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Immanuel Kant: Vita, Opere e Filosofia, Appunti di Filosofia

Una panoramica della vita, delle opere e della filosofia di immanuel kant, uno dei più importanti filosofi dell'illuminismo. Le principali opere di kant, tra cui la critica della ragion pura, la critica della ragion pratica e la critica del giudizio, e analizza i suoi concetti chiave, come il criticismo, la rivoluzione copernicana, le categorie dell'intelletto, la legge morale e la libertà.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 13/03/2025

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KANT
1.VITA E OPERE
Immanuel Kant nacque da famiglia di origine scozzese a Konigsberg, allora capoluogo della
Prussia orientale, nel 1724. Fu educato nel Collegium Fridericianum. Uscito dal collegio,
Kant studiò filosofia, matematica e teologia all’Università di Konigsberg. Dopo gli studi
universitari fu precettore privato in alcune case patrizie. Nel 1755 ottenne la libera docenza
presso l’Università di Konigsberg e per 15 anni svolse presso l’università i suoi corsi liberi su
varie discipline. Nel 1770 fu nominato professore ordinario di logica e metafisica in
quell’Università. Kant tenne questo posto sino alla morte. L’esistenza di Kant è priva di
avvenimenti drammatici e di passioni, con pochi affetti e amicizie, interamente concentrata in
uno sforzo continuo di pensiero che si accompagnava ad uno stile di vita basato su rigide
abitudini. Kant non fu però estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Simpatizzò con
gli americani nella loro guerra d’indipendenza e con i francesi nella loro rivoluzione che
giudicava diretta a realizzare l’ideale di libertà politica. Il suo ideale politico, quale egli lo
delineò nello scritto Per la pace perpetua (1795), era una costituzione repubblicana «fondata
in primo luogo sul principio di libertà dei membri si una società, come uomini; in secondo
luogo sul principio d’indipendenza di tutti, come sudditi; in terzo luogo sulla legge
dell’uguaglianza, come cittadini».
Il solo contrasto notevole della sua vita è il contrasto in cui venne a trovarsi col governo
prussiano dopo la pubblicazione della seconda edizione della Religione nei limiti della
semplice ragione. Negli ultimi anni Kant fu preso da una debolezza senile che lo privò
gradualmente di tutte le sue facoltà. Mo nel 1804, mormorando «Es ist gut» (sta bene).
Sulla sua tomba furono incise le seguenti parole, tratte dalla Critica della ragion pratica: «Il
cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me».
Nell’attività letteraria di Kant si possono distinguere tre periodi:
1. nel primo, che va fino al 1760, prevale l’interesse per le scienze naturali; l’opera principale
è del 1755. Storia naturale universale e teoria dei cieli;
2. nel secondo periodo, che va fino al 1781, prevale l’interesse filosofico, si determina il
distacco dal dogmatismo l’orientamento verso l’empirismo inglese e il criticismo;
3. il terzo periodo, dal 1781 in poi, è quello della filosofia trascendentale.
Il secondo periodo si conclude con un’opera che anticipa il periodo critico: la dissertazione
De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (Forma e principi del mondo
sensibile e intelligibile) o semplicemente Dissertazione del 1770. In tale opera Kant
stabilisce la distinzione tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale:
• la conoscenza sensibile è dovuta alla ricettività (o passività) del soggetto che si modifica
in presenza dell’oggetto; essa è la conoscenza delle cose uti apparent (= come appaiono),
ovvero dei fenomeni (manifestazioni degli oggetti);
• la conoscenza intellettuale, che è una facoltà del soggetto, è la conoscenza delle cose uti
sunt (=come sono in sé) ovvero dei noumeni (inconoscibili).
Per quanto riguarda la conoscenza intellettuale, bisogna precisare che nel 1770 Kant è
ancora legato a una visione tradizionale in quanto è dell’opinione che l’intelletto possa
andare oltre l’apparenza per cogliere la vera realtà. Tale visione sarà abbandonata nel terzo
periodo.
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KANT

1.VITA E OPERE

Immanuel Kant nacque da famiglia di origine scozzese a Konigsberg, allora capoluogo della Prussia orientale, nel 1724. Fu educato nel Collegium Fridericianum. Uscito dal collegio, Kant studiò filosofia, matematica e teologia all’Università di Konigsberg. Dopo gli studi universitari fu precettore privato in alcune case patrizie. Nel 1755 ottenne la libera docenza presso l’Università di Konigsberg e per 15 anni svolse presso l’università i suoi corsi liberi su varie discipline. Nel 1770 fu nominato professore ordinario di logica e metafisica in quell’Università. Kant tenne questo posto sino alla morte. L’esistenza di Kant è priva di avvenimenti drammatici e di passioni, con pochi affetti e amicizie, interamente concentrata in uno sforzo continuo di pensiero che si accompagnava ad uno stile di vita basato su rigide abitudini. Kant non fu però estraneo agli avvenimenti politici del suo tempo. Simpatizzò con gli americani nella loro guerra d’indipendenza e con i francesi nella loro rivoluzione che giudicava diretta a realizzare l’ideale di libertà politica. Il suo ideale politico, quale egli lo delineò nello scritto Per la pace perpetua (1795), era una costituzione repubblicana «fondata in primo luogo sul principio di libertà dei membri si una società, come uomini; in secondo luogo sul principio d’indipendenza di tutti, come sudditi; in terzo luogo sulla legge dell’uguaglianza, come cittadini». Il solo contrasto notevole della sua vita è il contrasto in cui venne a trovarsi col governo prussiano dopo la pubblicazione della seconda edizione della Religione nei limiti della semplice ragione. Negli ultimi anni Kant fu preso da una debolezza senile che lo privò gradualmente di tutte le sue facoltà. Morì nel 1804, mormorando «Es ist gut» (sta bene). Sulla sua tomba furono incise le seguenti parole, tratte dalla Critica della ragion pratica: «Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me».

Nell’attività letteraria di Kant si possono distinguere tre periodi :

  1. nel primo, che va fino al 1760, prevale l’interesse per le scienze naturali; l’opera principale è del 1755. Storia naturale universale e teoria dei cieli;
  2. nel secondo periodo, che va fino al 1781, prevale l’interesse filosofico, si determina il distacco dal dogmatismo l’orientamento verso l’empirismo inglese e il criticismo;
  3. il terzo periodo, dal 1781 in poi, è quello della filosofia trascendentale. Il secondo periodo si conclude con un’opera che anticipa il periodo critico: la dissertazione De mundi sensibilis atque intelligibilis forma et principiis (Forma e principi del mondo sensibile e intelligibile) o semplicemente Dissertazione del 1770. In tale opera Kant stabilisce la distinzione tra conoscenza sensibile e conoscenza intellettuale:
  • la conoscenza sensibile è dovuta alla ricettività (o passività) del soggetto che si modifica in presenza dell’oggetto; essa è la conoscenza delle cose uti apparent (= come appaiono), ovvero dei fenomeni (manifestazioni degli oggetti);
  • la conoscenza intellettuale , che è una facoltà del soggetto, è la conoscenza delle cose uti sunt (=come sono in sé) ovvero dei noumeni (inconoscibili). Per quanto riguarda la conoscenza intellettuale, bisogna precisare che nel 1770 Kant è ancora legato a una visione tradizionale in quanto è dell’opinione che l’intelletto possa andare oltre l’apparenza per cogliere la vera realtà. Tale visione sarà abbandonata nel terzo periodo.

Concentriamoci quindi sulla conoscenza sensibile. In esso si distingue la materia dalla forma:

  • la materia è la sensazione , che è una modificazione del soggetto in presenza dell’oggetto,
  • la forma è la legge che ordina la materia sensibile. La legge è costituita dallo spazio e dal tempo. Questi non sono oggetti d’esperienza, ma sono intuizioni pure, cioè sono conoscenze che il soggetto già possiede dentro di sé e che sono il presupposto di ogni esperienza.

2. IL CRITICISMO COME “FILOSOFIA DEL LIMITE”

Il pensiero di Kant è detto “criticismo” perché, contrapponendosi all’atteggiamento mentale del dogmatismo (che consiste nell’accettare opinioni e dottrine senza interrogarsi sulla loro effettiva consistenza), fa della “critica” lo strumento per eccellenza della filosofia. “Criticare”, nel linguaggio tecnico di Kant, significa interrogarsi programmaticamente circa il fondamento di determinate esperienze umane, chiarendone le possibilità (= le condizioni che ne permettono l’esistenza), la validità (= i titoli di legittimità o non-legittimità che le caratterizzano) e i limiti (= i confini della validità). Nell’istanza critica di Kant risulta dunque centrale e qualificante l’aspetto del limite. Pertanto, il criticismo si configura come una filosofia del limite. Limite dettato dall’esperienza, in quanto, procedendo oltre questa, non vi sono prove della fondatezza della conoscenza.

3. LA CRITICA DELLA RAGION PURA

La Critica della ragion pura è sostanzialmente una critica (= indagine che vuole stabilire i limiti di un’esperienza e riconoscere la validità della stessa) dei fondamenti del sapere. Ai tempi di Kant la scienza e la metafisica si presentavano in modo diverso:

  • sapere scientifico (matematica e fisica): il valore di tale sapere è certo poiché attestato dal fatto che gli scienziati fossero d’accordo sulle scoperte fatte e dai continui progressi;
  • sapere metafisico : non ha un valore certo poiché non è un sapere in evoluzione e poiché non è un sapere condiviso, essendo che fornisce soluzioni antitetiche ai medesimi problemi. Nella Critica della ragion pura il discorso verte sulla scienza. La scienza è un sapere che, pur partendo dall’esperienza e pur alimentandosi continuamente da essa, si basa su principi assoluti, cioè su verità immutabili, universali e necessarie, che fungono da pilastri del sapere scientifico. Kant allora ci dice che, secondo la teoria del giudizio, ci sono due tipi di giudizio:
  • GIUDIZIO ANALITICO A PRIORI : viene enunciato a priori, senza bisogno di ricorrere all’esperienza. Si formula analizzando un concetto, prendendone una caratteristica e predicandolo (es. «i corpi sono estesi»). Si basa quindi sul criterio di non-contraddizione , è necessario e universale, ma non euristico, vale a dire che non amplia le conoscenze;
  • GIUDIZIO SINTETICO A POSTERIORI : si formula sulla base dell’esperienza, per questo il predicato dice qualcosa di nuovo rispetto al soggetto (es. «i corpi sono pesanti»). Questi giudizi, pur ampliando le conoscenze, sono privi di universalità e necessità perché poggiano esclusivamente sull’esperienza. I principi assoluti su cui si basa la scienza sono GIUDIZI SINTETICI A PRIORI : giudizi poiché consistono nell’aggiungere un predicato a un soggetto; sintetici perché il predicato dice qualcosa di nuovo e di più rispetto ad esso; a priori perché essendo universali e necessari non possono derivare dall’esperienza.
  • Dialettica trascendentale , che studia la ragione e le sue idee di anima, mondo e Dio, mostrando come su di esse si fondi la metafisica.

3.3. ESTETICA TRASCENDENTALE

Nell’Estetica Kant studia la sensibilità e le sue forme a priori (spazio e tempo). Kant considera la sensibilità recettiva, in quanto essa non genera i propri contenuti a li accoglie per intuizione dall’esperienza esterna o dall’esperienza interna. Tuttavia la sensibilità non è soltanto recettiva ma è anche attiva, perché organizza i dati empirici servendosi delle sue modalità: lo spazio e il tempo. Lo spazio è la forma del senso esterno, cioè la condizione che ci permette di rappresentare gli oggetti esterni e di disporli «l’uno accanto all’altro». Il tempo è la forma del senso interno, cioè la condizione grazie alla quale si ha la rappresentazione sensibile degli stati d’animo, che sono disposti uno dopo l’altro, secondo un ordine di successione. Circa spazio e tempo, Kant parla di realtà empirica e identità trascendentale: spazio e tempo sono reali e oggettivi rispetto alla realtà fenomenica, ma sono ideali o soggettivi rispetto alla realtà in sé.

3.4. ANALITICA TRASCENDENTALE

La seconda parte della dottrina degli elementi è la Logica trascendentale, un tipo di logica che si distingue da quella formale in quanto non si limita a studiare i meccanismi formali del pensiero, ma indaga circa l’origine, l’estensione e la validità oggettiva delle conoscenze a priori che sono proprie dell’intelletto (studiato dall’Analitica trascendentale) e della ragione (studiata dalla Dialettica trascendentale). In un famoso passo Kant precisa che sensibilità e intelletto sono entrambi indispensabili alla conoscenza. L’intelletto si basa su concetti e i concetti possono essere:

  • empirici , cioè costituiti dai materiali ricavati dall’esperienza;
  • puri , contenuti a priori nell’intelletto. I concetti puri, o categorie, rappresentano le supreme funzioni unificatrici dell’intelletto che sono in altre parole le modalità innate che permettono di collegare nel giudizio un predicato ad un soggetto.

Kant si trova poi di fronte al problema della giustificazione della validità delle categorie e denomina tale problema «deduzione trascendentale». Kant risponderà in seguito affermando che come le cose per essere conosciute sensibilmente devono sottostare alle forme della sensibilità (spazio e tempo), così per essere pensate devono sottostare alle forme dell’intelletto (le dodici categorie).

3.5. DIALETTICA TRASCENDENTALE

Nella Dialettica Kant affronta il problema circa la scientificità della metafisica, cioè se la metafisica può considerarsi una scienza o se è destinata alla non-scientificità. Secondo Kant, la ragione non si appaga del mondo fenomenico, che è il mondo del condizionato e del relativo, e trasforma la molteplicità ordinata ma infinita di fenomeni in una totalità conclusa e perfetta chiamata anima, mondo e Dio. Queste sono le tre idee trascendentali che sono proprie della ragione. Quest’ultima è portata a unificare i dati del senso interno mediante l’ idea di anima , che è l’idea della totalità assoluta dei fenomeni

interni; a unificare i dati del senso esterno mediante l’ idea di mondo , che è l’idea della totalità assoluta dei fenomeni esterni; infine tende ad unificare i dati interni ed esterni mediante l’ idea di Dio , inteso come totalità di tutte le totalità e fondamento di tutto ciò che esiste. I concetti puri della ragione sono chiamati idee in senso platonico: essi sono tre ideali della mente a cui non corrisponde alcun oggetto d’esperienza. L’errore della metafisica consiste proprio nel trasformare tali ideali in realtà, dimenticando che noi non abbiamo mai a che fare con la cosa in sé, ma solo con la realtà fenomenica.

6. CRITICA DELLA RAGION PRATICA

Nella Critica della ragion pratica Kant ricerca le condizioni a priori che giustifichino un agire universalmente valido. La ragione pratica si distingue da quella pura (o teoretica) perché essa non conosce, ma determina la volontà e guida l’agire. Kant distingue tra:

  • una ragione pura pratica, che opera indipendentemente dall’esperienza e dalla sensibilità,
  • una ragione empirica pratica, che opera sulla base dell’esperienza e della sensibilità. Kant parte dalla convinzione che esista nell’uomo una legge morale a priori, legge che il filosofo non ha il compito di “dedurre” o “inventare”, ma unicamente di “constatare”. Il carattere fondamentale di tale legge è l’assolutezza o incondizionatezza. L’incondizionatezza implica:
  • la validità universale e necessaria della legge
  • la libertà dell’agire I caratteri concreti con cui si presenta il comando morale sono: categoricità, formalità e libertà.

6.1. CATEGORICITÀ

Kant ricava questo carattere tramite un ragionamento: egli distingue i «principi pratici» che regolano la nostra volontà in «massime» e «imperativi»:

  • la massima è una prescrizione di valore puramente soggettivo, cioè valida esclusivamente per l’individuo che lo fa propria;
  • l’ imperativo è una prescrizione di valore oggettivo, che vale per chiunque. Gli imperativi si dividono a loro volta in imperativi ipotetici ed imperativi categorici:
  • gli imperativi ipotetici prescrivono dei mezzi in vista di determinati fini e hanno la forma del “se...devi”
  • gli imperativi categorici (legge morale) ordina il dovere in modo incondizionato e hanno la forma del “devi” puro e semplice. Essendo la morale incondizionata, cioè indipendente dagli impulsi sensibili e dalle mutevoli circostanze, risulta evidente che essa non potrà risiedere negli imperativi ipotetici, che sono condizionati e variabili, ma negli imperativi categorici.

6.2. FORMALITÀ

Un’altra caratteristica dell’etica kantiana è la formalità, in quanto la legge non ci dice che cosa dobbiamo fare, ma come dobbiamo agire: bisogna agire secondo una massima che valga come principio di legislazione universale. Nell’opera Metafisica del costume, Kant ci fornisce altre due formule che dicono come agire:

  • **rispetta la dignità umana che è in te e negli altri
  • agisci in modo tale che la massima della tua volontà possa avere valore di legge universale**.