo, di

cui si riconosce il concepimento di Maria per intervento divino.

Agli ebrei che ha i cristiani si garantisce che non saranno annientati e che potranno seguire la loro religione

imperfetta, ma in posizione subordinata ai musulmani.

L'opera unificatrice di popoli e nazioni, che l'Islam propone e realizza in poco più di due secoli, si fonda su poche

fondamentali regole di culto e di comportamento religioso.

I cinque pilastri del Corano imposti ai musulmani sono:

professione di fede

obbligo della preghiera quotidiana

dovere della misericordia

digiuno e limiti all'alimentazione

pellegrinaggio al luogo d'origine della rivelazione.

Ci sono altre regole morali, oltre alla predicazione sul necessario distacco dei beni terreni, ma all'etica dell'Islam

non si erge a sistema di mortificazione delle pulsioni umane: anzi, l'accettazione della poligamia e una certa

forma di santificazione del mondo e delle sue gioie, portano il credente nell'Islam a scegliere una via mediana

della soddisfazione e dei piaceri leciti.

L'altra grande spinta unificatrice dell'Islam è la conquista della terra e la sua sottomissione alla legge divina: in

questo modo, l'Islam appare religione universalista al pari del cristianesimo. L'universalismo islamico nasce

nell'ambiente desertico dell'Arabia e delle tribù beduine e diventa l'antidoto alla dispersione e alla frantumazione

degli uomini. Il profeta è ad un tempo capo religioso, politico, condottiero militare. L'islamismo germina in un

popolo che non ha istituzioni, che non conosce la forma-Stato, che deve organizzarsi e strutturarsi sulle basi di

una nuova legge che è insieme spirituale e temporale, religiosa e politica, morale e civile. A differenza del

cristianesimo, che è andato alla conquista del mondo e delle società romani, politicamente maturi e

istituzionalmente strutturati, l'Islam deve fornire il suo popolo di una concezione e di una prassi politiche e lo fa

elaborandole in un orizzonte totalmente religioso. La terra dell'Islam è la terra della legge coranica, delle

istituzioni che ne derivano, dell'identità tra potere temporale e potere spirituale. Per l'Islam non esiste il problema

di entrare in rapporti con un potere politico preesistente, perché l'Islam è esso stesso ordinamento.

Anche l'Islam pratica un doppio esclusivismo:

-verso gli altri, pagani o credenti monoteisti, che possono essere annientati o marginalizzati in terra islamica.

-verso il diritto e il potere politico, che sono concepiti soltanto all'interno dell'orizzonte della legge coranica.

Il concetto stesso di dualismo è inesistente nella teoria e nella pratica musulmana: il califfo, in quanto successore

o vicario del profeta, è il capo supremo dell'Islam e deve custodire e promuovere la vera fede contro ogni

nemico, interno ed esterno.

assume nell'ambito delle strutture e delle vicende cristiane, pur rimanendo egli ancora pontifex maximus, in

quanto sommo sacerdote e capo della religione pagana. Costantino, pure essendo guida e garante del

paganesimo, sin dall'inizio si erge a difensore dell'unità della Chiesa cristiana, considerando tale unità come

valore eminentemente politico. La commistione tra potere politico e potere ecclesiastico si completa con

l'esplodere della crisi ariana, che sconvolge la Chiesa in tutto l'impero. Ario sosteneva che Cristo non può essere

considerato alla stregua di Dio, avendo avuto un'origine temporale, ma si trova in una posizione subordinata.

Questa teoria mette in dubbio la divinità di Cristo e il cuore stesso della fede cristiana, l'identità della Chiesa e la

sua origine divina. Poiché l'insegnamento di Ario si diffonde e conquista consensi in ogni parte, si prospetta o

l'esigenza di un concilio generale (il primo concilio ecumenico della storia cristiana) che doveva definire una

dottrina valida e cogente per tutti. È Costantino a convocare nel 325 il concilio di Nicea, nel quale si condannò

Ario e si approvò il credo cristiano, destinato a non cambiare nei secoli. La professione di fede cristiana entra a

far parte delle leggi dell'impero insieme agli altri canone approvati dal concilio, dopo la promulgazione da parte

di Costantino, il quale diventò arbitra garante delle scelte del concilio, dell'ortodossia della dottrina e dell'unità

della Chiesa.

Dopo l'editto di Costantino, l'assimilazione della mentalità e della cultura formalistica romana, finisce col

plasmare definitivamente la Chiesa e con l'invadere la sfera della dottrina e della teologia. La religione si

giuridicizza. L'assimilazione della mentalità romana rischiava di trasformare il cristianesimo in una religione

normativizzata e normativizzante, più attenta alla legge umana che al mistero divino.

L'integrazione con l'impero diventa definitiva con l'editto di Tessalonica di Teodosio (380), che imponeva a tutti

di professare il cristianesimo. Questo provvedimento fu solo l'inizio della legislazione che in pochi anni e levò il

cristianesimo a livello di religione di stato. In seguito Teodosio ordinò alla distruzione di tutti i santuari, templi,

edifici idolatrici. La storia quasi si rovescia. Il cristianesimo si vede attribuire vantaggi e privilegi che prima

erano del paganesimo. L'impero torna ad avere una sola religione e di escludere dai diritti civili tutti quelli che

non vi aderiscono.

Il cristianesimo introduce un'altra scissione nella società civile e politica con la condanna degli eretici, di coloro

cioè che pur facendo parte della comunità cristiana, si allontanano dal magistero ufficiale negando una o più

verità di fede, soprattutto quelle proclamate dei concili ecumenici. Il pagano o l'infedele viene visto come nemico

esterno, mentre l'eretico come nemico interno e come tale andava estirpato, perché provocava scandalo ed era

causa di inquinamento della comunità. Con il tempo, il nemico interno venne considerato anche più pericoloso di

quello esterno e per questo vennero adottate le misure più si vede, tra cui l'emarginazione, la pena di morte,

l'isolamento e l'esilio. Con l'eresia si introduce la categoria del pentimento o conversione del soggetto, che può

portare fino all'estinzione del reato e dei suoi effetti. Col pentimento si raggiungono due obiettivi: la

reintegrazione del dissidente nella Chiesa e la tranquillità del potere che non vede più posta in discussione l'unità

spirituale e politica della comunità.

