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Riassunto completo del libro "Fare Radio" di R. Perrotta.
Tipologia: Appunti
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Marta Perrotta
La moderna industria culturale della radio deriva dall’interazione di due sistemi organizzativi nati tra gli anni ‘30/’50: MONOPOLIO (Europa) e CONCORRENZA (Usa, sistema finanziato dalla pubblicità). Successivamente: scarsità di frequenze e introduzione dell’emittenza privata nel nostro continente hanno portato allo sviluppo completo del sistema di broadcasting pubblico/privato in piena integrazione con logiche di servizio pubblico e interessi di mercato.
L’impostazione europea della radio nasce con l’influenza inglese da parte della BBC, seguita inizialmente dal direttore John Reith, il quale si propone 3 principi: INFORMARE, EDUCARE ed INTRATTENERE. Questi tre principi sono indicativi per le tre principali macro-categorie di programmi. Da subito la radio trasmette radiocronache, notiziari e bollettini, musica, drammi e programmi comici, quiz, rubriche divulgative e dibattiti. Poi, con l’avvento del telefono in onda arriviamo ai programmi più interattivi. Vogliamo però vedere come la radio sia organizzata nella sua struttura interna ovvero quello che poi con la televisione prenderà il nome di palinsesto.
I programmi non sono entità isolate. La loro successione è più importante dei singoli elementi ed è frutto di uno studio strategico delle persone della radio per capire cosa il pubblico vorrebbe o meglio dovrebbe ascoltare. L’idea di base è che il palinsesto, dovendo controllare i tempi della diffusione e dovendo essere pronto a riscritture, è una sorta di schema operativo essenziale per ordinare i tasselli della programmazione in successione lineare, ma soprattutto, è uno strumento cangiante e fluido, pronto ad accogliere continue riscritture. La dimensione temporale è fondamentale: il palinsesto è L’ELENCO DELLA SUCCESSIONE DEI PROGRAMMI ORA DOPO ORA, OGNI GIORNO, PER TUTTA LA SETTIMANA diventa uno specchio sincronico dei tempi sociali, con tutte le possibilità di interazione dinamica con quello che gli eventi della realtà possono offrire. Infatti, se c’è un avvenimento improvviso (es: terremoto, attentato, ecc), il palinsesto permette di cambiare programmi adattandosi alla situazione nella forma e nella durata e il flusso registra le variazioni. Raymond Williams dice che è proprio il flusso la vera forma culturale della radio e della tv, e per questo il palinsesto come somma dei programmi ha più senso delle singole unità perché incorpora un’identità totale che permette al pubblico di conoscere la linea editoriale dell’emittente e sceglierla.
Identità dell’emittente costituita da:
formati di mix di generi tradizionali. È quindi più utile operare una categorizzazione che agisca per tag, per una somma di parole chiave. IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE DELLA RADIO AMERICANA Anni ’50: in America nasce il ROCK. La radio inizia a trasmetterlo e a farlo conoscere innestandolo nel destino dei GIOVANI e di una imminente rivoluzione culturale. senza radio, il futuro del rock non sarebbe così importante; senza rock, la radio sarebbe rimasta medium minore. Radio americana aveva sviluppato strumenti di monitoraggio del pubblico e dei suoi gusti e commercialmente stava, negli anni ’50, vivendo le prime competizioni con la televisione. Le prime emittenti che trasmettono il rock si rendono conto del successo di ascolti e di vendite. Il consumo giovanile fuori casa attraverso il juke-box suggerisce nel 1949 a un imprenditore l’idea di programmare di seguito i primi 40 successi in classifica in uno spazio chiamato TOP 40 SHOW e di concentrare su questo l’intera programmazione: è il primo formato radiofonico. IL FORMATO Il formato è una sorta di carta d’identità dell’emittente radiofonica: CONTIENE I CARATTERI DELL’OFFERTA DI UNA RADIO e viene studiato e definito per arrivare a un PUBBLICO SPECIFICO (es. Top 40 Show era per i teenager americani degli anni ’50). È diverso dal format televisivo perché quest’ultimo è un oggetto che può essere comprato e venduto sul mercato, importato ed esportato e garantisce all’emittente tv un minor rischio nella programmazione. Quello radiofonico non è un oggetto di compravendita sul mercato e non esiste alcun modo per tutelarlo come opera dell’ingegno: esso si