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Riassunto completo "Fare Radio" (R. Perrotta), Appunti di Giornalismo radiofonico e televisivo

Riassunto completo del libro "Fare Radio" di R. Perrotta.

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 02/05/2022

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FARE RADIO
Marta Perrotta
1. TRA FLUSSO E PROGRAMMI, UNA RADIO IBRIDA
La moderna industria culturale della radio deriva dall’interazione di due sistemi organizzativi nati tra gli anni ‘30/’50:
MONOPOLIO (Europa) e CONCORRENZA (Usa, sistema finanziato dalla pubblicità).
Successivamente: scarsità di frequenze e introduzione dell’emittenza privata nel nostro continente hanno portato allo
sviluppo completo del sistema di broadcasting pubblico/privato in piena integrazione con logiche di servizio pubblico e
interessi di mercato.
IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE ALL’EUROPEA
L’impostazione europea della radio nasce con l’influenza inglese da parte della BBC, seguita inizialmente dal direttore
John Reith, il quale si propone 3 principi:
INFORMARE, EDUCARE ed INTRATTENERE.
Questi tre principi sono indicativi per le tre principali macro-categorie di programmi. Da subito la radio trasmette
radiocronache, notiziari e bollettini, musica, drammi e programmi comici, quiz, rubriche divulgative e dibattiti. Poi, con
l’avvento del telefono in onda arriviamo ai programmi più interattivi. Vogliamo però vedere come la radio sia organizzata
nella sua struttura interna ovvero quello che poi con la televisione prenderà il nome di palinsesto.
PALINSESTO
I programmi non sono entità isolate. La loro successione è più importante dei singoli elementi ed è frutto di uno studio
strategico delle persone della radio per capire cosa il pubblico vorrebbe o meglio dovrebbe ascoltare. L’idea di base è che
il palinsesto, dovendo controllare i tempi della diffusione e dovendo essere pronto a riscritture, è una sorta di schema
operativo essenziale per ordinare i tasselli della programmazione in successione lineare, ma soprattutto, è uno strumento
cangiante e fluido, pronto ad accogliere continue riscritture.
La dimensione temporale è fondamentale: il palinsesto è L’ELENCO DELLA SUCCESSIONE DEI PROGRAMMI
ORA DOPO ORA, OGNI GIORNO, PER TUTTA LA SETTIMANA diventa uno specchio sincronico dei tempi sociali,
con tutte le possibilità di interazione dinamica con quello che gli eventi della realtà possono offrire. Infatti, se c’è un
avvenimento improvviso (es: terremoto, attentato, ecc), il palinsesto permette di cambiare programmi adattandosi alla
situazione nella forma e nella durata e il flusso registra le variazioni. Raymond Williams dice che è proprio il flusso la
vera forma culturale della radio e della tv, e per questo il palinsesto come somma dei programmi ha più senso delle
singole unità perché incorpora un’identità totale che permette al pubblico di conoscere la linea editoriale dell’emittente e
sceglierla.
PROGRAMMI E GENERI
Identità dell’emittente costituita da:
- PUNTI FERMI DEL PALINSESTO: un certo numero di programmi uguali ogni giorno, dalla durata media costante,
altri con cadenza settimanale, altri trasmessi una volta ogni tanto.
- TIPOLOGIE (GENERI): a cui appartengono i programmi offerti, la loro successione cronologica e la ricorsività che li
contraddistingue.
I programmi sono sottounità del palinsesto, frammenti del flusso radiofonico che hanno un inizio e una fine, una logica
testuale, uno stile e una tipologia di suono. Essi in pratica dissolvono le proprie marche distintive in ciò che li precede e li
segue proprio perché interni a un flusso.
Agli albori della radio, le radio europee di servizio pubblico trasmettevano programmi che erano una rimediazione di testi
fatti per altre piattaforme mediali (canzone riproposizione del disco; giornale radio della stampa cartacea; radiodramma
del teatro). Ogni programma è riconducibile ad almeno un genere o a una somma di essi.
Esistono poi formule native di programmi, originarie del contesto mediale della radio: radiocronaca, talk show, quiz,
programmi di telefonate e dediche. Questa ibridazione ci mostra la difficoltà di applicare il concetto di genere nella radio.
Il genere è un’etichetta che serve a far dialogare chi produce e chi consuma perché definisce le convezioni e regola un
orizzonte di attese in merito a un particolare testo. Secondo Altman, il genere non è una categoria fissa, ma una funzione
attivata da tutti coloro che la usano in situazioni concrete di fruizione e permette di organizzare la comprensione della
narrazione e delle loro strategie produttive e testuali. I contenuti di oggi non sono più definibili come generi, ma come
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FARE RADIO

Marta Perrotta

1. TRA FLUSSO E PROGRAMMI, UNA RADIO IBRIDA

La moderna industria culturale della radio deriva dall’interazione di due sistemi organizzativi nati tra gli anni ‘30/’50: MONOPOLIO (Europa) e CONCORRENZA (Usa, sistema finanziato dalla pubblicità). Successivamente: scarsità di frequenze e introduzione dell’emittenza privata nel nostro continente hanno portato allo sviluppo completo del sistema di broadcasting pubblico/privato in piena integrazione con logiche di servizio pubblico e interessi di mercato.

IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE ALL’EUROPEA

L’impostazione europea della radio nasce con l’influenza inglese da parte della BBC, seguita inizialmente dal direttore John Reith, il quale si propone 3 principi: INFORMARE, EDUCARE ed INTRATTENERE. Questi tre principi sono indicativi per le tre principali macro-categorie di programmi. Da subito la radio trasmette radiocronache, notiziari e bollettini, musica, drammi e programmi comici, quiz, rubriche divulgative e dibattiti. Poi, con l’avvento del telefono in onda arriviamo ai programmi più interattivi. Vogliamo però vedere come la radio sia organizzata nella sua struttura interna ovvero quello che poi con la televisione prenderà il nome di palinsesto.

PALINSESTO

I programmi non sono entità isolate. La loro successione è più importante dei singoli elementi ed è frutto di uno studio strategico delle persone della radio per capire cosa il pubblico vorrebbe o meglio dovrebbe ascoltare. L’idea di base è che il palinsesto, dovendo controllare i tempi della diffusione e dovendo essere pronto a riscritture, è una sorta di schema operativo essenziale per ordinare i tasselli della programmazione in successione lineare, ma soprattutto, è uno strumento cangiante e fluido, pronto ad accogliere continue riscritture. La dimensione temporale è fondamentale: il palinsesto è L’ELENCO DELLA SUCCESSIONE DEI PROGRAMMI ORA DOPO ORA, OGNI GIORNO, PER TUTTA LA SETTIMANA diventa uno specchio sincronico dei tempi sociali, con tutte le possibilità di interazione dinamica con quello che gli eventi della realtà possono offrire. Infatti, se c’è un avvenimento improvviso (es: terremoto, attentato, ecc), il palinsesto permette di cambiare programmi adattandosi alla situazione nella forma e nella durata e il flusso registra le variazioni. Raymond Williams dice che è proprio il flusso la vera forma culturale della radio e della tv, e per questo il palinsesto come somma dei programmi ha più senso delle singole unità perché incorpora un’identità totale che permette al pubblico di conoscere la linea editoriale dell’emittente e sceglierla.