Se la posizione di pagani (o infedeli) ed egli eretici è abbastanza chiara, meno limpida è la posizione degli ebrei:

gli ebrei, infatti, non sono pagani, perché riconoscono e adorano lo stesso Dio dei cristiani, ma non sono

nemmeno eretici, in quanto non hanno abbracciato la fede cristiana perché non riconoscono la figura e il ruolo

messianici di Cristo. Per questi motivi, ad essi non può applicarsi nessuna delle leggi che cercano di difendere il

cristianesimo dagli infedeli e dagli eretici.

Agli occhi dei cristiani, gli ebrei sono figli di una promessa e di un dono divini che essi non intendono onorare e

come tali devono essere isolati e privati di ogni possibilità di espansione. Questa logica dell'isolamento portò alle

prime leggi che vietavano a gli ebrei di possedere schiavi cristiani, che punivano con la morte chi circoncideva

uno schiavo e che proibivano i matrimoni tra i libri e cristiani.

dal 380 l'Occidente si identifica col cristianesimo e la sua storia è insieme religiosa e politica,, in quanto si

realizza una speciale commistione tra spirituale e temporale, tra istituzioni civili ed ecclesiastiche. L'impero si

estende, insieme alla diffusione del cristianesimo, in tutta Europa e si fa forte dell'unificazione teologica e

dottrinale avutasi dopo gli otto concili ecumenici celebrati per definire il credo cristiano e la disciplina della

struttura ecclesiastica. L'uomo occidentale inizia a parlare lo stesso linguaggio religioso e monoteista e legge gli

stessi testi sacri. Il concilio di Costantinopoli ribadisce la condanna dell'arianesimo. Il concilio di Efeso affronta

l'eresia di Nestorio, che aveva contestato la formula " Maria madre di Dio ", e afferma l'esistenza in Cristo di due

nature, una umana e una divina, unite da vincolo essenzialmente morale. Gli ultimi due concili, quello di Nicea e

il quarto di Costantinopoli, si celebrano in un clima di crescente divaricazione tra Chiesa d'oriente e Chiesa

d'Occidente.

La Chiesa inizialmente aveva una comune struttura episcopale, che rifletteva l'originaria struttura apostolica (i

vescovi sono successori degli apostoli). Questa struttura episcopale, a sua volta, si articolava in patriarcati, che

agivano collegialmente senza vincoli di subordinazione gerarchica. Ciascun patriarcato riconosceva la sfera

autonoma di giurisdizione degli altri. In quest'ottica anche il vescovo di Roma è considerato un patriarca (il

patriarca d'Occidente), anche se da sempre gli viene riconosciuta una certa preminenza in materia di fede e di

dottrina. Il suo parere e il suo consenso sono necessari perché una determinata dottrina possa essere ritenuta

valida e legittima universalmente. Nei fatti, la situazione si evolve lentamente verso una gerarchizzazione dei

patriarcati, al vertice dei quali si colloca il patriarcato di Costantinopoli. Questo avviene per motivi

essenzialmente politici, perché il centro dell'impero si è stabilmente situato in oriente, mentre Roma e l'Occidente

sono considerati periferia dell'impero. Ciò determinò le fortune immediate di Costantinopoli, ma ne preparò in

qualche misura la decadenza, perché il patriarcato collega il suo destino a quello dell'impero e del potere politico.

L'imperatore non svolge solo un ruolo politico, ma è parte integrante del sistema ecclesiale, perché a lui sono

affidate le sorti della Chiesa. La subordinazione delle chiese d'oriente si riflette a più livelli. Gli imperatori

convocano i concili, ne influenzano le decisioni e si intromettono nelle questioni ecclesiastiche, ma ciò non

significa che i patriarchi d'oriente fossero figure senza spessore. Vuol dire semplicemente che, in presenza di un

conflitto, Cesare prevale e il patriarca subisce senza che la Chiesa possa dire nulla.

Su questa base nasce il cesaropapismo orientale, che ricalca il cesaropapismo della tradizione imperiale romana e

si basa su una subalternità continua della Chiesa di Costantinopoli alla casa imperiale.

In qualità di capo supremo del potere giudiziario, l'imperatore convoca i tribunali ecclesiastici stabilendo le cause

che questi possono discutere. I suoi governatori vigilano sulla Amministrazione dei beni ecclesiastici,

sull'osservanza delle leggi canoniche e sulle nomine alle cariche e ecclesiastiche, affinché siano fatte secondo le

convenienze politiche.

Per quanto formalmente autonomi, i patriarcati d'oriente (Alessandria, Efeso, Antiochia), subiscono l'autorità del

patriarca di Costantinopoli e con essa l'egemonia politica dell'imperatore. Cominciano così a nutrire sentimenti

anti imperiali e a subire fermenti indipendentisti.

PARAGRAFO 3. LE CHIESE ORIENTALI DELLA SUBORDINAZIONE

DELL'ORTODOSSIA AL POTERE POLITICO.

In questo periodo il vescovo di Roma matura un disegno ambizioso, quale quello di dare vita ad un nuovo intero

nell'area occidentale e lo realizza quando Leone terzo incorona nella notte di Natale dell'800 Carlo magno

imperatore di romani. L'intento il Papa Leone non era quello di contrapporre un imperatore d'Occidente a quello

d'oriente, ma riportare la sede imperiale da Costantinopoli a Roma. L'incoronazione di Carlo magno consente al

pontefice di vivere ed agire all'interno di una dimensione politica che lui stesso ha creato e legittimato. Agli occhi

di chiunque il potere del Papa eguaglia il potere dell'imperatore.

Quando nel 1054 Costantinopoli e a Roma si separano con uno scambio di scomunica reciproche, è cambiata la

condizione storica e istituzionale delle chiese d'oriente e Occidente. Roma vive integrata nel sacro romano

impero ed è alla vigilia di una rinascenza. In questo periodola Chiesa di Roma vive una particolare esperienza di

tipo cesaropapista, all'interno della quale l'elezione del pontefice era affidata all'imperatore. Infine, una volta

eletto, il vescovo di Roma non può essere consacrato se non dopo l'approvazione imperiale che deve prestare

giuramento di fedeltà all'imperatore: di fattosi consente che l'imperatore controlli l'elezione del pontefice fin

quasi a poterne designare il candidato. Il papato, in questo periodo vive un momento di grande decadenza.

