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Il nostro sistema economico è composto da un insieme di soggetti, regole, strumenti e attività collegati tra loro al fine di agevolare la produzione, lo scambio e il consumo dei beni e servizi nel tempo e nello spazio. Dal punto di vista dei soggetti che lo compongono bisogna ricordare le famiglie portatrici del patrimonio che verrà gestito per avere in futuro redditi da utilizzare e anche per acquistare beni e servizi, le imprese che utilizzano forza lavoro e beni reali per creare profitti, il Governo e la Pubblica Amministrazione che in qualità di produttore di beni e servizi pubblici indica le imposte e tasse da pagare mentre come regolatore del mercato governa sulla quantità di monete in circolazione. Nel sistema economico generale bisogna scindere due sottosistemi immaginari: quello reale nel quale avvengono gli scambi materiali di beni servizi e lavoro ,quello finanziario che attiene allo scambio di moneta e altri strumenti finanziari (debiti e crediti di finanziamento e funzionamento). In esso sono presenti due categorie di soggetti, quelli che oggi hanno maggiore disponibilità finanziaria di quella che gli occorre e quindi sono disposti ad investire denaro per avere un maggiore rendimento
in futuro ( soggetti in avanzo finanziario ) e quelli che al contrario hanno bisogno di essere finanziati da risorse esterne ad un costo sostenibile perché non hanno sufficiente disponibilità allo stato attuale ( soggetti in disavanzo ). Il sistema finanziario deve assicurare altre alla liquidità, negoziabilità e standardizzazione dei vari strumenti finanziari, anche la diversificazione e riduzione del rischio per chi investe e una corretta informazione per gestire tale rischio. A tal proposito un fenomeno da tener presente è quello della “Finanziarizzazione dell’economia” che avviene quando i prodotti e servizi finanziari offerti sul mercato sono in crescita, ma scollegati rispetto al mercato reale con conseguente distrazione di ricchezza a discapito della crescita economica nel tempo; da qui la necessità di un equilibrio tra sistema economico e finanziario. La politica economica si occupa della politica monetaria, della politica di bilancio e della politica dei redditi ed ha come obiettivo la stabilità dei prezzi, lo sviluppo del reddito, la crescita occupazionale e l’equilibrio della bilancia dei pagamenti. In Italia è il Parlamento ad occuparsi della politica di bilancio attraverso la “legge finanziaria”o “di stabilità” nel rispetto però del”Trattato istitutivo dell’UE” e del “ Patto di stabilità e crescita”.
maniera difforme e per questo sono distinti in ciclici, anticiclici e pro- ciclici. In linea generale il ciclo economico è caratterizzato da una fase di recessione, ripresa, espansione e rallentamento. Tutte queste fasi possono avere differente durata, possono riguardare tutti o solo alcune attività economiche, ricorrere più volte senza però poterne definire la periodicità e assumere una forma diversa per durata, ritmo e importanza anche se per effetto della globalizzazione si è notata una sincronia dei cicli nei Paesi industrializzati. Il sistema finanziario ha due importanti funzioni: -favorire gli scambi per generare moneta; -promuovere il trasferimento delle risorse finanziarie tra gli operatori economici. Per comprendere il sistema finanziario bisogna analizzare l’oggetto dello scambio e gli attori dello stesso. Gli attori del sistema economico dal punto di vista della domanda aggregata (Y),possono destinare il loro reddito al consumo(C) o al risparmio (S) da cui Y=C+S , mentre dal lato dell’offerta aggregata (PIL) lo si può destinare alla produzione di beni e servizi (C) o verso investimenti in attività reali (I) da cui PIL=C+I.
Mettendo a confronto queste semplici equazioni e semplificando otteniamo: C+S=C+I S=I Questa equazione ci dice che in un sistema chiuso il risparmio (S) è totalmente investito in attività reali (I) il che non sempre avviene perché una famiglia può decidere di non investire il totale risparmiato ma solo una parte di esso, la differenza tra risparmio e investimento (S-I) è detto saldo finanziario. L’investimento in attività reali e finanziarie può quindi avvenire utilizzando o il patrimonio posseduto oppure indebitandosi, tradotti questi termini in formula avremo: (attività reali)AR+(attività finanziarie)AF=(patrimonio)P+(passività finanziarie)PF. In Italia, andando a leggere la Relazione Annuale della Banca d’Italia, abbiamo una situazione in cui i vari settori istituzionali (famiglie, pubblica amministrazione, estero, istituzioni finanziarie) hanno la somma dei saldi sempre uguale a zero confermando l’uguaglianza precedente S=I.
L’obiettivo è quello di trasferire risorse dalle unità in surplus a quelle in deficit per poter investire anche in assenza di disponibilità fornendo gli strumenti necessari (contratti) in un mercato appropriato, disciplinato da norme e grazie all’aiuto di istituzioni specializzate (gli intermediari). Le attività degli intermediari finanziari sono disciplinate a livello legislativo innanzitutto dalla normativa primaria costituita a sua volta da norme comunitarie e norme statali, a livello esecutivo possono intervenire il Governo, il comitato dei ministri e i singoli ministri, a livello amministrativo invece abbiamo delle Autorità di controllo indipendenti che esercitano il loro potere attraverso regolamenti e istruzioni. Una regolamentazione più specifica invece è emessa dalla normativa secondaria. Obiettivo del legislatore comunitario è la realizzazione di un mercato unico dei servizi finanziari caratterizzato dalla libera circolazione di persone, informazioni, capitali, beni e servizi. Il soggetto che da sempre si è occupato di raccogliere il risparmio tra il pubblico ed erogare il credito è la banca , ma essa svolge anche la funzione di intermediazione, collocamento e distribuzione di strumenti finanziari di terzi. Bisogna allora distinguere tra intermediazione pesante,
se la banca acquista il risparmio dei propri clienti garantendone poi la restituzione e la remunerazione pattuita, e intermediazione leggera se la banca amministra il risparmio indirizzandoli su strumenti di debito emessi da terzi soggetti in disavanzo. Il sistema finanziario ha avuto nel tempo un’evoluzione: nei sistemi bancocentrici (orientati alle banche) le imprese ricorrono solo alle banche per ottenere il credito poiché da esse è gestito gran parte del risparmio; nei sistemi mercatocentrici (orientati ai mercati) le imprese ricorrono al mercato dei capitali per finanziarsi emettendo titoli azionari e obbligazioni e il risparmio comincia ad essere raccolto non solo dalle banche ma anche dal mercato attraverso investitori istituzionali; nei sistemi orientati alla securitization le imprese si finanziano cedendo i propri crediti a soggetti specializzati nel finanziamento di imprese rischiose (fondi). Banche e imprese possono avere un rapporto di due tipi: -transazionale, ossia basato sulla singola operazione per cui l’impresa ha rapporto con più banche in base alla convenienza economica di ogni operazione;
operazioni. Gurley e Shaw sono stati i primi a dare importanza agli intermediari giustificandoli con la presenza sul mercato di soggetti in posizione di deficit e soggetti in surplus finanziario. Ultimamente le varie teorie hanno basato la presenza degli intermediari sull’esistenza di un mercato imperfetto a causa dei costi di transazione, dell’incertezza e del rischio di ogni operazione e della mancanza di una completa informazione tra le parti in gioco. La teoria dei costi di transazione giustifica la presenza degli intermediari finanziari sul mercato poiché grazie alle economie di scala ottenuti con una standardizzazione dei processi operativi e la diversificazione delle varie fasi, questi possono ridurre notevolmente i costi legati alle varie operazioni (costi di transazione, di raccolta delle informazioni, costi operativi) a vantaggio del mercato. In sostanza, il broker riduce il costo di ricerca della controparte, l’investitore istituzionale riduce i costi di negoziazione pagati a terzi, le banche riducono i costi di screening mentre la banca universale si assume tutti i costi operativi. L’attività degli intermediari finanziari è giustificato molto dall’ incertezza delle varie operazioni finanziarie sul rischio atteso dal singolo operatore; gli intermediari allora possono ridurre tale rischio indirettamente utilizzando ad es. dei fondi comuni di investimento oppure gestendolo
grazie all’aiuto delle banche che sono tenute a comunicare importi e tipologie di crediti concessi alla Centrale dei Rischi della Banca d’Italia che ci permette così di conoscere il rischio globale di tutti i soggetti. Il rischio viene ridotto al massimo attraverso una forte diversificazione del portafoglio infatti investendo su diverse attività l’incertezza è ridotta a vantaggio di un maggior rendimento.
La teorie delle asimmetrie informative si basa sulla tesi di Akerlof (1970) secondo il quale in assenza di completa informazione tra venditore e compratore, quest’ultimo può acquistare un prodotto di qualità inferiore rispetto a quella promessa dal venditore. In ambito finanziario sarà il creditore che non completamente informato dal debitore, subirà un danno anche dopo il finanziamento se quest’ultimo si comporta in maniera difforme da quanto stabilito nel contratto, fenomeno questo definito come molar hazard o rischio morale che porta alla progressiva estinzione del mercato. Gli intermediari, superando queste asimmetrie informative tra debitore e creditore grazie a strumenti come il documento rischi, il
sono aggiunti gli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL)che possono emettere moneta elettronica ma non possono concedere credito, gli Istituti di Pagamento (IP) che possono svolgere solo servizi di pagamento. La delega del mandante al mandatario può avere un’estensione quasi nulla se gli intermediari si limitano a fornire informazioni sullo scambio, media se si occupano di ridurre il rischio relativo allo scambio ma comunque tale rischio ricade sul mandante, infine elevata se l’intermediario si assume una parte di rischio. Si formano allora sul mercato finanziario circuiti indiretti in cui gli intermediari rappresentano una parte attiva dello scambio tra datore e prenditore di fondi , circuiti diretti in cui gli intermediari forniscono solo servizi per facilitare lo scambio. Le banche svolgono l’attività di intermediazione creditizia utilizzando in parte fondi ottenuti da terzi a titolo di debito e in parte capitale proprio. Perché si parli di attività bancaria è necessario che si svolga insieme attività di raccolta del risparmio e attività di concessione dei prestiti al fine di generare un profitto (art. 10 TUB). Tale attività bancaria è riservata dalla legge alle sole banche che possono altresì svolgere ogni altra attività finanziaria in base alla disciplina vigente. Non possono invece svolgere le
attività assicurative e le attività di gestione collettiva del risparmio. Il profitto delle banche è dato dal margine di interesse (interessi attivi su prestiti meno interessi passivi su depositi) e dal margine commissionale (commissioni attive su servizi offerti meno commissioni passive per quelle ricevute più dividendi e altri proventi). Esiste poi un elenco speciale di ulteriori intermediari finanziari soggetti al controllo della Banca d’Italia che possono svolgere attività di concessione dei finanziamenti, di assunzione di partecipazioni, di intermediazione negli scambi; essi prendono le risorse per poter operare dalle banche e per questo sono definiti intermediari di secondo grado ; concedono finanziamenti per soddisfare particolari esigenze.
Tra i vari tipi di intermediari annoveriamo quelli creditizi non bancari ossia:
Abbiamo poi gli intermediari mobiliari suddivisi in tre tipi in base all’attività svolta:
degli strumenti finanziari e dei sistemi di garanzia sotto autorizzazione della Banca d’Italia e della Consob. Infine abbiamo gli intermediari assicurativi che assicurano situazioni collettive omogenee contro i rischi che nel ramo danni riguardano furto, incendio, malattia, responsabilità civile mentre nel ramo vita si riferiscono alla vita umana. Dal 1993 fanno parte di essi anche i fondi pensione aperti destinati ai lavoratori autonomi e alimentati dai loro contributi e quelli chiusi destinati ai lavoratori dipendenti e alimentati dai loro contributi, dal TFR e dai contributi dei loro datori di lavoro.
L’attività di intermediazione finanziaria sui mercati è giustificata dalla presenza di un rischio elevato dovuto soprattutto al differenziale informativo tra finanziato e finanziatore che gli intermediari devono ridurre prendendo informazioni accurate prima e durante la transazione e trasformare attraverso portafogli diversificati. In base agli effetti che possono avere i rischi si distinguono in puri se il loro verificarsi avrà effetti negativi oppure finanziari se gli effetti possono essere positivi o negativi a seconda dell’attività finanziaria. In base alla
Gli intermediari finanziari sono limitati nella composizione del loro portafoglio di attività e passività dalla normativa in vigore che definisce con cura il rapporto tra i rischi assunti dalla società di intermediazione e il capitale minimo che essa deve avere. L’autorità di vigilanza fa riferimento al rischio operativo derivante da una cattiva gestione dell’operazione e al rischio di liquidità dato dalla impossibilità di far fronte agli impegni di pagamento. Ogni intermediario assume un rischio diverso in base all’attività svolta , i soggetti con cui opera e il modo con cui realizza la propria attività e tali rischi si ripercuotono sull’equilibrio gestionale in termini di risultati economici (reddito), patrimoniali (mantenimento dell’attivo superiore al passivo) e finanziario (equilibrio tra entrate e uscite). Il rischio di mercato , legato a mutamenti di variabili esterne, è scomposto in rischio di interesse, di cambio e di prezzo. Il rischio di interesse è determinato dal cambiamento dei tassi di mercato e va ad incidere sul rendimento e sui volumi delle attività negoziate; il rischio viene misurato come differenza tra attività e passività sensibili alle
variazioni dei tassi di interesse ed è positivo se le attività sensibili sono superiori alle passività e negativo se avviene il contrario. L’intermediario deve cercare di ridurre al minimo il differenziale tra attività e passività sensibili e gestire la dimensione e il segno per massimizzarne il margine di interesse. Il rischio di cambio dipende dalle variazioni dei tassi di cambi sulle operazioni in valuta dell’intermediario ed è espresso sempre come differenza tra attività e passività in una stessa valuta. Il rischio di prezzo è dato dalla negoziazione per conto proprio di valori mobiliari e dipende dalla volatilità dei prezzi dei titoli. Metodi per misurarlo sono: la Duration (identità tra rischio di tasso e di prezzo), coefficiente Beta (variabilità del prezzo del singolo titolo rispetto alla variabilità del mercato di appartenenza), coefficienti specifici. Modelli che invece esprimono il rischio complessivo di tutte le posizioni detenute dall’intermediario sono i modelli del “ Valore a rischio ” che ci danno la perdita massima potenziale in un dato intervallo di tempo. Un’ulteriore e particolare forma di rischio è il rischio di controparte che dipende invece da un inadempimento del cliente e può essere di regolamento quando la controparte è inadempiente nel regolare il