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La prima letteratura in lingua romanza si sviluppò in Francia facendo uso della lingua d’oil nelle regioni settentrionali e della lingua d’oc nelle regioni meridionali, in particolare in Provenza. In lingua d’oil si svilupparono due cicli letterari: il ciclo carolingio a cui appartennero le chansons de geste (poemi che narravano le imprese della nobiltà feudale per difendere i valori cristiani) e la più famosa fu la Chanson de Roland ; ed il ciclo bretone che si ispirò alle antiche leggende celtiche riguardanti re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Tra i testi più famosi ricordiamo quelli di Chretien de Troyes. Sempre in lingua d’oil è degno di nota il Roman de la Rose. Nel sud della Francia, invece, fiorì dall’XI e XIII secolo una poesia in lingua d’oc strettamente collegata alla musica. Si tratta di una poetica unica che però contiene diverse ramificazioni che riguardano lo stile, troviamo infatti il trobar leu (che si rivolge ad un pubblico più ampio) ed il trobar clus (che si rivolge ad una ristretta cerchia di dotti). Il tema principale è quello amoroso che segue gli schemi dell’ amore cortese in cui l’uomo è sottomesso alla donna poiché da lei dipende ogni felicità. La crociata contro gli Albigesi portò lentamente alla distruzione di tutte le corti della Francia meridionale e pose fine all’attività trobadorica.
I primi documenti del volgare italiano risalgono al IX e al X secolo e tra questi ricordiamo:
Tra la fine dell’XI secolo e la prima metà del XII secolo nacquero diversi ordini monastici ( francescano e domenicano ) in aperta polemica con il clero corrotto. La figura più forte fu quella di Francesco d’Assisi che compose il Cantico di Frate Sole intorno al 1225 e segna la nascita della poesia religiosa in volgare (era in dialetto umbro). Jacopone da Todi entrò nell’ordine francescano dopo la morte della moglie e si scagliò attivamente contro la figura di papa Bonifacio VIII. Compose numerose Laudi liriche, drammatiche, ma anche e soprattutto moraleggianti e didattiche. Da questa letteratura moraleggiante che comincia ad allontanarsi piano piano dalla religione prende il via la produzione letteraria di Bonvesin de la Riva.
L’esperienza della Scuola siciliana fu strettamente legata intorno alla corte itinerante di Federico II di Svevia. La scuola ebbe una durata relativamente breve cioè dal 1230 al 1250 , nella fattispecie dal 1232 anno in cui Federico II ricevette in dono da Alberico da Romano un canzoniere da cui apprese la lirica in volgare siciliano (che era illustre e non privo di latinismo e provenzalismi); il 250 invece
è l’anno in cui Federico II morì e la decadenza della Magna Curia portò alla dissoluzione della Scuola Siciliana. I legami tra lirica trobadorica e Scuola siciliana furono assai profondi in quanto si trattò di un vero e proprio trapianto dei modelli cortesi provenzali nel volgare siciliano, ma non dobbiamo vedere le liriche siciliane come semplici traduzioni, piuttosto come delle vere e proprie riscritture che presentano alcune differenze. Innanzitutto i siciliani non erano poeti di professione, né giullari di corte come i provenzali, ma erano funzionari di Stato proprio per questo evitarono di trattare il tema politico e satirico, concentrandosi solo sulla tematica amorosa in cui i due amanti sono legati da una passione incontrollabile ma si tratta di un amore spesso impossibile, perché adulterino. L’ultima differenza è data dall’assenza dell’elemento musicale nella lirica siciliana. Tra i principali esponenti della Scuola siciliana vi furono: Federico II che fu il vero promotore della nuova cultura e fu autore di diversi componimenti; Pier delle Vigne ; Giacomo da Letini riconosciuto da tutti come il caposcuola, Rinaldo d’Aquino , Giacomino Pugliese.