Costantinopoli, invece, non attraversa nei secoli IX-XI una decadenza così accentuata, anche se ha cessato di

essere il centro della cristianità mediterranea.

L'evento che matura nel 1054 e che determina lo scisma tra le due chiese segnala prima grande divisione

religiosa dell'Europa cristiana. I motivi dello scisma stanno fondamentalmente nelle gelosie che una Chiesa nutre

verso l'altra e nella Evoluzione storico politica che ciascuna di esse ha vissuto negli ultimi secoli. Costantinopoli

non ha mai accettato che il vescovo di Roma si stia costruito un intero, né tanto meno che si sia attribuito quella

posizione di preminenza. Le due chiese si sono affermate in sfere di giurisdizione diverse, hanno costumi e

mentalità differenti e non vogliono cedere nulla di ciò che hanno conquistato nel proprio campo. Lo scisma,

insomma, affonda le sue radici in esperienze e abitudini diverse.

Alla separazione del 1054 si giunge quando già da tempo il cristianesimo si arrende di fronte all'Islam. Religione

dominante su tutto il bacino mediterraneo ed è in espansione in Asia e verso l'Europa settentrionale, il

cristianesimo subisce dal VII secolo in poi una disfatta ad opera della religione islamica, rigidamente monoteista

e germogliata all'interno della cultura araba tra le popolazioni nomadi del deserto. La conquista musulmana

dell'Asia minore, dell'Africa e di parte della penisola iberica avviene in un lasso di tempo molto breve e si

realizza secondo moduli differenziati che prevedono la conquista militare, un regime di parziale tolleranza e di

sottomissione fiscale delle popolazioni, infine un lento ma inarrestabile processo di islamizzazione delle

popolazioni locali.

L'Islam distingue nettamente il comportamento da tenere verso i pagani, e verso i credenti nelle altre due

religioni monoteista e, cioè i libri e cristiani. Ai primi non è lasciato spazio perché devono sottomettersi e aderire

all'Islam oppure morire. Ai secondi non si può far violenza per costringerli alla nuova fede, perché sono seguaci

delle religioni del libro e sono protetti. Ad essi si offre un trattamento rispettoso delle loro credenze e dei loro

costumi, sottomettendoli al tempo stesso ad un regime di imposizione fiscale che le differenze rispetto ai veri

credenti. In pratica devono pagare un tributo ai conquistatori dei, ma sono esentate dall'assoggettamento alla

legge coranica e restano sottoposte al proprio capo religioso.

PARAGRAFO 6: L'ESPANSIONE MILITARE MUSULMANA E LA RIDUZIONE

DEL CRISTIANESIMO A FENOMENO OCCIDENTALE.

Proprio per questo atteggiamento si è terrorizzato che l'Islam fosse più tollerante del cristianesimo, malattie si

perde consistenza stessi ben sa che l'imposizione fiscale per quanti non sono musulmani finisce col diventare un

regime di pressione sociale e psicologica che non lascia spazio all'esistenza di popolazioni di diversa

appartenenza religiosa.

Islamizzazione dell'oriente e dell'Africa mediterranea ha anche altre ragioni. Infatti, l'innesto del cristianesimo è

stato spesso superficiale e ciò ha favorito la conquista islamica, anche perché alcuni patriarcati preferivano

spesso i nuovi dominatori agli odiati bizantino, confidando nelle promesse di rispetto della libertà religiosa dei

capi militari musulmani. Le promesse dei conquistatori sono inizialmente mantenute, ma con il tempo la maggior

parte delle popolazioni aderisce alla nuova religione lasciandole istituzioni cristiane come cattedrali nel deserto,

accerchiati prima e sommersa e poi dall'islamizzazione definitiva.

L'invasione islamica si rivela presto come fenomeno irreversibile, tale da ridurre il cristianesimo a Fenomeno

Europeo e occidentale.

Sul finire del primo millennio ci fu un grande movimento di denuncia e di riforma, che trovò concretezza con

Gregorio VII e fu alla base della rinascenza ecclesiastica che darà al cattolicesimo il volto e le strutture attuali.

La riforma gregoriana del XI secolo mira a realizzare tre obiettivi principali:

l'emancipazione del papato dalla soggezione all'impero; La rinascenza cristiana cominciò con papa Niccolò II,

che affidò l'elezione del Papa alla libera scelta dei cardinali e la sottrasse all'influenza della casa imperiale e dei

gruppi politici romani. All'imperatore si doveva dare solo notizia dell'avvenuta elezione senza attendere alcun

placet, e senza subire veti. Nacque così l'istituto del conclave, come riunione degli elettori del Papa

la definitiva affermazione del celibato ecclesiastico; a questo proposito Niccolò II dettò norme sul celibato

ecclesiastico, che impediscono a qualunque ordinato in sacris di celebrare nozze valide, il modo tale che il clero

risulti un corpo sociale interamente dedito al servizio ecclesiastico. Tra le motivazioni che spingono alla castità

c'è la motivazione ascetico-morale che vede nella continenza e nella castità gli strumenti privilegiati per il

perfezionamento spirituale dell'individuo; la motivazione pastorale-istituzionale, per la quale il matrimonio

impedirebbe al clero di costituirsi in personale e ecclesiastico stabile e autonomo rispetto agli impegni

mondani; la motivazione economico-proprietaria, in quanto un prete spossato inevitabilmente deve far fronte

alle esigenze economiche della famiglia, la quale vorrebbe anche i problemi ereditari nei confronti della

proprietà e ecclesiastica affidata al singolo sacerdote.

la rivendicazione dell'autonomia del corpo clericale attraverso la lotta delle investiture. Altro fondamento della

riforma gregoriana è costituito proprio dalla rivendicazione del diritto esclusivo della Chiesa di procedere alle

nomine (investiture) dei titolari che gli uffici e delle dignità ecclesiastiche, senza interferenze da parte civile.

Intero movimento di riforma della Chiesa può realizzarsi soltanto con la piena valorizzazione del primato

pontificio: il papato si propone come potere unico, universale, che non ha eguali nella Chiesa e nel mondo e

può assoggettare a sé ogni altra istituzione e ecclesiastica o politica. Nei fatti, ormai il Papa è l'unico soggetto al

mondo che può fare tutto. Gregorio VII afferma il potere del pontefice sull'intero e su gli imperatori.

PARAGRAFO 7: LA RIFORMA GREGORIANA DEL XI SECOLO E LA NUOVA

STRUTTURAZIONE DELLA CHIESA DI ROMA.

Infine, il cittadino-fedele vede crescere il ruolo alla presenza della Chiesa a livello repressivo con lo sviluppo

misurato del privilegio del foro e con la istituzione e diffusione dei tribunali e l'inquisizione e delle loro

pratiche persecutorie.

Il giudice ecclesiastico decide e per il cittadino le sentenze dei tribunali della Chiesa hanno reale efficacia al pari

delle sentenze civili. E nei tribunali ecclesiastici il laico convenuto vivere una condizione ambigua e

svantaggiata.

Per quanto riguarda il privilegio del foro, le prime competenze esclusive di tribunali ecclesiastici sono le cause

riferite alla fede, ai sacramenti, alle cerimonie ecclesiastiche e al vincolo matrimoniale, ma si finisce per rendere

i tribunali ecclesiastici competenti nelle controversie che coinvolgono i laici che prestano servizio presso e

ecclesiastici, i monaci alle monache, le istituzioni ecclesiastiche e le pie fondazioni di qualsiasi natura, comprese

le scuole e le università.

Quanto all'inquisizione, essa diventa il nuovo strumento con il quale la Chiesa conduce la guerra di sterminio

degli eretici. Esso si sovrappone e si sostituisce alla competenza dei vescovi, in quanto è esercitata per mezzo di

delegati pontifici che agiscono in piena autonomia. Essi sono inviati nelle diverse nazioni per cercare e reprimere

l'eresia, a livello individuale o comunitario. L'inquisizione si fonda sul principio della ricerca delle eretici: per

questo l'inquisitore viaggia e si sistema nelle diverse località di una regione su cui ha giurisdizione e vi apre le

sessioni del tribunale con l'editto di grazia e l'editto di fede. Con l'editto di grazia sollecita la confessione

spontanea delle eretici, cui segue la remissione della colpa e l'irrogazione delle pene canoniche. L'editto di fede

apre la fase delle delazioni perché impone a chiunque di denunciare i casi evidenti o soltanto sospetti di eresia.

La procedura si sviluppa contestando la colpa dell'interessato, ma senza la presenza di avvocati o assistenti e

prosegue utilizzando lo strumento della tortura fisica. Il processo si conclude con una sentenza contro cui non è

ammesso appello. Il diritto canonico prevede una serie di pene che vengono comminate a seconda della gravità

della colpa, ammesso che l'eretico non si penta e non si converta. Esse prevedono il carcere, la confisca dei beni,

la distruzione della casa, l'esclusione dei figli degli eretici dalle cariche ecclesiastiche fino alla seconda

generazione. L'inquisitore ha sempre la possibilità di consegnare il condannato al braccio secolare che

autonomamente provvede all'esecuzione capitale in linea di massima attraverso combustione.

La Res Publica Christiana si realizza compiutamente soltanto con l'affermazione della tendenza teocratica che,

rovesciandolo schema cesaropapista, pone al vertice dei poteri quello pontificio. Tuttavia il Papa non ha mai

voluto farsi imperatore, ma ha preteso di assoggettare l'imperatore al proprio controllo, rendendo lui e le altre

autorità civili esecutori delle leggi, delle decisioni della Chiesa. Di qui il conflitto che caratterizza l'epoca

teocratica tra Papato e impero, dal momento che l'impero pur accettando la logica Confessionista del sistema non

ha mai accettato la subalternità piena al Papato.

Gregorio VII per la prima volta afferma che il Papa può deporre l'imperatore: tuttavia non lo può deporre a suo

piacimento per contrasti politici o temporali ma soltanto quando l'imperatore, in quanto civis-Fidelis sottoposto

alla sua giurisdizione spirituale, incorre in qualche colpa grave che legittima l'adozione di sanzioni spirituali. Per

PARAGRAFO 9: AFFERMAZIONE E DECLINO DELLA TEOCRAZIA DA

GREGORIO VII A BONIFACIO VIII. LA VOCAZIONE TEMPORALISTA

DELLA CHIESA

cui la deposizione dal trono imperiale è una mera è inevitabile conseguenza di un provvedimento squisitamente

spirituale.

Nel corso dei secoli ci sono state numerose deposizioni di imperatori che testimoniano le sempre maggiori

pretese pontificie. Tra i casi più eclatanti c'è quello di Federico II, che collezionò più scomuniche di ogni altro

imperatore.

Spettò proprio a Federico II, dopo l'ennesima scomunica, lanciare il primo avvertimento ai sovrani d'Europa che

in ciascun paese stavano costituendo gli stati nazionali e li mise in guardia sul fatto che il potere reclamato dei

pontefici era ormai senza confini.

Il sogno teocratico si infranse a causa di Filippo il bello, il quale, sul finire del 300, riuscii ad umiliare il Papa

Bonifacio VIII e a cambiare il corso della Chiesa e d'Europa. Il conflitto si annuncia quando il Papa in una bolla

dichiarò di voler fare da intermediario tra Inghilterra, Francia e Germania dal momento che le controversie tra

questi paesi coinvolgevano questioni di competenza della Santa Sede. Il re di Francia, invece, come risposta,

informò il legato pontificio che il governo del regno compete a lui soltanto è che egli non riconosceva alcuna

autorità superiore e non intendeva sottoporre ad alcuno le questioni del governo temporale.

Filippo il bello convocò gli stati generali di Francia ai quali sottopose la questione se fosse lecito al Papa

esercitare la sovranità temporale sul re e in terra francese. Laici e Clero francesi risposero negativamente. Filippo

il bello finì con umiliare ad Anagni Bonifacio VIII di fronte all'Europa intera, provocandone di lì a poco la morte.

Da questo momento in poi in Europa si crea una nuova situazione: comincia un cammino quasi inverso a quello

che aveva portato il papato a primeggiare sull'impero e la Chiesa a dominare sulla società civile. Adesso è il

papato che perde in potere, autorevolezza, dimensione universale. Clemente V si convince a trasferire la Sede

Pontificia ad Avignone e questo periodo, definito cattività avignonese, dimostra al mondo intero che il Papa è

stato sradicato da quella centralità che si era costruita.

