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breve e coinciso riassunto di che cos'è il palinsesto televisivo
Tipologia: Sintesi del corso
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Il palinsesto – parte 1 Entriamo adesso in quello è un argomento piuttosto consistete e rilevante, è uno di quei temi chiave che sono la base per comprendere quello che è il ragionamento che si trova dietro il messaggio televisivo e il perché, quello che vediamo in tv, non è mai un’offerta casuale ma è legata a determinate logiche, quelle, innanzitutto, dei broadcaster, ma anche, e soprattutto, di quelle che trasmettono ai broadcaster, quindi questa interazione – pubblico & broadcaster – nell’ambito del palinsesto, quindi di un modello televisivo tradizionale. o Ma che cos’è il palinsesto? Il palinsesto è una sequenza ordinata di programmi e altri materiali(contenuto), disposti entro una griglia temporale (forma) secondo differenti logiche (editoriali, commerciali e professionali), mediante l'impiego di apposite tattiche e strategie e sulla base di obiettivi di lungo e breve termine. Analizziamo ora questa sintesi, pezzo per pezzo: à Sequenza: parliamo di contenuti, programmi che vengono messi in sequenza. à Ordinata e temporale: questi contenuti non sono messi casualmente, ma sono programmati con un preciso ordine e che allo stesso tempo, questo ordine è basato, inizialmente e precisamente, su quella che è la sequenza dello scorrere del tempo a partire dall’elemento, se vogliamo, minimo – che è l’ ora - , fino all’elemento massimo – che è la stagione. à Programmi e altri materiali: l’unità di misura del palinsesto (e in generale del nostro viaggiare attorno alla tv) è il programma. All’interno del palinsesto, ogni fascia di colore corrisponde ad un programma, ad una tipologia di programma. I tre elementi che fanno parte del palinsesto dal pdv FISICO sono: à programmi. à spot pubblicitari. à promozioni televisive All’interno del palinsesto, NON troveremo MAI rappresentati graficamente gli spot pubblicitari e le promozioni televisive. Graficamente noi possiamo solo vedere i programmi, questo perché la parte pubblicitaria e promozionale ha una gestione discrezionale da parte del broadcaster , questo significa che il broadcaster può, nell’ambito del suo programma (tenendo conto di altri elementi, come di quanti spot può mandare in onda in un ora, etc) decidere quando e come posizionare gli spot e i promo, all’interno di una fascia, dunque di un programma. à Griglia temporale: i programmi vengono ordinati e disposti all’interno di una griglia. È una griglia che NON è NON modificabile, dunque non è statica, ma è dinamica. Tutti i programmi che noi troviamo nel palinsesto vengono divisi per: à parte temporale, legata allo scandire del tempo in termini di giorni, settimane, mesi e anni. Commentato [r1]: La griglia è la FORMA del palinsesto. Commentato [r2]: La variabile TEMPO è sempre presente all’interno del palinsesto, e in tutte quelle che sono le decisioni prese intorno al palinsesto stesso. Commentato [r3]: “non tutti i programmi sono format; tutti i format sono programmi” Ci muoviamo nell’ambito del contenuto, rispetto all’unità di misura, che ha avuto nel corso del tempo uno sviluppo, dove il contenuto programma si evolve in contenuto format nel momento in cui emerge l’esigenza di avere dei diritti televisivi. Il format è dunque legato alla prosperità intellettuale, alla necessità di avere un qc che sul mercato ha un valore.
à parte verticale, che va dalle 2 di notte alle 2 del mattino, divisione della giornata in senso temporale (legato allo scandire dei secondi, minuti e ore). à Secondo differenti logiche: à editoriale, coloro che definiscono i palinsesti delle reti, e quindi, editorialmente decidono che cosa ci va dentro un palinsesto. à commerciale (logica emersa con la nascita delle reti private), collocamento di programmi in determinati orari, ottengono, dal pdv commerciale, più ricavi. à professionali, coloro – all’interno dei broadcaster – che lavorano esclusivamente per la costruzione dei palinsesti, e quindi, il loro lavoro è quello di cancellare e sistemare, modificare, etc. à Mediante tattiche e strategie: vedremo insieme quali sono le tattiche e le strategie utilizzate e come queste vengono usate dai broadcaster. Ogni broadcaster, nel momento in cui fa una programmazione, che sia quotidiana, settimanale, mensile, annuale, non è mai casuale, ma segue o operazioni di ampio respiro, quindi strategiche, o con operazioni di più breve respiro, dunque tattiche. Una strategia di palinsesto viene il più delle volte, definita a inizio stagione, mentre una tattica di palinsesto si può anche decidere di inserirla il giorno prima o una/due settimane prima, della messa in onda. § Es. tattica di palinsesto è quando ti accorgi che il tuo competitor improvvisamente mette un programma in competizione con il tuo (di stesso genere), e quindi puoi decidere di spostare il tuo programma. Esistono anche delle azioni che NON sono né tattiche né strategiche, ma sono semplicemente dovute ai cambi di palinsesto legati a emergenze, necessità particolari, a necessità legate a richieste da parte delle istituzioni pubblico – es. incarico x elezione di governo, elezione presidente della repubblica (questo solo per il servizio pubblico). à Obbiettivi di lungo o breve termine: colui che fa il palinsesto, nel momento in cui colloca i programmi, lo fa con specifici obbiettivi, che sono numerici (legati al pubblico che vuoi attrarre). Sono obbiettivi che possono essere di breve termine, dunque sulla giornata, oppure lungo termine, ovvero sul mantenere un determinato tipo di tasso di ascolto su un determinato programma, per una durata di una stagione intera. Il concetto di palinsesto varia da paese a paese, nel senso che ogni singolo paese, ha una valutazione del proprio palinsesto rispetto a quelli che sono, nel paese stesso, gli elementi prioritari e gli elementi culturali. Qui in Italia il concetto deriva, anche dal pdv lessicale, da un elemento di carattere storico, ovvero, la derivazione dal greco, dal fatto che può in qualche modo, aprire un concetto di avere il palinsesto come l’idea di un processo di costruzione di, appunto, una griglia ordinata. La derivazione lessicale vede, il concetto di palinsesto, fare riferimento all’idea del cancellare e riscrivere, partendo da un concetto molto antico, risalente all’antica Grecia, per cui sulle tavole di cera tu scrivevi e potevi cancellare, per poi riscrivere. Commentato [r4]: La stagione del palinsesto comincia a SETTEMBRE – entro giugno/luglio si deve presentare il palinsesto completo per i primi mesi (sett/ott/nov/dic – stagione più importante) e abbozzato della seconda stagione (febb-magg/giu)
Il palinsesto in termini temporali è legato al fatto che coloro che lo costruiscono, non partono mai da zero, ma dallo storico che si ritrovano degli anni precedenti (li puoi apportare piccole modifiche, ma non trasformazioni a livello strutturale troppo evidenti). Prima di apportare grandi cambiamenti all’interno del palinsesto, si possono provare a fare esperimenti, questi, il più delle volte, vengono fatti d’estate. (es. x vedere se un programma piuttosto che un conduttore va bene in una particolare fascia televisiva) – questo perché solitamente le stagioni estive vengono utilizzate come test per quelle poi autunnali. 13 dicembre Palinsesto – parte 2 Nel momento in cui noi immagiamo qualsiasi modifica del palinsesto, questa non è mai una modifica di carattere neutrale, nel senso che, ogni intervento che viene fatto sul palinsesto può provocare qualche reazione, di vari tipi che possono essere, richieste di cancellazioni, spostamenti legati ad una valutazione di orario o di giorno della settimana diverso da quello che immaginavi, etc. o Ogni volta che c’è anche una qualche piccola modifica di questo, questa può portare qualsiasi tipo di polemica, potenzialmente. Per quanto riguarda, invece, la famosa unità di misura del palinsesto questa è il programma. Tutti i programmi sono l’unità base dalla quale parte la collocazione del palinsesto e, di conseguenza, anche quelle che sono le modalità attraverso le quali questi programmi vengono realizzati. In questo senso, ci sono un po’ di distinzioni fra programmi:
che hai investito su un’altra serata – si vende lo share del programma ma dell’anno precedente, che però non è detto che sarà uguale nell’anno in corso. Questo può succede anche al contrario, se paga un tot ma fa meno di share riceverà in cambio i soldi in più che aveva investito). Gli elementi che vengono valutati – da pdv del rapporto fra share/palinsesto – non sono tanto gli share, ma il numero effettivo e complessivo di spettatori collegati al dispositivo televisivo nell’arco dell’intera giornata (es. anche se un programma può avere uno share alto in estate, questo avrà numero di spettatori molto basso). La settimana è l’altro elemento di distinzione rilevante del palinsesto, abbiamo qui due grandi blocchi che hanno molte differenze:
Broadcaster che invece non hanno il palinsesto hanno altri obbiettivi, legati a quelle che sono le aspettative dello spettatore e quello questo vuole vedere dal pdv di quelle che sono le sue scelte personali rispetto ai contenuti, e non dalle abitudini di quest’ultimo. Si tratta oggettivamente in questo caso di un’altra partita. (con palinsesto > ti porto a guardare il programma fatto per te in una determinata fascia oraria; senza palinsesto > ti porto a guardare il programma fatto apposta per te ma non importa in quale fascia oraria). 14 dicembre Palinsesto – parte 3 Gli aspetti successivi sono legati, in anzitutto, alle logiche per le quali vengono realizzate e messe in opera i diversi palinsesti perché ogni broadcaster ha, a seconda del modello di business, un palinsesto specifico: o Le logiche del palinsesto vanno a definire i criteri, le motivazioni, gli obiettivi secondo cui si fanno determinate scelte di posizionamento e collocamento. Possiamo dunque parlare di logiche di palinsesto legate ai modelli di business quindi dei tre modelli – pubblico, privato e pay – che ovviamente, sulla base delle logiche del palinsesto, soprattutto, del modello pubblico e privato, si muovono su tre ambiti:
non metta mai in difficoltà il programma successivo con quello precedente, e viceversa
trova dei concorrenti che cominciano a porre dei contenuti diversi da propri e che cominciano a rubarti fette di pubblico. Questo fece rafforzare il concetto di palinsesto e tutti quegli elementi strategici, tattici. Dal pdv storico, facendo ancora un passo indietro, quando è nata la tv noi avevamo un solo canale che aveva a sua volta un palinsesto limitatissimo, in termini di offerta e di orario, solitamente cominciava alle 17:30 e finiva alle 00:00. o Contenuti di genere: tg, programmi per ragazzi, intrattenimento serale. Rispetto a come lo vediamo adesso, il palinsesto era molto statico, aveva come unico obiettivo quello di dare punti di riferimento al pubblico. Dopo di che, progressivamente, con la nascita del secondo canale, si ampliano le fasce orarie, permettendo una programmazione più articolata con offerte differenti, fino alla nascita poi delle reti private (1973) e del terzo canale pubblico, con l’inizio dell’età della concorrenza, momento in cui si comincia a concorre anche nell’ambito dell’offerta televisiva quindi di quella che è l’offerta al pubblico. Dal pdv del palinsesto, il servizio pubblico entra in difficoltà nel momento in cui quello privato comincia ad offrire contenuti diversi e concorrenziali. A livello internazionale, i diversi paesi hanno approcci fra loro differenti: à Francia : grande attenzione al prodotto nazionale, quindi, valorizzano molto quelle fasce di tutela del prodotto realizzato nel paese – sia in termini di acquisto e quindi di offerta al pubblico, ma soprattutto di supporto alla produzione locale. Non esiste la pubblicità nel prime time. à Germania : forti canali regionali che privilegiano la programmazione specifica e quindi danno dei punti di riferimento, formativi ma non solo, a quelli che sono i canali che vengono realizzati all’interno dei singoli Lander tedeschi (come regioni italiane, più autonome e dimensioni maggiori) – per cui forte produzione locale e regionale. à Spagna : differenza di un’ora rispetto al nostro palinsesto – è una tv che si è adatta alle abitudini di quel popolo. à Inghilterra : focus sull’autoproduzione, fortissimo servizio pubblico (BBC) che ha una capacità unica di stare sul mercato con i propri prodotti. à USA : non esiste un palinsesto nazionale ma abbiamo una serie di canali (network) nazionali che però hanno una serie di sindacation utili a riferimento nei singoli stati, dove mettono in onda in alcune fasce orarie i prodotti con la parte pubblicitaria associata. Qui non esiste un vero e proprio servizio pubblico, dal pdv dell’offerta privata privilegiano alcune finestre che i broadcaster nazionali acquistano all’interno dei broadcaster locali, ampliando quella che è l’offerta e quello che è l’eco di quello che produci, che va su più stati, adattandosi a modalità di offerta diverse.