PROGRAMMI E GENERI

Identità dell’emittente costituita da:

  • PUNTI FERMI DEL PALINSESTO: un certo numero di programmi uguali ogni giorno, dalla durata media costante, altri con cadenza settimanale, altri trasmessi una volta ogni tanto.
  • TIPOLOGIE (GENERI): a cui appartengono i programmi offerti, la loro successione cronologica e la ricorsività che li contraddistingue. I programmi sono sottounità del palinsesto, frammenti del flusso radiofonico che hanno un inizio e una fine, una logica testuale, uno stile e una tipologia di suono. Essi in pratica dissolvono le proprie marche distintive in ciò che li precede e li segue proprio perché interni a un flusso. Agli albori della radio, le radio europee di servizio pubblico trasmettevano programmi che erano una rimediazione di testi fatti per altre piattaforme mediali (canzone riproposizione del disco; giornale radio della stampa cartacea; radiodramma del teatro). Ogni programma è riconducibile ad almeno un genere o a una somma di essi. Esistono poi formule native di programmi, originarie del contesto mediale della radio: radiocronaca, talk show, quiz, programmi di telefonate e dediche. Questa ibridazione ci mostra la difficoltà di applicare il concetto di genere nella radio. Il genere è un’etichetta che serve a far dialogare chi produce e chi consuma perché definisce le convezioni e regola un orizzonte di attese in merito a un particolare testo. Secondo Altman, il genere non è una categoria fissa, ma una funzione attivata da tutti coloro che la usano in situazioni concrete di fruizione e permette di organizzare la comprensione della narrazione e delle loro strategie produttive e testuali. I contenuti di oggi non sono più definibili come generi, ma come

formati di mix di generi tradizionali. È quindi più utile operare una categorizzazione che agisca per tag, per una somma di parole chiave. IL MODELLO DI PROGRAMMAZIONE DELLA RADIO AMERICANA Anni ’50: in America nasce il ROCK. La radio inizia a trasmetterlo e a farlo conoscere innestandolo nel destino dei GIOVANI e di una imminente rivoluzione culturale.  senza radio, il futuro del rock non sarebbe così importante;  senza rock, la radio sarebbe rimasta medium minore. Radio americana aveva sviluppato strumenti di monitoraggio del pubblico e dei suoi gusti e commercialmente stava, negli anni ’50, vivendo le prime competizioni con la televisione. Le prime emittenti che trasmettono il rock si rendono conto del successo di ascolti e di vendite. Il consumo giovanile fuori casa attraverso il juke-box suggerisce nel 1949 a un imprenditore l’idea di programmare di seguito i primi 40 successi in classifica in uno spazio chiamato TOP 40 SHOW e di concentrare su questo l’intera programmazione: è il primo formato radiofonico. IL FORMATO Il formato è una sorta di carta d’identità dell’emittente radiofonica: CONTIENE I CARATTERI DELL’OFFERTA DI UNA RADIO e viene studiato e definito per arrivare a un PUBBLICO SPECIFICO (es. Top 40 Show era per i teenager americani degli anni ’50). È diverso dal format televisivo perché quest’ultimo è un oggetto che può essere comprato e venduto sul mercato, importato ed esportato e garantisce all’emittente tv un minor rischio nella programmazione. Quello radiofonico non è un oggetto di compravendita sul mercato e non esiste alcun modo per tutelarlo come opera dell’ingegno: esso si riproduce e si aggiorna nel tempo passando da una radio all’altra. Il format radiofonico modella la programmazione di un’emittente nella sua totalità. Un formato radiofonico deve stabilire con precisione:  a chi è rivolta la radio,  che tipo di programmazione vuole proporre,  quali stili musicale trasmettere,  in che ordine e quantità programmarli e quale impronta sonora dare all’emittente. LA ROTATION, IL CLOCK E LA PLAYLIST Hanno tutti e tre origine americana. La continua richiesta di musica al juke-box fu il principio ispiratore di una programmazione musicale reiterata, con tempi di ripetizione calcolati in base al successo delle canzoni e l’elaborazione di schemi di rotazione ben precisi.  ROTATION: stravolge l’idea del palinsesto, della programmazione lineare a blocchi, introducendo nella radio il principio della ripetizione ciclica e ravvicinata dei programmi e degli elementi che li compongono. Per questo, la radio è in grado di fidelizzare attraverso la riproposizione di contenuti e forme. La radio diventa un FLUSSO a cui l’ascoltatore può accedere con libertà, che viene quasi interiorizzato e non richiede più attenzione eccessiva, ma si ripete continuamente a giro di orologio.  CLOCK: è lo schema orario che caratterizza ciascun formato e ciascuna emittente. Come il quadrante di un orologio, scandisce i tempi dedicati a ogni porzione di programma: brano, spot, notiziario, jingle, rubrica, ecc. Esso serve per assegnare ad ogni elemento la posizione stabilita, per renderla stabile nel susseguirsi delle ore (al decimo minuto: previsioni del tempo, al venticinquesimo: novità musicale, ecc).  Se ci sono particolari esigenze rispetto alla normale programmazione viene detto HOT CLOCK.  PLAYLIST: lista di brani da suonare in un determinato intervallo di tempo. Si restringe il numero di canzoni trasmesse per dare risalto a quei brani che l’emittente promuove, ma anche per imprimerli e per rafforzarne il ricordo negli ascoltatori. Nelle playlist di una radio il movimento dei brani è piuttosto graduale, è raro che cambi completamente da una settimana all’altra e le nuove proposte sono limitate. Nasce con il formato Top 40. ALLA RICERCA DEI TARGET Il Top 40 è stato il primo e ultimo grande formato musicale di massa, indirizzato a un pubblico molto giovane, amante della musica di successo, ma senza caratteristiche specifiche.

  • dall’altro: tendenza della maggior parte delle emittenti a raccogliersi attorno a pochi formati che garantiscono risultati economici sicuri. Negli USA è stato così negli anni ’70, per i formati disco, negli anni ’80 per il Contemporary Hit, negli anni ’90 per l’Urban, negli anni 2000 per Country e News/Talk. EUROPA: nel contesto europeo non c’è mai stato un approccio così pragmatico e specializzato al mercato della radio. La nascita delle radio libere dagli anni ’70, fenomeno che in Italia ha assunto dimensioni impressionanti, ha costituito tassello fondamentale nello sviluppo del sistema misto. Il modello della radio di palinsesto è stato stravolto dalle radio private, orientate alla programmazione continua di successi pop e rock. La radio pubblica italiana inizia a porsi il problema di modernizzare il suo stile e di assorbire le istanze della radiofonia contemporanea. L’adozione dei formati americani che penetrano in Italia tra gli anni ’80 e ’90 è però assai graduale. Inizialmente la radio serve a colmare il deficit nella conoscenza diffusa della musica rock e pop e lo fa in modi differenti:  con la ripetizione ossessiva tramite emittenti private o locali,  con programmazioni meno meccaniche e più argomentate in particolare avverrà con la RAI nel 1982 fino al 1995. Cambierà anche il linguaggio dei programmi insieme all’adozione di figure produttive nate con la radiofonia libera e privata. In Italia vediamo le radio ispirarsi al modello americano, verso la sperimentazione di format precisi e riconoscibili. 2017: UN’ISTANTANEA DELLA RADIO NAZIONALE OGGI SERVIZIO PUBBLICO:
  • RAI: 5 canali FM (Radio 1, Radio2, Radio3, Isoradio, GR Parlamento) e offerta canalii DAB+ e web. PRIVATE:
  • Appartenenti a gruppi editoriali  GEDI: Radio Deejay, Radio Capital, M2O.  Gruppo Sole 24 Ore: Radio 24  RadioMediaset: R101, Virgin, Radio 105, RMC e Radio Subasio
  • Imprenditori:  RTL 102.5 (oggi con RadioFreccia e Radio Zeta)  Radio Italia solo musica italiana  Radio Kiss Kiss  RDS
  • Radio Maria, comunitaria e di culto
  • Radio Radicale, concessione di natura privata, ma non raccoglie pubblicità ASCOLTI RADIOMONITOR 2016:
  1. RTL 102.5 radio più ascoltata con 7 milioni di ascoltatori
  2. Gruppo intorno ai 4 milioni di ascolti: Deejay, 105, RDS, Radio Italia, Radio 1.
  3. Gruppo tra i 2 e i 3 milioni: Radio 2, Virgin e Radio 24.
  4. Sopra il milione: Kiss Kiss, R101, Capital, M2o.

RADIO DI PROGRAMMI RADIO DI FLUSSO

Valore aggiunto: qualità di programmi e dei contenuti informativi e musicali. Inoltre, fama e autorevolezza e caratteristiche specifiche dei conduttori Peso equilibrato tra i vari elementi. La musica è trattata come contenuto per eccellenza, i conduttori sono al servizio delle canzoni. Si offre flusso di suoni e voci senza discontinuità e non c’è alcun elemento che prende il sopravvento sugli altri. OFFERTA PRIVATA:

RADIO D’INFORMAZIONE MUSIC & NEWS RADIO MUSICALI

Radio 24 (News/Talk), Radio Radicale (Talk), Radio 1 (All news) Radio musicali con flusso informativo intenso: RTL 102.5 (CHR), RDS (CHR), R (Adult Contemporary), RMC (Classic), Radio Capital (Classic) Radio Deejay (Urban), Radio Italia (Country), Radio 105 (CHR e AC), Radio Kiss Kiss (CHR e AC), Virgin Radio (Album Oriented Rock), M2o (Dance)

Il panorama italiano vede un affollamento al centro, cioè tra i formati che prevedono hit musicali e conduzione rivolti a un pubblico generalista. La massimizzazione degli ascolti si raggiunge con proposte che possano attirare un pubblico il più ampio possibile. Se le grandi radio nazionali presentano formati specifici, l’evoluzione e la messa a punto dei contenuti nei palinsesti ha portato a una nuova fase in cui la presenza del parlato viene ritenuta significativa: mentre all’epoca delle radio di movimento aveva una funzione più politica, oggi serve invece a definirne il formato della radio e fa parte di quel processo per cui le radio danno maggiore importanza al conduttore e si sviluppano programmazioni che siano sia di intrattenimento che di informazione, oltre che musicali. Le radio se non si differenziano per la musica lo fanno con i contenuti o con il tipo di conduzione, seguendo i gusti del pubblico. L’IDENTITÀ IN RADIO: STILE, COERENZA, RICONOSCIBILITÀ Definizione dello STILE DELL’EMITTENTE: momento in cui si studia l’offerta esistente e si sceglie da che parte posizionarsi. Successivamente, si deve realizzare quotidianamente il prodotto radiofonico con COERENZA: così si garantisce l’affezione del pubblico. La fidelizzazione del pubblico si costruisce nel tempo, con la capacità di perseverare nelle scelte di formato e l’accortezza nella trasformazione del prodotto. Caratteristiche proprie della radio che spiegano perché la coerenza è fondamentale:  È MONOCANALE: sfrutta solo il senso dell’udito. Ci vogliono contenuti semplici, lineari e reiterati a renderla identificabile dall’ascoltatore  È un MEZZO SECONDARIO: la fruizione è spesso contemporanea a altre attività, quindi l’ascoltatore non può concentrarsi. Egli richiama alla mente l’esperienza d’ascolto passata, facendo affidamento sugli elementi comuni al flusso dell’emittente  VOLATILITÀ: il messaggio della radio è effimero, una volta espresso finisce nel nulla. Esistono modi di recuperare i contenuti in un secondo momento (sito, podcast), ma nelle modalità di ascolto più diffuse non si può tornare indietro Il cambiamento in radio è quasi fisiologico, necessario per anticipare le mosse di chi ascolta, ma cambiare formato può essere traumatico perché vi è spesso resistenza all’idea. L’emittente deve essere in grado di cambiare restando sé stessa, ogni cambiamento deve essere minimo e misurato su lunghe distanze, verificato e ritoccato solo in casi estremi. L’ascoltatore fedele cerca la continuità ed è lui che decide le sorti di chi produce e trasmette la radio: se l’ascoltatore si perde, si distrae, non si trova più con orari, decide di cambiare radio perché si sente tradito, il patto comunicativo che lo legava all’emittente si rompe ed è difficile ricostruirlo. Il pubblico fedele si sente parte di un qualcosa che ritiene non debba mai cambiare senza il suo permesso. È più facile che i tuoi ascoltatori passino più tempo con te, che coinvolgerne di nuovi: incoraggiare il pubblico già presente a rimanere perché hai già ottenuto la loro attenzione, devi solo chiederne un po’ di più. RICONOSCIBILITÀ Una radio può farsi notare e ricordare nel tempo sfruttando elementi caratteristici:

  • Identità sonora
  • Contenuti parlati proposti e firme di chi li propone, la loro eventuale reputazione
  • Insieme di attività promozionali che portano il marchio della radio, la sua immagine. Questo nasce dalla concorrenza tra emittenti e dalle modalità di ascolto della radio, spesso casuali, in situazioni di mobilità e precarietà. L’identità sonora di una radio nasce innanzitutto se la radio si sente bene e poi dalla qualità e dalle caratteristiche degli elementi sonori che l’emittente propone.
  1. RICONOSCIMENTO ATTRAVERSO PACKAGING SONORO (SUONI):
  • JINGLE: disseminati nel flusso tra una canzone e l’altra. Sono prodotti per essere ricordati e canticchiati dall’ascoltatore.
  • SIGLE: hanno una funzione identificativa riferita a determinate porzioni del flusso. Sono infatti le etichette dei programmi.
  • BASI: elementi fondamentali per la percezione della continuità del flusso. Sono sottofondi musicali, ritmati, che spesso accompagnano notiziari, rubriche, il parlato di intrattenimento. Questi elementi sonori contengono una sintesi massima della natura e delle intenzioni della radio. Contribuiscono alla riconoscibilità dell’emittente tra le tante altre, per questo ogni radio dedica molte energie al loro confezionamento e al loro inserimento nel flusso.
  1. RICONOSCIMENTO ATTRAVERSO VOCI DEI PROTAGONISTI DELLA RADIO:

bagaglio di ascolti che viene richiamato a ogni ascolto musicale all’interno del quale si crea un sistema di aspettative: quando la musica soddisfa le aspettative, si è felici; quando l’aspettativa viene disattesa, si creano frustrazione e tensione. C’è però chi dice che la novità della musica sia un elemento gradito.

  • Altre osservazioni: una melodia semplice è godibile e divertente, melodie complesse necessitano ascolti in più per essere assimilate, ma stancano di meno e in radio durano di più.
  • Ogni canzone ha dei ganci (books), ovvero passaggi melodici, effetti sonori, timbri, cambi di tempo e di ritmo che permettono a ogni ascoltatore di distinguere una canzone dalle altre e ricordarla per qualche motivo.
  • Può capitare che un brano a forza di essere programmato finisca per capovolgere le emozioni del primo ascolto.
  • Gli stati d’animo dell’ascoltatore preesistono all’atto di ascolto e orientano le sue preferenze. Ogni individuo si mette in ascolto con bisogno di riscontro musicale al proprio umore. Questi bisogni individuali sono più forti dei gusti e delle preferenze di genere. TRE ASCOLTATORI-TIPO:  FEDELI: ascoltano con partecipazione, assumendo atteggiamenti attivi dei confronti della programmazione musicale, mandando messaggi, richiedendo canzoni, ecc.  CERCATORI: passano da un’emittente all’altra finché non trovano la canzone giusta per il momento  PASSIVI: radio come sottofondo, non cambiano quasi mai stazione. Una classificazione simile è quella di Susan Douglas che distingue due tipologie: o Ascolto RUBINETTO: automatico e indiscriminato o Ascolto CONCENTRATO: attivo e partecipe. Modelli per la composizione del flusso L’ascolto della musica per radio determina stati d’animo che dipendono da diversi fattori:
  • caratteristiche della canzone o del cantante in questione
  • caratteristiche del pubblico che ascolta Linee generali sui fenomeni dell’ascolto e strategie comunicative per le radio musicali:
  • Capacità della musica di sorprendere oppure rassicurare un ascoltatore. Quantità di informazioni nuove in una canzone importante: troppi elementi nuovi, l’ascoltatore non si riconosce; troppo pochi, non si appassiona. Quindi, musica adatta alla radio = contemporaneamente nuova e familiare.
  • Bisogno di stabilità nel tipo di energia emotiva espressa dalla musica dell’emittente vs bisogno di varietà e novità: la radio deve assortire una proposta musicale che stimoli reazioni emotive variegate oppure contrastanti, a seconda del tipo di ascoltatori che vuole “agganciare”.
  • Tutta la musica di un’emittente deve essere in grado di attrarre garantendo un turbamento emotivo o un’estensione di esso. Una volta agganciato l’ascoltatore, per mantenere attivo questo aggancio, stando a MacFarland ci sono due soluzioni:  da un lato, si ricercano le caratteristiche comuni del pubblico che ascolta quella radio, quindi bisogna rifarsi alle sue abitudini di vita,  dall’altro ci si rifugia in una struttura antica, ma ancora valida come la regola aristotelica per la tragedia greca. È interessante notare che la successione di “nodi” e “scioglimenti” o di “esposizioni”, “sviluppo”, “climax” e “risoluzione” ha a che fare con la capacità della radio di rispondere a due bisogni fondamentali: la stimolazione e il rilassare e tranquillizzare, sono bisogni che spesso si alternano. La classificazione della musica SELECTOR: software di programmazione per la classificazione della musica ( 1979 ) che, da quando esiste, ha cambiato drasticamente il modo di fare radio.  Per ogni canzone devono essere inseriti dei dati che serviranno a richiamare il brano al momento opportuno. Più dati di qualità e completi, più la classificazione è buona.  A partire dal titolo e dal nome dell’interprete, il software vuole conoscere tutti i dati potenzialmente utili a caratterizzare un brano: sesso del cantante, gruppo o no, dettagli composizione gruppo, lingua brano, anno uscita, etichetta, autore, compositore, durata complessiva, presenza intro e coda e relativa durata, fine sfumata o taglio netto, accordo iniziale e finale, sentimento prevalente, tema, se è adatto a essere trasmesso a Natale o di lunedì, ecc.

