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Riassunto "12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino", Schemi e mappe concettuali di Psicologia dello Sviluppo

Riassunto libro "12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino"; Autori: Daniel J. Siegel, Tina Payne Bryson.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2016/2017
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Caricato il 23/10/2017

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12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino
Daniel J. Siegel – Tina Payne Bryson
RISPETTARE I BAMBINI: C’È QUALCOSA DI PIÙ IMPORTANTE?
Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson considerano che un bambino, adeguatamente sostenuto, può
precocemente imparare “a esplorare le sensazioni, i pensieri, le immagini e le emozioni presenti
dentro di sé”, raggiungere una conoscenza “profonda di sé” e anche essere “in grado di controllarsi
e di entrare in relazione con gli altri” con la consapevolezza che “siamo tutti interdipendenti e legati
gli uni agli altri”. Gli autori si impegnano a dimostrare il vantaggio di “metter a frutto le situazioni
quotidiane” per favorire una educazione emotiva, basata su connessione e comprensione.
Essi muovono da un’idea di bambino aperto all’esperienza sin dalla nascita, anzi sin da prima, e che
trova costantemente nelle relazioni il luogo dove essere “ascoltato, considerato, amato” e attraverso
questo nutrimento apprende come modulare la propria reattività e dunque come provare a mantenere
costruttivo il contatto relazionale.
Come dirà Trevarthen: “Freud ha dimostrato chiaramente che le emozioni inconsce del cervello
possono offuscare oppure guidare il senso di realtà con una forza almeno pari a quella che la ragione
esercita per governare l’emotività. Ma lo sviluppo della psicoanalisi ha generato alcune confusioni
riguardo alle funzioni positive della vita mentale profonda”.
Kohut ha scritto essenzialmente attorno a un solo, fondamentale, invito: “Siate empatici”. La parola
empatia, fa la differenza per coloro (siano essi genitori o psicoanalisti o insegnanti o persona di
buona volontà) che la sanno ascoltare e mettere in atto, poiché determina un cambiamento radicale
della modalità di costruire le relazioni. Ed è anche grazie a una cultura dell’empatia che l’idea di
bambino diventa quella di un essere pienamente completo fin dalla nascita.
La vera sfida per noi umani è quella di camminare assieme su questa terra, nel senso di esserci
davvero in quel che facciamo, nella quotidianità, momento dopo momento.
L’invito è di verificare quale idea di bambino abbiamo dentro di noi e hanno le persone a cui
affidiamo i nostri figli, poiché da quella discendono conseguenze di comportamenti (educativi,
pedagogici, terapeutici e sociali) molto divergenti, le cui conseguenze ricadranno da una generazione
all’altra.
INTRODUZIONE – SOPRAVVIVERE E FIORIRE
Che siate genitori o altre persone dedite alla cura di un bambino, il vostro scopo ultimo è crescerlo
affinché possa fiorire, realizzare appieno il suo potenziale.
SOPRAVVIVERE. FIORIRE
Quando domandiamo ai genitori cosa gli stia più a cuore, compaiono quasi sempre varianti di questi
due scopi: i genitori vogliono sopravvivere ai momenti difficili che inevitabilmente si incontrano
quando si cresce un bambino, e desiderano che i figli e la famiglia possano “fiorire”, mettere a frutto
tutte le proprie risorse.
Cosa volete davvero per i vostri figli? Che tipo di qualità vi augurate che sviluppino e portino con sé
nella vita adulta?
I momenti in cui state solamente cercando di sopravvivere costituiscono in realtà delle opportunità
per aiutare vostro figlio a “fiorire” e a coltivare il proprio potenziale. A volte potreste pensare che i
momenti importanti e affettuosi siano distinti dai momenti in cui si affrontano i problemi quotidiani.
Invece non lo sono affatto. I casi in cui vostro figlio vi manca di rispetto, rispondendovi con
impertinenza, o il direttore della scuola vi manda a chiamare o, ancora, vi ritrovate la parete piena di
scarabocchi, sono certamente momenti di “sopravvivenza”, non ci son dubbi al riguardo. Ma, allo
stesso tempo, costituiscono delle opportunità, perché un momento di sopravvivenza è anche un
momento per fiorire, un contesto in cui può dispiegarsi il lavoro importante e significativo dei
genitori.
L’aspetto davvero positivo di questo approccio del “sopravvivere – e – fiorire” è il non dover essere
costretti a ritagliarsi dei momenti per aiutare i bambini a realizzare il loro potenziale. Grazie a
questo approccio, potrete usare tutte le interazioni con i vostri figli come opportunità per aiutarli a
diventare persone responsabili, premurose e capaci. Il libro tratta dell’aspetto di mettere a frutto le
situazioni quotidiane per aiutare i vostri bambini a esprimere le proprie reali potenzialità.
Ci concentreremo sulle modalità attraverso cui aiutare i bambini a essere se stessi, a sentirsi più a
loro agio nel mondo, psicologicamente più forti e “resilienti”, ossia capaci di resistere e di
Psicologia dello sviluppo – II ANNO L19
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12 strategie rivoluzionarie per favorire lo sviluppo mentale del bambino

Daniel J. Siegel – Tina Payne Bryson

♦ RISPETTARE I BAMBINI: C’È QUALCOSA DI PIÙ IMPORTANTE?

Daniel J. Siegel e Tina Payne Bryson considerano che un bambino, adeguatamente sostenuto, può precocemente imparare “a esplorare le sensazioni, i pensieri, le immagini e le emozioni presenti dentro di sé”, raggiungere una conoscenza “profonda di sé” e anche essere “in grado di controllarsi e di entrare in relazione con gli altri” con la consapevolezza che “siamo tutti interdipendenti e legati gli uni agli altri”. Gli autori si impegnano a dimostrare il vantaggio di “metter a frutto le situazioni quotidiane” per favorire una educazione emotiva, basata su connessione e comprensione. Essi muovono da un’ idea di bambino aperto all’esperienza sin dalla nascita, anzi sin da prima, e che trova costantemente nelle relazioni il luogo dove essere “ascoltato, considerato, amato” e attraverso questo nutrimento apprende come modulare la propria reattività e dunque come provare a mantenere costruttivo il contatto relazionale. Come dirà Trevarthen: “Freud ha dimostrato chiaramente che le emozioni inconsce del cervello possono offuscare oppure guidare il senso di realtà con una forza almeno pari a quella che la ragione esercita per governare l’emotività. Ma lo sviluppo della psicoanalisi ha generato alcune confusioni riguardo alle funzioni positive della vita mentale profonda”. Kohut ha scritto essenzialmente attorno a un solo, fondamentale, invito: “Siate empatici”. La parola empatia , fa la differenza per coloro (siano essi genitori o psicoanalisti o insegnanti o persona di buona volontà) che la sanno ascoltare e mettere in atto, poiché determina un cambiamento radicale della modalità di costruire le relazioni. Ed è anche grazie a una cultura dell’empatia che l’ idea di bambino diventa quella di un essere pienamente completo fin dalla nascita. La vera sfida per noi umani è quella di camminare assieme su questa terra, nel senso di esserci davvero in quel che facciamo, nella quotidianità, momento dopo momento. L’invito è di verificare quale idea di bambino abbiamo dentro di noi e hanno le persone a cui affidiamo i nostri figli, poiché da quella discendono conseguenze di comportamenti (educativi, pedagogici, terapeutici e sociali) molto divergenti, le cui conseguenze ricadranno da una generazione all’altra.

■ INTRODUZIONE – SOPRAVVIVERE E FIORIRE

Che siate genitori o altre persone dedite alla cura di un bambino, il vostro scopo ultimo è crescerlo affinché possa fiorire, realizzare appieno il suo potenziale. SOPRAVVIVERE. FIORIRE Quando domandiamo ai genitori cosa gli stia più a cuore, compaiono quasi sempre varianti di questi due scopi: i genitori vogliono sopravvivere ai momenti difficili che inevitabilmente si incontrano quando si cresce un bambino, e desiderano che i figli e la famiglia possano “fiorire”, mettere a frutto tutte le proprie risorse. Cosa volete davvero per i vostri figli? Che tipo di qualità vi augurate che sviluppino e portino con sé nella vita adulta? I momenti in cui state solamente cercando di sopravvivere costituiscono in realtà delle opportunità per aiutare vostro figlio a “fiorire” e a coltivare il proprio potenziale. A volte potreste pensare che i momenti importanti e affettuosi siano distinti dai momenti in cui si affrontano i problemi quotidiani. Invece non lo sono affatto. I casi in cui vostro figlio vi manca di rispetto, rispondendovi con impertinenza, o il direttore della scuola vi manda a chiamare o, ancora, vi ritrovate la parete piena di scarabocchi, sono certamente momenti di “sopravvivenza”, non ci son dubbi al riguardo. Ma, allo stesso tempo, costituiscono delle opportunità, perché un momento di sopravvivenza è anche un momento per fiorire, un contesto in cui può dispiegarsi il lavoro importante e significativo dei genitori. L’aspetto davvero positivo di questo approccio del “sopravvivere – e – fiorire” è il non dover essere costretti a ritagliarsi dei momenti per aiutare i bambini a realizzare il loro potenziale. Grazie a questo approccio, potrete usare tutte le interazioni con i vostri figli come opportunità per aiutarli a diventare persone responsabili, premurose e capaci. Il libro tratta dell’aspetto di mettere a frutto le situazioni quotidiane per aiutare i vostri bambini a esprimere le proprie reali potenzialità. Ci concentreremo sulle modalità attraverso cui aiutare i bambini a essere se stessi, a sentirsi più a loro agio nel mondo, psicologicamente più forti e “resilienti”, ossia capaci di resistere e di

riprendersi da una crisi o da condizioni di difficoltà. Per raggiungere questo scopo è indispensabile che conosciate alcune nozioni fondamentali riguardo al giovane cervello che state aiutando a crescere e a svilupparsi. COME USARE IL LIBRO Anche se nelle pagine che seguono useremo il termine “genitore”, ci rivolgiamo a chiunque intraprenda il compito importantissimo di crescere, sostenere e accudire amorevolmente un bambino. Questo volume si concentra sul periodo che va dalla nascita ai dodici anni, occupandosi quindi prevalentemente si bambini nella prima infanzia, in età prescolare e scolare, e di preadolescenti. Illustreremo un approccio educativo e una gamma di strategie che aiuteranno i vostri bambini a essere più felici, più sani e più pienamente se stessi. Il primo capitolo introduce il concetto semplice, ma cruciale, alla base del nostro approccio, ossia l’integrazione. Il secondo capitolo è dedicato alle strategie per aiutare l’emisfero destro e quello sinistro del cervello a lavorare in sinergia, affinché il bambino possa essere in contatto sia con la propria parte emotiva sia con quella razionale. Nel terzo capitolo si sottolinea l’importanza di collegare il “piano di sotto” del cervello, ossia la parte istintuale, con il “piano di sopra”, ovvero la parte più riflessiva, responsabile dell’attività decisionale, della comprensione di sé, dell’empatia (ossia la capacità di riconoscere i sentimenti, i desideri e i punti di vista dell’altro) e della moralità. Il quarto capitolo spiega come aiutare il bambino ad affrontare i momenti dolorosi del passato rischiarandoli con il lume della comprensione, affinché possa gestirli con consapevolezza, intenzionalità e sensibilità. Nel quinto capitolo vi forniremo una serie di indicazioni per spiegare al bambino che ha la capacità di fermarsi a riflettere sui propri stati mentali, e che, quando riesce a farlo, può compiere scelte che gli consentono di avere il controllo delle proprie emozioni e del modo di reagire agli eventi della vita. Nel sesto capitolo sono descritte alcune strategie per far comprendere ai bambini la felicità e il senso di realizzazione che si provano quando si instaura un legame con gli altri, pur mantenendo una propria identità e unicità. Sono spesso le esperienze difficili a consentire loro di crescere e di imparare a conoscere il mondo. Anziché cercare di proteggere i nostri figli dalle inevitabili difficoltà della vita, possiamo aiutarli a integrare queste esperienze nella loro comprensione del mondo e a imparare da esse. La crescita e lo sviluppo de genitore, o una loro mancanza, hanno effetto sul cervello del figlio. Via via che i genitori acquisiscono maggiore consapevolezza ed equilibrio dal punto di vista emotivo, i figli ne raccolgono i frutti e progrediscono anch’essi verso la salute psicologica. Ciò significa che “coltivare” le vostre stesse risorse cerebrali e realizzarne l’integrazione è uno dei doni più generosi e amorevoli che possiate fare ai vostri figli. Grazie a una maggiore comprensione del funzionamento del cervello, potrete scegliere più consapevolmente gli insegnamenti da fornire ai vostri figli e il modo di comportarvi nei loro confronti, conoscendo le ragioni alla base delle vostre scelte. Fornendo ai vostri figli regolarmente esperienze utili a favorire uno sviluppo completo ed equilibrato del cervello, vedrete ridursi la frequenza di quei momenti critici tanto comuni quando si cresce un bambino.

CAPITOLO 1: Crescere un bambino tenendo a mente il cervello Di fatto, è il cervello a determinare in larga misura chi siamo e cosa facciamo. E, poiché il cervello del bambino viene plasmato in misura significativa dalle esperienze che offriamo come genitori, sapere come questo organo così importante si modifichi in reazione alla nostra attività educativa e di accudimento può aiutarci a crescere un bambino psicologicamente più forte e resiliente, ossia capace di resistere e di riprendersi dalle difficoltà. La conoscenza di alcune nozioni fondamentali semplici e facilmente applicabili riguardanti il funzionamento del cervello vi consentirà di comprendere meglio vostro figlio, di rispondere più efficacemente alle situazioni difficili e di gettare le basi per un sano sviluppo mentale, emotivo e sociale del bambino. Un giorno mentre era al lavoro, Marianna ricevette una telefonata con cui la avvisavano che suo figlio di due anni, Marco, Era rimasto coinvolto in un incidente di automobilistico insieme alla babysitter. In una situazione del genere, molti di noi sarebbero stati tentati di rassicurare il bambino, dicendogli che la sua babysitter si rimetterà presto, per poi cercare subito di distogliere l’attenzione del piccolo dall’incidente, coinvolgendolo in un’attività diversa: “Dai, andiamo a prenderci un gelato!”. Nei giorni seguenti, molti genitori, nel tentativo di non turbare il proprio figlio, eviterebbero di riparlare dell’incidente. Il problema dell’approccio “Dai, andiamo a prenderci un gelato!” è che lascia il

L’obiettivo da raggiungere per i nostri bambini è: aiutarli a realizzare un maggior grado di integrazione a livello cerebrale, affinché possano mettere pienamente a frutto le proprie risorse mentali. Se Marianna non avesse aiutato Marco a raccontare l’accaduto e a comprenderlo, le paure del bambino sarebbero rimaste irrisolte e avrebbero potuto riaffiorare in altre forme. Marianna lo ha aiutato a concentrare l’attenzione sia sui dettagli concreti dell’incidente sia sulle proprie emozioni, facendo sì che usasse contemporaneamente l’emisfero sinistro e destro e che in tal modo si rafforzasse, nel vero senso della parola, la connessione fra i due emisferi. La ragione per cui il cervello infantile non è sempre capace di integrazione è semplice: non ha ancora avuto il tempo per svilupparsi completamente. Di fatto, ha ancora molta strada da fare, se si pensa che il cervello non si considera completamente sviluppato fino a un’età di circa venticinque anni. La velocità di maturazione cerebrale è influenzata notevolmente dal nostro patrimonio genetico; tuttavia, ciò su cui possiamo influire nella cura quotidiana dei figli potrebbe essere proprio il grado di integrazione. Stiamo parlando semplicemente dell’essere presenti con i propri figli, per poterli aiutare a raggiungere un maggior livello di integrazione; a sua volta, ciò consentirà di far fiorire le loro abilità emotive, intellettive e sociali. Un cervello integrato favorisce un potenziamento delle capacità decisionali, un miglior controllo del corpo e delle emozioni, una più completa comprensione di se stessi, relazioni interpersonali più forti e un miglior rendimento scolastico. ENTRARE NEL FLUSSO. NAVIGARE LE ACQUE FRA CAOS E RIGIDITÀ Quando una persona ha un buon livello di integrazione, si trova in uno stato di benessere e salute mentale. Tuttavia, questa condizione non è poi così facile da definire. Infatti pochissime sono le definizioni di salute mentale. Siegel è stato fra i primi a darne una definizione. Tuttavia un modo semplice per definirla è descrivere la salute mentale come la nostra capacità di rimanere nel “fiume del benessere”. Immaginate un placido fiume che attraversa la campagna. Ecco, questo è il vostro fiume del benessere. Un estremo è il caos, caratterizzato da una assoluta mancanza di controllo. L’altro estremo è la rigidità, in cui il controllo è eccessivo e porta a una mancanza di flessibilità e capacità di adattamento. Tutti noi facciamo la spola fra queste due sponde mentre attraversiamo le nostre giornate, soprattutto quando cerchiamo di “sopravvivere” ai momenti difficili nella cura dei nostri figli. Quando siamo più vicini alle sponde del caos e della rigidità, siamo più lontani dalla salute mentale ed emotiva. I concetti di caos e di rigidità vi consentiranno di “misurare” il grado di integrazione del bambino in ogni dato momento. Se notate caos e/o rigidità, saprete che vostro figlio non si trova in una condizione di integrazione. Analogamente, quando invece è in uno stato di integrazione, il bambino mostra delle caratteristiche che associamo alla salute mentale ed emotiva: flessibilità, capacità di adattamento, stabilità e capacità di comprendere se stesso e il mondo che lo circonda.

CAPITOLO 2: Due “cervelli” sono meglio di uno – Realizzare l’integrazione fra emisfero destro ed emisfero sinistro del cervello. EMISFERO DESTRO, EMISFERO SINISTRO: UN’INTRODUZIONE Il cervello è suddiviso in due emisferi. Non solo queste due parti sono separate dal punto di vista anatomico: esse funzionano anche in modo molto diverso l’una dall’altra. Per definire l’influsso esercitato su di noi da ciascuno dei due diversi lati del cervello, la comunità scientifica parla di “modalità destra e sinistra. L’emisfero sinistro ama l’ordine e desidera realizzarlo; è logico, letterale, linguistico (gli piacciono le parole) e lineare (dispone le cose in base a una sequenza o a un ordine). L’emisfero destro, invece, è olistico, ossia si interessa non tanto ai dettagli, ma al quadro d’insieme, al senso e all’impressione generale di un’esperienza; preferisce la comunicazione non verbale, ossia basata sull’invio e la ricezione di segnali come espressioni facciali, contatto visivo, tono di voce, postura e gestualità. Le sue aree di specializzazione sono le immagini, le emozioni e i ricordi personali. L’emisfero destro è influenzato più direttamente dal corpo e dalle regioni inferiori del cervello, che gli consentono di ricevere e interpretare le informazioni riguardanti le emozioni. L’emisfero destro è esperienziale e autobiografico. Nei bambini molto piccoli è dominante l’emisfero destro, soprattutto nei primi tre anni di vita. A questa età i bambini non hanno ancora acquisito completamente la capacità di usare la logica e le

parole per esprimere le proprie emozioni, e vivono completamente nel momento. Quando un bambino inizierà a domandare in continuazione “Perché?”, saprete che l’emisfero sinistro sta davvero cominciando ad entrare in gioco. Perché all’emisfero sinistro piace conoscere i rapporti lineari di causa-effetto all’origine degli eventi che accadono nel mondo – ed esprimerne la logica attraverso il linguaggio. DUE METÀ FANNO UN TUTTO: RIUNIRE DESTRA E SINISTRA Per poter condurre una vita equilibrata, creativa, ricca di significato e di relazioni profonde, è fondamentale che i due emisferi del cervello lavorino in sinergia. L’architettura stessa del cervello è progettata a tale scopo. L’emisfero destro e quello sinistro sono collegati da un fascio di fibre nervose, chiamato corpo calloso, che corre lungo la parte centrale del cervello. La comunicazione fra i due emisferi del cervello avviene attraverso queste fibre, consentendo alle due parti di lavorare come una squadra. Integrazione orizzontale = ossia che i due emisferi del cervello possano funzionare in armonia l’uno con l’altro. Grazie al fatto che ciascuna parte si specializza nello svolgimento di determinate funzioni, possiamo raggiungere obiettivi più impegnativi ed eseguire compiti più complessi e articolati. Esistono due strategie per favorire l’integrazione orizzontale nel cervello dei bambini. STRATEGIA 1 – ENTRARE IN SINTONIA E REINCANALARE: CAVALCARE LE ONDE DELLE EMOZIONI Comprendendo il modo in cui funziona il cervello del bambino, potrete favorire più rapidamente una collaborazione fra di voi e spesso con meno “tragedie”. Quando un bambino è sopraffatto da emozioni intense, per esempio è arrabbiato o agitato, la logica spesso non serve, finché non abbiamo dato una risposta ai bisogni emozionali dell’emisfero destro del cervello. Parliamo di “sintonizzazione”, perché entriamo profondamente in rapporto con un’altra persona, stabilendo un contatto a livello emotivo e facendo sì che si “senta sentita”. E quando un genitore e figlio realizzano questo tipo di sintetizzazione, provano un senso di unione. “Entrare in sintonia e reincanalare”: con questo metodo, si aiutano i bambini a “sentirsi sentiti”, prima di provare a risolvere i problemi ed a affrontare razionalmente la situazione.

  1. Entrare in sintonia con l’emisfero destro È fondamentale tenere a mente che, per quanto insensati e frustanti possono sembrarci i sentimenti dei bambini essi sono reali e importanti per loro. È essenziale che li consideriamo come tali nel nostro modo di rispondergli. La sintonizzazione da emisfero destro a emisfero destro contribuisce a riportare il cervello del bambino in equilibrio. Solo dopo questo passo si può passare al secondo passo, con il quale si favorisce l’integrazione fra l’emisfero sinistro ed emisfero destro.
  2. Reincanalare con l’emisfero sinistro Dopo aver risposto con l’emisfero destro possiamo reincanalare l’interazione con l’emisfero sinistro. Questo approccio consente al bambino di impiegare entrambi gli emisferi del cervello in modo integrato e coordinato. Le regole riguardanti il rispetto e il comportamento non vengono gettate al vento soltanto perché l’emisfero sinistro del bambino è momentaneamente “disattivato”. Per esempio, qualsiasi comportamento venga ritenuto inappropriato in famiglia, non deve essere permesso in momenti di intensa emotività. Seguendo l’approccio educativo fondato sulla conoscenza del funzionamento del cervello si diventa consapevoli di come sia in genere una buona idea mettersi a parlare del comportamento sbagliato e delle sue conseguenze solo dopo che il bambino si sarà calmato: infatti i momenti in cui è sopraffatto dalle emozioni non sono i migliori per fargli recepire nuovi insegnamenti. STRATEGIA 2 – NOMINARE PER DOMINARE: CALMARE LE EMOZIONI INTENSE LEGATE A UN EVENTO RACCONTANDO LA STORIA DELL’ACCADUTO Esperienze di dolore, delusione o paura, possono sopraffare un bambino, per l’intensità delle emozioni e delle sensazioni corporee che pervadono l’emisfero destro del cervello. Possiamo contribuire a far rientrare in gioco l’emisfero sinistro, affinché il bambino possa cominciare a comprendere cosa stia accadendo, aiutandolo a raccontare l’esperienza che l’ha spaventato o addolorato. Questo perché raccontare più volte l’esperienza traumatica è utile a “riunire” emisfero sinistro ed emisfero destro. Dunque bisogna aiutare i bambini a nominare le proprie paure di emozioni affinché possano dominarle.

che collega il piano alto e quello basso del cervello, affinché i due piani possano lavorare come una squadra. Al completamento della scala si realizzerà così una integrazione verticale tra la parte superiore e quella inferiore del cervello. Ciò significa che la parte alta sarà in grado di controllare l’attività di quella bassa e di ridurre l’intensità delle reazioni degli impulsi e delle emozioni che da qui hanno origine. Ma l’integrazione verticale si muove anche nella direzione contraria, ossia con la parte inferiore del cervello e il corpo che danno importanti contributi “dal basso”. LAVORI IN CORSO AL “PIANO SUPERIORE”: ADATTARE LE ASPETTATIVE A LIVELLO DI SVILUPPO DEL BAMBINO La parte inferiore è già formata fin dalla nascita, mentre quella superiore non completa il processo di maturazione fino a un’età di circa venticinque anni; di fatto è una delle ultime parti del cervello a svilupparsi. Il piano alto è oggetto di una fervida attività di costruzione nei primi anni di vita; poi, negli anni dell’adolescenza, viene sottoposto a una profonda “ristrutturazione”, che continua fino all’età adulta. Poiché è ancora in costruzione, la parte superiore del cervello non è in grado di funzionare al meglio in ogni occasione, ossia non è in grado di essere sempre efficiente e di realizzare un’integrazione ottimale con la parte inferiore. IL CANCELLETO CHE BLOCCA LA SCALA DELLA MENTE. “È COLPA DELLA AMIGDALA SE MI SONO COMPORTATO COSÌ!” L’amigdala, che nella forma e nelle dimensioni ricorda una mandorla, è parte del cosiddetto “sistema limbico” situato nella parte bassa del cervello. L’amigdala consente una rapida elaborazione ed espressione delle emozioni, in particolare la rabbia e la paura. Quando avverte il pericolo, è possibile che assuma completamente il controllo prendendo in “ostaggio” la parte alta del cervello. Naturalmente ci sono momenti in cui è davvero meglio agire prima di pensare. Indubbiamente, agire senza pensare è un bene quando ci si trova in una situazione di pericolo. Tuttavia, di solito, agire o reagire senza riflettere non è altrettanto positivo nelle situazioni normali di ogni giorno. Il problema, è che, soprattutto nei bambini, l’amigdala spesso si “infiamma” e blocca la scala che collega il piano inferiore del cervello a quello superiore. Non solo il piano di sopra è ancora in corso di costruzione, ma persino la parte che può già funzionare diventa inaccessibile in momenti di grande tensione o emozione. I bambini alcune volte riescono ad usare la parte superiore del cervello, altre volte no. Ma questo, ovviamente, non dà loro un lasciapassare per ogni comportamento sbagliato. Al contrario, dà effettivamente a noi genitori ancor più stimoli per far attenzione a che i nostri figli sviluppino le facoltà necessarie a comportarsi in modo appropriato. CRISI DI COLLERA AL PIANO DI SOPRA E AL PIANO DI SOTTO La tanto temuta crisi di collera può essere uno degli aspetti più spiacevoli che si si trova ad affrontare quando si cresce un bambino. Esistono due diversi tipi di crisi di collera. Una crisi che coinvolge il piano di sopra ha luogo essenzialmente quando è il bambino a decidere di perdere il controllo: è lui a compiere consapevolmente la scelta di passare all’azione, di reagire in modo esagerato e di gettarvi nel panico finché non otterrà quello che vuole. Nonostante le sue suppliche melodrammatiche e apparentemente sincere, il bambino potrebbe porre fine alla crisi di collera in un battibaleno, se solo volesse. La ragione per cui può fermarsi risiede proprio nel fatto che in quel momento sta impiegando la parte superiore del cervello: è capace di controllare le emozione e il corpo, di essere razionale e prendere decisione assennate. Una crisi di collera che scaturisce dal piano alto del cervello richiede limiti fermi e una discussione a quattrocchi sulla differenza fra comportamenti appropriati e inappropriati. Una buona reazione, in una situazione del genere, sarebbe quella di spiegare con calma. In questo modo darete l’opportunità ai vostri figli, di fare pratica nel capire le conseguenze di azioni inappropriate e nell’imparare a controllare i propri impulsi. Inoltre state insegnando loro la comunicazione rispettosa, la pazienza e il rimandare le gratificazione sono più vantaggiosi del loro opposto. Rifiutandovi di cedere alle crisi di collera manovrate dalla parte superiore del cervello, vi accorgerete che la loro frequenza si ridurrà notevolmente. Infatti, poiché questo tipo di crisi è intenzionale, i bambini smetteranno di ricorrere a questa particolare strategia quando si accorgeranno che è inefficace.

Una crisi di collera al piano di sotto del cervello è completamente diversa. In questo caso, il bambino si agita a tal punto da diventare incapace di impiegare la parte superiore del cervello. In casi come questo, le aree inferiori del cervello – in particolare, l’amigdala – assumono il controllo e tengono in ostaggio la parte superiore. Il bambino è assolutamente lontano da una condizione di integrazione. La reazione alla crisi di collera al piano di sotto richiede un atteggiamento amorevole e consolatorio. Come nella tecnica “entrare in sintonia e reincanalare”, la prima cosa da fare per un genitore è stabilire un contatto emotivo con il bambino e aiutarlo a calmarsi. In questi momenti non ha senso parlargli di conseguenze o di comportamenti appropriati. Quindi, il primo vostro compito, quando la parte alta del cervello è presa in ostaggio dalla parte bassa, è aiutare il bambino a riportare alla calma l’amigdala. Poi, dopo che la parte superiore sarà di nuovo rientrata in gioco, potrete cominciare a ricorrere alla logica e alla ragione. Quando il bambino sarà in una condizione di maggiore ricettività, potrete parlargli di comportamenti appropriati e non appropriati e delle possibili conseguenze. Potete ricorrere alla disciplina per mantenere la vostra autorità ma potete farlo in modo più consapevole e amorevole. E sarà più probabile che il bambino interiorizzi l’insegnamento, perché quest’ultimo giunge quando il suo cervello è maggiormente ricettivo nei confronti dell’apprendimento. STRATEGIA 3 – ATTIVARE SENZA INFIAMMARE: COINVOLGERE LA PARTE SUPERIORE DEL CERVELLO In alcuni momenti particolarmente delicati con i figli, ci potrebbe essere il rischio che un equilibrio già precario si rompa. Mentre ci prendiamo cura dei nostri figli e insegniamo loro la disciplina, si presentano davvero tante opportunità per interagire in modi che coinvolgano e sviluppino la parte superiore del loro cervello. Ogni volta che diciamo “Convincimi” oppure “Cerca una soluzione che possa andare bene per tutti e due”, diamo ai nostri figli la possibilità di esercitarsi nella soluzione di problemi e nel prendere decisioni. Li aiutiamo a riflettere su quali siano i comportamenti appropriati e sulle conseguenze di quelli inappropriati, e li sollecitiamo a pensare ai desideri e ai sentimenti di un’altra persona. E tutto grazie al fatto che abbiamo trovato un modo per attivare la parte superiore del loro cervello, invece di infiammare quella inferiore. STRATEGIA 4 – USARLA PER NON PERDERLA: ALLENARE LA PARTE SUPERIORE DEL CERVELLO Oltre ad attivare la parte alta del cervello dei nostri figli quando se ne presenta l’occasione, è importante anche tenerla regolarmente in esercizio. La parte superiore del cervello è come un muscolo: usandola, si sviluppa, si fortifica e funziona meglio. Quando invece viene trascurata, non si sviluppa in modo ottimale e perde alcune delle sue potenzialità e capacità di funzionamento. La capacità di decidere con giudizio Una delle grandi tentazioni dei genitori è di decidere al posto dei figli, affinché facciano sempre la cosa giusta. Invece, dobbiamo dare ai bambini l’opportunità di esercitarsi a prendere decisioni da soli. Esaminare una serie di alternative contrastanti, e gli esiti di ciascuna scelta, consente al bambino di esercitare la parte superiore del cervello, rafforzandola e migliorandone il funzionamento. Il punto è lasciare che siano i vostri figli ad affrontare la difficoltà della scelta e a convivere le sue conseguenze. La capacità di controllare le emozioni e il corpo Un altro compito importante, e difficile, per i bambini piccoli è mantenere l’autocontrollo. Dobbiamo fornire loro le abilità necessarie per prendere buone decisioni anche quando si è in preda ad emozioni intense, per esempio la rabbia. Anche quando non prenderanno sempre la decisione giusta, quanto più metteranno in pratica alternative diverse dal perdere il controllo, tanto più rafforzeranno la parte superiore del loro cervello e le sue potenzialità. Comprensione di sé Uno dei modi migliori per favore nei bambini lo sviluppo di comprensione di sé è porre domande che li aiutino ad andare in profondità rispetto a ciò che conoscono. Quanto più i vostri bambini rifletteranno su ciò che accade dentro di loro, tanto più svilupperanno la capacità i comprendere e rispondere a ciò che avviene nei propri mondi interiori e nel mondo che li circonda.

Oppure vediamo il medico che ci porta nostro figlio appena nato e riviviamo le emozioni intense di quel momento. Ogni volta che rievochiamo un ricordo, lo modifichiamo. Ciò che ricordiamo potrebbe avvicinarsi molto a ciò che è effettivamente accaduto, ma l’atto stesso di ricordare introduce delle modifiche, a volte anche significative. Usando la terminologia scientifica, si direbbe che il recupero dalla memoria porta all’attivazione di un gruppo neuronale simile, ma non identico a quello creatosi al momento della codifica (ossia della “registrazione” del ricordo). Quindi, i ricordi sono distorti – a volte solo leggermente, a volte moltissimo – anche quando si crede che siano precisi. LA VERITÀ SULLA MEMORIA: SIAMO ESPLICITI (E IMPLICITI) Le esperienze passate influiscono sul comportamento del presente senza alcuna consapevolezza del fatto che la memoria sia stata attivata. Esistono due tipi di memoria che si intrecciano e collaborano nella vita normale di ogni giorno: memoria implicita e memoria esplicita. Generalmente, quando parliamo di memoria, intendiamo quella che, in termini scientifici, è la memoria esplicita: il ricordare consapevolmente un’esperienza passata. Tuttavia, è importante conoscere entrambi i tipi di memoria. I ricordi impliciti iniziano a formarsi ancor prima della nascita. Registriamo ricordi impliciti nel corso di tutta la nostra vita; fra l’altro, nei primi diciotto mesi, la nostra memoria è soltanto implicita. Nella memoria implicita vengono codificate le nostre percezioni, emozioni, sensazioni corporee e, nel corso del tempo, comportamenti quali gattonare, camminare, andare in bicicletta e, alla fine, cambiare un pannolino. I ricordi impliciti ci portano a formarci una serie di aspettative sul modo su cui va il mondo, aspettativa basate sulle nostre esperienze precedenti. La memoria implicita in un certo senso “prepara il terreno” affinché il cervello si predisponga a rispondere in un determinato modo. Nel caso del disturbo post-traumatico da stress (DPTS), il ricordo implicito di una esperienza sconvolgente codificato nel cervello viene riattivato da un suono o da una immagine senza che la persona nemmeno si accorga che si tratta di un ricordo. La memoria implicita è fondamentalmente un processo evolutivo che ci mantiene al sicuro e al riparo dai pericoli; ci consente di reagire rapidamente, e persino in modo automatico, in momenti di pericolo, senza che per noi sia necessario ricordare attivamente o intenzionalmente esperienze precedenti simili. Quando i nostri bambini sembrano reagire in modo insolitamente irragionevole, è necessario considerare se un ricordo implicito abbia creato un modello mentale che dobbiamo aiutarli ad analizzare. Possiamo utilizzare la narrazione per aiutare il bambino a rendere espliciti e ricchi di senso i suoi ricordi impliciti, affinché non possano più avere tanto influsso su di lui con la forza di un potere occulto. È in questa trasformazione – da implico a esplicito – che l’integrazione della memoria dispiega il suo vero potere in termini conoscenza di sé, comprensione e persino guarigione. REALIZZARE L’INTEGRAZIONE FRA IMPLICITO ED ESPLICITO: COMPORRE IL PUZZLE DELLA MENTE I ricordi impliciti sono spesso positivi e “lavorano” a nostro favore. Ma questo tipo di ricordi può anche essere negativo. Il problema dei ricordi impliciti, soprattutto se riguardano esperienze negative o dolorose, è che, quando non ne siamo consapevoli, diventano delle mine interrate che possono limitarci in modo significativo e talvolta debilitante. Quando facciamo esperienze difficili questi momenti dolorosi si radicano nel cervello e cominciano ad esercitare il loro influsso su di noi. Anche se non siamo consapevoli della loro origine nel passato, i ricordi impliciti possono continuare a suscitare in noi paura, evitamento, tristezza e altre emozioni e sensazioni fisiche dolorose. Se i bambini non riescono a riportare alla luce e a comprendere i ricordi dolorosi, potrebbero sviluppare disturbi del sonno, fobie limitanti e altri tipi di problemi. È possibile aiutare i nostri figli illuminando con la luce della consapevolezza i ricordi impliciti, rendendoli espliciti, affinché i bambini possano conoscerli e affrontarli in modo intenzionale. A volte i genitori si augurano che i bambini semplicemente “si dimenticano” delle esperienze dolorose che hanno avuto; tuttavia, in realtà, i bambini hanno bisogno che i genitori insegnino loro dei modi adeguati per realizzare l’integrazione fra ricordi impliciti ed espliciti, trasformando persino esperienze negative in sorgenti di forza e comprensione di

sé. Nel nostro cervello c’è una parte che ha proprio questo compito, ossia integrare i ricordi impliciti ed espliciti, affinché possiamo comprendere più pienamente il mondo e noi stessi. Questa parte si chiama ippocampo e possiamo considerarlo il “motore di ricerca” per il recupero dei ricordi. L’ippocampo collabora con diverse parti del cervello per recuperare tutte le immagini, le emozioni e le sensazioni della memoria implicita e metterle insieme a formare un “quadro” completo che renda possibile una conoscenza esplicita delle esperienze passate. Le immagini e le sensazioni di una esperienza che restano solamente in forma implicita, non integrate dall’ippocampo, permangono nel cervello in isolamento l’una dall’altra. Di conseguenza, ci viene a mancare la chiarezza riguardo alla nostra storia nel suo svolgersi, storia che definisce esplicitamente chi siamo. E, per giunta, questi ricordi che rimangono soltanto impliciti continuano a plasmare il modo in cui interpretiamo la realtà nel qui – e – ora e interagiamo con essa; influenzano il nostro senso di identità, di momento in momento – e tutto ciò accade senza che neppure siamo consapevoli del fatto che esse condizionano il nostro modo di interagire con il mondo. Pertanto, è fondamentale che riuniamo i tasselli impliciti per dare loro una forma esplicita che ci consenta di riflettere sull’influsso che esse esercitano sulla nostra vita. È a questo punto che entra in gioco l’ippocampo. Eseguendo la funzione importante di realizzare l’integrazione fra ricordi impliciti ed espliciti, ci consente di diventare artefici della nostra vita. Quando non si dà al bambino la possibilità di esprimere i propri sentimenti e di ricordare l’accaduto dopo un evento che l’ha sopraffatto, i ricordi restano esclusivamente impliciti e in forma dis – integrata, impedendogli di dare un senso all’esperienza. Se, invece viene aiutato ad integrare il passato nel presente, il bambino diventa capace di comprendere cosa avviene dentro di lui e di riprendere il controllo sui propri pensieri e comportamenti. L’integrazione della memoria è uno strumento efficace per affrontare esperienze difficili del passato. Prima di sprofondare nell’analisi della situazione, fermatevi un attimo e controllate i “fondamentali”, ossia i quattro A: il vostro piccolo forse è solo affamato, arrabbiato, assonnato o si sente abbandonato e solo. Potrebbe non essere sempre possibile individuare un legame fra la reazione attuale del bambino e un particolare evento del passato: in tal caso, è importante non voler vedere a tutti i costi un collegamento anche quando non c’è. Se, però, pensate che un evento precedente possa effettivamente stare condizionando il comportamento di vostro figlio, esistono alcuni modi concreti per fornire al bambino una serie di strumenti che possano aiutarlo a integrare i ricordi impliciti ed espliciti e a raggiungere un maggior grado di controllo nel reagire alle circostanze del presente. STRATEGIA 6 – Usare il telecomando della mente: rivedere il passato Uno dei modi più efficaci per favorire l’integrazione fra emisfero destro ed emisfero sinistro del cervello è raccontare una storia. La narrazione è un’attività particolarmente utile anche per l’integrazione fra ricordi impliciti ed espliciti. Potete far conoscere a un bambino il suo lettore DVD interno dotato di un telecomando che gli consente di “rivedere” nella mente un’esperienza del passato, andando al proprio ritmo: il telecomando, infatti gli dà la possibilità di fermarsi, “riavvolgere” la narrazione per tornare all’inizio o a un punto precedente e avanzare velocemente a un punto successivo del racconto. Così il telecomando della mente è uno strumento che dà al bambino un certo grado di controllo nel rievocare un ricordo sgradevole; il telecomando dà loro la possibilità di avere un certo grado di controllo su ciò che devono affrontare e di andare al proprio ritmo. Potranno ripensare a un’esperienza che li ha spaventati senza doverne rivivere subito ogni scena. STRATEGIA 7 – Ricordarsi di ricordare: far sì che i ricordi diventino parte integrante della vita quotidiana della famiglia L’atto di ricordare viene naturale alla maggior parte delle persone. Ma la memoria è come molte altre funzioni del cervello: più la esercitiamo, più efficiente diventa. Durante le diverse attività quotidiane, aiutate i vostri bambini a parlare delle proprie esperienze, affinché possano realizzare l’integrazione fra memoria esplicita e implicita. Ci sono moltissimi modi in cui è possibile incoraggiare concretamente i bambini a ricordare. Il modo più naturale è porre domande che facciano emergere i ricordi. Oppure potreste incoraggiare vostro figlio a tenere un diario. Dagli studi a questo riguardo è emerso

Il cervello si modifica fisicamente in risposta a nuove esperienze. Con la determinazione e l’impegno, possiamo acquisire nuove capacità mentali. Inoltre, dirigendo l’attenzione in modo nuovo, creiamo di fatto una nuova esperienza in grado di cambiare sia l’attività del cervello sia, in ultima analisi, la sua stessa struttura. Quando facciamo una nuova esperienza o ci concentriamo su qualcosa si verifica una “eccitazione” elettrica dei neuroni. In altri termini, i neuroni (cellule del cervello) entrano in azione. L’attivazione neuronale porta alla produzione di proteine che consentono la creazione di nuove connessioni tra i neuroni attivati. L’intero processo si chiama neuroplasticità. Numerose prove scientifiche dimostrano che si verifica un rimodellamento della struttura del cervello a seconda del modo in cui si focalizza l’attenzione. Le neuroimmagini dei violinisti forniscono prove ulteriori, evidenziando una crescita e un’espansione straordinarie nelle regioni della corteccia che rappresentano la mano sinistra, la quale deve “diteggiare”, ossia muovere le corde del violino, con grande precisione e spesso a grande velocità. Altri studi dimostrano che l’ippocampo, fondamentale per la memoria spaziale ha dimensioni maggiori nei tassisti. La “vista della mente” ha prodotto una trasformazione più profonda, capace di far sentire i suoi effetti benefici fino all’età adulta. Indirizzando la nostra attenzione, possiamo passare dall’ essere influenzati da fattori interni ed esterni a noi all’ influenzare tali fattori. STRATEGIA 8 – Far scorrere via le nuvole dell’emozioni: spiegare ai bambini che le emozioni vanno e vengono È necessario riconoscere le emozioni per quel che sono: condizioni temporanee e mutevoli. Un’emozione è uno stato, non un tratto. Dobbiamo aiutare i bambini a comprendere che le nuvole delle loro emozioni possono dileguarsi (e si dilegueranno): non si sentiranno tristi, arrabbiati, feriti o soli per sempre. All’inizio è un concetto difficile da capire per un bambino; quando si sente ferito o ha paura, a volte è difficile per lui immaginare che non soffrirà per sempre. Spesso guardare oltre non è tanto facile neppure per un adulto, figuriamoci per un bambino piccolo. Dunque, i bambini hanno bisogno del nostro aiuto per comprendere che le emozioni sono temporanee: infatti, ciascuna di esse non dura in media più di novanta secondi. I bambini più piccoli avranno ovviamente bisogno del vostro aiuto, ma saranno certamente in grado di afferrare il concetto che gli sti d’animo vanno e vengono. Quanto più comprenderanno questa caratteristica, tanto meno resteranno bloccati sul cerchione della propria ruota della consapevolezza e più riusciranno a vivere la propria vita e a prendere decisioni a partire dal mozzo della ruota. STRATEGIA 9 – Alla scoperta delle S.P.I.E. della mente: prestare attenzione a sensazioni, pensieri, immagini ed emozioni dentro di noi Uno dei compiti più importante per un genitore è aiutare i figli a riconoscere e comprendere diversi punti presenti sul cerchione della loro ruota della consapevolezza. Uno dei modi più efficaci per indirizzare i bambini verso gli elementi presenti sul cerchione della propria ruota è aiutarli a imparare a scoprire le “S.P.I.E.” dell’attività della mente, ossia esplorare tutte le sensazioni, i pensieri, le immagini e le emozioni che li condizionano. La capacità di riconoscere sensazioni diverse come la fame, la stanchezza, l’eccitazione e l’irritabilità può essere sufficiente, da sola, a consentire ai bambini di raggiungere un notevole livello di comprensione delle proprie sensazioni e, col tempo, di controllo su di esse. Oltre alle sensazioni, dobbiamo insegnare ai nostri figli a prestare attenzione alle immagini che condizionano il loro modo di considerare il mondo e di interagirvi. Alcune delle immagini permangono dal passato; altre potrebbero essere frutto dell’immaginazione o persino incubi avuti in precedenza. Quando il bambino diventa consapevole delle immagini attive nella propria mente, può usare la mindsight per controllarle, diminuendo in tal modo notevolmente il potere che hanno su di lui. Inoltre, possiamo insegnare ai bambini a esplorare le emozioni e i sentimenti che provano in un determinato momento. Una ragione per cui i bambini spesso non esprimono una particolare emozione nella sua complessità è che non hanno ancora imparato a pensare ai propri sentimenti in modo articolato, riconoscendone la varietà e la ricchezza. Di conseguenza, nelle loro risposte non impiegano l’intera gamma di sfumature delle emozioni e le tratteggiano principalmente in bianco e nero. L’ideale sarebbe invece che i bambini sapessero riconoscere come dentro di loro esista un arcobaleno variopinto di emozioni intense e prestare attenzione alla loro diversità.

I pensieri sono diversi dalle emozioni, dalle sensazioni e dalle immagini, perché rappresentano la parte del processo di esplorazione della mente più legata all’emisfero sinistro del cervello. I pensieri sono ciò su cui riflettiamo, quello che diciamo a noi stessi e il modo in cui narriamo la storia della nostra vita usando il linguaggio. I bambini possono imparare a prestare attenzione ai pensieri che attraversano la loro mente e a capire che non devono necessariamente credere a ognuno di essi, ma che possono mettere in discussione le idee inutili, nocive e persino false. La percezione degli stimoli da parte del cervello è un processo completamente integrato. Il sistema nervoso si estende per tutto il corpo, funzionando come una serie di potenti antenne che interpretano le diverse sensazioni fisiche provenienti dai nostri cinque sensi. A ciò si aggiungono le immagini elaborate dall’emisfero destro del cervello, che vengono riunite con le emozioni derivanti sia dell’emisfero destro stesso sia dal sistema limbico, che come ricorderete si trova nella parte bassa del cervello. Poi, alla fine, tutto viene collegato con i pensieri coscienti che hanno origine nell’emisfero sinistro e le capacità analitiche della parte alta del cervello. Quando andiamo alla scoperta delle S.P.I.E. della mente, possiamo comprendere che le nostre sensazioni corporee modellano le nostre emozioni e queste, a loro volta, plasmano il nostro modo di pensare e le immagini presenti nella nostra mente. Tutti i punti sul cerchione della ruota – sensazioni, pensieri, immagini ed emozioni – possono influenzarsi a vicenda, e insieme danno origine al nostro stato mentale. STRATEGIA 10 – Praticare la mindsight: come tornare al mozzo della propria ruota della consapevolezza Aiutando i bambini a ritornare al mozzo della propria ruota, li aiutiamo a diventare più concentrati e “centrati”, affinché rimangano consapevoli dei molteplici punti sul cerchione che influiscono sulle loro emozioni e sui loro stati d’animo. Uno degli strumenti più efficaci che potete fornire ai vostri figli quando provano ansia o paura, e persino quando fanno fatica ad addormentarsi, è insegnare loro a visualizzare un luogo in cui si sentono calmi e tranquilli. Gli esercizi di mindsight consentono di sopravvivere , ossia di aiutare i bambini a gestire le proprie ansie, frustrazioni e, per i bambini più grandi, anche intensi sentimenti di rabbia. Ma le strategie che abbiamo descritto consentono loro anche di fiorire.

CAPITOLO 6: Il legame io–noi – realizzare l’integrazione fra sé e l’altro Vorremmo che i nostri figli fossero solleciti e premurosi, affinché possano intrecciare relazioni significative. A volte temiamo che, poiché non sono gentili come vorremmo, non riusciranno mai a esserlo. Sebbene sia importante fidarsi del corso delle cose ed essere consapevoli che gran parte di ciò che desideriamo per i nostri figli farà la sua comparsa solo con il tempo, possiamo comunque prepararli e indirizzarli in modo che diventino bambini, adolescenti e poi adulti pienamente capaci di partecipare alla vita relazionale e di tenere conto dei sentimenti degli altri. Alcune persone hanno semplicemente nei propri circuiti cerebrali minor numero di connessioni neurali deputate all’empatia e alle relazioni. Così i bambini che hanno difficoltà nel relazionarsi agli altri avranno bisogno che lo sviluppo di queste particolari connessioni venga stimolato e coltivato. L’incapacità di sentire la sofferenza di un’altra persona è un sintomo di una difficoltà mentale: si tratta di un problema di sviluppo, non necessariamente di un problema caratteriale. Il bambino ha bisogno di aiuto per comprendere cosa significhi diventare parte di un “noi”, affinché possa integrarsi con gli altri. Aiutare i bambini a diventare membri partecipanti del “noi”, senza però perdere contatto con l’”io” individuale, è un compito impegnativo per qualunque genitore. Ma la felicità e il senso di realizzazione scaturiscono proprio dal provare un senso di legame e unione con gli altri, pur mantenendo una propria identità e unicità. Questa è anche l’essenza della mindsight, che, come ricorderete, riguarda la capacità di “vedere” e comprendere sia la propria mente e sia quella dell’altro; è la capacità di sviluppare relazioni appaganti, mantenendo allo stesso tempo un sano senso di sé. Ora rivolgiamo l’attenzione al secondo aspetto della mindsight, ossia lo sviluppo della capacità di “vedere” ed entrare in sintonia con la mente delle altre persone. Questa sintonia dipende dall’empatia, ossia dalla capacità di riconoscere i sentimenti, i desideri e i punti di vista dell’altro.

Possiamo esercitare un influsso sul futuro del mondo, prendendoci cura in modo adeguato dei nostri figli e offrendo loro con consapevolezza il tipo di relazioni cui diamo valore e desideriamo considerino come la “norma”. PREPARARSI PER IL “NOI”: OFFRIRE AL BAMBINO ESPERIENZE CHE LO AIUTINO A ENTRARE IN RAPPORTO CON GLI ALTRI Dobbiamo preparare i nostri figli a unirsi agli altri, affinché siano in grado di diventare parte di un “noi”. Il solo fatto che la mente sia predisposta ed equipaggiata per una vita di relazione non significa che il bambino nasca con abilità relazionali. Al contrario, le frasi che predominano nel vocabolario dei bambini piccoli – “mio”, “io” e persino “no” – evidenziano la mancanza di comprensione di ciò che significa essere parte “noi”. Quindi, è necessario che apprendano abilità di mindsight, di comprensione della mente altrui, come condividere, perdonare, fare delle rinunce e ascoltare. La timidezza è una caratteristica in larga misura genetica; è parte del temperamento presente alla nascita. Ciò non significa che essa non possa essere modificata anche in misura significativa. Il modo in cui i genitori trattano la timidezza del figlio influisce notevolmente come il piccolo affronta questo aspetto della propria personalità e sul grado di timidezza che mostrerà in futuro. Il modo in cui ci prendiamo cura dei nostri figli ha una grande importanza, tanto da poter influenzare il loro temperamento innato e geneticamente trasmesso. COLTIVARE UNO STATO MENTALE ALL’INSEGNA DELL’”SI”: AIUTARE I BAMBINI A ESSERE RICETTIVI NEI CONFRONTI DELLE RELAZIONI Se desideriamo preparare i bambini a partecipare in modo sano a una relazione, dobbiamo creare in loro uno stato ricettivo, di apertura, e non uno stato reattivo, di chiusura. Quando il sistema nervoso è reattivo si trova in uno stato di risposta cosiddetto attacco-fuga-blocco, dal quale è quasi impossibile relazionarsi in modo aperto e premuroso con un’altra persona. Lo stato ricettivo attiva il sistema di coinvolgimento sociale che si serve di un insieme diverso di circuiti nella parte alta del cervello, i quali ci portano a entrare in relazione con gli altri, consentendoci di sentirci al sicuro e considerati. In momenti di reattività, sono molto più efficaci i segnali non verbali (come abbracci ed espressioni del viso che indichino comprensione ed empatia). Mentre aiutiamo i bambini a diventare più ricettivi nei confronti del rapporto con gli altri, non dobbiamo dimenticare l’importanza di mantenere anche la loro identità individuale. Ogni relazione sana si basa sulla presenza di persone “sane” in sintonia l’una con l’altra. Per diventare parte di un “noi” che funzioni bene, ogni persona deve quindi mantenere anche la propria individualità. STRATEGIA 11 – Aumentare l’”indice di divertimento familiare”: creare occasioni per stare bene insieme Essere “genitori giocherelloni” è uno dei migliori modi per preparare i figli per le relazioni e per incoraggiarli a intrecciare rapporti con gli altri. Ogni esperienza piacevole e spassosa che i bambini compiono quando sono in famiglia dà loro l’opportunità di comprendere cosa significhi intrattenere una relazione affettuosa, stimolandoli a intrecciare altre relazioni analoghe. Ciò è dovuto in parte a una sostanza chimica presente nel cervello chiamata dopamina. La dopamina è un neurotrasmettitore, ossia rende possibile la comunicazione fra le cellule del cervello. Un’esperienza piacevole è associata a una “scarica” di dopamina, ossia a un forte aumento di questo neurotrasmettitore nelle cellule cerebrali, e il rilascio di questa sostanza ci motiva a fare nuovamente quell’esperienza. La dopamina è la sostanza chimica della gratificazione. Il fattore che meglio consente di prevedere l’affiatamento tra fratelli quando saranno adulti è il gradi di divertimento che caratterizza la loro relazione da piccoli. Il livello di conflittualità fra di loro può persino essere elevato, a patto che venga bilanciato da tanto divertimento e piacere. Il vero rischio si ha quando i fratelli semplicemente si ignorano; può darsi che, in tal caso, ci siano meno tensioni da affrontare, ma una situazione del genere è destinata a dare luogo a relazioni fredde e distanti in età adulta. STRATEGIA 12 – Dal conflitto alla sintonia: insegnare ai bambini a tenere a mente il “noi” anche quando litigano Ci auguriamo di aiutare i nostri figli a evitare ogni tipo di conflitto, ma di fatto non è possibile. Le relazioni comportano anche discussioni e disaccordi. Possiamo però insegnare ai bambini alcune abilità fondamentali di mindsight affinché sappiano gestire il conflitto in modi adeguati e costruttivi e rispondere in maniera appropriata quando nell’interazione con gli altri le cose non vanno nel verso giusto. Gestire bene un conflitto non è facile.

Vedere con gli occhi dell’altro: aiutare i bambini a rendersi conto che esistono punti di vista diversi dai propri Vedere le cose dal punto di vista di un’altra persona può essere difficile per ognuno di noi. Vediamo solo quello che possiamo vedere e spesso soltanto quello che vogliamo vedere. Più riusciremo ad impiegare la mindsight, per considerare gli eventi con gli occhi dell’altro, maggiori saranno le nostre possibilità di risolvere i conflitti in modo ragionevole. Non è per nulla facile insegnare questa capacità ai bambini. Ma se noi stessi riusciamo a rimanere consapevoli di ciò che stiamo dicendo, avremo più possibilità di trasmettere l’insegnamento che desideriamo. Ponendo domande sui sentimenti di un’altra persona, sul perché l’altro abbia reagito in un certo modo, possiamo favorire lo sviluppo dell’empatia nei nostri bambini. L’atto di considerare la mente di un’altra persona richiede l’impiego dell’emisfero destro e della parte superiore del cervello, i quali sono entrambi parte dei circuiti sociali che consentono di intrattenere relazioni mature e appaganti. Andare oltre le parole: insegnare la comunicazione non verbale e la sintonizzazione sugli stati d’animo degli altri È importante insegnare ai nostri figli a prestare attenzione a quello che dicono le persone. Ma un aspetto altrettanto fondamentale delle relazioni è la capacità di andare oltre le parole e di prestare ascolto a ciò che non viene detto. Generalmente i bambini non hanno un talento naturale per questo. I segnali non verbali a volte dicono persino più delle parole; quindi è importante aiutare i bambini a usare l’emisfero destro per sviluppare l’abilità di comprendere ciò che gli altri comunicano, senza nemmeno aprire la bocca. Riparazione: insegnare ai bambini a sistemare le cose dopo un litigio Conosciamo l’importanza di scusarsi e insegniamo ai nostri figli a farlo. Ma i bambini hanno anche bisogno di sapere che talvolta le scuse sono soltanto l’inizio. A volte dovranno compiere altri passi per porre rimedio agli sbagli che hanno commesso. Per desiderare di sistemare davvero le cose, il bambino deve comprendere come si senta l’altra persona e perché stia male. La mindsight consente ai bambini di cogliere l’importanza della vita interiore costituita da pensieri e emozioni. Senza questo tipo di sviluppo, nelle interazioni il comportamento rimane a un livello superficiale, come se le interazioni stesse fossero qualcosa da “sbrigare” in modo automatico, senza riflettere. Man mano che il bambino sviluppa queste abilità di mindsight, di vista della mente, può imparare a trovare un equilibrio fra l’importanza della propria vita interiore e quella della vita degli altri. La mindsight costituisce la base dell’intelligenza emotiva e di quella sociale; consente ai bambini di imparare che sono parte di un mondo più ampio di relazioni in cui le emozioni sono importanti e i rapporti interpersonali sono fonte di senso, gratificazione e divertimento. A esercitare l’influsso maggiore sulla relazione con i nostri figli, e quindi sulla possibilità che crescano bene, sono il nostro grado di comprensione delle esperienze che abbiamo compiuto con i nostri genitori e il livello di sensibilità che mostriamo nei confronti dei nostri figli. Comprendendo il nostro passato, potremo liberarci di ciò che altrimenti potrebbe diventare un retaggio di sofferenza e attaccamento insicuro trasmesso di generazione in generazione e lasciare invece in eredità ai nostri bambini amore e calore.