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L'evoluzione storica e giuridica del rapporto tra stato e chiesa, con particolare attenzione alla separazione tra autorità religiosa e vita personale dei cittadini, al riconoscimento della libertà religiosa e alla nascita della chiesa territoriale di stato. Vengono inoltre affrontati i temi della neutralità dello stato, del diritto di libertà religiosa e della laicità dello stato in materia religiosa.
Tipologia: Sintesi del corso
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Nell'evoluzione dell'uomo, l'evento cristiano provoca l'avvio di due processi storici complementari: da un lato
universalizza il messaggio del Dio e ebraico estendendendolo a tutte le genti, dall'altro porta al superamento del
politeismo, tipico del paganesimo.
Il monoteismo cristiano è meno perfetto di quello ebraico: il dio ebraico è uno e unico e nulla può eguagliarlo
nella sua maestosità. Nel cristianesimo, invece, Dio si umanizza. La promessa mantenuta del Messia inviato agli
uomini si traduce nella incarnazione di Dio attraverso suo figlio e nella piena manifestazione dello spirito santo
quale terza componente della realtà trinitaria divina. Dunque, l'unità monoteistica resta salva,, ma Dio si avvicina
talmente tanto all'uomo che l'uomo perde il timore per la trascendenza e comincia a nutrire fiducia per la
paternità divina.
Il cammino morale del cristiano è cammino etico per eccellenza,egli :
deve agire e realizzarsi in conformità alle proprie doti naturali (etica dell'azione)
deve purificarsi nella propria interiorità per non cadere nella ipocrisia (etica dell'intenzione)
deve seguire un itinerario di sacrifici se vuole raggiungere la perfezione (etica della rinuncia).
Il monoteismo cristiano poi agisce nella storia unificando popoli e genti di ogni derivazione e latitudine, il suo
monoteismo scaccia gli dei e gli idoli pagani e porta disciplina e profondità nella mente e nell'azione degli
uomini. Questi ultimi si sentono partecipi e protagonisti di un comune destino, si riconoscono figli di un'opera
divina finalizzata alla salvezza ultraterrena per tutti e iniziano a vivere e ad agire nel rispetto di leggi
universalmente valide, capaci di unificare l'umanità.
Tuttavia, il messaggio cristiano, le istituzioni ecclesiastiche e il rapporto con lo Stato intridono di giuridicismo di
cui assimilano regole, abitudini e mentalità della romanità. Se Roma e l'Occidente sono debitori al cristianesimo
per la spiritualità di cui vengono animati, il cristianesimo è debitore a Roma della concezione dello Stato e della
organizzazione giuridica.
Ebraismo : l'ebraismo segue un altro destino. Il suo testo sacro diventa il testo di riferimento di buona parte
dell'umanità, ma, con l'aggiunta dei Vangeli, diventa antico testamento. Gli ebrei sono visti come credenti
dimidiati che non vogliono accettare il compimento dell'opera di Dio nella storia e rifiutano di inserirsi nel
progetto della redenzione. Il nuovo testamento, che diventa legge per l'Occidente, li condanna alla emarginazione
e ad una diaspora che può provocare la loro estinzione.
Islamismo : strettamente monoteistica anche la religione di Muhammad,che nelVII sec dall’esperienza delle
popolazioni che si contendono l’egemonia nel deserto arabico,trae l’ispirazione per una nuova visione unitaria
dell’uomo e della storia. L'Islam decreta la signoria di Allah sull'uomo e sulla sua vicenda terrena e propone la
sottomissione della creatura al suo creatore. Pur traendo dall'ebraismo e dal cristianesimo qualche elemento
importante, Maometto proclama la fine della rivelazione divina che si conclude con la dettatura del Corano, che
gli viene comunicato dall'angelo Gabriele e che contiene la parola definitiva di Dio nella storia.
Come nell'ebraismo, il rigido monoteismo si manifesta nella condanna di ogni idolatria pagana. La professione di
fede islamica (non vi è altro Dio che è allah, Maometto e l'inviato di Allah) recide ogni rapporto con le precedenti
religioni, idolatriche come quelle pagane, ho imperfette come quella ebraica e cristiana, e implica che l'unico
peccato irremissibile per l'Islam è quello di dare a Dio degli associati , negando che egli sia l’unico.
L'esclusivismo islamico ha altre basi di carattere teorico e storico,si manifesta nei confronti degli idolatri, ai quali
non è lasciata altra scelta se non quella di convertirsi o di essere annientati. Tra gli idolatri non sono compresi gli
ebrei che i cristiani, in quanto considerati come seguaci delle religioni del libro alle quali Maometto in qualche
misura si ricollega, riconoscendo le principali figure dell'antico e del nuovo testamento. Abramo è il primo
musulmano, perché proclamò la pura fede monoteistica e Ismaele e il capostipite dei popoli arabi. Altri profeti
sono stati inviati da Dio per far conoscere la sua volontà e tra questi un posto particolare spetta Gesù Cristo, di
cui si riconosce il concepimento di Maria per intervento divino.
Agli ebrei che ha i cristiani si garantisce che non saranno annientati e che potranno seguire la loro religione
imperfetta, ma in posizione subordinata ai musulmani.
L'opera unificatrice di popoli e nazioni, che l'Islam propone e realizza in poco più di due secoli, si fonda su poche
fondamentali regole di culto e di comportamento religioso.
I cinque pilastri del Corano imposti ai musulmani sono:
professione di fede
obbligo della preghiera quotidiana
dovere della misericordia
digiuno e limiti all'alimentazione
pellegrinaggio al luogo d'origine della rivelazione.
Ci sono altre regole morali, oltre alla predicazione sul necessario distacco dei beni terreni, ma all'etica dell'Islam
non si erge a sistema di mortificazione delle pulsioni umane: anzi, l'accettazione della poligamia e una certa
forma di santificazione del mondo e delle sue gioie, portano il credente nell'Islam a scegliere una via mediana
della soddisfazione e dei piaceri leciti.