riproduce e si aggiorna nel tempo passando da una radio all’altra. Il format radiofonico modella la programmazione di un’emittente nella sua totalità. Un formato radiofonico deve stabilire con precisione: a chi è rivolta la radio, che tipo di programmazione vuole proporre, quali stili musicale trasmettere, in che ordine e quantità programmarli e quale impronta sonora dare all’emittente. LA ROTATION, IL CLOCK E LA PLAYLIST Hanno tutti e tre origine americana. La continua richiesta di musica al juke-box fu il principio ispiratore di una programmazione musicale reiterata, con tempi di ripetizione calcolati in base al successo delle canzoni e l’elaborazione di schemi di rotazione ben precisi. ROTATION: stravolge l’idea del palinsesto, della programmazione lineare a blocchi, introducendo nella radio il principio della ripetizione ciclica e ravvicinata dei programmi e degli elementi che li compongono. Per questo, la radio è in grado di fidelizzare attraverso la riproposizione di contenuti e forme. La radio diventa un FLUSSO a cui l’ascoltatore può accedere con libertà, che viene quasi interiorizzato e non richiede più attenzione eccessiva, ma si ripete continuamente a giro di orologio. CLOCK: è lo schema orario che caratterizza ciascun formato e ciascuna emittente. Come il quadrante di un orologio, scandisce i tempi dedicati a ogni porzione di programma: brano, spot, notiziario, jingle, rubrica, ecc. Esso serve per assegnare ad ogni elemento la posizione stabilita, per renderla stabile nel susseguirsi delle ore (al decimo minuto: previsioni del tempo, al venticinquesimo: novità musicale, ecc). Se ci sono particolari esigenze rispetto alla normale programmazione viene detto HOT CLOCK. PLAYLIST: lista di brani da suonare in un determinato intervallo di tempo. Si restringe il numero di canzoni trasmesse per dare risalto a quei brani che l’emittente promuove, ma anche per imprimerli e per rafforzarne il ricordo negli ascoltatori. Nelle playlist di una radio il movimento dei brani è piuttosto graduale, è raro che cambi completamente da una settimana all’altra e le nuove proposte sono limitate. Nasce con il formato Top 40. ALLA RICERCA DEI TARGET Il Top 40 è stato il primo e ultimo grande formato musicale di massa, indirizzato a un pubblico molto giovane, amante della musica di successo, ma senza caratteristiche specifiche.
Valore aggiunto: qualità di programmi e dei contenuti informativi e musicali. Inoltre, fama e autorevolezza e caratteristiche specifiche dei conduttori Peso equilibrato tra i vari elementi. La musica è trattata come contenuto per eccellenza, i conduttori sono al servizio delle canzoni. Si offre flusso di suoni e voci senza discontinuità e non c’è alcun elemento che prende il sopravvento sugli altri. OFFERTA PRIVATA:
Radio 24 (News/Talk), Radio Radicale (Talk), Radio 1 (All news) Radio musicali con flusso informativo intenso: RTL 102.5 (CHR), RDS (CHR), R (Adult Contemporary), RMC (Classic), Radio Capital (Classic) Radio Deejay (Urban), Radio Italia (Country), Radio 105 (CHR e AC), Radio Kiss Kiss (CHR e AC), Virgin Radio (Album Oriented Rock), M2o (Dance)
Il panorama italiano vede un affollamento al centro, cioè tra i formati che prevedono hit musicali e conduzione rivolti a un pubblico generalista. La massimizzazione degli ascolti si raggiunge con proposte che possano attirare un pubblico il più ampio possibile. Se le grandi radio nazionali presentano formati specifici, l’evoluzione e la messa a punto dei contenuti nei palinsesti ha portato a una nuova fase in cui la presenza del parlato viene ritenuta significativa: mentre all’epoca delle radio di movimento aveva una funzione più politica, oggi serve invece a definirne il formato della radio e fa parte di quel processo per cui le radio danno maggiore importanza al conduttore e si sviluppano programmazioni che siano sia di intrattenimento che di informazione, oltre che musicali. Le radio se non si differenziano per la musica lo fanno con i contenuti o con il tipo di conduzione, seguendo i gusti del pubblico. L’IDENTITÀ IN RADIO: STILE, COERENZA, RICONOSCIBILITÀ Definizione dello STILE DELL’EMITTENTE: momento in cui si studia l’offerta esistente e si sceglie da che parte posizionarsi. Successivamente, si deve realizzare quotidianamente il prodotto radiofonico con COERENZA: così si garantisce l’affezione del pubblico. La fidelizzazione del