Quando termina l'esilio avignonese, si apre per la Chiesa la crisi interna che sfocia nel grande scisma

d'Occidente, scisma provocato dalla divisione del collegio Cardinalizio, che elesse due pontefici, attorno ai quali

si raccolsero cardinali di diversa obbedienza.

La crisi viene risolta utilizzando lo strumento ecclesiastico del concilio ecumenico, al quale veniva riconosciuto

un certo potere di intervento per eventuali crisi di vertice. Nel concilio di costanza, ci fu il ridimensionamento del

ruolo del pontefice e venne affermatala superiorità del concilio in materia di fede e di disciplina; in più si

tratteggiò il ruolo del Papa alla stregua di quello di un monarca costituzionale.

Ciò che cambiò dunque è l'idea del Papa: i sovrani nazionali tendevano ormai a ridurre i poteri della sede

romana.

Mentre Roma vive la prima decadenza del papato, maturano a destra ed ovest del continente fatti ed eventi storici

che rimodellano la carta religiosa dell'Europa e segnano i confini definitivi tra cristianesimo e Islam. La

conquista di Costantinopoli del 1453 da parte dell'impero romano è allo stesso tempo il coronamento di secolari

ambizioni del mondo islamico e il risultato delle perduranti divisioni tra le chiese cristiane d'oriente e

d'Occidente.

PARAGRAFO 10: LA CADUTA DI COSTANTINOPOLI, LA RECONQUISTA

DELLA PENISOLA IBERICA, IL CONTENIMENTO DELL'ISLAM.

Agli occhi di Lutero, Roma si è appropriata della Chiesa è la piegata alle sue esigenze e ai suoi interessi, l'ha

riempita di regole costruite da mano umana, fino ad informarla e farne qualcosa di completamente diverso da

quella voluta dal suo fondatore.

Lutero critica anche le indulgenze, perché con esse Roma vende un po' dovunque il riscatto per denaro di annate

di purgatorio.

Quando alla porta della chiesa del castello di Wittenberg vengono esposte le 95 tesi di Lutero, quest'ultimo trova

immediati e inaspettati sostegni da parte di personalità politiche che gli garantiscono per anni l'immunità e la

sicurezza contro le tante richieste di consegna nelle mani dell'autorità ecclesiastica che giungono da Roma.

In queste tesi:

  1. si sostiene che i cristiani devono in primo luogo tornare alla fonte della propria fede, ossia alla scrittura e

quindi alla parola di Dio. I fedeli devono leggere direttamente le scritture e sentirsi tutti uguali. Cade in questo

modo la distinzione tra ecclesiastici e laici, che non ha alcuna ragione di esistere.

  1. Si sostiene anche che Non è vero che il Papa non può mai sbagliare ed è necessario che il concilio punisca il

Papa, vero usurpatore di poteri non suoi.

  1. Si nega ogni validità ai sacramenti che non siano il battesimo, la penitenza e dell'eucaristia. In seguito

vengono cancellati anche i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.

  1. Secondo Lutero il Papa ha un potere che è il legittimo in radice.
  2. Lutero afferma la teoria dei due regni: il regno spirituale e il regno secolare. Entrambi sono voluti da Dio, ma

agiscono in modo diverso. Il primo è governato da Dio attraverso la sua parola e il Vangelo. Il regno secolare

si fonda su regole che derivano in buona sostanza dalla colpa e dal peccato che hanno corrotto nell'intimo la

natura umana.

  1. I due regni, Stato e Chiesa, restano uniti ma per Lutero questa unione si risolve a tutto vantaggio del potere

temporale.

  1. Non ci sono più tribunali ecclesiastici, perché a quanto occorre alla chiesa provvedono i tribunali dello Stato e

non ci sono più tutte le intromissioni ecclesiastiche nella vita privata, finanziaria, pubblica dei singoli e della

collettività.

  1. La Chiesa nello stesso tempo chiede allo stato di proteggerla: nasce la Chiesa territoriale di Stato, posta sotto

la guida di un concistoro che diventa una assemblea composta da consiglieri del principe, e esperti di diritto e

teologia e diretta dal sovrano territoriale. Dunque si rovescia lo schema presente nei paesi cattolici: mentre in

questi la Chiesa si unisce al potere politico ma poi rivendica vaste competenze temporali, con Lutero lo Stato

è lasciato libero di fare quel che vuole senza che altra autorità possa criticarlo o contestarlo.

Lutero cambia la storia d'Europa e provoca una nuova divisione religiosa e politica del continente. Nascono

movimenti e chiese nuove, ciascuno dei quali pende dalle scritture ciò che più gli sembra importante o che più gli

aggrada e vi costruisce attorno una istituzione, una dottrina, una liturgia.

Nasce il calvinismo, gli anabattisti, i puritani, i metodisti, i Pentecostali, gli avventisti. Tutti questi movimenti

rifiutano autorità centrali troppo potenti e vogliono la loro autonomia, dandosi una struttura istituzionale più o

meno marcata.

Peculiare la vicenda che coinvolge l'Inghilterra, dove Enrico VIII si distacca da Roma quando questa non vuole

invalidare il suo matrimonio con Caterina d'Aragona: per questo fece approvare dal parlamento l'atto di

supremazia con il quale si vede riconosciuto il titolo di Unico Supremo capo della Chiesa d'Inghilterra. Nasce

così la Chiesa anglicana, che mantiene molti tratti del cattolicesimo, ma su due questioni segue integralmente la

lezione protestante, ossia l'abolizione del celibato dei periti e la soppressione dei monasteri con il conseguente

incameramento dei beni.

La riforma Luterana influenza direttamente anche l'altra parte d'Europa che resta cattolica. I sovrani cattolici

sanno che i protestanti hanno torto sul piano della dottrina, ma hanno ragione quando sostengono che il costume

del clero è discutibile soprattutto nei confronti del denaro e dell'accumulazione delle ricchezze, che il foro

ecclesiastico è troppo invadente in questioni che hanno poco a che vedere con questioni ecclesiastiche e che

l'attività dell'inquisizione semina paura in ogni ambiente.

I sovrani e gli stati cattolici restano fedeli alla Chiesa di Roma, ma sentono di dover prestare da vicino la Chiesa

e le sue strutture, controllarle, limitarne l'influenza sullo Stato e sui cittadini.

Da qui nasce il giurisdizionali istmo che si afferma in Europa tra il XVI e il ventesimo secolo. In una prima fase,

ogni atto normativo della Chiesa acquista efficacia solo se munito del placet regio, che viene concesso o negato

in funzione degli interessi dello Stato nel momento. Successivamente il placet regio è condizione per la validità

stessa dell'atto normativo.

Con l'affermazione del principio per il quale la legge è frutto esclusivo della potestà e capacità legislativa dello

Stato, il diritto canonico viene di fatto posto ai margini della realtà giuridica Statuale e le stesse prerogative e

immunità ecclesiastiche finiscono col diventare vere e proprie eccezioni al diritto comune che lo Stato tollera più

o meno malvolentieri.

Su un punto l'Europa, divisa religiosamente e politicamente, è ancora unita, sull'intolleranza che ciascuno Stato,

protestante o cattolico che sia riserva a quanti non si riconoscono nelle rispettive religioni ufficiali.

Il primo impatto della riforma è quello di moltiplicare le eresie e gli eretici in tutta Europa. Ciascuno è eretico nei

confronti degli altri, quindi ciascuno, ritenendosi nel vero, cerca di distruggere gli altri.

Oltre le guerre interne a ciascuno Stato, per annientare i rispettivi eretici, guerre di religione ancor più disastrose

vengono combattute nei territori tedeschi che si dividono tra l'adesione alla riforma della fedeltà al Papa. Al

termine delle guerre vengono stipulati due trattati che introducono i primi illimitati riconoscimenti del diritto di

libertà religiosa, che valgono solo per le terre germaniche. La pace di Augusta sancisce il principio per il quale il

sovrano è capo religioso nel suo territorio e può scegliere la religione cattolica o quella Luterana. I sudditi

devono seguire la religione del sovrano oppure emigrare in uno stato in cui si professi la propria fede.

La pace di Westfalia ribadisce che oltre le religioni cattolica, Luterana e calvinista, non sono tollerate altre

religioni; tuttavia, il sovrano può concedere ai sudditi di praticare in forma privata il proprio culto, anche se

diverso dai tre citati, e di educare in esso i figli, senza subire discriminazioni.

Una rivoluzione epocale da quando il cristianesimo è stato dichiarata religione dell’impero, si realizza quando sul

finire del 700 si affermano negli Stati Uniti d'America e in Francia i principi delle istituzioni dello Stato

moderno separatista. Se il protestantesimo aveva disseminato l’occidente di chiese e di movimenti religiosi i

PARAGRAFO 12: IL GIURISDIZIONALI SONO CATTOLICO E LE GUERRE

DI RELIGIONE. IL PRINCIPIO DI TOLLERANZA RELIGIOSA.

PARAGRAFO 13: SEPARATISMO E MODERNITÀ NELL'AREA CRISTIANA.

SEPARATISMO AMICO DELLE CHIESE E SEPARATISMO OSTILE.

L'opposto accade negli stati cattolici europei, in particolare in Francia dove scoppia la scintilla rivoluzionaria del

  1. Qui non c’è traccia del pluralismo religioso si erge una sola confessione, quella cattolica, che ha

accumulato ricchezza e potere più di qualunque altro soggetto. Nasce perciò uno stato accentrato e burocratico e

la Chiesa cattolica, invece di cogliere l'opportunità storica per una riforma della sua presenza sociale, interpreta

gli eventi che si collegano la svolta separatista come il frutto di una rivolta contro l'ordine antico, contro la

volontà divina e contro i diritti inalienabili dell'unica vera religione, e dichiara una guerra totale contro la

modernità ponendosi come il nemico irriducibile dello Stato liberale.

Gli Stati Uniti d'America garantiscono la libertà religiosa per ogni cittadino o gruppo sociale. Tuttavia, se il

cittadino viene e emancipato dalla soggezione ai due poteri, civile ed ecclesiastico, e potrà professare qualsiasi

opinione o fede religiosa, nell'ordinamento statunitense si afferma un particolare favor religionis. Ne conseguano

ostilità e diffidenza verso ogni posizione non religiosa o ateistica, in quanto la religiosità e il rigorismo morale

sono talmente radicati da rendere inconcepibile indifferenza religiosa. L'ostilità dunque discende dall'impronta

strettamente cristiana della legislazione tanto che in America si può parlare più di libertà nella religione che di

libertà dalla religione.

Inoltre, lo Stato nordamericano lascia largo spazio ai soggetti privati, e tra questi alle chiese e confessioni

religiose, in ambiti sociali e si limita a svolgere una funzione amministrativa e di coordinamento centrale.

L'appartenenza di cittadini ai gruppi Confessionali è solo in parte questione privata mentre si riflette nei

principali istituti della vita civile: infatti il matrimonio resta a lungo riconosciuto solo in quanto contratto con

vincolo religioso è l'istruzione è permeata di Confessionismo. In sostanza, il separatismo americano si qualifica

per l'essere amico della religione e delle chiese è ostile verso ogni forma di miscredenza e di ateismo.

Se il separatismo del Nord America è sinonimo di concordia tra le chiese e tra chiese e Stato, in Europa,

soprattutto in Francia, separatismo è sinonimo di modernità e di conflitto insieme, di conquista di libertà e di

anticlericalismo, di evoluzione e di fratture sociali.

In Francia di vengono sanciti i principi fondamentali di una società laica e democratica, come il principio di

uguaglianza, il diritto di libertà religiosa, il diritto di opinione e di parola, l'abolizione dei diritti feudali e dei

privilegi clericali.

Lo Stato decide come deve essere organizzata la Chiesa, opera una nuova sistemazione delle diocesi e decreta

che i vescovi e i parroci devono essere eletti dalla popolazione con la partecipazione anche di non cattolici. Lo

stato quindi si fa protagonista della reformatio ecclesiae. Il clero e stipendiato dallo Stato e si impone a tutti gli

ecclesiastici il giuramento di fedeltà alla costituzione civile.