La dissoluzione della Magna Curia costrinse i rimatori siciliani ad emigrare a Bologna ed in Toscana; i toscani scoprirono così la poesia siciliana e diedero vita ad un’operazione di sistemazione del corpus fridericiano. Ma, nel ricopiare i componimenti, gli amanuensi adeguarono inconsapevolmente la lingua e la grafia all’uso toscano manomettendo l’essenza della poesia siciliana. D’altra parte il trapianto in Toscana della poesia siciliana funzionò anche da stimolo per la creazione di una nuova poesia che si poneva come una continuazione ed un miglioramento; ne nacque un movimento poetico definito poesia siculo-toscana. La più importante differenza tra la poesia siculo toscana e quella siciliana consiste in una forte apertura tematica, infatti, i siculo- toscani trattavano anche motivi politici e criticavano i costumi. Figura di riferimento fu quella di Guittone d’Arezzo (1235-1294) le cui poesie erano contenute in un canzoniere individuale (per la prima volta nella letteratura italiana). Le sue composizioni ruotano intorno a tre tematiche principali che corrispondevano e tre precise fasi della sua vita:
Contemporaneamente ai guittoniani, a Bologna Guido Guinizzelli (1230-1276) pur restando anch’egli fedele all’insegnamento siciliano, promosse una nuova poetica che concepisce l’amore come perfezionamento morale e non più come peccato. La donna è un angelo che passa fugacemente sulla terra per la salvezza degli uomini e questa poetica introduce una matrice psicologica per cui l’amore può essere compreso solo dagli uomini di “cuore gentile”, cioè di animo nobile. Per questa nuova immagine della donna e dell’amore si può fare riferimento alla canzone Al cor gentil rempaira sempre Amore. La novità guittoninana non coinvolge, però, solo l’aspetto
Nacque a Firenze nel maggio del 1265da una famiglia della piccola nobiltà. A nove anni ebbe il primo incontro con Beatrice, figlia di Folco Portinari, e la rivide esattamente nove anni dopo innamorandosene perdutamente, contemplandola come la donna ideale ma la donna sposò un altro uomo e nel 1290 morì a soli 25 anni. Dopo la morte di Beatrice, Dante intensificò la partecipazione politica scagliandosi attivamente contro la figura di Bonifacio VIII. Nel 1301 però la situazione politica di Firenze non era stabile: vi era lo scontro tra Neri e Bianchi e quando i Neri presero il sopravvento Dante fu condannato all’esilio in contumacia. L’esilio fu vissuto da Dante in modo nostalgico e sofferente perché era consapevole della sua innocenza e soprattutto perché non potè condividerlo con gli altri Bianchi dato che non appoggiava il loro comportamento violento; d’altra parte, però, l’esilio lo portò a spostarsi molto e conoscere nuovi ambienti culturali e a fare nuove amicizie. Morì nel 1321 in quanto fu colpito da febbri malariche nel viaggio di ritorno da Ravenna.
Dedicata a Cavalcanti, la Vita Nova (1293-1294) costituita da liriche e prosa, è il racconto autobiografico che Dante intesse per celebrare la donna amata Beatrice. La trama è molto semplice: Dante, innamorato di Beatrice, che ha incontrato solo due volte nella sua vita, cade nella disperazione per la sua morte. Però, Beatrice gli apparirà in sogno nella gloria del Paradiso e questo porterà il poeta a disinteressarsi ad ogni altra donna. Dal punto di vista dell’esperienza poetica Dante prende senza dubbio avvio dalla poetica stilnovistica e siciliana in cui vi è la lode della donna per ottenere le sue grazie, ma vi sarà un cambiamento quando Beatrice gli nega il saluto; Dante quindi si limita a lodarla senza alcuna speranza di ricompensa. La donna non è più elogiata per la sua bellezza fisica ma piuttosto per le sue doti morali, come la concezione stilnovistica della donna angelo. Dopo la morte di Beatrice viene introdotto il motivo del lutto. L’opera si divide in tre parti:
È il titolo che si deve dare a tutte le poesie di Dante, escluse quelle contenute nella Vita Nova : furono composte quasi tutte nella giovinezza e nei primi anni dell'esilio. Le Rime sono una collezione di composizioni che non furono mai ordinate da Dante, bensì dei posteri e da diversi editori. Le poesie delle Rime si possono dividere in quattro categorie
Il Convivio, composto tra il 1304 il 1307, è un trattato scientifico-filosofico in volgare: una specie di enciclopedia, in cui Dante invita gli uomini che non conoscono il latino a un simbolico banchetto di scienza, offrendo loro il commento letterale e allegorico di 3 canzoni. In realtà il progetto iniziale prevedeva il commento di 14 canzoni ma l'opera è rimasta incompiuta. Si tratta comunque di un'opera importante perché sostituisce per la prima volta, in una prosa scientifica e filosofica, il volgare al francese al latino. L'opera si divide in quattro parti
È un trattato in prosa scritto tra il 1303 ed il 1305, il progetto originario prevedeva la scrittura di 4 libri ma rimase incompiuto e Dante si fermò a metà del secondo libro. Fu composto in latino per raggiungere il pubblico colto degli intellettuali e voleva essere un contributo alla definizione del volgare illustre , cioè la lingua letteraria; per la prima volta fu affrontato il problema della lingua italiana. Nel primo libro Dante fa risalire la confusione della lingua all’episodio della torre di Babele a seguito del quale sorsero tre idiomi: il settentrionale (germanico) il meridionale (neolatino)e
Il Fiore è una collana di 232 sonetti che si pone come una traduzione del Roman de la Rose, in un linguaggio fiorentino mescolato con alcuni francesismi. L’amante ha il compito di conquistare il Fiore ossia la donna amata. Il Detto d’amore è un frammento di poemetto che affronta le tematiche amorose come l’esaltazione dell’amore e le lodi della donna).
Composto probabilmente tra il 1304 ed il 1321, si risolve nella storia di un viaggio immaginario compiuto da Dante nel 1300 per i tre regni dell’oltretomba guidato prima da Virgilio, poi da Beatrice e San Bernardo di Chiaravalle. Ogni elemento nel poema rappresenta un simbolo e la sua struttura ruota intorno all’uso simbolico del numero 3 e di tutti i suoi multipli, come chiaro riferimento alla Trinità.
Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304, nel 1312 si trasferì con la famiglia ad Avignone e qui intraprese gli studi di retorica, grammatica e dialettica. Nel 1327 conobbe la donna che sarà immortalata nel Canzoniere e che costituirà il cardine di tutta la sua produzione poetica, Laura. Morì a Padova nel 1374. Il Petrarca visse in un'epoca storica di transizione, infatti, venne a decadere il potere dell'impero e del papato e ci fu il passaggio alla nuova forma di governo della Signoria. Per quanto riguarda l'impero la concezione di Petrarca è opposta a quella dantesca infatti, Dante, guarda al Sacro Romano Impero come un esempio, mentre Petrarca comprende che ideale del Sacro Romano Impero è un'utopia in quanto le Signorie si sono ormai consolidate in Italia. Nei confronti del papato il Petrarca assume invece un atteggiamento analogo a quello di Dante Infatti egli auspica il ritorno alla chiesa primitiva e totalmente pura. La personalità del Petrarca proprio per la sua ricchezza e complessità, non può essere definita con una formula univoca, egli infatti, si dibatte tra il misticismo del Medioevo ed il naturalismo del Rinascimento da ciò nasce l'eterno dissidio tra il sogno è la realtà, tra le aspirazioni mondane e doveri morali e religiosi, e la consapevolezza di un'impossibile felicità.