pubblico si costruisce nel tempo, con la capacità di perseverare nelle scelte di formato e l’accortezza nella trasformazione del prodotto. Caratteristiche proprie della radio che spiegano perché la coerenza è fondamentale: È MONOCANALE: sfrutta solo il senso dell’udito. Ci vogliono contenuti semplici, lineari e reiterati a renderla identificabile dall’ascoltatore È un MEZZO SECONDARIO: la fruizione è spesso contemporanea a altre attività, quindi l’ascoltatore non può concentrarsi. Egli richiama alla mente l’esperienza d’ascolto passata, facendo affidamento sugli elementi comuni al flusso dell’emittente VOLATILITÀ: il messaggio della radio è effimero, una volta espresso finisce nel nulla. Esistono modi di recuperare i contenuti in un secondo momento (sito, podcast), ma nelle modalità di ascolto più diffuse non si può tornare indietro Il cambiamento in radio è quasi fisiologico, necessario per anticipare le mosse di chi ascolta, ma cambiare formato può essere traumatico perché vi è spesso resistenza all’idea. L’emittente deve essere in grado di cambiare restando sé stessa, ogni cambiamento deve essere minimo e misurato su lunghe distanze, verificato e ritoccato solo in casi estremi. L’ascoltatore fedele cerca la continuità ed è lui che decide le sorti di chi produce e trasmette la radio: se l’ascoltatore si perde, si distrae, non si trova più con orari, decide di cambiare radio perché si sente tradito, il patto comunicativo che lo legava all’emittente si rompe ed è difficile ricostruirlo. Il pubblico fedele si sente parte di un qualcosa che ritiene non debba mai cambiare senza il suo permesso. È più facile che i tuoi ascoltatori passino più tempo con te, che coinvolgerne di nuovi: incoraggiare il pubblico già presente a rimanere perché hai già ottenuto la loro attenzione, devi solo chiederne un po’ di più. RICONOSCIBILITÀ Una radio può farsi notare e ricordare nel tempo sfruttando elementi caratteristici:
bagaglio di ascolti che viene richiamato a ogni ascolto musicale all’interno del quale si crea un sistema di aspettative: quando la musica soddisfa le aspettative, si è felici; quando l’aspettativa viene disattesa, si creano frustrazione e tensione. C’è però chi dice che la novità della musica sia un elemento gradito.
Composizione delle scalette musicali Ogni database ha bisogno di formule per interrogare l’insieme dei dati per tirare fuori i risultati ottimali. Il programmatore detta le condizioni che il software deve rispettare, modificandole eventualmente. Alcune strategie riguardano la fornitura di contenuti di diverso tipo a seconda del momento della giornata in cui ci si trova (day-parting – solitamente divisione in 5 parti: 00-06; 06-10; 10-15; 15-19; 19-00). Ogni parte è programmata secondo parametri diversi (genere degli artisti, tempo, intensità della canzone, ecc). Inoltre, c’è una separazione orizzontale delle canzoni che evita che un brano venga programmato nella stessa fascia oraria per giorni consecutivi o che canzoni stesso artista vengano riprodotte stessa ora. Si cerca un andamento ondulatorio di tensione e distensione: sbalzi improvvisi di tempo, energia, mood e tonalità devono essere assolutamente evitati a favore di un flusso più misurato. Un’altra regola vuole che 3 dischi consecutivi totalizzino complessivamente un punteggio di mood compreso tra 7 e 11 e che non si passi mai da un disco a un altro saltando più di 3 gradini. I pezzi nuovi sono di solito “ammortizzati”, cioè posizionati tra brani molto famosi per circoscrivere un minimo i rischi connessi alla messa in onda della novità. Questa pratica è detta hammocking (da hammock = amaca, due pilastri che sorreggono un oggetto che non ha altre forme di sostegno). Un presentatore informato e coinvolgente può contribuire ad aumentare l’appeal della canzone. Il controllo sui valori del BPM è un’ulteriore verifica dell’andamento ondulatorio della pulsazione della musica. Ogni giorno, in radio, la media dei BPM è di 110, la programmazione musicale oscillerà al di sopra e al di sotto di questo valore. Ogni emittente cerca nel repertorio musicale quei dischi che risultano adatti all’immagine della radio, dando vita a un nucleo di inni dell’emittente, fidelizzando il pubblico attorno ad essi. Rotazione dei brani e composizione della playlist A ogni brano viene assegnata la categoria all’interno della quale viene fatto confluire. Essa distingue brani “attuali” da quelli “del passato” e stratifica queste due macro-categorie in modi che possono variare da radio a radio. BRANI ATTUALI – CURRENT- divisi in: NOVITÀ: appena usciti o cantate da un artista poco noto. POWER CURRENT: canzoni recenti e di grande successo, emittente vuole dare risalto HOT CURRENT: canzoni avranno rotazione medio alta UP AND COMERS: dal successo altalenante BURNED CURRENT: brani programmati troppo, vanno messi da parte BRANI NON CURRENT – DEL PASSATO– divisi in: RECURRENT: successi dell’ultimo anno (SECOND RECURRENT: dell’anno precedente) GOLD: suddivisi in Power, Regular e Secondary Gold OLDIE: brani che hanno fatto storia del pop o rock, 40 o 50 anni fa CLASSIFICAZIONE AGGIORNATA COSTANTEMENTE, SPECIE SE LA RADIO È UNA CHR (brano oggi novità, tra due settimane sarà un hot current) Viene poi il momento di stabilire le politiche di assortimento e di rotazione brani classificati in un flusso di musica di 24 ore: o A ogni categoria temporale inserita nel programma bisogna associare un livello di visibilità nell’economia della programmazione oraria, quotidiana e settimanale. o Poi viene deciso quante volte al giorno far passare le Power e le Novità, categorie particolarmente in evidenza e costantemente aggiornate in una qualunque playlist radiofonica o Il risultato dell’operazione di composizione gestita dal software avrà tenuto conto di tutti i parametri fissati dal programmatore, ma ci saranno comunque punti deboli in cui intervenire, cambiando manualmente le scelte del programma. o Il software comporta una ridefinizione dei compiti nelle strutture di programmazione: con un database così si ha la certezza che tutti i dischi catalogati prima o poi verranno scelti, creando flusso più adatto al pubblico a cui si sta pensando, assicurandosi un andamento graduale e mai incoerente di mood, tempo ed energia. Ritmo rassicurante, che ci accompagna durante i massimi e i minimi delle nostre giornate.
Poteri e influenze tra radio e discografia BBC Radio(GB): approccio antitetico alla questione del rapporto radio/discografia. Simbiosi tra le due industrie in GB è a favore della radio. Se un disco non è percepito come in linea con l’identità della radio, non viene trasmesso. Questo ha indirizzato produzione e sviluppo culturale della musica attraverso un’attiva partecipazione delle radio alla scelta e all’indirizzo di certi aspetti di produzione. Sia la BBC che le radio private hanno svolto ruolo di consulenza alle case discografiche su quali artisti supportare e quali stili proporre. 2004 : Album Patience di George Michael: le radio dichiarano che se non sentono almeno un singolo convincente, non lo promuovono. Questo ha spinto l’etichetta a riconsiderare anche quali canzoni inserire nell’album. È raro comunque che questo avvenga per cantanti di successo. Metà anni ’90: BBC Radio 1 si distingue per un cambiamento nell’approccio nella sezione musica. Il suo claim era “new music first”: per la prima volta vengono trasmessi artisti totalmente sconosciuti come gli Oasis – questo ha fatto emergere nuovi suoni e il fenomeno del Brit-pop. RAI Radio 2 (Italia): dal 2009 maggiore attenzione nei confronti di artisti esordienti e di musica assente dalle playlist delle radio commerciali. L’obiettivo della Rai era quello di massimizzare l’audience e offrire un servizio pubblico, che ha obbligato l’emittente a fare conti con la playlist corrente, ma al contempo a smarcarsi da essa, trasmettendo derive altre del pop e investendo su brani che non erano successi consolidati. NPR (USA): ha sviluppato un altro approccio con le case discografiche in cui ci si è dedicati alla musica indie un po’ con lo stile delle radio da college, con un atteggiamento casual creando quello che era il programma All Songs Considered, a partire dal 2005. Questo divenne uno dei podcast più scaricati anche a seguito del successo del sito internet. La nascita di questo spazio ha portato all’emergere di un nuovo modello discografico indipendente rock, ma in senso eterogeneo (grazie all’ampia disponibilità dei mezzi digitali per produzione, distribuzione e consumo di musica) e intanto i pubblici sono usciti dal controllo delle case discografiche affidandosi alla rete. L’album ha ceduto il posto alla playlist come mezzo primario per organizzare l’ascolto musicale. Ciò ha comportato un nuovo modo delle radio di approcciarsi alla musica da trasmettere, ricoprendo un ruolo attivo e di profonda interazione con gli artisti e i brani da promuovere, con la consapevolezza di poterli rendere parte integrante della propria identità. La promozione discografica sugli altri media Con il web nascono nuove strategie promozionali. L’industria discografica ha ridimensionato il ruolo della radio per lanciare artisti nuovi o meno conosciuti. TELEVISIONE:
Oggi si scrivono testi solo per produzione informativa, fiction e alcune forme di documentario. Pratica più diffusa: preparazione della SCALETTA di ogni intervento. Essa è un testo scritto, ma a uso e consumo dello speaker che lo redige. Deve aver cura di chiarire preliminarmente alcuni elementi essenziali all’articolazione del discorso, in particolare:
Conduzione=momento performativo il cui esito dipende dalle doti e dall’esperienza dello speaker. Il parlato della radio non si improvvisa: speaker ha una linea da seguire e su quella troverà parole, modi di dire, espressioni giuste da usare. Improvvisazione è l’obiettivo finale. Cose che speaker deve assolutamente evitare o tenere a mente:
Chi parla alla radio è in posizione precaria: alta probabilità di interruzione ascolto da parte del pubblico. Gedda: sopportabilità massima del parlato 15 minuti. Oggi molto meno! Radio è medium leggero, si ascolta ovunque, spesso facendo altre attività: ascoltatore può distrarsi! Altre volte, ascoltatore sceglie di spegnere o cambiare canale in maniera consapevole: non può più ascoltare o perde interesse verso il programma. Comunicazione radiofonica deve essere in grado di colpire ascoltatore in tempi brevi e in modi coinvolgenti.
Funzioni del parlato, due tipologie:
(di riempimento)
(di significato) Ha la funzione di accompagnare ascoltatore con il suo valore di suono più che per il reale messaggio comunicativo. Fa da sottofondo, ha l’obiettivo di riempire gli spazi tra un brano musicale e l’altro. È il parlato delle radio musicali, in particolare per i più giovani (CHR e Urban). Cerca di creare continuità tra musica e parole. Punto di partenza: presentazione della musica. Spesso viene svolta sulle note iniziali e finali della canzone (intro e outro). Speaker cerca massima fusione tra musica e parole, mettendo da parte qualunque contenuto. La musica diventa il codice primario di questo parlato, imponendo il proprio ritmo su quello delle parole. Programmazione musica determina stile delle basi musicali su cui lo speaker si esprime. Questi sottofondi aiutano chi parla a tenere ritmo. Ruolo: comunicare uno specifico messaggio. È tipico di tutti i formati di parola e di formati musicali più adulti (AOR o AC). Due modalità di parlato di contenuto:
ZOO: conduzione a due o tre, comico-ironica, personaggi fissi al telefono di solito di finzione, scherzi telefonici, giochi. Zoo perché stranezze e rumori emessi dai conduttori. Es. Lo zoo di 105 o Il ruggito del coniglio (Radio 2).
contatto telefonico con esperti.
Pochissime radio oggi investono su questo formato. Uniche emittenti che l’hanno fatto sono Radio 2 e Radio 24.
Lo station manager ha il compito di assicurare il profitto dell’emittente, di confezionare il prodotto radiofonico secondo un determinato formato, mantenendone integrità e unicità e facendo una programmazione interessante, coinvolgente e di successo. Deve avere autorità e controllare ogni processo decisionale e ogni scelta. Deve saper delegare a figure di supporto per trarre il meglio da ogni professionalità coinvolta nella radio. Lo station manager deve avere competenze in ameno due ambiti, tra cui quello artistico e quello commerciale. Non esiste formazione professionale specifica. Organizzazione del lavoro Lo station manager deve definire un metodo per determinare organizzazione del lavoro, scegliere le professionalità e le tecnologie di cui servirsi. È responsabile della linea editoriale in genere. (…) Rapporto con pubblico e proprietà Deve occuparsi di tenere sotto controllo gli ascolti e di conoscere il suo pubblico attraverso strumenti di ricerca. La radio si rinnova continuamente in base al pubblico. La radio può anticipare, proporre novità, lanciare il tema, senza correre troppo. Rapporto con proprietà, con gruppo editoriale o ente privato o pubblico che funge da editore: oggi in Italia sovrapposizione tra figure managerialie quelle legate alla proprietà delle singole emittenti.