Composizione delle scalette musicali Ogni database ha bisogno di formule per interrogare l’insieme dei dati per tirare fuori i risultati ottimali. Il programmatore detta le condizioni che il software deve rispettare, modificandole eventualmente.  Alcune strategie riguardano la fornitura di contenuti di diverso tipo a seconda del momento della giornata in cui ci si trova (day-parting – solitamente divisione in 5 parti: 00-06; 06-10; 10-15; 15-19; 19-00). Ogni parte è programmata secondo parametri diversi (genere degli artisti, tempo, intensità della canzone, ecc).  Inoltre, c’è una separazione orizzontale delle canzoni che evita che un brano venga programmato nella stessa fascia oraria per giorni consecutivi o che canzoni stesso artista vengano riprodotte stessa ora.  Si cerca un andamento ondulatorio di tensione e distensione: sbalzi improvvisi di tempo, energia, mood e tonalità devono essere assolutamente evitati a favore di un flusso più misurato.  Un’altra regola vuole che 3 dischi consecutivi totalizzino complessivamente un punteggio di mood compreso tra 7 e 11 e che non si passi mai da un disco a un altro saltando più di 3 gradini.  I pezzi nuovi sono di solito “ammortizzati”, cioè posizionati tra brani molto famosi per circoscrivere un minimo i rischi connessi alla messa in onda della novità. Questa pratica è detta hammocking (da hammock = amaca, due pilastri che sorreggono un oggetto che non ha altre forme di sostegno). Un presentatore informato e coinvolgente può contribuire ad aumentare l’appeal della canzone.  Il controllo sui valori del BPM è un’ulteriore verifica dell’andamento ondulatorio della pulsazione della musica. Ogni giorno, in radio, la media dei BPM è di 110, la programmazione musicale oscillerà al di sopra e al di sotto di questo valore.  Ogni emittente cerca nel repertorio musicale quei dischi che risultano adatti all’immagine della radio, dando vita a un nucleo di inni dell’emittente, fidelizzando il pubblico attorno ad essi. Rotazione dei brani e composizione della playlist A ogni brano viene assegnata la categoria all’interno della quale viene fatto confluire. Essa distingue brani “attuali” da quelli “del passato” e stratifica queste due macro-categorie in modi che possono variare da radio a radio.  BRANI ATTUALI – CURRENT- divisi in:  NOVITÀ: appena usciti o cantate da un artista poco noto.  POWER CURRENT: canzoni recenti e di grande successo, emittente vuole dare risalto  HOT CURRENT: canzoni avranno rotazione medio alta  UP AND COMERS: dal successo altalenante  BURNED CURRENT: brani programmati troppo, vanno messi da parte  BRANI NON CURRENT – DEL PASSATO– divisi in:  RECURRENT: successi dell’ultimo anno (SECOND RECURRENT: dell’anno precedente)  GOLD: suddivisi in Power, Regular e Secondary Gold  OLDIE: brani che hanno fatto storia del pop o rock, 40 o 50 anni fa  CLASSIFICAZIONE AGGIORNATA COSTANTEMENTE, SPECIE SE LA RADIO È UNA CHR (brano oggi novità, tra due settimane sarà un hot current) Viene poi il momento di stabilire le politiche di assortimento e di rotazione brani classificati in un flusso di musica di 24 ore: o A ogni categoria temporale inserita nel programma bisogna associare un livello di visibilità nell’economia della programmazione oraria, quotidiana e settimanale. o Poi viene deciso quante volte al giorno far passare le Power e le Novità, categorie particolarmente in evidenza e costantemente aggiornate in una qualunque playlist radiofonica o Il risultato dell’operazione di composizione gestita dal software avrà tenuto conto di tutti i parametri fissati dal programmatore, ma ci saranno comunque punti deboli in cui intervenire, cambiando manualmente le scelte del programma. o Il software comporta una ridefinizione dei compiti nelle strutture di programmazione: con un database così si ha la certezza che tutti i dischi catalogati prima o poi verranno scelti, creando flusso più adatto al pubblico a cui si sta pensando, assicurandosi un andamento graduale e mai incoerente di mood, tempo ed energia. Ritmo rassicurante, che ci accompagna durante i massimi e i minimi delle nostre giornate.

