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riassunti libro Curcio, Schemi e mappe concettuali di Neuropsicologia

riassunto dei capitoli 15- 16 - 17 - 20 - 21 (secondo parziale)

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

In vendita dal 08/02/2024

ludovicaleone00
ludovicaleone00 🇮🇹

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Capitolo 11 i disturbi della
rappresentazione del corpo
Il corpo è il mezzo attraverso il quale noi agiamo nell’ambiente utilizzando le
informazioni sensoriali proveniente da esso.
L’espressione RAPPRESENTAZIONE CORPOREA è utilizzata per indicare un gran
numero di funzioni percettive e motorie tra loro connesse e indispensabili per
il completamento di svariate funzioni:
a. Percezione e localizzazione degli stimoli
b. Programmazione di azioni
c. Consapevolezza del corpo
HEAD e HOLMES diedero vita alla CLASSIFICAZIONE DIADICA delle funzioni di
rappresentazione corporea, distinguendo:
- SCHEMA CORPOREO, consiste in una rappresentazione posturale della
posizione delle parti del corpo nello spazio, è costantemente
aggiornato ad ogni movimento
- IMMAGINE CORPOREA, è una rappresentazione esplicita della forma
del corpo, che permette di localizzare la posizione degli stimoli sulla
cute.
La distinzione origina dall’osservazione di pazienti con disturbi doppiamente
dissociati.
1.1 importanza delle afferenze periferiche per la rappresentazione del
corpo
l’interruzione delle afferenze sensoriali può alterare gravemente la percezione
del nostro corpo e il controllo motorio.
Il medico Cole ha descritto il caso del paziente I.W. che non era in grado di
percepire alcuna sensazione tattile o propriocettiva al di sotto del collo; non
era in grado di dire dove si trovassero i suoi arti nello spazio, in assenza della
visione. Al buio non era in grado di camminare e nemmeno di stare in piedi.
Questo ci permette di affermare che per una buona rappresentazione del
corpo è necessario che vi sia un’integrità delle afferenze sensoriali; necessarie
per avere uno schema corporeo.
Sono funzioni distinte, ma controllate da
circuiti cerebrali specifici; ma non
indipendenti
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Capitolo 11 – i disturbi della

rappresentazione del corpo

Il corpo è il mezzo attraverso il quale noi agiamo nell’ambiente utilizzando le informazioni sensoriali proveniente da esso. L’espressione RAPPRESENTAZIONE CORPOREA è utilizzata per indicare un gran numero di funzioni percettive e motorie tra loro connesse e indispensabili per il completamento di svariate funzioni: a. Percezione e localizzazione degli stimoli b. Programmazione di azioni c. Consapevolezza del corpo HEAD e HOLMES diedero vita alla CLASSIFICAZIONE DIADICA delle funzioni di rappresentazione corporea, distinguendo:

  • SCHEMA CORPOREO, consiste in una rappresentazione posturale della posizione delle parti del corpo nello spazio, è costantemente aggiornato ad ogni movimento
  • IMMAGINE CORPOREA, è una rappresentazione esplicita della forma del corpo, che permette di localizzare la posizione degli stimoli sulla cute. La distinzione origina dall’osservazione di pazienti con disturbi doppiamente dissociati.

1.1 importanza delle afferenze periferiche per la rappresentazione del

corpo

l’interruzione delle afferenze sensoriali può alterare gravemente la percezione del nostro corpo e il controllo motorio. Il medico Cole ha descritto il caso del paziente I.W. che non era in grado di percepire alcuna sensazione tattile o propriocettiva al di sotto del collo; non era in grado di dire dove si trovassero i suoi arti nello spazio, in assenza della visione. Al buio non era in grado di camminare e nemmeno di stare in piedi. Questo ci permette di affermare che per una buona rappresentazione del corpo è necessario che vi sia un’integrità delle afferenze sensoriali ; necessarie per avere uno schema corporeo. Sono funzioni distinte, ma controllate da circuiti cerebrali specifici; ma non indipendenti