L'altra grande spinta unificatrice dell'Islam è la conquista della terra e la sua sottomissione alla legge divina: in
questo modo, l'Islam appare religione universalista al pari del cristianesimo. L'universalismo islamico nasce
nell'ambiente desertico dell'Arabia e delle tribù beduine e diventa l'antidoto alla dispersione e alla frantumazione
degli uomini. Il profeta è ad un tempo capo religioso, politico, condottiero militare. L'islamismo germina in un
popolo che non ha istituzioni, che non conosce la forma-Stato, che deve organizzarsi e strutturarsi sulle basi di
una nuova legge che è insieme spirituale e temporale, religiosa e politica, morale e civile. A differenza del
cristianesimo, che è andato alla conquista del mondo e delle società romani, politicamente maturi e
istituzionalmente strutturati, l'Islam deve fornire il suo popolo di una concezione e di una prassi politiche e lo fa
elaborandole in un orizzonte totalmente religioso. La terra dell'Islam è la terra della legge coranica, delle
istituzioni che ne derivano, dell'identità tra potere temporale e potere spirituale. Per l'Islam non esiste il problema
di entrare in rapporti con un potere politico preesistente, perché l'Islam è esso stesso ordinamento.
Anche l'Islam pratica un doppio esclusivismo:
-verso gli altri, pagani o credenti monoteisti, che possono essere annientati o marginalizzati in terra islamica.
-verso il diritto e il potere politico, che sono concepiti soltanto all'interno dell'orizzonte della legge coranica.
Il concetto stesso di dualismo è inesistente nella teoria e nella pratica musulmana: il califfo, in quanto successore
o vicario del profeta, è il capo supremo dell'Islam e deve custodire e promuovere la vera fede contro ogni
nemico, interno ed esterno.
assume nell'ambito delle strutture e delle vicende cristiane, pur rimanendo egli ancora pontifex maximus, in
quanto sommo sacerdote e capo della religione pagana. Costantino, pure essendo guida e garante del
paganesimo, sin dall'inizio si erge a difensore dell'unità della Chiesa cristiana, considerando tale unità come
valore eminentemente politico. La commistione tra potere politico e potere ecclesiastico si completa con
l'esplodere della crisi ariana, che sconvolge la Chiesa in tutto l'impero. Ario sosteneva che Cristo non può essere
considerato alla stregua di Dio, avendo avuto un'origine temporale, ma si trova in una posizione subordinata.
Questa teoria mette in dubbio la divinità di Cristo e il cuore stesso della fede cristiana, l'identità della Chiesa e la
sua origine divina. Poiché l'insegnamento di Ario si diffonde e conquista consensi in ogni parte, si prospetta o
l'esigenza di un concilio generale (il primo concilio ecumenico della storia cristiana) che doveva definire una
dottrina valida e cogente per tutti. È Costantino a convocare nel 325 il concilio di Nicea, nel quale si condannò
Ario e si approvò il credo cristiano, destinato a non cambiare nei secoli. La professione di fede cristiana entra a
far parte delle leggi dell'impero insieme agli altri canone approvati dal concilio, dopo la promulgazione da parte
di Costantino, il quale diventò arbitra garante delle scelte del concilio, dell'ortodossia della dottrina e dell'unità
della Chiesa.
Dopo l'editto di Costantino, l'assimilazione della mentalità e della cultura formalistica romana, finisce col
plasmare definitivamente la Chiesa e con l'invadere la sfera della dottrina e della teologia. La religione si
giuridicizza. L'assimilazione della mentalità romana rischiava di trasformare il cristianesimo in una religione
normativizzata e normativizzante, più attenta alla legge umana che al mistero divino.
L'integrazione con l'impero diventa definitiva con l'editto di Tessalonica di Teodosio (380), che imponeva a tutti
di professare il cristianesimo. Questo provvedimento fu solo l'inizio della legislazione che in pochi anni e levò il
cristianesimo a livello di religione di stato. In seguito Teodosio ordinò alla distruzione di tutti i santuari, templi,
edifici idolatrici. La storia quasi si rovescia. Il cristianesimo si vede attribuire vantaggi e privilegi che prima
erano del paganesimo. L'impero torna ad avere una sola religione e di escludere dai diritti civili tutti quelli che
non vi aderiscono.
Il cristianesimo introduce un'altra scissione nella società civile e politica con la condanna degli eretici, di coloro
cioè che pur facendo parte della comunità cristiana, si allontanano dal magistero ufficiale negando una o più
verità di fede, soprattutto quelle proclamate dei concili ecumenici. Il pagano o l'infedele viene visto come nemico
esterno, mentre l'eretico come nemico interno e come tale andava estirpato, perché provocava scandalo ed era
causa di inquinamento della comunità. Con il tempo, il nemico interno venne considerato anche più pericoloso di
quello esterno e per questo vennero adottate le misure più si vede, tra cui l'emarginazione, la pena di morte,
l'isolamento e l'esilio. Con l'eresia si introduce la categoria del pentimento o conversione del soggetto, che può
portare fino all'estinzione del reato e dei suoi effetti. Col pentimento si raggiungono due obiettivi: la
reintegrazione del dissidente nella Chiesa e la tranquillità del potere che non vede più posta in discussione l'unità
spirituale e politica della comunità.
Se la posizione di pagani (o infedeli) ed egli eretici è abbastanza chiara, meno limpida è la posizione degli ebrei:
gli ebrei, infatti, non sono pagani, perché riconoscono e adorano lo stesso Dio dei cristiani, ma non sono
nemmeno eretici, in quanto non hanno abbracciato la fede cristiana perché non riconoscono la figura e il ruolo
messianici di Cristo. Per questi motivi, ad essi non può applicarsi nessuna delle leggi che cercano di difendere il
cristianesimo dagli infedeli e dagli eretici.
Agli occhi dei cristiani, gli ebrei sono figli di una promessa e di un dono divini che essi non intendono onorare e
come tali devono essere isolati e privati di ogni possibilità di espansione. Questa logica dell'isolamento portò alle
prime leggi che vietavano a gli ebrei di possedere schiavi cristiani, che punivano con la morte chi circoncideva
uno schiavo e che proibivano i matrimoni tra i libri e cristiani.
dal 380 l'Occidente si identifica col cristianesimo e la sua storia è insieme religiosa e politica,, in quanto si
realizza una speciale commistione tra spirituale e temporale, tra istituzioni civili ed ecclesiastiche. L'impero si
estende, insieme alla diffusione del cristianesimo, in tutta Europa e si fa forte dell'unificazione teologica e
dottrinale avutasi dopo gli otto concili ecumenici celebrati per definire il credo cristiano e la disciplina della
struttura ecclesiastica. L'uomo occidentale inizia a parlare lo stesso linguaggio religioso e monoteista e legge gli
stessi testi sacri. Il concilio di Costantinopoli ribadisce la condanna dell'arianesimo. Il concilio di Efeso affronta
l'eresia di Nestorio, che aveva contestato la formula " Maria madre di Dio ", e afferma l'esistenza in Cristo di due
nature, una umana e una divina, unite da vincolo essenzialmente morale. Gli ultimi due concili, quello di Nicea e
il quarto di Costantinopoli, si celebrano in un clima di crescente divaricazione tra Chiesa d'oriente e Chiesa
d'Occidente.
La Chiesa inizialmente aveva una comune struttura episcopale, che rifletteva l'originaria struttura apostolica (i
vescovi sono successori degli apostoli). Questa struttura episcopale, a sua volta, si articolava in patriarcati, che
agivano collegialmente senza vincoli di subordinazione gerarchica. Ciascun patriarcato riconosceva la sfera
autonoma di giurisdizione degli altri. In quest'ottica anche il vescovo di Roma è considerato un patriarca (il
patriarca d'Occidente), anche se da sempre gli viene riconosciuta una certa preminenza in materia di fede e di
dottrina. Il suo parere e il suo consenso sono necessari perché una determinata dottrina possa essere ritenuta
valida e legittima universalmente. Nei fatti, la situazione si evolve lentamente verso una gerarchizzazione dei
patriarcati, al vertice dei quali si colloca il patriarcato di Costantinopoli. Questo avviene per motivi
essenzialmente politici, perché il centro dell'impero si è stabilmente situato in oriente, mentre Roma e l'Occidente
sono considerati periferia dell'impero. Ciò determinò le fortune immediate di Costantinopoli, ma ne preparò in
qualche misura la decadenza, perché il patriarcato collega il suo destino a quello dell'impero e del potere politico.
L'imperatore non svolge solo un ruolo politico, ma è parte integrante del sistema ecclesiale, perché a lui sono
affidate le sorti della Chiesa. La subordinazione delle chiese d'oriente si riflette a più livelli. Gli imperatori
convocano i concili, ne influenzano le decisioni e si intromettono nelle questioni ecclesiastiche, ma ciò non
significa che i patriarchi d'oriente fossero figure senza spessore. Vuol dire semplicemente che, in presenza di un
conflitto, Cesare prevale e il patriarca subisce senza che la Chiesa possa dire nulla.
Su questa base nasce il cesaropapismo orientale, che ricalca il cesaropapismo della tradizione imperiale romana e
si basa su una subalternità continua della Chiesa di Costantinopoli alla casa imperiale.
In qualità di capo supremo del potere giudiziario, l'imperatore convoca i tribunali ecclesiastici stabilendo le cause
che questi possono discutere. I suoi governatori vigilano sulla Amministrazione dei beni ecclesiastici,
sull'osservanza delle leggi canoniche e sulle nomine alle cariche e ecclesiastiche, affinché siano fatte secondo le
convenienze politiche.
Per quanto formalmente autonomi, i patriarcati d'oriente (Alessandria, Efeso, Antiochia), subiscono l'autorità del
patriarca di Costantinopoli e con essa l'egemonia politica dell'imperatore. Cominciano così a nutrire sentimenti
anti imperiali e a subire fermenti indipendentisti.
In questo periodo il vescovo di Roma matura un disegno ambizioso, quale quello di dare vita ad un nuovo intero
nell'area occidentale e lo realizza quando Leone terzo incorona nella notte di Natale dell'800 Carlo magno
imperatore di romani. L'intento il Papa Leone non era quello di contrapporre un imperatore d'Occidente a quello
d'oriente, ma riportare la sede imperiale da Costantinopoli a Roma. L'incoronazione di Carlo magno consente al
pontefice di vivere ed agire all'interno di una dimensione politica che lui stesso ha creato e legittimato. Agli occhi
di chiunque il potere del Papa eguaglia il potere dell'imperatore.
Quando nel 1054 Costantinopoli e a Roma si separano con uno scambio di scomunica reciproche, è cambiata la
condizione storica e istituzionale delle chiese d'oriente e Occidente. Roma vive integrata nel sacro romano
impero ed è alla vigilia di una rinascenza. In questo periodola Chiesa di Roma vive una particolare esperienza di
tipo cesaropapista, all'interno della quale l'elezione del pontefice era affidata all'imperatore. Infine, una volta
eletto, il vescovo di Roma non può essere consacrato se non dopo l'approvazione imperiale che deve prestare
giuramento di fedeltà all'imperatore: di fattosi consente che l'imperatore controlli l'elezione del pontefice fin
quasi a poterne designare il candidato. Il papato, in questo periodo vive un momento di grande decadenza.
Costantinopoli, invece, non attraversa nei secoli IX-XI una decadenza così accentuata, anche se ha cessato di
essere il centro della cristianità mediterranea.
L'evento che matura nel 1054 e che determina lo scisma tra le due chiese segnala prima grande divisione
religiosa dell'Europa cristiana. I motivi dello scisma stanno fondamentalmente nelle gelosie che una Chiesa nutre
verso l'altra e nella Evoluzione storico politica che ciascuna di esse ha vissuto negli ultimi secoli. Costantinopoli
non ha mai accettato che il vescovo di Roma si stia costruito un intero, né tanto meno che si sia attribuito quella
posizione di preminenza. Le due chiese si sono affermate in sfere di giurisdizione diverse, hanno costumi e
mentalità differenti e non vogliono cedere nulla di ciò che hanno conquistato nel proprio campo. Lo scisma,
insomma, affonda le sue radici in esperienze e abitudini diverse.
Alla separazione del 1054 si giunge quando già da tempo il cristianesimo si arrende di fronte all'Islam. Religione
dominante su tutto il bacino mediterraneo ed è in espansione in Asia e verso l'Europa settentrionale, il
cristianesimo subisce dal VII secolo in poi una disfatta ad opera della religione islamica, rigidamente monoteista
e germogliata all'interno della cultura araba tra le popolazioni nomadi del deserto. La conquista musulmana
dell'Asia minore, dell'Africa e di parte della penisola iberica avviene in un lasso di tempo molto breve e si
realizza secondo moduli differenziati che prevedono la conquista militare, un regime di parziale tolleranza e di
sottomissione fiscale delle popolazioni, infine un lento ma inarrestabile processo di islamizzazione delle
popolazioni locali.
L'Islam distingue nettamente il comportamento da tenere verso i pagani, e verso i credenti nelle altre due
religioni monoteista e, cioè i libri e cristiani. Ai primi non è lasciato spazio perché devono sottomettersi e aderire
all'Islam oppure morire. Ai secondi non si può far violenza per costringerli alla nuova fede, perché sono seguaci
delle religioni del libro e sono protetti. Ad essi si offre un trattamento rispettoso delle loro credenze e dei loro
costumi, sottomettendoli al tempo stesso ad un regime di imposizione fiscale che le differenze rispetto ai veri
credenti. In pratica devono pagare un tributo ai conquistatori dei, ma sono esentate dall'assoggettamento alla
legge coranica e restano sottoposte al proprio capo religioso.
Proprio per questo atteggiamento si è terrorizzato che l'Islam fosse più tollerante del cristianesimo, malattie si
perde consistenza stessi ben sa che l'imposizione fiscale per quanti non sono musulmani finisce col diventare un
regime di pressione sociale e psicologica che non lascia spazio all'esistenza di popolazioni di diversa
appartenenza religiosa.
Islamizzazione dell'oriente e dell'Africa mediterranea ha anche altre ragioni. Infatti, l'innesto del cristianesimo è
stato spesso superficiale e ciò ha favorito la conquista islamica, anche perché alcuni patriarcati preferivano
spesso i nuovi dominatori agli odiati bizantino, confidando nelle promesse di rispetto della libertà religiosa dei
capi militari musulmani. Le promesse dei conquistatori sono inizialmente mantenute, ma con il tempo la maggior
parte delle popolazioni aderisce alla nuova religione lasciandole istituzioni cristiane come cattedrali nel deserto,
accerchiati prima e sommersa e poi dall'islamizzazione definitiva.
L'invasione islamica si rivela presto come fenomeno irreversibile, tale da ridurre il cristianesimo a Fenomeno
Europeo e occidentale.
Sul finire del primo millennio ci fu un grande movimento di denuncia e di riforma, che trovò concretezza con
Gregorio VII e fu alla base della rinascenza ecclesiastica che darà al cattolicesimo il volto e le strutture attuali.
La riforma gregoriana del XI secolo mira a realizzare tre obiettivi principali:
l'emancipazione del papato dalla soggezione all'impero; La rinascenza cristiana cominciò con papa Niccolò II,
che affidò l'elezione del Papa alla libera scelta dei cardinali e la sottrasse all'influenza della casa imperiale e dei
gruppi politici romani. All'imperatore si doveva dare solo notizia dell'avvenuta elezione senza attendere alcun
placet, e senza subire veti. Nacque così l'istituto del conclave, come riunione degli elettori del Papa
la definitiva affermazione del celibato ecclesiastico; a questo proposito Niccolò II dettò norme sul celibato
ecclesiastico, che impediscono a qualunque ordinato in sacris di celebrare nozze valide, il modo tale che il clero
risulti un corpo sociale interamente dedito al servizio ecclesiastico. Tra le motivazioni che spingono alla castità
c'è la motivazione ascetico-morale che vede nella continenza e nella castità gli strumenti privilegiati per il
perfezionamento spirituale dell'individuo; la motivazione pastorale-istituzionale, per la quale il matrimonio
impedirebbe al clero di costituirsi in personale e ecclesiastico stabile e autonomo rispetto agli impegni
mondani; la motivazione economico-proprietaria, in quanto un prete spossato inevitabilmente deve far fronte
alle esigenze economiche della famiglia, la quale vorrebbe anche i problemi ereditari nei confronti della
proprietà e ecclesiastica affidata al singolo sacerdote.
la rivendicazione dell'autonomia del corpo clericale attraverso la lotta delle investiture. Altro fondamento della
riforma gregoriana è costituito proprio dalla rivendicazione del diritto esclusivo della Chiesa di procedere alle
nomine (investiture) dei titolari che gli uffici e delle dignità ecclesiastiche, senza interferenze da parte civile.
Intero movimento di riforma della Chiesa può realizzarsi soltanto con la piena valorizzazione del primato
pontificio: il papato si propone come potere unico, universale, che non ha eguali nella Chiesa e nel mondo e
può assoggettare a sé ogni altra istituzione e ecclesiastica o politica. Nei fatti, ormai il Papa è l'unico soggetto al
mondo che può fare tutto. Gregorio VII afferma il potere del pontefice sull'intero e su gli imperatori.
Infine, il cittadino-fedele vede crescere il ruolo alla presenza della Chiesa a livello repressivo con lo sviluppo
misurato del privilegio del foro e con la istituzione e diffusione dei tribunali e l'inquisizione e delle loro
pratiche persecutorie.
Il giudice ecclesiastico decide e per il cittadino le sentenze dei tribunali della Chiesa hanno reale efficacia al pari
delle sentenze civili. E nei tribunali ecclesiastici il laico convenuto vivere una condizione ambigua e
svantaggiata.
Per quanto riguarda il privilegio del foro, le prime competenze esclusive di tribunali ecclesiastici sono le cause
riferite alla fede, ai sacramenti, alle cerimonie ecclesiastiche e al vincolo matrimoniale, ma si finisce per rendere
i tribunali ecclesiastici competenti nelle controversie che coinvolgono i laici che prestano servizio presso e
ecclesiastici, i monaci alle monache, le istituzioni ecclesiastiche e le pie fondazioni di qualsiasi natura, comprese
le scuole e le università.
Quanto all'inquisizione, essa diventa il nuovo strumento con il quale la Chiesa conduce la guerra di sterminio
degli eretici. Esso si sovrappone e si sostituisce alla competenza dei vescovi, in quanto è esercitata per mezzo di
delegati pontifici che agiscono in piena autonomia. Essi sono inviati nelle diverse nazioni per cercare e reprimere
l'eresia, a livello individuale o comunitario. L'inquisizione si fonda sul principio della ricerca delle eretici: per
questo l'inquisitore viaggia e si sistema nelle diverse località di una regione su cui ha giurisdizione e vi apre le
sessioni del tribunale con l'editto di grazia e l'editto di fede. Con l'editto di grazia sollecita la confessione
spontanea delle eretici, cui segue la remissione della colpa e l'irrogazione delle pene canoniche. L'editto di fede
apre la fase delle delazioni perché impone a chiunque di denunciare i casi evidenti o soltanto sospetti di eresia.
La procedura si sviluppa contestando la colpa dell'interessato, ma senza la presenza di avvocati o assistenti e
prosegue utilizzando lo strumento della tortura fisica. Il processo si conclude con una sentenza contro cui non è
ammesso appello. Il diritto canonico prevede una serie di pene che vengono comminate a seconda della gravità
della colpa, ammesso che l'eretico non si penta e non si converta. Esse prevedono il carcere, la confisca dei beni,
la distruzione della casa, l'esclusione dei figli degli eretici dalle cariche ecclesiastiche fino alla seconda
generazione. L'inquisitore ha sempre la possibilità di consegnare il condannato al braccio secolare che
autonomamente provvede all'esecuzione capitale in linea di massima attraverso combustione.
La Res Publica Christiana si realizza compiutamente soltanto con l'affermazione della tendenza teocratica che,
rovesciandolo schema cesaropapista, pone al vertice dei poteri quello pontificio. Tuttavia il Papa non ha mai
voluto farsi imperatore, ma ha preteso di assoggettare l'imperatore al proprio controllo, rendendo lui e le altre
autorità civili esecutori delle leggi, delle decisioni della Chiesa. Di qui il conflitto che caratterizza l'epoca
teocratica tra Papato e impero, dal momento che l'impero pur accettando la logica Confessionista del sistema non
ha mai accettato la subalternità piena al Papato.
Gregorio VII per la prima volta afferma che il Papa può deporre l'imperatore: tuttavia non lo può deporre a suo
piacimento per contrasti politici o temporali ma soltanto quando l'imperatore, in quanto civis-Fidelis sottoposto
alla sua giurisdizione spirituale, incorre in qualche colpa grave che legittima l'adozione di sanzioni spirituali. Per
cui la deposizione dal trono imperiale è una mera è inevitabile conseguenza di un provvedimento squisitamente
spirituale.
Nel corso dei secoli ci sono state numerose deposizioni di imperatori che testimoniano le sempre maggiori
pretese pontificie. Tra i casi più eclatanti c'è quello di Federico II, che collezionò più scomuniche di ogni altro
imperatore.
Spettò proprio a Federico II, dopo l'ennesima scomunica, lanciare il primo avvertimento ai sovrani d'Europa che
in ciascun paese stavano costituendo gli stati nazionali e li mise in guardia sul fatto che il potere reclamato dei
pontefici era ormai senza confini.
Il sogno teocratico si infranse a causa di Filippo il bello, il quale, sul finire del 300, riuscii ad umiliare il Papa
Bonifacio VIII e a cambiare il corso della Chiesa e d'Europa. Il conflitto si annuncia quando il Papa in una bolla
dichiarò di voler fare da intermediario tra Inghilterra, Francia e Germania dal momento che le controversie tra
questi paesi coinvolgevano questioni di competenza della Santa Sede. Il re di Francia, invece, come risposta,
informò il legato pontificio che il governo del regno compete a lui soltanto è che egli non riconosceva alcuna
autorità superiore e non intendeva sottoporre ad alcuno le questioni del governo temporale.
Filippo il bello convocò gli stati generali di Francia ai quali sottopose la questione se fosse lecito al Papa
esercitare la sovranità temporale sul re e in terra francese. Laici e Clero francesi risposero negativamente. Filippo
il bello finì con umiliare ad Anagni Bonifacio VIII di fronte all'Europa intera, provocandone di lì a poco la morte.
Da questo momento in poi in Europa si crea una nuova situazione: comincia un cammino quasi inverso a quello
che aveva portato il papato a primeggiare sull'impero e la Chiesa a dominare sulla società civile. Adesso è il
papato che perde in potere, autorevolezza, dimensione universale. Clemente V si convince a trasferire la Sede
Pontificia ad Avignone e questo periodo, definito cattività avignonese, dimostra al mondo intero che il Papa è
stato sradicato da quella centralità che si era costruita.
Quando termina l'esilio avignonese, si apre per la Chiesa la crisi interna che sfocia nel grande scisma
d'Occidente, scisma provocato dalla divisione del collegio Cardinalizio, che elesse due pontefici, attorno ai quali
si raccolsero cardinali di diversa obbedienza.
La crisi viene risolta utilizzando lo strumento ecclesiastico del concilio ecumenico, al quale veniva riconosciuto
un certo potere di intervento per eventuali crisi di vertice. Nel concilio di costanza, ci fu il ridimensionamento del
ruolo del pontefice e venne affermatala superiorità del concilio in materia di fede e di disciplina; in più si
tratteggiò il ruolo del Papa alla stregua di quello di un monarca costituzionale.
Ciò che cambiò dunque è l'idea del Papa: i sovrani nazionali tendevano ormai a ridurre i poteri della sede
romana.
Mentre Roma vive la prima decadenza del papato, maturano a destra ed ovest del continente fatti ed eventi storici
che rimodellano la carta religiosa dell'Europa e segnano i confini definitivi tra cristianesimo e Islam. La
conquista di Costantinopoli del 1453 da parte dell'impero romano è allo stesso tempo il coronamento di secolari
ambizioni del mondo islamico e il risultato delle perduranti divisioni tra le chiese cristiane d'oriente e
d'Occidente.
Agli occhi di Lutero, Roma si è appropriata della Chiesa è la piegata alle sue esigenze e ai suoi interessi, l'ha
riempita di regole costruite da mano umana, fino ad informarla e farne qualcosa di completamente diverso da
quella voluta dal suo fondatore.
Lutero critica anche le indulgenze, perché con esse Roma vende un po' dovunque il riscatto per denaro di annate
di purgatorio.
Quando alla porta della chiesa del castello di Wittenberg vengono esposte le 95 tesi di Lutero, quest'ultimo trova
immediati e inaspettati sostegni da parte di personalità politiche che gli garantiscono per anni l'immunità e la
sicurezza contro le tante richieste di consegna nelle mani dell'autorità ecclesiastica che giungono da Roma.
In queste tesi:
quindi alla parola di Dio. I fedeli devono leggere direttamente le scritture e sentirsi tutti uguali. Cade in questo
modo la distinzione tra ecclesiastici e laici, che non ha alcuna ragione di esistere.
Papa, vero usurpatore di poteri non suoi.
vengono cancellati anche i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza.
agiscono in modo diverso. Il primo è governato da Dio attraverso la sua parola e il Vangelo. Il regno secolare
si fonda su regole che derivano in buona sostanza dalla colpa e dal peccato che hanno corrotto nell'intimo la
natura umana.
temporale.
non ci sono più tutte le intromissioni ecclesiastiche nella vita privata, finanziaria, pubblica dei singoli e della
collettività.
la guida di un concistoro che diventa una assemblea composta da consiglieri del principe, e esperti di diritto e
teologia e diretta dal sovrano territoriale. Dunque si rovescia lo schema presente nei paesi cattolici: mentre in
questi la Chiesa si unisce al potere politico ma poi rivendica vaste competenze temporali, con Lutero lo Stato
è lasciato libero di fare quel che vuole senza che altra autorità possa criticarlo o contestarlo.
Lutero cambia la storia d'Europa e provoca una nuova divisione religiosa e politica del continente. Nascono
movimenti e chiese nuove, ciascuno dei quali pende dalle scritture ciò che più gli sembra importante o che più gli
aggrada e vi costruisce attorno una istituzione, una dottrina, una liturgia.
Nasce il calvinismo, gli anabattisti, i puritani, i metodisti, i Pentecostali, gli avventisti. Tutti questi movimenti
rifiutano autorità centrali troppo potenti e vogliono la loro autonomia, dandosi una struttura istituzionale più o
meno marcata.
Peculiare la vicenda che coinvolge l'Inghilterra, dove Enrico VIII si distacca da Roma quando questa non vuole
invalidare il suo matrimonio con Caterina d'Aragona: per questo fece approvare dal parlamento l'atto di
supremazia con il quale si vede riconosciuto il titolo di Unico Supremo capo della Chiesa d'Inghilterra. Nasce
così la Chiesa anglicana, che mantiene molti tratti del cattolicesimo, ma su due questioni segue integralmente la
lezione protestante, ossia l'abolizione del celibato dei periti e la soppressione dei monasteri con il conseguente
incameramento dei beni.
La riforma Luterana influenza direttamente anche l'altra parte d'Europa che resta cattolica. I sovrani cattolici
sanno che i protestanti hanno torto sul piano della dottrina, ma hanno ragione quando sostengono che il costume
del clero è discutibile soprattutto nei confronti del denaro e dell'accumulazione delle ricchezze, che il foro
ecclesiastico è troppo invadente in questioni che hanno poco a che vedere con questioni ecclesiastiche e che
l'attività dell'inquisizione semina paura in ogni ambiente.
I sovrani e gli stati cattolici restano fedeli alla Chiesa di Roma, ma sentono di dover prestare da vicino la Chiesa
e le sue strutture, controllarle, limitarne l'influenza sullo Stato e sui cittadini.
Da qui nasce il giurisdizionali istmo che si afferma in Europa tra il XVI e il ventesimo secolo. In una prima fase,
ogni atto normativo della Chiesa acquista efficacia solo se munito del placet regio, che viene concesso o negato
in funzione degli interessi dello Stato nel momento. Successivamente il placet regio è condizione per la validità
stessa dell'atto normativo.
Con l'affermazione del principio per il quale la legge è frutto esclusivo della potestà e capacità legislativa dello
Stato, il diritto canonico viene di fatto posto ai margini della realtà giuridica Statuale e le stesse prerogative e
immunità ecclesiastiche finiscono col diventare vere e proprie eccezioni al diritto comune che lo Stato tollera più
o meno malvolentieri.
Su un punto l'Europa, divisa religiosamente e politicamente, è ancora unita, sull'intolleranza che ciascuno Stato,
protestante o cattolico che sia riserva a quanti non si riconoscono nelle rispettive religioni ufficiali.
Il primo impatto della riforma è quello di moltiplicare le eresie e gli eretici in tutta Europa. Ciascuno è eretico nei
confronti degli altri, quindi ciascuno, ritenendosi nel vero, cerca di distruggere gli altri.
Oltre le guerre interne a ciascuno Stato, per annientare i rispettivi eretici, guerre di religione ancor più disastrose
vengono combattute nei territori tedeschi che si dividono tra l'adesione alla riforma della fedeltà al Papa. Al
termine delle guerre vengono stipulati due trattati che introducono i primi illimitati riconoscimenti del diritto di
libertà religiosa, che valgono solo per le terre germaniche. La pace di Augusta sancisce il principio per il quale il
sovrano è capo religioso nel suo territorio e può scegliere la religione cattolica o quella Luterana. I sudditi
devono seguire la religione del sovrano oppure emigrare in uno stato in cui si professi la propria fede.
La pace di Westfalia ribadisce che oltre le religioni cattolica, Luterana e calvinista, non sono tollerate altre
religioni; tuttavia, il sovrano può concedere ai sudditi di praticare in forma privata il proprio culto, anche se
diverso dai tre citati, e di educare in esso i figli, senza subire discriminazioni.
Una rivoluzione epocale da quando il cristianesimo è stato dichiarata religione dell’impero, si realizza quando sul
finire del 700 si affermano negli Stati Uniti d'America e in Francia i principi delle istituzioni dello Stato
moderno separatista. Se il protestantesimo aveva disseminato l’occidente di chiese e di movimenti religiosi i
L'opposto accade negli stati cattolici europei, in particolare in Francia dove scoppia la scintilla rivoluzionaria del
accumulato ricchezza e potere più di qualunque altro soggetto. Nasce perciò uno stato accentrato e burocratico e
la Chiesa cattolica, invece di cogliere l'opportunità storica per una riforma della sua presenza sociale, interpreta
gli eventi che si collegano la svolta separatista come il frutto di una rivolta contro l'ordine antico, contro la
volontà divina e contro i diritti inalienabili dell'unica vera religione, e dichiara una guerra totale contro la
modernità ponendosi come il nemico irriducibile dello Stato liberale.
Gli Stati Uniti d'America garantiscono la libertà religiosa per ogni cittadino o gruppo sociale. Tuttavia, se il
cittadino viene e emancipato dalla soggezione ai due poteri, civile ed ecclesiastico, e potrà professare qualsiasi
opinione o fede religiosa, nell'ordinamento statunitense si afferma un particolare favor religionis. Ne conseguano
ostilità e diffidenza verso ogni posizione non religiosa o ateistica, in quanto la religiosità e il rigorismo morale
sono talmente radicati da rendere inconcepibile indifferenza religiosa. L'ostilità dunque discende dall'impronta
strettamente cristiana della legislazione tanto che in America si può parlare più di libertà nella religione che di
libertà dalla religione.
Inoltre, lo Stato nordamericano lascia largo spazio ai soggetti privati, e tra questi alle chiese e confessioni
religiose, in ambiti sociali e si limita a svolgere una funzione amministrativa e di coordinamento centrale.
L'appartenenza di cittadini ai gruppi Confessionali è solo in parte questione privata mentre si riflette nei
principali istituti della vita civile: infatti il matrimonio resta a lungo riconosciuto solo in quanto contratto con
vincolo religioso è l'istruzione è permeata di Confessionismo. In sostanza, il separatismo americano si qualifica
per l'essere amico della religione e delle chiese è ostile verso ogni forma di miscredenza e di ateismo.
Se il separatismo del Nord America è sinonimo di concordia tra le chiese e tra chiese e Stato, in Europa,
soprattutto in Francia, separatismo è sinonimo di modernità e di conflitto insieme, di conquista di libertà e di
anticlericalismo, di evoluzione e di fratture sociali.
In Francia di vengono sanciti i principi fondamentali di una società laica e democratica, come il principio di
uguaglianza, il diritto di libertà religiosa, il diritto di opinione e di parola, l'abolizione dei diritti feudali e dei
privilegi clericali.
Lo Stato decide come deve essere organizzata la Chiesa, opera una nuova sistemazione delle diocesi e decreta
che i vescovi e i parroci devono essere eletti dalla popolazione con la partecipazione anche di non cattolici. Lo
stato quindi si fa protagonista della reformatio ecclesiae. Il clero e stipendiato dallo Stato e si impone a tutti gli
ecclesiastici il giuramento di fedeltà alla costituzione civile.
Nella seconda fase della rivoluzione francese prevale invece l'ostilità antireligiosa e si cerca di liquidare
l'avversario. Dopo la follia sanguinaria del terrore, resta all'Europa l'eredità della prima rivoluzione e con essa la
salutare separazione tra Stato e Chiesa. Alla neutralità dello Stato nei confronti di qualsiasi fede o dottrina
religiosa corrisponde la piena di libertà religiosa per i cittadini, che si estende alla garanzia della libertà di
coscienza comprensiva degli orientamenti ateistici. La religione insomma diventa una questione privata che non
deve toccare la sfera pubblica dello Stato. Tuttavia di dentro questa riforma si celano anche le forzature del
separatismo: si aboliscono gli ordini religiosi essi incamerano i loro beni, si cancellano segni simboli da ogni
istituzione sociale, nessuna cerimonia pubblica può avere carattere religioso, la scuola viene la eccitata.
L'800 è il secolo della svolta laica e separatista, anche se ciascun paese la vide e la assimila a modo suo.
In Francia, Napoleone, concludendo con la Santa Sede un concordato, riconfessionalizza l'ordinamento, ma dopo
il crollo dell'impero napoleonico, tale concordato viene abolito e da quel momento la Francia torna ad essere il
paese separatista per eccellenza.
In Italia, dopo l'unificazione nazionale, viene creata una forma moderata di separatismo, che viene creata e
sviluppata senza alcuna forma di violenza, ma con una particolare attenzione alle esigenze di libertà e di
autonomia del cattolicesimo italiano.
Di in Gran Bretagna si cerca di riconoscere progressivamente la libertà religiosa, mentre in Germania alla fine
del 700 viene concessa ad ogni abitante dello Stato piena libertà di credenza e di coscienza.
Il XX secolo è segnato dal trionfo e dalla caduta del totalitarismo ideologico e dello Stato totalitario. Morale,
diritti umani, rispetto della persona sono considerati dallo Stato totalitario come debolezze ingannatrici, mentre i
miti della razza, della classe, della conquista e sottomissione di altri popoli di altre nazioni trionfano facendo del
900 il secolo delle i biologi di guerra e delle guerre di sterminio dell'umanità.
Il totalitarismo comunista , che si realizza in Russia, proclama che sono nemici storici tutti coloro che non si
riconoscono nel progetto di edificare una società senza classi che pongono tra questi nemici storici e la religione
e le chiese. In particolare, la religione è da combattere soprattutto sul terreno ideologico.
La svolta separatista del 1917 realizza una vera e profonda modernizzazione, introducendo molte riforme: si
ritrovano la fine del cesaropapismo, la proclamazione del diritto di libertà religiosa e di coscienza, la
laicizzazione degli apparati pubblici, la riduzione della religione e delle chiese a fenomeni privati, la totale
irrilevanza civile dei rapporti interconfessionali. Tuttavia tale assetto ideologico del nuovo sistema normativo
finisce con lo stravolgere il concetto stesso di separatismo. L'abolizione della proprietà e dell'iniziativa privata
trasforma la condizione delle chiese riducendole ad un livello di totale emarginazione. Di fatto, quasi tutto viene
consegnato nelle mani dello Stato, nulla resta nella disponibilità dei privati, e quindi delle chiese. Viene abolito,
oltre all'insegnamento religioso nelle scuole pubbliche, il concetto stesso di scuola privata. Vengono proibite
riunioni religiose o di altro genere e non soltanto viene abolita la proprietà e ecclesiastica e esistente, perché
nazionalizzate integralmente, ma si inibisce alla stessa possibilità di accumulo di Beni per le chiese.
Il separatismo viene poi svuotato di ogni contenuto di laicità quando l'ordinamento sovietico cancellala neutralità
della legge in materia religiosa e plasma un vero stato ideologico ad impronta ateistica: nelle scuole si procede
alla divulgazione dell'ateismo scientifico, nel partito comunista è ammesso soltanto chi è ateo e, per disposizione
costituzionale, l'accesso alle principali cariche direttive dello Stato è riservato soltanto i membri del partito. Per
cui, in unione sovietica la fede religiosa e espone i cittadini al rischio di emarginazione e persecuzione.
Nel totalitarismo di destra , invece, la paura del comunismo spinge le borghesi e nazionali ad allearsi con quei
movimenti di tipo fascistico che promettono ordine e restaurazione dell'autorità, e coltivano disegni di potenza
economica e militare.
La religione, in particolare quella cattolica, svolge un ruolo non secondario nella crisi del regime liberale,
soprattutto perché sono tutti cattolici quei paesi nei quali il fascismo si afferma. Il ruolo del cattolicesimo è
spesso decisivo, perché i regimi totalitari vogliono fare della Chiesa uno strumento di coesione sociale e di
La seconda modernità investe appieno la questione religiosa e le tradizioni Confessionali Europee. Accanto al
cristianesimo esistono larghe fasce di pensiero e di ateismo essi affermano movimenti religiosi di nuova
formazione o di derivazione orientale. Inoltre, il flusso migratorio di massa degli ultimi decenni provoca
l'inserimento nel tessuto sociale di popolazioni, pratiche di vita e di costume, legate a culture e religioni diverse,
spesso di origine islamica, che appaiono in qualche punto contrapposte a principi e valori fondamentali della
tradizione europea. In questo modo, il fenomeno del multiculturalismo e la relativa diffusione di nuovi
movimenti religiosi riflette una sorta di pluralismo senza confini che caratterizzala seconda modernità.
I cambiamenti più graduali e meno cromatici intervengono nelle due forme classiche di separatismo Negli Stati
Uniti e in Francia, in un cammino di convergenza che fa a costare modelli un tempo molto diversi. Nel
separatismo statunitense si è andato estinguendosi quel favor religionis che lo caratterizzava alle origini, e che
era alla base dell'ostilità verso il libero pensiero e verso l'ateismo.
L'altra forma di separatismo, quello francese, invece, vede attenuarsi all'opposto l'impronta di ostilità nei
confronti della religione e della Chiesa cattolica in particolare.
Per quanto riguardala riforma dei vecchi concordati, soprattutto in Spagna e in Italia, essa li ha trasformati da
STRUMENTI neoconfessionista in accordi fondati sulla reciproca autonomia tra Stato e Chiesa, con l'abolizione,
oltre che della religione di Stato, di quel tessuto normativo che mortificava l'autonomia e la laicità delle
istituzioni pubbliche. Ciò non ha impedito la sopravvivenza di alcuni residui del passato, in particolare e
perdurante riconoscimento della giurisdizione canonica delle nullità matrimoniali.
A conclusione di questo processo di rinnovamento e di revisione, che ha investito prima l'Europa occidentale e
poi quella centrale ed orientale, si può dire che quasi non c'è paese europeo che non viva oggi in un sistema
giuridico rispettoso della libertà politica, religiosa e di pensiero. Inoltre, deve segnalarsi che quasi metà
dell'Europa ha stipulato con rinnovato un concordato con la Santa Sede o delle intese con altre confessioni
religiose.
Infine, la seconda modernità vede riannodarsi i fili del confronto e dello scontro fra le tre religioni del libro nella
terra in cui sono germinate. Nel dopoguerra è nato lo Stato di Israele, che rappresenta la patria per tutti quegli
ebrei che vogliono accedervi o tornarvi e la legge delle ritorno del 1950 agevola l'immigrazione ebraica e
costituisce lo strumento per il consolidamento etnico ebraico dello Stato.
Il rifiuto dello Stato ebraico da parte araba e la mancata realizzazione dello Stato palestinese, secondo le
decisioni dell'Onu del 1947, provocano un conflitto permanente tra Israele e mondo arabo che è tra le cause non
secondarie e l'insorgenza del fondamentalismo islamico.
D'altra parte, il mondo islamico è da sempre assoggettato a dittature feroci che impediscono un'evoluzione
democratica della società. L'incontro tra dittatura del fondamentalismo si è tradotto in una miscela da cui è
derivata la pratica terrorista che ha colpito a lungo Israele, ma che ha colpito anche gli Stati Uniti, la Spagna nel
2004 e l'Inghilterra nel 2005.
Dunque la piena riconciliazione tra le grandi tradizioni cristiane e tra le religioni del libro nelle regioni
mediterranee costituisce ancora oggi un'utopia.
Ci sono tre direttrici fondamentali e gerarchicamente ordinate che caratterizzano la laicità del nostro
ordinamento.
Laicità dello Stato e libertà religiosa : esse sono state affermate dagli artt. 2, 3,8.19 della costituzione. Questi
artt. affermano il diritto di libertà e uguaglianza di cittadini in materia religiosa. Il diritto di professare
liberamente la propria fede religiosa ( articolo 19), l'uguaglianza di cittadini senza distinzione di religione
(articolo 3), e il riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo (articolo 2) costituiscono i capisaldi che lo
Stato laico che esclude qualsiasi tipo di limitazione, discriminazione o condizionamento di cittadini sotto il
profilo religioso. Inoltre, l'articolo 8 che afferma che " tutte le confessioni sono ugualmente libere di fronte alla
legge " esclude che lo Stato sia in qualche modo interessato a favorire l' espansionismo di una confessione
rispetto alle altre. Quindi laicità è assunto a livello costituzionale nel significato di neutralità dello Stato
rispetto alle molteplici espressioni della fenomenologia religiosa.
Carattere sociale e valore storico della religione e delle confessioni religiose: lo Stato riconosce le
formazioni sociali, tra le quali si annoverano le confessioni religiose, nelle quali si svolge la personalità
dell'uomo e si impegna a rimuovere gli ostacoli che limitandola libertà e l'uguaglianza anche religiosa di
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (articolo 3). Inoltre sancisce il diritto di
organizzarsi di tutte le confessioni religiose e si propone di entrare in rapporto con esse attraverso accordi
(Concordato o intese) che disciplinano le relazioni ecclesiastiche. Lo Stato, dunque, vede la libertà religiosa
come libertà positiva, nel senso che ritiene necessario intervenire per agevolare e favorire l’effettività del
diritto di libertà religiosa da parte di cittadini e delle istituzioni confessionali. Il carattere sociale della religione
provoca una divaricazione nel sistema delle fonti del diritto ecclesiastico, che vengono distinte tra:
stipulazione del Concordato e delle intese.
Rapporto pubblico-privato: nella tradizione europea ottocentesca, lo Stato era il principale soggetto attivo e
gestore dei servizi pubblici essenziali come la scuola, l'educazione e l'assistenza, mentre le iniziative private in
campo scolastico, educativo e assistenziale sono rimaste fortemente minoritarie nella costituzione e riconosce
sempre il ruolo di privati con qualche remora, anteponendo sempre le funzioni sociali dello Stato e degli enti
pubblici territoriali. Tuttavia, la dottrina ha cercato di attenuare lo squilibrio tra pubblico e privato cercando di
far guardare con favore la dimensione privatistica.
In conclusione si può dire che il sistema di relazioni tra Stato e Chiesa che si era radicato nell'ordinamento
italiano si fonda su tre principi fondamentali: la piena neutralità e laicità dello Stato in materia religiosa che
garantisce il diritto di libertà e d'uguaglianza religiosa a tutti cittadini; il riconoscimento del carattere sociale
della religione e la scelta del mondo pattizio per regolare i rapporti istituzionali tra Stato di chiese; il mutamento
del rapporto tra pubblico e privato attraverso un più ampio riconoscimento dei diritti e delle agevolazioni per le
iniziative e le strutture privatistiche. Da ciò deriva la qualificazione di Stato laico sociale.