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Aristotele: Un Viaggio nel Pensiero Filosofico e Scientifico, Sintesi del corso di Storia della filosofia antica

Riassunto di Aristotele del manuale Storia del pensiero filosofico e scientifico, Vol. 1A

Tipologia: Sintesi del corso

2017/2018

Caricato il 08/02/2018

Eleonorai
Eleonorai 🇮🇹

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Problemi concernenti la sostanza soprasensibile
Dimostrata l’esistenza del soprasensibile, restano 3 questioni da risolvere:
-quale sia la natura di tale sostanza
- se sia una sola o se siano molto
-quali siano i suoi rapporti con il sensibile
Questo principio dal quale “dipendono cielo e natura” è vita, quella che più di tutte è eccellente e perfetta e
che a noi è possibile solo per breve tempo: la vita del puro pensiero dell’attività contemplativa. Così
Aristotele descrive la natura del Motore Immobile:” Da in tale principio, dunque, dipendono il cielo e la
natura. E il suo modo di vivere è più eccellente: è quel modo di vivere che a noi è concesso solo per breve
tempo. L’atto del suo vivere è piacere.” Ma cosa pensa Dio? Dio pensa la cosa più eccellente. Ma la cosa più
eccellente è Dio stesso. Dio pensa se stesso: è attività contemplativa di se medesimo “è pensiero di
pensiero”. L’intelligenza pensa se stessa, cogliendosi come intellegibile: infatti essa diventa intellegibile
intuendo e pensando a sé, cosicché intelligenza e intellegibile coincidono. Dio è eterno, immobile, atto puro,
scevro di potenzialità e di materia, vita spirituale e pensiero di pensiero. Questa sostanza è unica o ve ne
sono altre? Aristotele non ha creduto che il Motore Immobile bastasse a spiegare il movimento di tutte le
sfere di cui egli pensava che il cielo fosse costituito. Una sola sfera muove le stelle fisse che hanno un moto
regolare. Aristotele stabilì che tra queste e la Terra ci sono altre 55 sfere che si muovono con movimenti
differenti, queste sfere sono mosse da intelligenze analoghe al Motore Immobile, inferiori a lui. Per
Aristotele divino è il Motore Immobile, le sostanze soprasensibili, immobili motrici del cielo, l’anima
intellettiva degli uomini; divino è tutto ciò che è eterno e incorruttibile. In Aristotele c’è un monoteismo
esigenziale, esigenziale perché egli ha cercato di staccare il Primo Motore dagli altri, ponendolo su un piano
diverso, così da poterlo chiamare “unico” e da questa unicità dedurre l’unicità del mondo. Il Dio aristotelico
non è creatore delle 55 intelligenze motrici.
Rapporti tra dio e il mondo: Dio pensa se medesimo, ma non le realtà del mondo e i singoli uomini.
Dio non ha creato il mondo ma è il mondo che si è prodotto tendendo a Dio, attratto dalla perfezione.
Un’altra limitazione del Dio Aristotelico consiste nel fatto che egli è oggetto d’amore, ma non ama
o al più ama solo se medesimo. Dio è solo amato, e non anche amante; egli è oggetto e non anche
soggetto di amore. Anche per Aristotele, così come per Platone, è impensabile che Dio (l’Assoluto)
ami qualcosa (qualcosa di altro da sé) dato che amore è sempre “tendenza a possedere qualcosa di
cui si è privi” e Dio non è privo di nulla. Dio non può amare perché è intelligenza pura e secondo
Aristotele l’intelligenza pura è impassibile e come tale non ama.
Rapporti fra Platone e Aristotele circa il soprasensibile: Aristotele ha criticato il modo delle Idee
platoniche, dimostrando che, proprio in quanto separate, ossia trascendenti, esse non potrebbero
essere né causa dell’esistenza delle cose, né causa della loro conoscibilità. Il mondo del
soprasensibile non è un mondo di Intellegibili, ma di Intelligenze con al vertice la suprema delle
intelligenze.
3- LA FISICA E LA MATEMATICA
La fisica aristotelica: La seconda scienza teoretica per Aristotele è la fisica o filosofia seconda la
quale ha come oggetto di indagine la realtà sensibile caratterizzata dal movimento. Per Aristotele la
fisica è la scienza delle forme e delle essenze e paragonata alla fisica moderna quella di Aristotele
risulta più che una scienza un’ontologia o metafisica del sensibile.
Teoria del movimento: negato dagli eleati come apparenza illusoria e supponeva l’esistenza di un
non essere Aristotele= Sappiamo dalla metafisica che l’essere ha più significati e che un gruppo di
questi è dato dalla coppia “essere come potenza” ed “essere come atto”. Rispetto all’essere in atto
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Problemi concernenti la sostanza soprasensibile

Dimostrata l’esistenza del soprasensibile, restano 3 questioni da risolvere: -quale sia la natura di tale sostanza

  • se sia una sola o se siano molto -quali siano i suoi rapporti con il sensibile Questo principio dal quale “dipendono cielo e natura” è vita, quella che più di tutte è eccellente e perfetta e

che a noi è possibile solo per breve tempo: la vita del puro pensiero dell’attività contemplativa. Così Aristotele descrive la natura del Motore Immobile:” Da in tale principio, dunque, dipendono il cielo e la natura. E il suo modo di vivere è più eccellente: è quel modo di vivere che a noi è concesso solo per breve tempo. L’atto del suo vivere è piacere.” Ma cosa pensa Dio? Dio pensa la cosa più eccellente. Ma la cosa più eccellente è Dio stesso. Dio pensa se stesso: è attività contemplativa di se medesimo “è pensiero di

pensiero”. L’intelligenza pensa se stessa, cogliendosi come intellegibile: infatti essa diventa intellegibile intuendo e pensando a sé, cosicché intelligenza e intellegibile coincidono. Dio è eterno, immobile, atto puro, scevro di potenzialità e di materia, vita spirituale e pensiero di pensiero. Questa sostanza è unica o ve ne sono altre? Aristotele non ha creduto che il Motore Immobile bastasse a spiegare il movimento di tutte le sfere di cui egli pensava che il cielo fosse costituito. Una sola sfera muove le stelle fisse che hanno un moto

regolare. Aristotele stabilì che tra queste e la Terra ci sono altre 55 sfere che si muovono con movimenti differenti, queste sfere sono mosse da intelligenze analoghe al Motore Immobile, inferiori a lui. Per Aristotele divino è il Motore Immobile, le sostanze soprasensibili, immobili motrici del cielo, l’anima intellettiva degli uomini; divino è tutto ciò che è eterno e incorruttibile. In Aristotele c’è un monoteismo esigenziale, esigenziale perché egli ha cercato di staccare il Primo Motore dagli altri, ponendolo su un piano

diverso, così da poterlo chiamare “unico” e da questa unicità dedurre l’unicità del mondo. Il Dio aristotelico non è creatore delle 55 intelligenze motrici.

  • Rapporti tra dio e il mondo: Dio pensa se medesimo, ma non le realtà del mondo e i singoli uomini. Dio non ha creato il mondo ma è il mondo che si è prodotto tendendo a Dio, attratto dalla perfezione. Un’altra limitazione del Dio Aristotelico consiste nel fatto che egli è oggetto d’amore, ma non ama o al più ama solo se medesimo. Dio è solo amato, e non anche amante; egli è oggetto e non anche soggetto di amore. Anche per Aristotele, così come per Platone, è impensabile che Dio (l’Assoluto) ami qualcosa (qualcosa di altro da sé) dato che amore è sempre “tendenza a possedere qualcosa di cui si è privi” e Dio non è privo di nulla. Dio non può amare perché è intelligenza pura e secondo Aristotele l’intelligenza pura è impassibile e come tale non ama.
  • Rapporti fra Platone e Aristotele circa il soprasensibile: Aristotele ha criticato il modo delle Idee platoniche, dimostrando che, proprio in quanto separate, ossia trascendenti, esse non potrebbero essere né causa dell’esistenza delle cose, né causa della loro conoscibilità. Il mondo del soprasensibile non è un mondo di Intellegibili, ma di Intelligenze con al vertice la suprema delle intelligenze.

3- LA FISICA E LA MATEMATICA

  • La fisica aristotelica: La seconda scienza teoretica per Aristotele è la fisica o filosofia seconda la quale ha come oggetto di indagine la realtà sensibile caratterizzata dal movimento. Per Aristotele la fisica è la scienza delle forme e delle essenze e paragonata alla fisica moderna quella di Aristotele risulta più che una scienza un’ontologia o metafisica del sensibile.
  • (^) Teoria del movimento: negato dagli eleati come apparenza illusoria e supponeva l’esistenza di un non essere Aristotele= Sappiamo dalla metafisica che l’essere ha più significati e che un gruppo di questi è dato dalla coppia “essere come potenza” ed “essere come atto”. Rispetto all’essere in atto

l’essere in potenza può essere detto NON ESSERE, precisamente non essere in atto. Il movimento è precisamente il passaggio dall’essere in potenza all’essere in atto (il movimento è “l’atto o attuazione di ciò che è in potenza in quanto tale”, dice Aristotele), passaggio da essere (potenziale) a essere (attuale). Il movimento avviene secondo 4 categorie (sostanza, qualità, quantità, luogo): il mutamento secondo la sostanza è la generazione e la corruzione (la generazione è un assumere la forma da parte della materia, la corruzione è perdere la forma); il mutamento secondo la qualità è l’alterazione; il mutamento secondo la quantità è l’aumento e la diminuzione; il mutamento secondo il luogo è la traslazione.

  • Spazio, tempo ed infinito: Connessi al movimento sono i concetti di spazio e di tempo. Gli oggetti si muovono in un “dove”, ossia in un luogo. Inoltre secondo Aristotele esiste un “luogo naturale” cui ciascun elemento sembra tendere per sua stessa natura: fuoco e aria tendono verso l’alto, terra e acqua verso il basso. Alto e basso non sono qualcosa di relativo ma determinazioni naturali. Spazio= distinguendo il luogo che è comune a molte cose e il luogo che è proprio di ciascun oggetto, unendo le 2 si avrà che il luogo è “il limite del corpo contenente in quanto esso è contiguo al contenuto”. Aristotele precisa che il luogo non va confuso con il recipiente: il primo è immobile mentre il secondo è mobile dunque il luogo è il primo immobile limite del contenente (terminus continentis immobilis primus). Il movimento generale del cielo sarà possibile solo in senso circolare ossia su se stesso. Il vuoto è impensabile. Tempo= Che il tempo sia strettamente connesso al movimento risulta dal fatto che quando noi avvertiamo movimento e mutamento, non avvertiamo nemmeno il tempo. E’ strettamente legato al “prima” e al “poi”, tempo è il numero del movimento secondo il prima e il poi. La percezione del poi e del prima suppone l’anima, se solo l’anima ha la capacità di numerare risulta impossibile l’esistenza del tempo senza quella dell’anima. Infinito= Aristotele nega che esista un infinito in atto, e quando parla di infinito egli intende un corpo infinito che esiste solo come potenza o in potenza. Il numero in potenza è il numero, perché è possibile aggiungere a qualsivoglia numero sempre un ulteriore numero senza che si arrivi a un limite estremo; infinito in potenza è anche lo spazio, perché è divisibile all’infinito, infinito potenziale è anche il tempo.
  • Mondo sublunare, mondo celeste: Aristotele ha distinto la realtà sensibile in 2 sfereda un lato il mondo sublunare e dall’altro il mondo sopralunare o celeste. Il mondo sublunare è caratterizzato da tutte le forme di mutamento fra le quali predominano la generazione e la corruzione. Invece i cieli sono caratterizzati dal solo movimento locale e precisamente dal movimento circolare. La differenza tra i due mondi sta nella diversa materia di cui sono costituiti. La materia di cui è costituito il mondo sublunare è potenza dei contrari ed è data dai 4 elementi (terra, aria, fuoco, acqua) che Aristotele considera trasformabili l’uno nell’altro. Invece la materia di cui sono costituiti i cieli è l’etere, che possiede solo la potenza di passare da un punto a un altro, fu anche denominata quinta essenza o quinta sostanza perché si aggiunge alle 4 degli altri elementi. E mentre il movimento caratteristico dei 4 elementi è rettilineo quello dell’etere è circolare. L’etere è ingenerato, incorruttibile, non soggetto ad accrescimento o diminuzione o ad alterazione.
  • La matematica (indaga l’essere in quanto numero) e la natura dei suoi oggetti: Alle scienze matematiche Aristotele non dedicò speciali attenzioni. Determinò quale sia lo statuto ontologico degli oggetti di cui si occupano le scienze matematiche, gli oggetti matematici non sono né entità reali, né tanto meno qualcosa di irreale. Essi sussistono “potenzialmente” nelle cose sensibili e la nostra ragione li “separa” mediante l’astrazione, essi sono enti di ragione, in potenza nelle cose sensibili e in atto nella nostra mente.

4- La psicologia

  • L’anima e la sua tripartizione: gli esseri animati si differenziano da quelli inanimati perché posseggono l’anima. Ma che cos’è l’anima? I corpi viventi hanno vita ma non sono vita e dunque sono il sostrato materiale e potenziale di cui l’anima è forma e atto. Si ha così la celebre definizione dell’anima:” E’ necessario che l’anima sia sostanza come forma di un corpo fisico che ha vita in potenza; ma la sostanza come forma è entelechia (atto); l’anima dunque è entelechia di un corpo cosiffatto”;” dunque l’anima è entelechia prima di un corpo fisico che ha la vita in potenza”. Anche l’anima che è principio di vita deve avere delle capacità e poiché i fenomeni e le funzioni fondamentali della vita sono di carattere vegetativo, sensitivo-motorio e intellettivo allora Aristotele introduce la distinzione di: anima vegetativa; anima sensitiva; anima intellettiva o razionale. Le piante posseggono solo l’anima vegetativa, gli animali la vegetativa e la sensitiva, gli uomini tutte e 3.

Quando vogliamo raggiungere determinati fini, noi stabiliamo mediante la deliberazione quali e quanti siano i mezzi da mettere in atto per arrivare a quei fini. Per Aristotele la scelta riguarda solo i mezzi e non i fini, quindi ci rende responsabili ma non necessariamente buoni o cattivi. Infatti l’essere buoni dipende dai fini e non sono oggetto di scelta ma di volizione, ma la volontà vuole sempre e solo il bene o meglio ciò che appare in veste di bene. Sicché per essere buoni bisogna volere il bene vero e non apparente; ma il vero bene lo sa riconoscere solo l’uomo virtuoso, ossia buono. Ciò che Aristotele cerca e non riesce ancora a trovare è il concetto di libero arbitrio.

  • La Città e il cittadino= il bene del singolo è della stessa natura del bene della Città, Aristotele definisce l’uomo come animale politico (ossia un animale che vive ina società politicamente organizzata). Per essere cittadini occorre prendere parte all’amministrazione della cosa pubblica, ossia fare parte delle Assemblee che governano la Città e che amministrano la giustizia. Non venivano considerati cittadini gli operai perché non avevano a disposizione il tempo che occorre per partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. I cittadini risultano limitati di numero, e tutti gli altri sono considerati mezzi che servono a soddisfare ai bisogni dei primi. Lo schiavo è tale per natura e serve alla produzione di oggetti e beni d’uso. Lo Stagirita parte dal presupposto secondo cui, così come l’anima e l’intelletto per natura comandano sul corpo e sull’appetito, analogamente gli uomini in cui predominano l’anima e l’intelletto devono comandare su coloro in cui non predominano. Lo schiavo doveva derivare dalle Guerre contro i Barbari dato che predominano l’istinto e la sensibilità sulla ragione e sull’intelletto.
  • Lo Stato e le sue forme= Lo Stato può attivarsi secondo differenti costituzioni. La costituzione è la “struttura che dà ordine alla Città”. Il potere sovrano può essere esercitato: da un solo uomo, da pochi uomini, dalla maggior parte degli uomini. Inoltre chi governa può governare secondo il bene comune oppure nel proprio privato interesse. Sono allora possibili 3 forme di governo che possono essere esercitate sia in modo corretto sia scorretto TIPO DI GOVERNO SE SI GOVERNA PER IL BENE COMUNE

SE SI GOVERNA PER IL

PROPRIO INTERESSE

Governo di uno solo Monarchia Tirannide Governo di pochi Aristocrazia Oligarchia Governo di molti Politìa Democrazie Aristotele intende per democrazia un governo che mira a favorire gli interessi dei poveri, quindi in senso di demagogia. Egli precisa che l’errore in cui cade questa forma di governo è nel ritenere che, poiché tutti sono uguali nella libertà, tutti possono e debbano essere uguali anche in tutto il resto. Aristotele afferma che in astratto sono migliori le prime 2 forme di governo ma ritiene che realisticamente la politia sia la forma di governo più conveniente per le città greche del suo tempo in cui esistevano molti uomini che erano capaci a turno di comandare ed essere comandati secondo la legge, infatti la politia è una via di mezzo tra oligarchia e democrazia.

  • Lo Stato ideale= corrispondenza fra lo Stato e l’anima del singolo cittadino. La Città perfetta per Aristotele dovrebbe essere a misura d’uomo: non troppo popolosa né troppo poco. Anche il territorio deve essere grande quanto basta a soddisfare le necessità. I cittadini saranno, da giovani, guerrieri e da vecchi, sacerdoti. Infine poiché la felicità della Città dipende da quella dei singoli cittadini, occorrerà, mediante adeguata educazione, rendere ogni cittadino il più possibile virtuoso. Il vivere in pace e il fare le cose belle, cioè contemplare è l’ideale supremo cui deve mirare lo Stato.

6-LA LOGICA, LA RETORICA, LA POETICA

  • La logica o analitica: la logica considera la forma che deve avere qualsiasi tipo di discorso che pretenda di dimostrare qualcosa e in genere che voglia essere probante. La logica mostra come procede il pensiero quando pensa, quali siano le strutture del ragionamento e i suoi elementi, come sia possibile fornire dimostrazioni. Il termine organon che significa strumento, introdotto nel III sec d.C. da Alessandro di Afrodisia per designare la logica nel suo insieme definisce il concetto e il fine della logica aristotelica che vuole fornire appunto gli strumenti mentali necessari per affrontare qualsivoglia tipo di indagine. Il termine logica risale all’epoca di Cicerone. Lo Stagirita chiamava la logica con il termine analitica, che vuole dire rivoluzione, spiega il metodo con cui noi, partendo da una data conclusione, la risolviamo appunto negli elementi da cui deriva e quindi la fondiamo e la giustifichiamo.
  • Le categorie o predicamenti: il trattato sulle Categorie studia quello che può considerarsi l’elemento più semplice della logica. Dal punto di vista metafisico, le categorie rappresentano i significati

fondamentali dell’essere, dal punto di vista logico esse dovranno essere i supremi generi ai quali deve riportarsi qualsiasi termine della proposizione. Il termine categoria è stato introdotto da Boezio (filosofo cristiano del IV sec d.C.) con predicamento Gli elementi primi del pensiero sono le categorie: ciò significa che, se noi scomponiamo una proposizione semplice (ad esempio Socrate corre) otteniamo elementi ( Socrate e corre) comunque rapportabili a una delle categorie (Socrate alla categoria della sostanza e corre alla categoria dell’agire). La verità non è mai nei termini singolarmente presi ma solo nel giudizio che li connette e nella proposizione che esprime tale connessione.

  • La definizione: le categorie sono qualcosa di primo e non riducibile quindi non sono definibili perché non esiste qualcosa di più generale cui possiamo ricorrere per determinarle, abbiamo così toccato il problema della definizione che Aristotele tratta negli Analitici secondi, si è detto che le categorie sono indefinibili perché sono generi supremi. Indefinibili sono anche gli individui e di essi è possibile solo la percezione. I termini che stanno fra l’universalità delle categorie e la particolarità degli individui li conosciamo tramite definizione (horismos). Che cosa vuol dire definire? Determinare che cos’è l’oggetto che la parola indica, e per poter definire qualcosa occorrono il genere e la differenza; se vogliamo sapere cosa vuol dire “uomo” dobbiamo individuare “il genere prossimo” in cui esso rientra che non è quello vivente ma quello animale e poi dobbiamo analizzare le differenze che determinano il genere animale fino a che troviamo la differenza ultima distintiva dell’uomo che è razionale. L’UOMO E’ ANIMALE (genere prossimo) RAZIONALE (differenza specifica). Una definizione sarà valida o non valida ma mai vera o falsa perché vero o falso implicano sempre una unione o separazione dei concetti e questo accade solo nel giudizio e nella preposizione.
  • I giudizi e le preposizioni: quando uniamo i termini (un nome e un verbo) fra loro e affermiamo o neghiamo qualcosa di qualcos’altro allora abbiamo il giudizio. Il giudizio è l’atto con cui affermiamo o neghiamo un concetto di un altro concetto, e l’espressione logica del giudizio è l’enunciazione o proposizione. Giudizio e proposizione costituiscono la forma più elementare di conoscenza. Il vero e il falso nascono con il giudizio, cioè con l’affermazione o la negazione: il vero si ha quando con il giudizio si congiunge ciò che è realmente congiunto o si disgiunge ciò che è realmente disgiunto. L’enunciazione o proposizione che esprime il giudizio esprime quindi sempre affermazione o negazione, ed è quindi o vera o falsa. Rientra nella logica solo il discorso apofantico o dichiarativo. I giudizi vengono divisi in universali se riguardano un universale o singolari se riguardano un individuo ma possono anche esserci giudizi particolari se riguardano solo una certa classe di individui. Boezio nel Medioevo rielaboro il tutto nel celebre quadrato logico delle opposizioni che ormai è diventato un classico della logica aristotelica.
  • I medioevali e il quadrato dell’opposizione: più tardi i medioevali indicheranno con delle lettere le 4 proposizioni classiche: A per l’affermativa universale, E per la negativa universale, I per l’affermativa particolare, O per la negativa particolare. Le 4 lettere sono i nomi che i logici medioevali hanno convenzionato per le preposizioni categoriche, si ottiene il classico quadrato dell’opposizione.
  • Il sillogismo: ragioniamo quando passiamo da giudizi a giudizi, da proposizioni a proposizioni che abbiano fra loro determinati nessi, e che siano le une cause di altre. Il sillogismo è il ragionamento perfetto. In un ragionamento perfetto vi devono essere 3 proposizioni, di cui 2 fungono da antecedenti e sono quindi dette premesse, e la terza è il conseguente, cioè la conclusione. Nel sillogismo sono sempre in gioco tre termini di cui uno funge come da cerniera che unisce gli altri due. Esempio: 1- tutti gli uomini sono mortali, 2- Socrate è un uomo, 3- allora Socrate è mortale, in questo esempio uomo è il termine con cui si fa leva per concludere. La prima delle proposizioni del sillogismo si chiama premessa maggiore, la seconda premessa minore, la terza conclusione. I due termini che vengono uniti nella conclusione si chiamano, il primo (il soggetto) estremo minore, il secondo (il predicato) estremo maggiore, uniti tra di loro da un altro termine chiamato termine medio, che opera la mediazione. Dalla posizione del termine medio nelle premesse Aristotele deduce le varie forme del sillogismo (3 figure possibili del sillogismo= può essere soggetto nella premessa maggiore, predicato nella minore; predicato sia nella minore che in quella maggiore; soggetto in tutte le promessela prima figura viene considerata la più perfetta).
  • Il sillogismo scientifico o dimostrazione: Il sillogismo in quanto tale prescinde dal contenuto di verità delle premesse (e quindi delle conclusioni). Invece il sillogismo scientifico o dimostrativo riguarda oltre che la correttezza formale dell’inferenza anche il valore della verità delle premesse (e delle conseguenze). Le premesse del sillogismo scientifico devono essere vere, poi prime ossia non bisognose a loro volta di ulteriori dimostrazioni.