1.2 base multisensoriale della rappresentazione del corpo: le esperienze

fuori dal corpo

l’INTEGRAZIONE MULTISENSORIALE è importante ai fini della rappresentazione corporea. È importante l’integrazione tra PROPRIOCEZIONE e VISIONE. Questa relazione importante è stata dimostrata attraverso l’ILLUSIONE DI PINOCCHIO : se si induce una sensazione di allungamento del muscolo bicipite mediante la sua vibrazione, mentre il soggetto si tocca il naso con un dito ad occhi chiusi, si può ingenerare l’illusione che il naso si allunghi; il cervello risolve questo conflitto intersensoriale distorcendo la percezione della forma del corpo. Le aree del cervello responsabili dell’integrazione multisensoriale: GIUNZIONE TEMPORO-PARIETO-OCCIPITALE , la stimolazione di queste aree produce nel paziente illusioni analoghe a quella dell’esempio:

  • duplicazione del corpo
  • allungamento degli arti
  • deformazione degli arti

1.3 stabilità e modificazione della rappresentazione cosciente del corpo:

arti fantasma, arti soprannumerari e duplicati del corpo

la CORTECCIA CEREBRALE è capace di modificarsi plasticamente. Un particolare tipo di plasticità cerebrale può essere alla base della nostra capacità di integrare strumenti extracorporei nella rappresentazione del corpo; questa capacità permette di usare un coltello anche senza osservarlo direttamente. È altrettanto stabile la RAPPRESENTAZIONE COSCIENTE DEL CORPO , un esempio evidente è il fenomeno dell’ARTO FANTASMA. Questo consiste nella sensazione che la parte del corpo amputata sia ancora presente. Esempio: dopo l’amputazione di una mano, la stimolazione tattile di determinate regioni del volto può essere riferita alle dita della mano. MELZACK, ha ipotizzato la presenza di circuiti di aree cerebrali, NEUROMATRICE, che mantiene una rappresentazione stabile del corpo, pur essendo influenzabile dall’esperienza. La rappresentazione cosciente della forma per proprio corpo può essere alterata da lesioni cerebrali. Altre manifestazioni:

  • PERCEZIONE DI ARTI SOPRANNUMERARI , ossia il paziente riferisce la presenza di arti in più; questa è una sensazione ben precisa che il pz riferisce di vivere.

Un disturbo lieve di confusione dx-sx può essere presente anche nel soggetto neurologicamente indenne. Il disorientamento è dovuto a LESIONI FOCALI parieto-occipitali e dal deterioramento cognitivo associato a demenza. VALUTAZIONE.

  • in modo informale , chiedendo al pz di mostrare una parte del proprio corpo e di specificarne il lato
  • valutazione formale attraverso: test di BERTON che va a valutare l’orientamento verso il proprio corpo, orientamento sul corpo dell’esaminatore, movimenti di orientamento che coinvolgono il proprio corpo e quello dell’esaminatore. L’ AGNOSIA DIGITALE , è l’incapacità di denominare, o mostrare selettivamente le proprie dita, in seguito a comando verbale e non; è un disturbo più accentuato per le 3 dita centrali. VALUTAZIONE. test di BERTON , nel quale è chiesto al paziente di localizzare le singole dita toccate dall’esaminatore, singole dita toccate dall’esaminatore senza controllo visivo.

4. la negligenza di una parte del corpo: emisomatoagnosia e negligenza

motoria

La NEGLIGENZA PERSONALE UNILATERALE è la tendenza del paziente a non prestare attenzione alla parte del corpo controlaterale alla lesione, parte sinistra. il paziente si comporta come se metà del corpo non esistesse:

  • Assume posture scomode
  • Non lo abbiglia
  • Ha poca cura quotidiana nella parte controlaterale È conseguente a LESIONI dell’emisfero destro NEGLIGENZA MOTORIA , è la tendenza del paziente a non utilizzare gli arti controlaterali alla lesione, pur in assenza di un deficit motorio primario completo. Infatti, qual ora l’attenzione del paziente sia diretta sugli arti controlesionali, egli mostra di poterli muovere adeguatamente. Conseguente a LESIONI anteriori frontali.