Alle volte è lo stesso station manager. Il direttore di programmi è un radiofilo, uno che vive la radio ed è nel settore da diverso tempo, avendo ricoperto diversi ruoli. Insieme allo station manager stabilisce e mette in opera il formato della radio, sue strategie di programmazione e pianificazione del palinsesto.
Deve concentrarsi sui propri prodotti, non su quelli della concorrenza. È il “numero 2” della radio, ma a lui spetta compito di supervisionare tutto ciò che va in onda. È affiancato spesso da un responsabile x la musica e un direttore delle news. Più grande responsabilità: manutenzione prodotto. Suono emittente ha bisogno di continue rifiniture. Si occupa di mansioni quotidiane: è lui a disegnare clock orario, a decidere quanta musica va in onda ogni ora, posizionamento news, rubriche e pubblicità. Elabora palinsesto settimanale, sceglie se adottare programmazione speciale nel weekend, stabilisce numero speaker… Alcuni direttori non rinunciano alla diretta (es. Linus). DIETRO LA SCRIVANIA: CREATIVITÀ, MARKETING E TECNOLOGIA Spesso professionisti in grado di gestire contemporaneamente competenze tecniche, artistiche e redazionali. Sono personalità autosufficienti in grado di relazionarsi con digitalizzazione lavoro radiofonico. RESPONSABILE DELLA MUSICA PROGRAMMATORE MUSICALE È la figura che costruisce l’identità musicale vera e propria scegliendo canzoni da mettere in playlist, rotazione e controllando comportamento concorrenza. In alcune emittenti ha ruolo solo amministrativo, di gestione library, e può curare rapporti con addetti ai lavori del settore discografico e distribuzione musicale. Si occupa dei brani. Utilizza classifiche e airplay, studia mercato, usa music test x valutare gradimento brani nuovi. Sotto di lui sta il programmatore musicale: ha doti creative e competenze tecniche (conosce software tipo Selector). Egli inserisce dati relativi a brani che la radio è interessata a introdurre in playlist. Elabora scaletta settimanale. RESPONSABILE DEL MARKETING Obiettivo marketing radio: ampliamento bacino di utenza attraverso tutte le piattaforme a disposizione del mezzo. Marketing tradizionalmente consisteva nel fare campagne ed eventi che promuovessero marchio della radio. Con avvento tv musicali, radio ha fatto conti con concorrenza video e si è cimentata quindi co essi. Oggi emittenti cercano di rafforzare proprio brand. Marchio radiofonico che funziona è portatore di una comunicazione radio efficace e ben ricevibile, con segnale pulito e di facile sintonia. È disponibile in digitale, su internet, via satellite, sulle tv, su un App, è localizzata nel territorio con eventi, concerti, manifestazioni, tour degli speaker… è presente anche su social. (…) REDATTORE/PRODUCER Producer è ciascun autore, giornalista, assistente, operatore, regista o tecnico del suono che cerchi di cogliere la realtà e di darne una versione radiofonica, occupandosi del prodotto dall’idea alla messa in onda. Producer soprattutto è ciascun redattore che cerca contenuti per una trasmissione o notiziario, contatta ospiti, si occupa di scaletta, sigle… (…) SOCIAL MEDIA MANAGER Bisogno di esprimere con coerenza identità del marchio anche sui social. Si deve trasformare comunicazione uno-a-molti in comunicazione uno-a-uno e molti-a-molti. Competenze necessarie cambiate nel tempo. Oggi si è capito che comunicazione dei social è interazione continua con ascoltatori/utenti. Approccio professionale: conoscenze umanistiche, musicali, pedagogiche. RESPONSABILE COMMERCIALE Ogni radio ha un direttore commerciale che gestisce direttamente l’insieme di clienti e investitori di riferimento dell’emittente, stabilisce listini e tariffe di vendita degli slot, coordina promozioni e realizza materiale pubblicitario. Responsabile delle vendite sviluppa le strategie commerciali della radio, adattandole alle diverse piattaforme. Concessionaria pubblicitaria: veicolo di promozione e vendita degli slot. Attraverso sua mediazione si sviluppano soluzioni personalizzate per ogni cliente. RESPONSABILE TECNICO A capo solitamente della struttura tecnica c’è un ingegnere. Si occupa dell’allestimento dell’operatività delle trasmissioni dell’emittente, nel rispetto
Trasmissioni digitali terrestri (via etere): sfruttano le frequenze di diffusione dello spettro elettromagnetico, ma trasportano suoni precedentemente convertiti in segnale binario. L’informazione veicolata è maggiore (più canali) e di migliore qualità. Gli standard di codifica del segnale scelti dall’Italia sono il DAB+ (Digital Audio Broadcasting plus) e il DMB (Digital Multimedia Broadcasting per diffusione su apparati mobili). Una volta propagatesi nell’etere, le onde radio vengono captate dalle antenne di tutti i ricevitori, transistor, autoradio e apparecchi. I segnali radio trasmessi in streaming sono ricevibili attraverso computer, smartphone… BROADCASTING VIA ETERE: DALL’ANALOGICO AL DIGITALE La trasmissione analogica è nel 2017 in Italia ancora lo standard prevalente di broadcasting. Alcuni sostengono non sia pensabile uno switch-off delle frequenze radio analogiche. Radio è ancora unico strumento x informare pubblico in caso di disastri naturali o causati dall’uomo. L’FM è un mezzo straordinario perché funziona benissimo. È più stabile del mondo digitale. Il lento avvio del digitale terrestre radiofonico è dovuto a diverse motivazioni su cui hanno pesato la scarsità di frequenza e la mancanza di una comunanza di intenti da part delle componenti del settore. (…) Per far funzionare una radio è necessario detenere una concessione per la radiodiffusione sonora che determina il carattere dell’emittente (commerciale o comunitario) e i limiti di irradiazione del segnale. Legge Mammì:
Farsi ascoltare Oggi in Italia migliaia di radio trasmettono via internet. Offerta molto grande, esistono diversi tipi di radio sul web. Problema principale web radio pure o native è quello di farsi ascoltare e farsi conoscere. La soluzione che si è delineata nel tempo passa attraverso numerose possibilità di aggregazione dell’auto on demand: le piattaforme di diffusione sono gli store musicali online e soprattutto i servizi di streaming online. Esistono anche aggregatori che racchiudono database di emittenti tra cui scegliere (es. TuneIn, un’App in cui si possono raggiungere centinaia di migliaia di radio e podcast). Le webradio attraverso le App e i player dedicati nei siti arrivano più velocemente a chi le sta cercando. Si sono poi diffuse le smart speaker come Echo di Amazon, casse intelligenti che si usano con comandi verbali. Una web radio dev’essere specifica e tematica e farsi trovare da un pubblico selettivo. Bisogna sfruttare elementi fortemente identitari come i gusti musicali più specializzati, le lingue e le culture più disparate, i legami e le appartenenze di qualsiasi natura- Il podcasting Il podcasting ha rappresentato un passo avanti nella trasformazione degli ascoltatori in produttori di contenuti audio da far ascoltare on demand. Il podcasting è stato implementato dagli editori tradizionali non solo radiofonici che ne hanno fatto una forma di fidelizzazione dell’utente, che stimola consumo differito e ripetuto di frammenti di particolare pregio della produzione o programmazione Parallelamente, nell’era delle radio pirata e delle radio libere, una variegata comunità di produttori e ascoltatori ha sviluppato usi e linguaggi di questa tecnologia. Il podcasting è una realtà che, partita in veste amatoriale, come versione audio dei blog, in tempi recenti ha assunto popolarità. Le radio italiane, volenti o nolenti, si sono attrezzate nel tempo x rendere disponibili i podcast dei loro programmi di punta, parlati o musicali, o di momenti salienti della programmazione. La BBC investe sulla recente vitalità del fenomeno podcast e pensa di trasformare la radio attivando linee produttive parallele e non subordinate alla programmazione broadcasting, secondo il modello suggerito da Netflix. PROSPETTIVE DI CONCORRENZA E INTEGRAZIONE Internet è la tecnologia che offre sviluppi variegati a tutti i soggetti interessati al mondo dell’audio. Ma non si deve sottovalutare anche peso che avrà diffusione del DAB+. Prossimo futuro tecnologico ed economico radio sarà deciso dall’interazione di 4 principali variabili che hanno a che fare con usi dei mezzi, strategie di contenuto e politiche commerciali: