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Introduzione alla Statistica: Concetti, Terminologia e Metodi, Dispense di Statistica

riassunto completo di statistica formule e spiegazioni libro di statistica riassunto unibs materiale completo per superamento esame

Tipologia: Dispense

2016/2017

In vendita dal 08/03/2017

davide.bocchi
davide.bocchi 🇮🇹

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STATISTICA TEORIA
1) CONCETTI E TERMINOLOGIA
STATISTICA = Disciplina che si occupa di predisporre adeguati metodi quantitativi
per raccogliere e organizzare, elaborare e sintetizzare, analizzare e interpretare
dati e informazioni utili per esaminare i fenomeni reali
I metodi statistici sonoZ proposti e studiati per l’analisi dei fenomeni che si
manifestano in una collettività
Con le analisi statistiche ci si propone di individuare, descrivere, interpretare e
prevedere, pur nella varietà delle singole manifestazioni, le regolarità che sono alla
base dei fenomeni
Il vocabolo Statistica si fa risalire alla parola Stato
Le prime informazioni su fenomeni reali (per motivi militari, religiosi, economici,
sociali, sanitari, ecc.) sono state raccolte ad opera di organismi statali, che ne
erano anche i principali utilizzatori
In passato la descrizione era per lo più qualitativa, con l’ausilio di tabelle; si passò
poi ad elaborazioni più sofisticate dei dati con lo scopo di mettere in luce regolarità
e relazioni fra fenomeni
Nel tempo, i metodi statistici hanno trovato applicazione in tutte le scienze
empiriche (scienze nelle quali le asserzioni sono sostenute da prove empiriche)
L’attuale disponibilità di elaboratori sempre più potenti e di programmi sempre
meno costosi e più sofisticati ha favorito lo sviluppo e la diffusione delle analisi
statistiche
TERMINOLOGIA
Unità statistica: unità elementare su cui si osservano i caratteri oggetto di studio
Popolazione o collettivo statistico: insieme di unità statistiche
Campione: sottoinsieme della popolazione
Carattere: caratteristica di interesse COLORE - FORMA!
Modalità: manifestazione del carattere VERDE - TRIANGOLO
Le modalità di un carattere devono essere:
incompatibili (non sovrapposte): la stessa unità statistica non può essere messa
in relazione (classificata) con più di una modalità
esaustive: le modalità elencate debbono rappresentare tutti i possibili modi di
essere del carattere, così che tutte le unità statistiche del collettivo possano essere
classificate
FONTI
Sono disponibili diverse fonti informative di carattere statistico a cura di Organismi
pubblici e privati
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Scarica Introduzione alla Statistica: Concetti, Terminologia e Metodi e più Dispense in PDF di Statistica solo su Docsity!

STATISTICA TEORIA

1) CONCETTI E TERMINOLOGIA

STATISTICA = Disciplina che si occupa di predisporre adeguati metodi quantitativi

per raccogliere e organizzare, elaborare e sintetizzare, analizzare e interpretare

dati e informazioni utili per esaminare i fenomeni reali

I metodi statistici sonoZ proposti e studiati per l’analisi dei fenomeni che si

manifestano in una collettività

Con le analisi statistiche ci si propone di individuare, descrivere, interpretare e

prevedere, pur nella varietà delle singole manifestazioni, le regolarità che sono alla

base dei fenomeni

Il vocabolo Statistica si fa risalire alla parola Stato

Le prime informazioni su fenomeni reali (per motivi militari, religiosi, economici,

sociali, sanitari, ecc.) sono state raccolte ad opera di organismi statali, che ne

erano anche i principali utilizzatori

In passato la descrizione era per lo più qualitativa, con l’ausilio di tabelle; si passò

poi ad elaborazioni più sofisticate dei dati con lo scopo di mettere in luce regolarità

e relazioni fra fenomeni

Nel tempo, i metodi statistici hanno trovato applicazione in tutte le scienze

empiriche (scienze nelle quali le asserzioni sono sostenute da prove empiriche)

L’attuale disponibilità di elaboratori sempre più potenti e di programmi sempre

meno costosi e più sofisticati ha favorito lo sviluppo e la diffusione delle analisi

statistiche

TERMINOLOGIA

Unità statistica : unità elementare su cui si osservano i caratteri oggetto di studio