IPOCINESIA INTENZIONALE , i pazienti tendono a non programmare movimenti verso lo spazio controlesionale, origina da un difetto generale di programmazione motoria verso lo spazio controlesionale.

5. somatoparafrenia

La SOMATOPARAFRENIA , è conseguente a LESIONI dell’emisfero destro nella corteccia fronto-parietale e dell’insula. È una condizione patologia per la quale il paziente perde la consapevolezza di una parte del corpo. È una condizione caratterizzata da convinzioni deliranti e che riguardano selettivamente la metà controlesionale del corpo; il paziente può affermare che il braccio controlesionale, paretico, appartenga ad un altro individuo. Spesso la convinzione riguarda tutto l’emisoma controlaterale al lato della lesione. È una condizione che tende a regredire e raramente è cronica.

Questo ha permesso di classificare i disturbi dell’attenzione sulla base di due dimensioni principali:

  • Dimensione temporale (INTENSITà), attraverso la manipolazione di allerta e vigilanza è possibile misurare le funzioni attentive. Qualsiasi processo attentivo inizia da un’intensità minima di attivazione, questa componente permette di definire due componenti dell’attenzione:  Allerta. Posner ha distinto due tipi di allerta: allerta tonica , attivazione generalizzata caratterizzata da cambiamenti lenti e involontari. Allerta fasica , momentanea focalizzazione della prestazione indotta da un allarme. Disturbi riguardanti il sistema di allerta subentrano conseguentemente ad un trauma cranico.  Attenzione sostenuta. È la capacità volontaria di mantenere un livello di responsività adeguato durante l’esecuzione di attività monotone e per periodi prolungati.
  • Dimensione spaziale (SELETTIVITà) ci permette di definire altre due componenti:  Attenzione selettiva. Siamo in grado di concentrare tutte le attenzioni su un obiettivo ignorando tutti gli altri segnali che arrivano ai nostri sensi  Attenzione divisa. Siamo in grado di elaborare più informazioni parallelamente in modo indipendente È stata ipotizzata la presenza di un SISTEMA SUPERVISORE DELL’ATTENZIONE, che controlla e monitora le azioni complesse.

2. I disturbi dell’attenzione

i deficit dell’attenzione sono dovuti ad un danno assonale diffuso (DAI) tipico del trauma cranico e può essere aggravato dalla presenza di lesioni focali che coinvolgono la CORTECCIA FRONTALE. In FASE ACUTA, vi è una ridotta attenzione sostenuta che può impedire la somministrazione di test psicometrici In FASE SUBACUTA, è possibile riscontrare difficoltà di attenzione selettiva e facile distraibilità

3. Valutazione dei disturbi dell’attenzione

È importante ricordare che:

  • In primo luogo, i processi attentivi sono articolati in diverse componenti che possono essere danneggiate selettivamente
  • In secondo luogo, c’è un’organizzazione gerarchica, alcune componenti sono necessarie al corretto funzionamento di altre
  • In terzo luogo, l’attenzione modula tutti gli altri processi decisionali. MISURAZIONE ALLERTA. L’allerta si valuta attraverso la misurazione dei tempi di risposta dalla comparsa di uno stimolo visivo o uditivo. L’allerta tonica è misurata attraverso i tempi di reazione semplice. L’allerta fasica è rilevata considerando i tempi di reazione con preallarme. ATTENZIONE SOSTENUTA.
  • Simple vigilance test , il soggetto deve rispondere ogni volta che compare sul monitor lo stimolo-bersaglio
  • Continuous performance test, il soggetto deve rispondere quando compare sul monitor lo stimolo bersaglio e non quando compaiono i distrattori. ATTENZIONE SELETTIVA.
  • Teste delle matrici , il soggetto ha il compito di cercare stimoli-bersaglio in una matrice e di sbarrarli con un tratto di penna.
  • Digit symbol test , il soggetto ha il compito di associare simboli e numeri
  • Test di apprendimento motorio invertito go-no-go , ogni volta che l’esaminatore alzerà la mano aperta, il paziente dovrà alzarla a pugno e viceversa. ATTENZIONE DIVISA.
  • Trial making test , il soggetto deve collegare i numeri (25) in ordine crescente e collegare alternativamente 13 numeri e 12 lettere in ordine progessivo.
  • Paced adutory serial addition task , il soggetto deve ascolatare una sequenza di numeri, calcolare e dire la somma di ogni due numeri consecutivi. BATTERIE DI TEST.
  • Batterie di test per l’esame dell’attenzione (TEA) , permette di valutare 14 funzioni
  • Test dell’attenzione nella vita quotidiana , utilizza materiale quanto più vicino alla vita quotidiana; costituito da 8 subtest che valutano le diverse capacità attenzionali.

1.2 Inconsapevolezza di malattia

Il monitoraggio cosciente dell’attività di una particolare funzione, in particolare del suo buon funzionamento, può essere compromesso in modo selettivo da lesioni cerebrali. Il pz affetto da questo tipo di deficit non è in grado di accorgersi che una funzione non opera più adeguatamente, divenendo inconsapevole della malattia.

  1. Inconsapevolezza di deficit neurologici

2.1 Inconsapevolezza dei deficit visivi

La MACCHIA CIECA : INCONSAPEVOLEZZA DELLA MANCANZA DI VISIONE. È la risultante di una non uniformità della retina nel punto dove il nervo esce dall’occhio: il disco ottico. Nel disco ottico non ci sono fotorecettori. I soggetti neurologicamente indenni sono inconsapevoli della macchia cieca, cioè non percepiscono la mancanza di stimolo da una parte del campo visivo. I soggetti possono non essere consapevoli della macchia cieca poiché il cervello è in grado di completare automaticamente l’area mancante. In psicologia si parla di completamento percettivo , è la tendenza dei processi percettivi a completare un pattern visivo incompleto.

2.2 inconsapevolezza della cecità corticale (Sindrome di Anton)

Descritto dai neurologi Monakow e Anton. Causato da lesioni cerebrali bilaterali a:

  • corteccia visiva primaria e quella associativa Queste lesioni possono rendere il pz “cieco corticale” e inconsapevole del deficit. Esempio del paziente che sosteneva di trovarsi in una cantina umida e buia, chiedeva della luce e del fuoco, ma mai dichiarava di aver perso le capacità visive. Questi pazienti sostengono di vedere gli oggetti di fronte a loro, anche se all’esame neurologico prova il contrario.

2.3 Inconsapevolezza dell’emianopsia

Lesioni unilaterali possono determinare mancata consapevolezza di un deficit dell’intero emicampo visivo controlaterale ( emianopsia laterale omonima ) o di un quadrante superiore o inferiore ( quadrantopsia ). Il pz consapevole del deficit riferisce che la porzione emianopsica del campo visivo appare oscurata e che comunque esperisce la mancanza di visione in una parte del campo. L’anosognosia per l’emianopsia può essere associata al fenomeno del completamento percettivo : il pz riferisce che una figura è completa. L’anosognosia per l’emianopsia è associata a:

  • Lesioni parietali posteriori e della corteccia associativa

2.4 Inconsapevolezza dell’emiplegia

L’inconsapevolezza per l’emiplegia fu descritta per la prima volta dal neurologo francese BABINSKI. Il pz cerebroleso destro, affetto da grave anosognosia per emiplegia sinistra, nega di avere deficit motori e afferma di poter muovere perfettamente tutti gli arti paralizzati. Anche messo alle strette il pz continua a negare la presenza di un deficit motorio. Il pz anosognosico per l’emiplegia non presenta altri deficit cognitivi significativi. Disturbi della sensibilità somatosensoriale e propriocettiva sono spesso associati all’anosognosia per l’emiplegia. Il pz anosognosico per emiplegia sinistra spesso presenta NSU per gli spazi extrapersonali e personale sinistri. L’anosognosia per l’emiplegia riguarda il lato sinistro del corpo ed è quindi associata a lesioni dell’emisfero destro. Una causa di anosognosia per emiplegia è l’ictus: a questi pz è associato un minor recupero funzionale. Dovuta a lesioni a :

  • Corteccia premotoria e la corteccia dell’insula

2.5 inconsapevolezza dell’emianestesia

L’anosognosia per i deficit somatosensoriali è associata a lesioni emisferiche destre, che interessano l’emisoma sinistro. Dipende da lesioni corticali e sottocorticali che interessano:

  • corteccia dell’insula, il lobo temporale e i gangli della base

Nel caso dell’afasia di Wernicke, e del gergo afasico, l’anosognosia può nascere dal fatto che il paziente, a causa del difetto di comprensione orale, non è in grado di analizzare neanche il linguaggio udito, e, quindi non ne rileva il carattere patologico. Un possibile secondo meccanismo: vi è un’alterazione del feedback uditivo, per cui il pz non è in grado, mentre parla, di monitorare il proprio linguaggio orale; ovvero di svolgere due compiti contemporaneamente (parlare e controllare il linguaggio prodotto). Sono stati descritti casi di pz gergo afasici, che pur riascoltando il proprio linguaggio lo giudicano normale. Questo dimostra la presenza di anosognosia; ma lo ritengono incomprensibile quando questo è prodotto da un’altra persona. L’anosognosia può essere globale: riguardare tutti gli aspetti del linguaggio; o selettiva.

3.4 amnesia

La mancanza di consapevolezza per il deficit di memoria è solitamente associata all’amnesia globale, causata da lesioni diencefaliche o fronto-basali. Cause frequenti di anosognosia per la memoria sono la Sindrome Wernicke- Korsakoff o la rottura di aneurismi dell’arteria comunicante anteriore. Questi pazienti sono consapevoli di fallire le prove di memoria e, quindi, di avere un deficit mnestico; il fallimento può essere stressante, anche se subito dopo, a causa dell’amnesia, dimenticano l’accaduto. L’anosognosia per l’amnesia non è una caratteristica intrinseca dell’amnesia.

3.5 deficit cognitivo: deficit cognitivo lieve, AD probabile, trauma

cranico grave e sindrome disesecutiva

L’anosognosia per i pazienti con la malattia di Alzheimer probabile , e quindi con deficit cognitivo lieve, può svilupparsi successivamente. La sua prevalenza è molto variabile, ma molti di loro la sviluppano soprattutto negli stadi più avanzati della malattia. Anche per i deficit cognitivi, l’anosognosia è caratterizzata da una certa specificità. Pz con AD possono sovrastimare alcune abilità più di altre prima di essere sottoposti a test psicometrici. Inoltre, possiamo distignuere:

  • Anosognosia cognitiva (deficit di memoria, orientamento visuo- spaziale)
  • Anosognosia comportamentale (irritabilità, disinibizione) Nel trauma cranico grave spesso il paziente, non è anosognosico, ma non è consapevole dei suoi comportamenti socialmente inappropriati.

La sindrome disesecutiva o frontale ha come caratteristica intrinseca la mancanza di consapevolezza per i deficit che la compongono. Le regioni cerebrali la cui alterazione è correlata all’anosognosia per il deficit cognitivo sono:

  • Corteccia prefrontale dorso-laterale
  • Corteccia fronto-orbitaria
  • Corteccia temporale mediale
  • Asimmetria emisferica, con predominanza dell’emi dx.
  1. La valutazione dell’anosognosia La valultazione dell’anosognosia si è sempre basata sull’osservazione del comportamento del pz e su interviste più o meno strutturate, nelle quali l’esaminatore pone domande circa la funzione deficitaria.

4.1 anosognosia per i deficit neurologici

L’inconsapevolezza della:

  • Emiplegia
  • Emianopsia
  • Cecità corticale Può essere esaminata mediante interviste strutturate , con domande inizialmente generali e poi più specifiche.

4.2 anosognosia per i deficit cognitivi

  • negligenza spaziale unilaterale: si può chiedere al pz di eseguire correttamente o meno un test
  • afasia: è difficile la valutazione di anosognosia in questi; si accetta la condizione che molto spesso l’afasia fluente è associata a questa condizione. In generale, segnali di anosognosia sono: mancanza di correzioni nell’eloquio e comportamento generale del pz.
  • Amnesia, deficit cognitivo lieve, AD trauma cranico grave e sindrome disesecutiva:  Nei pz amnesici l’esaminatore può chiedere al pz di fare un’autovalutazione mediante questionari “rispetto a 10 anni fa, come sono le sue capacità complessive?”. L’autovalutazione del pz può essere confrontata con quanto riportato dai familiari.

Ciascuno dei circuiti origina da una specifica area frontale e proietta ad un’altrettanta specifica struttura sottocorticale; successivamente ritornano alla corteccia frontale dopo aver connesso in successione le strutture sottocorticali. Per questo i circuiti sotto- corticali possono essere considerati “chiusi”. Ma possono anche essere considerati “aperti” nella comunicazione con altre strutture neurali.

  1. I disturbi del comportamento

2.1 Lobo frontale e regolazione del comportamento

La prima descrizione delle conseguenze di lesioni frontali nell’uomo viene dal caso Phineas Gage. Prima del trauma cranico penetrante che danneggiò le regioni frontali anteriori e le loro connessioni; il pz era un uomo equilibrato ed efficiente. In seguito alla lesione egli divenne volubile, irriverente, ostinato e intollerante alle restrizioni. Questi sono tutti cambiamenti dovuti ad una lesione ORBITO-MEDIALE.

2.2 Disturbi della motivazione

La MOTIVAZIONE è uno stato interno che spinge un soggetto ad agire e che implica processi consapevoli e inconsapevoli. La motivazione influenza tutte le fasi di pianificazione di un comportamento. L’APATIA:

  • Può essere definito uno stato di ridotta motivazione;
  • caratterizzato da una riduzione dei comportamenti diretti al raggiungimento di un fine
  • riduzione di interessi ed emozioni.
  • Negli anni si è proposta una distinzione tra le forme di apatia, ognuna di queste forme può prevalere in una patologia o in un’altra:  Apatia cognitiva: difficoltà di elaborare piani d’azione necessari per comportamenti finalizzati  Apatia comportamentale: incapacità di attivare in maniera spontanea pensieri o azioni

 Apatia emotiva: incapacità di integrare segnali affettivi ed emotivi allo scopo di pianificare il comportamento

  • È importante distinguere depressione e apatia. Entrambe sono caratterizzate da scarsa iniziativa e perdita di interesse per le attività, ma si differenziano per le loro caratteristiche emotive e cognitive.  I pz apatici tendono ad essere passivi, evidenziano un tono emotivo piatto vs. pz depressi hanno un tono dell’umore negativo  L’apatia è collegata a disinibizione e comportamento motorio abberrante; vs. pz depressi sono maggiormente ansiosi, agitati, irritabili.
  • È attribuita ad una disfunzione del circuito cingolato anteriore ABULIA:
  • È classificabile negli stadi più elevati dell’apatia
  • Lo stadio dell’abulia è caratterizzato dal mutismo acinetico , caratterizzato da completo disinteresse per l’ambiente e per le proprie necessità.
  • Questi pz sono coscienti e non paretici, ma non mostrano alcuna tendenza a muoversi e a comunicare.
  • Collegata a lesioni BILATERALI DEL GIRO CINGOLATO ANTERIORE. ANEDONIA:
  • È riferito all’incapacità di provare piacere nelle attività che normalmente dovrebbero provocarne (attività sessuali o legate al cibo)
  • È considerata l’incapacità nel desiderare e ricercare il contatto con stimoli gratificanti, è conseguente una riduzione dei comportamenti di ricerca del piacere
  • Attribuita a una disfunzione del SISTEMA MESOLIMBICO CORTICALE

2.3 disturbi da disinibizione

La DISINIBIZIONE è una sindrome complessa che si esprime in modo variabile con aggressività verbale e fisica, impulsività, irascibilità e disturbi dell’attività motoria e della condotta sociale. I pz “disinibiti” possono conoscere le norme relative alle condotte sociali, ma non riescono a rispettarle.

In quest’ottica, questi pz, non riescono a modulare il loro comportamento perché incapaci di rappresentarsi nella loro mente lo stato emotivo degli altri.

  1. La sindrome disesecutiva

3.1 Definizione di sindrome disesecutiva

Lesioni frontali sono responsabili anche di:

  • Difetti del controllo attenzionale
  • Disturbi della memoria
  • Alterazioni del comportamento organizzato L’espressione sindrome disesecutiva , sta ad indicare questo marcato deficit della capacità di controllo cognitivo e pianificazione. L’insieme delle capacità di formulare, eseguire e controllare articolati schemi d’azione è indicato con il termine: funzioni esecutive. Studi in pz con tali deficit hanno evidenziato quadri clinici diversi tra loro, in linea con l’articolata organizzazione neuro-anatomica della corteccia prefrontale. Questo suggerisce che le funzioni esecutive siano:
  • Frazionabili in più processi
  • Possono essere danneggiate selettivamente
  • Riflettono le caratteristiche funzionali delle diverse regioni prefrontali

3.2 sindrome disesecutiva e corteccia prefrontale dorso-laterale

I disturbi più evidenti nei pazienti con lesione prefrontale sono:

  • Facile distraibilità
  • Tendenza a prestare automaticamente l’attenzione a stimoli o ad attività irrilevanti
  • Ridotta capacità di valutare in modo critico le circostanze e gli eventi Il comportamento di questi pazienti risulta essere disorganizzato e caotico, spesso disturbato dall’intrusione di azioni irrilevanti o non appropriate rispetto al fine prefissato. Il disturbo di organizzazione e pianificazione del comportamento si manifesta quando schemi comportamentali semplici devono essere selezionati ed organizzati per far fronte a situazioni nuove e complesse. C’è chi suggerisce che i deficit di pianificazione, in questi pz, potrebbero essere attribuito ad una ridotta efficienza nei processi di organizzazione temporale e di memorizzazione a breve termine delle informazioni necessarie a pianificare una risposta. Il comportamento di questi pz è anche caratterizzato da rigidità ed incapacità a sviluppare nuove strategie.

3.3 Sindrome disesecutiva e corteccia orbito-frontale

Alcuni pz con lesioni frontali, possono non presentare difficoltà nelle prove per le funzioni esecutive, ma mostrare comportamenti alterati nella vita quotidiana. Tipiche di questi pazienti, sono le CONFABULAZIONI , una distorsione non intenzionale della memoria. In molti pz con lesioni frontali è stata descitta una incontrollabile tendenza a descrivere eventi totalmente fantasiosi. Indicate come “ confabulazioni spontanee ”, in contrapposizione a quello “provocate”. Il circuito orbito-frontale sembra essere particolarmente coinvolto nella regolazione delle emozioni e nei processi decisionali

3.4 Sindrome disesecutiva e corteccia cingolata anteriore

È stato dimostrato che LESIONI AL CINGOLO ANTERIORE determina:

  • Perdita di iniziativa
  • fino al mutismo acinetico i deficit legati a questa lesione comportano incapacità di mantenere l’attenzione su un compito inibendo le risposte non più appropriate. Sindrome da dipendenza ambientale , è una spiccata propensione dei pazienti con lesioni frontali a mettere in atto comportamenti scatenati dal contesto fisico o sociale. Una componente della sindrome precedentemente introdotta è il comportamento di utilizzazione , la tendenza ad afferrare, manipolare o utilizzare gli oggetti presenti nella stanza. Altra componente è il comportamento d’imitazione , cioè la spontanea tendenza ad esaminare i gesti dell’esaminatore Il circuito del cingolo anteriore è particolarmente coinvolto nel controllo della motivazione e nella inibizione di stimoli o attività interferenti.

3.5 modelli interpretativi delle funzioni esecutive

NORMAN e SHALLICE (1986), forniscono una descrizione dell’architettura cognitiva dei lobi frontali. Questi ipotizzano l’esistenza di due meccanismi principali di regolazione del comportamento: 1 - sistema di selezione competitiva , CS, opera in situazioni abituali attraverso l’attivazione di schemi di risposta automatizzati. 2 - sistema supervisore dell’attenzione , SAS, controlla situazioni non abituali, assegnando una gerarchia di priorità ai diversi schemi elementari di risposta. In caso di necessità, il SAS può sopprimere le risposte abituali elaborate dal CS.