Nella seconda fase della rivoluzione francese prevale invece l'ostilità antireligiosa e si cerca di liquidare

l'avversario. Dopo la follia sanguinaria del terrore, resta all'Europa l'eredità della prima rivoluzione e con essa la

salutare separazione tra Stato e Chiesa. Alla neutralità dello Stato nei confronti di qualsiasi fede o dottrina

religiosa corrisponde la piena di libertà religiosa per i cittadini, che si estende alla garanzia della libertà di

coscienza comprensiva degli orientamenti ateistici. La religione insomma diventa una questione privata che non

deve toccare la sfera pubblica dello Stato. Tuttavia di dentro questa riforma si celano anche le forzature del

separatismo: si aboliscono gli ordini religiosi essi incamerano i loro beni, si cancellano segni simboli da ogni

istituzione sociale, nessuna cerimonia pubblica può avere carattere religioso, la scuola viene la eccitata.

PARAGRAFO 14: DIRITTO, STATO, RELIGIONE NEGLI STATI UNITI

D'AMERICA, IN FRANCIA E NELL'EUROPA DEL XIX SECOLO.

L'800 è il secolo della svolta laica e separatista, anche se ciascun paese la vide e la assimila a modo suo.

In Francia, Napoleone, concludendo con la Santa Sede un concordato, riconfessionalizza l'ordinamento, ma dopo

il crollo dell'impero napoleonico, tale concordato viene abolito e da quel momento la Francia torna ad essere il

paese separatista per eccellenza.

In Italia, dopo l'unificazione nazionale, viene creata una forma moderata di separatismo, che viene creata e

sviluppata senza alcuna forma di violenza, ma con una particolare attenzione alle esigenze di libertà e di

autonomia del cattolicesimo italiano.

Di in Gran Bretagna si cerca di riconoscere progressivamente la libertà religiosa, mentre in Germania alla fine

del 700 viene concessa ad ogni abitante dello Stato piena libertà di credenza e di coscienza.

Il XX secolo è segnato dal trionfo e dalla caduta del totalitarismo ideologico e dello Stato totalitario. Morale,

diritti umani, rispetto della persona sono considerati dallo Stato totalitario come debolezze ingannatrici, mentre i

miti della razza, della classe, della conquista e sottomissione di altri popoli di altre nazioni trionfano facendo del

900 il secolo delle i biologi di guerra e delle guerre di sterminio dell'umanità.

Il totalitarismo comunista , che si realizza in Russia, proclama che sono nemici storici tutti coloro che non si

riconoscono nel progetto di edificare una società senza classi che pongono tra questi nemici storici e la religione

e le chiese. In particolare, la religione è da combattere soprattutto sul terreno ideologico.

La svolta separatista del 1917 realizza una vera e profonda modernizzazione, introducendo molte riforme: si

ritrovano la fine del cesaropapismo, la proclamazione del diritto di libertà religiosa e di coscienza, la

laicizzazione degli apparati pubblici, la riduzione della religione e delle chiese a fenomeni privati, la totale

irrilevanza civile dei rapporti interconfessionali. Tuttavia tale assetto ideologico del nuovo sistema normativo

finisce con lo stravolgere il concetto stesso di separatismo. L'abolizione della proprietà e dell'iniziativa privata

trasforma la condizione delle chiese riducendole ad un livello di totale emarginazione. Di fatto, quasi tutto viene

consegnato nelle mani dello Stato, nulla resta nella disponibilità dei privati, e quindi delle chiese. Viene abolito,

oltre all'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il concetto stesso di scuola privata. Vengono proibite

riunioni religiose o di altro genere e non soltanto viene abolita la proprietà e ecclesiastica e esistente, perché

nazionalizzate integralmente, ma si inibisce alla stessa possibilità di accumulo di Beni per le chiese.

Il separatismo viene poi svuotato di ogni contenuto di laicità quando l'ordinamento sovietico cancellala neutralità

della legge in materia religiosa e plasma un vero stato ideologico ad impronta ateistica: nelle scuole si procede

alla divulgazione dell'ateismo scientifico, nel partito comunista è ammesso soltanto chi è ateo e, per disposizione

costituzionale, l'accesso alle principali cariche direttive dello Stato è riservato soltanto i membri del partito. Per

cui, in unione sovietica la fede religiosa e espone i cittadini al rischio di emarginazione e persecuzione.

Nel totalitarismo di destra , invece, la paura del comunismo spinge le borghesi e nazionali ad allearsi con quei

movimenti di tipo fascistico che promettono ordine e restaurazione dell'autorità, e coltivano disegni di potenza

economica e militare.

La religione, in particolare quella cattolica, svolge un ruolo non secondario nella crisi del regime liberale,

soprattutto perché sono tutti cattolici quei paesi nei quali il fascismo si afferma. Il ruolo del cattolicesimo è

spesso decisivo, perché i regimi totalitari vogliono fare della Chiesa uno strumento di coesione sociale e di

PARAGRAFO 15: IL TOTALITARISMO, DI DESTRA E DI SINISTRA, DEL XX

SECOLO. COMUNISMO È SEPARATISMO ATEISTICA. FASCISMO E SVOLTA

CONCORDATARIA

La seconda modernità investe appieno la questione religiosa e le tradizioni Confessionali Europee. Accanto al

cristianesimo esistono larghe fasce di pensiero e di ateismo essi affermano movimenti religiosi di nuova

formazione o di derivazione orientale. Inoltre, il flusso migratorio di massa degli ultimi decenni provoca

l'inserimento nel tessuto sociale di popolazioni, pratiche di vita e di costume, legate a culture e religioni diverse,

spesso di origine islamica, che appaiono in qualche punto contrapposte a principi e valori fondamentali della

tradizione europea. In questo modo, il fenomeno del multiculturalismo e la relativa diffusione di nuovi

movimenti religiosi riflette una sorta di pluralismo senza confini che caratterizzala seconda modernità.

I cambiamenti più graduali e meno cromatici intervengono nelle due forme classiche di separatismo Negli Stati

Uniti e in Francia, in un cammino di convergenza che fa a costare modelli un tempo molto diversi. Nel

separatismo statunitense si è andato estinguendosi quel favor religionis che lo caratterizzava alle origini, e che

era alla base dell'ostilità verso il libero pensiero e verso l'ateismo.

L'altra forma di separatismo, quello francese, invece, vede attenuarsi all'opposto l'impronta di ostilità nei

confronti della religione e della Chiesa cattolica in particolare.

