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Riassunto del libro indicato dalla professoressa. Necessario per il superamento dell'esame per i non frequentanti.
Tipologia: Sintesi del corso
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Geografia economica. Mercati, imprese, ambiente e le sfide del mondo contemporaneo. Capitolo 1 Come siamo arrivati a oggi? Traiettorie dell'economia mondiale fino al XXI secolo Fra la geografia e ogni tipo di attività umana esiste una relazione necessaria e ineliminabile, poiché chi compie qualsiasi tipo di azione (economica, ecc) ha bisogno di appropriarsi delle risorse nell'ecosistema. In questa relazione costitutiva possiamo dire che c'è una duale necessità:
5 MILIARDI: l’aggregazione di materiale cosmico portò alla formazione del pianeta terra, che per 4 miliardi di anni non ha ospitato ecosistemi, limitandosi a presentare un paesaggio lunare. Nonostante presentasse, nell'aspetto fisiologico, somiglianze con la luna, la Terra si è sempre differenziata dal satellite, in quanto il nostro pianeta ospitava il mare e quindi la vita. 1 MILIARDO: primi ecosistemi, nati grazie alla presenza dei cianobatteri, organismi unicellulari, che, producendo l’ossigeno, sono riusciti a creare lo strato protettivo dell’ozono capace di bloccare le radiazioni solari ultraviolette, rendendo così’ il pianeta compatibile con la vita. ’uscita dalle acque è stata possibile grazie al lavoro di “macchina termica” della Terra, all’alternarsi di periodi glaciali e interglaciali, che alzavano ed abbassavano le superfici marine. 60 MILIONI: a seguito di una grande glaciazione, i grandi rettili si estinsero lasciando spazio ai mammiferi, ai primati. 100 MILA: I primati diventano homo sapiens sapiens. L’homo sapiens sapiens ha affrontato in circa 100'000 anni 4 picchi glaciali: le Glaciazioni Wurmiane. 18MILA: è avvenuto l’ultimo picco glaciale, In Europa sono costretti a rifugiarsi lungo le coste del mediterraneo. 15 MILA: I sapiens sapiens arrivano in tutto il mondo dopo il guado dello Stretto di Bering, i cacciatori-raccoglitori austro-siberiani arrivano nel continente americano. Avviene la combinazione tra attività umane e condizioni climatiche. 12 MILA: il disgelo inizia a modificare gli ecosistemi, il mondo che conosciamo è figlio di quest’ultima glaciazione. Inizia il processo che porterà alla TRANSIZIONE ALL’AGRICOLTURA, nuova strategia dello sfruttamento delle risorse, stanzialità e produzione alimentare. Questa strategia, utilizzata per reperire le risorse per la sopravvivenza, è basata sull'applicazione del lavoro alla produzione alimentare pianificata, e pone le basi per la multiplazione della biomassa e per lo sviluppo dei processi economici, politici e sociali. La stanzialità ha generato l'agricoltura, che nel corso degli anni si è evoluta sempre di più, acquisendo nuove tecniche e tecnologie. Soltanto grazie alla pratica irrigua, l'agricoltura si perfezionerà, i villaggi diventeranno città e le relazioni di potere si completeranno, assisteremo alla nascita di grandi canalizzazioni a favore di lunghi campi lavorati in modo standardizzato con aratri trainati da buoi e la creazione di un vasto sistema satellite di insediamenti coloniali a distanza. Per la prima volta nella storia, questo accadde nella città di Uruk (600 b.p.), dove è avvenuta sia un'evidente stratificazione sociale, sia lo sviluppo di procedure amministrative di statalizzazione, come ad esempio la scrittura. Da ciò si evince che non appena l’uomo ha preso possesso del pianeta Terra, l’ambiente da squisitamente naturale è divenuto antropico e l’inalienabilità del rapporto uomo-ambiente. Ogni collettività sceglie il modo in cui applicare il lavoro alle risorse per produrre le condizioni della propria sopravvivenza e lo farà scegliendo le combinazioni che risultano essere più economiche ed efficaci nelle condizioni date.