  • Se canzone è adatta al formato dell’emittente
  • Se l’artista è sufficientemente riconoscibile
  • Se l’etichetta della canzone sostiene l’artista
  • Posizione canzone nelle classifiche
  • Gusti del pubblico di riferimento
  • Se canzone viene già trasmessa da altre emittenti monitorando quanti passaggi radio ha già totalizzato (questo valore è l’AIRPLAY) AIRPLAY  È oggetto di reportistica da parte delle principali società di ricerca. Il monitoraggio costante delle trasmissioni di un numero prestabilito di emittenti individua ogni settimana i brani più programmati dalle radio.  I report finali sono un’elaborazione dei dati ponderati in base alla radio e alla fascia oraria in cui sono stati registrati: il passaggio sulla stazione più seguita nell’ora di massimo ascolto vale di più del passaggio in radio locale a tarda notte.  Ogni radio che si iscrive può accedere ai dati in tempo reale, mentre ogni casa discografica può sapere esattamente quanti passaggi ha avuto un determinato brano, in quali fasce orarie e su quali emittenti.  L’airplay ha contribuito all’uniformarsi delle playlist radiofoniche. 4 tipologie di chi programma musica:
  1. REPERTORIO SOGGETTIVO: Messo in campo da figure che basano le proprie decisioni su criteri estetici, di gusto ed expertise musicali. Intento: educare ascoltatori e condividere propria passione per la musica. A volte vengono programmate canzoni che non diventeranno hit, ma che sono identificative per l’emittente o per il formato scelto.  Es. emittenti dal formato basato sul rock
  2. REPERTORIO ANALITICO Utilizzato da chi sceglie in relazione alla ricerca di mercato, focus group o interviste. Tentativo: trovare criteri oggettivi e scientifici invece di affidarsi all’intuizione o al busto personale. Programmazione diventa ripetitiva perché ascoltatori tendono a gradire musica già familiare.  Es. CHR e AC
  3. REPERTORIO POPULISTA Si adotta la prospettiva del pubblico di riferimento. Si ritiene più utile osservare le abitudini degli ascoltatori e si dà peso alla capacità di interpretare il pubblico piuttosto che la ricerca di mercato. Si basa sull’intuizione di cosa piace alla gente di una certa generazione.  Es. AC e Country
  4. REPERTORIO COLLABORATIVO È il meno autonomo dalle proposte della discografia, comprende pratiche di totale sinergia tra radio e strategie promozionali delle major. Le novità servono a guadagnare crediti e benefit dalla casa discografica per mettere in palio dischi, biglietti e così via. In particolare è il repertorio di formati che trasmettono rock, dance, jazz e country, ma lo fanno in modo meno innovativo rispetto alla prima tipologia perché si adottano criteri estetici molto ristretti. Questa scelta comporta un’identificazione degli artisti con il brand di certe emittenti piuttosto che creare un’identità di sound. Il rapporto tra case discografiche e radio è cruciale in questi repertori. Le emittenti che utilizzano i primi 3 tipi sono più restie a cedere alle pressioni delle case discografiche e, tendenzialmente, immuni a pratiche come la payola. La musica e il suo valore economico PAYOLA Non molto frequente in Italia, in USA si verifica da molti anni, tanto che per bloccare il fenomeno hanno istituito il “pay- for-play” che obbliga le radio a dichiarare apertamente lo spazio musicale che viene concesso a pagamento. L’esistenza della payola è il risultato del compromesso che la discografia ha trovato per sopperire alla crisi. Il lavoro di produzione di hit è costoso e impreciso. La probabile mancanza di successo impone la ricerca di forme di garanzia di guadagno. La radio sacrifica una parte della propria autonomia di scelta. Gli spazi della radio sono pochi e preziosi e lanciare nuove hit è un rischio che bisogna correre per far crescere sia le radio che la discografia.

Poteri e influenze tra radio e discografia BBC Radio(GB): approccio antitetico alla questione del rapporto radio/discografia. Simbiosi tra le due industrie in GB è a favore della radio. Se un disco non è percepito come in linea con l’identità della radio, non viene trasmesso. Questo ha indirizzato produzione e sviluppo culturale della musica attraverso un’attiva partecipazione delle radio alla scelta e all’indirizzo di certi aspetti di produzione. Sia la BBC che le radio private hanno svolto ruolo di consulenza alle case discografiche su quali artisti supportare e quali stili proporre.  2004 : Album Patience di George Michael: le radio dichiarano che se non sentono almeno un singolo convincente, non lo promuovono. Questo ha spinto l’etichetta a riconsiderare anche quali canzoni inserire nell’album. È raro comunque che questo avvenga per cantanti di successo.  Metà anni ’90: BBC Radio 1 si distingue per un cambiamento nell’approccio nella sezione musica. Il suo claim era “new music first”: per la prima volta vengono trasmessi artisti totalmente sconosciuti come gli Oasis – questo ha fatto emergere nuovi suoni e il fenomeno del Brit-pop.  RAI Radio 2 (Italia): dal 2009 maggiore attenzione nei confronti di artisti esordienti e di musica assente dalle playlist delle radio commerciali. L’obiettivo della Rai era quello di massimizzare l’audience e offrire un servizio pubblico, che ha obbligato l’emittente a fare conti con la playlist corrente, ma al contempo a smarcarsi da essa, trasmettendo derive altre del pop e investendo su brani che non erano successi consolidati.  NPR (USA): ha sviluppato un altro approccio con le case discografiche in cui ci si è dedicati alla musica indie un po’ con lo stile delle radio da college, con un atteggiamento casual creando quello che era il programma All Songs Considered, a partire dal 2005. Questo divenne uno dei podcast più scaricati anche a seguito del successo del sito internet. La nascita di questo spazio ha portato all’emergere di un nuovo modello discografico indipendente rock, ma in senso eterogeneo (grazie all’ampia disponibilità dei mezzi digitali per produzione, distribuzione e consumo di musica) e intanto i pubblici sono usciti dal controllo delle case discografiche affidandosi alla rete. L’album ha ceduto il posto alla playlist come mezzo primario per organizzare l’ascolto musicale. Ciò ha comportato un nuovo modo delle radio di approcciarsi alla musica da trasmettere, ricoprendo un ruolo attivo e di profonda interazione con gli artisti e i brani da promuovere, con la consapevolezza di poterli rendere parte integrante della propria identità. La promozione discografica sugli altri media Con il web nascono nuove strategie promozionali. L’industria discografica ha ridimensionato il ruolo della radio per lanciare artisti nuovi o meno conosciuti. TELEVISIONE:

  • Campagne pubblicitarie con integrata musica (Moby che vede crescere le vendite dell’album Play)
  • Serialità, es. Glee: 113 singoli finiti nella classifica Hot 100 di Billboard, battendo il record di 108 di Elvis.
  • Film: es. High School Musical, diventato un franchise, è stato disco dell’anno nel 2006 senza che alcuna delle sue canzoni facesse parte di playlist radiofoniche.
  • Talent Show: es. American Idol, primo di una serie di talent show con obiettivo di lanciare nel mondo della musica i propri finalisti. Contribuisce a rinvigorire le vendite degli artisti ospiti nella trasmissione come coach e delle canzoni proposte nelle puntate. RETE:
  • Smembrato album in canzoni da 99 cent su iTunes.
  • Diffusione gratuita video su YouTube (profitto deriva dalla pubblicità online).
  • Album di Bob Dylan sul sito di NPR Music: ascoltato 300.000 volte, attingendo a bacini demografici molto diversi dal tradizionale pubblico di Dylan. PAROLA CHIAVE: PLAYLIST I poli attorno cui oggi ruota la riflessione sulle scelte identitarie e di programmazione delle radio sono:
  • Sviluppi culturali e tecnologici del mercato della musica
  • Sviluppo dei modi e degli stili per consumare musica Oggi, il consumo personale della musica è organizzato e ordinato in PLAYLIST: sequenze tematiche di tracce, costruite da qualcuno o elaborate secondo algoritmi. La radio musicale deve declinare proprio ruolo in questo senso.  Il Top 40 era nato in un’era in cui il formato di distribuzione della musica registrata più diffuso x giovani era il 45 giri.  Album: si inizia a dare importanza alla sequenza dei brani e si concepisce modalità Long Playing (Sgt. Pepper’s dei beatles e Pet Sound dei Beach Boys pionieri di questo ascolto continuativo). La radio ha reagito con la creazione di formati adatti a questa forma di distribuzione e di cultura musicale (es. Formato Album Oriented Rock).
  • Sottolineare i momenti di transizione
  • Usare un lessico accessibile a tutti
  • Non utilizzare rime, allitterazioni.
  • Evitare forme tipiche dello scritto LA SCRITTURA DEL PARLATO Il “trasmesso” presenta insieme elementi caratteristici di:
  • Scritto: il parlato radiofonico è una comunicazione unidirezionale. Inoltre, consente di comunicare stesso messaggio a più persone contemporaneamente.
  • Parlato: come il parlato faccia a faccia, il parlato alla radio utilizza la voce e tutti i suoi effetti, ha ampi margini di libertà espressiva e un alto grado di intensità emotiva. Livello improvvisazione:
  • Livello più basso: notiziari brevi
  • Livello più alto: programmi-contenitore d’intrattenimento musicale e leggero.

Preparare la scaletta

Oggi si scrivono testi solo per produzione informativa, fiction e alcune forme di documentario. Pratica più diffusa: preparazione della SCALETTA di ogni intervento. Essa è un testo scritto, ma a uso e consumo dello speaker che lo redige. Deve aver cura di chiarire preliminarmente alcuni elementi essenziali all’articolazione del discorso, in particolare:

  • I tempi
  • I contenuti
  • La forma

La performance dello speaker

Conduzione=momento performativo il cui esito dipende dalle doti e dall’esperienza dello speaker. Il parlato della radio non si improvvisa: speaker ha una linea da seguire e su quella troverà parole, modi di dire, espressioni giuste da usare. Improvvisazione è l’obiettivo finale. Cose che speaker deve assolutamente evitare o tenere a mente:

  • Non deve pensare di avere davanti a sé migliaia di persone in ascolto, ma immaginare di stare di fronte a un amico
  • Non deve recitare un ruolo prestabilito né interpretare un’emozione particolare, rischiando di tirare fuori atteggiamenti stereotipati, ma darsi obiettivo di raggiungere pubblico di riferimento e catturare la sua attenzione.
  • Non deve utilizzare lessico troppo ricercato, ma parlare come quando si parla tra amici
  • Non deve per questo dire banalità e frasi fatte. La radio è un flusso continuo e costante e lo speaker non può permettersi soste nel parlato:
  • Deve costellare il suo parlato di info contestualizzanti, i “FORMATICS”: che ore sono, su che radio siamo, contatti per intervenire…
  • Deve avere a disposizione una serie di formule personali che funzionano in ogni momento della trasmissione.
  • Deve usare le formule personali per sostenere un parlato lungo e ripetitivo e per muoversi con agilità nei momenti più difficili del programma
  • Può utilizzarle anche come elemento di raccordo tra il “qui e ora” della trasmissione e tutto quello che c’è stato prima
  • Deve sviluppare un repertorio di espressioni efficaci x esprimere sinteticamente dei concetti.
  • Deve costruire una costellazione di rimandi intertestuali tra quello che accade in diretta e quello che l’emittente offre su tutte le sue piattaforme Altri consigli e trucchi del mestiere x entrare in sintonia con il pubblico:
  • Rivolgersi ai singoli ascoltatori
  • Sforzarsi di anticipare sempre pensieri e bisogni di chi ascolta
  • Ricercare naturalezza e sicurezza

L’ascolto è precario

Chi parla alla radio è in posizione precaria: alta probabilità di interruzione ascolto da parte del pubblico. Gedda: sopportabilità massima del parlato 15 minuti. Oggi molto meno! Radio è medium leggero, si ascolta ovunque, spesso facendo altre attività: ascoltatore può distrarsi! Altre volte, ascoltatore sceglie di spegnere o cambiare canale in maniera consapevole: non può più ascoltare o perde interesse verso il programma. Comunicazione radiofonica deve essere in grado di colpire ascoltatore in tempi brevi e in modi coinvolgenti.

Le funzioni del parlato

Funzioni del parlato, due tipologie:

PARLATO DI ACCOMPAGNAMENTO

(di riempimento)

PARLATO DI CONTENUTO

(di significato) Ha la funzione di accompagnare ascoltatore con il suo valore di suono più che per il reale messaggio comunicativo. Fa da sottofondo, ha l’obiettivo di riempire gli spazi tra un brano musicale e l’altro. È il parlato delle radio musicali, in particolare per i più giovani (CHR e Urban). Cerca di creare continuità tra musica e parole. Punto di partenza: presentazione della musica. Spesso viene svolta sulle note iniziali e finali della canzone (intro e outro). Speaker cerca massima fusione tra musica e parole, mettendo da parte qualunque contenuto. La musica diventa il codice primario di questo parlato, imponendo il proprio ritmo su quello delle parole. Programmazione musica determina stile delle basi musicali su cui lo speaker si esprime. Questi sottofondi aiutano chi parla a tenere ritmo. Ruolo: comunicare uno specifico messaggio. È tipico di tutti i formati di parola e di formati musicali più adulti (AOR o AC). Due modalità di parlato di contenuto:

  • FACTUAL Prevalente nelle radio All News, News/Talk, Sports, nelle radio di INFORMAZIONE e che si occupano di attualità. Il suo contenuto si basa sui FATTI, è ancorato alla REALTÀ.
  • NON-FACTUAL(FINZIONALE) Il parlato senza una funzione informativa, costruito per l’INTRATTENIMENTO. Il parlato di contenuto prevede la partecipazione in voce di ospiti e intervistati e si arricchisce degli interventi degli ascoltatori. Tra le due modalità, il parlato dei programmi più ascoltati in Italia, che sono “contenitori di intrattenimento giovanilistico e di puro cazzeggio, amplificato dai social”, è quello di riempimento, informale e gergale. LO SPEAKER, TRA ANONIMATO E PERSONALITA’ Speaker e conduttori radiofonici ricoprono ruoli diversi a seconda delle priorità della loro emittente, muovendosi da una conduzione più anonima e impersonale a una incentrata totalmente sulla personalità di chi sta al microfono.
  • In RADIO DI FLUSSO: STILE ASCIUTTO E CONTENUTO. Si propone un’immagine complessiva della radio, non una serie di personaggi tra loro eterogenei. Le voci sono gradevoli e non impongono la loro personalità e identità, rimangono anonime.
  • RADIO PROGRAMMI: un minimo di personalizzazioni in più, i conduttori si fanno portatori del proprio ruolo di addetti ai lavori, esperti o personaggi di spicco. Successo di un programma in particolare a volte può comportare squilibrio.
  • Personaggio radiofonico più eclettico è il COMICO che riesce a portare in radio tutte le dinamiche non visive della comicità da cabaret. Si avvale di una spalla, di uno o più compari, a volte dell’intervento degli ascoltatori. Il suo stile ha radici negli anni ’70.
  • RADIO MUSICALI: conduttore a cui non vengono date indicazioni di formato troppo rigide da rispettare e che opera scelte molto personali sui brani da trasmettere.
  • Molte radio parlate hanno figura dell’HOST: ha la funzione di moderare talk show con intervento dal pubblico.
  • PROFESSIONISTI NON RADIOFONICI ALL’INIZIO. Provengono dalla tv, dal web, dalla stampa, dal cinema, vengono chiamati da editori che tentano di catalizzare attenzione del pubblico sfruttando notorietà e immagine dei personaggi. NOTORIETÀ: sempre più importante per l’emittente sfruttare a proprio vantaggio il rapporto tra identità del conduttore e ruolo che essa ricopre nella sua vita radiofonica. Usando i social, dj e conduttori comunicano con gli ascoltatori e rivelano informazioni personali. I migliori conduttori sono grandi osservatori delle esperienze della vita. Condividono il proprio sì reale, esprimono ciò che li irrita, cosa li eccita, quello che li rattrista. Sanno raccontare storie. AUTENTICITÀ, ORDINARIETÀ ed ESSERE ALLA MANO: strumenti cruciali per contatto diretto con pubblico. FORMATI PER LA PAROLA In Italia radio solo parlate non si sono mai affermate come negli USA. Focus dei formati di parola specializzati su particolari segmenti di pubblico potrebbe avere un certo rilievo nei prossimi anni. ALL NEWS Oggi formato^ in crisi. Era costituito da informazione 24 ore su 24. NEWS & TALK Ibrido che combina insieme una^ copertura informativa molto estesa e il talk show^ con partecipazione del pubblico. La programmazione è segmentata con notiziari lunghi nei drive time, conversazione in mattinata e di sera. Spazi parlati sono nati per rafforzare orari più deboli e occuparsi di temi di interesse

ZOO

ZOO: conduzione a due o tre, comico-ironica, personaggi fissi al telefono di solito di finzione, scherzi telefonici, giochi. Zoo perché stranezze e rumori emessi dai conduttori. Es. Lo zoo di 105 o Il ruggito del coniglio (Radio 2).

TALK SHOW Copre^ argomenti di attualità e dà voce alle opinioni del pubblico^ mettendoli in

contatto telefonico con esperti.

  • CHIAMATE ROMA 3131 fu il primo (1969).
  • PRIMA PAGINA (Radio 3)
  • RADIO ANCH’IO (Radio 1)
  • LA ZANZARA. Si va dalla linea aperta senza vincoli tematici al counselling psicologico x persone che soffrono di solitudine, al programma fatto per interventi su un tema specifico… Chi produce talk show deve avere capacità di selezionare telefonate e ordine in cui mandarle in diretta, ovvero stabilire scaletta contenuti. Importante carisma conduttore, capacità di sostenere opinioni, di essere divertente, originale, di essere sul pezzo. L’host deve essere sincero, amichevole. Nel Talk Show Politico e sportivo, approccio amichevole e comprensivo viene rimosso x una vena più irriverente, in cui chi chiama spesso viene sbeffeggiato o insultato dal conduttore (Es. Cruciani su Radio 24).

RACCONTO ORALE,

TRA FICTION E

DOCUMENTARIO

Pochissime radio oggi investono su questo formato. Uniche emittenti che l’hanno fatto sono Radio 2 e Radio 24.

4. LA RADIO: PRATICHE E PROFESSIONI

IL MANAGEMENT DI UNA RADIO

STATION

MANAGER

Lo station manager ha il compito di assicurare il profitto dell’emittente, di confezionare il prodotto radiofonico secondo un determinato formato, mantenendone integrità e unicità e facendo una programmazione interessante, coinvolgente e di successo. Deve avere autorità e controllare ogni processo decisionale e ogni scelta. Deve saper delegare a figure di supporto per trarre il meglio da ogni professionalità coinvolta nella radio. Lo station manager deve avere competenze in ameno due ambiti, tra cui quello artistico e quello commerciale. Non esiste formazione professionale specifica. Organizzazione del lavoro Lo station manager deve definire un metodo per determinare organizzazione del lavoro, scegliere le professionalità e le tecnologie di cui servirsi. È responsabile della linea editoriale in genere. (…) Rapporto con pubblico e proprietà Deve occuparsi di tenere sotto controllo gli ascolti e di conoscere il suo pubblico attraverso strumenti di ricerca. La radio si rinnova continuamente in base al pubblico. La radio può anticipare, proporre novità, lanciare il tema, senza correre troppo. Rapporto con proprietà, con gruppo editoriale o ente privato o pubblico che funge da editore: oggi in Italia sovrapposizione tra figure managerialie quelle legate alla proprietà delle singole emittenti.

DIRETTORE

DEI

PROGRAMMI

Alle volte è lo stesso station manager. Il direttore di programmi è un radiofilo, uno che vive la radio ed è nel settore da diverso tempo, avendo ricoperto diversi ruoli. Insieme allo station manager stabilisce e mette in opera il formato della radio, sue strategie di programmazione e pianificazione del palinsesto.

Deve concentrarsi sui propri prodotti, non su quelli della concorrenza. È il “numero 2” della radio, ma a lui spetta compito di supervisionare tutto ciò che va in onda. È affiancato spesso da un responsabile x la musica e un direttore delle news. Più grande responsabilità: manutenzione prodotto. Suono emittente ha bisogno di continue rifiniture. Si occupa di mansioni quotidiane: è lui a disegnare clock orario, a decidere quanta musica va in onda ogni ora, posizionamento news, rubriche e pubblicità. Elabora palinsesto settimanale, sceglie se adottare programmazione speciale nel weekend, stabilisce numero speaker… Alcuni direttori non rinunciano alla diretta (es. Linus). DIETRO LA SCRIVANIA: CREATIVITÀ, MARKETING E TECNOLOGIA Spesso professionisti in grado di gestire contemporaneamente competenze tecniche, artistiche e redazionali. Sono personalità autosufficienti in grado di relazionarsi con digitalizzazione lavoro radiofonico. RESPONSABILE DELLA MUSICA PROGRAMMATORE MUSICALE È la figura che costruisce l’identità musicale vera e propria scegliendo canzoni da mettere in playlist, rotazione e controllando comportamento concorrenza. In alcune emittenti ha ruolo solo amministrativo, di gestione library, e può curare rapporti con addetti ai lavori del settore discografico e distribuzione musicale. Si occupa dei brani. Utilizza classifiche e airplay, studia mercato, usa music test x valutare gradimento brani nuovi. Sotto di lui sta il programmatore musicale: ha doti creative e competenze tecniche (conosce software tipo Selector). Egli inserisce dati relativi a brani che la radio è interessata a introdurre in playlist. Elabora scaletta settimanale. RESPONSABILE DEL MARKETING Obiettivo marketing radio: ampliamento bacino di utenza attraverso tutte le piattaforme a disposizione del mezzo. Marketing tradizionalmente consisteva nel fare campagne ed eventi che promuovessero marchio della radio. Con avvento tv musicali, radio ha fatto conti con concorrenza video e si è cimentata quindi co essi. Oggi emittenti cercano di rafforzare proprio brand. Marchio radiofonico che funziona è portatore di una comunicazione radio efficace e ben ricevibile, con segnale pulito e di facile sintonia. È disponibile in digitale, su internet, via satellite, sulle tv, su un App, è localizzata nel territorio con eventi, concerti, manifestazioni, tour degli speaker… è presente anche su social. (…) REDATTORE/PRODUCER Producer è ciascun autore, giornalista, assistente, operatore, regista o tecnico del suono che cerchi di cogliere la realtà e di darne una versione radiofonica, occupandosi del prodotto dall’idea alla messa in onda. Producer soprattutto è ciascun redattore che cerca contenuti per una trasmissione o notiziario, contatta ospiti, si occupa di scaletta, sigle… (…) SOCIAL MEDIA MANAGER Bisogno di esprimere con coerenza identità del marchio anche sui social. Si deve trasformare comunicazione uno-a-molti in comunicazione uno-a-uno e molti-a-molti. Competenze necessarie cambiate nel tempo. Oggi si è capito che comunicazione dei social è interazione continua con ascoltatori/utenti. Approccio professionale: conoscenze umanistiche, musicali, pedagogiche. RESPONSABILE COMMERCIALE Ogni radio ha un direttore commerciale che gestisce direttamente l’insieme di clienti e investitori di riferimento dell’emittente, stabilisce listini e tariffe di vendita degli slot, coordina promozioni e realizza materiale pubblicitario. Responsabile delle vendite sviluppa le strategie commerciali della radio, adattandole alle diverse piattaforme. Concessionaria pubblicitaria: veicolo di promozione e vendita degli slot. Attraverso sua mediazione si sviluppano soluzioni personalizzate per ogni cliente. RESPONSABILE TECNICO A capo solitamente della struttura tecnica c’è un ingegnere. Si occupa dell’allestimento dell’operatività delle trasmissioni dell’emittente, nel rispetto

Trasmissioni digitali terrestri (via etere): sfruttano le frequenze di diffusione dello spettro elettromagnetico, ma trasportano suoni precedentemente convertiti in segnale binario. L’informazione veicolata è maggiore (più canali) e di migliore qualità. Gli standard di codifica del segnale scelti dall’Italia sono il DAB+ (Digital Audio Broadcasting plus) e il DMB (Digital Multimedia Broadcasting per diffusione su apparati mobili). Una volta propagatesi nell’etere, le onde radio vengono captate dalle antenne di tutti i ricevitori, transistor, autoradio e apparecchi. I segnali radio trasmessi in streaming sono ricevibili attraverso computer, smartphone… BROADCASTING VIA ETERE: DALL’ANALOGICO AL DIGITALE La trasmissione analogica è nel 2017 in Italia ancora lo standard prevalente di broadcasting. Alcuni sostengono non sia pensabile uno switch-off delle frequenze radio analogiche. Radio è ancora unico strumento x informare pubblico in caso di disastri naturali o causati dall’uomo. L’FM è un mezzo straordinario perché funziona benissimo. È più stabile del mondo digitale. Il lento avvio del digitale terrestre radiofonico è dovuto a diverse motivazioni su cui hanno pesato la scarsità di frequenza e la mancanza di una comunanza di intenti da part delle componenti del settore. (…) Per far funzionare una radio è necessario detenere una concessione per la radiodiffusione sonora che determina il carattere dell’emittente (commerciale o comunitario) e i limiti di irradiazione del segnale. Legge Mammì:

  • Radio comunitaria: assenza dello scopo di lucro, trasmette programmi originali autoprodotti per almeno il 30% dell’orario di trasmissione tra le 7 e le 21.
  • Emittente privata nazionale: obbligo di trasmissione quotidiana di giornali radio
  • Radio commerciali locali: 20% almeno della programmazione settimanale all’informazione (50% di cui deve essere locale).
  • RAI: concessionaria del servizio pubblico generale radiotelevisivo. Spot non + di 4% dell’orario settimanale e il 12% di ogni ora. Provvedimento di concessione a favore di un soggetto e rinnovabile, previa verifica del possesso dei requisiti necessari all’esercizio. Principali norme che disciplinano esercizio dell’emittenza radiofonica privata: (…). (…). Cosa cambierà con l’affermazione del broadcasting digitale Scarsità frequenze e ingenti costi di star-up sono fattori che hanno inibito possibilità di sperimentare. Il digitale e internet rappresentano una valida alternativa. Cosa cambierà con introduzione del digitale?
  • Diminuirà costo di accesso al mercato e costi annui di gestione e manutenzione impianti.
  • Consumo di energia elettrica diminuirà
  • Con il DAB+ è necessario un investimento iniziale più caro, ma da dividere con altri soggetti (consorzio di almeno 12).
  • Mercato delle frequenze oggi con FM (compravendita - vedi Mediaset e Suraci).
  • Soggetti che finora hanno dominato il mercato tenderanno ancora a difendere la propria posizione dominante e a puntare molto sull’FM. Il DAB+ in teoria comporterà la fine di quel vantaggio competitivo. Broadcasting satellitare Trasmissione via satellite ancora utilizzata dalle emittenti radiofoniche nazionali e interregionali x diffondere segnale ai ripetitori in modulazione di frequenza. Sono nati canali accessibili attraverso antenna parabolica collegata al decoder. INTERNET: LINEARE E NON LINEARE Il webcasting Rete: non solo un sistema di trasmissione alternativo, ma uno strumento che allarga i confini di ciò che può essere definito “radio”, portando vantaggi a chi vuole fare radio: abbattimento dei costi, deistituzionalizzazione della comunicazione rispetto all’emittenza tradizionale, regolamentazione più snella e meno vincolante, potenziale accesso a un pubblico globale, facilità produttiva e di operatività. Per dare vita a web radio, è importante capire quanta larghezza di banda occorre e aprire un server dedicato che supporti la radio. Alternativa: affidarsi a un servizio di hosting. Newradio, italiana famosa per aver lanciato MBStudio, un software di automazione radiofonico alternativo a Selector, è una società che fornisce questi servizi nel mondo. Royalties musicali: soluzioni diverse nel tempo. Inizialmente non si è pensato ai diritti d’autore. Negli Usa la questione è stata regolamentata nel 1998. In Italia,? (questioni legali.

Farsi ascoltare Oggi in Italia migliaia di radio trasmettono via internet. Offerta molto grande, esistono diversi tipi di radio sul web. Problema principale web radio pure o native è quello di farsi ascoltare e farsi conoscere. La soluzione che si è delineata nel tempo passa attraverso numerose possibilità di aggregazione dell’auto on demand: le piattaforme di diffusione sono gli store musicali online e soprattutto i servizi di streaming online. Esistono anche aggregatori che racchiudono database di emittenti tra cui scegliere (es. TuneIn, un’App in cui si possono raggiungere centinaia di migliaia di radio e podcast). Le webradio attraverso le App e i player dedicati nei siti arrivano più velocemente a chi le sta cercando. Si sono poi diffuse le smart speaker come Echo di Amazon, casse intelligenti che si usano con comandi verbali. Una web radio dev’essere specifica e tematica e farsi trovare da un pubblico selettivo. Bisogna sfruttare elementi fortemente identitari come i gusti musicali più specializzati, le lingue e le culture più disparate, i legami e le appartenenze di qualsiasi natura- Il podcasting Il podcasting ha rappresentato un passo avanti nella trasformazione degli ascoltatori in produttori di contenuti audio da far ascoltare on demand. Il podcasting è stato implementato dagli editori tradizionali non solo radiofonici che ne hanno fatto una forma di fidelizzazione dell’utente, che stimola consumo differito e ripetuto di frammenti di particolare pregio della produzione o programmazione Parallelamente, nell’era delle radio pirata e delle radio libere, una variegata comunità di produttori e ascoltatori ha sviluppato usi e linguaggi di questa tecnologia. Il podcasting è una realtà che, partita in veste amatoriale, come versione audio dei blog, in tempi recenti ha assunto popolarità. Le radio italiane, volenti o nolenti, si sono attrezzate nel tempo x rendere disponibili i podcast dei loro programmi di punta, parlati o musicali, o di momenti salienti della programmazione. La BBC investe sulla recente vitalità del fenomeno podcast e pensa di trasformare la radio attivando linee produttive parallele e non subordinate alla programmazione broadcasting, secondo il modello suggerito da Netflix. PROSPETTIVE DI CONCORRENZA E INTEGRAZIONE Internet è la tecnologia che offre sviluppi variegati a tutti i soggetti interessati al mondo dell’audio. Ma non si deve sottovalutare anche peso che avrà diffusione del DAB+. Prossimo futuro tecnologico ed economico radio sarà deciso dall’interazione di 4 principali variabili che hanno a che fare con usi dei mezzi, strategie di contenuto e politiche commerciali:

  • Le modalità di consumo della musica da parte dei pubblici contemporanei, in casa e in mobilità.
  • Il rapporto del pubblico con le forme narrative seriali
  • Il contatto e l’interazione affettiva tra brand radiofonici e comunità di ascoltatori
  • La capacità di monetizzare le varie espressioni dell’audio digitale. Spazi digitali non vanno usati solo per distribuire contenuto che va in radio. App sviluppate dalle radio con servizi a valore aggiunto per chi ascolta, schermi televisivi occupati da studi radiofonici, dj di fama internazionale che curano la programmazione di canali radiofonici sulle piattaforme di streaming audio, podcast di successo planetario che trainano un intero settore e aprono nuovi mercati: queste sono solo alcune ripercussioni di questa transizione al digitale. La visione della radio Visione della radio in tv è una delle diverse porte di accesso dei potenziali utenti ad un’emittente che per farsi conoscere deve essere multimediale. Le radio si fanno vedere in tv all’interno di talent show e di prodotti di grande impatto x target giovane: es. collaborazioni tra Amici di Maria de Filippi e RTL 102.5 prima, ora Radio 105, oppure partnership tra RTL 102.5 e X Factor Italia. Sono strategie di visibilità degli speaker, del brand e delle canzoni trasmesse. Con l’avvento del digitale terrestre, in Italia c’è stato trend significativo verso la nuova tecnologia di distribuzione televisiva (attratti da costi più abbordabili). Sono nati canali di videoclip con la musica che caratterizza l’emittente (Virgin tv, Radio Capital TV…), o casi di “radiovisione” come RTL 102.5. Radiovisione RTL 102.5. Parte nel 200 con satellite e lancio di 102.5 Hit Channel: ibrido tra tv musicale con videoclip e esperimento di visualizzazione grafica sulla voce dell’emittente radio. 2007 svolta: nasce la radiovisione, progetto che porta in tv il farsi della radio, 24 ore su 24. Sia satellite che digitale terrestre. Linguaggio muta, ma non troppo. Chi lavora a RTL confessa che la radiovisione, oltre a decretare successo di RTL 102.5, ha cambiato solo pochi dettagli nella pratica quotidiana. La radiovisione sembra non aver stravolto i normali ritmi di una radio, sebbene alcuni speaker tendano a guardare in camera e a interagire con lo spettatore attraverso gesti e mimica. Radio Italia TV: più grande concorrente di RTL 102.5 sul digitale terrestre. Propone contenuti video di grandi eventi live promossi dalla radio.