Per quanto riguardala riforma dei vecchi concordati, soprattutto in Spagna e in Italia, essa li ha trasformati da

STRUMENTI neoconfessionista in accordi fondati sulla reciproca autonomia tra Stato e Chiesa, con l'abolizione,

oltre che della religione di Stato, di quel tessuto normativo che mortificava l'autonomia e la laicità delle

istituzioni pubbliche. Ciò non ha impedito la sopravvivenza di alcuni residui del passato, in particolare e

perdurante riconoscimento della giurisdizione canonica delle nullità matrimoniali.

A conclusione di questo processo di rinnovamento e di revisione, che ha investito prima l'Europa occidentale e

poi quella centrale ed orientale, si può dire che quasi non c'è paese europeo che non viva oggi in un sistema

giuridico rispettoso della libertà politica, religiosa e di pensiero. Inoltre, deve segnalarsi che quasi metà

dell'Europa ha stipulato con rinnovato un concordato con la Santa Sede o delle intese con altre confessioni

religiose.

Infine, la seconda modernità vede riannodarsi i fili del confronto e dello scontro fra le tre religioni del libro nella

terra in cui sono germinate. Nel dopoguerra è nato lo Stato di Israele, che rappresenta la patria per tutti quegli

ebrei che vogliono accedervi o tornarvi e la legge delle ritorno del 1950 agevola l'immigrazione ebraica e

costituisce lo strumento per il consolidamento etnico ebraico dello Stato.

Il rifiuto dello Stato ebraico da parte araba e la mancata realizzazione dello Stato palestinese, secondo le

decisioni dell'Onu del 1947, provocano un conflitto permanente tra Israele e mondo arabo che è tra le cause non

secondarie e l'insorgenza del fondamentalismo islamico.

D'altra parte, il mondo islamico è da sempre assoggettato a dittature feroci che impediscono un'evoluzione

democratica della società. L'incontro tra dittatura del fondamentalismo si è tradotto in una miscela da cui è

derivata la pratica terrorista che ha colpito a lungo Israele, ma che ha colpito anche gli Stati Uniti, la Spagna nel

2004 e l'Inghilterra nel 2005.

Dunque la piena riconciliazione tra le grandi tradizioni cristiane e tra le religioni del libro nelle regioni

mediterranee costituisce ancora oggi un'utopia.

PARAGRAFO 17: LE TRADIZIONI ORTODOSSA, PROTESTANTE,

CATTOLICA, NELL'EUROPA DEI DIRITTI UMANI E DEL PLURALISMO.

NUOVO CONFRONTO TRA LE RELIGIONI DEL LIBRO.

Ci sono tre direttrici fondamentali e gerarchicamente ordinate che caratterizzano la laicità del nostro

ordinamento.

Laicità dello Stato e libertà religiosa : esse sono state affermate dagli artt. 2, 3,8.19 della costituzione. Questi

artt. affermano il diritto di libertà e uguaglianza di cittadini in materia religiosa. Il diritto di professare

liberamente la propria fede religiosa ( articolo 19), l'uguaglianza di cittadini senza distinzione di religione

(articolo 3), e il riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2) costituiscono i capisaldi che lo

Stato laico che esclude qualsiasi tipo di limitazione, discriminazione o condizionamento di cittadini sotto il

profilo religioso. Inoltre, l'articolo 8 che afferma che " tutte le confessioni sono ugualmente libere di fronte alla

legge " esclude che lo Stato sia in qualche modo interessato a favorire l' espansionismo di una confessione

rispetto alle altre. Quindi laicità è assunto a livello costituzionale nel significato di neutralità dello Stato

rispetto alle molteplici espressioni della fenomenologia religiosa.

Carattere sociale e valore storico della religione e delle confessioni religiose: lo Stato riconosce le

formazioni sociali, tra le quali si annoverano le confessioni religiose, nelle quali si svolge la personalità

dell'uomo e si impegna a rimuovere gli ostacoli che limitandola libertà e l'uguaglianza anche religiosa di

cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (articolo 3). Inoltre sancisce il diritto di

organizzarsi di tutte le confessioni religiose e si propone di entrare in rapporto con esse attraverso accordi

(Concordato o intese) che disciplinano le relazioni ecclesiastiche. Lo Stato, dunque, vede la libertà religiosa

come libertà positiva, nel senso che ritiene necessario intervenire per agevolare e favorire l’effettività del

diritto di libertà religiosa da parte di cittadini e delle istituzioni confessionali. Il carattere sociale della religione

provoca una divaricazione nel sistema delle fonti del diritto ecclesiastico, che vengono distinte tra:

  • fonti unilaterali: il processo di formazione è tutto interno all'ordinamento.
  • Fonti bilaterali: il processo di formazione prevede la partecipazione delle singole confessioni per la

stipulazione del Concordato e delle intese.

Rapporto pubblico-privato: nella tradizione europea ottocentesca, lo Stato era il principale soggetto attivo e

gestore dei servizi pubblici essenziali come la scuola, l'educazione e l'assistenza, mentre le iniziative private in

campo scolastico, educativo e assistenziale sono rimaste fortemente minoritarie nella costituzione e riconosce

sempre il ruolo di privati con qualche remora, anteponendo sempre le funzioni sociali dello Stato e degli enti

pubblici territoriali. Tuttavia, la dottrina ha cercato di attenuare lo squilibrio tra pubblico e privato cercando di

far guardare con favore la dimensione privatistica.

In conclusione si può dire che il sistema di relazioni tra Stato e Chiesa che si era radicato nell'ordinamento

italiano si fonda su tre principi fondamentali: la piena neutralità e laicità dello Stato in materia religiosa che

garantisce il diritto di libertà e d'uguaglianza religiosa a tutti cittadini; il riconoscimento del carattere sociale

della religione e la scelta del mondo pattizio per regolare i rapporti istituzionali tra Stato di chiese; il mutamento

del rapporto tra pubblico e privato attraverso un più ampio riconoscimento dei diritti e delle agevolazioni per le

iniziative e le strutture privatistiche. Da ciò deriva la qualificazione di Stato laico sociale.

CAPITOLO 2: LAICITA’ E LIBERTA’ RELIGIOSA

PARAGRAFO 1: COSTITUZIONE E LAICITÀ DELLO STATO