Petrarca iniziò a lavorare alla sua prima opera letteraria con lo scopo di rinnovare la grande tradizione epica latina, narrando la famosa impresa condotta da Scipione contro i cartaginesi nel III secolo a.C. Il poema si sarebbe intitolato Africa , ma il progetto non fu mai portato a termine. Bucolicum carmen è una raccolta di dodici egloghe allegoriche in cui il poeta ritrae, sotto il simbolo della vita dei pastori, le proprie vicende interiori e gli avvenimenti storici tempo. Quasi contemporaneamente alla stesura dell' Africa , Petrarca iniziò a lavorare ad una raccolta di biografie relative ai più grandi personaggi della storia romana, da Romolo a Tito, l’opera fu intitolata De viris illustribus ma il poeta abbandonò anche questo progetto. Impiegando lo stesso metodo, Petrarca avvia la stesura di un'altra opera storiografica consistente in una raccolta di aneddoti che avevano come scopo l'esaltazione delle quattro virtù cardinali cioè giustizia , prudenza , fortezza e temperanza. Ma anche questo testo, intitolato Rerum memorandarum libri rimase incompiuto. Il Secretum si presenta come un dialogo diviso in tre libri che il poeta immagina di sostenere con Sant'Agostino. Il colloquio tra i due personaggi acquista immediatamente i toni di una confessione, da cui emergono tutti i limiti umani di Petrarca che ha come scopo quello di vincere i propri vizi. E’ autore di due saggi De vita solitaria in cui esalta la solitudine del poeta e dell’uomo religioso ed il De otio religioso in cui esalta non soltanto la vita solitaria ma soprattutto la serenità della vita monastica, migliore di ogni altra condizione di vita. Particolarmente importanti tra gli scritti in latino sono le Epistole , raccolte probabilmente intorno al 1349 e sono distribuite in quattro raccolte ed ordinate dallo stesso autore in: Familiares , Seniles , Sine nomine e Variae.
Giovanni Boccaccio nacque a Certaldo in provincia di Firenze nel 1313 da un ricco mercante. Adolescente seguì il padre a Napoli , ma affascinato dall'ambiente della corte angioina si dedicò alla letteratura e ai classici e proprio a corte si distinse molto presto per la sua eloquenza e per la sua bellissima persona. Proprio a Napoli incontrerà Fiammetta di cui si innamorerà per tutta la vita. In seguito al fallimento della banca dei Bardi, presso la quale lavorava il padre, Nel 1340 tornò a Firenze, poi girò diverse corti del nord Italia facendo ritorno a Firenze nel 1348, durante la terribile peste, che farà da sfondo alla cornice del Decameron e dove conobbe Petrarca, con il quale strinse una profonda amicizia intellettuale. A Firenze, Boccaccio godette di un prestigio culturale notevolissimo morì poi a Certaldo nel 1375. Con Boccaccio trionfa una nuova visione del mondo e della vita in quanto, non è più la provvidenza di Dante a reggere il mondo ma il mondo è governato da tre forze: l’ amore che controlla tutta la vita di un uomo; il caso e l’ ingegno umano.
Tra il 1327 ed il 1340, Boccaccio di dedicò alla stesura di quattro opere narrative che fondono la tradizione del poema epico con quele dell’elegia amorosa. La Caccia di Diana (1334) è un poemetto che descrive una schiera di cacciatrici (cioè dame dell’aristocrazia napoletana) che decidono di ribellarsi a Diana per seguire Venere (cioè l’amore) e questa per premiarle trasformerà degli animali in giovani fanciulli con cui potersi divertire. È un omaggio alle donne citate. Il Filostrato (1335) è un poema ispirato ad un episodio del Roman de Troie e narra la storia di un amore impossibile tra Troilo e Criseida. Il Filocolo (1336-38) è il primo romanzo di avventure della nostra letteratura diviso in 5 libri e vede come protagonisti il giovane Florio e la bella Biancifiore che dopo diverse peripezie, ostacoli e difficoltà riescono ad unirsi felicemente. Teseida delle nozze di Emilia (1340-41) è un poema epico diviso in 12 libri che ha come protagonisti due amici tebani del re di Atene Teseo, entrambi i giovani si innamorano di sua sorella Emilia ed il re organizzerà un torneo per sposarla. Arcita vincerà il torneo ma ridotto in fin di vita permetterà al suo amico Palemone di sposarla.
Rientrato nel 1340 a Firenze, Boccaccio si dedicò alla composizione di opere caratterizzate da un profondo legame con la tradizione fiorentina. La Commedia delle Ninfe fiorentine o Ameto (1341-42) anticipa la struttura del Decameron, e vede come protagonista il pastore Ameto che si innamora della ninfa Lia e di altre sei che vivono con lei, queste rappresentano la fede e le virtù cardinali e teologali, per cui sono attraverso l’amore per esse l’uomo può abbandonare lo stato animalesco ed elevarsi ad uomo.
L’ Amorosa visione (1342-43) è un poema di spiccata imitazione dantesca diviso in 50 canti. Smarritosi in un luogo deserto e cupo il poeta è aiutato da una donna che lo guida fino ad un castello al quale si può accedere solo attraverso due porte una strettissima che è quella della virtù ed una larga del piacere. Il poeta svegliatosi dal sogno capirà che l’itinerario da seguire in vità sarà quello verso la virtù. L’ Elegia di Madonna Fiammetta (1343-44) è il primo romanzo psicologico della nostra letteratura e vede la protagonista Fiammetta che racconta sottoforma di monologo le sue pene d’amore per Panfilo che ha lasciato Napoli per trasferirsi a Firenze, abbandonandola. È una sorta di lettera indirizzata alle innamorate donne. Il Ninfale fiesolano (1344-46) è la storia d’amore tra il pastore Africo e la ninfa Mensola. Il Corbaccio è una satira antifemminista posteriore al Decameron. In forma di visione al poeta, rifiutato da una bella vedova di cui era innamorato, appare in sogno suo marito che per distoglierlo da quella donna gli elenca tutti i suoi difetti. L’innamorato così abbandona l’amore e si dedica al culto delle lettere. Trapela un’invettiva contro le donne che sostanzialmente si scaglia contro il pubblico più ampio del Boccaccio, che forse ha come unica intenzione (dato che ormai non era più giovane) quella di allontanarsi dal pubblico femminile e di riflesso da quella produzione volgare precedente.
Scritto tra il 1349 ed il 1351, il Decameron è una raccolta di 100 novelle, raccontate da dieci personaggi nell’arco di dieci giorni e inserite all’interno di una cornice costituita da un racconto autonomo che le contiene tutte: un gruppo di giovani (3 maschi e 7 femmine) si trasferiscono in campagna per sfuggire alla peste che stava devastando Firenze nel 1348. L’opera si apre con un proemio dell’autore che si rivolge direttamente alle donne, a cui sono dedicate le novelle, come evasione, divertimento e svago dalle pene d’amore. Segue poi l’introduzione che descrive il quadro storico della peste, descritta in modo preciso e drammatico. L’insieme delle novelle testimonia una varietà di personaggi, di situazioni e di classi sociali che rappresenta tutta la società contemporanea. L’universo del Decameron costituisce così una realtà dinamica nella quale l’intreccio tra amore , fortuna ed intelligenza , sovverte l’ordine iniziale. Sono questi infatti i temi principali del racconto in cui l’ amore non è più quello cortese ma è un amore più concreto caratterizzato dalla passione; la fortuna intesa come destino, caso; e l’ingegno dell’uomo senza il quale l’uomo non riesce a sopravvivere nella società. Alla varietà tematica corrisponde anche una varietà linguistica.
Dopo la conclusione del Decameron, Boccaccio si dedicò alla stesura di opere di erudizione (dimostrando tutto il suo amore per l’antichità) e una serie di testi celebrativi di Dante. Trattatello in laude di Dante è una delle biografie di Dante più antiche ma, nonostante Boccaccio avesse una conoscenza approfondita della Commedia e avesse fatto degli studi approfonditi su Dante, non seppe cogliere appieno l’anima del poeta presentando piuttosto una biografia ideale. Esposizione sopra la Comedia di Dante è un commento alla Commedia di Dante tenuto in 60 lezioni, a Firenze nella chiesa di Santo Stefano.
Il Rinascimento è un’età nuova che nasce come reazione al medioevo facendo valere una concezione della vita che riporta in primo piano l'uomo e la natura. Nella storia si suole distinguere un primo periodo (secolo XV) chiamato Umanesimo che si distingue da un rinnovato culto dell’antichità classica (greco e latino) e da un rinnovato fervore di vita spirituale e morale. C’è poi un secondo periodo (XVI secolo) che è il vero e proprio Rinascimento in cui si sviluppano un nuovo ideale morale ed una nuova filosofia che dona più fiducia all’intelligenza umana (individualismo). In questo periodo non vi è più mera imitazione dei testi classici ma si attua una vera e propria rielaborazione. Nasce di conseguenza il moderno stato rinascimentale (principato o monarchia nazionale), fondato sulle virtù e sulle capacità individuali del signore. Finirà con il sacco di Roma nel 1527.
Nato a Firenze nel 1469 da una famiglia borghese, Machiavelli compì studi umanistici e fu assunto Nel 1498 nell'amministrazione della Repubblica Fiorentina (instaurata nel 1494) volgendo delicate missioni presso sovrani italiani ed europei. Però nel 1512 restaurata la Signoria dei Medici a Firenze fu accusato di cospirazione ed esiliato all'Albergaccio; in questo periodo scrisse le sue opere maggiori: nel 1513 Il Principe , nel 1518 La mandragola e nel 1520, volendosi riavvicinare ai Medici, scrisse le Istorie fiorentine. Quando nel 1527 Firenze divenne di nuovo Repubblica fu allontanato nuovamente dalla vita politica perché la sua vicinanza con il governo Mediceo aveva suscitato la diffidenza dei repubblicani che durante l'esilio lo avevano appoggiato. Morì lo stesso anno.
È un'opera in 26 capitoli scritta nel 1513 è pubblicata postuma a Roma nel 1532. Fu dedicata a Lorenzo, nipote del magnifico. Il tema dell'opera è la figura del principe e le qualità che gli deve avere e si può dividere in tre parti ed un corollario finale. La prima parte (1-11) descrive le diverse possibili tipologie di Principato distinguendo nei quattro tipi ereditario, misto, nuovo, e ecclesiastico. La seconda parte (12-14) riflette sul problema delle Milizie mercenarie: per lui, infatti, uno stato efficiente deve dotarsi di un esercito proprio, guidato dallo stesso sovrano che vi deve dedicare tempo e cura. La terza parte (15-23) è dedicata alla figura del principe e alle sue virtù. Secondo l'autore, un principe deve avere virtù politica, diversa dalla virtù morale, cioè deve saper valutare le scelte sulla base di risultato politico che se possono assicurare. Chi vuole governare con successo e operare al meglio, deve guardare il fine, l'utile, il fine giustifica i mezzi. Il corollario è costituito dagli ultimi tre capitoli che si ricollegano alla situazione dell'Italia analizzando le cause della sconfitta dei Principi italiani ed il rapporto tra virtù e fortuna. Il mondo secondo Machiavelli è governato proprio dall' alternanza tra virtù e fortuna quindi è necessario avere la capacità di adattarsi alle varie situazioni per trarre vantaggio dal caso.
L'opera fu iniziata intorno al 1513 e terminata probabilmente tra il 1518 il 1521 anche se fu pubblicata postuma nel 1531. E’dedicata agli amici Cosimo Rucellai e Zanobi Buondelmonti. È costituita da tre libri di dissertazioni che prendono spunto dai primi 10 libri delle Storie di Tito Livio e si configurano come riflessioni e appunti sugli insegnamenti della storia di Roma antica, con lo scopo di capire meglio il presente. Si divide in tre libri: Il primo libro tratta della politica interna di Roma e manifesta la sua avversione contro la Chiesa che ha perso la sua purezza Il secondo libro tratta di politica estera (il modo di condurre le guerre)
Nasce a Reggio Emilia nel 1474. Iniziò la sua produzione letteraria con versi in latino e in volgare; quelli in latino sono esercizi scolastici, altri sono rivolti a figure femminili o agli amici più cari. Le rime in volgare anche sono per la maggior parte di argomento amoroso e in stile petrarchesco. Un posto di rilievo occupò nella sua vita l’ attività teatrale e la strada scelta fu quella del rifacimento della commedia latina. Scrisse 5 commedie: La cassaria, I suppositi, Il negromante, La Lena e Gli studenti. Scrisse poi 7 Satire indirizzate a parenti ed amici e mai pubblicate dall’autore e che prendendo spunto da fatti e situazioni reali, mettevano a nudo il carattere e la dignità dello scrittore. Anche le Lettere , scritte per necessità impellenti o per problemi personali, contribuiscono a delineare il quadro biografico ed artistico di Ariosto.
È un poema epico composto da 46 canti (dedicato al cardinale Ippolito d’Este e concepito come opera encomiastica per i signori di Ferrara) ed ebbe tre redazioni: la prima nel 1516, la seconda nel 1521 e la terza nel 1532 che risulta essere la più importante in quanto la lingua fu corretta secondo l’uso fiorentino. Ariosto riprese il genere cavalleresco rinnovandone senso e contenuti per andare incontro alle esigenze e ai gusti del pubblico rinascimentale. La materia cavalleresca, quindi, risulta essere un quadro in cui la realtà contemporanea e l’elemento fantastico si fondono ed il tutto è guidato dagli interventi dell’autore che con ironia forniva al lettore di volta in volta, una nuova chiave di lettura. La trama si costruisce intorno a tre nuclei principali:
Nacque a Firenze nel 1483 da una ricca famiglia dell’antica nobiltà e per tutta la sua vita ricoprì prestigiosissimi incarichi politici in diverse parti d’Italia ma soprattutto a Firenze.
Guicciardini non pubblicò nessuna delle sue opere, sono tutte postume: Storia fiorentina è un’opera giovanile che va dal tumulto dei ciompi alla battaglia di Ghiara d’Adda; è una storia precisa ed imparziale a differenza di quella di Machiavelli. Ricordi politici e civili è una delle opere più importanti del Rinascimento e si tratta di circa 400 massime di vario argomento di natura polita o morale che l’autore scrisse per i suoi figli. Caratteristica dei ricordi è la consapevolezza dell’autore di trovarsi davanti ad una realtà mutevole per cui non si può delineare una precisa teoria politica, non si possono enunciare regole universalmente valide, ma suggerisce a chi legge di seguire solo il principio della discrezione, cioè della capacità di adattarsi agli infiniti casi che la realtà presenta. La Storia d’Italia scritta tra il 1538 ed il 1540 in venti libri, fornisce il primo esempio di storiografia moderna. Comincia dalla morte di Lorenzo il Magnifico fino alla morte di Clemente VII, ripercorrendo così gli eventi e le lotte che determinarono la crisi e la fine della libertà della Penisola. La Storia d’Italia è importante perché Guicciardini inaugura quel sistema di critica storica che pone alle basi della narrazione documenti autentici ed originali, perciò è sempre oggettivo ed imparziale.
Portarono avanti due differenti concezioni della storia, dell’uomo e della politica Per quanto riguarda la storia per Machiavelli gli eventi della storia tendono a ripetersi nel presente, per cui studiare la storia permette di formulare delle leggi universali. Per Guicciardini invece non è possibile delineare delle leggi universali perché la realtà è mutevole e frammentaria, per cui critica la teoria dell’imitazione del passato. Per quanto riguarda la visione dell’ uomo Machiavelli crede che la sua natura sia malvagia e che l’individuo sia sempre mosso dall’istinto di soddisfare i suoi bisogni; questi con la propria virtù può provare a dominare gli eventi. Guicciardini afferma che la virtù da sola non è sufficiente a contrastare il caso e che gli individui commettono il male per viltà, per cui bisogna non fidarsi. Anche la concezione politica è differente in quanto Machiavelli preferisce la forma di governo della repubblica mentre Guicciardini sostiene il municipalismo.