Popolazione o collettivo statistico : insieme di unità statistiche

Campione : sottoinsieme della popolazione

Carattere : caratteristica di interesse COLORE - FORMA

Modalità : manifestazione del carattere VERDE - TRIANGOLO

Le modalità di un carattere devono essere:

incompatibili (non sovrapposte) : la stessa unità statistica non può essere messa

in relazione (classificata) con più di una modalità

esaustive : le modalità elencate debbono rappresentare tutti i possibili modi di

essere del carattere, così che tutte le unità statistiche del collettivo possano essere

classificate

FONTI

Sono disponibili diverse fonti informative di carattere statistico a cura di Organismi

pubblici e privati

Gli Organismi pubblici agiscono secondo una gerarchia di competenze ad esempio

Enti locali: raccolgono i dati elementari

ISTAT: verifica, aggrega e pubblica i dati

SISTAN: armonizza le varie fonti di dati

Vi afferiscono le istituzioni pubbliche e private deputate alla raccolta, elaborazione e

diffusione di dati di interesse per la collettività

EUROSTAT: organismo UE che ha il compito di armonizzare la raccolta, l’analisi e

la presentazione dei dati ufficiali sulle nazioni aderenti

PARTIZIONI DELLA STATISTICA

Statistica descrittiva

si occupa della rappresentazione e della sintesi di caratteri rilevati su un insieme di

unità statistiche

Statistica inferenziale

si occupa di estendere i risultati dell’analisi descrittiva condotta su un campione alla

popolazione da cui questo proviene

Statistica univariata

analizza un carattere alla volta

Statistica bivariata

analizza congiuntamente due caratteri

Statistica multivariata

analizza congiuntamente più caratteri

2) CARATTERI E SCALE DI MISURA

TIPI DI CARATTERI

Qualitativi: le modalità sono categorie, attributi (sesso, stato civile, ragione

sociale,...)

Quantitativi:

discreti : le modalità sono numeri interi (numero di figli, numero di occupati,...)

continui : le modalità sono numeri reali (altezza, peso, capitale sociale,...)

Quando si fissano le modalità di un carattere ed i criteri di appartenenza alle stesse

si costruisce una scala di misura

La scala non è parte del carattere, ma scaturisce dalla sua definizione operativa

terremoti: scala Richter, scala Mercalli..

reddito: euro, dollari, altra valuta..

I rapporti statistici sono:

Rapporti di Composizione sono definiti come:

Rapporti di Densità sono definiti come:

Rapporti di Derivazione trovano largo impiego nella demografia e sono definiti come:

Rapporti di Coesistenza trovano largo impiego nella demografia o spesso tratta di due fenomeni antitetici (import ed export), dei quali interessa valutare l’importanza relativa. A tale fine, possiamo impiegare il rapporto

Rapporti di Durata Possiamo calcolare il rapporto di durata dato da

Consistenza Media =

Flusso Medio =

Rapporti di Ripetizione ovvero il reciproco del rapporto di durata:

Osservazione : ha senso calcolare i rapporti di durata e di ripetizione solo nel caso

di fenomeni sufficientemente stazionari, ovvero che non presentano eccessive

variazioni nel periodo considerato

Numeri Indici Semplici: servono a confrontare le intensità (o frequenze)

di un unico fenomeno in tempi o luoghi diversi

Possiamo valutare come il fenomeno è variato nel tempo calcolando numeri indici a

base fissa e/o a base mobile

Li otteniamo eseguendo il rapporto di ogni singola osservazione xt con un termine

della serie storica xb che viene mantenuto fisso (base fissa):

Essendo numeri puri consentono il confronto tra fenomeni con diversi ordini di

grandezza

L’interpretazione di un Numeri indici a base fissa avviene quindi attraverso la

variazione relativa (tendenziale), a cui è collegato dalla relazione:

ovvero:

I Numeri indici a base mobile Li otteniamo eseguendo il rapporto tra ogni singola

osservazione Xt con il termine Xt-1 del periodo immediatamente precedente, che

quindi cambia ogni volta ( base mobile ):

Essendo numeri puri, consentono di confrontare fenomeni con diversi ordini di

grandezza

Osservazioni:

i NI (bf e bm) sono sempre positivi, anche quando segnalano una diminuzione;

le variazioni (tendenziali e congiunturali) hanno, invece, un segno positivo o

negativo (se diverse da zero).

CAMBIAMENTO DELLA BASE

Abbiamo visto nell’esempio che, se disponiamo di una serie storica di dati,

ricaviamo agevolmente sia i NIbm sia NIbf con basi differenti. Possiamo così

soddisfare le varie esigenze di lettura delle variazioni congiunturali o tendenziali

Spesso, però, non possiamo procedere per questa via perché non disponiamo dei

dati originari. Conosciamo, invece, i NI (bf o bm) o le corrispondenti variazioni

(tendenziali o congiunturali)

In questi casi, possiamo:

cambiare la base dei NIbf

trasformare i NIbf in NIbm e viceversa

ricavando comunque l’informazione che ci interessa

Per esprimere i NIbf di una vecchia base ( vb ) in NIbf di una nuova base ( nb )

utilizziamo i rapporti

Per esprimere i NIbf in Nibm, utilizziamo i rapporti

Numeri Indici Composti: servono a confrontare in tempi o luoghi diversi

un fenomeno che risulta dal concorso di più componenti

Diagramma a bastoncini

Il punto che nel piano cartesiano corrisponde alla generica coppia (Xj ; Nj) o

(Xj ; Fj) è proiettato sull’asse delle ascisse

L’altezza dei bastoncini così ottenuti corrisponde alla frequenza assoluta o relativa

La frequenza di una classe è uguale alla somma delle sue frequenze specifiche

Diagramma a gradini (cumulo)

Dal punto che rappresenta la generica coppia (Xj ; Nj) o (Xj ; Fj) si traccia verso

destra un segmento orizzontale di lunghezza pari a 1

L’altezza di un gradino corrisponde alla frequenza assoluta o relativa

Si ottiene dalla distribuzione cumulata delle frequenze specifiche (assolute o

relative)

L’altezza di un gradino corrisponde quindi alla frequenza specifica (assoluta o

relativa)

Diagramma a gradini (retrocumulo)

Dal punto che rappresenta la generica coppia (Xj ; Nj) o (Xj ; Fj) si traccia verso

sinistra un segmento orizzontale di lunghezza pari a 1

L’altezza di un gradino corrisponde alla frequenza assoluta o relativa

Si ottiene dalla distribuzione retrocumulata delle frequenze specifiche (assolute o

relative)

L’altezza di un gradino corrisponde quindi alla frequenza specifica (assoluta o

relativa)

Frequenze specifiche

Domanda: come possiamo attribuire le frequenze alle singole modalità di ogni

classe?

Se non abbiamo informazioni a priori, introduciamo la ipotesi di equidistribuzione

(uniforme distribuzione)

la frequenza di una classe viene ripartita equamente tra le sue modalità

Otteniamo così le frequenze specifiche :

Frequenze assolute specifiche

Frequenze relative specifiche

La frequenza specifica è una frequenza ipotetica: rappresenta la frequenza

attribuita a ciascuna modalità della classe nell’ ipotesi di equidistribuzione

Di conseguenza, nsj può essere non intera

La frequenza specifica è un rapporto di densità (rapporto tra la frequenza della

classe e la dimensione della stessa)

Se la classi hanno uguale ampiezza, le frequenze (ass. o rel.) sono proporzionali

alle frequenze specifiche (ass. o rel.) Il profilo del grafico non si modifica utilizzando

le une o le altre => trasformazioni di scala

Se le classi hanno diversa ampiezza, per fare confronti è necessario usare le

frequenze specifiche

Se il carattere è continuo la corrispondente distribuzione di frequenze deve

necessariamente essere rappresentata per classi

Come prima, le classi possono essere di uguale o di diversa ampiezza

Analisi e confronti

L’ analisi della forma della distribuzione e il confronto tra distribuzioni rilevate in

situazioni diverse offrono spesso utili informazioni sul fenomeno considerato

In queste analisi sono spesso impiegati i concetti di:

  • (^) baricentro
  • (^) variabilità
  • (^) asimmetria

Si impiegano spesso anche degli indici di sintesi che permettono di valutare

numericamente tali aspetti

Si usano in particolare: indici medi

indici di variabilità indici di asimmetria

5) MEDIE

Una media è un indice impiegato per sintetizzare le diverse modalità di una

distribuzione di frequenze con una sola modalità qualitativa (nel caso di mutabile)

o un solo valore (nel caso di variabile)

Essa fornisce una buona sintesi delle differenti modalità di una distribuzione solo se

le rappresenta adeguatamente

Medie di posizione

Sono individuate solo tramite le frequenze

Si possono quindi determinare anche nel caso di mutabili Le più utilizzate sono

Moda Mediana

Moda: modalità che presenta la frequenza più elevata

La rappresentazione grafica di una distribuzione può evidenziare la presenza di

due mode

La presenza di due mode può suggerire che la popolazione non è composta da

unità omogenee ma da due gruppi distinti

Possiamo determinare la moda ( Mo ) qualunque sia la scala di misura del carattere

La sintesi operata da Mo è ritenuta adeguata quando la sua frequenza rappresenta

almeno il 50% dei casi

Se le modalità sono raggruppate in classi, individuiamo la classe modale tramite le

frequenze specifiche (ass. o rel.)

Mediana: divide in due gruppi di uguale numerosità la successione ordinata delle

modalità

Sia X un carattere quantitativo Si dimostra che

A = Me nel caso N dispari

x

( N /2)

≤A≤ x

( N /2+1)

nel caso N pari

Quantili o frattili

Se il carattere è quantitativo e la popolazione numerosa si possono calcolare altri

indici di posizione, che sono una generalizzazione del concetto di mediana

Quartili

Sono i 3 valori Q1 Q2 Q3 che dividono la successione

ordinata dei valori in 4 gruppi di uguale numerosità Qs =x(s/4) s=1,2,

Osservazione: Q2 =Me

Decili

Sono i 9 valori D1 D2...D9 che dividono la successione

ordinata dei valori in 10 gruppi di uguale numerosità Ds =x(s/10) s=1,2,K,

Osservazione: D5 =Q2 =Me

Centili (Percentili)

Sono i 99 valori C1 C2...C99 che dividono la successione

ordinata dei valori in 100 gruppi di uguale numerosità Cs =x(s/100) s=1,2,K,

Osservazione:

C25 =Q

C50 =Q2 =Me

C75 =Q

6) MEDIE ALGEBRICHE

Come abbiamo visto, in una distribuzione di frequenze la moda e la mediana sono

individuate utilizzando solo le frequenze

Se il carattere è quantitativo, possiamo calcolare anche delle medie algebriche

Queste medie si ottengono effettuando operazioni algebriche sui valori che il

carattere assume nella popolazione

Media aritmetica semplice = somma dei valori / numero delle osservazioni

Se la somma a numeratore ha un significato reale

la relazione rappresenta quanta parte del totale spetta ad ogni unità del

denominatore nell’ipotesi che esso sia equamente ripartito

M1 può essere calcolata anche se T non ha significato concreto

Media aritmetica ponderata

È la somma dei valori ponderati con le frequenze assolute divisa per il numero delle

osservazioni

È la somma dei valori ponderate con le

frequenze relative

La media aritmetica ponderata ci dà lo stesso risultato del rapporto tra i dati

aggregati delle due regioni

I pesi da assumere sono i denominatori dei singoli rapporti (così si semplificano!)

Calcolare la media aritmetica semplice è sbagliato (tranne nel caso particolare in

cui i denominatori sono uguali)

Come calcoliamo M1 quando la distribuzione è per classi?

Per rendere operative le espressioni viste in precedenza, è necessario che ogni

classe sia rappresentata da un unico valore

Possono però presentarsi casi differenti, a seconda del tipo di informazioni che

abbiamo

Proprietà associativa

Proprietà associativa di M1 :

La media aritmetica di una variabile osservata su una popolazione suddivisa in p

gruppi è uguale alla media aritmetica ponderata delle medie aritmetiche di gruppo,

con pesi pari alle numerosità dei gruppi

=>

=>

segue che

PROPRIETÀ DELLE TRASFORMAZIONI LINEARI

Se tra i due caratteri quantitativi Y e X sussiste la relazione Y = a +bX con a e b

costanti, allora

M 1

( Y ) = a + b ⋅ M 1

( X )

Media aritmetica

La media aritmetica può essere dedotta sulla base di considerazioni di invarianza

Secondo Chisini, una media sintetizza i dati in modo adeguato quando mantiene

invariato un aspetto di interesse del fenomeno considerato

Con il metodo di Chisini si possono quindi trovare medie diverse, a seconda degli

obiettivi dell’analisi

Secondo Chisini

sia X il numero tale per cui

risolvendo per X si ottiene che

media aritmetica ponderata secondo chisini

media aritmetica semplice secondo chisini

Media armonica

M-1è il valore che, sostituito alle singole osservazioni, ne lascia invariata la somma

dei reciproci

sia X numero tale per cui

risolvendo si ottiene che

media armonica ponderata

media aritmetica semplice

Media geometrica

M 0 è il valore che, sostituito alle singole osservazioni, ne lascia invariato il prodotto

sia X numero tale per cui

risolvendo si ottiene che

media geometrica ponderata

media geometrica semplice

Criteri per scelta delle medie

  • Se il carattere è quantitativo e si vuole preservare un certo aspetto, conviene

usare una media funzionale

  • M1 è la media più opportuna quando si considerano misure affette da errori

accidentali che si compensano

  • In mancanza di specifiche esigenze, si individuano e confrontano generalmente

Mo, Me e M

  • Mo è molto utilizzata in biometria
  • M1 è sensibile ai dati e se alcuni sono molto elevati si preferisce impiegare Me

(forma della distribuzione)

7) NUMERI INDICI COMPOSTI

I numeri indici composti sintetizzano più componenti di uno stesso fenomeno per

seguirne le variazioni nel tempo (o nello spazio)

Metodo più utilizzato: si sintetizzano i numeri indici semplici dei prezzi p dei singoli

prodotti con una media

Poiché i prodotti non hanno tutti la stessa importanza, è opportuno tenere conto

anche di un sistema di pesi

Utilizzare le quantità q è problematico, perché sono espresse in unità di misura

eterogenee (grammi, litri, unità, ecc.) e non si possono sommare (a denominatore

della media)

Possiamo superare il problema dell’eterogeneità adottando come peso la spesa (o

valore): s = p · q

pit e qi0 il prezzo e la quantità del bene i-esimo al tempo base

pit e qit il prezzo e al tempo t la quantità del bene i-esimo

Possiamo però considerare 4 tipi di valori: due reali:

p 0 ·q 0 e pt·qt due figurativi:

p 0 ·qt e pt·q 0

indice di LASPEYRES = Media rapporti 0 It con pesi costanti al variare di t

indice di PAASCHE = Media rapporti 0 It con pesi variabili aggiornati ad ogni t

Nelle analisi economiche si osserva un aumento delle quantità acquistate per quei

beni i cui prezzi comparativamente si riducono (e viceversa)

Laspeyres tiene fisse le quantità; Paasche le aggiorna

Laspeyres ignora l’aumento delle quantità dei beni i cui prezzi aumentano

relativamente di meno, cioè tende a sovrastimare il tasso di crescita dei prezzi.

Paasche, invece, tende a sottostimarlo.

Per neutralizzare le opposte tendenze dei due indici, I. Fisher ha proposto di

utilizzare la media geometrica dei due indici:

indice di Fisher

Gli indici che abbiamo calcolato sono indici dei prezzi

I NI di grandezze economiche possono essere calcolati, oltre che per i prezzi,

anche per quantità e valori (es: NI della produzione industriale; NI dei valori dei

beni importati ed esportati).

Gli indici dei prezzi possono essere di vario tipo (al consumo, all’ingrosso, alla

produzione, ecc.)

Gli indici dei prezzi al consumo sono molto importanti, perché cercano di misurare

l’inflazione

L’inflazione è un processo di aumento continuo e generalizzato del livello dei

prezzi dei beni e servizi destinati al consumo delle famiglie.

Un aumento dell’inflazione corrisponde ad una situazione in cui aumenta la velocità

di crescita dei prezzi.

Una riduzione dell’inflazione si ha quando i prezzi, pur essendo in aumento,

crescono a una velocità minore

L’inflazione si misura attraverso la costruzione di un indice dei prezzi al consumo,

uno strumento statistico che misura le variazioni nel tempo dei prezzi di un insieme

di beni e servizi, chiamato paniere, rappresentativo degli effettivi consumi delle

famiglie in un dato periodo

L’Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: • per l‘intera collettività

nazionale (NIC)

  • per le famiglie di operai e impiegati (FOI)
  • l’indice armonizzato europeo (IPCA).
    • Il NIC misura l’inflazione a livello dell’intero sistema economico; in altre parole

considera l'Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori, all'interno

della quale le abitudini di spesa sono ovviamente molto differenziate.

Per gli organi di governo il NIC rappresenta il parametro di riferimento per la

realizzazione delle politiche economiche;

8) VARIABILITÀ

I fenomeni reali si manifestano in modo diverso nelle unità di una popolazione

Si definisce variabilità l’attitudine di una variabile (carattere quantitativo) ad

assumere valori differenti

In generale è utile associare all’informazione fornita da una media quella di un’altra

misura, che consenta di differenziare le diverse situazioni

Questo compito è affidato agli indici di variabilità Si richiede che questi assumano:

valore 0 solo nel caso di assenza di variabilità valori positivi crescenti al crescere

della variabilità

Gli indici più semplici e maggiormente utilizzati si basano sulle differenze

tra due indici di posizione (intervalli di variazione)

tra i valori e una media (scostamenti medi)

Intervalli di variazione

Indicano l’ampiezza dell’intervallo centrale entro il quale è compresa una certa

frazione della popolazione

Un intervallo centrale lascia la stessa frazione di casi con valori inferiori e superiori

agli estremi dell’intervallo stesso

Il carattere è tanto più variabile quanto più l’intervallo è ampio (a parità di

condizioni: frazione di casi contenuti, unità di misura, ordine di grandezza ...)

I caratteri discreti pongono alcuni problemi poiché l’intervallo (basato su indici di

posizione) può contenere una frazione di casi diversa da quella prefissata

campo di variazione

E’ l’ampiezza dell’intervallo compreso tra i due valori estremi della distribuzione X(N) - X(1)

  • se risulta uguale a 0 è certa l’assenza di variabilità - l’intervallo contiene il 100%

delle osservazioni

  • considera solo gli estremi della distribuzione
  • non è calcolabile nel caso di classi aperte
  • (^) trova importanti applicazioni nel Controllo Statistico di Qualità (standard di

produzione)

Differenza interquartile

E’ l’ampiezza dell’intervallo che ha come estremi il primo e il terzo quartile

  • se risulta uguale a 0, non è certa l’assenza di variabilità - l’intervallo contiene il

50% delle osservazioni

Si può quindi definire anche come:

l’ampiezza dell’intervallo centrale che contiene il 50% delle osservazioni ordinate

Differenza interdecile

E’ l’ampiezza dell’intervallo che ha come estremi il primo e il nono decile

  • se risulta uguale a 0, non è certa l’assenza di variabilità - l’intervallo contiene

l’80% delle osservazioni

Si può quindi definire anche come:

l’ampiezza dell’intervallo centrale che contiene l’80% delle osservazioni ordinate

Scostamenti medi

Si calcolano sintetizzando con una media algebrica gli scarti assoluti da un indice

medio

Si considerano gli scarti in valore assoluto per evitare possibili bilanciamenti, che

potrebbero far risultare nullo un indice in presenza di variabilità

scostamento medio semplice da Me

scostamento medio ponderato da Me

scostamento medio semplice da M

scostamento medio ponderato da M

scarto quadratico medio semplice

scarto quadratico medio ponderato

La relazione d’ordine

SMe ≤ SM1 ≤ σ

non è necessariamente verificata quando la distribuzione è per classi, perché M1 e

Me sono, in genere, delle approssimazioni dei veri valori