Nonostante il miglioramento delle pratiche, la ricerca itinerante di cibo portava strutturalmente ad un equilibrio ecologico a bassa produttività e bassa densità di popolazione
- Prima stanzialità che genera agricoltura. Intorno a 10.000 anni fa nella mezzaluna fertile nasce un modello che sarà la base delle pratiche economico sociali dell'uomo fino ad oggi: produzione alimentare attraverso il lavoro agricolo, residenza stabile, unità economico politica del villaggio e riconoscimento identitario. Nasce quindi un'economia stazionaria basata sull'agricoltura che è in grado di mantenere in vita molti più uomini, anche se inizialmente le condizioni fisiche delle persone (PIÙ GRACILI) sembrano peggiori perché mangiano solo vegetali (cacciatori invece si nutrivano di proteine). Ma comunque inizia un aumento della crescita demografica della popolazione e la diffusione dell'attività agricola stessa. - Convivenza tra caccia e agricoltura pluviale. All'inizio c'era una convivenza delle due strategie, anche dovuta al fatto che l'agricoltura fosse pluviale e quindi dipendente dalle precipitazioni atmosferiche, quindi l'agricoltura era in balia del clima, fortemente minacciata da periodi di siccità, per questo serviva ancora la caccia. La prima forma di agricoltura irrigua documentata si ha 6.000 anni fa, ad Uruk nella mesopotamia. - Pratica irrigua, città commercio e mercato Uruk è nota per essere la prima città fortificata con una popolazione complessa e statalizzata. Ci troviamo nel 4000 avanti cristo e la città aveva creato un vasto sistema satellite di insediamenti coloniali a distanza. L'agricoltura irrigua ad Uruk si sviluppa con grandi canalizzazioni a favore di campi lunghi un centinaio di metri che dovevano essere lavorati solo da grandi aratri trainati da più coppie di buoi. Nell'arco di mille anni l'agricoltura irrigua si sviluppa talmente tanto da creare una situazione in cui si aveva una grande quantità di surplus e quindi molto capitale sociale fisso.Si crea una rete urbana e si produce una forte stratificazione sociale. La popolazione aumenta ed è in questo contesto che si iniziano a creare le prime procedure amministrative e di statalizzazione, le quali comprendono le prime forme di scrittura. La documentazione scritta ci dice che le attività di redistribuzione erano gestite da un’agenzia religiosa: Il Tempio. Ma, dopo il 5'000 i sali minerali rilasciati dall’evaporazione sul terreno fanno calare le rese agricole, tanto da non riuscire più a sostenere la popolazione. L’esperienza di Uruk fallisce ma rimane molto importante e darà vita a sistemi di città stato in Mesopotamia. - Nascita del commercio Osserviamo come le grandi città-stato e comunque tutte le organizzazioni statali si vanno a formare sui grandi bacini idrografici. Infatti solo con grandi quantità di acqua si possono produrre grandi eccedenze agricole. é proprio nelle interfluvio mesopotamico, dove le città nascono a causa del bacino fluviale, che inizia a svilupparsi il commercio, ovvero la procedura attraverso la quale un ecosistema si approvvigiona di risorse scarse o assenti scambiando allo stesso tempo quelle in eccesso. Ad esempio la Mesopotamia riusciva a produrre molto surplus agricolo
e doveva quindi comprare le risorse per costruire le città – pietre, legno – dai Chiefdom a Est, alle pendici dei monti Zagros. Inoltre, il commercio è pubblico, lo amministra come per la produzione e la redistribuzione il tempio e lo appalta a privati che devono conferire carovane di asini con cui attuare gli scambi. é ovvio che il commercio sia nato molto prima, almeno già con i cacciatori e le bande, ma è ovvio che l'incremento dell'attività della vendita di risorse si ha nei villaggi e nelle comunità stanziate e strutturate a livello agricolo. Gli scambi inizieranno a svilupparsi a pari passo con la crescita della produzione e questo farà si che il commercio diventi una componente essenziale dell'economia negli stati originari. Il mercato inteso come complesso di transazioni effettuate tra chi compra e vende inizia a svilupparsi nel 6'000 insieme allo sviluppo dei traffici. E quindi una parte di economia organizzata secondo il principio di redistribuzione inizia a strutturarsi secondo una forma di mercato. Sarà lo sviluppo di pratiche e ruoli commerciali a stimolare i processi di istituzionalizzazione e a orientare la stratificazione sociale che sussegue alla crescita demografica e produttiva. Comunque, l'agricoltura e il suo controllo rimane la fonte esclusiva di ricchezza e del potere. Non sappiamo con certezza quando la pratica commerciale inizia ad emanciparsi dal controllo del tempio e dello stato, ma sappiamo che al crescere della popolazione e della complessità sociale il mercato inizia a diventare un'attività elitaria e monopolistica esercitata da un numero limitato di grandi mercanti alle dipendenze dirette del potere politico. Ovviamente, in questa situazione chi possedeva una terra conferiva sicuramente ricchezza e potere politico. Il processo di verticalizzazione iniziato dal Chiefdom porterà al controllo monopolistico della terra da parte dello Stato e quindi all’appropriazione del surplus. Ricchezza e potere si accumulano attorno ai medesimi individui: la carta geopolitica e geoeconomica del mondo sono coincidenti. Le coltivazioni si estendono – da Mesopotamia e Huang Ho – verso Sud Est Asiatico, Medio Oriente, Africa Mediterranea e Subsahariana, Europa, India. In America l’agricoltura si sviluppa autonomamente (centro, sud e nord) ma con 5000 anni di ritardo (5500-4500). Comunque, tanto è potente questa espansione che secondo lo studioso Renfrew è responsabile della diffusione geografica del ceppo indoeuropeo: un ceppo linguistico presente dall'europa fino all'Asia. Questa antropizzazione del mondo sarebbe dovuta alla diffusione delle pratiche agricole. Parliamo di una geografia molto plurale, diversità di climi, ecosistemi e anche produttività. In questa pluralità le condizioni dei ricchi potevano cambiare da luogo ad altro, ma le condizioni di chi viveva in una zona agricola erano sostanzialmente simili. La responsabilità è di una trappola dell’equilibrio, ovvero la trappola Malthusiana: chi gode di maggior surplus in virtù di un vantaggio biologico e/o tecnico di produttività e dovrebbe quindi godere di condizioni materiali minori, in realtà muore di meno e ha un’aspettativa di vita più ampia e quindi cresce anche di numero. Per questo la quantità di alimenti pro capite viene spinta in basso e si colloca a livello di quella delle aree con minore produttività e minore popolazione. Quindi, a livello orizzontale (geografia dell’agricoltura), il mondo , nonostante le differenze di produttività e popolazione, rimane privo di particolari differenze. Questo rimarrebbe uguale se non intervenisse il commercio a modificarne la geografia.
adattarsi e sfruttare risorse in evoluzione. Ad esempio, il passaggio dall'agricoltura pluviale a quella irrigua rappresenta un adattamento a nuove opportunità, e l'uso di metalli come rame, bronzo e ferro segna ulteriori progressi. Queste innovazioni, come la domesticazione del cavallo, il carro a ruote, la scrittura e la navigazione a vela, incrementano l'efficienza nella mobilità di persone, merci e informazioni, ampliando le reti commerciali e agevolando la nascita degli Stati. La geografia economica si intreccia con la geografia del potere: i mercati si strutturano secondo i confini degli imperi, che stabiliscono condizioni favorevoli per il commercio. I mercanti prosperano nelle epoche imperiali, come quelle delle dinastie cinesi, i persiani, i greci, i romani e le grandi nazioni mercantili indiane, in cui l'amministrazione e le vie di comunicazione, come le Vie della Seta, garantiscono stabilità e accesso a mercati lontani, fino a Roma. Inoltre, le stime dei paleodemografi offrono un quadro della popolazione mondiale, evidenziando il diverso potenziale della strategia agricola rispetto a quella di caccia e raccolta. La capacità di un ecosistema di sostenere cacciatori-raccoglitori varia in base al clima, alle precipitazioni e alle biomasse. Negli ecosistemi più favorevoli, come la savana sub-tropicale, un individuo poteva sopravvivere con le risorse di poco più di due chilometri quadrati, mentre in ecosistemi poveri la densità non superava un individuo ogni cento km². Pertanto, la distribuzione della popolazione era irregolare e rarefatta, con stime che collocano la popolazione umana tra 2 e 6 milioni di individui nei 2.000 anni che precedono la transizione all'agricoltura, corrispondente a una densità media di circa 0,03 individui per km², equivalente a un essere umano ogni cinquemila campi di calcio. Durante gli ultimi centomila anni, caratterizzati da quattro picchi glaciali würmiani, la popolazione dei sapiens sapiens ha subito notevoli oscillazioni. Queste oscillazioni si riflettono nella Tabella 1.1, che riporta le stime sulla popolazione mondiale tra il 10.000 e l'8.000 a.C., in un periodo di clima caldo e nella fase di transizione agricola. La Tabella 1.2 analizza come la produttività agricola influenzi la distribuzione della popolazione. Nell'anno 1 dell'era cristiana, tre quarti della popolazione mondiale risiedevano in Asia, che occupava solo un terzo delle terre emerse, indicando l'ambiente altamente favorevole di questa regione per l'agricoltura. Le culle primigenie dell'agricoltura, come la Mezzaluna fertile e la valle dello Huang Ho, si collocano agli estremi dell'Asia, che ospitava civiltà antiche e densamente popolate come l'India e la Cina. Nel 1 d.C., l'Eurasia accoglieva il 90% della popolazione mondiale, con una densità di 3,2 abitanti per km² in Europa e quasi 4 in Asia, mentre Oceania e Nord America presentavano una densità notevolmente più bassa a causa della predominanza della caccia e raccolta. La dinamica demografica del primo millennio dell'era cristiana mostra un periodo di debole crescita, con alcuni autori che sostengono che non ci sia praticamente crescita demografica. Anche le stime più generose indicano un rallentamento rispetto al millennio precedente. La crescita demografica riprende in modo vigoroso nei 500 anni successivi, con la popolazione mondiale che raddoppia. Tuttavia, gli andamenti demografici mostrano una complessità, con un aumento nei primi due secoli dopo Cristo, seguito da un significativo calo durante i secoli centrali, culminato in una grave flessione demografica associata a un periodo di oscillazione climatica fredda, che influisce negativamente sulla produttività biologica, sull'agricoltura e sul commercio, causando il collasso delle maggiori organizzazioni statali, tra cui l'Impero romano.
La ripresa demografica ed economica avviene grazie a un miglioramento della produttività agricola legata all’optimum climatico medievale, che si verifica dagli ultimi secoli del millennio fino al 1300. Questo periodo è caratterizzato da una ristrutturazione delle organizzazioni politiche, che ripristinano il controllo tributario e creano le condizioni favorevoli alla ripresa dei mercati. L'agricoltura si espande nelle regioni settentrionali di Europa e Asia, mentre i mari diventano vie di intenso traffico commerciale. Le condizioni climatiche favorevoli non solo stimolano il commercio nel Mediterraneo, nell'Oceano Indiano e nelle acque indocinesi, ma permettono anche la navigazione nell'Atlantico settentrionale. I vichinghi colonizzarono le isole del Nord Europa e la Groenlandia, che ospiterà colonie dal IX al XV secolo, fino all’arrivo di un clima freddo che renderà la terra inospitale. Nei secoli a cavallo del millennio, si forma un sistema mercantile che connette le regioni del mondo conosciuto, costituito da otto aree di mercato distinte ma interconnesse. Sebbene le tecnologie non consentano a un intermediario di gestire l'intero sistema, i vari circuiti commerciali permettono un efficiente movimentazione delle merci su lunghe distanze. Le vie terrestri della seta, ad esempio, tornano a essere sicure, terminando nella colonia genovese di Caffa, dove le merci vengono trasferite al porto di Genova per raggiungere i mercati europei. Nella prima metà del secondo millennio, la strategia agricola di sfruttamento delle risorse e l’integrazione tra produzione e commercio trasformano il mondo. Delle 76 culture esistenti al momento della scoperta dell'America, solo 13 praticano forme evolute di agricoltura, ma queste culture rappresentano il 98,4% della popolazione mondiale. La Prima Globalizzazione La Prima Globalizzazione è caratterizzata dalla creazione di un mercato geografico che collega tutte le principali aree del mondo conosciuto, in cui alcune imprese operano simultaneamente in ciascuna di esse. Questo processo è reso possibile dalle compagnie commerciali, che gestiscono produzione e traffico attraverso tecnologie avanzate, contabilità rigorosa, e sistemi di noleggio e assicurazione. Contrariamente a quanto si pensava, i circuiti commerciali orientali, con mercati dinamici e una notevole produttività, superavano quelli europei in termini di volume d'affari. L'Europa, soprattutto nel periodo iniziale, si presentava come un'importatrice marginale e tecnologicamente arretrata, dipendente dalle innovazioni di altri continenti, come la bussola e il sistema di numerazione arabo. Tuttavia, nell'arco di pochi secoli, l'Europa occidentale inizia a crescere rapidamente, culminando nella sua dominazione globale. Il commercio marittimo europeo inizia a decollare con la costruzione di navi a tre alberi, portando alla scoperta dell'America e all'apertura di rotte commerciali per l'Asia. Adam Smith, nel 1776, osserva le conseguenze drammatiche di questo processo: mentre l'unione delle parti più lontane del mondo ha portato vantaggi commerciali, gli indigeni delle Americhe hanno subito gravi conseguenze a causa delle ingiustizie perpetrate dagli europei.
Nel lungo periodo, si prevedeva che i mercanti avrebbero sostituito i nobili al potere. In Asia, al contrario, i possessori di terra controllavano i mercanti cooptando a corte o requisendo le loro attività. In Europa occidentale, i mercanti riuscirono a dar vita a nuove entità politiche, come i comuni italiani, la Repubblica di Venezia e le Province Unite olandesi, o a imporre un regime di collaborazione alle monarchie assolute di Spagna, Francia e Inghilterra. Questo fenomeno rappresenta l'eccezionalismo europeo, che ha suscitato varie interpretazioni, economiche, politiche e culturali. In Asia, i grandi imperi come quello Ming in Cina, i Moghul in India e l'Impero ottomano avevano una base tributaria così vasta da impedire la competizione da parte dei mercanti. In Europa, la frammentazione politica emersa nel V secolo ha ridotto il potere dei nobili, con 500 organismi statali autonomi presenti nel 1500, ognuno con una limitata base tributaria. Questo ha reso la posizione dei mercanti più forte. La frammentazione ha costretto i sovrani a collaborare con i mercanti per finanziare le guerre e mantenere il potere. Ogni re, anche solo per difendersi, aveva bisogno dei mercanti per coprire le spese militari. La crescente forza contrattuale dei mercanti ha portato a un sistema giuridico che proteggeva le libertà individuali e la proprietà privata, facilitando lo sviluppo dei mercati e indebolendo il potere dei nobili. Questo contesto ha favorito la sperimentazione, la ricerca e la conoscenza, tutte componenti impossibili per chi giustificava il potere come divino. In Europa, il processo di formazione dello Stato è stato caratterizzato da un'iniziativa congiunta tra possessori di terra e mercanti, portando alla creazione di mercati sempre più ricchi e potenti. I mercanti, a lungo andare, sono diventati i veri titolari del potere politico, sostituendo i nobili. Infine, la base tributaria ridotta delle dinastie regnanti deriva dalla disintegrazione dell'impero romano. Il clima europeo, moderato e influenzato dalla corrente del Golfo, ha dato origine a un sistema inter-statale composto da piccoli Stati, in netto contrasto con i grandi imperi asiatici, che si fondavano sul controllo delle risorse idriche in aree soggette a monsoni. La transizione del potere dai nobili ai mercanti, spesso definita avvento del capitalismo mercantile, ha dunque radici ecologiche e storiche significative. Fino al XVIII secolo, le differenze di ricchezza tra Europa occidentale e Asia sono state oggetto di dibattito, ma si concorda che il miglioramento del tenore di vita è stato complessivamente lento e limitato. Secondo le stime di Maddison, dal 1500 al 1820 il reddito pro capite è aumentato solo del 20%, mentre il prodotto lordo mondiale è quasi triplicato, evidenziando una crescita demografica marcata e una crescente pressione sulle risorse naturali, come cibo, combustibili, fibre tessili e materiali da costruzione. Questa pressione ha reso sempre più insostenibile l’uso del capitale naturale, portando a una scarsità relativa di risorse, in particolare in Asia, dove una popolazione elevata è diventata un punto di debolezza. Cina e India, specializzate in produzioni intensive di terra e lavoro, hanno affrontato difficoltà maggiori rispetto all’Europa, che ha invece privilegiato una produzione più capital-intensive. Inoltre, l’Europa ha cercato di mitigare la pressione interna tramite l’emigrazione verso il Nuovo Mondo e il trasferimento di alcune produzioni. In questo contesto, il sistema interstatale europeo ha iniziato a sviluppare un modello economico e politico competitivo, con la Gran Bretagna che emerge come il membro più forte. La Gran
Bretagna ha saputo capitalizzare le difficoltà climatiche del XVIII secolo, in particolare il deterioramento climatico noto come "piccola era glaciale", che ha colpito l'economia agricola europea. Sebbene la Gran Bretagna fosse inizialmente colpita, il suo passaggio a un’economia più orientata al commercio marittimo ha consentito di trasformare le sfide in opportunità, mentre la Cina, con un sistema di accumulazione regionale meno flessibile, ha sofferto maggiormente a causa delle nuove condizioni di scarsità. L'industria La Rivoluzione Industriale segna un momento di discontinuità nella storia economica e sociale, rappresentando il punto di arrivo di un processo secolare. Essa si sviluppa a partire da una particolare versione dell’economia di mercato capitalistica, che ha un rapporto organico con lo Stato, e che si afferma a scapito delle forme di mercato arabo, cinese e indiano. La Gran Bretagna, nella seconda metà del Settecento, innesca una nuova strategia di sfruttamento delle risorse, passando da un’economia agricola a una produzione industriale su larga scala. Questa trasformazione avviene grazie a importanti innovazioni tecnologiche, come la macchina a vapore e le macchine tessili meccaniche, che aumentano la produttività del lavoro e del capitale. La produzione industriale diventa rapidamente l’attività umana più redditizia, attrattiva per gli investimenti, e favorisce un rapido cambiamento dell’organizzazione economica e sociale di intere regioni. Questo porta alla despecializzazione delle aree agricole e commerciali, con una rispecializzazione nella manifattura. L’espansione dell’industria, così, si estende rapidamente geograficamente, interessando anche altre economie con le basi necessarie per lo sviluppo industriale. Il cambiamento è sistemico e coinvolge sei principali aspetti:
Tuttavia, la crescita di questo periodo non è sostenibile nel lungo termine. Se da un lato la nuova strategia industriale mostra efficienza, con un passaggio a tecnologie capital-intensive e all'uso di materiali riproducibili come la plastica, dall'altro si manifestano situazioni di congestione nelle grandi aree urbane, portando a un incremento dell'inquinamento e a preoccupazioni per la sostenibilità. Già nel 1968, Paul Ehrlich parlava di una "bomba demografica", mentre un rapporto del Club di Roma del 1972 metteva in discussione la sostenibilità del modello industriale e prevedeva l'esaurimento delle risorse non rinnovabili, come i combustibili fossili. La fine della Golden Age è segnata dagli shock petroliferi del 1973 e del 1979, causati dalla guerra del Kippur e dalla volontà dell'OPEC di ripristinare un equilibrio favorevole nei confronti delle compagnie petrolifere occidentali. Questi eventi innescano una crisi economica di tipo stagflativo, caratterizzata da stagnazione e inflazione, aggravata da una già esistente contrazione dei profitti dovuta a rigidità del modello fordista e all'aumento dei costi del lavoro, che diventa un costo fisso. Le difficoltà nel mantenere l'equilibrio economico e sociale si traducono nella necessità di adottare una globalizzazione come soluzione, segnando la transizione dall'era industriale a una fase post-industriale. Questo comporta un cambiamento radicale nei processi produttivi e nelle dinamiche di mercato, con implicazioni politiche, economiche e tecnologiche significative. Quindi, il periodo della Golden Age è caratterizzato da un'espansione economica senza precedenti, ma culmina in una crisi che mette in luce le fragilità di un modello industriale e l'esigenza di un nuovo paradigma economico. La Terza Globalizzazione La Terza globalizzazione, che si sviluppa dagli ultimi decenni del Novecento, si distingue dalle precedenti ondate di globalizzazione. La prima iniziò a metà millennio con la navigazione oceanica, mentre la seconda avvenne dopo metà Ottocento grazie alla rivoluzione industriale. Questa nuova fase è spesso associata alla Terza rivoluzione industriale, caratterizzata dalla microelettronica, dalla computer science e da Internet, ma presenta una genesi complessa, con tre fattori principali: economico, politico e tecnologico. Aspetto Economico Dopo la Seconda guerra mondiale, la crescita economica ha aumentato salari e costi di produzione, riducendo i margini di profitto delle imprese. Per riportare i profitti a livelli adeguati, le aziende hanno dovuto espandere la produzione oltre i mercati interni, cercando aree con costi più favorevoli. Aspetto Tecnologico Le tecnologie (internet) hanno giocato un ruolo fondamentale, consentendo flessibilità nel ciclo produttivo e l'organizzazione a distanza delle attività aziendali. L'innovazione tecnologica, in particolare l'introduzione del microprocessore e lo sviluppo dell'industria del software negli anni Settanta, ha reso possibile ottimizzare la produzione e la logistica, abbattendo i costi di trasporto e creando reti efficienti di coordinamento.
Aspetto Politico Il fattore politico è stato essenziale per integrare i mercati. L’amministrazione Reagan, a partire dal 1981, ha rimosso restrizioni alla circolazione dei capitali, creando un mercato unico privo di vincoli.La fine della Guerra fredda ha consentito agli Stati Uniti di riaffermare il loro dominio economico. Inoltre, la chiusura del GATT nel 1994 ha portato alla creazione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), completando il processo di liberalizzazione commerciale. Quali sono state le conseguenze? L'impatto della Terza globalizzazione ha modificato profondamente la struttura economica, sociale e politica. Questa ha modificato radicalmente l'assetto industriale basato sui mercati interni, creando una strategia politica mirata a ripristinare il dominio delle imprese americane.
I feedback nei sistemi viventi possono essere: